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Presentación de libro de Amara Lakhous: Feria del Libro Independiente (Méx DF)

Los invitamos a la presentación de la novela: “Choque de civilizaciones por un ascensor en Piazza Vittorio” de Amara Lakhous. Es parte de las actividades de la Feria del Libro Independiente en la librería del FCE “Rosario Castellanos”. Miércoles 29 de mayo, 5:00 pm. Participan: Luis Tovar (Jornada Semanal); Fabrizio Lorusso (Traductor); Ioana Pieleanu (Ed. Elephas).
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Las lentes de un sinfín de culturas convergen en un solo punto: el ascensor de un pequeño edificio en Piazza Vittorio. Interminables conflictos entre los vecinos, extranjeros la mayor parte, crean un gran escenario en el que se revela la naturaleza oculta de cada uno de ellos. Nadie puede huir de las críticas y de los prejuicios de los otros. Se trata de una novela satírica, llena de polifonías que pone al descubierto el choque de civilizaciones.
Un ascensor, un asesinato ¿cuál de los vecinos de Piazza Vittorio ha sido? ¿Acaso Amedeo?
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Amara Lakhous nació en Argel en 1970 y vive en Roma desde 1995. En 1999 publicó su primera novela, Le cimici e il pirata, en versión bilingüe árabe/italiano; en 2003 publica su segunda novela en árabe, Come farti allattare dalla lupa senza che ti morda, posteriormente reescrita en italiano con el título Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio. Por esta novela obtuvo el premio Flaiano de narrativa en 2006, además del premio Racalmare- Leonardo Sciascia.
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“Lakhous parece sugerirnos que las emociones no tienen fronteras políticas o geográficas, y que la verdad sobre los hechos, las personas y su comportamiento nunca está sola; no hay una verdad absoluta, sino un conjunto de verdades que en conjunto constituyen lo que somos. Una lectura recomendable, que contrasta fuertemente con los clichés sobre los extranjeros, que se encuentra en el centro del debate que involucra a una sociedad cada vez más compleja y compuesta.”
–(La Regione, Suisa) -
Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (sbarca in Messico)


Amara Lakhous, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio (Choque de civilizaciones por un ascensor en Piazza Vittorio), edizioni e/o, 2006, pp. 192, € 10,20 [Versione in spagnolo: Editorial Elephas, Mexico City, 2012, pp. 160, pesos MXN 199] Recensione di Fabrizio Lorusso da CarmillaOnLine
L’anno scorso ho curato la traduzione dall’italiano allo spagnolo di questo romanzo dello scrittore algerino Amara Lakhous per Elephas, piccola editrice indipendente messicana, e questa è la recensione per il quotidiano messicano La Jornada che ho tradotto per Carmilla. Le civiltà possono scontrarsi in molti modi diversi. E se al posto di farlo in politica o nella storia, lo fanno in un semplice condominio popolare o addirittura nell’angusto spazio di un ascensore, la situazione può complicarsi. Lo scrittore algerino Amara Lakhous, che vive a Roma da molti anni ed è autore di Le cimici e il pirata (1999) e Divorzio all’islamica a Viale Marconi (2010) ci immerge nell’Italia dei migranti con un romanzo poliziesco corale.
C’è stato un omicidio in un palazzo di Piazza Vittorio, a Roma, e i vicini, uno dopo l’altro, narrano la propria versione dei fatti anche se, allo stesso tempo, ricostruiscono il loro passato, le loro storie e le loro vite quotidiane di migranti, tra gli estremi dell’integrazione e del rifiuto che la capitale gli fa provare alternativamente. Parviz Manssor Samadi è iraniano e Benedetta Esposito è di Napoli. Iqbal Amir Allah è bengalese, mentre Maria Cristina González viene dal Perù. Antonio Marini è nato a Milano, nel profondo Nord nebbioso, e Johan Van Marten viene dall’Olanda e sogna di diventare il “nuovo Fellini” girando un film sui personaggi, così veri e crudi, di Piazza Vittorio.
Sandro Dandini, invece, è di Roma e Abdallah Ben Kadour è algerino. Del Signor Amedeo non sappiamo molto, nemmeno la nazionalità, ma la sua fidanzata è italiana e si chiama Stefania. Elisabetta Fabiani vive col suo cagnolino, ululante e viziato, che si chiama Valentino e infine il tamarro Lorenzo, alias il Gladiatore, è il più odiato del condominio. Tutti loro sono inconsapevolmente i protagonisti a Piazza Vittorio, tutti sanno qualcosa, almeno un tassello.
Nei loro racconti c’è la realtà dura del razzismo e del pregiudizio, degli stereotipi e delle incomprensioni in una società cambiante e contraddittoria, complicata e poco avvezza al dinamismo, alla diversità e al concetto del melting pot, il punto di fusione di popoli diversi, l’integrazione. Ma ci sono anche esempi di solidarietà e avvicinamenti inattesi, casi di tolleranza e di successo nella costruzione del crogiuolo multiculturale dell’Italia nel nuovo millennio.

