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  • Video-Rap della guerriglia delle FARC sul processo di pace in Colombia

    Un video girato dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia che ha suscitato non poche polemiche. E’ un enunciato politico su alcuni dei punti sensibili della trattativa che questa storica guerriglia colombiana si appresta a cominciare con il governo di Juan Manuel Santos.

     

  • Verso l’autunno caldo messicano

    Verso l’autunno caldo messicano

    Marcha funebre democracia 184 (Small).JPG[Una versione più timida e succinta di questo articolo è uscita sul quotidiano L’Unità del 3 settembre 2012, Fabrizio Lorusso] Bandiere tricolori con l’aquila azteca nel centro, un vecchio pullman come palco e migliaia di studenti a occupare l’ingresso del parlamento al grido di “non ci arrenderemo”. Sabato primo settembre i portavoce del movimento studentesco messicano, chiamato YoSoy132 (IoSono132, link storia), hanno letto il loro comunicato, preciso e completo, sulla situazione reale del paese: più povertà e violenza dopo sei anni di guerra militarizzata al narcotraffico*. È la versione alternativa al quadro più politically correct che ogni anno a settembre il presidente presenta all’opinione pubblica. Gli studenti hanno anticipato il presidente Felipe Calderón questa volta. E’ stato un week end caldo a Città del Messico e in altri importanti capoluoghi del paese. E’ il preludio di un autunno di lotte su più fronti, una stagione di aggiustamenti, ma anche di rivolgimenti politici e sociali che potrebbero continuare fino al primo dicembre, giorno in cui il nuovo presidente entrerà ufficialmente nella residenza de “Los Pinos” per assumere pieni poteri. Dopo mesi di proteste popolari e incertezze sui risultati delle presidenziali del primo luglio, Enrique Peña Nieto, del Partido Revolucionario Institucional (Pri), è stato dichiarato ufficialmente vincitore e sta definendo l’agenda del suo futuro governo. Le proteste e le incertezze, però, non sono finite.

    Venerdì scorso il Tribunale Elettorale ha rifiutato le prove di presunti brogli e le richieste di annullamento presentate dal Movimento Progressista e dal suo candidato, Andrés Manuel López Obrador (Amlo), e ha proclamato Peña presidente: ha ottenuto il 38% dei voti, mentre Amlo è secondo con il 31%.

    Il Pri è una delle formazioni politiche più longeve al mondo, un partito-dinosauro (come si dice in terra azteca) che nel novecento governò il Messico per 71 anni consecutivi e ora torna al potere dopo due mandati del conservatore Partido Acción Nacional (Pan).

    Il Partido Revolución Democrática (Prd), seconda forza in parlamento e prima dei progressisti, aveva impugnato i risultati presentando migliaia di prove e testimonianze di irregolarità. In base all’art. 41 della Costituzione, che impone elezioni “libere e trasparenti”, s’erano denunciate la compravendita di milioni di voti, attuata dal Pri tramite la banca Monex e le carte prepagate dei supermercati Soriana, e lo sforamento dei tetti di spesa legali. Ma le indagini su questi scandali non sono entrate nel fascicolo del Tribunale e saranno risolte dall’Istituto Elettorale solo tra qualche mese. Il vuoto nelle leggi elettorali messicane è proprio questo: se, al di là di veri e propri brogli comprovati, si commettono gravi crimini di altro tipo prima, dopo e durante le elezioni, o se le Tv sostengono un candidato o fanno “guerra sporca” contro i rivali, oppure se si creano reti e sistemi paralleli di finanziamento, leciti e illeciti, se i sondaggi a mezzo stampa sono tendenziosi o falsati, ebbene non esiste una maniera di verificare seriamente queste irregolarità e di sanzionarle prima che il presidente venga eletto. Mancano i tempi e le funzioni per le istituzioni preposte. Se poi queste non sono occupate da funzionari minimamente “attivi” o reattivi o almeno propositivi, restano sterilizzate.

