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  • Nuova lettera per la Chiquita Corp. in risposta alle loro giustificazioni

    Nuova lettera per la Chiquita Corp. in risposta alle loro giustificazioni

    Nuova lettera di risposta dopo la presa di posizione di Chiquita Corp. sul boicotaggio internazionale contro l’impresa per i fatti dell’Honduras

    Signor George Jaksch,

    nella Sua lettera Lei cataloga come “voci totalmente prive di fondamento” le pubbliche e ripetute denunce effettuate dalle organizzazioni anti-golpiste dell’Honduras. Così come Luciana Luciani  della Chiquita-Italia le aveva apostrofate come “ridicole”.

    Le parole leggere volano mentre i fatti –purtroppo- restano. E indicano in modo convergente e inequivocabile che la Chiquita, fedele alla sua opaca tradizione storica, ha sempre le mani in pasta nella vita interna dell’Honduras.

    L’aumento del salario minimo del 60%, decretato dallo spodestato Presidente Zelaya, ha messo alla luce l’ostilità belligerante della Chiquita, che ha fatto quadrato con l’organizzazione padronale dell’Honduras (COEHP). La destabilizzazione del sistema democratico è stata aperta e militante, fino ad ottenere la deportazione del Presidente scelto dagli elettori.

    Quando il Presidente Zelaya è stato sequestrato e deportato, quello stesso 29 giugno la COHEP ha emesso un comunicato apologetico sull’operato dei golpisti, dove preventivamente e cinicamente responsabilizzava la vittima per le azioni liberticide dei carnefici della democrazia honduregna.

    La NIKE ed altre grandi multinazionali operanti nel Paese centroamericano hanno firmato un comunicato indirizzato al Dipartimento di Stato americano, in cui manifestavano la loro preoccupazione per l’interruzione violenta dell’ordine costituzionale, e prendevano le distanze dai golpisti. La Chiquita non figura tra i firmatari di quel documento, perché?

    Ancor oggi, quando con la sospensione delle garanzie costituzionali e la restrizione drastica dei diritti individuali e sociali, l’Honduras risulta un vero e proprio Stato-delinquente, la Chiquita persevera sulla medesima rotta.

    La compagnia che Lei rappresenta ha cambiato numerose volte i suoi connotati anagrafici nel tentativo di lasciarsi alle spalle un tenebroso passato. Non vogliamo infierire ricordando un rosario doloroso che attrasse l’attenzione di poeti e scrittori, tra i quali Pablo Neruda, Juan Gelman e Gabriel García Márquez.

    Signor George Jacksh, approfittiamo della Sua disponibilità e Le chiediamo se è vero che un tribunale degli Stati Uniti ha condannato la Chiquita per aver finanziato l’organizzazione clandestina di estrema destra denominata “Autodefensas Unidas de Colombia” (AUC). Non a metà secolo scorso, ma quando si era già ribattezzata Chiquita.

    La responsabilità sociale delle imprese e l’etica nella conduzione degli affari per definizione devono andare oltre il rispetto delle leggi nazionali e degli accordi internazionali che rappresentano semplicemente uno standard minimo operativo di partenza e non un obiettivo raggiunto da propagandare. Sul vostro sito istituzionale si dice addirittura che Chiquita “da oltre cento anni si impegna a migliorare le comunità in cui fa affari”, fatto che ci sembra quantomeno discutibile. A quali comunità si fa riferimento? A quali gruppi e interessi esattamente?

    Proprio in Honduras negli ultimi anni sono continuate le denunce dei sindacati (SITRATERCO e COLSIBA) e delle ONG (BananaLink) per le violazioni di Chiquita ai diritti umani e lavorativi dei propri dipendenti come nel caso di Emelina Vásquez, molestata sessualmente da un superiore e in seguito licenziata.

    Altri sindacati di settore dell’Honduras, come COSIBAH, informano che i loro membri che hanno contestato l’uso del pesticida basato sul chlorphirifos sono stati oggetto di mobbing e la compagnia ha cercato di estrometterli dalle piantagioni.

    L’etica d’impresa significa a volte prendere posizione su temi riguardanti la sicurezza dei cittadini, dei lavoratori, della democrazia, dell’intorno sociale e politico e non solo del patrimonio aziendale e degli utili: la posizione di Chiquita riguardo al colpo di Stato del 28 giugno ci sembra chiara.

    Lei dice che avete sottoscritto tutti i convegni nazionali ed internazionali che codificano la buona condotta e la moralità imprenditoriale.

    Non deve convincere noi, bensì le forze sociali e i loro dirigenti che –solo qualche settimana fa – ribadivano che dietro il patibolare Micheletti e il club dei generali c’erano gli esponenti dell’imprenditoria nazionale e internazionale:

    “ Miguel Facussé, Antonio Tavel Otero, Adolfo Facussé, Carlos Flores Facussé, Jorge Canahuaty Larach, Camilo Atala, Jorge Faraj, Rafael Ferrarí, Chucry Kafie, familia Kafati, United Brand (Chiquita Banana)”.

    E’ dall’interno dell’Honduras che mettono sotto accusa la multinazionale che Lei rappresenta e difende. Sono i prossimi dirigenti della risorgente nazione centroamericana che dovreste cercare di convincere. Non noi, che li accompagniamo nella difesa dell’equità e una maggiore armonia sociale.

    In America Latina soffia un vento di rinnovamento che sta spazzando i retaggi del trapassato storico. Sarebbe saggio adattarsi a questa nuova realtà ed evitare che il vento possa mutarsi in burrasca.