Il Signor Amedeo, personaggio chiave del libro, rispettato straniero che sembra un italiano, di cui nessuno riesce a indovinare la provenienza, conosce tutti i condomini e ogni giorno appunta nel suo diario i pensieri e le sensazioni della vita migrante, la quotidianità della vita migrante in brevi testi che lui chiama “ululati”, e così ricorda anche il vissuto di tutti i vicini.
Stranieri e italiani, uomini e donne sono sempre sul piede di guerra per quell’ascensore che, secondo il professor Antonio Marini, rappresenta “la barriera tra la civiltà e la barbarie”. Secondo la custode Benedetta è un sacro tempio inviolabile che lei protegge da invitati e forestieri, da ospiti indesiderati e da condomini che giudica maleducati. Al contrario per Amedeo l’ascensore è una scatola claustrofobica insopportabile e, per il cuoco Parviz, si tratta di un luogo di meditazione inuguagliabile. Infine il Gladiatore lo vede come uno spazio ideale per orinare e per morire, visto che qualcuno proprio lì mette fine alla sua esistenza. E saranno pochi quelli che piangeranno la scomparsa del giovane. Cominciano le ricerche. A poco a poco l’incastro dei pezzi del puzzle prende forma grazie alle indagini del commissario di polizia Bettarini che prova a ricomporre le storie del condominio di Piazza Vittorio.
Questo Scontro di civiltà è la storia di una comunità variopinta i cui appartenenti, tuttavia, non hanno niente in comune, tranne il fatto di vivere in un quartiere ormai multietnico in uno dei cuori della città eterna e di essere chiamati a testimoniare in qualità di potenziali testimoni di un crimine. Come farti allattare dalla lupa senza farti mordere? Questo era il titolo della prima versione del libro scritta in arabo. Roma, la lupa, forse non morde, ma fa pensare. Lakhous ci invita a vedere con gli occhi degli altri, a percepire l’alterità con ironia e amaramente allo stesso tempo, in altre parole l’autore ci sfida a comprendere, o almeno captare, le integrazioni e le resistenze delle culture migranti in quest’angolo romano della vecchia Europa, sorniona e troppo spesso chiusa in se stessa.
[N.f.d.t. Nota finale del traduttore]
Nella traduzione allo spagnolo di quest’opera, previo accordo tra il sottoscritto, gli editori e i correttori di bozze, s’è deciso di utilizzare a seconda del contesto i due termini spagnoli “migrante” e “inmigrado” per tradurre la parola italiana “immigrato” e modularne alcune sfumature semantiche. Infatti, distinguere in spagnolo tra un “migrante” e un “inmigrado”, un termine che nella variante messicana risulta piuttosto pesante e burocratico ed è associato automaticamente all’odiato ufficio stranieri, l’INM o la “migración” del Ministero dell’interno, aiuta a rendere più flessibile il concetto. Questo vola così in due possibili direzioni semantiche dalle diverse valenze culturali, politiche e sociali. Una, quella legata al “migrante”, che è un participio presente (vedi articolo “Ser migrante” di Matteo Dean), ricorda viaggi, dignità, sofferenze e avventure, ci parla di una persona in movimento, costantemente, col suo bagaglio culturale e, forse, le sue speranze di tornare un giorno a spostarsi, ma non necessariamente per tornare al suo paese d’origine. Diciamo che incorpora una visione più romantica e dinamica della migrazione. Quella dell’immigrato o “inmigrado”, che è un participio passato, è un’idea che rimanda, invece, a una presenza fissa, più stabile in certi casi o addirittura clandestina e precaria in molti altri, ma che, ad ogni modo, riguarda etichette e stereotipi, si divincola tra leggi e autorità, ricorda codicilli e permessi più che viaggi e costruzioni, incomprensioni più che integrazioni. Dunque abbiamo differenziato in spagnolo il loro uso perché un migrante è diverso da un immigrato.
[Per chi (?) si trovasse dalle parti di Città del Messico, il romanzo verrà presentato alla IV edizione della Feria del Libro Independiente mercoledì 29 maggio alle 17 presso la Libreria Rosario Castellanos del Fondo di Cultura Economica]
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Le macerie di Haiti: il libro sulla rivista Punto d’Incontro México

