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Guerrero, Messico: l'indigena Valentina Rosendo contro lo Stato messicano

Riporto qui le informazioni disponibili sulle evoluzioni di un caso che dopo 8 anni di dure lotte è riuscito ad arrivare alla Corte Intermericana dei Diritti Umani portando il Messico, cioè lo Stato messicano, a doversi di nuovo confrontare con alcune sue tristi realtà fatte di repressione, violenza, autoritarismo, militarismo e abusi di chi detiene mezzi e potere contro i cittadini (che poi è la definizione di “violazione ai diritti umani”, cioè un abuso commesso da un’autorità costituita contro le garanzie individuali e i diritti inalienabili della popolazione).
Spesso in America Latina l’unico appello possibile e dotato di un alto livello di imparzialità e legittimità è quello che i cittadini interpongono contro le autorità dei rispettivi paesi presso la Corte Interamericana dei Diritti Umani, un organo emanato dalla Organizzazione degli Stati Americani (leggi articolo in spagnolo su perché il Messico non adempie…).
Le sue sentenze non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati membri ma costituiscono frequentemente l’unica possibilità di ottenere giustizia contro sistemi politici e giudiziari corrotti e incapaci di svolgere correttamente le loro funzioni di grazia e giustizia oltre al fatto che hanno una fortissima rilevanza a livello di diritto internazionale e mediatico quindi per lo meno obbligano i rappresentanti dello Stato ad esmprimere opinioni e dichiarare quando intendono adempiere alle decisioni della Corte (cosa che è poi difficile da ottenere al 100%).
A questo Link altri casi importanti (in italiano)!
Valentina Rosendo vs Stato messicano da LatinoAmericaExpress
Il 29 maggio alle 10 del mattino ora di Città del Messico e alle 9 ora di San Josè, Costa Rica, è cominciata l’udienza pubblica che la Corte interamericana dei Diritti Umani aveva programmato per conoscere gli elementi delladenuncia dell’indigena me´phaa dello stato messicano di Guerrero, Valentina Rosendo Cantú, contro lo Stato messicano per la detenzione illegale, la tortura e lo stupro che questa ha sofferto ad opera dei militari del 41esimo battaglione dell’esercito.
Nella prima fase dell’udienza – in cui si sono presentati la vittima, un testimone e un perito – i giudici hanno ascoltato “privatamente” la testimonianza di Valentina durante circa 40 minuti. Questa decisione della Corte dipende dal fatto cheil Tribunale adotta delle misure speciali e necessarie nei casi di violenza sessuale per minimizzare i rischi di nuove vessazioni.
Valentina ha chiuso il suo intervento esigendo allo Stato messicano che”la lasci vivere in pace con sua figlia”, in riferimento all’ambiente ostilein cui ha vissuto durante 8 anni, dopo aver iniziato la sua lotta per poter avere accesso alla giustizia nella speranza di un processo e una condanna contro i militari che l’aggredirono sessualmente.
Oltre a Valentina si sono presentati come testimoni anche, Hipolito Lugo Cortes, osservatore generale della commissione per la difesa dei diritti umani nello stato di Guerrero (Coddehum), e, in qualità di perita, l’avvocatessa ed esperta internazionale in questioni di genere e diritti delle donne, Roxana Arroyo.Oggi stesso finiranno di essere ascoltati dalla Corte tutti gli altri testimoni e i rappresentanti legali della comunità di Tlachinollan in cui avvennero le violazioni contro Valentina e anche i delegati dello Stato messicano, tutti burocrati di basso profilo inviati dal Ministero degli Esteri e della Difesa.
Informazione in spagnolo diffusa da: Area di Comunicazione e Visibilità di “Cencos” (Centro Nazionale di Comunicazione Sociale)
http://justiciaporinesyvalentina.wordpress.com
Cristina Hardaga Fernández.
Coordinadora del Área Internacional
Centro de Derechos Humanos de la Montaña Tlachinollan
Más Info – Più Info
Blog Misterios Públicos
Centro Nacional de Comunicación Social
EN ESPAÑOL:
Audiencia: Demanda de Valentina Rosendo vs Estado mexicano
(corte/13:30 horas)Hoy a las 10 de la mañana tiempo de México y 9 hora local de San José, Costa Rica, inició la audiencia pública que la Corte Interamericana de Derecho Humanos, programó para conocer la demanda de la indígena me´phaa de Guerrero, Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano por la retención ilegal, tortura y violación sexual que sufrió en manos de militares del 41 Batallón de Infantería.