    Comité  Internacional por el Boicot a Chiquita www.boicotchiquita.blogspot.com

    VERSIONE IN SPAGNOLO – VERSION EN ESPAÑOL

    Señor George Jaksch,
    en su carta usted define como “rumores totalmente sin fundamento” las públicas y repetidas denuncias emprendidas por las organizaciones antigolpistas de Honduras. Así como Luciana Luciani de Chiquita-Italia las había caracterizado como “ridículas”.
    Las palabras ligeras vuelan mientras que los hechos –desgraciadamente- se quedan. E indican de manera convergente e inequívoca que Chiquita, fiel a su opaca tradición histórica, siempre tiene las manos en la masa en la vida interna de Honduras.
    El aumento del salario mínimo del 60%, decretado por el depuesto Presidente Zelaya, sacó a la luz la hostilidad beligerante de Chiquita, que cerró filas con la organización patronal de Honduras (COEHP). La desestabilización del sistema democrático ha sido abierta y militante, hasta obtener la deportación del Presidente escogido por los electores.
    Cuando el Presidente Zelaya fue secuestrado y deportado, ese mismo 29 de junio la COHEP emitió un comunicado apologético sobre las acciones de los golpistas, donde preventiva y cínicamente responsabilizaba a la víctima por las acciones liberticidas de los carnífices de la democracia hondureña.
    NIKE y otras grandes multinacionales que operan en el País centroamericano firmaron un comunicado, dirigido al Departamento de Estado estadounidense, en el cual manifestaban su preocupación por la interrupción violenta del orden constitucional, y tomaban distancia de los golpistas. Chiquita no figura entre los firmatarios de ese documento, ¿por qué?
    Hasta la fecha, cuando con la suspensión de las garantías constitucionales y la restricción drástica de los derechos individuales y sociales, Honduras resulta ser un verdadero Estado-delincuente, Chiquita persevera en el mismo camino.
    La compañía que usted representa ha cambiado en diversas ocasiones sus rasgos personales en el intento de dejar atrás un tenebroso pasado. No queremos ensañarnos recordándoles un rosario doloroso que llamó la atención de poetas y escritores, tales como Pablo Neruda, Juan Gelman y Gabriel García Márquez.
    Señor George Jacksh, aprovechamos su disponibilidad y le preguntamos si es cierto que un tribunal de Estados Unidos condenó a Chiquita por haber financiado la organización clandestina de extrema derecha denominada “Autodefensas Unidas de Colombia” (AUC). No a mediados del siglo pasado, sino cuando ya se había rebautizado como Chiquita.
    La responsabilidad social de las empresas y la ética en el manejo de los negocios por definición deben ir más allá del respeto de las leyes nacionales y de los acuerdos internacionales, que representan simplemente un estándar mínimo operativo de partida y no un objetivo alcanzado que pregonar. En su sitio institucional hasta se dice que Chiquita “desde hace más de cien años se compromete en mejorar las comunidades en las que hace negocios”, hecho que nos parece por lo menos discutible. ¿A cuáles comunidades se refiere? ¿A cuáles grupos e intereses exactamente?
    Justo en Honduras en los últimos años se sucedieron las denuncias de los sindicatos (SITRATERCO y COLSIBA) y de las ONG’s (BananaLink) por las violaciones de Chiquita a los derechos humanos e laborales de sus empleados, como en el caso de Emelina Vásquez, acosada sexualmente por un superior y sucesivamente despedida.
    Otros sindicatos de sector de Honduras, como COSIBAH, informan que sus afiliados que han contestado el uso del pesticida basado en chlorphirifos han sido objeto de mobbing y la compañía intentó expulsarlos de los plantíos.
    La ética empresarial significa a veces tomar posición en temas que conciernen la seguridad de los ciudadanos, de los trabajadores, de la democracia, del entorno social y político y no sólo del patrimonio empresarial y de las utilidades: la posición de Chiquita ante el golpe de Estado del 28 de junio nos parece clara.
    Usted dice que suscribieron todas las convenciones nacionales e internacionales que codifican la buena conducta y la moralidad empresarial.
    No debe convencernos a nosotros, sino a las fuerzas sociales y sus dirigentes que –sólo hasta hace algunas semanas- repetían que tras el patibulario Micheletti y el club los generales estaban los exponentes del empresariado nacional e internacional:
    “Miguel Facussé, Antonio Tavel Otero, Adolfo Facussé, Carlos Flores Facussé, Jorge Canahuaty Larach, Camilo Atala, Jorge Faraj, Rafael Ferrarí, Chucry Kafie, familia Kafati, United Brand (Chiquita Banana)”.
    Es desde el interior de Honduras donde ponen bajo acusación la multinacional que usted representa y defiende. Son los próximos dirigentes de la renaciente nación centroamericana a quienes deberían intentar convencer. No a nosotros, que los acompañamos en la defensa de la equidad y una mayor armonía social.
    En América Latina sopla un viento de renovación que está barriendo los legados del pretérito histórico. Sería sabio adaptarse a esta nueva realidad y evitar que el viento pueda convertirse en tempestad.
    Comité  Internacional por el Boicot a Chiquita
    www.boicotchiquita.blogspot.com

  • La risposta di Chiquita ® al boicotaggio invocato per i fatti dell'Honduras

    La risposta di Chiquita ® al boicotaggio invocato per i fatti dell'Honduras

    Anversa, a 23 de septiembre de 2009

    A la atención del Comité Internacional por el Boicot a Chiquita
    Estimados señores:
    Vi scrivo in risposta all’articolo pubblicato su http://www.boicotchiquita.blogspot.com/ che riporta le voci – totalmente prive di fondamento – circa un ruolo di Chiquita nei recenti sconvolgimenti politici in Honduras. Voglio essere chiaro e diretto: Chiquita non ha avuto alcun ruolo in questi eventi.
    Il rispetto per le leggi locali, per le istituzioni e per le comunità costituisce il fondamento della nostra politica di responsabilità sociale. È una parte essenziale del nostro impegno nell’applicazione dei più alti standard legali, etici, ambientali e sociali. Le posso assicurare che intendiamo tenere fede pienamente e consistentemente a questo impegno, e che abbiamo seguito questa linea di principio anche in occasione dei recenti conflitti politici in Honduras.
    Nel corso degli ultimi due mesi, siamo stati a stretto contatto con i nostri dipendenti in Honduras, con i vertici del sindacato locale SITRATERCO e con IUF presso i quali abbiamo chiarito la nostra politica di non intervento nelle locali dispute politiche.
    Chiquita è stata la prima multinazionale – tuttora, l’unica americana – ad aver siglato nel 2001 un accordo quadro con IUF (International Union of Foodworkers) e con COLSIBA (Coordinadora de Sindicatos Bananeros), che garantisce a tutti i dipendenti nelle piantagioni di banane il rispetto delle Convenzioni Internazionali dell’ ILO. Dal 2004, inoltre, tutte le divisioni agricole di proprietà in America Latina sono certificate Sa8000, lo standard volontario di riferimento in materia di lavoro che si basa sulle convenzioni dell’ILO (International Labor Organization), la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo.
    Non esitate a contattarci per qualsiasi ulteriore chiarimento.
    Cordiali saluti
    George Jaksch
    Senior Director Corporate Responsibility and Public Affairs
    Chiquita Brands International
    VERSIONE IN SPAGNOLO – EN ESPAÑOL
    Anversa, a 23 de septiembre de 2009
    A la atención del Comité Internacional por el Boicot a Chiquita
    Estimados señores:
    Les escribo en respuesta al artículo publicado en www.boicotchiquita.blogspot.com que cita rumores – totalmente sin fundamentos – acerca del papel de Chiquita en los recientes desórdenes políticos en Honduras. Quiero ser claro y directo: Chiquita no ha tenido ningún papel en estos acontecimientos.
    El respeto por las leyes locales, por las instituciones y por las comunidades constituye el fundamento de nuestra política de responsabilidad social. Es una parte esencial de nuestro compromiso en la aplicación de los más altos estándares legales, éticos, ambientales y sociales. Les puedo asegurar que pretendemos tener fe plena y consistentemente a este compromiso, y que hemos seguido esta línea de principio también en ocasión de los recientes conflictos políticos en Honduras.
    Durante los últimos dos mesese hemos estado en estrecho contacto con nuestros empleados en Honduras, con los vértices del sindicato local SITRATERCO y con IUF, con los cuales hemos aclarado nuestra política de no intervención en las locales disputas políticas.
    Chiquita ha sido la primera multinacional – hasta ahora la única estadounidense – que suscribió en 2001 un acuerdo cuadro con IUF (International Union of Foodworkers) e con COLSIBA (Coordinadora de Sindicatos Bananeros), que garantiza a todos los trabajadores en las plantaciones de plátano el respeto de las Convenciones Internacionales del ILO. Asimismo, desde 2004, todas las divisiones agrícolas de propriedad en América Latina han sido certificada según Sa8000, el estándar voluntario de referencia en materia labora, que se basa en las convenciones de la ILO (International Labor Organization), la Declaración Universal de los Derechos Humanos y la Declaración de las Naciones Unidas sobre Derechos de los Niños.
    No duden en contactarnos para cualquier otra aclaración.
    Atentamente,
    George Jaksch
    Senior Director Corporate Responsibility and Public Affairs
    Chiquita Brands International