12 maggio 2013 – Scavare tra le macerie. Raccontare il terremoto. Descrivere la tragedia. Osservare e ascoltare l’ingiustizia, la speranza, la dignità. Specchiarsi nel riflesso della prima isola scoperta da Colombo, ai margini dell’estremo Occidente. Sentire che Haiti è molto più che una crepa aperta nella terra. Haiti è Dafney che ogni sera prega cantando e scrive su un foglio bianco tutto quello che ricorda di se stessa, nella speranza di trovare un lavoro qualunque. È la domenica dei bambini in attesa del gelato di Padre Rick. È la tragedia dei corpi senza volto e senza nome ammassati nella morgue.
[Lee este artículo en español] [Punto d’incontro su Facebook]
Fabrizio è arrivato a Porto Principe nel febbraio duemiladieci, subito dopo il terremoto che ha fatto oltre duecentocinquantamila vittime e un milione e mezzo di senza tetto.
Romina nell’ottobre duemilaundici, nel pieno dell’emergenza per il colera e della ricostruzione, mai cominciata, della capitale.
I loro racconti si alternano, spesso parlano degli stessi luoghi e delle stesse persone conosciute in situazioni e tempi diversi. Le narrazioni diventano a volte dei reportage, dei diari di bordo, altre volte sono dei flussi di coscienza, vividi e pungenti. Per spiegare che le macerie di Haiti non sono soltanto quelle lasciate dal terremoto.
Fabrizio Lorusso e Romina Vinci, giornalisti italiani autori di questo testo, hanno deciso di devolvere all’Aumohd, associazione attiva sul territorio haitiano, i proventi derivanti dal diritto d’autore di questo libro che si trova in vendita alla Libreria Morgana di Città del Messico e —online— su ibs.it,Amazon e le principali librerie online.
Fabrizio Lorusso vive in Messico da 12 anni. È giornalista, scrittore e accademico, dottorando in Studi Latino Americani alla Universidad Nacional Autónoma de México. Si dedica all’insegnamento della linguacultura italiana, della storia e politica latino americane e alla traduzione. Il suo blog personale è http://LamericaLatina.Net
Romina Vinci è una giornalista nata nel1983. Laureata in Scienze Umanistiche, insegue il sogno di una vita intesa come sintesi tra scrivere e viaggiare. Ha attraversato l’Europa, per poi spingersi negli Stati Uniti, in Libano, in Kosovo, in Afghanistan e ad Haiti. Il suo blog personale è http://rominavinci.wordpress.com
Intervista a Romina Vinci
sul libro Le Macerie di Haiti(fabrizio lorusso / romina vinci / puntodincontro.mx / adattamento di massimo barzizza)
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Diario Latino: Occhi aperti. La Santa muerte, ora, è anche in Italia
[Segnalazione dal Blog Diario Latino di Alex Giaco] Un libro uscito in Italia a metà febbraio allo scopo di raccontare un culto che nasce dalla fusione di varie credenze folkloristiche locali e tradizioni arrivate in America Latina dai colonizzatori europei. Destinatario: il pubblico italiano che in massima parte non ne sa assolutamente nulla. Milanese di nascita ma da 11 anni a Città del Messico, Fabrizio Lorusso giornalista, docente, blogger è l’autore di Santa Muerte patrona dell’umanità. Santa, Santisima Muerte, la senora, la nina blanca, la nina bonita, la jefa, sono alcuni dei soprannomi dati alla Muerte dai cosiddetti Santamuerteros, i quali allestiscono altarini e piccoli santuari in suo onore. Se ci fosse una capitale di questo culto sarebbe Tepito, un quartiere mercato di Città del Messico con una identità forte e con la Santa come patrona.In un Messico dove la chiesa cattolica sta perdendo progressivamente fedeli, non si sa con precisione quanti siano i devoti della Santa. Chi dice due, chi dieci milioni. Gli studi affidabili sulla diffusione del culto sono recenti e poco numerosi e c’è chi gli attribuisce origini preispaniche. La morte santificata che diventa folclore, cultura e religione, temuta e amata, venduta e osteggiata, ma pur sempre realtà ineludibile in Messico. Un culto che si sta espandendo verso nord, superando la frontiera con gli U.S.A., contaminando la comunità latina che vi abita. Altari compaiono lungo il muro che separa i due stati, e sui cruscotti dei fuoristrada che percorrono le polverose strade da una parte all’altra della frontiera. Santa Muerte patrona dell’umanità ci spiega questo fenomeno andando oltre i luoghi comuni e cercando di abbracciare aspetti più ampi della cultura latinoamericana. E chissà che nei prossimi giorni non sarà proprio lo stesso autore a parlarcene. Per ora vi lascio con questo video. -
Canti Orfici – Cantos Órficos de Dino Campana (lectura italiano-español)