En la primera etapa de la audiencia -donde se presenta la víctima, un testigo y una perita-, los jueces escucharon de “manera privada” el testimonio de Valentina durante unos 40 minutos. Esta determinación de la Corte, es porque ese Tribunal considera que cuando se trata de una víctima de violación sexual tiene que adoptar las medidas necesarias que reduzcan al máximo el riesgo de una revictimización.
Valentina cerró su comparecencia exigiendo al Estado mexicano que: “me dejen vivir en paz con mi hija”, en referencia al ambiente hostil que ha vivido a lo largo de ocho años, tras haber iniciado una lucha por acceder a la justicia y en busca de que los militares que la agredieron sexualmente sean procesados y sancionados.
Además de Valentina comparecieron como testigo, el Visitador General de la Comisión de Defensa de los Derechos Humanos del estado de Guerrero (Coddehum), Hipolito Lugo Cortes y en calidad de perita, la abogada y experta internacional en asuntos de género y derechos de las mujeres, Roxana Arroyo.
En este momento la Corte declaró un receso y reanuda sesión a las 4 de la tarde hora de México, en donde escuchará los alegatos orales de los representantes de Valentina y del Estado mexicano.
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Difusión Cencos México D.F., 27 de mayo de 2010 – Corte de las 16 horas
Avance informativo
Tlachinollan
En estos momentos, la Corte Interamericana de Derechos Humanos reanuda la sesión para escuchar los alegatos orales finales del caso Valentina Rosendo Cantú contra el Estado mexicano, que se realiza en San José, Costa Rica.
En la delegación de representantes legales de Valentina se encuentran por Tlachinollan: Vidulfo Rosales Sierra, Santiago Aguirre Espinosa, Mario Patrón Sánchez, Alejandra González Marín (del Área Jurídica) y Cristina Hardaga (del Área Internacional); Por CEJIL, están Gisela de León (abogada). La delegación de la CIDH -organismo que turnó a la Corte la denuncia contra el Estado mexiano- está Lilly Ching (asesora).
La delegación del Estado mexicano, está integrada por una decena de funcionarios de bajo perfil que van encabezados por Armando Vivanco Castellanos, Director General Adjunto de Casos, Democracia y Derechos Humanos de la Dirección General de Derechos Humanos y Democracia de la Secretaría de Relaciones Exteriores (SRE); y Rogelio Rodríguez Correa, Subdirector de Asuntos Internacionales de la Dirección General de Derechos Humanos de la Secretaría de la Defensa Nacional (SEDENA). -
Poesie di Mario Benedetti III – Non ti salvare / No te salves + Mi serve e non mi serve / Me sirve y no me sirve

NON TI SALVARE
Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare la gioia
non amare con noia
non ti salvare adesso
né mai
non ti salvare
non riempirti di calma
non appartare del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non t’addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non ti giudicare senza tempo
però se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli la gioia
e ami con noia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e apparti del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
al bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me.
Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso, sostengono…
NO TE SALVES
No te quedes inmóvil
al borde del camino
no congeles el júbilo
no quieras con desgana
no te salves ahora
ni nunca
no te salves
no te llenes de calma
no reserves del mundo
sólo un rincón tranquilo
no dejes caer los párpados
pesados como juicios
no te quedes sin labios
no te duermas sin sueño
no te pienses sin sangre
no te juzgues sin tiempo
pero si
pese a todo
no puedes evitarlo
y congelas el júbilo
y quieres con desgana
y te salvas ahora
y te llenas de calma
y reservas del mundo
sólo un rincón tranquilo
y dejas caer los párpados
pesados como juicios
y te secas sin labios
y te duermes sin sueño
y te piensas sin sangre
y te juzgas sin tiempo
y te quedas inmóvil
al borde del camino
y te salvas
entonces
no te quedes conmigo.
di Mario Benedetti
…
MI SERVE E NON MI SERVE
La speranza così dolce
così pulita così triste
la promessa così lieve
non mi serve
non mi serve così mite
la speranza
la rabbia così docile
così debole così umile
l’ira così prudente
non mi serve
non mi serve così saggia
tanta rabbia
il grido così giusto
se il tempo lo permette
l’urlo accurato
non mi serve
non mi serve così buono
un gran tuono
il coraggio così docile
la fierezza così inconsistente
la sfrontatezza così lenta
non mi serve
non mi serve così fredda
l’audacia
mi serve, sì, la vita
che è vita fino a morirne
il cuore allerta
sì, mi serve
mi serve quando avanza
la fiducia
mi serve il tuo sguardo
che è generoso e deciso
e il tuo silenzio schietto
sì mi serve
mi serve la misura
della tua vita
mi serve il tuo futuro
che è un presente libero
e la tua lotta di sempre
sì, mi serve
mi serve la tua battaglia
senza medaglia
mi serve la modestia
del tuo orgoglio possibile
e la tua mano sicura
sì, mi serve
mi serve il tuo sentiero
compañero.