  • Aborto sí, aborto no, eso lo decido yo: la manifestazione a Città del Messico


    di Clara Ferri
    Città del Messico. Lunedì 28 settembre, ore 16:00. Sfidando Tláloc, varie migliaia di persone, tra uomini, donne e transessuali di ogni età e strato sociale, si è concentrato nell’emblematica Piazza del Monumento alla Madre per dar vita ad un agguerrito ma non meno gioioso corteo in difesa del diritto delle donne di decidere liberamente sul proprio corpo e maternità.
    Al grido di “Aborto legale, diritto fondamentale” e nell’ambito della Giornata Latinoamericana e Caraibica per la Legalizzazione dell’Aborto, sono sfilate le principali organizzazioni femministe che difendono i diritti e la salute sessuale e riproduttiva delle donne, insieme a liberi/e cittadini/e preooccupati/e per la recente ondata reazionaria di riforme costituzionali dei singoli stati (per l’esattezza, 16 su 32) che mirano a limitare ulteriormente la ristretta casistica in cui è legalmente consentita l’interruzione volontaria della gravidanza in Messico: violenza carnale, grave malformazione del feto e pericolo di vita per la gestante.
    Il corteo si è snodato lungo la centralissima Avenida Paseo de la Reforma fino a giungere all’Emiciclo a Juárez, simbolo nazionale della difesa dello Stato laico. Su un carro trascinato a mano da un gruppo di “pecoroni” con il volto e il nome dei governatori degli stati “inquisitori”, venivano portate verso la prigione delle donne colpevoli di “aver deciso liberamente”. Seguiva l’immancabile e contagiosa batucada aperta da quattro trampoliere che si sono anche cimentate in un trascinante hip hop liberatorio. Non potevano mancare i principali attori politici (per lo meno, le loro silhouettes) che hanno permesso e propiziato le recenti riforme costituzionali statali: in primis, il presidente Felipe Calderón, ma anche Mario Fabio Beltrones e Beatriz Paredes del PRI, la leader vitalizia del sindicato dell’educazione Elba Esther Gordillo e il vero impulsore di queste riforme, l’oscurantista cardinale Norberto Rivera. L’evento si è concluso con una libera interpretazione in chiave legalizzatrice di I will survive di Gloria Gaynor.
    Secondo il “Manifesto per il Diritto di Decidere e la Difesa dello Stato Laico” letto da una delle organizzatrici, la giornalista Denise Dresser, in Messico tra il 2002 e il 2006 l’80% delle donne incinte non voleva esserlo. Attualmente il 36,2% delle gravidanze non desiderate si verifica in ragazze d’età inferiore ai 20 anni e le complicazioni per gli aborti clandestini rappresentano la quinta causa di morte materna a livello nazionale. Pur avendo legislazioni tra le più restrittive nel mondo, l’America Latina e i Caraibi registrano 4,1 milioni di aborti insicuri all’anno.
    Galleria di immagini: http://www.youtube.com/watch?v=KOIbsRzI1Tg

  • Notti di terrore in Honduras. Una testimonianza diretta.

    Noches de Terror en Honduras

    NOTTI DI TERRORE IN HONDURAS. IL RACCONTO DI ANGEL PALACIO

    En las noches de Honduras impera el terror. La dictadura ha convertido a Honduras en una inmensa cárcel donde las noches son aprovechadas por jaurías de policías y militares que allanan, torturan y saquean.

