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  • YoSoy132 Entrevista – Intervista Radio @SpazioClandestino

    YoSoy132 Entrevista – Intervista Radio @SpazioClandestino

    YoSoy132 è un movimento politico giovanile messicano, formato principalmente da studenti delle università, costituitosi durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali messicane del 2012 come risposta agli atteggiamenti autoritari di Enrique Peña Nieto, candidato del Partito Rivoluzionario Istituzionale, partito che ha dominato la scena politica messicana. Ne parliamo a questo link.

    Il nome Yo Soy 132 è nato come espressione di solidarietà verso coloro che hanno iniziato la protesta… in una delle prime manifestazioni contro Peña Nieto si presentano svariate decine di persone perché vogliono esprimere il disgusto del dispotismo di questo candidato. I telegiornali e i mezzi di comunicazione massiva affermano che erano solamente 131 elementi in una Nazione di oltre cento milioni di individui, il giorno successivo nasce il movimento “io sono il numero 132″ per far vedere la solidarietà, che quei ragazzi non erano da soli.

    In collegamento dal Messico Fabrizio Lorusso, giornalista e insegnante italiano residente in Messico da 11 anni, redattore di CarmillaOnLine, collaboratore di Radio Popolare, Radio Popolare Roma e l’Unità, studioso latino-americanista e blogger su LamericaLatina.Net .

    Per fortuna l’accademico integrante del Movimento YoSoy132, Aleph Jiménez, di cui parliamo nell’intervista, si è ripresentato, ha denunciato la sua situazione e le minacce per la sua incolumità e ha raccontato la sua esperienza a RadioMVS a questo link. Ora non è più a Ensenada, sua città natale, ma ha dovuto cambiare casa…

    Sulla situazione in Chiapas e un aggiornamento sull’EZLN, potete leggere un ottimo reportage a questo link diffuso dall’ultima carovana di osservazione nelle comunità zapatiste.

    Infine un ringraziamento speciale a Luigi, Lidia e tutto lo staff di SpazioClandestino per il programma. Qui l’elenco delle puntate LINK.

    Ascolta la puntata del 24/09/12:  spazioclandestino.it/yo-soy-132/
    A questo LINK ascolta e scarica la sequenza completa delle canzoni e dei video da YouTube della puntata 82 di Spazio Clandestino sul movimento studentesco (e non solo) messicano #YOSOY132 – Scritto da Puntata 82 – Yo Soy 132
  • Denunciano nuova repressione in Chiapas, Messico

    Denunciano nuova repressione in Chiapas, Messico

    [Nonostante il Chiapas e il suo conflitto siano quasi spariti dai mass media europei, l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) e l’esperimento di autogestione politica, ormai consolidato nei “caracoles”, dell’autonomia neozapatista continuano a vivere e lavorare. Sono anche un esempio e un modello economico e sociale per altre comunità indigene sparse per il Messico. Allo stesso tempo, però, continuano l’ostilità e la repressione violenta, in genere di tipo paramilitare, dei gruppi politici dei partiti ostili, del governo locale e di quello centrale o delle comunità e dei municipi vicini nella regione. Il Chiapas continua ad essere lo stato più povero del Messico e il nuovo governo regionale di Manuel Velasco (del Partito Verde, alleato del PRI e del suo neoeletto presidente Enrique Peña Nieto) non promette tempi di distensione e collaborazione. Vale la pena aggiornarsi sulla situazione e segnalare quel che succede, quindi inserisco volentieri questo articolo, preoccupante e dettagliato, sulla situazione dell’estremo Sud messicano e delle sue comunità indigene in resistenza, Fabrizio Lorusso].

    La controinsurrezione in Chiapas, decine di famiglie zapatiste sfollate. (da nota di YaBastaMilano e GlobalProject).

    Noi che abbiamo combattuto sappiamo riconoscere il passo di ciò che si sta preparando e avvicinando. I segnali di guerra all’orizzonte sono chiari: la guerra, come la paura, ha odore. E già ora si comincia a respirare il suo fetido odore nelle nostre terre. (Subcomandante Insurgente Marcos, dicembre 2007)

    Nell’anno in corso, il 2012, si continua a respirare giorno per giorno l’odore della guerra, che lo stato messicano ha scatenato contro le comunità zapatiste.

    La politica di controinsurrezione elaborata, con l’aiuto del governo USA, dopo l’insurrezione armata dell’EZLN nel 1994 (precisata nel documento denominato “Piano per la Campagna Chiapas 94”), ha fornito la struttura per una nuova forma di guerra contro le popolazioni indigene ribelli.

    Negli ultimi mesi, le Giunte del Buon Governo di Morelia e La Realidad hanno denunciato le aggresioni subite dalle Basi di Appoggio del EZLN da parte della ORCAO (Organización Regional Cafeticultores Altamirano Ocosingo) nell’ejido1 Moisés Gandhi e da parte di gruppi affiliati al PRI, al PRD e al PVEM (Partido Verde Ecologista Mexicano). Queste provocazioni si aggiungono a quelle ben note in tutto il territorio zapatista, come nel caso di San Marcos Avilés, assediata dai paramilitari e per questo al centro di una campagna di solidarietà internazionale.

    Lo stato messicano è in guerra contro un nemico interno: l’EZLN, contro le comunità zapatiste in resistenza e soprattutto contro l’autonomia, la cultura e la vita dei popoli indigeni che non accettano di essere assimilati al modello di sviluppo capitalista. Il messaggio che le Giunte del Buon Governo hanno lasciato nelle varie denunce è chiaro: il governo, attraverso menzogne, promesse di terra e finanziamenti, sta rianimando i gruppi paramilitari e armando altre organizzazioni, affinché questi alimentino l’ostilità e le aggressioni contro coloro che si oppongono all’omologazione neoliberista. La strategia del governo contro la resistenza si sviluppa su due fronti: da una parte la “guerra di bassa intensità” impiegando le formazioni paramilitari così da evitare le ripercussioni internazionali che si avrebbero con l’impiego diretto dell’esercito e dall’altra, la cosiddetta linea morbida, con l’impiego massiccio di progetti assistenzialisti per calmare la fame, creare dipendenza e logorare la resistenza, concentrando i progetti nelle zone dove è più forte la lotta contro il governo.

    L’8 settembre la Giunta del Buon Governo “Nueva Semilla Que Va a Producir” del Caracol V di Roberto Barrios ha denunciato la nuova invasione paramilitare nelle terre del nuovo villaggio Comandante Abel, del Municipio Autonomo La Dignidad, Municipio ufficiale di Sabanilla. Il 12 settembre una nuova denuncia della stessa Giunta sottolineava la gravità della situazione: 70 donne e bambini sfollati dal nuovo Villaggio Comandante Abel e 14 persone scomparse nella vicina comunità di Unión Hidalgo.

    Gli antefatti

    Il nuovo villaggio Comandante Abel si trova in zona indigena di lingua ch’ol, nelle terre recuperate dall’EZLN nel 1994.

    Fino a maggio di quest’anno la popolazione si trovava nella comunità di San Patricio che fin dagli anni ’90 ha vissuto resistendo ai persistenti attacchi paramilitari.

    Esattamente un anno fa, il 6 settembre 2011, quelle terre furono invase dai paramilitari provenienti dalla vicina comunità di Ostilucum, causando lo sfollamento della popolazione, fame e malattie. La comunità riuscì a tornare, ma ormai si trovava derubata dei raccolti che i paramilitari si erano portati via; per questo dovette dipendere dagli aiuti alimentari organizzati dalla Giunta del Buon Governo della Zona Nord. Nel frattempo sono continuate le minacce di una nuova invasione e di un massacro, così che, nel mese di maggio, le famiglie base di appoggio del EZLN hanno preso la decisione di ricostruire la comunità nel vicino presidio “La Lampara”, mostrando nei fatti la volontà degli zapatisti di cercare forme pacifiche di risolvere conflitti, con coloro che essi definiscono fratelli ingannati dal malgoverno. Nonostante questa, ovviamente sofferta, decisione, le minacce sono continuate e il 6 di settembre i paramilitari della località di Unión Hidalgo hanno invaso le terre del nuovo villaggio Comandante Abel, sparando contro gli zapatisti e provocando la fuga forzata, verso la montagna, dei bambini e della maggioranza delle donne che non riuscivano a sopportare la situazione, mentre gli uomini e alcune donne rimanevano sul luogo, per difendere la comunità.

