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  • Addio a Chavela Várgas, sciamana del canto

    Addio a Chavela Várgas, sciamana del canto

    [Dal quotidiano L’Unità del 7 agosto 2012, Fabrizio Lorusso“Silenzio, silenzio: da oggi le amarezze tornano ad essere amare, se n’è andata la gran dama Chavela Várgas”, annunciava domenica la pagina del profilo Twitter della cantante Isabel Várgas, “la sciamana” della musica popolare messicana, come la chiamavano i sacerdoti del popolo indigeno dei huicholes, i custodi millenari del cactus allucinogeno peyote.

    È morta a 93 anni per insufficienza cardiaca e respiratoria in un ospedale di Cuernavaca, la città dell’eterna primavera nel cuore del Messico, dopo aver realizzato il suo ultimo desiderio: presentare La luna grande, album dedicato al poeta García Lorca, in Spagna, paese in cui è amatissima, anche grazie alle sue numerose collaborazioni con il regista Pedro Almodóvar.

    Isabel, detta affettuosamente Chavela, diceva di non temere la morte che “non dev’essere poi così brutta, anzi può essere bellissima”. Era nata in Costa Rica, ma a soli 14 anni s’era trasferita in Messico per cercare vocazioni e avventure che l’hanno portata a diventare un’icona internazionale con oltre due dozzine di dischi registrati.

    Ribelle e carismatica, fu la prima donna a rompere il monopolio maschile nella musica tradizionale messicana, quella ranchera, tipica dei mariachis e dei machos coi baffetti e il sombrero. Cambiò i canoni dell’abbigliamento femminile con i suoi pantaloni e le camicie bianche, capi riservati in scena solo agli uomini.

    Amica della fotografa Tina Modotti e di Leon Trotsky, ha rivelato d’aver avuto una relazione truffaldina con la pittrice Frida Kahlo, compagna del muralista Diego Rivera, e nel 2000 ha dichiarato apertamente la sua omosessualità.

    La sua voce intensa e penetrante, perfetta per passare nelle cantinas le serate più malinconiche, intrise di lacrime e tequila, ha saputo emergere dalla strada per scalare le vette delle piramidi messicane e guardare il mondo dall’alto.

    Uniche le sue interpretazioni di ballate universali come Macorina, canzone rivoluzionaria in tutto il Latino-America, Paloma Negra (“colomba negra”), La Llorona (“la piagnona”) e La Sandunga, riprese recentemente anche dalla famosa cantautrice messicana Lila Downs. Invitata da Salma Hayek, nel 2002 era comparsa nel celebre film Frida di Julie Taymor.

    La salutiamo come lei stessa salutò il suo pubblico in Argentina qualche anno fa: “Penso che mi eternizzerò. Passerà il tempo e parleranno di me un pomeriggio a Buenos Aires. Quando comincerà a piovere, gli uscirà una lacrima e sarà una Chavela piccola piccola”.

  • Mala Suerte (il romanzo)

    Mala Suerte (il romanzo)

    Basta un romanzo, ma non qualunque romanzo. Ce ne vuole uno rosso Cuba,  rosso salsa e impregnato di rhum caraibico, un po’ portoricano dal retrogusto bolognese, sanguigno in campo verde amazzonico. Ma che sia anche scuro, misterioso. Basta una guerriera, ma non una di cartapesta. Basta la danza da combattimento brasiliana, la capoeira, ma non è nulla se non s’insinua tra le curve sfrenate del reggaetón. Basta un omicidio, un po’ di Mala Suerte, e quindi un’altra estate italiana si tinge di noir speziato e suggestioni latine sotto il segno del Destino e dei ricchi distillati di canna.

    Dopo l’esordio guerriero con ¡Tú la pagarás! nel 2010 e poi Fuegol’estate successiva, ecco che nel 2012, anno della fine del mondo secondo le profezie maya, il nuovo romanzo di Marilù Oliva si chiama Mala Suerte ed è musica, fato, ballo e morte, passato e amore, fragilità e ribellione, è cuore al ritmo della conga e passione misteriosa sincopata.