    LA DITTATURA HA CONVERTITO L’HONDURAS IN UN CARCERE IMMENSO DOVE SQUADRE DI POLIZIOTTI E MILITARI APPROFITTANO DELLA NOTTE PER PERQUISIRE, TORTURARE E SACCHEGGIARE.
    Relato de Angel Palacios
    De noche en Honduras lo que recorre las calles es el terror con botas, cascos y uniformes. Vehículos con militares y policías encapuchados patrullan las calles en las noches disparando contra los barrios y casas.
    Salen a toda velocidad de las comisarías para regresar al poco tiempo con las camionetas repletas de ciudadanos golpeados, humillados, sangrantes…
    La noche con toque de queda es el escenario preferido por los sabuesos. El toque de queda, sin garantías constitucionales, sin cámaras de televisión, ni multitudes en las calles, es el momento que aprovechan los perros de la dictadura para sembrar el terror. Anoche pudimos recorrer varios barrios (colonias) y esto fué lo que vimos:
    Nos avisan que en una de las escaleras de un barrio un comando policial llegó de forma intempestiva y van a allanar una vivienda. Se trata de la casa de una pintora muy conocida en el vecindario.
    Al doblar de una escalera 8 policías como gatos en la oscuridad rodean la casa. La casa está pintada de rosado y tiene un grafitti contra el golpe en la fachada. Los policías golpeaban la puerta con palos. Rompen los vidrios de la ventana. Uno de los policías con una bomba lacrimógena en mano calcula el ángulo para lanzarla adentro de la casa. El vehículo identificado como Policía Nacional los espera en la parte de abajo de las escaleras. El policía que conduce, da la
    voz de alerta de que un grupo de periodistas los estamos grabando.
    El jefe de la operación (Sub-comisario García) nos tapa el lente de una de las cámaras. Otros se tapan el nombre cosido en su chaleco. Hay vecinos que abren sus puertas y ventanas confiados en la presencia de la prensa internacional y les gritan, los denuncian. Los policías tratan de replegarse. El policía identificado como García se justifica argumentando que él vive en ese vecindario y que no soportaba que su vecina hubiese pintado en la fachada: “GOLPISTAS: EL MUNDO LOS CONDENA”, “VIVA MEL”.
    Ese fue el argumento del funcionario para desatar el terror contra una humilde mujer. Miembros de organizaciones de Derechos Humanos y del Frente de Abogados contra el Golpe se hacen presentes y los policías huyen acosados por la denuncia. La mujer, que temerosa al fin abrió la puerta, también salió del barrio. Fue a dormir a un lugar seguro, ante la amenaza de que volviesen a por ella más tarde.
    Un joven como de 20 años camina por una calle oscura en plena noche. Tiene el rostro bañado en sangre y una herida en la frente de unos 5 centímetros. Va descalzo. Nos explica: estaba en la puerta de su casa cuando una camioneta de la policía apareció en su calle y sin mediar palabra se bajaron y le golpearon entre varios. Lo tiraron encima de la camioneta y arrancaron con él. Mientras daban vueltas y lo pateaban, le revisaron los bolsillos despojándolo de un celular y de su reloj. Seguía tirado en el piso de la camioneta mientras escuchaba a los policías discutiendo sobre quién se quedaba con el reloj y quién con el celular. Lo dejaron botado lejos de su casa. El joven no quiso hacer la denuncia. No quería más “clavo” con la policía, estaba aterrorizado. Sólo pedía que lo lleváramos a su casa.
    Otro joven es detenido en la esquina de su barrio. Antes de montarlo en la camioneta, cuatro policías le dan una paliza. Luego le vacían un pote de pintura en spray en la cara. El joven respira con dificultad. Nos cuenta en el hospital mientras le limpian la pintura de los ojos inflamados por los golpes que uno de los policías le decía mientras lo golpeaba: “¿No sos de la resistencia? Pues resiste!”
    En un puente hay una alcabala. Nos detienen y entablamos conversación con los policías sobre cualquier tema para poder seguir. Un vehículo que pasa por allí se da cuenta de la alcabala y retrocede lentamente. Uno de los policías que nos dió el alto, mira al carro retrocediendo y nos invita divertido a ver lo que va a pasar, pero obligándonos a tener las cámaras apagadas. Bajo el puente, por la calle que tomó el carro que trató de evitar la alcabala, hay un grupo de policias cazando a los que traten de evadirse.
    Lo detienen. Desde arriba del puente no se ve bien pero se escucha… se escucha la puerta que se abre… se escucha la rabia y los insultos de los policías, los golpes contra el carro… se escuchan otros golpes y los gritos del conductor. No escuchamos más. El carro siguió al rato.
    Se escuchan disparos en una avenida que va paralela a un barrio popular. Una camioneta llena de policías es la que dispara en la noche, a ciegas contra las casas del barrio. Van despacio. Nada los amenaza. Disparan una y otra vez. Ni siquiera apuntan. Sólo siembran el terror a su paso.
    En una comisaría a medianoche, los miembros de organizaciones de derechos humanos, abogados y prensa internacional preguntan por los detenidos, que acabamos de ver que bajaron de una patrulla pick-up (eran como 10).
    Sarcásticamente, el oficial nos dice que allí no tienen a nadie preso. Pero los presos gritan que son de la resistencia. Gritan sus nombres. El oficial sigue negando lo que es evidente. La insistencia de los abogados y de los defensores de los derechos humanos logra que suelten a la mitad de los detenidos y que un médico venga a esa hora a constatar el estado físico del resto. Todos golpeados, sangrando. En la mañana los abogados de la resistencia lograron que los soltaran.
    En otra comisaría, tras un portón negro, se escuchan las voces de al menos una veintena de personas recitando sus nombres. Afuera unas cuantas madres y esposas tratan de establecer contacto con su familiar, tratan de reconocerles la voz. Los uniformados ríen ante la escena. Se acercan y golpean contra el portón… …y contra los familiares.
    En otro barrio, en las alturas de Tegucigalpa, alrededor de 40 uniformados, entre policías y militares, avanzan apuntando fusiles de guerra hacia las casas. Cuando se pregunta quien es el comandante de esa operación todos los uniformados nos señalan a un militar. Este dice que es una operación de rutina, porque el “gobierno no va a seguir permitiendo desordenes” y que “lo que pase a esa hora no es su responsabilidad porque hay toque de queda”. Las credenciales de prensa internacional y de organizaciones humanitarias logran difícilmente abrirnos paso y continuar. Los uniformados se alejan. Las luces
    de las casas en el barrio se van encendiendo a medida que el escuadrón del terror se aleja. Nadie sale, pero se escuchan gritos: “Asesinos”, “Urge Mel”, “Viva la Resistencia “.
    Estos son apenas algunos casos de los que pudimos ver en una noche. Todos los días ocurre lo mismo. No se sabe cuantos detenidos hay cada noche. No se sabe cuantos cuerpos son rotos, maltratados, humillados en las noches de Honduras. No se sabe cuantas mujeres son violadas. No se sabe los nombres, las edades, no se conocen los testimonios. .. porque para eso son los toques de queda. Para que la jauría de asesinos que sostienen esta dictadura siembren el terror sin que trascienda a los medios y para que las víctimas se inmovilicen y no hagan la denuncia.
    En las noches de Honduras, no brillan las estrellas. Sólo las luces de las patrullas y la sangre de los que caen en manos de la jauría uniformada.
    Botas y más botas en las calles, en las espaldas, en los rostros de los hondureños. Y a pesar del terror que siembra cada noche la dictadura, no hay miedo. La resistencia continúa.
    Cuando sale el sol, hay marchas, tomas de calles, movilizaciones pacíficas pero desafiantes y contundentes. Los que se curan de las heridas quizás no los veamos durante algunos días en las protestas, pero la voz se corre y la indignación por lo que está pasando hoy en Honduras hace que muchos más se incorporen. 90 días de resistencia. Cuerpos contra balas. Los organismos de derechos humanos dan cuenta de más de 600 detenidos de los que se tiene conocimiento. Pero muchos son detenidos y torturados en la noche y no denuncian por miedo. Honduras necesita que el mundo reaccione más rápidamente ante la terrible violación a los derechos humanos que está ocurriendo. La diplomacia no basta. Es urgente que el mundo actúe, aquí en Honduras y ahora.
    PD: Las organizaciones de derechos humanos y abogados solidarios hacen una labor incansable por atender a las victimas, por acompañar las denuncias, por llevar registros. Pero no tienen recursos. No cuentan con lo mínimo. No tienen como llenar el tanque de gasolina para trasladarse a los lugares, no tienen saldo en los teléfonos para hacer las llamadas necesarias. Y aun así hacen magia para defender los derechos de sus compatriotas. Llevan 90 días haciendo magia y es mucho lo que logran. La sede de Cofadeh está llena a toda hora de gente que va a denunciar los atropellos vividos, y llena también de gente que va a apoyar su labor. Muchos y muchas dirigentes de estas organizaciones de derechos humanos han sido perseguidos, encarcelados para tratar de acallarlos. A pesar de las dificultades siguen siendo el único lugar a donde acudir para buscar refugio ante la represión. Es Urgente la solidaridad pueblo a pueblo, que los organismos de derechos humanos de otros países, los comités de solidaridad se pongan en contacto con ellos y los apoyen, divulgen sus denuncias, envíen apoyo a esas organizaciones que en Honduras luchan contra el Terror de la Dictadura.
  • Lettera shock sulla repressione in Honduras dopo il ritorno di Zelaya

    Lettera shock sulla repressione in Honduras dopo il ritorno di Zelaya

    Both military and police forces, have repressed the pacific protesters in favor of the return of constitutional thread in Honduras. por Embassy of Honduras.