    Una carovana di Solidarietà e Documentazione

    Per rompere l’accerchiamento, mostrare solidarietà e documentare le violazioni ai diritti umani si è organizzata una carovana di Solidarietà e Documentazione a Comandante Abel. La carovana, organizzata da Organismi dei Diritti Umani, osservatori internazionali, da compagni impegnati nel movimento e nella comunicazione indipendente, è partita da San Cristobal de Las Casas, Chiapas il 18 settembre del 2012. Ha visitato tre comunità: quella assediata – Comandante Abel -, la comunità autonoma di San Marcos e la comunità Zaquitel Ojo de Agua. Nelle ultime due comunità i partecipanti alla carovana hanno potuto intervistare le donne sfollate di Comandante Abel e gli sfollati di Unión Hidalgo.

    Testimonianza delle donne sfollate nella Comunità San Marcos

    Alla fine della lunga valle che da Sabanilla si estende verso lo stato di Tabasco, si trova la comunità di San Marcos. La comunità si trova in posizione gradevole, a fianco del fiume Sabanilla che si attraversa passando per un ponte sospeso. La comunità ha dimostrato la sua solidarietà nei confronti degli sfollati di Comandante Abel, ospitandoli nella scuola del villaggio e condividendo il loro scarso mais e il cibo.

    Le donne e le autorità della comunità hanno ricevuto i carovanieri e quattro donne e due membri della Giunta del Buon Governo hanno dato la loro testimonianza. Lucia ed Elvira hanno raccontato di quell’8 settembre quando, per la paura e la percezione di non essere in grado di proteggere la vita dei propri bambini, sono fuggite per la montagna, passando per precipizi, dormendo sotto le liane, correndo verso San Marcos, l’unico luogo che sentivano sicuro, in una zona percorsa dai paramilitari di Paz y Justicia già dagli anni ’90, da soldati e da elementi corrotti della Pubblica Sicurezza.

    Nello stato di timore e confusione in cui si trovavano, alcune si sono perdute. “Arrivate qui eravamo intorpidite dalla paura e non sentivamo i nostri corpi, sentivo che una tigre mi seguiva. Ci siamo perdute, eravamo spaventate, mi sembrava di non essere più in questo mondo” racconta Lucia.

    Un compagno della Giunta spiega: “Le compagne non sopportavano più le sofferenze. Ma gli zapatisti non piangono. Torneremo a lavorare per resistere e vivere”.

    Quando le donne sono arrivate a San Marcos ne mancavano due con i loro bambini. Subito si sono organizzate le ricerche con il timore che fossero state sequestrate dai paramilitari. Il giorno 11, quattro giorni dopo la fuga dal villaggio, i compagni e le compagne che cercavano gli scomparsi, hanno sentito il pianto di un bambino scoprendo così il loro nascondiglio. Erano tremanti di freddo e allo stremo per la fame e la stanchezza. “Abbiamo dato loro pozòl2, ci siamo caricati sulle spalle i bambini e siamo ritornati tutti a San Marcos”.

    Carmen e Jessica sono i nomi delle due donne che si erano perdute: “Avevamo molta paura quando siamo fuggite. Abbiamo faticato ad attraversare il fiume, siamo rimaste indietro e non siamo state in grado di seguire il percorso delle altre. Abbiamo proseguito ma per la paura di incontrare i paramilitari, ci siamo nascoste sotto una pietra, una specie di caverna. Lì ci siamo nascoste la prima notte. I giorni seguenti ci siamo fatte largo nel monte cercando di orientarci ma ci siamo perdute. Abbiamo mangiato erba momo e arance per calmare la fame. Per la paura di essere individuate dai paramilitari scendevamo al fiume per gettare le bucce”. Jessica guarda intensamente il suo piccolo che piange perché respinge il seno della mamma. “La paura mi ha asciugato il seno” – dice – “Mia figlia ha la febbre e non le passa”.

    Gli sfollati di Unión Hidalgo

    Il giorno seguente la carovana ha visitato la Comunità Zaquitel Ojo de Agua, accessibile solo camminando per 3 ore verso la cima del monte che abbraccia la valle Sabanilla. Si trova in una bella posizione tra monti, grandi alberi chiamati “ceibas” e torrenti. Come a San Marcos, tra le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua, c’è una grande solidarietà. Da Unión Hidalgo si sapeva che c’erano 10 scomparsi e si temeva per la loro vita e, come a San Marcos, gli scomparsi sono stati ritrovati dopo 3 notti, dopo aver affrontato le forti piogge stagionali d’alta montagna.

    Jaime e Auxiliadora raccontano delle minacce subite dai paramilitari di Unión Hidalgo. “Giorno e notte, con altoparlanti ci gridavano che avrebbero mangiato le nostre carni. Dicevano che siamo fuori dalla legge e che non abbiamo diritti e non possiamo ricorrere alla giustizia. Ci trattano come animali”. Il racconto è la dimostrazione della strategia psicologica del governo, ancora in vigore in Chiapas, di disumanizzare gli oppositori e legittimare gli attacchi nei loro confronti.

    Narrano che le minacce sono cominciate nell’anno 2000, quando le famiglie zapatiste rifiutavano, come tuttora, i programmi assistenzialistici. Le minacce venivano dai dirigenti del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) della comunità, collegato con il gruppo paramilitare Paz y Justicia. Nel 2003 saccheggiarono il negozietto collettivo delle donne zapatiste. Armati di bastoni, machete e pietre colpirono una nostra compagna alla testa con una pietra. Quella volta ci rubarono tutta la merce, le tavole e la lamina del negozietto e anche 1800 chili di mais”. Lo sguardo di Auxiliadora mostra indignazione e fermezza. “Un anno fa le minacce sono peggiorate” racconta. “Con gli altoparlanti ci dicevano che, se non fossero riusciti a impossessarsi delle terre di Comandante Abel, avremmo subìto noi le conseguenze e ci avrebbero massacrato”. Jaime e Auxiliadora raccontano che hanno temuto per la loro vita e, insieme ad altre, hanno lasciato il villaggio, lasciando 10 compagni nella comunità, a difendere semenze, animali e casa che sono garanzia di sopravvivenza. “Ci siamo incamminate per la montagna senza una meta precisa – spiegano – finché al terzo giorno abbiamo incontrato le famiglie di Zaquitel Ojo de Agua. Non sapevamo dove andare. Abbiamo raccontato loro delle minacce e ci hanno accolto”. Ora sono alloggiati nella scuola della comunità ma alcuni bambini si sono ammalati per la pioggia e il freddo.

    La resistenza nel Nuovo Villaggio Comandante Abel

    Nel nuovo villaggio Comandante Abel, 22 compagni e 5 compagne, rimasti a difendere il villaggio, ricevono la carovana in una casa che mostra i segni delle pallottole. I fori dei proiettili sono la testimonianza della furiosa sparatoria dell’8 settembre, quando 150 aggressori, guidati da leader paramilitari, hanno tentato di fare un strage tra le famiglie zapatiste del villaggio. I paramilitari hanno occupato la terra recuperata che si trova dall’altra parte del fiume, prendendosi quella già seminata. Stanno costruendo case e, nella notte, si avvertono i loro movimenti con armi. A neanche 400 metri dal villaggio, alcuni elementi della Pubblica Sicurezza, dal 16 settembre, hanno occupato quella che era la scuola autonoma zapatista. Raccontano che il 18 settembre, da quella postazione di polizia, sono partiti due spari in direzione degli zapatisti.

    I viveri stanno per esaurirsi e non è possibile né seminare, né raccogliere legna per il forte rischio di essere attaccati.

    Gli aggressori sono ben conosciuti dai compagni. Sono dirigenti politici del malgoverno di Unión Hidalgo. Questi ultimi non agiscono autonomamente. I compagni zapatisti raccontano: “Il 4 settembre sono venuti qui il segretario del governo del Chiapas Noé Castañon accompagnato da due alti funzionari del malgoverno e da membri della pubblica sicurezza statale. Si sono riuniti con i paramilitari per dir loro che quelle terre erano loro”. Due giorni dopo si è scatenato l’attacco contro le basi di appoggio dell’EZLN.