    Ma è anche un’altra occasione per accompagnare Elisa Guerra, alias La Guerrera, nella sua terza avventura investigativa, emotiva e ballereccia. Basterebbe lei sola, ma la Buena Suerte l’ha affiancata di nuovo alla sua inseparabile ed eterea compagna d’appartamento (e di vita), la portoricana Catalina, esperta di astri e cartomanzia, e all’ispettore Basilica.

    Chi è Elisa? Ce lo dice lei, “Io, Elisa Guerra, detta La Guerrera, giornalista pubblicista, a breve laureata in criminologia, lottatrice per definizione, capoerista vincitrice degli ultimi campionati ma, dentro, sconfitta per destinazione, devota alla musica salsa e pochi altri piaceri effimeri morganatici del corpo, nichilista, siciliana per natali ma bolognese di adozione e per ora senza patria, misantropa e refrattaria all’amore, dovrei andare a lavorare nel luogo più strampalato che esista, un’agenzia matrimoniale?”. Non si può fare.

    Mala Suerte è una riflessione sul destino umano e sul libero arbitrio, in cui Dante ci accompagna, e illumina con la sua saggezza eterna la piccola ed esplosiva Elisa Guerra, precaria del lavoro e della vita, ma sempre in lotta, insonne. E’ forse la fine di una trilogia, ma anche no. O meglio. Ci auguriamo di no perché proprio adesso la stavamo conoscendo meglio, a fondo, e proprio adesso la lettura appassionata si stava trasformando in qualcos’altro, nell’insostituibile presenza, amichevole, amorosa, passionale.

    E conosciamo oltre, ora viviamo più intensamente il flashback e scorriamo i trascorsi familiari della Guerrera, la lotta contro se stessa e la fuga dalla prozia, sua educatrice inflessibile, Fausta Zenzero, un personaggio attivo in Mala Suerte, ma solo presente, da lontano, nei primi due romanzi.

    “Anaffettiva e pignola, la mia prozia Fausta Zenzero non è rapportabile alle matrigne delle fiabe per quella sua assenza di malvagità totale che in qualche modo l’ha sempre salvata dai giudizi altrui”, Elisa dixit. E’ l’ultima porta aperta su un passato difficile, su una difficile vicenda familiare, che andrebbe richiusa dopo essere stata spalancata per troppi anni.

    Dante è sempre vivo, sta con la Guerrera, per colpa o per merito di quella Commedia che lei dovette imparare a memoria quando viveva con la zia e che dispensa consigli al suo presente sospeso tra sentimenti occulti, indagini poliziesche e una tesi di laurea sempre in bilico, prossima alla fine e irraggiungibile, come gli amori irrisolti di una notte e quelli che potrebbero, invece, dare forma e senso. E per esempio “…de la volontà la libertate; / di che le creature intelligenti, / e tutte e sole, fuoro e son dotate.” dice Beatrice a Dante nel V canto del Paradiso parlando della capacità decisionale di ciascuno di noi.

    In Mala Suerte esploriamo il vuoto e capiamo il personaggio di Elisa che con coraggio sfida i retaggi tragici della rottura dell’equilibrio, del dramma del suicidio in famiglia, quella morte provocata e accarezzata, conosciuta sin dall’infanzia, e per questo ancora più inspiegabile e ignota. C’è anche un viaggio parallelo nei generi musicali (chi pensava fossero così tanti?) della musica afro-antillana: un capitolo, un ritmo. Un genere, una storia, un paese, una cultura, dall’hip hop cubano al cha cha cha, dalla rumba al cubatón, il merengue e la bachata, ecco la Guerrera che ci porta e danza dentro a “su música”, la sua e la nostra.

    “Con questo bel romanzo, La Guerrera entra a pieno titolo nell’Olimpo dei personaggi del noir italiano”, ha scritto Massimo Carlotto parlando del personaggio creato da Marilù. Ed è un commento che la inserisce nel panorama del thriller italiano, calato, però, nella realtà sociale della precarietà e nei bassifondi postmoderni che troppo spesso ci rifiutiamo di vedere nelle nostre città-monumento, immobili e false.