    Foto: http://www.flickr.com/photos/hondurasemb/

    URGENTE. L’HONDURAS HA BISOGNO DI OSSERVATORI INTERNAZIONALI

    Urgente Honduras necesita observadores internacionales

    Querida Ana y compañeras, la represion aqui es brutal. No tenemos forma de saber cuantos son los muertos, ayer se hablaba de 16, sin confirmar. pero no me extrañaria que fueran mas. Desde el martes en la madrugada esta ciudad se ha convertido en un escenario de guerra. Luego de la brutal represion a la manifestacion pacifica frente a la Embajada de Brasil, elrededor de las 5 de la mañana del martes, la gente se replego a sus barrios, a manifestar su repudio a la dictadura, donde las fuerzas represivas llegaron a allanar viviendas, balear a mansalva a la gente, tirar bombas de gas picante y lactrimogenas, y pensamos que tambien bombras de estruendo, porque sabemos de personas heridas de objetos cortantes que por lo general estan en el suelo, como vidrios, latas, etc, cosas que son suspendidas por la expansion del ruido. Asi fue herido el hermano de Daysi ayer a la medianoche en su barrio, el Pedregal, y hoy un chico de 15 años al finalizar la marcha en el centro, del cual tuvimos conocimiento directo.
    Durante toda la noche de ayer la resistencia fue enorme en muchisimos barrios de la ciudad, como les escribi. Pero la represion tambien fue salvaje, con balas, bombas, gases. Mucha gente herida y muertos sin confirmar. Anoche Maria Amalia, nos decia que pensaban que en la Ramon Amaya y colonias aledañas, podrian haber al menos 6 personas muertas. Se dice que alli los mareros se sumaron a la resistencia y se tomaron el anillo periferico, sosteniendo escaramuzas con la politica. No hemos podido confirmar. No hemos tenido la capacidad de organizarnos la coordinacion de las instancias de DDHH. A nuestra oficina casi no hemos podido  llegar, esta en el area de la Embajada de Brasil, y el CEM-H ha estado sitiado. Habia casi 70 personas refugiadas que de a poco han ido saliendo, y hoy durante el dia, cuando se levanto el toque de queda, se fueron a sus comunidades. Ademas el toque de queda de ayer nos desarticulo, porque han estado deteniendo a la gente que transita en carros y a pie.
    De ayer quedaron las evidencias de las batallas campales nocturnas en los barrios, que se extendieron por toda la ciudad, revelando hoy una Tegucigalpa en guerra, militarizada, con retenes por todos lados, vehiculos militares circulando o estacionados en los edificios publicos, restos de las barricadas por todos lados, piedras, adoquines, llantas quemadas, contenedores de basura, vehiculos dados vuelta, maderas, cualquier resto de material que pudiera servir para hacer fuego y barricadas, y proteger los barrios de la entrada de las fuerzas represivas;  regadas en el suelo, facilmente se veian casquillos de balas, carcazas de bombas lacrimogenas fabricadas en EEUU y llegadas a manos del ejercito de Honduras a traves de Peru (como lo muestra un video realizado en un barrio).
    Hoy el regimen golpista levanto el toque de queda a las 10 de la mañana para ponerlo otra vez a las 5 de la tarde. Sin embargo, desde muy temprano la gente de la resistencia se junto para ir a la marcha. Fue masiva, minimo unas 15 cuadras llenas de gente. Como siempre, mucha energia y alegria, mucho valor para salir y enfrentar la represion pacificamente, sin armas, con voces de denuncias, cantos de esperanza, y decision a no vivir en dictadura.
    Me fui antes de que empezara la represion. Se desato cuando ya estaba finalizando la marcha, en el centro de la ciudad. Primero fueron las bombas y las balas para disolverla, y luego, una persecusion salvaje contra la gente que intentaba irse calmadamenta a sus casas. Se ensañaron con los jovenes y  los persiguieron como a alimañas. Muy lejos del centro de la marcha, diseminaron patrullas para identificar a la gente y caputarla, luego de golpearles como para matarlos. Asi les paso a los dos hermanos menores de Jessica Sanchez, a Aldo y Leonel Sanchez, ambos estudiantes de medicina. Ya habia terminado la marcha en el centro, y ellos bajaban por la Leona (al menos a 5 cuadras del centro de la ciudad), cuando de improviso aparecio una patrulla como de 15 efectivos policiales, y la emprendieron contra estos dos jovenes y un señor de unos 60 años que iba al mercado. A Aldo lo golperon tanto en la espalda que tienen los pulmones inflamados, le quebraron el tolete de metal en su espalda. A Leonel le quebraron las dos manos; en la izquierda 3 quebraduras, en la derecha, uno de sus dedos. Al señor mayor, una golpiza tan grande que la propia patrulla se vio obligada a llevarlos a los tres al hospital Escuela. Alli llego Jessica, y se encontro con la sorpresa que los efectivos policiales andaban por todo el hospital sacando a los heridos para llevarlos detenidos, amenazando con desaparecerlos. Ella se entreto con los militares y no permitio que se llevaran sus hermanos, ni al señor mayor. No hay suficientes defensores de DDHH, no alcanzan para proteger a los detenidos. Las patrullas policiales entran al hospital y se los llevan. Dicen que el director tiene un vinculo con el ejercito, hay que confirmarlo, no lo puedo asegurar. Urge contar con observadores internacionales aqui. Hay demasiada gente herida y desaparecida tambien, muchos centros  detencion ilegal, como ya lo hicieron semanas antes; las postas, el estadio Chochi Sosa, y a saber cuales mas, e insuficientes defensores de DDHH, (que tambien estamos sujetos de persecusion) .
    A Cris, nuestra compañera del CEM-H, que busco ayuda en el Hospital del Seguro Social porque los gases le estaban provocando ahogo, no le abrieron la puerta. En la misma puerta cerrada encontro un chico de 15 años con la pierna abierta por una enorme herida. El chico estaba en la marcha. Gracias a la ayuda de otras personas de la marcha, lograron avisar a una ambulancia de la Cruz Roja que estaba cerca. Luego de un torniquete improvisado por Cris que es enfermera, ambos subieron a la ambulancia para ser trasladados al hospitar Escuela. El chofer y ayudante de la ambulancia les pidieron que se tiraran al piso de la ambulancia porque los retenes militares estaban bajando a la gente de las ambulancias. El chofer solo decia que llevaba una persona inconciente para poder pasar los retenes , y asi llegaron al hospital, donde presento el caso como un herido por accidente acompañado de su prima. No sabemos si mas tarde la policia llego a llevarse el chico. No hay ninguna proteccion a los  DDHH de las personas en los hospitales. El mismo personal de salud no logra detener a los militares, ellos actuan con total impunidad, el director del hospital Escuela tampoco parece poder intervenir.
    En la noche nos llegan nuevos reportes de represion; en la aldea Suyapa, un grupo de vecinos manifestaron su repudio a la dictadura en la plaza frente a la iglesia, y la respuesta del cura fue llamar a las patrullas. Llegaron muchos efectivos policiales fuertemente armados que empezaron a tirar bombas lacrimogenas hacia las casas, allanar las viviendas, aterrorizar a la poblacion, deteniendo personas; las niñas y niños estan en grave riesgo,  los gases penetran por debajo de las puertas, la gente mayor se ahoga y los niños y niñas. Las patrullas siguen pasando por las calles intimidando a la poblacion. Nuestra compañera Miriam nos informa que una patrulla se ha apostado frente a su casa desde hace 10 minutos, esta sola con su hijo de 10 años.
    En el barrio El Reparto nos llama Dilcia, otra compañera de Feministas en Resistencia, en su barrio tambien esta la policia, buscan a jovenes y personas de la resistencia; gasean las casas. Ella tiene dos pequeños hijos, no sabe que hacer para protegerlos de los gases nocivos, pone trapos mojados bajo sus puertas, vinagre en los pañuelos.
    Nos llegan nuevos reportes de heridos y quebrados por los golpes.
    Y todo esto no es mas que informacion fragmentada que recibimos de las compañeras. La realidad es mucho mas terrible, solo estamos contando una pequeña parte de la situacion que vivimos aqui en Tegucigalpa.
    Que podemos hacer?
    Mas denuncia nacional e internacional, mas presencia de defensores/as de derechos humanos, mas presion internacional a los golpistas y al regimen fascista para parar la represion.
    Me entero por internet que el Secretario General de la ONU retira la ayuda para los comicios en Honduras, suspende la asistencia tecnica al Tribunal Supremo Electoral; considera inviable las condiciones para las elecciones. La ONU esta preocupada por las acusaciones de violacion de DDHH, y por la amenaza contra la Embajada de Brasil. Necesitamos mas que declaraciones por aca, aunque reconocemos su importancia.
    Un abrazo
    Tegucigalpa, 23 de septiembre 2009

