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Video-Rap della guerriglia delle FARC sul processo di pace in Colombia
Un video girato dalle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia che ha suscitato non poche polemiche. E’ un enunciato politico su alcuni dei punti sensibili della trattativa che questa storica guerriglia colombiana si appresta a cominciare con il governo di Juan Manuel Santos.
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Foto Funerale della Democrazia in Messico by #YoSoy132

Manifestazione studentesca (Movimento #YoSoy132 e affini) del 31 agosto 2012 dalla Universidad Nacional Autonoma de Mexico al Tribunale Elettorale contro la decisione di quest’ultimo di non annullare le elezioni presidenziali del 1 luglio e scartare le testimonianze e le prove apportate dal Movimento Progressista (che in luglio ha impugnato i risultati delle elezioni, viziate da compravendita del voto e irregolarità). Il tribunale ha quindi dichiarato definitivamente come vincitore il candidato del Partido Revolucionario Institucional (PRI), Enrique Peña Nieto – Album Completo Marcha Funebre de la Democracia en México Foto QUI
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Il Cielo sul DF – El cielo del DF (Subsonica Revisited)

Ispirato dalla bellissima e geniale Il Cielo Su Torino dei Subsonica d’annata, ho provato ad addormentarmi, ma il ritornello non mi lasciava stare. Allora mi son messo a tradurlo fuori dalla gabbia delle parole, liberamente, ma senza parlare di Torino, splendida città, ma del DF, il mostro Distretto Federale, alias Città del Messico, Mexico City, México o Chilangolandia. Spesso il cielo di qui è oscurato dalle nebbie di qui, non si può vedere tra smog e palazzoni, fumi alcolici e caos interiore, ma basta girare l’angolo e tutto può cambiare d’un tratto, senza preavviso, nella vista, nella vita, nella musica che scandisce i tuoi passi. Dalla periferia di Milano alla capitale messicana, da Torino al mio letto, prendo sonno cantando.
# Resumen en español. Si un refrán no te deja dormir, tradúcelo. Si el DF no te deja dormir, tradúcelo. El cielo sobre Turín, de Subsonica, es ahora el cielo del DF (al menos para mí) #
Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come meUn altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come meOtro día, otra hora y otro momento
en el aire sucio tu sonrisa a contraviento
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yoOtro día, otra hora y otro momento
perdido en mis sueños con el mismo desconcierto
el cielo del DF parece moverse a tu lado
tú… eres como yo# Otras que la canción sugiera #
…por mi tiempo que en tus ojos está aprisionado
…por esta rabia que en la punta del paladar roza la desnudez de tu inteligencia
…por todo el tiempo, que para tenerlo tuvimos que rapiñar, por mis dedos en tu boca, por tu saliva, por tus manos
El cielo del DF (indiscreto sobre la Diana cazadora)
Torino Panorama – Original Song (no live)
Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato
che per averlo abbiamo spesso rapinato
per le mie dita nella tua bocca per la tua saliva
per le tue mani
per il mio tempo che nei tuoi occhi è imprigionato
per l’innocenza che cade sempre e solo a lato
per i sussuri mischiati con le nostre grida
ed i silenziper il tuo amore che è in tutto ciò che gira intorno
acquista un senso questa città e il suo movimento
fatto di vite vissute piano sullo sfondoUn altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come meUn altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tuPer questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
la nudità della tua intelligenza e ancora
per il tuo corpo altare ed unica dimora
ti sto cercandoper ritrovare tutto il possibile del mondo
ora e dovunque per spingere sempre più a fondo
senza pensare senza timori nè domani
tra queste maniUn altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco
tu sei come meUn altro giorno un’altra ora ed un momento
perso nei miei sogni con lo stesso smarrimento
il cielo su Torino sembra ridere al tuo fianco
tu sei come me
tu -
Il Foglio.It: misoginia e istigazione al femminicidio