    Le Basi di Appoggio Zapatiste non si arrendono

    Nonostante le sofferenze provocate da questo attacco del malgoverno nella regione, le donne e gli uomini zapatisti che parlano ai partecipanti alla carovana, danno mostra di essere più convinti che mai nella loro lotta e resistenza. La richiesta è l’immediato ritiro dei paramilitari.

    Non ci sono dubbi sul far ricadere tutta la responsabilità sul governo messicano. “Non vogliamo scontrarci con coloro che appartengono alla nostra stessa razza indigena anche se appartengono ad altri partiti e si sono venduti al mal governo” spiegano i compagni che resistono nel nuovo villaggio Comandante Abel.

    Le donne sfollate a San Marcos dicono a voce alta: “Non ci arrendiamo, non ci lasceremo convincere da progetti come Oportunidades o Procampo3 con i quali il malgoverno cerca di tappare i nostri occhi e comprare le nostre coscienze”. “Il denaro lo produciamo con il niostro sudore e anche se dobbiamo curare i nostri bambini piccoli sappiamo allevare polli e oche, sappiamo lavorare il mais come gli uomini. Per quanto non mangiamo come mangiano quelli del governo, chiediamo di poter vivere nelle nostre case e che il governo ritiri i suoi paramilitari”. Un’altra compagna dichiara ”Resisteremo finché dio ci conserva in vita. Vogliamo insegnare ai nostri figli come si deve vivere”.

     1 L’ejido è una forma di proprietà comunitaria della terra, tuttora riconosciuta dalla Costrituzione messicana, dai tempi della rivoluzione di Zapata e Villa, nei primi anni del secolo scorso. La terra viene anche lavorata collettivamente.

    2 Pozòl: bevanda, a base di mais spesso fermentata, in uso in tutto il Messico.

    3 Oportunidades, Procampo fanno parte della strategia del governo per ridurre l’appoggio indigeno all’EZLN. Il governo offre appoggi in denaro e prestiti ai campesinos indigeni a condizione che non appoggino l’EZLN ed entrino nelle organizzazioni politiche governative

  • Xul Solar – Video dei suoi dipinti – Vanguardia e Fantasia

    Xul Solar – Video dei suoi dipinti – Vanguardia e Fantasia

    A me piace tantissimo, lo sto scoprendo solo ora (a quasi cinquant’anni dalla morte!) e quindi va con urgenza anche su questo blog. Un video per cominciare. E un link al museo Xul Solar di Buenos Aires (QUI). Nome vero Oscar Alejandro Agustín Schulz Solari (1887-1963), da cui nasce il suo nome d’arte Xul Solar. Di padre tedesco e madre italiana. Ha viaggiato in oriente e in Europa, e anche in Italia (siamo ancora in Europa?).

    Una nota in spagnolo dal blog Aquileana: Xul Solar fue uno de los pintores argentinos más importantes del siglo XX. Nacido en 1887, como Oscar Agustín Alejandro Schulz Solari; en 1912 inicia un viaje a Oriente, que lo lleva imprevistamente a Europa; es allí donde empieza a firmar sus cuadros como Xul Solar, conoce a Paul Klee, a Emilio Pettoruti. Expone en muchas ciudades europeas, hasta que vuelve a Buenos Aires en 1924. Amigo de Jorge Luis Borges, por muchos años; comparten a Blake, a Swedenborg, la filosofía oriental, el budismo, intensos diálogos, hasta que una diferencia política, el peronismo, enfría su amistad a partir del ´46. Después de su muerte en 1963, Borges vuelve a recordar su admiración por Xul Solar en numerosas conferencias, reconociéndolo como hombre de genio y “uno de los acontecimientos más singulares de nuestra época”. Y añade el escritor: ”Sus pinturas son documentos del mundo ultraterreno, del mundo metafísico en que los dioses toman las formas de la imaginación que los sueña. La apasionada arquitectura, los colores felices, los muchos pormenores circunstanciales, los laberintos, los homúnculos y los ángeles inolvidablemente definen este arte delicado y monumental”. De sí mismo nos dice Xul Solar : “Soy campeón del mundo de un juego que nadie conoce todavía: el Panjuego; soy maestro de una escritura que nadie lee todavía; soy creador de una técnica, de una grafía musical que permitirá que el estudio de piano, sea posible en la tercera parte del tiempo que hoy lleva estudiarlo. Soy director de un teatro que todavía no funciona. Soy el creador de un idioma universal: la Panlengua, sobre bases numéricas y astrológicas, que contribuirá a que los pueblos se conozcan mejor. Soy creador de doce técnicas pictóricas, algunas de índole surrealista y otras que llevan al lienzo el mundo sensorio, emocional que produce la escucha de una audición musical.” Creador de una lengua para la América latina: el neocriollo con palabras, sílabas, raíces de las dos lenguas dominantes: el castellano y el portugués.

    PIU’ INFO: http://www.taringa.net/posts/arte/14046919/Xul-Solar_-un-artista-visionario_.html

    Bio crono: http://www.xulsolar.org.ar/2010/cronologia-e.html

    Borges su di lui: http://www.temakel.com/confborgesxul.htm

    …e l’immancabile…

     http://es.wikipedia.org/wiki/Xul_Solar

  • El vuelo de la mariposa – TEASER – Il volo della farfalla

    El vuelo de la mariposa – TEASER – Il volo della farfalla

    Un viaggio, anzi infiniti. E la politica, l’America centrale, l’Honduras, la sua gente in un sol volo, come quello della farfalla, sempre in trasformazione insieme alle persone, alla vita, alle forme di resistenza. Documentario di America Latina Cooperativa – Il viaggio della farfalla per l’America centrale (link sito – link facebook), un progetto che ha esplorato 6 paesi e 30 organizzazioni in Centroamerica. Leggi anche il reportage dall’Honduras

    No importa la fuerza de la opresión, la lucha y la resistencia siempre vuelven a surgir. El vuelo de la mariposa es un documental sobre la realidad mesoamericana, lugar de explotación y violencia, lugar de esperanzas y utopías.

    La película relata los procesos de transformación que se viven en esta región.
    Las organizaciones populares, a partir de un momento de inmanencia, de auto transformación y de organización interna, trascienden su palabra y su esfuerzo en aras de posibilitar la articulación en redes y vínculos con otros pueblos y otras luchas.

    En 2012, dando seguimiento al trabajo de fortalecimiento de las redes de cooperación en América Latina, el colectivo realizó “El vuelo de la mariposa por Mesoamérica”. Recorrimos 6 países de la región mesoamericana y visitamos cerca de 30 organizaciones, ahora con un equipo de 9 personas, desde educadores, cineastas, hasta artistas de teatro-circo.

    Del Blog El mundo de manhana una nota sobre el doc:

    “La mariposa nace como oruga, un animalito que no tiene casi importancia, insignificante, chiquitín, que cualquiera lo puede pisar, que no es nada, y, esta oruga, se mete en su capullo, que ella misma construye. Un símbolo muy representativo de lo que una persona debería de poder hacer con su vida: Elegir.” Con estas palabras, cargadas de fábula y de reivindicación, mi amiga Silvia Heredia describe los procesos de organización y resistencia que desde hace años se viven en los distintos países de América Central.

    A Silvia la conocí, por primera vez, hace cinco años en mi primera visita a Honduras. Más tarde, a lo largo de 2010, la reconocí y compartí con ella y con la increíble gente de ‘Paso a Paso’ esfuerzos, luchas, procesos e injusticias a la par que confidencias, risas, rones clandestinos y esperanzas. Como digo es mi amiga, y además una de esas de las que uno está orgulloso de hablar allá por donde va. Lleva ya más de diez años viviendo en la intensa Rivera Hernández de San Pedro Sula trabajando y acompañando a un pueblo que ya es el suyo. Ahora, también, es un testimonios con rostro de los muchos que aparecen en el retrato coral de ‘El Vuelo de la Mariposa’, el vídeo que encabeza esta entrada y del que hoy me apetece hablaros.