    “Il Tribunale Elettorale ha deliberato sull’ultima delle impugnazioni presentate. È il momento di una nuova tappa di lavoro, per l’unità e la grandezza del Messico”, ha annunciato Peña via Twitter. “Il tribunale non s’è avvalso delle sue funzioni inquirenti per verificare le denunce, non ha sanzionato il mercato nero elettorale che da anni favorisce Peña, né ha indagato a fondo sui tetti di spesa della campagna e sull’abuso mediatico di sondaggi tendenziosi”, spiega John Ackerman, ricercatore e opinionista. Marcha funebre democracia 246 (Small).JPG
    “Contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, la società avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”, ha aggiunto. Il capogruppo del Prd alla Camera, Ricardo Monreal, ha parlato di una “democrazia pervertita, di preoccupazione e impotenza nel paese per un’imposizione legittimata”. Ancora Ackerman: “Sulla compravendita del voto il tribunale dice che non si può dimostrare e che è un insulto alla cittadinanza ma il codice elettorale dice che il delitto non è la vendita del voto ma anche solo la proposta di cambiare il proprio voto a cambio di qualcosa e questo non è stato considerato” e aggiunge “contro la mancanza di trasparenza delle elezioni, sarà la società che avrà l’ultima parola a livello politico con denunce cittadine e proteste creative”.

    Il tribunale elettorale (che funziona come una corte suprema o corte costituzionale in materia di elezioni) non ha esercitato le sua facoltà e non ha investigato, ha solo deliberato praticamente all’unanimità sostenendo che le prove apportate dalle sinistre erano insufficienti. Ma a chi spettava provare quelle accuse? Al tribunale o agli inquirenti, non di erto a chi le aveva presentate (in questo caso il Movimento Proogressista). I magistrati non lo hanno fatto. Invece hanno lanciato per mesi messaggi trionfalisti sul buon funzionamento della democrazia messicana. Com’è possibile che chi presenta una lamentela formale per irregolarità elettorali non veda nascere un’indagine su quei fatti immediatamente, cioè prima che la vittoria di un candidato sia ufficializzata?

    Eppure è così e non si sa se un’altra riforma elettorale sarà inserita in agenda. Come aspettarselo dal partito, il Pri, che maggiormente ha saputo approfittare di questi “vuoti” legali? Il dinosauro-Pri ha proposto riforme: anticorruzione, per la trasparenza e per supervisionare le relazioni tra politica e mezzi di comunicazione. E’ credibile? Stanno rispondendo (o reagendo) ora alle accuse che la società rivolge loro proponendo riforme e organi garanti su quei temi oggi molto “sensibili”, ma l’intenzione potrebbe essere opposta: riconfigurare gli organi preposti alla trasparenza (IFAI) o crearne di nuovi per influire nelle loro decisioni dando una parvenza di rinascita democratica.

    Ma senza una nuova e decisa riforma elettorale, oltre che mentale e giudiziaria, quelle riforme non saranno credbili. Ciclicamente ogni 3 o 6 anni, in corrispondenza degli appuntamenti elettorali per le presidenziali e per il parlamento vengono trovate nuove gabole per poter eludere o restare ai margini della legislazione in vigore, cioè per vincere con l’inganno. “Hecha la ley, hecha la trampa”, fatta la legge, trovato l’inganno. Nei prossimi anni, forse, si faranno nuove leggi, il sistema migliorerà, apparentemente, e sembrerà blindato, ma anche le tecniche per frodare i cittadini si raffinano e le istituzioni non ci stanno dietro.