Mario Benedetti
(Traduzione di Annalisa Melandri e Azor)
————————————-
ME SIRVE Y NO ME SIRVE
La esperanza tan dulce
tan pulida tan triste
la promesa tan leve no me sirve
no me sirve tan mansa
la esperanza
la rabia tan sumisa
tan débil tan humilde
el furor tan prudente
no me sirve
no me sirve tan sabia
tanta rabia
el grito tan exacto
si el tiempo lo permite
alarido tan pulcro
no me sirve
no me sirve tan bueno
tanto trueno
el coraje tan dócil
la bravura tan chirle
la intrepidez tan lenta
no me sirve
no me sirve tan fría
la osadía
sí me sirve la vida
que es vida hasta morirse
el corazón alerta
sí me sirve
me sirve cuando avanza
la confianza
me sirve tu mirada
que es generosa y firme
y tu silencio franco
sí me sirve
me sirve la medida
de tu vida
me sirve tu futuro
que es un presente libre
y tu lucha de siempre
sí me sirve
me sirve tu batalla
sin medalla
me sirve la modestia
de tu orgullo posible
y tu mano segura
sí me sirve
me sirve tu sendero
compañero.
...
Terzo post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione all’italiano in onore del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.
QUI Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che
E IL SECONDO…con ALLENDE e CONTRAOFENSIVA
BLOG CON OTTIME COLLEZIONI http://lainspiraciondebenedetti.blogspot.com/
Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.
Una bella serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK
Fabrizio Lorusso promuove le sue improbabili opere poetiche proprio QUI (link hyper). -
Poesie di Mario Benedetti II – Allende + Contraofensiva / Controffensiva

Para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que congregar todos los odios
y además los aviones y los tanques
para batir al hombre de la paz
tuvieron que bombardearlo hacerlo llama
porque el hombre de la paz era una fortaleza
para matar al hombre de la paz
tuvieron que desatar la guerra turbia
para vencer al hombre de la paz
y acallar su voz modesta y taladrante
tuvieron que empujar el terror hasta el abismo
y matar más para seguir matando
para batir al hombre de la paz
tuvieron que asesinarlo muchas veces
porque el hombre de la paz era una fortaleza
para matar al hombre de la paz
tuvieron que imaginar que era una tropa
una armada una hueste una brigada
tuvieron que creer que era otro ejército
pero el hombre de la paz era tan sólo un pueblo
y tenía en sus manos un fusil y un mandato
y eran necesarios más tanques más rencores
más bombas más acciones más oprobios
porque el hombre de la paz era una fortaleza
para matar al hombre de la paz
para golpear su frente limpia de pesadillas
tuvieron que convertirse en pesadilla
para vencer al hombre de la paz
tuvieron que afiliarse para siempre a la muerte
matar y matar más para seguir matando
y condenarse a la blindada soledad
para matar al hombre que era un pueblo
tuvieron que quedarse sin el pueblo.
…
ALLENDE
Per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero riunire tutti gli odi
e in più gli aerei e i carri armati
per battere l’uomo della pace
dovettero bombardarlo renderlo fiamma
perché l’uomo della pace era una fortezza
per uccidere l’uomo della pace
dovettero scatenare una guerra torbida
per vincere l’uomo della pace
e zittire la sua voce modesta e martellante
dovettero spingere il terrore fino al baratro
e uccidere per continuare ad uccidere
per battere l’uomo della pace
dovettero assassinarlo molte volte
perché l’uomo della pace era una fortezza
per uccidere l’uomo della pace
dovettero immaginare che era una truppa
un’armata una milizia una brigata
dovettero credere che fosse un altro esercito
però l’uomo della pace era soltanto un popolo
e aveva nelle sue mani un fucile e un mandato
ed eran necessari più carri armati più rancori
più bombe più azioni più obbrobri
perché l’uomo della pace era una fortezza
per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero affiliarsi per sempre alla morte
uccidere e uccidere di più per continuare ad uccidere
e condannarsi alla blindata solitudine
per uccidere l’uomo che era un popolo
dovettero rimanere senza il popolo.
…
CONTRAOFENSIVA
Si a uno
le dan
palos de ciego
la única
respuesta eficaz
es dar
palos
de vidente.