    En palabras de sus autores, este ‘Vuelo de la Mariposa’, “es un documental sobre la realidad mesoamericana, lugar de explotación y violencia, lugar de esperanzas y utopías”. Este trabajo busca reflejar, a través de distintos testimonios de varios países, los procesos de transformación que desde hace años se están viviendo en esta zona tan peculiar del mundo. En sus palabras, “las organizaciones populares, a partir de un momento de inmanencia, de auto transformación y de organización interna, trascienden su palabra y su esfuerzo en aras de posibilitar la articulación en redes y vínculos con otros pueblos y otras luchas”. Un servidor, que tuvo el orgullo de vivir en su propio pellejo la consolidación de la Resistencia (pacífica) hondureña, tiene muy claro que estas luchas nos marcan el camino y que tal vez debiéramos prestarles mucha más atención de lo que habitualmente hacemos. Nos van un paso por delante en este recorrido de lucha por otro mundo posible que, entre todas, recorremos.

    Ahora buscan financiación para terminar su trabajo y exhibirlo. Habrá que ponerse manos a la obra y ver cómo podemos colaborar con ellos para que la verdad se sepa y se multiplique ya que, al igual que el vuelo de una mariposa, “no importa la fuerza de la opresión, la lucha y la resistencia siempre vuelven a surgir”.

  • Campagna I Love Gabrio: Amianto per nessuno, Gabrio per tutt*

    Campagna I Love Gabrio: Amianto per nessuno, Gabrio per tutt*

    Riporto l’appello e gli articoli del centro sociale Gabrio di Torino. Per chi fosse interessato: Info e adesioni su ilovegabrio.noblogs.org

    Documento presentazione campagna

    DI AMIANTO,

    AUTOGESTIONE  E

    INCONSISTENZA DELLE ISTITUZIONI

    In questa fine di estate 2012 che ci ha visti ancora impegnat* in diverse lotte dobbiamo fermarci un attimo e riprendere parola per porre al dibattito pubblico una questione molto delicata: quella dell’amianto al centro sociale Gabrio.

    L’amianto c’è, lo sappiamo, a Torino lo sanno tutti quelli che hanno minimamente presente il Gabrio. Negli anni della storia del centro sociale la questione è stata periodicamente strumentalizzata dalla destra cittadina per chiedere lo sgombero, mentre veniva pressoché ignorata dalla sinistra cittadina e dall’amministrazione che avrebbe dovuto tutelare la nostra e vostra salute. Anche quando dal Gabrio partì una lettera aperta al Comune per sollecitare un intervento di bonifica rispettoso del centro sociale e che non utilizzasse la questione dell’amianto come pretesto per lo sgombero. Era il 2004 e nessuno si prese la briga di ascoltare e rispondere ai nostri timori sulla salubrità degli edifici.

    Noi siamo i primi ad essere parte lesa dalla presenza dell’amianto ed i primi a volerlo bonificare, senza interessi se non quello del diritto alla salute. Negli anni abbiamo aperto le porte a sopralluoghi di tecnici del Comune e dell’ARPA, sempre disponibili ad un confronto che non è mai stato concesso. Negli anni abbiamo fatto esperienza dell’inconsistenza delle Istituzioni ed abbiamo sistematicamente, attraverso l’autofinanziamento, manutenuto i locali del centro sociale, arrivando anche a verniciare con una pittura incapsulante apposita per cemento-amianto due dei tre tetti del centro sociale: perché nessuno ha mai voluto assumersi la responsabilità di una bonifica ed abbiamo deciso di assumercela noi per quanto ci è stato possibile, perché teniamo alla salute nostra e di tutti.

    A febbraio arriva la sentenza che ha inchiodato i vertici della multinazionale Eternit, condannati in primo grado per disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche. Secondo le motivazioni, i due, pur di fronte alle manifestazioni dell’inquinamento, «hanno continuato e non si sono fermati né hanno ritenuto di dover modificare radicalmente e strutturalmente la situazione». Una vittoria importantissima per la salute pubblica ed uno spauracchio per tutti i soggetti che fino ad allora avevano preso il problema amianto sotto gamba.

    A fine giugno abbiamo appreso dalla rete che, prontamente, 500Mila euro sarebbero stati introdotti nel bilancio preventivo del Comune per la bonifica dei locali del centro sociale. A quanto pare il Comune parla di noi ma non parla con noi, ignorando 18 anni di socialità e tutte le realtà che hanno vissuto e vivono il Gabrio. Sappiamo poi che c’è stato un incontro tecnico tra l’ARPA e il Comune. A fine Luglio infine la Lega Nord è tornata a chiedere lo sgombero del Gabrio e questa volta, come non succedeva da un po’ di tempo, la richiesta era incentrata sul “pericolo amianto”. Noi non abbiamo mai nascosto la testa sotto la sabbia sul problema-amianto! E non intendiamo farlo nemmeno questa volta! Ecco perché diciamo con chiarezza che la bonifica dall’amianto è un interesse collettivo sacrosanto, ma non vogliamo in nessun modo che la questione venga utilizzata strumentalmente per arrivare ad uno sgombero del centro sociale.

    Ora festeggiamo i 18 anni di occupazione, un’esperienza di lotte e di percorsi dal basso che deve continuare a vivere, molto meglio senza amianto ma con l’autogestione che l’ha caratterizzata fin qui. Siamo disponibili ad un confronto tecnico con l’ARPA e il Comune che individui i criteri di una bonifica condivisa, ma non siamo disponili a parlare di istituzionalizzazione dell’esperienza del centro sociale dentro canali associativi o simili. Pensiamo che il nostro centro sociale con le sue attività ed i suoi percorsi di riappropriazione e di lotta per i diritti e la dignità, rappresenti, senza presunzione, un’esperienza significativa in questa Torino svenduta e strozzata da crisi, precarietà e malgoverno cittadino.

    Il Gabrio è per tutti e tutte e il Gabrio è di tutti e tutte, un bene collettivo che va sostenuto e difeso. Per questo abbiamo deciso di lanciare la campagna “I love Gabrio” e l’appello per sostenere il Csoa Gabrio. Per sostenere la nostra volontà di continuare a vivere come esperienza autogestita e per contro-informare sia sugli sviluppi prossimi della vicenda, sia sulle tappe della questione-amianto in questi anni. Lo faremo attraverso un blog dove renderemo pubblica tutta la documentazione in nostro possesso. Lo faremo in occasione dei festeggiamenti per i 18 anni di occupazione in settembre. Lo faremo nelle strade e nelle piazze del nostro quartiere e di questa città.

    GABRIO PER TUTTI E TUTTE

    AMIANTO PER NESSUNO

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    I LOVE GABRIO

    GABRIO PER TUTT* AMIANTO PER NESSUNO

    Torino. Città della crisi. Un tasso altissimo di sfratti per morosità. Asili che vengono svenduti e centinaia di precari* lasciat* a casa. Servizi sociali essenziali che non ricevono finanziamenti. Un debito pubblico significativo dovuto alle scelte scellerate legate alle Olimpiadi e ad investimenti finanziari pericolosi. Che aumenterà per colpa del TAV. Ecco, in una situazioni del genere ci si aspetterebbe che le varie istituzioni abbiano un bel po’ di cose di cui preoccuparsi. Invece, come per il più classico dei tormentoni estivi, rispuntano i “veri” problemi della città: le occupazioni! Occupazioni da criminalizzare, stabili da svendere per fare cassa, stabili da bonificare per essere rimessi nel ciclo delle speculazioni.

    Il Gabrio è stato occupato nel settembre del 1994. Da 18 anni è un punto di riferimento per il quartiere San Paolo e per la città. Da 18 anni “produce socialità”. In 18 anni abbiamo visto il comune investire migliaia di euri in progetti “aggregativi” o “giovanili”. Abbiamo visto questi progetti naufragare miseramente ed i soldi essere buttati via.

    Il Centro Sociale resiste da 18 anni con attività che richiamano centinaia di persone. Come la palestra popolare “Dante Di Nanni” che offre corsi tutti i giorni, dalla boxe all’arrampicata, seguendo logiche che si basano, nel solco dell’autogestione, sulla messa in comune di risorse e saperi, contro la concezione del moderno fitness e del culto dell’immagine. Come lo sportello il-legale e la microclinica fatih che offrono patrocinio ed assistenza legale e sanitaria gratuita a chiunque lo richieda. Come “Lo sportello diritto alla casa Zona San Paolo” a disposizione per affrontare e risolvere le annose questioni legate agli sfratti, piuttosto che il Punto San Precario, dove i precari torinesi stanno imparando ad autorganizzarsi e a creare conflitto dentro e fuori i luoghi di lavoro. Ed ancora l’infoshock che affronta in maniera non ideologica il tema del proibizionismo. Fino ad arrivare ai nuovi spazi e progetti come quello della Ri-Ciclofficina “Senza Freni” e dell’ Orto Collettivo “Terra ZapPata”.