Grabación del programa radio ITINERARIOS (9/5/13) conducido por José Manuel Recillas en http://www.ciudadradio.mx/ – Lecturas de Fabrizio Lorusso (italiano) y Eduardo Romero (español) de los Cantos Órficos (Canti Orfici ) del poeta italiano Dino Campana. Gracias a Oscar por el soporte técnico.

Lista poemas:
La chimera – La quimera
Il canto della tenebra – El canto de la tiniebla
La petite promenade du poete
Firenze – Florencia
Sogno di prigione – Sueño de prisión
Genova
Donna genovese – Mujer genovesa
A una troia dagli occhi ferrigni – A una puta de ojos ferrizos
Buenos Aires
Une femme qui passe -
Sessismo in pubblicità (due video e una mentalità)

Inserisco due video sulla stessa tematica, o meglio, sulla stessa problematica. Il sessismo in pubblicità e nei mass media per decenni ha amplificato e distorto mentalità e comportamenti già esacerbati dal patriarcato, dal consumismo e dal privatismo (queste ultime sono due ideologie sottostanti e giustificatrici del momento attuale e degli sviluppi recenti del capitalismo).
La donna è oggetto, il maschio domina e il mercato smercia. In società maschiliste e patriarcali la vendita dei prodotti diventa vendita del corpo e di un immaginario sessista e, spesso, misogino. Il primo video raccoglie numerosi esempi italiani e internazionali. Il secondo “Rappresentazioni di genere nella pubblicità” è un progetto scolastico creato dal gruppo sugli studi di genere e le donne (Women and Gender Studies class) alla University of Saskatchewan di Sarah Zelinski, Kayla Hatzel and Dylan Lambi-Raine. Mostra quanto possono essere ridicole le forme in cui i media ritraggono i ruoli di genere e gli stereotipi ad essi legati attraverso un ribaltamento dei ruoli uomo-donna (nella seconda parte del video).
Foto di un estratto del programma sessista danese Blachman (o “uomini che guardano le donne e commentano”, definito come “il più sessista del mondo”). Leggi dell’iniziativa CASCOS ROSAS in Ecuador…