Parlavamo del femminicidio su questo blog (vedi link) proprio una decina di giorni fa con il caso di Avvenire e il video del collettivo delle Arrabbiate. Ed ecco un nuovo post sulla falsa riga di quell’intervento reazionario di Maurizio Patriciello. Poi ho visto su FaceBook (da una foto diInformazione Libera) un pezzo assurdo. Ci ho pensato una ventina di secondi e mi son chiesto se valeva la pena scriverci sopra un post e, magari, aumentarne così l’importanza e fare il gioo del giornale che prova a farsi “pubblicità”…ma credo che non vadano ignorate certe cose. Ricordiamo che moltissime iniziative liberticide in passate sono cominciate come semplici esperimenti, quasi per scherzo, con tanta ironia e indifferenza, magari con un po’ di sufficienza. E poi? Il morbo dilaga.
Giudicate voi, lo copio sotto da il Foglio di Giuliano Ferrara, in una rubrica fissa (!!) chiamata Preghieraa cura di Camillo Langone che il 23 agosto s’è riferito alla vicenda di Daniele Ughetto, arrestato a Torino per (presunto) omicidio (vedi link alla notizia qui). Il post sembra uno scherzo ma non lo è (o almeno io non lo capisco, sono limitato). E’ follia allo stato puro e si tratta di una rubrica su un giornale nazionale, non uno sfogo misogino su qualche sito neonazista.
Per Daniele Ughetto -Piampaschet, che forse ha ucciso per amore una donna nigeriana, di mestiere puttana. Spero non sia stato lui, e se invece è stato lui spero gli venga comminata una pena mite perché chiaramente aveva perso la testa. Una preghiera per Daniele eccetera e per tutti noi maschi che al buio non capiamo più niente. Che ci si attenga sempre alla regola seguente: mai passare la notte con qualcuno con cui ti vergogneresti di passare il giorno. Le negre sono bellissime, e dopo il tramonto anche i trans sono favolosi, e così molte altre battone, baldracche e lapdancer. Ma hai davvero voglia di svegliarti con loro, al mattino? E le porteresti a pranzo nel tuo ristorante abituale? O da tua mamma? La vergogna e il controllo sociale non hanno niente di bello però qualcosa di utile sì.
Ecco il commento che sottoscrivo, diffondo e riporto dal blog Comunicazione Di Genere, se cliccate trovate il resto e anche una lettera diretta all’Ordine dei Giornalisti.
Può una testata nazionale avere un articolo simile? Un articolo non solo razzista, omofobo ma sopratutto vergognosamente misogino poiché si giustifica un femminicidio, perché una donna che fa la prostituta non si può presentare alla mamma. Da una parte c’è la mamma e da una parte la “puttana”, quella con cui puoi scoparci solo la notte e non puoi presentare alla mamma perché non è una ragazza per bene. Per Camillo Langone sono motivi validi per uccidere una donna e per dedicagli una preghiera perchè i maschi non si controllano. E’ vergognoso.
Il Foglio è anche un giornale che non si fa tanti scrupoli per definire una donna che abortisce come un assassina. Come mai agli assassini di donne fa sconti? E’ chiaro che per certi esponenti la donna occupa una posizione infima della scala sociale sopratutto se non è “una donna da sposare”. E’ possibile che nessuno prenda provvedimenti contro i nostri mass media?.
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Julian Assange entrevista a Rafael Correa, Presidente de Ecuador

In this weeks episode, President Rafael Correa of Ecuador discusses with Julian whether it’s always the case of good media vs corrupt government, and examines his country’s relationship with the United States.
Discussion opens with the circumstances surrounding the attempted coup de tat in Ecuador in 2010, during which the president was taken hostage. From there this weeks interview moves on to the key relationships between media, money and the interests of the United states that are at play in Ecuador. Following the coup attempt, Correa embarked on a furious and controversial counter offensive on Ecuador’s media. He attributes the media’s influence over the events of 2010 to the vested interests of corporate power and its control of Ecuador’s media, now explosively claiming corporate owners of the media “disguised as journalists, are trying to do politics, to destabilise our governments so that no change takes place in our region, for fear of losing the power they have always flaunted”. -
Mexico City’s Insomnia & Mezcal

Jet-Lag o Mezcal-Lag? Post Volo. Benvenuto sull’altitudine alcolica e montana, alba non silenziosa e non dormente. Solo un po’ stanca. Per me è già mezzogiorno, son sette ore di salto, e c’è voglia di pasta!
¿Jet-Lag o Mezcal-Lag? Post Vuelo. Bienvenido sobre la altitud alcohólica y montana, alba no silenciosa y no durmiente. Sólo un poco cansada. Para mí ya es medio día, son siete horas de brinco, y hay ganas de pasta!
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Femminicidio in Italia

Uomini che odiano le donne? Che le considerano alla stregua di loro proprietà? Cosa ne pensa Avvenire? Sappiamo cosa ne pensa un giornalista di quella testata che qualche mese fa è stato al centro di una polemica spentasi rapidamente (ma meglio non dimenticarsene, per questo posto ora questo video, bello e terrificante, delle “Arrabbiate” – Link pagina Facebook). In questo articolo il giornalista Maurizio Patriciello definiva il fenomeno in continua crescita del femminicidio come “passione criminale”, dettata dalla biasimevole infedeltà delle mogli ai loro mariti, e così facendo non faceva altro che confermare la mentalità maschilista e patriarcale della società cattolica italiana. Il signore, di professione sacerdote, forse non sa che il tradimento non è la causa comune di centinaia di femminicidi che si consumano ogni anno nel Bel Paese, bensì nella maggioranza dei casi la smania di possesso e di controllo delle donne da parte di mariti, fidanzati ed ex. Infine segnalo due link imperdibili: sull’articolo di Avvenire (link) e un articolo sul fenomeno del femminicidio (“Perché si chiama femminicidio? di Barbara Spinelli da Corriere.It) (link).
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Pelle di Serpente (un libro latino-americanista)