    Il Gabrio è un luogo per organizzarsi per rispondere a istanze e bisogni sociali, ma anche un luogo di contro cultura. Artisti e band più o meno famosi negli anni hanno calcato il palco di Via Revello 3 e migliaia di persone hanno ascoltato musica al di fuori dei canali e dagli schemi imposti dalla omologazione e dal profitto.

    Fuori dalle mura di via Revello il Gabrio è soprattutto politica quotidiana, nelle strade. Per questo sta nelle occupazioni abitative (4 solo nel quartiere San Paolo), nelle lotte per i diritti dei migranti ed in tutte quelle lotte che dalla città alla Val di Susa si oppongono, in nome della dignità, all’arroganza del potere. Il Gabrio è stato riaperto al quartiere, riconsegnato al territorio, sottratto alla speculazione e reso fruibile dopo che il comune ha deciso di abbandonarlo alle intemperie e al degrado. Gli/le occupant* si sono prodigati nel tempo per mitigare il rischio amianto, alla faccia di chi avrebbe dovuto pensarci e che solo dopo lo spauracchio della sentenza eternit ha finalmente visto quello che noi già nel 2004 gridavamo a gran voce. Per tutte queste ragioni chiediamo che la questione dell’amianto al Gabrio venga affrontata dalle istituzioni preposte salvaguardando l’esperienza di auogestione del centro sociale. Chiediamo che il Comune di Torino e la Prefettura non utilizzino strumentalmente la salute pubblica per finalità politiche, per ottenere uno sgombero coatto di una realtà scomoda perché da sempre protagonista nelle lotte sociali. Chiediamo un intervento di bonifica discusso e partecipato con gli occupanti e le occupanti e con il quartiere.

    IL GABRIO E’ DI TUTTE E TUTTI

    SOSTENIAMOLO TUTTE E TUTTI

    ————————————————————————————————-

    Una breve cronologia della questione amianto

    17 settembre 1994: occupazione degli edifici di proprietà comunale in via Revello 3/5: nasce il csoa gabrio

    1995: il Comune di Torino firma con l’Associazione Areazione (un’associazione informale di studenti e studentesse “ereditata” da una parte del Movimento della Pantera) un pre-contratto di comodato d’uso. Nel testo si parla di un assegnazione da definire e regolamentare con successive delibere. Poi più nulla…

    Estate 2004: preparandosi a festeggiare i 10 anni di occupazione l’assemblea del centro sociale invia una lettera aperta al Comune di Torino, indirizzata a Giuseppe Nota (dirigente del settore gioventù) e Marco Calgaro (Vice-Sindaco). Nella lettera si pone con forza la questione dell’importanza degli spazi sociali autogestiti e si chiede di individuare una soluzione condivisa per arrivare a una bonifica dell’amianto presente in alcune parti del centro sociale. Seguono un paio di incontri, a cui seguono alcuni sopralluoghi presso il centro sociale da parte di tecnici dell’ARPA e geometri del Comune. Vengono prelevati campioni da tetto e pareti. Poi più nulla…

    Estate 2011: arriva al centro sociale una raccomandata dalla Divisione Gioventù e Rapporti con le Circoscrizioni del Comune indirizzata all’Associazione Areazione: il Comune rispolvera quel pre-comodato mai concluso comunicando al “legale rappresentante dell’associazione” di dover documentare gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria (bonifica delle parti in amianto) fatti, consentendo un sopralluogo di tecnici all’interno dei locali. Rispondiamo alla lettera come centro sociale dando disponibilità all’ingresso dei tecnici per il sopralluogo ma rispediamo al mittente (cioè al Comune proprietario dell’immobile) le responsabilità relative all’amianto.

    5 settembre 2011. Si presentano al Gabrio alcuni tecnici e funzionari di ARPA e Comune. Viene loro consentito l’accesso ma il sopralluogo non viene effettuato in mancanza di un “cestello adeguato”. Poi più nulla…

    29 giugno 2012: sul blog del Movimento 5 Stelle Torino compare un articolo dal titolo “Come il Comune spende i nostri soldi. Dall’articolo apprendiamo che sono stati preventivati dal Comune “500.000 euro per la manutenzione straordinaria e bonifica edifici via Revello 3 e 5”. Il curatore dell’articolo riporta tra parentesi un suo commento personale “ma lo sanno cosa c’è a quell’indirizzo?”. Un paio di settimane prima erano già stati ripresi i “contatti informali” con l’ARPA. Un tecnico ci contatta tramite il blog del centro sociale.

    25 luglio 2012: ennesima interpellanza della Lega Nord per chiedere lo sgombero del Gabrio. Questa volta però al centro della richiesta è il “pericolo amianto”.

    C.S.O.A. GABRIO – VIA REVELLO 3 – ZONA SAN PAOLO ANTIRAZZISTA – TORINO

  • Pace in Colombia, vista dal Messico

    Pace in Colombia, vista dal Messico

    Il presidente colombiano, il conservatore Juan Manuel Santos, ha annunciato ufficialmente il 4 settembre scorso l’apertura dei dialoghi per la pace in Colombia con le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia), la guerriglia più vecchia del continente. A quasi 50 anni dall’inizio di una vera e propria guerra civile, costante e logorante, tra lo Stato e diversi gruppi guerriglieri come le FARC, che è il più importante, e l’ELN (Ejercito Liberacion Nacional), anch’esso coinvolto nei dialoghi, si riaprono le negoziazioni per porre fine al conflitto. La Colombia è il terzo paese del Sudamerica per importanza economica dopo il Brasile e l’Argentina, ed il secondo più popoloso con oltre 46 milioni e mezzo di abitanti.

    E’ la quarta volta che si aprono dei dialoghi di pace nel paese sudamericano e l’ultimo tentativo risale alla gestione del presidente Andrés Pastrana nel periodo 1998-2002. L’auspicio della popolazione e della comunità internazionale è che questa volta si arrivi a una risoluzione positiva e ci sono buone basi per sperare: esiste una coincidenza esplicita degli obiettivi, i preaccordi sono stati costruiti lentamente, il paese, così come il resto del mondo, negli ultimi 10-15 anni è cambiato radicalmente e c’è una miglior disposizione della parti in causa, primi tra tutti il presidente Santos e il leader guerrigliero Rodrigo Londoño Echeverry, alias Timochenko. Quest’ultimo ha dichiarato di arrivare al negoziato “senza rancore né arroganza”. Dopo mesi di preparazione, con la partecipazione di delegati del Venezuela, del Cile, di Cuba e della Norvegia in veste di negoziatori, in ottobre cominceranno gli incontri a Oslo e poi a L’Avana. Sono cinque i punti in agenda: lo sviluppo rurale e l’accesso alla terra; garanzie per l’opposizione politica e la partecipazione cittadina con la rottura dei nessi tra violenza/armi e politica; la fine del conflitto armato con la consegna delle armi e l’integrazione dei guerriglieri alla vita civile; lotta efficace al narcotraffico; rispetto dei diritti delle vittime e della verità.

    Il Premier inglese Cameron ha parlato “di un passo coraggioso”, Obama di “un’opportunità da cogliere”, la presidentessa brasiliana Dilma Roussef lo considera “un motivo per festeggiare in Sudamerica e nel mondo”. Anche il Vaticano e quasi tutti i paesi americani hanno immediatamente celebrato l’inizio dei dialoghi. Unica voce discordante è quella dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe, ex alleato di Santos, che ha parlato di uno “schiaffo alla democrazia” e continua a sostenere la sua politica di mano dura a tutti i costi. Senza dubbio è un momento storico per il paese andino e per l’America Latina, ma in molti non se ne sono accorti. Il Messico brilla per la sua assenza, un fatto eccezionale visto che in America Latina il paese s’era sempre contraddistinto per una presenza rilevante nei processi di pace.