    Già si parla di “democrazia autoritaria” per i prossimi sei anni e si allude al “modello russo”. Potrà la cultura autoritaria della corrente più conservatrice, quella dei governatori e di Peña Nieto (si veda la sua gestione come governatore del Estado de Mexico fino al 2011), convivere con la cultura apeta e democratica che caratterizza la capitale Città del Messico? Quindi la sfida sarà anche quella di non retrocedere, di non tornare al passato, più che andare avanti e migliorare questo sistema, dato che il Pri ha una forte presenza in parlamento (anche se non la maggioranza assoluto) e le opposizioni, soprattutto i movimenti sociali, dovranno tenere alta la guardia.
    Marcha funebre democracia 077 (Small).JPG
    Come governerà Peña Nieto? Dovrà sicuramente fare i conti con i poteri forti che non sono più sottomessi al presidente com’era nel vecchio regime del novecento: televisioni (TeleVisa e Tv Azteca in primis), sindacato corporativo dei lavoratori dell’educazione (in mano alla plenipotenziaria ed eterna leader Elba Esther Gordillo, che monopolizza l’apparato ideologico che era dello stato e si occupava dell’istruzione e della manipolazione delle coscienze: la scuola dell’obbligo), sindacato petrolifero (il cui massimo dirigente siede in senato con il Pri), narcos ed gruppi armati che in sei anni si sono consolidati in ampie zone del Messico (soprattutto il Nord e il Nordest), una società civile più avanzata e combattiva, per lo meno nelle grandi città. Il Pri ha proposto altre riforme “strutturali” da seguire con attenzione: riforma fiscale “integrale”, della sicurezza sociale (ampliamento?), della scuola (allungare la giornata scolastica: tempo pieno alle elementari; favorire le carriere universitarie tecnologiche o scientifiche) ed energetica (privatizzazione o concessione tipo joint-venture delle attività della compagnia petrolifera nazionale, Pemex).

    Un esempio emblematico ci può far capire la gravità dei fatti denunciati da osservatori internazionali, partiti politici e movimenti sociali in questi ultimi mesi. Il Consiglio Statale dei Diritti Umani dello stato del Chiapas, al confine col Guatemala, ha messo sotto protezione tredici contadini “dissidenti” della comunità rurale di Galeana che sono stati “multati” per non aver votato il PRI. I contadini sono stati imprigionati per tre giorni e hanno denunciato pestaggi da parte delle autorità municipali che avevano imposto il suffragio per “il partito”. A suon di minacce di “espulsione dalla regione” e di sanzioni pecuniarie, viene meno ogni parvenza di voto libero e segreto nelle zone del Messico profondo e feudale.

    Capitolo a parte, nel senso che vengono da molto prima di queste elezioni presidenziali, sono le denunce del Prd e della società civile contro lo strapotere mediatico di TeleVisa, la catena Tv che ha sostenuto la candidatura di Peña confezionandone un’immagine impeccabile durante la sua gestione come governatore del Estado de México dal 2005 al 2011. La regione, sita intorno alla capitale, è il maggior bacino elettorale del paese ed è tra le prime per i femminicidi e la disuguaglianza economica.

    A maggio Peña è stato contestato dagli studenti dell’università privata IberoAmericana per aver ordinato una sanguinosa operazione della polizia ad Atenco nel 2006. La cupola del suo partito li accusò di essere dei venduti e faziosi e di non appartenere all’ateneo. Questi reagirono con un video e crearono il movimento YoSoy132, apartitico ma anti-Peña, che ha portato avanti un’agenda di iniziative per la democratizzazione dell’informazione e della politica coinvolgendo da subito gran parte della società.

    Giovedì sera l’avanguardia degli Artisti Associati a YoSoy132 ha suonato lunghe melodie assordanti con pentole e padelle sotto le finestre del Tribunale Elettorale. Venerdì, al grido di “frode, frode!”, portando croci e bare di cartone, decine di migliaia di universitari e cittadini hanno sfilato dall’Università Autonoma di Mexico City al Tribunale in un “corteo funebre per la democrazia” (foto album). Marcha funebre democracia 105 (Small).JPGDal canto suo Amlo ha ribadito su Twitter: “Peña ha violato la Costituzione. È meglio invalidare l’elezione, non farlo è attentare contro la democrazia e optare per la corruzione”. Il leader ha annunciato che non riconoscerà “un potere illegittimo nato da violazioni gravi alla legge” e ha convocato i suoi simpatizzanti a un comizio il 9 settembre per proporre le sue prossime iniziative di resistenza civile pacifica. Da una parte i partiti della coalizione progressista stanno mostrando la loro forza politica, al di là del risultato delle urne, per acquisire potere negoziale in parlamento e delegittimare il Pri mentre Amlo si mantiene al centro della scena. Dall’altra conducono una campagna, sentita anche dagli studenti e da ampi settori delle classi medie, per la moralità e il miglioramento delle istituzioni e delle leggi elettorali.

    * Inserisco la traduzione della parte introduttiva del documento letto dal movimento #YoSoy132 di fronte al parlamento messicano che rappresenta il “contra-informe”, la contro-relazione sullo stato del paese ormai agli sgoccioli del mandato di Calderón, in vista dell’arrivo di Peña Nieto.