……
CONTROFFENSIVA
Se a qualcuno
danno
bastoni da cieco
l’unica
risposta efficace
è dare
bastoni
da vedente.
……..
Secondo post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.
QUI Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che
Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.
Una decente serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK
Questa splendente versione italiana di Contraofensiva e di Allende è stata cordialmente attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alcune volte ha scritto cose accettabili che trovi QUI (link hyper). -
Poesie di Mario Benedetti I – Acerca del Che / Riguardo al Che

ACERCA DEL CHE RIGUARDO AL CHE
Consternados, Rabiosos Costernati, Rabbiosi
Vámonos, derrotando afrentas. Andiamo, sconfiggendo affronti.
Ernesto “Che” Guevara Ernesto “Che” Guevara
Así estamos Siamo così
consternados costernati
rabiosos rabbiosi
aunque esta muerte sea benché questa morte sia
uno de los absurdos previsibles una delle assurdità prevedibili
da vergüenza mirar è una vergogna guardare
los cuadros i quadri
los sillones i divani
las alfombras i tappeti
sacar una botella del refrigerador tirar fuori una bottiglia
………………………………………………………dal frigorifero
teclear las tres letras mundiales digitare le tre lettere mondiali
de tu nombre del tuo nome
en la rígida máquina con la rigida macchina
que nunca che mai
nunca estuvo mai ha avuto
con la cinta tan pálida il nastro così pallido
vergüenza tener frio vergogna avere freddo
y arrimarse a la estufa como siempre e accostarsi alla stufa come sempre
tener hambre y comer aver fame e mangiare
esa cosa tan simple questa cosa così semplice
abrir el tocadiscos aprire il giradischi
y escuchar en silencio e ascoltare in silenzio
sobre todo si es un cuarteto de Mozart soprattutto se è un quartetto
……………………………………………………..di Mozart
da vergüenza el confort è vergognoso il comfort
y el asma da vergüenza e l’asma è una vergogna
cuando tú comandante estás cayendo quando tu comandante stai cadendo
ametrallado mitragliato
fabuloso favoloso
nítido nitido
eres nuestra conciencia acribillada sei la nostra coscienza crivellata
dicen que te quemaron dicono che ti han bruciato
con qué fuego con quale fuoco
van a quemar las buenas bruceranno le buone
las buenas nuevas le buone nuove
la irascible ternura l’irrascibile tenerezza
que trajiste y llevaste che portasti e ti portasti via
con tu tos con la tua tosse
con tu barro col tuo fango
dicen que incineraron dicono che hanno incenerito
toda tu vocación tutta la tua vocazione
menos un dedo meno un dito
basta para mostrarnos el camino basta per mostrarci la strada
para acusar al monstruo y sus tizones per accusare il mostro
……………………………………………………..e i suoi tizzoni
para apretar de nuevo los gatillos per premere di nuovo il grilletto
así estamos così siamo
consternados costernati
rabiosos rabbiosi
claro que con el tiempo la plomiza chiaro che con il tempo la plumbea
consternación costernazione
se nos irá pasando ci starà lasciando
la rabia quedará la rabbia resterà
se hará mas limpia si farà più pulita
estás muerto sei morto
estás vivo sei vivo
estás cayendo stai cadendo
estás nube sei nube
estás lluvia sei pioggia
estás estrella sei stella
donde estés ovunque tu sia
si es que estás se ci sei
si estás llegando se stai arrivando
aprovecha por fin approfitta infine
a respirar tranquilo per respirare tranquillo
a llenarte de cielo los pulmones per riempirti i polmoni di cielo
donde estés ovunque tu sia
si es que estás se ci sei
si estás llegando se stai arrivando
será una pena que no exista Dios sarà un peccato che Dio non esista
pero habrá otros ma ce ne saranno altri
claro que habrá otros chiaro che ce ne saranno altri
dignos de recibirte degni di riceverti
comandante. comandante.
………
Primo post commemorativo con una poesia in spagnolo e traduzione in italiano pensato e stilato in onore del grande poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo. Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.
Delirante versione italiana attribuita a Fabrizio Lorusso che anche lui alle volte ha scritto cose che trovi QUI.