    In Italia c’è un vuoto quasi totale sulla questione. Il PD ha raccomandato all’ambasciatore italiano a Bogotà di “fare tutto il possibile per chiudere la stagione di conflitto in Colombia”, augurandosi che “gli sforzi profusi abbiano successo e che il paese possa tornare a essere annoverato tra le nazioni pacificate del continente”. Sul sito della rete dei comunisti è stato tradotto e pubblicato il documento integrale preliminare per gli accordi di pace (link). Sui media se n’è parlato a sprazzi e, come spesso accade, l’informazione sul mondo, i posizionamenti politici all’estero e il dibattito in dettaglio, soprattutto se si tratta di Latinoamerica, provengono genuinamente e abbondantemente dall’esterno, dalla rete o da organizzazioni, media e gruppi alternativi.

    Riporta la rivista messicana Proceso che l’unico presidente dell’America Latina che non ha chiamato Santos né ha inviato alcun messaggio al colombiano è stato Felipe Calderón, capo di Stato messicano del partito conservatore Accion Nacional. Calderón identifica le FARC con il narcotraffico e di fatto avalla le soluzioni militariste e repressive che anche Uribe aveva adottato. Calderón è stato un presidente dalla “mano dura” in Messico, ma la militarizzazione della guerra ai cartelli della droga ha provocato un’escalation di violenza senza precedenti e un saldo di 70mila morti e oltre 15miladesaparecidos. Però le FARC hanno un’agenda politica, non sono un cartello della droga, malgrado i loro vincoli innegabili con il narcotraffico, in particolare con le fasi di produzione della cocaina che sono servite al loro finanziamento.

    “Non si può confondere una guerrigllia che, senza dubbio, ottiene finanziamenti dal narcotraffico con i gruppi della criminalità organizzata che hanno altri scopi”, sostiene la ex sindachessa di Bogotà, Clara López. Quindi la Colombia sceglie di negoziare e il Messico resta a guardare nonostante i due paesi siano molto vicini, non solo per le questioni legate al traffico illegale di stupefacenti, ma anche perché il neopresidente messicano, Enrique Peña Nieto, ha deciso di contrattare il generale colombiano Óscar Naranjo come consulente esterno per la sicurezza dopo il primo dicembre, quando assumerà ufficialmente le sue funzioni. La decisione è stata criticata da più parti, si parla d’ingerenza straniera e di una possibile continuità della strategia repressiva, anche se Naranjo è stato inserito nella lista dei delegati che negozieranno con le FARC.

    Sul problema del narcotraffico il punto terzo dell‘Accordo generale per la fine del conflitto e la costruzione di una pace stabile e duratura, negoziato segretamente da FARC e Governo, si specificano gli elementi della discussione: programma di sostituzione delle coltivazioni, cioè riconversione dei raccolti dall’illecito al lecito; prevenzione del consumo e salute pubblica; interventi sulla produzione e la commercializzazione di narcotici. E’ quindi probabile che l’interesse del Messico e dei paesi “grandi consumatori” cresca durante il processo. Inoltre è fondamentale la questione umanitaria e la pacificazione di un paese come la Colombia, vista la sua importanza economica e soprattutto per le oltre 120mila vittime di questa guerra “eterna” e per i milioni di desplazados che hanno dovuto abbandonare le loro terre durante il conflitto.    Twitter @FabrizioLorusso

  • Sinistra messicana al bivio e movimenti

    Sinistra messicana al bivio e movimenti

    La sinistra messicana è al bivio. C’è aria di rinnovamento ma anche incertezza dopo la conferma definitiva dei risultati delle presidenziali del primo luglio. In mezzo a polemiche e manifestazioni di piazza, il 31 agosto il Tribunale Elettorale ha rifiutato le impugnazioni e le richieste d’invalidazione del processo elettorale avanzate dalla coalizione progressista. Le denunce di brogli, finanziamenti illeciti e compravendita del voto non hanno quindi impedito che fosse dichiarato vincitore Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri). Nel novecento il Pri è stato al potere per 71 anni ed è stato sconfitto nel 2000 e nel 2006 dal conservatore Acción Nacional. I partiti progressisti, il Partido Revolución Democratica (Prd), il Partido del Trabajo (PT) e il Movimiento Ciudadano sostenevano Andrés Manuel López Obrador, arrivato secondo con il 31,5% dei voti contro il 38% di Peña. Le sinistre hanno ottenuto comunque un risultato importante conquistando i governi di tre stati e di Città del Messico, oltre a diventare la seconda forza in parlamento.

    Ma domenica 9 settembre Obrador, davanti a decine di migliaia di simpatizzanti riuniti nella piazza centrale della capitale, ha annunciato la sua ritirata dalla coalizione e la nascita di un nuovo partito, collocato “a sinistra” del Prd, che ripartirà da “MoReNa”, il Movimento di Rinnovamento Nazionale che lui stesso ha costruito lavorando con le basi in tutto il Messico, facendo visita a tutti i comuni e villaggi del paese, negli ultimi sei anni.

    Nel 2006 Obrador, favorito nei sondaggi, perse le presidenziali con uno scarto di solo mezzo punto sul rivale Felipe Calderón. La lotta per denunciare i brogli elettorali della destra portò migliaia di militanti all’occupazione del centro della capitale e alla creazione di un movimento indipendente in suo sostegno che oggi aspira a diventare un partito.
    Lo decideranno formalmente il 19-20 novembre i centoventicinquemila rappresentanti di MoReNa nel primo congresso nazionale.
    “Non è una rottura, me ne vado nel migliore dei modi, ringrazio dirigenti e militanti delle formazioni progressiste, lavorerò alla trasformazione del paese partendo da MoReNa”, ha spiegato il leader.

    Il movimento ha circa quattro milioni di affiliati e c’è già chi, come il sindaco di Città del Messico Marcelo Ebrard, auspica la creazione di un “fronte ampio” di tutte le sinistre “sul modello uruguaiano, con autonomia delle forze in campo” ma “unità nelle elezioni”.
    Lo stesso Obrador ha parlato di possibili “accordi per agire come una sola organizzazione, sempre che si tratti di difendere gli interessi della gente e il patrimonio nazionale”.
    Ciononostante la sua decisione viene vista come una scissione a sinistra e una critica al partito principale della coalizione, il Prd, di cui è stato fondatore 23 anni fa. “Siamo a posto e in pace, la mia decisione aiuterà a far rinnovare e rinforzare il movimento progressista”, ha precisato nel suo discorso di domenica.

    Secondo l’opinionista Gabriel Guerra, “la sinistra potrà continuare a seguire la sua leadership, che entusiasma e muove circa un terzo dell’elettorato, oppure dovrà provare a essere più pragmatica e aperta per conquistare il centro, un settore dell’opinione pubblica e dei votanti senza cui non è possibile costruire maggioranze”. Ci è riuscita a Città del Messico dove il consenso della classe media ha permesso la vittoria del progressista Miguel Ángel Mancera con oltre il 60% dei voti. gritoalterno132.jpg
    Obrador e il suo movimento hanno fissato un calendario di mobilitazioni per la “disobbedienza civile” contro Peña e le irregolarità elettorali. “Non giudichiamo chi per necessità ha venduto il proprio voto ma la perversione di chi compra la volontà dei poveri approfittandosi della miseria”, ha ribadito Obrador.

    Le azioni di protesta vanno dal boicottaggio a TeleVisa, principale catena TV nazionale palesemente allineata agli interessi del Pri, alla realizzazione di assemblee informative ogni week end e all’adesione attiva a iniziative di altri gruppi contro l’aumento del prezzo degli alimenti e gli organismi transgenici.
    “Per i punti su cui potremo convergere, stabiliremo una relazione di collaborazione con nuove forze di sinistra e siamo convinti che il Prd ha comunque bisogno di rinnovarsi, con Obrador o senza di lui” ha dichiarato il Presidente del partito, Jesús Zambrano.
    Zambrano ha ribadito che non ci sarà ostruzionismo durante il giuramento di Peña come presidente il primo dicembre e che “il Prd è un’istituzione che è più forte delle singole persone e delle personalità, resta qui e continuerà a crescere”.