    Sei anni sono passati da quando Felipe Calderón è diventato presidente, sei anni di menzogne e false promesse, corruzione, complicità e di uno stato d’eccezione che ci hanno imposto. Sei anni in cui anno dopo anno abbiamo visto un presidente codardo parlare di coraggio mentre noi, la società, ci mettiamo i morti, gli sfollati, i sequestrati, i vessati dalle autorità. Sei anni, come sempre, di ricchezza oscena per pochi mentre noi abbiamo fame, siamo esclusi, siamo disoccupati, siamo giovani senza oppportunità, sei anni in cui siamo stati privati della nostra terra e delle nostre risorse naturali. Sei anni, di nuovo, di privilegi per i sindacati corporativi del settore educativo, dell’istruzione per formare manodopera economica, mentre noi non abbiamo accesso a un’istruzione critica per una vita degna. Sei anni di nuovo in cui i politici non dialogano con la società ma noi, che abbiamo alzato la voce e ci siamo organizzati per resistere, noi siamo stati criminalizzati, denigrati e zittiti. Sei hanno in cui hanno voluto che vedessimo un Messico che solo esiste nelle versioni ufficiali, sei anni riproducendo le loro menzogne attraverso i mezzi di comunicazione di cui sono servi. (Continua in spagnolo: link). DFabrizio Lorusso

  • Foto Funerale della Democrazia in Messico by #YoSoy132

    Foto Funerale della Democrazia in Messico by #YoSoy132

    Manifestazione studentesca (Movimento #YoSoy132 e affini) del 31 agosto 2012 dalla Universidad Nacional Autonoma de Mexico al Tribunale Elettorale contro la decisione di quest’ultimo di non annullare le elezioni presidenziali del 1 luglio e scartare le testimonianze e le prove apportate dal Movimento Progressista (che in luglio ha impugnato i risultati delle elezioni, viziate da compravendita del voto e irregolarità). Il tribunale ha quindi dichiarato definitivamente come vincitore il candidato del Partido Revolucionario Institucional (PRI), Enrique Peña Nieto – Album Completo Marcha Funebre de la Democracia en México Foto QUI

  • Il Cielo sul DF – El cielo del DF (Subsonica Revisited)

    Il Cielo sul DF – El cielo del DF (Subsonica Revisited)

    Ispirato dalla bellissima e geniale Il Cielo Su Torino dei Subsonica d’annata, ho provato ad addormentarmi, ma il ritornello non mi lasciava stare. Allora mi son messo a tradurlo fuori dalla gabbia delle parole, liberamente, ma senza parlare di Torino, splendida città, ma del DF, il mostro Distretto Federale, alias Città del Messico, Mexico City, México o Chilangolandia. Spesso il cielo di qui è oscurato dalle nebbie di qui, non si può vedere tra smog e palazzoni, fumi alcolici e caos interiore, ma basta girare l’angolo e tutto può cambiare d’un tratto, senza preavviso, nella vista, nella vita, nella musica che scandisce i tuoi passi. Dalla periferia di Milano alla capitale messicana, da Torino al mio letto, prendo sonno cantando.

    # Resumen en español. Si un refrán no te deja dormir, tradúcelo. Si el DF no te deja dormir, tradúcelo. El cielo sobre Turín, de Subsonica, es ahora el cielo del DF (al menos para mí) #

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
    dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento 
    il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco 
    tu sei come me 

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento 
    perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento 
    il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco 
    tu sei come me 

    Otro día, otra hora y otro momento
    en el aire sucio tu sonrisa a contraviento
    el cielo del DF parece moverse a tu lado
    tú… eres como yo

    Otro día, otra hora y otro momento
    perdido en mis sueños con el mismo desconcierto
    el cielo del DF parece moverse a tu lado
    tú… eres como yo

    # Otras que la canción sugiera #

    …por mi tiempo que en tus ojos está aprisionado

    …por esta rabia que en la punta del paladar roza la desnudez de tu inteligencia

    …por todo el tiempo, que para tenerlo tuvimos que rapiñar, por mis dedos en tu boca, por tu saliva, por tus manos