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L'italiano in carcere a Città del Messico

di Fabrizio Lorusso
Al cosiddetto centro di reinserimento sociale (centro de readaptaciòn social, in spagnolo) di Santa Martha Acatitla mandano le donne, ce ne sono alcune migliaia ormai. Una buona parte di loro ci devono restare per molti anni, sentenziate, definitivamente vestite di blu e rassegnate. Altre invece si mettono le magliette, i pantaloni e i cardigan beige il che vuol dire che restano in attesa, s’adattano, vivono nel limbo della legge teoricamente “uguale per tutti” anche se qui nell’America triste e latina lo è solo sulla carta, quella del codice penale, del civile o della tanto celebrata Costituzione del 1917. Un paese come il Messico che ha un tasso d’impunità dei delitti del 97% e un livello di corruzione giudiziaria e politica internazionalmente riconosciuto non può certo vantare un sistema equo ed efficace di sicurezza e giustizia.
Da circa un anno il collettivo AlterIta di Città del Messico, composto da sei insegnanti italiani militanti senza patria fissa, cui s’aggiunge Corina Giacomello, amica insostituibile dei sei professori e massima esperta del sistema penitenziario messicano e di questioni di genere, cerca di usare la linguacultura italiana dentro le pareti del reclusorio femminile, la prigione, come un cavallo di troia per diffondere il germe dell’educazione alla pace: le lingue straniere servono a vestirci di novità e di vita, aiutano a dipingere lo spirito coi colori dell’alterità per affrontare e apprendere il nostro mondo di dentro e quello di fuori.
Come disse un poeta apolide sono “dei travestimenti per l’anima globalizzata” o semplicemente strumenti per uscire un po’ da sé e guadarsi allo specchio. Così questi spazi fisici e mentali diventano uno solo, si fanno universo, sempre più grandi e aperti alla scoperta della diversità e della comunicazione accese dal gioco dell’insegnante che impara e dello studente che insegna. La mente del progetto “lezioni d’italiano in carcere”, Corina, è una che la prigione non la studia solo sui libri ma che la vive, la piange, la rimpiange, ne scappa via, ci ritorna e poi la descrive dall’interno e dall’esterno con le sue parole ma anche attraverso gli occhi delle ragazze nei suoi due libri pubblicati in Messico (Rompiendo la zona del silencio e Los secretos de Almoloya), testimonianze mosse dalla voglia di verità e catarsi.
E’ stata quindi la persona perfetta per introdurci in questa microsocietà fatta di donne guardie e di recluse, di adolescenti, madri, figlie, amanti, mogli, sorelle, lavoratrici che per un motivo o per l’altro sono finite in prigione per qualche mese o per mezza vita, magari in attesa di giudizio oppure senza più speranze di rivedere il mondo esterno.
Come accennavo pocanzi lo stato di diritto che tanto serve alla costruzione delle moderne società democratiche, al funzionamento dello Stato, quello grande che dicono si scriva con la maiuscola, e alla convivenza civile non trova in Messico una realizzazione minimamente accettabile. Basti pensare che noi stranieri motorizzati, perduti nella gran urbe azteca insieme agli altri 25 milioni di autoctoni che la popolano, dobbiamo premunirci di qualche biglietto di taglio intermedio, diciamo da 50, 100 o 200 pesos (circa 3, 7 e 14 euro), sempre pronto e disponibile in una tasca segreta della giacca per rispondere adeguatamente alle sollecitazioni di qualche poliziotto in cerca di arrotondamenti per il suo magro salario o di pezzi di ricambio per la sua vettura di servizio deturpata.
Infatti la “polizia di transito”, come si chiama qui, deve provvedere alle proprie spese per la macchina e con frequenza usa il codice della strada in suo favore contando anche sul fatto che quasi nessun automobilista è perfettamente in regola con la documentazione e le infrazioni che si commettono sono moltissime a causa dell’indisciplina ma anche per alcune condizioni oggettive della strada e della segnalazione
che ti conducono in errore o propiziano “sviste programmate”, un’insostenibile leggerezza nel rispetto delle regole. Quindi la mazzetta (detta mordida), la stupida complicità tra il poliziotto corrotto e il cittadino concusso portano a una normalizzazione di un comportamento incivile ma pratico ed efficace. Lascio immaginare al lettore che cosa succede a tutti gli altri livelli della piramide sociale e giudiziaria.
In realtà è una legge che spesso fa la sfacciata, la facile, ma che alla fine è distante e indifferente ad oltranza. Si tratta d’una messicana norma anormale, geneticamente malleabile e corruttibile, flessibile come l’attesa e il tempo latino americani, ubriaca come la storia che cambia padrone più o meno ogni dieci anni, forse meno.
Per esempio quest’anno in Messico si festeggia il centenario della Revoluciòn mexicana, una sollevazione armata più simile a una guerra civile tra diversi bandi e progetti politici locali e nazionali che a una rivoluzione coerente gestita da un gruppo dirigente o da un partito. Questa affermazione parrebbe una bestemmia antistorica e antipatriottica a molti messicani, ma è in realtà un’interpretazione plausibile che sta prendendo sempre più piede grazie ad alcune pubblicazioni di autorevoli storiografi come Macario Schettino.