    Tornano i personaggi border line, vanesi in bilico tra emarginazione economica, migrazione fisica e spirituale, incertezze e identità pervertite dal crimine, dalla smania di apparire senza essere e dalla frivolezza di un mondo attraente e pericoloso, narrato in modo sinuoso e musicale. Non credo ai tarocchi di Catalina, né all’astrologia o alle illusioni d’amore scandite a ripetizione nella salsa, però, dopo la lettura feroce del libro, sì credo alla Suerte, che sia Mala o Buena dipende da noi, hasta pronto.

  • Cumple con Sueño (Poesía para mi cumpleaños)

    Cumple con Sueño (Poesía para mi cumpleaños)

    Cumple con Sueño

    Otra vez un día, regocijo de soles

    Silentes destellos de madrugada

    Se acuestan en su cénit, dormitan

    Y languidece la luz estancada.

    Es el segundo de este mes

    Esclavo del primero, ansiado

    Mentor del tercero de agosto

    Abuelo del cuarto, simple jornada.

    En el bosque del desencanto

    El festejado ausente sonríe

    Tiene pinta de orgulloso

    Gozador de cielos de allende

    Que no se salva de sus deseos.

    Tu mirada filosa de rearmo

    Lo marea de ganas ancestrales

    Lo cerca más, justo en el día

    Del nacimiento recordado

    Así una orgía de dudas

    (Las que Tú quieras)

    Lo cautiva sinuosamente.

    Afinaba en ti voces unísonas

    Cuerdas de sentidos encimados.

    Hoy retumba su gravedad distante

    En el horizonte cae contigo

    Se desmagnetiza su atractivo

    (Un imán de metales espurios)

    Se derrumba la pila de los años

    Si se quitan las piezas más preciosas.

    Ya no sirve la lógica aprehendida

    Remendando desgarres

    Hijos de necedades y ganas

    Cosidos con alambre de púas

    Entre orillas de pieles divorciadas.

    Esfuma la promesa arrojada al viento

    Incumplida como los años del ausente

    Fallida es la primavera sin flores

    Feliz por ser utopía de movimiento

    Hogar para sueños peregrinos

    Que navegan más allá de la noche.

    De Fabrizio Lorusso

  • La Revolución no va en Televisión @México

    La Revolución no va en Televisión @México

    In una recente intervista all’accademico canadese “messicanista” James Cockcroft su Real News Network viene avanzata un’ipotesi interessante. Provo a riassumerla e ampliare alcuni punti che lì sono solo suggeriti per poi passare alla situazione sociale messicana e alla recente occupazione simbolica della sede della maggiore TV nazionale (TeleVisa, 5o gruppo media del mondo e primo in America Latina) conclusasi venerdì 28. Secondo Cockcroft le banche statunitensi, in fallimento (o quasi) dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 e in piena crisi mondiale, avevano e hanno bisogno, tra gli altri, dei flussi finanziari provenienti dal narcotraffico (il secondo o terzo maggior generatore mondiale di movimenti monetari), posseduti e riciclati in buona parte dai cartelli messicani e dagli operatori statunitensi degli stessi. Quindi in Messico la lotta alle fonti di finanziamento e la chiusura dei rubinetti del denaro dei narcos è stata debolissima ed è una denuncia che moltissimi opinionisti ed esperti hanno rivolto alle autorità. S’è privilegiata la politica di militarizzazione della guerra ai narcos, spinta dal presidente messicano Felipe Calderón del PAN (Partido Acción Nacional, destra) anche per recuperare la scarsa legittimità (solo mezzo punto di scarto e brogli elettorali) con cui aveva vinto le elezioni presidenziali del 2006 contro le sinistre e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador (AMLO). La narcoguerra degli ultimi 6 anni ha causato 60mila morti e 16mila desaparecido, ma ha significato un’epoca di vacche grasse per il traffico, lecito e illecito, di armi oltreché per i piani (tipo il noto Plan Merida) di “aiuto” militare statunitense in Messico e per operazioni illegali come Fast and Furious (passaggio di armi USA-Messico) che hanno mostrato (di nuovo) come il narco-business sia ormai diversificato, vantaggioso da entrambi i lati della frontiera e come si sia ampliato e collegato al commercio di armi (oltre che a quello di persone, di migliaia di veri e propri schiavi contemporanei costretti alla prostituzione o uccisi per la vendita degli organi). Ecco il video intero dell’intervista:

    Anche i desaparecidos di questa amministrazione militarista stanno lì a testimoniare i nessi fecondi e criminali tra narcos, stato (a vari livelli di governo), commerci illeciti, sistema economico “legale”: la riduzione in schiavitù di donne e uomini dei settori più vulnerabili della società, il traffico e, sempre più spesso, la sparizione di persone, la diffusione delle armi e il proliferare delle mattanze sanguinarie vengono considerate in Messico come un male necessario, nella migliore delle ipotesi, o come un effetto o danno collaterale di una strategia che si presume vincente. Inoltre pare che il PRI, il partito egemonico per 71 anni al potere dal 1929 al 2000, abbia vinto le elezioni (siamo in una fase di grosse contestazioni verso tutto il processo elettorale e la qualità della fragile democrazia messicana) e il suo candidato Enrique Peña Nieto si appresta a diventare presidente in mezzo a scandali, manifestazioni popolari di massa, denunce e polemiche per la compravendita dei voti, gli eccessi enormi (da 10 a 13 volte del budget previsto) delle spese di campagna e il trattamento mediatico di gran favore ricevuto per anni da TeleVisa, la principale catena TV nazionale.

    Il 1 luglio scorso s’è votato per eleggere presidente e parlamento, 6 governatori locali e migliaia di altre cariche di tipo amministrativo. Pochi media ne hanno parlato, ma ci sono stati 9 morti, 7 feriti, 66 arresti e migliaia di altre anomalie. Secondo Cockcroft l’eventuale arrivo alla presidenza del leader della coalizione progressista, López Obrador, che s’è ricandidato nel 2012 con un programma di austerità, tagli alla politica e lotta alla corruzione e ora ha impugnato le elezioni presso il tribunale elettorale per le irregolarità verificatesi in tutto il processo, avrebbe rappresentato un grosso problema. Ma per chi? Sarebbe forse stato un ostacolo evidente per i variegati business illeciti che, in qualche modo, sostengono i flussi monetari Messico-Usa e, in particolare, sarebbe stato problematico per i gruppi d’interesse che da Washington a Mexico City, da El Paso a Sinaloa, sorvegliano e mantengono in vita i meccanismi della criminalità organizzata e le interazioni tra l’economia illegale, quella semisommersa e l’illegale attraverso i business del sequestro e commercio di persone, droga, armi. Obrador è osteggiato, in Messico (e si sa), ma probabilmente anche negli USA. Cockcroft non sviluppa oltre l’idea nell’intervista, ma intanto cominciamo a pensarci.

    AMLO è stato l’unico candidato a proporre (poi andrebbe visto se sia in grado di andare oltre le parole) un cambiamento netto di strategia rispetto all’ultimo sessennio, mentre Peña Nieto viene visto da molti come il candidato dei “patti con i narcos”, in quanto erede della corrente più retrograda e antidemocratica del PRI, quella del ritorno al passato: è il cosiddetto gruppo dei “gobernadores”, cioé i governatori degli stati (21 su 32) in cui il PRI mantiene il potere locale e che rischiano di diventare i bastioni di un nuovo regime autoritario, vera nube nera sulla fragile democrazia messicana. Ma cosa sta succedendo nella primavera messicana (ormai estate piovosa e di lotta) a livello politico e sociale?
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    Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico. In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%. Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

    Mentre il vero saldo di sangue e anomalie del primo luglio spariva dalla cronache e dai messaggi ufficiali a reti unificate, arrivavano invece copiose le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali che descrivevano il caos prevalso in tante zone del paese. La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti (e da 10,5 milioni di votanti) da lui governata fino al 2011. Nel 2006 Peña ordinò una delle peggiori repressioni della polizia contro la popolazione civile ad Atenco e il saldo fu terribile: 2 morti, centinaia di arresti e di feriti, stupri in carcere, violazioni ai diritti umani e incarceramenti a tappeto e senza prove. Nessun responsabile, criminalizzazione indebita dei movimenti sociali e popolari e un boomerang che è tornato adesso indietro a Peña Nieto, carico di forze di una nuova generazione di messicani che non dimenticano.

    Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito. Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan. La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

    “Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti. Fuori dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico alla università privata IberoAmericana della capitale. Il candidato era stato giustamente contestato per i fatti di Atenco del 2006 e per la sua presenza mediatica strabordante frutto di un patto con la principale catena TV, TeleVisa, rivelato da The Guardian il giugno scorso, ma da tempo denunciato dai suoi oppositori. Ed è dal 20 maggio, giorno della prima marcia anti-Peña organizzata attraverso i social network, che la gente e il movimento studentesco non smettono di scendere in piazza, praticamente ogni settimana, trovando forme di protesta pacifica sempre più creative quanto decise.
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    Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone hanno manifestato per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”. Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”. Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

    C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera. Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione (OJO: articolo di Andrea Spotti sulla Convención), la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

    Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”. Rispondendo anche a chi criticava “il blocco” di una parte della città e della sede della TV, il movimento 132 ha risposto nel suo comunicato finale: “E’ Televisa che ha bloccato l’informazione, che ha cercato di bloccare la nostra mente, è responsabile del blocco più violento che possa esistere: quello della democrazia”. Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano. Fabrizio Lorusso Da CarmillaOnLine

    Due link in spagnolo ottimi per approfondire da The Narco News Bulletin
    YoSoy132 e strategia di lotta qui
    Como non essere divorati dai dinosauri al potere qui

  • YoSoy132 Swinging Rola y Video

    YoSoy132 Swinging Rola y Video

    Por los de Pasta de Conchos
    por la guardería ABC
    por una monja que amé
    antes del siglo XVIII
    por los fandangos jarochos
    por mi chile y tus tortillas
    por que nunca de rodillas
    tengas que pedir empleo
    por el nieto de Ireneo
    por Zapata y Pancho Villa

    Por Atenco y por Acteal
    por el grito de Dolores
    porque quiero llevar flores
    a mi propio funeral
    porque me parece mal
    que gobierne la avaricia
    porque el odio y la codicia
    no maten nuestra raíz
    porque vivo en el país
    de Don Quijote y de Alicia

    Porque tengo en la memoria
    también a López Velarde
    porque nunca será tarde
    para reescribir la historia
    por la línea divisoria
    que del dólar nos separa
    Por los Zetas, por La Mara,
    por las putas de Castaños
    por Peña Nieto en los baños
    de las escuelas más caras

    Porque se haga Televisa
    la región más transparente
    por la reforma en el SNTE
    por don José Gorostiza
    por el llanto y por la risa
    por el demonio y por dios
    porque regrese mi voz
    y nunca regrese el PRI
    hoy vengo a decir aquí
    ¡Yo soy 132!

  • Messico, la rivolta anti-corrotti assedia la TV

    Messico, la rivolta anti-corrotti assedia la TV

    [Da L’Unità del 29 luglio 2012, p. 16. By Twitter @FabrizioLorusso] Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico.

    In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%.

    Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

    Mentre il vero saldo del primo luglio – 9 morti, 7 feriti, 66 arresti, 2 autobombe, atti di squadrismo e furti di urne – spariva dalla cronache, arrivavano le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali sul caos prevalso in tante zone del paese.

    La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti da lui governata fino al 2011.

    Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito.

    Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan.

    La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

    “Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti.

    Furi dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico.

    Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone sono scese in piazza per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”.

    Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”.

    Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

    C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera.

    Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione, la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

    Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”.

    Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano.