    El cielo del DF (indiscreto sobre la Diana cazadora)

    Torino Panorama – Original Song (no live)

    Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
    che per averlo abbiamo spesso rapinato
    per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
    per le tue mani
    per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
    per l’innocenza che cade sempre e solo a lato
    per i sussuri mischiati con le nostre grida
    ed i silenzi

    per il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
    acquista un senso questa città e il suo movimento
    fatto di vite vissute piano sullo sfondo

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento
    dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
    il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
    tu sei come me

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento
    perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
    il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
    tu sei come me
    tu

    Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
    la nudità della tua intelligenza e ancora
    per il tuo corpo altare ed unica dimora
    ti sto cercando

    per ritrovare tutto il possibile del mondo
    ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
    senza pensare senza timori nè domani
    tra queste mani

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento
    dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
    il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
    tu sei come me

    Un altro giorno un’altra ora ed un momento
    perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
    il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
    tu sei come me
    tu

  • Il Foglio.It: misoginia e istigazione al femminicidio

    Il Foglio.It: misoginia e istigazione al femminicidio

    Parlavamo del femminicidio su questo blog (vedi link) proprio una decina di giorni fa con il caso di Avvenire e il video del collettivo delle Arrabbiate. Ed ecco un nuovo post sulla falsa riga di quell’intervento reazionario di Maurizio Patriciello. Poi ho visto su FaceBook (da una foto diInformazione Libera) un pezzo assurdo. Ci ho pensato una ventina di secondi e mi son chiesto se valeva la pena scriverci sopra un post e, magari, aumentarne così l’importanza e fare il gioo del giornale che prova a farsi “pubblicità”…ma credo che non vadano ignorate certe cose. Ricordiamo che moltissime iniziative liberticide in passate sono cominciate come semplici esperimenti, quasi per scherzo, con tanta ironia e indifferenza, magari con un po’ di sufficienza. E poi? Il morbo dilaga.

    Giudicate voi, lo copio sotto da il Foglio di Giuliano Ferrara, in una rubrica fissa (!!) chiamata Preghieraa cura di Camillo Langone che il 23 agosto s’è riferito alla vicenda di Daniele Ughetto, arrestato a Torino per (presunto) omicidio (vedi link alla notizia qui). Il post sembra uno scherzo ma non lo è (o almeno io non lo capisco, sono limitato). E’ follia allo stato puro e si tratta di una rubrica su un giornale nazionale, non uno sfogo misogino su qualche sito neonazista.

    Per Daniele Ughetto -Piampaschet, che forse ha ucciso per amore una donna nigeriana, di mestiere puttana. Spero non sia stato lui, e se invece è stato lui spero gli venga comminata una pena mite perché chiaramente aveva perso la testa. Una preghiera per Daniele eccetera e per tutti noi maschi che al buio non capiamo più niente. Che ci si attenga sempre alla regola seguente: mai passare la notte con qualcuno con cui ti vergogneresti di passare il giorno. Le negre sono bellissime, e dopo il tramonto anche i trans sono favolosi, e così molte altre battone, baldracche e lapdancer. Ma hai davvero voglia di svegliarti con loro, al mattino? E le porteresti a pranzo nel tuo ristorante abituale? O da tua mamma? La vergogna e il controllo sociale non hanno niente di bello però qualcosa di utile sì. 

    Ecco il commento che sottoscrivo, diffondo e riporto dal blog Comunicazione Di Genere, se cliccate trovate il resto e anche una lettera diretta all’Ordine dei Giornalisti.

    Può una testata nazionale avere un articolo simile? Un articolo non solo razzista, omofobo ma sopratutto vergognosamente misogino poiché si giustifica un femminicidio, perché una donna che fa la prostituta non si può presentare alla mamma. Da una parte c’è la mamma e da una parte la “puttana”, quella con cui puoi scoparci solo la notte e non puoi presentare alla mamma perché non è una ragazza per bene. Per Camillo Langone sono motivi validi per uccidere una donna e per dedicagli una preghiera perchè i maschi non si controllano. E’ vergognoso.