  • A Città del Messico l'acqua è quasi finita…

    A Città del Messico l'acqua è quasi finita…

    DF sin agua

    Il cartello appeso in acuni supermercati di Città del Messico non lascia speranze né dà adito a dubbi circa la gravità della crisi idrica nella capitale messicana. Infatti, nonostante la città galleggi per metà su corsi d’acqua sotterrati e sull’antico lago di Texcoco e la piovosità media non sia così scarsa rispetto ad altre megalopoli come El Cairo (dove non piove praticamente mai, ma non c’è un’emergenza idrica imminente), l’annuncio è perentorio.

    “Febbraio 2010: la città può restare senz’acqua. Città del Messico vive la peggiore siccità della sua storia. Ci rimane acqua solo per i prossimi 6 mesi. Non è un’avvertimento, è una realtà”.

    Resta da verificare se, come spesso accade a queste latitudini, l’effetto annunci voluto dalle autorità, detto anche “al lupo, al lupo”, si basa su un’emergenza reale oppure su delle stime pessimiste o ancora sulla velata e preliminare impotenza nel risolvere il problema. Comunque la diffidenza che sfoggio in questo post è legittima in un sistema dove chi agisce per primo e con prudenza viene spesso punito mentre si privilegiano le soluzioni improvvisate all’ultimo momento e l’allarmismo sistematico.
    Un ulteriore sospetto legittimo può affacciarsi furtivamente se consideriamo l’altro grande flagello di quest’anno in Messico: penso all’influenza porcina, o meglio A H1N1, con la sequela di panico televisivo, di misure governative e conseguenze economiche gravi per la popolazione che il “nuovo” virus e soprattutto la sua propagazione mediatica hanno causato da aprile in poi. Dopo la piaga del virus letale arriverà anche quella della siccità?
    C’è da dire che il razionamento dell’acqua è già una realtà in alcune delegaciones (circoscrizioni cittadine) di Mexico City, meglio conosciuta come Mexico DF o Distrito Federal. In effetti sfamare e dissetare oltre 20 milioni di persone (ma forse sono 25 milioni o più, nessuno lo sa) è un’impresa ardua e sembra che il governo della città e il sindaco Marcelo Ebrard stiano cominciando ad avvisare noi abitanti inermi che la medicina sarà amara se gli sprechi continuano. Anzi, c’è proprio un ultimatum e un limite di 6 mesi dopo di che si dovrà attendere un’ora precisa per farsi la doccia o lavare i piatti.
    In generale la gente è abbastanza sensibile al problema e proprio qui in Messico ho carpito alcune pratiche fondamentali che cerco di applicare per non sprecare l’acqua come insaponare i piatti quasi a secco per poi sciacquarli rapidamente alla fine o l’arte di farsi la doccia più o meno allo stesso modo.
    Girano a decine le mail collettive sul trattamento dell’olio fritto che non va buttato nel lavandino ma in appositi contenitori e sulle bottiglie da mettere nella vasca che contiene l’acqua di scarico del water per risparmiare migliaia di litri all’anno del prezioso liquido. In certi periodi dell’anno scarseggia anche l’energia elettrica a dire il vero. I black out arrivano a ripetersi varie volte nel corso della giornata e possono durare addirittura alcune ore nei casi più sfortunati. A volte credo che vivere in Messico mi aiuti ad anticipare i tempi, ad abituarmi e prepararmi a come potranno diventare l’Italia e l’Europa in un futuro nemmeno troppo lontano. Spero si tratti solo di un vaneggiamento.

  • Aggiornamento dall'Honduras e pericoli per l'ambasciata brasiliana

    Aggiornamento dall'Honduras e pericoli per l'ambasciata brasiliana


    Marcha del día 23-09 (31) por HablaHonduras.

    Foto: http://www.flickr.com/photos/40199724@N04/sets/72157622305803443/

    HONDURAS 25/SEPTIEMBRE/2009

    HONDURAS 25 SETTEMBRE 2009

    L’attacco all’amabasciata del Brasile a Tegucigalpa dove si trova alloggiato il presidente legittimo dell’Honduras Manuel Zelaya, spodestato da un colpo di Stato ormai quasi 3 mesi fa.

    La embajada de Brasil en Honduras está siendo atacada con gases neurotóxicos (HTN, cianuro de hidrógeno) en ella se encuentra alojados desde el lunes pasado el Presidente de Honduras con su familia, el Padre Tamayo, líderes de la resistencia contra el golpe de estado, algunas otras personas, todos ellos están muy afectados, tienen emorragias por oídos, ojos, nariz y por las vias urinarias, dolores abdominales, de garganta, estómago y de cabeza.
    La condición de la Primera Dama es especialmente preocupante, posiblemente todos ocupen hospitalización, algo que aprovecharían los militares golpistas para capturar al Presidente de la República, en caso que tuviera que ser trasladado de emergencia.

    Vengono impedite le comunicazioni dall’ambasciata

    En estos momentos se ofrece una rueda de prensa dentro de la embajada, y se pudo comprobar (en vivo)como se interfieren las comunicaciones, cuando el presidente intenta explicar con fotografías, que los militares han instalado una diversidad de aparatos e instrumentos con el fín de recrudecer el asedio a la embajada del Brasil.

    Assedio all’ambasciata del Brasile e uso di armi, lacrimogeni e ultrasuoni per sfiancare la resistenza
    El ejército golpista tiene sitiada la embajada de Brasil desde el martes pasado después de desalojar violentamente a los manifestantes apostados frente a la embajada. Se ha creado un cerco militar, y se ha estado atacando la embajada durante las madrugadas con un tipo de arma sonar de alta frecuencia (prohíbido por la ONU) que afecta el tímpano, también se han instalado en las casas vecinas una tubería especial que emíte gases (desconocidos) que impregnan la embajada esporádicamente, además de la condicón humanitaria de los huéspedes de la embajada es grave. Se sabe que el régimen golpista de Roberto Micheletti, está llevando a cabo un complot para asesinar al Presidente de Honduras Manuel Zelaya.
  • I detenuti vengono adunati e rinchiusi negli stadi in Honduras! Notizia di poeti e artisti dall'Honduras

    I detenuti vengono adunati e rinchiusi negli stadi in Honduras! Notizia di poeti e artisti dall'Honduras

    IMG_1889 da HablaHonduras.