E’ la rivoluzione nota in Italia per personaggi come Pancho Villa, Emiliano Zapata, i fratelli Flores Magon, il generale Obregon e Francisco I Madero. Sempre nel 2010 si celebra anche il bicentenario dell’indipendenza dalla Spagna e qui i prescelti onorevoli della fondazione della patria sono i preti Josè Maria Morelos e Miguel Hidalgo. Ebbene quest’anno le discussioni, i libri, i film, i documentari e le conferenze sul bicentenario e l’identità nazionale sono all’ordine del giorno e la reinvenzione costante della storia viene eseguita in chiave politica per schiarire le idee e svecchiare le ideologie dopo il fallimento degli ideali di sviluppo e uguaglianza della Revoluciòn dagli anni ottanta in avanti.
La crisi dei governi del PAN dal 2000 ad oggi con i presidenti Vicente Fox e Felipe Calderon (Partido Acciòn Nacional, di destra) lascia intravedere il ritorno del vecchio PRI (Partido Revolucionario Institucional, per 70 anni dominante in Messico) al potere nel 2012 e irrompe come una spina nel fianco nella retorica del cambiamento e della novità che aveva aperto uno spiraglio al pluralismo politico reale (con tre partiti grandi che si contendevano le elezioni nazionali e regionali) e che tanto aveva entusiasmato il popolo e la classe politica all’inizio del nuovo millennio quando il PRI cedette il passo.
A volte è la stessa legge che ammicca, bella di notte, cercando favori, mazzette di dollari e pesos e colpevoli innocenti da annoverare tra i successi del sistema, cifre ed arresti da sfoggiare per domare la pubblica opinione ed evitare il pubblico ludibrio. Suo malgrado il giorno dopo la legge si toglie il trucco ed è diversissima da come s’era presentata: s’imburra di paroloni, reinterpreta se stessa, cambia look, così come cambiano il potere, i soldi, l’importanza politica oppure più semplicemente il quartiere o la classe sociale d’appartenenza del cittadino che incappa nelle sue brame, fattispecie o fatti che siano. Possiamo credere in Dio, unico e onnipotente, crediamo anche al verbo proferito dai codici del diritto imparziale e universale, ma non so proprio se possiamo credere alle persone che non sono Dio, non sono la legge, ma li usano e ne parlano sempre come se lo fossero.
Prima della costruzione di Santa Martha il carcere della zona orientale di Città del Messico era quello di Lecumberry, nei pressi dell’aeroporto e della stazione degli autobus TAPO, che oggi funziona come Archivio Generale della Nazione e mantiene intatte le strutture fisiche dell’antico istituto penitenziario le quali gli danno un tono austero e inquietante e mettono in soggezione i ricercatori bramosi di affrontare le immagini di sofferenza emanate dalle sue pareti in cambio di un po’ di documenti antichi e una tesi pubblicata da qualche parte.
Oggi invece bisogna partire armati di coraggio e pazienza e percorrere una ventina di chilometri in direzione est rispetto al centro storico e allo zocalo per raggiungere Santa Martha. Questo implica attraversare tutto l’enorme quartieraccio di Iztapalapa, quello dove ogni anno a Pasqua si ripete integralmente il rito della passione e crocifissione di un prescelto abitante che si martirizza come il Cristo sulla croce. E’ un nugolo irrisolto di viette labirintiche tagliato da un immenso vialone a 8 corsie, una vera e propria calzada de los muertos che si trasforma in una pista di atterraggio per autobus rabbiosi e in un campo minato per noi motociclisti (al riguardo consiglio la lettura del diario di Federico Mastrogiovanni). Quasi ai confini del Distrito Federal, alla fine della macchia urbana dove comincia l’autostrada per Puebla ci si ferma per entrare in un mondo parallelo dove è proibito fare foto, usare i cellulari e introdurre oggetti non autorizzati. Chiaramente bastano pochi spiccioli affinché questa regola venga alleggerita, ma non importa.