    Il Foglio è anche un giornale che non si fa tanti scrupoli per definire una donna che abortisce come un assassina. Come mai agli assassini di donne fa sconti? E’ chiaro che per certi esponenti la donna occupa una posizione infima della scala sociale sopratutto se non è “una donna da sposare”. E’ possibile che nessuno prenda provvedimenti contro i nostri mass media?.

  • Julian Assange entrevista a Rafael Correa, Presidente de Ecuador

    Julian Assange entrevista a Rafael Correa, Presidente de Ecuador

    In this weeks episode, President Rafael Correa of Ecuador discusses with Julian whether it’s always the case of good media vs corrupt government, and examines his country’s relationship with the United States.
    Discussion opens with the circumstances surrounding the attempted coup de tat in Ecuador in 2010, during which the president was taken hostage. From there this weeks interview moves on to the key relationships between media, money and the interests of the United states that are at play in Ecuador. Following the coup attempt, Correa embarked on a furious and controversial counter offensive on Ecuador’s media. He attributes the media’s influence over the events of 2010 to the vested interests of corporate power and its control of Ecuador’s media, now explosively claiming corporate owners of the media “disguised as journalists, are trying to do politics, to destabilise our governments so that no change takes place in our region, for fear of losing the power they have always flaunted”.

  • Mexico City’s Insomnia & Mezcal

    Mexico City’s Insomnia & Mezcal

    Jet-Lag o Mezcal-Lag? Post Volo. Benvenuto sull’altitudine alcolica e montana, alba non silenziosa e non dormente. Solo un po’ stanca. Per me è già mezzogiorno, son sette ore di salto, e c’è voglia di pasta!

    ¿Jet-Lag o Mezcal-Lag? Post Vuelo. Bienvenido sobre la altitud alcohólica y montana, alba no silenciosa y no durmiente. Sólo un poco cansada. Para mí ya es medio día, son siete horas de brinco, y hay ganas de pasta!

  • Femminicidio in Italia

    Femminicidio in Italia

    Uomini che odiano le donne? Che le considerano alla stregua di loro proprietà? Cosa ne pensa Avvenire? Sappiamo cosa ne pensa un giornalista di quella testata che qualche mese fa è stato al centro di una polemica spentasi rapidamente (ma meglio non dimenticarsene, per questo posto ora questo video, bello e terrificante, delle “Arrabbiate” – Link pagina Facebook). In questo articolo il giornalista Maurizio Patriciello definiva il fenomeno in continua crescita del femminicidio come “passione criminale”, dettata dalla biasimevole infedeltà delle mogli ai loro mariti, e così facendo non faceva altro che confermare la mentalità maschilista e patriarcale della società cattolica italiana. Il signore, di professione sacerdote, forse non sa che il tradimento non è la causa comune di centinaia di femminicidi che si consumano ogni anno nel Bel Paese, bensì nella maggioranza dei casi la smania di possesso e di controllo delle donne da parte di mariti, fidanzati ed ex. Infine segnalo due link imperdibili: sull’articolo di Avvenire (link) e un articolo sul fenomeno del femminicidio (“Perché si chiama femminicidio? di Barbara Spinelli da Corriere.It) (link).

  • Pelle di Serpente (un libro latino-americanista)

    Pelle di Serpente (un libro latino-americanista)

    [Presento qui la prefazione a Pelle di serpente (link qui), il nuovo libro di Maurizio Campisi, giornalista e musicista italiano da anni espatriato in America Latina e, in particolare, in Costa Rica. E’ autore anche di numerosi reportage sul Centroamerica, sulla figura del patriota libertario nicaraguense Augusto César Sandino, sul narcotraffico e sulla guerriglia di Sendero Luminoso in Perù. “Lo sfruttamento infinito dell’America Latina e delle sue risorse” è il sottotitolo dell’opera, edita da Editorial Intangible di Valencia, e riflette la piena vocazione latino-americanista e critica dell’autore. Motivato dall’esempio dei grandi cronisti e scrittori latinoamericani come l’uruguaiano Eduardo Galeano, autore de Le vene aperte dell’America Latina, e il peruviano Mario Vargas Llosa, Maurizio non “fa sconti” e non tralascia nella sua analisi le responsabilità delle sinistre e dei governi progressisti affermatisi nella regione nell’ultimo decennio, anche se i fattori esterni (imprese multinazionali, organismi finanziari, paesi-potenze) sono quelli che continuano a giocare un ruolo sproporzionato nello sviluppo regionale, limitandolo o subordinandolo a logiche perverse. L’America Latina è ancora “un continente martoriato da infinite contraddizioni e abusi, ove gli orientamenti politici non sembrano essere un ostacolo per agire sempre a dispetto delle ragioni e dei popoli”, e quindi le lotte che dall’Europa al Centro e Sud America cercano di scuotere i poteri forti, quelli governativi e de facto, quelli locali e quelli globali (spesso indistinguibili), si assomigliano sempre di più e ci riguardano, dal nord al sud del mondo, andata e ritorno. Fabrizio Lorusso]