    Il 15 settembre si festeggiava l’indipendenza e, come ogni anno, i sindaci, i governatori e il presidente si affacciano ai balconi delle piazze centrali di tutte le città del Messico per festeggiare e fare il “grito”, cioè gridare “Viva México” e ricordare i nomi e le gesta di tutti gli eroi nazionali del processo di emancipazione dalla madre patria spagnola (1810-1821). Quest’anno la folla urlante, (a volte ben ubriaca) ed entusiasta di sempre è stata sovrastata da un realizzato dal movimento studentesco YoSoy132. Durante tutto il discorso patriotico del mandatario gli studenti hanno illuminato con dei laser verdi la faccia di Calderón che, arrivato ormai al suo ultimo mese come presidente in carica, sarà ricordato come il presidente della narcoguerra. La protesta di centinaia di persone contro i risultati e le irregolarità del processo elettorale conclusosi il primo luglio s’è fatta quindi sentire con forza anche e soprattutto nel “giorno della patria”, sia a Città del Messico che negli altri capoluoghi. Il movimento YoSoy132 e numerose organizzazioni sociali hanno convocato per il 22 e 23 settembre la Seconda Convenzione Nazionale contro l’Imposizione che continuerà a svilupppare le iniziative e i lavori cominciati ad Atenco il luglio scorso cui parteciparono circa 2500 delegati di 496 gruppi organizzati.

    Vale la pena diffondere un’ultima nota di questi giorni che riguarda una misteriosa sparizione nel mondo del giornalismo alternativo messicano. Le reti sociali e i media stanno avanzando molte ipotesi, spesso fantasiose, su questo caso senza però avere informazioni autentiche al momento. L’équipe del portale informativo indipendente “el5antuario.org”, da sempre molto critico nei riguardi del potere e attivo a livello sociale e politico, ha segnalato la scomparsa del coordinatore e fondatore del progetto, Ruy Salgado (consociuto come “el 5anto”), avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 settembre nella capitale (link al comunicato). Passate 72 ore dalla scomparsa, Ruy è stato dichiarato “desaparecido” ufficialmente e ad oggi non si hanno tracce del reporter che aveva subito più volte minacce e manteneva l’anonimato. Le indagini sono aperte e il gruppo di redattore del sito invita a non cadere in facili speculazioni dato che nessuna pista (né quella dell’incidente, né quella della sparizione per motivi “politici” o per opera della delinquenza organizzata) è stata confermata.

  • La Frontiera: Intervista a Confini @RadioPopolare

    La Frontiera: Intervista a Confini @RadioPopolare

    Dal programma di Radio Popolare “Confini” del 7 settembre, in onda dal lunedì al venerdì alle 17.30 e condotto da Sara Milanese e Diana Santini, ecco il mio intervento sul Messico e il tema della frontiera. A questo Link c’è il post originale che copio qui di seguito che s’intitola: Come eludere le frontiere, dal Messico alla striscia di Gaza.

    Il “muro di Tijuana” è uno dei classici muri della vergogna: divide per lunghi tratti il Messico dagli Stati Uniti, ed è stato costruito con l’obiettivo di fermare il traffico di armi e droga, e il flusso di migranti che da sud preme con forza sul confine inseguendo il sogno americano.

    Eppure i modi per eludere quella che è una delle frontiere più ritratte del mondo sono tanti. Ce li racconta Fabrizio Lorusso, giornalista e scrittore italiano che vive a Città del Messico.
    Poi ci imbarchiamo con il capitano James Cook, grande navigatore dell’Oceano Pacifico, che ha aperto nuove rotte al colonialismo britannico.

    Dai narcotunnel messicani ai tunnel che portano dalla Striscia di Gaza all’Egitto: Loris Savino, fotografo milanese, è appena tornato proprio da Gaza. I tunnel palestinesi fanno parte del suo progetto fotografico (e video) Betweenlands.

    Infine l’ultima puntata della nostra rubrica sui quartieri multietnici nella città italiane: andiamo a Napoli, nei quartieri spagnoli, dove Tina e Angelo Scognamiglio nel loro ortofrutta organizzano da 4 anni un corso gratuito di cucina napoletana per stranieri. L’integrazione passa per la buona cucina!

  • Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’estero (mini dossier)

    Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’estero (mini dossier)
    Il mistero buffo che viene a galla. Ho raccolto qui, per conoscenza della comunità italiana all’estero, i più recenti Dossier de Il Fatto Quotidiano sugli Istituti Italiani di Cultura all’estero e sulla cosiddetta “casta diplomatica”. Dopo il mini dossier sulle attività dei docenti d’italiano all’estero nella storia recente della comunità in Messico, era doveroso anche condividere e sistematizzare una serie di informazioni di più ampio respiro e visione. Partirò dai più recenti, usciti qualche settimana fa, per arrivare ai reportage della fine del 2011. L’ennesima manovra correttiva di Mario Monti aveva toccato anche le spese, buffe e misteriose, legate al corpo diplomatico, ma pare che la falce del governo tecnico sia stata prontamente fermata.
    🙂
    – Spending Review: Risparmi per tutti? No, il governo risparmia la casta dei diplomatici.

     

    Guadagnano più di Merkel e Hollande, ma per loro il taglio non c’è. I privilegi di ambasciatori, consoli e funzionari restano grazie a un emendamento ad hoc e il governo scarica le riduzioni di spesa sul personale a contratto. E così in India l’Italia finisce in tribunale per discriminazione etnica. D | 20 agosto 2012   LINK LEGGI QUI

    😦
    – Casta da esportazione e parentopoli. Il ministro Terzi congela le nomine. Dopo l’inchiesta del Fatto il titolare della Farnesina ha bloccato le nomine in via di registrazione dei direttori degli Istituti italiani di cultura (Iic) al cui vertice si trova di tutto: amici, ex coniugi e parenti dei potenti. Le nomine saranno “perfezionate” solo al termine di una verifica dei requisiti. Di  | 23 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI
    🙂
    – E via dicendo… Istituti di cultura all’estero: la parentopoli legalizzata che premia la cricca del ministro

    La legge 401 del 1990 permette al potente di turno di collocare ben dieci “personalità di chiara fama” nelle dieci più prestigiose capitali del pianeta. Le nomine sono biennali, rinnovabili per una volta. I politici ne approfittano per sistemare familiari, amici e collaboratori. E così a Madrid arriva la dirigente scolastica che non parla spagnolo. Di  | 11 dicembre 2011  LINK LEGGI QUI  (e la precisazione della Farnesina QUI)

    😦
    – Torniamo in Messico. Per chi volesse informarsi meglio sui fatti del 12 dicembre 2011, cioè sull’attentato contro l’Istituto Italiano di Cultura a Città del Messico rivendicato dagli anarchici informali della FAI, ecco l’articolo che mandai a l’Unità e che uscì anche in rassegna governativa:  LEGGI LINK QUI
    🙂
    – Sempre sul “contratto etico dei docenti d’italiano all’estero” (vedi qui link a “professori d’italiano in Messico (mini dossier), e in particolare sui lavori svolti nel caso dei prof italiani in Messico si può consultare questo link del giornale in italiano che esce in Messico, direttamente da Playa del Carmen, “Il Sole d’Italia”: 
    🙂
    – Sul 2 giugno 2012, Festa della Repubblica non aperta a tutti gli italiani ma su “invito” per la prima volta in 10 anni (link alla “descrizione ufficiale dell’evento”).
    1) Una nota di Federico Mastrogiovanni – Il Fatto Quotidiano – 2 giugno. In Messico l’ambasciatore festeggia senza i cittadini: LEGGI LINK QUI
    2) Un’amara lamentela di una cittadina italiana in Messico che riproduco completamente: LEGGI LINK QUI


    Foto: Il patio di accesso al Museo Franz Mayer di Città del Messico,
    dove lunedì 4 giugno l’Ambasciata italiana ha celebrato il 66° anniversario della Repubblica.

    9 giugno 2012. – Gentili redattori di Punto d’incontro,

    non so se sarà pubblicato questo mio messaggio, però lo scrivo con il desiderio di comunicare il mio stato di disagio dovuto alla separazione degli italiani in Messico.

