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¡Vivas! Femminicidio e normalizzazione dell’orrore in università #SiMeMatan

[di Caterina Morbiato – da Carmilla – Galleria fotografica nel post a cura di C. Morbiato e Roberta Granelli]Lesvy Berlín Osorio: #SiMeMatan
Sono le due di pomeriggio del 5 maggio. Il corteo inizia a muoversi dalla facoltà di Scienze Politiche lungo, rabbioso. Avanza lento e grida forte. La testa è formata da un contigente di sole donne, gli uomini sono ammessi ma devono restare nella parte posteriore. Quando svolta verso la zona delle facoltà scientifiche il passaggio si restringe e i corpi si comprimono, il passo rallenta mentre i tamburi della batucada e centinaia di lingue pestano nelle orecchie: non una di più: non una assassinata in più! Non è stato un suicidio: è stato un femminicidio! No no no, non è un caso isolato: i femminicidi so-no-un-cri-mi-ne-di-Sta-to!
Da quanto gli stessi slogan? Ci sono momenti in cui la loro interminabile ripetizione provoca uno smarrimento profondo
– applaudite! applaudite! non smettete di applaudire che il maledetto machismo deve morire! –
e la sensazione che le cose non potranno mai migliorare può diventare devastante.
La notte tra il 2 e il 3 di maggio Lesvy Berlìn Osorio è stata assassinata nell’area della facoltà di Ingegneria dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM). Il suo corpo esanime è stato ritrovato legato a una cabina telefonica con il cavo dell’auricolare. Secondo i primi accertamenti Lesvy sarebbe rimasta fino alle quattro di notte nelle strutture dell’università in compagnia di alcuni amici e del suo ragazzo. I due si sarebbero poi separati dopo un litigio. (altro…)
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Giovanni Sartori (1924-2017), autoridad moral y cultura democrática @JornadaSemanal

[de Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal] El politólogo italiano Giovanni Sartori, quien falleció el pasado 4 de abril a los noventa y dos años de edad, fue uno de los más reconocidos estudiosos del mundo sobre teoría de la democracia, sistema de partidos y constitucionalismo.Desde la década de los años noventa del siglo pasado, en Italia, solía aparecer con frecuencia casi semanal en uno que otro programa de televisión de los que organizan debates entre políticos, ciudadanos e integrantes de organizaciones de la sociedad civil.
Extrañamente fue allí, y no en los salones escolares o en los periódicos con los que colaboraba, donde, todavía como estudiante de liceo, me familiaricé con su concepción de la “ciencia política”, una disciplina que, junto a la Rivista italiana di scienze politiche, fundó académicamente en Italia, con su visión de la democracia. (altro…)
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#VamosPorTodo: la candidatura indigena è una proposta anticoloniale


[di Matilde Brunetti, foto di Isabela Lunelli] La chiamata a un Consejo Indígena de Gobierno arriva dopo più di due secoli dall’indipendenza del Messico. Eppure è da intendersi come un passo storico verso la decolonizzazione, non più dal dominio spagnolo, ma dalla depredazione sistematica delle terre e delle risorse, messa in atto dall’invasione selvaggia neoliberista a braccetto col narcogoverno messicano.
Le numerosissime comunità indigene presenti sul territorio nazionale che hanno eroicamente resistito a secoli di colonialismo, preservando la loro lingua e identità, rischiano di soccombere davanti all’apertura sconsiderata che il governo priista garantisce al capitale straniero, interessato all’estrazione delle grandi ricchezze minerarie, acquifere e petrolifere del Messico.
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Denunciano Alitalia per maltrattamenti contro Ana Enamorado, del Movimiento Migrante Centroamericano e Orme della memoria @MMMesoamericano @huellasmemoria

Denunciamo la compagnia aerea Alitalia perché oggi, 31 maggio 2017, ha cancellato in modo ingiustificato il biglietto da Roma a Parigi di Ana Enamorado, cittadina honduregna ospite in Italia di Carovane Migranti e Amnesty per presentare la mostra itinerante sui desaparecidos Huellas de la memoria/Orme della memoria.La sua destinazione finale era Città del Messico. Quando Ana ha trovato un posto in un volo successivo, arrivata a Parigi, non le hanno fatto prendere il volo per il Messico. Dopo molte discussioni è riuscita a ottenere un posto nel volo che parte domani. Ma nel momento in cui stava richiedendo di poter passare una notte in hotel, visto che in alternativa avrebbe dovuto passare la notte in aeroporto senza avere nessuna colpa, non solo questa possibilità non le è stata concessa, ma è stata anche maltrattata con la minaccia di chiamare la polizia.
Denunciamo il maltrattamento che ha subito Ana Enamorado da parte dei funzionari di Alitalia. Esigiamo delle scuse pubblicamente e una notte in hotel per la nostra compagna.
Collettivo Huellas de la memoria / Orme della memoria (altro…)
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“Adonis, il pugile fantasma” –
Questo 23 maggio 2017, in Repubblica Dominicana, ricorreva il terzo anniversario dall’entrata in vigore della controversa Ley 169-14, meglio nota come Ley de Naturalización. Con questo provvedimento, il Governo dominicano intendeva porre rimedio alla riforma costituzionale del 2013 che, applicando retroattivamente nuovi criteri per l’acquisizione della nazionalità, di fatto, aveva prodotto oltre 200.000 apolidi. Tuttavia, ancora oggi, a tre anni di distanza, sono pochissime le persone che hanno potuto regolarizzare il loro status, mentre la maggior parte degli afectados resta sospesa in un limbo giuridico nel quale sono negati tutti i diritti civili. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni (IOM), inoltre, tra il 2015 e il 2016, circa 100.000 persone ritenute irregolari, quasi tutte di origine haitiana, sono state rimpatriate ad Haiti, in un clima di crescente tensione e violenza.
Questa è la storia di Adonis, un giovane pugile di talento nato e cresciuto in Repubblica Dominicana, il cui sogno di riscatto si è infranto contro il muro della burocrazia e del razzismo. Il corto, realizzato da Raúl Zecca Castel, è stato adottato e diffuso da Amnesty International all’interno della campagna di sensibilizzazione contro l’apatridia.
Per visualizzare la versione inglese clicca qui, mentre per quella in francese clicca qui.
Di seguito riproponiamo la lettura del reportage “Da schiavi a zombi”, sempre a firma di Raúl Zecca Castel, originariamente pubblicato sull’edizione online del Corriere della Sera il 12 gennaio 2017.
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Corresponsales con Javier Valdez / Corrispondenti con Javier Valdez #NiUnoMás #CorresponsalesConValdez