    Pelle di serpente. Lo sfruttamento infinito dell’America Latina e delle sue risorse non è un libro che voglia farsi degli amici, è un libro senza sconti. Nel suo ritratto delle dinamiche politiche, sociali e economiche che affliggono l’America Latina non tenta di nascondere le profonde delusioni e amarezze a cui finisce per essere costretto un lettore sensibile. Si potrebbe pensare quindi che è un libro senza speranze e, tuttavia, non è così e non è questa la lettura che prevale. Per trasmettere sia critica che speranza Maurizio Campisi ha messo in piedi un testo in cui fa ricorso al mestiere mai dimenticato di giornalista e alla sua anima di anticonformista.

    Il taglio di reportage sul quale prende le mosse si evidenzia nel modo in cui si trattano gli argomenti, uno a uno, apportando dati, testimonianze e descrizioni. Descrizioni che, come quella del fortino della Texaco, ci portano indietro nel tempo fino a quelle scene di degradazione dell’uomo e della natura che ha descritto Vargas Llosa nel suo “Il viaggio del celta” a proposito del Putumayo o lo stesso Eduardo Galeano nel suo “Le vene aperte dell’America Latina” ormai trent’anni fa. Inorridisce pensare che tutta questa strada di lotta non sembra aver prodotto cambiamenti significativi e che quella stessa essenza non solo sopravvive nel cuore dell’America Latina affacciandosi oggi, e basta scorgere la cronaca, anche nel cuore dell’Europa.

    Sono descrizioni di fatti che sconvolgono un intero continente, distruggendo l’ambiente e i rapporti sociali, sconquassando la società ed impoverendo gli individui, che possono essere lette come un anticipo, dove l’America Latina viene vista come una triste avanguardia di quanto questa crisi sta portando in Europa, sebbene i segnali vi fossero tutti ben prima del 2008.

    L’Europa è ormai nel solco delle deprivazioni, delle privatizzazioni, della distruzione dei rapporti sociali a cui inducono le politiche liberiste. Tutti dobbiamo fronteggiare la privatizzazione delle risorse naturali, l’acqua tra queste, come è già avvenuto nell’altopiano boliviano. Dobbiamo fronteggiare pure la privatizzazione delle risorse intangibili, quali la sanità e l’insegnamento, la cui deprivazione segna purtroppo un rapporto privilegiato con l’esclusione sociale, mentre l’accesso a entrambe rende possibile, certo non da sole, la mobilità sociale. Gli stessi effetti, anche se in misura diversa, possiamo verificarli in America Latina e in Europa. Non è dunque troppo spendere parole per descrivere come e quando le dinamiche dei mercati finiscono per far diventare le regole democratiche deleterie. È questo il passo decisivo verso la confluenza Europa-America Latina.

    Lungo i capitoli di questo libro si possono ben tracciare tutti gli elementi della crisi che oggi imperversa, perché non solo si può scorgere e avvertire come la stanchezza s’impossessa dei cittadini e come la politica resta asservita a complicati meccanismi, ma anche come rendono superficiali i compiti dei parlamenti: è un monito che rischia di essere banalizzato dal ritmo incalzante degli avvenimenti e dalla lontananza della società civile rispetto ai nuclei decisionali. Si ritrattano dunque situazioni, problemi e fatti ormai universali e che, col beneficio della distanza che diventa prospettiva, ci è più facile individuare.