L’istituto è una specie di grande scuola dalla struttura centrale circolare a più piani da cui si diramano numerosi corridoi tra i quali vi sono dei cortili adibiti a spazi ricreativi, di socializzazione e per le attività sportive. La maggior parte dei corridoi conduce a las estancias, cioè le abitazioni delle recluse in cui possono dormire da 4 fino a 10 donne a seconda dei casi. Ne abbiamo visitate alcune che erano in condizioni precarie, soprattutto per quanto riguarda i servizi igienici e la zona del dormitorio che è di circa 9 metri quadrati scarsi. Il paragone tra la prigione e le istituzioni educative non è casuale dato che sono luoghi preposti teoricamente all’educazione e rieducazione dei cittadini e sono parte degli apparati ideologici dello Stato, così come li definiva il filosofo marxista Louis Althusser circa mezzo secolo fa.
All’entrata si presenta un documento, un oficio in spagnolo, che contiene i nostri nomi e che ci permette di entrare nel carcere dopo gli ordinari controlli dei permessi di soggiorno e un paio di firme da apporre su dei libroni mastodontici e sgangherati. C’è anche una rapida perquisizione prima di ottenere dei pass di plastica e farsi stampare dei timbri trasparenti sul polso che vanno fatti vedere a un paio di guardie annoiate all’ingresso di alcuni corridoi che portano alla struttura centrale. Si passa una lunga rampa di cemento, el caracol, che si arrampica a chiocciola dal cortile principale fino ai piani superiori della prigione.
Le lezioni d’italiano si svolgono al secondo piano in un’aula del centro escolar, una zona pulita e ordinata dove s’impartiscono corsi di inglese, disegno, spagnolo, matematica, storia e mille altri laboratori e seminari tenuti da volontari, universitari, docenti ma anche dalle stesse recluse che ne hanno le capacità e le qualifiche. Proprio il venerdì, il nostro giorno stabilito per le lezioni, dalle 16 in poi c’è sempre un concerto o un DJ che per qualche ora irradiano l’edificio e i cortili con vibrazioni musicali latine per cui è comune vedere centinaia di ragazze scatenate in danze liberatorie. Alcune ballano accoppiate, con la loro ragazza o con le amiche, mentre altre si muovono da sole lasciandosi addomesticare dal ritmo del reggaeton e della cumbia che fa loro dimenticare il confronto quotidiano con il passato e con la solitudine. Un giorno alcune studentesse del corso ci hanno presentato una giovane aspirante interessata ad entrare nel prossimo corso, era l’unica che poteva permettersi di coprirsi una parte del viso con dei vistosi occhiali da sole perché gode di un certo potere e nessuno la rimprovererà mai: “piacere sono Sandra, adoro l’italiano e vediamo se mi metto in lista per il prossimo semestre”. Si trattava di Sandra Avila Beltran, conosciuta come la Reina del pacìfico (la regina del Pacifico) e catturata nel settembre 2007 perché considerata uno dei capi più importanti del narcotraffico in Messico: probabile ma da dimostrare, come afferma lei stessa denunciando tutto il sistema narco-poltico-militare che le sta dietro nel libro intervista del giornalista Julio Scherer Garcia.
Molte nostre alunne conoscono bene l’inglese mentre altre sono laureate in ingegneria, disegno o economia e possono quindi ottenere punti per “la buona condotta” partecipando o insegnando nei corsi disponibili. Infatti lo scorso aprile abbiamo consegnato loro dei diplomi che certificano un anno di studi per fini interni. All’inizio avevamo una trentina di alunne ma il numero s’è ridotto a 15-20 che hanno continuato quasi tutto l’anno scorso a frequentare le lezioni ma soprattutto a condividere con noi i loro spazi, le loro emozioni, le loro storie e le ingiustizie che in tante hanno dovuto sopportare e continuano a subire mentre attendono la sentenza definitiva o scontano la pena.
Il primo pensiero che ho avuto all’inizio dell’esperienza d’insegnamento-apprendimento in carcere si riassume in alcune domande: “ma che cacchio ci fa questa, così tranquilla, bella, intelligente qua dentro? Qual è la sua storia? Sarà solo colpa sua o c’è di mezzo un uomo, un marito geloso magari, come spesso succede da queste parti?”. In effetti il sistem a ha spesso bisogno di responsabili per giustificare le sue funzioni e le indagini vere, se ci saranno, verranno dopo. La colpevolezza si presume e s’incarcera per mesi, specialmente chi non ha abbastanza denaro per gli avvocati, per le mazzette, per la cauzione e tutto il resto, un po’ come succede in ospedale col sistema privato per cui chi non ha la carta di credito generosa e l’assicurazione in regola resta fuori. Qui invece resti dentro con la tutina beige.