[Comunicato in italiano e in spagnolo. Reproducimos aquí el comunicado que decenas de corresponsales y periodistas independientes están difundiendo para denunciar y exigir justicia para Javier Valdez, periodista asesinado en Culiacán, Sinaloa, el pasado 15 de mayo. Después sigue traducción al italiano. Descarga el comunicado “Corresponsales con Valdez” en Link PDF – Fotogalería lamericalatina.net link – Artículo link]#CorresponsalesConValdez #NiUnoMas – La prensa extranjera dice: Los corresponsales de medios extranjeros en México condenamos el asesinato de nuestro compañero Javier Valdez. Estamos conmocionados por este nuevo crimen que forma parte de la reciente escalada de agresiones a nuestros colegas periodistas mexicanos, cuya valentía admiramos profundamente. El presidente Enrique Peña Nieto acaba de comprometerse a que la muerte de informadores no quede impune y coincidimos con él en que se necesitan “medidas extraordinarias” ante la herida que, como él mismo dijo, este tipo de violencia ha abierto en la sociedad mexicana. Creemos que un efectivo acceso a la Justicia es fundamental para frenar las agresiones y garantizar el ejercicio del periodismo en condiciones de seguridad y libertad. Un compromiso real y decidido contra la impunidad y por la protección de los periodistas es indispensable para convertir el asesinato de Javier Valdez en un parteaguas que ponga fin a las agresiones contra la prensa, baluarte fundamental de cualquier democracia.
Ciudad de México, 21 de mayo de 2017
FIRMANTES – 186 periodistas de 69 medios e independientes
Comunicato in italiano:
La stampa straniera dice: I corrispondenti dei mezzi di comunicazione stranieri in Messico condannano l’assassinio del nostro compagno Javier Valdez. Siamo commossi da questo ulteriore crimine che fa parte della recente escalation di aggressioni contro i nostri colleghi giornalisti messicani, il cui coraggio ammiriamo profondamente. Il presidente Enrique Peña Nieto ha appena annunciato un impegno a far sì che la morte dei reporter non resti impunita e siamo d’accordo con lui sul fatto che ci sia bisogno di “misure straordinarie” dinnanzi alla ferita che, come lui stesso ha detto, questo tipo di violenza ha aperto nella società messicana. Crediamo che un effettivo acceso alla Giustizia sia fondamentale per frenare le aggressioni e garantire l’esercizio del giornalismo in condizioni di sicurezza e libertà. Un compromesso reale e deciso contro l’impunità e per la protezione dei giornalisti è indispensabile per convertire l’assassinio di Javier Valdez in uno spartiacque che metta fine agli attacchi contro la stampa, baluardo fondamentale di qualunque democrazia.
Città del Messico, 21 maggio 2017
FIRMANO – 186 giornalisti di 69 mezzi di comunicazione e indipendenti
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“Javier no murió, el narcogobierno lo mató”. Fotogallery della veglia per denunciare l’assassinio di giornalisti

Foto di Dardo Neubauer e Caterina MorbiatoLa sera del 16 maggio diverse centinaia di persone si sono riunite per ripudiare il vile assassinio di Javier Valdez e le tante morti di giornalisti che in Messico non fanno che crescere anno dopo anno. Valdez, tra i piú noti giornalisti messicani, per anni ha raccontato con serietá e dedizione il fenomeno del narcotraffico messicano e le sue interconnessioni con lo Stato. Il suo assassinio si è consumato nello stato del Sinaloa, sede dell’omonimo cartello criminale, tra i più forti al mondo, e che fu governato da “El Chapo” Gùzman. Di tutto questo ci ha parlato due giorni fa Fabrizio Lorusso in questo post.
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Vile assassinio di Javier Valdez, giornalista messicano che raccontava la terra del Chapo

[Fabrizio Lorusso, da Huffington] Messico – Sono sei i giornalisti assassinati in Messico nei primi cinque mesi dell’anno. E ancora non scoppia nessuna rivoluzione. Certo è che il 15 maggio diventerà per tanti uno spartiacque, un po’ come lo è stata la notte del 26 settembre 2014, data della sparizione forzata dei 43 studenti di Ayotzinapa.Javier Valdez era un giornalista coraggioso, autore di libri come Gli orfani del narcotraffico, Mala-erba, Sequestri: storie reali di desaparecidos e vittime del narcotraffico e Narco-Giornalismo. Era stato tra i fondatori del noto portale Río Doce nel suo stato natale, il Sinaloa, ed era collaboratore dell’agenzia internazionale Afp e del quotidiano nazionale messicano La Jornada, tra gli altri.



[di Fabrizio Lorusso da