    Escriben poetas y artistas desde honduras, favor difundir:

    Scrivono poeti e artisti dall’Honduras, si prega di diffondere:

    Le manifestazioni fuori dall’ambasciata del Brasile a Tegucigalpa dove s’è rifugiato il presidente legittimo manuel Zelaya: 5000 persone attaccate da circa 1000 soldati e poliziotti

    Me encuentro en un edificio cercano a la Embajada de Brasil junto a 30 compañeras y compañeros, la mayoría integrantes de Artistas del Frente Nacional Contra el Golpe de Estado.

    Nos avocamos a este lugar para descansar, manteniendo la conciencia de que de un momento a otro el ejército y la policía entrarían al perímetro donde alrededor de 5,000 personas nos encontrábamos para darle protección al Presidente Manuel Zelaya.

    Atacaron a las 5:45 am con fusilería y lacrimógenas. Mataron a un número indeterminado de compañeros de la primera barricada al final del Puente Guancaste. Rodearon y atacaron la barricada del puente de La Reforma.

    Haciendo cálculos aproximados, el operativo contó con alrededor de 1,000 efectivos policiales y militares.

    18 feriti gravi, forse tre morti e nuove barricate della resistenza. Il presidente Zelaya continua a rifugiarsi nell’ambasciata. Forse lo vogliono stanare con un’azione di forza oppure sperano che la repressione feroce lo convincaad uscire da solo per evitare ulteriori morti.

    Arrinconaron y golpearon. 18 heridos graves en el Hospital Escuela. Siguen persiguiendo en el Barrio Morazán y en le Barrio Guadalupe a los bravos estudiantes que anoche organizaron las precarias barricadas.

    En este momento son las 8:00 am. Frente a la Embajada de Brasil han colocado un altoparlante con el himno nacional a todo volumen mientras catean las casas aledañas a la Embajada. Lanzaron bombas lacrimógenas dentro de la Embajada. El Presidente continúa en su interior amenazado por los golpistas que ya argumentaron a través de los medios sus razones “legales” para proceder al allanamientos.

    Miles de personas que se dirigían hacia Tegucigalpa han sido retenidas en los alrededores de la ciudad. La ciudad está completamente vacía, fantasmal. El toque de queda fue extendido para todo el día.

    La represión contra los manifestantes indefensos fue brutal. En varias ocasiones Radio Globo y Canal 36 han sido sacados del aire.
    Cientos de presos. Estamos aislados.
    Centinaia di detenuti. Siamo isolati. Continua il coprifuoco.

    Aquí estamos el núcleo principal de los organizadores de los grandes eventos culturales en resistencia: poetas, cantautores, músicos, fotógrafos, cineastas, pintores y pintoras… humanos.

    De XXX


    Estamos SECUESTRADOS… NUEVAMENTE REPRIMIDOS:

    Llevamos 17 horas de toque de queda. Y seguimos hasta las 6 de la tarde de hoy martes..

    (no dudamos que lo extiendan… igual paso en el departamento de El Paraíso hace dos meses)

    Los MILITARES y los POLICIAS han invadido la privacidad de los vecinos al par de la EMBAJADA DE BRASIL.

    La policia y los militares…han quebrado los vidrios de los carros y motos de las personas de la resistencia, estan quemando sus carros (ellos los habían dejado ahí, como retenes)

    Se habla de tres muertos, heridos (a los heridos que se trasladarón a los hospitales… los militares los están sacando de los hospitales)

    ATTENZIONE: Le persone catturate vengono rinchiuse nello stadio Chochi Sosa! (faceva la stessa cosa Pinochet)
    A los atrapados los llevan al estadio Chochi Sosa. ( lo mismo hizo Pinochet)

    POR FAVOR: Ayúdenos a difundir las noticia!
  • Lettera dall'Honduras sulla degna resistenza e la riconquista della democrazia

    Honduras: digna resistencia

    Honduras: degna resistenza

    Ximena Benitez

    lunisolio@gmail.com

    El espíritu suele ser libre, la conciencia no. Podrán cercar a un Presidente electo democráticamente, podrán ahuyentar con bombas lacrimógenas al pueblo, podrán televisar a tiranos mintiendo elegantemente vestidos, rodeados por gentes con apariencia “de bien”, podrán cortar la electricidad a veraces medios de comunicación.
    Podrán los congresos y militares apátridas, los mercenarios apoyar infames dictaduras, pero nadie podrá ocultar la legitimidad y el derecho del pueblo hondureño a reclamar su Democracia, ese pueblo que ha vivido el atropello de la barbarie, estos que se hacen públicos, desfachatadamente públicos y son apoyados por la derecha internacional.
    Lo que ocurra dará el tiempo necesario para levantar la resistencia esperada, la continua, esa que no sólo se manifiesta en la violencia evidente de los hechos. Suceda lo que suceda en Honduras, en el mundo hay una resistencia palpable ante la destrucción del planeta y los desafueros del capitalismo, seamos los artistas voces anunciantes de lo que está porvenir, no nos sumemos al silencio cómplice y complaciente de quienes empeñan nuestro futuro.
    El mundo entero se solidariza con la libertad, la democracia y la paz, pero no podemos alcanzarlos si en uno de nuestros países se consolida a plomo limpio una dictadura. Llegó el tiempo de gritar y pertrecharnos en aras de que ese no sea nuestro destino, que no sean nuestros la indiferencia y la complicidad, veamos el rostro verdadero de la derecha: fauces, odio, asesinos,  vende patrias, opresores, propulsores del fuego bruto ante el amor que construye, hagamos nuestra una guarnición de solidaridad y dignidad, que desde nosotros llegue la voz que ciegue la injusticia, la voz que lastime a toda hora los horrendos hechos, la voz que eternamente consuma a los tiranos y les llame la atención sobre el poco de bien que pueda aún quedarles, para cuando se miren al espejo vean el horror que les habita y puedan rectificar a tiempo quienes todavía puedan, afilemos nuestras voluntades para defender el futuro desde el arte y la vida.

  • Dopo il ritorno di Zelaya in Honduras, l'appello della resistenza contro il colpo di Stato

    Dopo il ritorno di Zelaya in Honduras, l'appello della resistenza contro il colpo di Stato

     MILITARES EN CERCANIS A LA EMBAJADA DE BRASIL, NO MUESTRAN SU ROSTRO. da HablaHonduras.

    Riporto il comunicato del Fronte Nazionale contro il Colpo di Stato in Honduras mentre tra ieri e oggi gli scontri tra i sostenitori della democrazia e di Zelaya, da una parte, e l’esercito e la polizia, dall’altra, hanno provocato alcuni morti e feriti nei pressi dell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa dove s’é rifugiato il presidente legittimo Zelaya dopo il suo rientro segreto in Honduras. Ieri il presidente golpista Mieletti ha imposto un coprifuoco generalizzato di 24 ore.