Solo dopo alcuni mesi è stato possibile ottenere delle risposte a quelle domande, quando ormai davvero non era più importante, quando la connessione con le ragazze era diventata più forte e non c’importava più di conoscere i dettagli e le cronache. Il fine era diventato un altro: imparare da loro che il tempo, la vita, la semplicità, la gratuità, le piccole cose e la libertà di cui siamo privati quando entriamo nella loro casa e che loro hanno perso da mesi e da anni sono scintille che non vediamo più mentre invece dovrebbero bruciarci e accenderci in ogni momento della giornata spingendoci a fare l’impossibile, ad accarezzare l’utopia come un gatto sornione e traditore che ci fa le fusa per un po’ e a capire che in fondo si tratta di saper apprezzare qualunque inezia come un grasso regalo di Natale. Perciò ringrazio e ringraziamo di aver conosciuto, odiato e ammirato da vicino Santa Martha, una santa curandera messicana patrona delle speranze delle donne e dei loro sguardi precisi che ogni sera sfidano l’angustia dalle fenditure e dei cortili murati alla ricerca di un pezzo di cielo con la luna.
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Playa Giròn (Baia dei Porci), sempreverde canzone del cubano Silvio Rodriguez

Silvio Rodríguez compuso este tema, dedicado a los pescadores de un barco con este nombre en el que estuvo trabajando de 1969 a 1970. Sin embargo, el tema Playa Girón tiene doble sentido, se refiere tanto al barco, como a la batalla ganada por el ejército cubano en Playa Girón a los invasores ‘yanquis’.
Il cantautore di trova cubana Silvio Rodriguez compose questo pezzo in onore dei pescatori di un’imbarcazione in cui lavorò nel 1969-70. Ciononostante la canzone Playa Giron è un simbolo patriotico perché si riferisce alla Baia dei Porci in cui un gruppo di cubani-americani finanziato dalla CIA sbarcò il 17 aprile 1961 per invadere Cuba dopo la vittoria della rivoluzione capeggiata da Fidel Castro e il Che Guevara nel 1959.
Questo fu il preludio alla crisi dei missili (i sovietici installarono delle testate nucleari in territorio cubano) dell’ottobre 1962 che quasi condusse alla III guerra mondiale e a una grave crisi diplomatico-militare tra USA e URSS.
Riporto il testo della canzone che è un vero e proprio poema…Dedicato ai “compagni poeti, ai compagni di musica e ai compagni di Storia”.Playa Girón
Compañeros poetas,
tomando en cuenta
los últimos sucesos en la poesía,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de adjetivos se deben usar
para hacer el poema de un barco
sin que se haga sentimental,
fuera de la vanguardia
o evidente panfleto,
si debo usar palabras
como Flota Cubana de Pesca
y «Playa Girón».Compañeros de música,
tomando en cuenta esas politonales
y audaces canciones,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de armonía se debe usar
para hacer la canción de este barco
con hombres de poca niñez,
hombres y solamente hombres sobre cubierta,
hombres negros y rojos y azules,
los hombres que pueblan el «Playa Girón».Compañeros de Historia,
tomando en cuenta lo implacable
que debe ser la verdad,
quisiera preguntar —me urge tanto—,
qué debiera decir, qué fronteras debo respetar.
Si alguien roba comida y después da la vida
¿qué hacer?
¿Hasta dónde debemos practicar las verdades?
¿Hasta dónde sabemos?
Que escriban, pues, la historia, su historia,
los hombres del «Playa Girón».Playa Girón
Compañeros poetas,
tomando en cuenta
los últimos sucesos en la poesía,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de adjetivos se deben usar
para hacer el poema de un barco
sin que se haga sentimental,
fuera de la vanguardia
o evidente panfleto,
si debo usar palabras
como Flota Cubana de Pesca
y «Playa Girón».Compañeros de música,
tomando en cuenta esas politonales
y audaces canciones,
quisiera preguntar —me urge—,
qué tipo de armonía se debe usar
para hacer la canción de este barco
con hombres de poca niñez,
hombres y solamente hombres sobre cubierta,
hombres negros y rojos y azules,
los hombres que pueblan el «Playa Girón».
Compañeros de Historia,
tomando en cuenta lo implacable
que debe ser la verdad,
quisiera preguntar —me urge tanto—,
qué debiera decir, qué fronteras debo respetar.
Si alguien roba comida y después da la vida
¿qué hacer?
¿Hasta dónde debemos practicar las verdades?
¿Hasta dónde sabemos?
Que escriban, pues, la historia, su historia,
los hombres del «Playa Girón».
(1969)
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Para citar esta página: http://www.cancioneros.com/nc/1208/0/playa-giron-silvio-rodriguez










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