  • Travel Songs III: Mama Africa et Respeitem (Arna’ Prete vs Chico Cesar)+A Luz de Tieta feat Caetano

    Travel Songs III: Mama Africa et Respeitem (Arna’ Prete vs Chico Cesar)+A Luz de Tieta feat Caetano

    Todo dia é o mesmo dia
    A vida é tão tacanha
    Nada novo sob o sol
    Tem que se esconder no escuro
    Quem na luz se banha
    Por debaixo do lençol…

    Nessa terra a dor é grande
    A ambição pequena
    Carnaval e futebol
    Quem não finge
    Quem não mente
    Quem mais goza e pena
    É que serve de farol…

    Existe alguém em nós
    Em muitos dentre nós
    Esse alguém
    Que brilha mais do que
    Milhões de sóis
    E que a escuridão
    Conhece também…

    Existe alguém aqui
    Fundo no fundo de você
    De mim
    Que grita para quem quiser ouvir
    Quando canta assim…

    Toda noite é a mesma noite
    A vida é tão estreita
    Nada de novo ao luar
    Todo mundo quer saber
    Com quem você se deita
    Nada pode prosperar…

    É domingo, é fevereiro
    É sete de setembro
    Futebol e carnaval
    Nada muda, é tudo escuro
    Até onde eu me lembro
    Uma dor que é sempre igual…

    Existe alguém em nós
    Em muitos dentre nós
    Esse alguém
    Que brilha mais do que
    Milhões de sóis
    E que a escuridão
    Conhece também…

    Existe alguém aqui
    Fundo no fundo de você
    De mim
    Que grita para quem quiser ouvir
    Quando canta assim…

    Êta!
    Êta, êta, êta
    É a lua, é o sol é a luz de tiêta
    Êta, êta!…(2x)

    Existe alguém em nós
    Em muitos dentre nós
    Esse alguém
    Que brilha mais do que
    Milhões de sóis
    E que a escuridão
    Conhece também…

    Existe alguém aqui
    Fundo no fundo de você
    De mim
    Que grita para quem quiser ouvir
    Quando canta assim…

    Toda noite é a mesma noite
    A vida é tão estreita
    Nada de novo ao luar
    Todo mundo quer saber
    Com quem você se deita
    Nada pode prosperar…

    É domingo, é fevereiro
    É sete de setembro
    Futebol e carnaval
    Nada muda, é tudo escuro
    Até onde eu me lembro
    Uma dor que é sempre igual…

    Existe alguém em nós
    Em muitos dentre nós
    Esse alguém
    Que brilha mais do que
    Milhões de sóis
    E que a escuridão
    Conhece também…

    Existe alguém aqui
    Fundo no fundo de você
    De mim
    Que grita para quem quiser ouvir
    Quando canta assim…

    Êta
    Êta, êta, êta
    É a lua, é o sol é a luz de tiêta
    Êta, êta!…(4x)

    Pic: Chico Cesar’s Guitar in Vatapa’s Hands!