    Foto: http://www.flickr.com/photos/40199724@N04/P. Carbajal
    [ 09/23/2009] [ ] [ Autor: Tejido de Comunicación ACIN]

    El Frente Nacional Contra el Golpe de Estado había circulado 5 puntos concretos para convocar el apoyo y la solidaridad. Hoy los reiteramos porque se convierten, ante la dinámica de los hechos en tareas para hoy, para ahora mismo. Hay reportes de muertos y muchos heridos. La represión es brutal. Las fuerzas armadas disparan munición viva contra la población inerme que insiste en la movilización pacífica. El Presidente Zelaya se encuentra en la Embajada de Brasil y llama al diálogo.
    Hoy 23 de septiembre de 2009 enviamos este boletín con carácter URGENTE en respaldo y solidaridad al pueblo de Honduras. El Frente Nacional Contra el Golpe de Estado había circulado 5 puntos concretos para convocar el apoyo y la solidaridad. Hoy los reiteramos porque se convierten, ante la dinámica de los hechos en tareas para hoy, para ahora mismo.
    El material que anexamos incluye audios con voces, sobre todo de mujeres, desde los barrios empobrecidos de Tegucigalpa, que relatan un alzamiento popular en curso. Hay reportes de muertos y muchos heridos. La represión es brutal. Las fuerzas armadas disparan munición viva contra la población inerme que insiste en la movilización pacífica. El Presidente Zelaya se encuentra en la Embajada de Brasil y llama al diálogo. Pase lo que pase, ya a esta hora hay algunas cosas claras:
     
    1. El pueblo Hondureño dejó de ser esclavo y súbdito silencioso de todas las opresiones. Ni república bananera, ni base militar del imperio, ni punta de lanza del “libre comercio” transnacional golpista con el respaldo de EEUU y Canadá. Honduras es ejemplo de dignidad y heroismo.
    2. Honduras no volverá a ser ignorada por el Continente y el mundo. Ha entrado a la historia merecidamente, por el compromiso ejemplar y la dignidad de su resistencia.
    3. Las mujeres de Honduras, las feministas del pueblo, que venían trabajando desde el abandono y en la ignominia desde hace años, a partir del golpe y en coordinación con los demás procesos populares y sociales, han demostrado su liderazgo: el mundo que se construye desde abajo viene desde la fuerza tierna, digna y firme de las mujeres en lucha.
    4. Pase lo que pase, la agenda popular, más allá del Presidente Zelaya, deberá ser fundamento del futuro de Honduras.
    5. El ejemplo de Honduras, condenada a estar bajo la bota desde siempre y para siempre, se contagia al resto de Centro América y el Continente y merece todo el respaldo y solidaridad. Lo ha recibido y reclama que se escale la solidaridad de inmediato.
    6. El golpe es desde las transnacionales y al servicio del “Libre Comercio”. De ahí que Hillary Clinton y los EEUU hayan mostrado en los hechos su participación y las trampas retóricas a las que juegan. Honduras ha puesto en evidencia la relación entre el poder corporativo, el gobierno de EEUU a su servicio y los títeres golpistas, todos respaldados por el aparato militar de los EEUU.
    7. El golpe en Honduras hace parte de una contraofensiva del imperio del “Libre Comecio” ante los gobiernos progresistas y los alzamientos populares de América Latina. Se suma a este golpe Bagua, el establecimiento de bases militares en Colombia y la agenda de guerra desde Colombia para el “libre comercio” contra el Continente.
    8. Así como la agresión responde a un plan estratégico integral del poder corporativo transnacional que se sirve de gobiernos y ejércitos con objetivos concretos, la resistencia requiere de un pensamiento y acción estratégicas de modo que, no solamente nos movilicemos con eficiencia ante todas las agresiones que hacen parte de la misma en todas partes, sino que tengamos agendas propias. En Honduras resiten todos los pueblos y el pueblo Hondureño resiste a nombre de todas y de todos.
    9. El silencio nos pone del lado del agresor. VIVA HONDURAS LIBRE!

    Tejido de Comunicación y Relaciones Externas para la Verdad y la Vida- ACIN

        http://contraelgolpedeestadohn.blogspot.com/
        lunes 7 de septiembre de 2009
        Comisión Internacional – Nota informativa No. 1.
        FRENTE NACIONAL CONTRA EL GOLPE DE ESTADO EN HONDURAS
        Compañeros y Compañeras:
        Agradecemos su apoyo solidario con la lucha de nuestro pueblo contra el golpe de Estado impuesto por la oligarquía.
        Para efectos de la información, coordinación y recepción del apoyo internacional, el Frente Nacional contra el Golpe de Estado ha constituido una comisión internacional, cuyas responsabilidades son:
        1. Coordinar las acciones de apoyo internacional que surjan desde el Frente
        2. Canalizar la información de acciones de solidaridad internacional contra el Golpe de Estado en Honduras con fines de divulgación nacional y mundial.
        3. Propiciar la formación mundial de Comités de Solidaridad contra el golpe de Estado en Honduras.
        4. Propiciar la incorporación de los migrantes hondureños a las acciones de resistencia contra el golpe de Estado.
        5. Dar a conocer la cuenta bancaria oficial del Frente para la recepción de ayudas económicas internacionales y la página(s) oficial de información del Frente: 
    Las miembras encargadas por región son:
        Coordinación General: Betty Matamoros – bmflores2009@yahoo.com , frentecontragolpedeestadohn@yahoo.com
        Subcoordinación: Waldina Medina – frentecontragolpedeestadohn@yahoo.com
        Centroamérica: Alba Ochoa – albaleticiaochoa@yahoo.com.mx
        Suramérica y el Caribe: Dirian Pereira  dirianbeatrizpereira@yahoo.com
        y Vanessa Medina – lvanessamed@hotmail.com
        Norteamérica: Waldina Medina – hondurasenpoesia@yahoo.com ,
        Europa y resto del mundo: María Fernanda Roca – hondurasolidaridad@yahoo.com
    Represión el día 22 de septiembre
    El Frente Nacional en Contra del Golpe de Estado ha organizado manifestaciones pacíficas en casi todos los los barrios y colonias de la capital para exigir el retorno al orden Constitucional y el establecimiento de la Asamblea Nacional Constituyente. La policía y el ejército han procedido a desplazarse frenéticamente por toda la ciudad tratando de controlar estas manifestaciones. Los elementos policiales y militares ingresan de manera violenta a los barrios y colonias atacando a los manifestantes con ráfagas de balas viva y bombas lacrimógenas.
    http://contraelgolpedeestadohn.blogspot.com/
    Alzamiento en Tegucigalpa: las mujeres dan ejemplo
    Anexo audios, en las colonias Honduras, la Bellavista (donde nos reportan 6 muertos de la resistencia – no tenemos nombres-) y la Ramón Amaya Amador, que reporta un acuerdo entre las maras para defender al pueblo, y avisa al ejército que no intente entrar, ahi la gente ha bajado, desde los centros depauperizados, desde los cerros de la pobreza, desde el hambre, desde la dura vida del desempleo y el asedio…
    http://www.nasaacin.org/noticias.htm?x=10502
    Presidente Zelaya llega sorpresivamente a Honduras (IL PRESIDENTE ZELAYA RITORNA A SORPRESA IN HONDURAS