[Presento qui la prefazione a Pelle di serpente (link qui), il nuovo libro di Maurizio Campisi, giornalista e musicista italiano da anni espatriato in America Latina e, in particolare, in Costa Rica. E’ autore anche di numerosi reportage sul Centroamerica, sulla figura del patriota libertario nicaraguense Augusto César Sandino, sul narcotraffico e sulla guerriglia di Sendero Luminoso in Perù. “Lo sfruttamento infinito dell’America Latina e delle sue risorse” è il sottotitolo dell’opera, edita da Editorial Intangible di Valencia, e riflette la piena vocazione latino-americanista e critica dell’autore. Motivato dall’esempio dei grandi cronisti e scrittori latinoamericani come l’uruguaiano Eduardo Galeano, autore de Le vene aperte dell’America Latina, e il peruviano Mario Vargas Llosa, Maurizio non “fa sconti” e non tralascia nella sua analisi le responsabilità delle sinistre e dei governi progressisti affermatisi nella regione nell’ultimo decennio, anche se i fattori esterni (imprese multinazionali, organismi finanziari, paesi-potenze) sono quelli che continuano a giocare un ruolo sproporzionato nello sviluppo regionale, limitandolo o subordinandolo a logiche perverse. L’America Latina è ancora “un continente martoriato da infinite contraddizioni e abusi, ove gli orientamenti politici non sembrano essere un ostacolo per agire sempre a dispetto delle ragioni e dei popoli”, e quindi le lotte che dall’Europa al Centro e Sud America cercano di scuotere i poteri forti, quelli governativi e de facto, quelli locali e quelli globali (spesso indistinguibili), si assomigliano sempre di più e ci riguardano, dal nord al sud del mondo, andata e ritorno. Fabrizio Lorusso]Pelle di serpente. Lo sfruttamento infinito dell’America Latina e delle sue risorse non è un libro che voglia farsi degli amici, è un libro senza sconti. Nel suo ritratto delle dinamiche politiche, sociali e economiche che affliggono l’America Latina non tenta di nascondere le profonde delusioni e amarezze a cui finisce per essere costretto un lettore sensibile. Si potrebbe pensare quindi che è un libro senza speranze e, tuttavia, non è così e non è questa la lettura che prevale. Per trasmettere sia critica che speranza Maurizio Campisi ha messo in piedi un testo in cui fa ricorso al mestiere mai dimenticato di giornalista e alla sua anima di anticonformista.
Il taglio di reportage sul quale prende le mosse si evidenzia nel modo in cui si trattano gli argomenti, uno a uno, apportando dati, testimonianze e descrizioni. Descrizioni che, come quella del fortino della Texaco, ci portano indietro nel tempo fino a quelle scene di degradazione dell’uomo e della natura che ha descritto Vargas Llosa nel suo “Il viaggio del celta” a proposito del Putumayo o lo stesso Eduardo Galeano nel suo “Le vene aperte dell’America Latina” ormai trent’anni fa. Inorridisce pensare che tutta questa strada di lotta non sembra aver prodotto cambiamenti significativi e che quella stessa essenza non solo sopravvive nel cuore dell’America Latina affacciandosi oggi, e basta scorgere la cronaca, anche nel cuore dell’Europa.
Sono descrizioni di fatti che sconvolgono un intero continente, distruggendo l’ambiente e i rapporti sociali, sconquassando la società ed impoverendo gli individui, che possono essere lette come un anticipo, dove l’America Latina viene vista come una triste avanguardia di quanto questa crisi sta portando in Europa, sebbene i segnali vi fossero tutti ben prima del 2008.
L’Europa è ormai nel solco delle deprivazioni, delle privatizzazioni, della distruzione dei rapporti sociali a cui inducono le politiche liberiste. Tutti dobbiamo fronteggiare la privatizzazione delle risorse naturali, l’acqua tra queste, come è già avvenuto nell’altopiano boliviano. Dobbiamo fronteggiare pure la privatizzazione delle risorse intangibili, quali la sanità e l’insegnamento, la cui deprivazione segna purtroppo un rapporto privilegiato con l’esclusione sociale, mentre l’accesso a entrambe rende possibile, certo non da sole, la mobilità sociale. Gli stessi effetti, anche se in misura diversa, possiamo verificarli in America Latina e in Europa. Non è dunque troppo spendere parole per descrivere come e quando le dinamiche dei mercati finiscono per far diventare le regole democratiche deleterie. È questo il passo decisivo verso la confluenza Europa-America Latina.