    Quello che Maurizio Campisi denuncia nelle pagine del libro che ora inizierete, non è solo l’effetto di una globalizzazione che non ha portato il benessere europeo al resto del mondo, ma che, paradossalmente, ma nemmeno tanto, ha portato il terzomondismo in Europa. Globalizzazione che veste i panni delle attività legali quanto di quelle illegali, ambedue con forte impatto sulla popolazione e sull’ambiente. Quello che vi si denuncia è un rinuncia della Sinistra, non una sconfitta, impigliata nell’incapacità di generare un progetto per la società postindustriale, a costruire, o tentare almeno, un’alternativa a queste logiche, sia sul piano dei fatti sia sul piano delle idee e la progettualità, aver rinunciato a una visione globale per risultati momentanei che tuttavia pregiudicano l’insieme e l’esito finale delle medesime e parziali conquiste nel medio e lungo termine.
    Non sarebbe leale nascondere i successi della Sinistra dell’America Latina per quanto riguarda l’alfabetizzazione e la diminuzione della povertà, e di fatto questo libro non lo fa. Quello che invece fa è porre in evidenza come questi successi si paghino con sconfitte talmente pesanti sul medio e lungo termine da metterle poi in forse. Non è pensabile che questa fragilità non sia avvertita dai suoi promotori e difensori, ma che si nasconda nel mito del progresso, nell’ipocrisia della crescita, che non sarà per tutti, men che meno per tutti in ugual modo, nella scelta dell’aporia del mal minore.

    Quello che fa questo libro è palesare che ormai vi è una generazione delusa dalle costanti rinunce verso il possibile. Una generazione delusa da successi che poi, nel giro di pochi anni, sono polvere tra le mani e non conquiste, patti tradibili dalle forze economiche che hanno spodestato la politica e la società civile dal dominio del bene comune. Il risultato di questo modo di intendere il bilancio delle forze hanno portato anche la Sinistra a diventare una forza politica chiusa e elitaria che si fa scudo della rappresentanza come fondamento della realtà e non come strumento, rinunciando al confronto dialettico con la società e talvolta, sembrerebbe, anche coi fatti. Questa è la critica.

    Non resta poi speranza? Tutt’altro. Maurizio Campisi evidenzia come la speranza c’è. Si manifesta nella caparbia costruzione di una diversa visione dello sviluppo e della società. A questa costruzione non mancano gli strumenti teorici, ma prevalgono le pratiche alle letture, le azioni in piccola scala che tentano di costruire un mosaico coerente, mettendo al centro dello sviluppo concetti diversi da quelli dominanti, concetti che nascono nell’era postindustriale e provano a disegnare le strategie utili per gestire una società composta da diversi, eterogenea.
    Si evidenzia un’idea, sempre l’idea che questa società per funzionare non ha bisogno dell’omogeneità dei condizionanti economici procedenti da agenti esterni (paesi, gruppi economici, fondi di investimento), non necessità della differenza dei trattamenti e dei risultati secondo gli attori e i ceti sociali.
    Quello che si palesa è che, al contrario, le forze più feconde, quelle con una progettualità ri-fondante della società nel suo complesso, procedono dal basso e da molteplici punti, per fondersi in azioni che combinano l’universale con il locale. Quello che questa Sinistra diversa tenta è rifondare il mondo senza rinunciare alla moralità dell’azione politica, senza speculare unicamente sul risultato, fatto che sembrerebbe dare la prevalenza proprio a un’ottica reificante degli individui e delle loro relazioni nonché del mondo stesso.
    La speranza c`è, e l´America Latina lo dimostra. Il pericolo anche, un pericolo che vive l’America Latina e che presto potremmo vivere anche noi.

  • Giornaliste Messicane in Pericolo (Video)

    Giornaliste Messicane in Pericolo (Video)

    Il Messico è tra i primi paesi al mondo per le morti violente di giornalisti (oltre 80 in 10 anni), le minacce ai media locali e nazionali per cui la libertà di stampa è in grave pericolo. Le giornaliste, in particolare, sono doppiamente vulnerabili, per la loro professione e per il fatto di essere donne: l’arma della violenza sessuale si aggiunge alle altre forme di silenziare chi si dedica a investigare e a informare. Ecco un video che ci parla di loro. Realizzato dal collettivo Le Arrabbiate (link Facebook).