  • Narcos e nuvole (nere): Messico post-elettorale e veri business

    Narcos e nuvole (nere): Messico post-elettorale e veri business

    Nella seconda metà di una recente intervista allo storico “messicanista” James Cockcroft a RealNews Network viene avanzata un’ipotesi interessante. Provo a riassumerla e ampliare alcuni punti che lì sono solo suggeriti. Le banche statunitensi, in fallimento o quasi dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 e in piena crisi mondiale, avevano e hanno bisogno dei flussi finanziari provenienti dal narcotraffico (il secondo o terzo maggior generatore mondiale di movimenti monetari), detenuti in gran parte dai cartelli messicani e dagli operatori statunitensi degli stessi. Quindi in Messico la lotta alle fonti di finanziamento e la chiusura dei rubinetti del denaro dei narcos è stata debolissima, ma s’è privilegiata la politica di militarizzazione della guerra ai narcos, spinta dal presidente messicano Felipe Calderón del PAN (Partido Acción Nacional, destra) anche per recuperare la scarsa legittimità (solo mezzo punto di scarto e brogli elettorali) con cui aveva vinto le presidenziali del 2006 contro le sinistre e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador. La cosiddetta narcoguerra degli ultimi 6 anni ha causato 60mila morti, ma ha significato un’epoca di vacche grasse per il traffico, lecito e illecito, di armi oltreché per i piani (tipo Plan Merida) di “aiuto” militare statunitense in Messico e per operazioni illegali come Fast and Furious (passaggio di armi USA-Messico) che hanno mostrato (di nuovo) come il narco-business sia ormai diversificato, vantaggioso da entrambi i lati della frontiera e come si sia ampliato e collegato al commercio di armi (oltre che a quello di persone, veri e propri schiavi contemporanei, per la prostituzione o la vendita degli organi). Anche i 16mila desaparecidos di questa amministrazione militarista stanno lì a testimoniare questi nessi terribili tra narcos, stato (a vari livelli di governo), sparizioni, commerci illeciti e riduzione in schiavitù. Ora pare che il PRI, il partito egemonico per 71 anni al potere dal 1929 al 2000, abbia vinto le elezioni e il suo candidato Enrique Peña Nieto si appresta a diventare presidente in mezzo a scandali, manifestazioni popolari di massa, denunce e polemiche per la compravendita dei voti, gli eccessi enormi (da 10 a 13 volte del budget previsto) delle spese di campagna e il trattamento mediatico di gran favore ricevuto per anni da TeleVisa, la principale catena TV nazionale. Il 1 luglio scorso s’è votato per eleggere presidente e parlamento, 6 governatori locali e migliaia di altre cariche di tipo amministrativo. Pochi media ne hanno parlato ma ci sono stati 9 morti, 7 feriti, 66 arresti e migliaia di altre anomalie. L’eventuale arrivo alla presidenza del leader della coalizione progressista, López Obrador, che s’è ricandidato nel 2012 con un programma di austerità, onestà, tagli alla politica e alla corruzione e ora ha impugnato le elezioni presso il tribunale elettorale per le irregolarità verificatesi di tutto il processo, avrebbe rappresentato un ostacolo evidente per i business illeciti che, in qualche modo, sostengono i flussi monetari Messico-Usa e in particolare per i gruppi d’interesse che da Washington a Mexico City, da El Paso a Sinaloa, manovrano i meccanismi della criminalità organizzata e le interazioni tra l’economia illegale, quella semisommersa e l’illegale attraverso i business del sequestro e commercio di persone, droga, armi. Obrador è osteggiato, in Messico (e si sa), ma probabilmente anche negli USA. E’ stato l’unico candidato a proporre un cambiamento netto di strategia rispetto all’ultimo sessennio, mentre Peña Nieta viene visto da molti come il candidato dei “patti con i narcos”, in quanto erede della corrente più retrograda e antidemocratica del PRI, quella del ritorno al passato: è il cosiddetto gruppo dei “gobernadores”, cioé i governatori degli stati (21 su 32) in cui il PRI mantiene il potere locale e che rischiano di diventare i bastioni di un nuovo regime autoritario, vera nube nera sulla fragile e debole democrazia messicana.

  • Paco Ignacio Taibo II sui movimenti studenteschi in Messico ’68-2012

    Paco Ignacio Taibo II sui movimenti studenteschi in Messico ’68-2012

    Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II parla agli studenti della Universidad Autonoma Metropolitana di Xochimilco o UAM-X (22 maggio 2012) sul movimento studentesco, in quella data appena rinato, e sulla situazione del Messico, dalla ribellione del ’68 a quella del 2012.

    El movimiento Yo Soy 132 esta llegando a los mexicanos, dicen que el conocimiento es poder y los estudiantes de esta organización están en busca de que toda la sociedad mexicana despierte y encuentre el cambio que la nación necesita. Sitio: http://1001razonesantipri.com/

  • Travel Songs II: Bertè Funk In Alto Mare+70s Reggae+StreetLife @JackieBrown

    Travel Songs II: Bertè Funk In Alto Mare+70s Reggae+StreetLife @JackieBrown

    Splendida Loredana Bertè in Botta. SuperFunky Delirium di Lunghi Minuti To Dance Free Style. Power. Respirare in Alto Mare, alla Fine.

    70s (1977!) Reggae Funk by Althea+Donna with Uptown Top Ranking. Bellissime. What The Funk.

    Street Life Funky Vibe @Quentin Tarantino’s Jackie Brown Soundtrack