Lungo i capitoli di questo libro si possono ben tracciare tutti gli elementi della crisi che oggi imperversa, perché non solo si può scorgere e avvertire come la stanchezza s’impossessa dei cittadini e come la politica resta asservita a complicati meccanismi, ma anche come rendono superficiali i compiti dei parlamenti: è un monito che rischia di essere banalizzato dal ritmo incalzante degli avvenimenti e dalla lontananza della società civile rispetto ai nuclei decisionali. Si ritrattano dunque situazioni, problemi e fatti ormai universali e che, col beneficio della distanza che diventa prospettiva, ci è più facile individuare.
Quello che Maurizio Campisi denuncia nelle pagine del libro che ora inizierete, non è solo l’effetto di una globalizzazione che non ha portato il benessere europeo al resto del mondo, ma che, paradossalmente, ma nemmeno tanto, ha portato il terzomondismo in Europa. Globalizzazione che veste i panni delle attività legali quanto di quelle illegali, ambedue con forte impatto sulla popolazione e sull’ambiente. Quello che vi si denuncia è un rinuncia della Sinistra, non una sconfitta, impigliata nell’incapacità di generare un progetto per la società postindustriale, a costruire, o tentare almeno, un’alternativa a queste logiche, sia sul piano dei fatti sia sul piano delle idee e la progettualità, aver rinunciato a una visione globale per risultati momentanei che tuttavia pregiudicano l’insieme e l’esito finale delle medesime e parziali conquiste nel medio e lungo termine.
Non sarebbe leale nascondere i successi della Sinistra dell’America Latina per quanto riguarda l’alfabetizzazione e la diminuzione della povertà, e di fatto questo libro non lo fa. Quello che invece fa è porre in evidenza come questi successi si paghino con sconfitte talmente pesanti sul medio e lungo termine da metterle poi in forse. Non è pensabile che questa fragilità non sia avvertita dai suoi promotori e difensori, ma che si nasconda nel mito del progresso, nell’ipocrisia della crescita, che non sarà per tutti, men che meno per tutti in ugual modo, nella scelta dell’aporia del mal minore.Quello che fa questo libro è palesare che ormai vi è una generazione delusa dalle costanti rinunce verso il possibile. Una generazione delusa da successi che poi, nel giro di pochi anni, sono polvere tra le mani e non conquiste, patti tradibili dalle forze economiche che hanno spodestato la politica e la società civile dal dominio del bene comune. Il risultato di questo modo di intendere il bilancio delle forze hanno portato anche la Sinistra a diventare una forza politica chiusa e elitaria che si fa scudo della rappresentanza come fondamento della realtà e non come strumento, rinunciando al confronto dialettico con la società e talvolta, sembrerebbe, anche coi fatti. Questa è la critica.
Non resta poi speranza? Tutt’altro. Maurizio Campisi evidenzia come la speranza c’è. Si manifesta nella caparbia costruzione di una diversa visione dello sviluppo e della società. A questa costruzione non mancano gli strumenti teorici, ma prevalgono le pratiche alle letture, le azioni in piccola scala che tentano di costruire un mosaico coerente, mettendo al centro dello sviluppo concetti diversi da quelli dominanti, concetti che nascono nell’era postindustriale e provano a disegnare le strategie utili per gestire una società composta da diversi, eterogenea.
Si evidenzia un’idea, sempre l’idea che questa società per funzionare non ha bisogno dell’omogeneità dei condizionanti economici procedenti da agenti esterni (paesi, gruppi economici, fondi di investimento), non necessità della differenza dei trattamenti e dei risultati secondo gli attori e i ceti sociali.
Quello che si palesa è che, al contrario, le forze più feconde, quelle con una progettualità ri-fondante della società nel suo complesso, procedono dal basso e da molteplici punti, per fondersi in azioni che combinano l’universale con il locale. Quello che questa Sinistra diversa tenta è rifondare il mondo senza rinunciare alla moralità dell’azione politica, senza speculare unicamente sul risultato, fatto che sembrerebbe dare la prevalenza proprio a un’ottica reificante degli individui e delle loro relazioni nonché del mondo stesso.
La speranza c`è, e l´America Latina lo dimostra. Il pericolo anche, un pericolo che vive l’America Latina e che presto potremmo vivere anche noi.