    Vivo in questo Paese da più di trent’anni ed è la prima volta che non mi è stato possibile sentirmi in territorio italiano, quel territorio che —in Ambasciata, alla residenza dell’ambasciatore o all’Istituto Italiano di Cultura, avevo sempre sentito come una piccola oasi che ogni anno mi permetteva di sentirmi vicina anche qui la mia cultura, alla mia lingua e, perché no, senza nessun affanno nostalgico, all’inno che ho imparato alle elementari.

    Non so quali siano state le ragioni per cui sia stata presa questa decisione così poco solidaria con tutti i connazionali che facciamo del nostro meglio per rappresentare la nostra terra e la nostra cultura nella società messicana che ci ospita.

    Sono insegnante in una Università pubblica messicana e giorno dopo giorno faccio del mio meglio per trasmettere tutto ciò che ho imparato nella mia università di origine, l’Università degli studi di Firenze.

    Un’altra ragione per cui mi rammarico di non aver potuto partecipare insieme ai miei connazionali alla cerimonia della Festa della Repubblica è che la consideravo una delle poche occasioni che avevo per vedere amici e conoscenti di vecchia data: il dottor Capirossi, la signora Colotti, le professoresse della nostra lingua all’UNAM, il Dottor Cortesi, Marina Piazzi, Anna e Vittorio Sacchi…

    Mi vengono in mente solo alcuni nomi, ma sicuramente avrei rivisto anche altre facce volentieri… per ricordare insieme gli amici che se ne sono andati: il Professor Peconi, il Dottor de Maria, il Dottor Pironti, Giuliana Cardinale… insomma per ricordare molti italiani che per circostanze della vita hanno trascorso anni in questa terra messicana.

    Forse questa mia esigenza non corrisponde alle necessità dell’istituzione che rappresenta l’Italia in Messico, pero vorrei farvi pervenire la mia tristezza senza considerarmi italiana di seconda categoria perché non credo vi siano queste distinzioni, solo credo che vi siano italiani, funzionari , industriali, intellettuali o artisti sensibili ed altri meno.

    Concludo con un sentito rammarico che si siano chiuse le porte degli spazi italiani, le porte di casa che una volta all’anno dimostravano un riconoscimento per chi mantiene con orgoglio la propria nazionalità.

    Vi ringrazio – Dott.ssa Laura Rosseti Ricapito

    Tel. 5672.6552 e 04455.1841.1150

    Docente investigador
    Comunicación y convergencias de medios
    Universidad Autónoma Metropolitana

    (laura rosseti / puntodincontro)

  • Professori d’italiano in Messico (mini dossier)

    Professori d’italiano in Messico (mini dossier)

    Ho raccolto in un post una serie di articoli e documenti che erano dispersi in varie pagine web e che riassumono una parte importante della storia recente della comunità italiana in Messico ed in particolare dei professionisti della docenza della linguacultura italiana in questo paese e in America Latina. I processi e le discussioni che seppero condurre i docenti d’italiano in Messico, specialmente quelli dell’Istituto Italiano di Cultura, ma anche altri appartenenti alle diverse scuole Dante Alighieri e dell’Associazione Messicana d’Italianistica, furono unici al mondo nel loro genere e portarono all’elaborazione dei documenti (il contratto etico per i docenti d’italiano e la prposta di riforma della legge sugli italiani all’estero 153/71) che potete trovare nei link sottostanti o nella galleria fotografica. Ecco anche alcuni articoli su quegli avvenimenti (poi leggi anche: Istituti Italiani di Cultura – Italiani all’Estero – Mini Dossier).

    1) Accordo etico dei professori d’italiano – 8 febbraio 2008

    I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d’italiano e la riforma della Legge 153/71 (Articolo di Fabrizio Lorusso)

    Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp). Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gliInterventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate. La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata  ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.

    Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quoe si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei comitati esteri della società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione. Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale” (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico), da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti.

    Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.

    2) Contratto etico link

    3) Proposta riforma legge 153/71 link

    4) CONFERENZA A TLAXCALA: I DOCUMENTI FINALI SU CONTRATTO ETICO E RIFORMA DELLA 153 
    MERCOLEDÌ 20 FEBBRAIO 2008 18:38 (LINK AL PEZZO)
    CITTÀ DEL MESSICO\ aise\ – Il 26 e 27 gennaio scorsi, ha avuto luogo a Tlaxcala la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori d’Italiano in Messico e sulla riforma della Legge 153. Convocata dal Comites, la conferenza ha visto le rappresentanze dei docenti e quelle dei loro datori di lavoro sedersi allo stesso tavolo per raggiungere un accordo sui principi base del trattamento contrattuale di quanti operano sul territorio per la diffusione della Lingua e della Cultura italiana (vedi AISE del 20 febbraio h.17.24). Presenti ai lavori anche i deputati eletti all’estero Gino Bucchino e Franco Narducci. Due i documenti prodotti dalla Conferenza, frutto del lavoro intenso e partecipativo delle due commissioni tematiche: uno sul “Contratto Etico”, l’altro sulla riforma della Legge 153 del 1971. 

    Li pubblichiamo integralmente di seguito.

    Riforma Legge 153/71: documento finale
    Questa assemblea esprime un pieno riconoscimento dei principi enunciati nella proposta di riforma alla Legge 153/71 presentata in questa sede dall’On. Franco Narducci, Presidente del Comitato permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, e ne assume le linee guida per elaborare una serie di proposte ed iniziative attuabili sin d’ora in risposta alle esigenze proprie delle varie realtà locali del Messico. L’assemblea ha enunciato le seguenti proposte:
    1. Elaborazione di un Piano Paese con la collaborazione dei vari attori nella diffusione della lingua e cultura italiana su tutto il territorio della Repubblica Messicana, in base a linee guida unitarie e concordate previamente; il Piano Paese dovrà riflettere l’eterogeneità delle diverse realtà locali e mettere in luce le reali esigenze della comunità.
    2. Istituzione di un coordinamento permanente a livello nazionale che si occupi di integrare e di articolare le azioni e le proposte legate alla diffusione ed alla promozione della lingua e cultura italiana in Messico.
    a. il coordinamento avrà come punto di riferimento l’Istituto Italiano di Cultura.
    b. nel coordinamento si intende far confluire le espressioni delle diverse realtà associative e istituzionali sulla base di principi di collegialità, pluralità e dialogo.
    c. il funzionamento del coordinamento sarà oggetto di prossime riunioni tese a definirne l’organizzazione, la struttura, le competenze e le modalità di azione.
    3. Riconoscendo l’importanza di garantire che le attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana in Messico rispondano a criteri di qualità e rispetto di principi etici comunemente accordati, si propone l’istituzione di un meccanismo di verifica dei processi di gestione delle professionalità dei docenti, riaffermando la centralità del ruolo di questi ultimi.
    4. Si riafferma l’importanza della creazione ed il mantenimento di una rete di collaborazione tra i diversi attori.
    5. Si insiste sulla necessità della formazione e dell’aggiornamento constante degli operatori e dei formatori a partire preferibilmente dalle risorse in loco, favorendo e stimolando proposte plurali e garantendo l’accesso delle stesse da parte di tutti gli interessati.
    6. Si propone di continuare ed ampliare i lavori di questa commissione in tempi brevi con una riunione da tenersi presso l’Istituto italiano di Cultura nella quale si stabilirà il calendario da seguire per i successivi incontri”.

    Contratto etico: documento finale

    Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale
    i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
    ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
    iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
    iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
    v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
    vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro”. (aise)

    4) Articolo dal portale Emigrazione Notizie

    Risveglio della comunità italiana in Messico. Il movimento dei professori e la coscienza politica

    – Inserito il 19 febbraio 2008 alle 17:50:00 da redazione-IT. IT – ITALIANI ALL’ESTERO
    Indirizzo sito : Blogspot

    (di Fabrizio Lorusso)

    Il nuovo fervore che sta muovendo una parte della comunità italiana in Messico, composta da circa 15mila persone sparse in tutto il paese ma con presenze più significative a Città del Messico e nella zona di Playa del Carmen in Yucatan, s’è concretizzato con alcuni passi che rompono l’isolazionismo di alcune categorie come i docenti e, in generale, i diffusori della linguacultura italiana nel paese.
    L’eterogeneità delle istituzioni educative e culturali presenti sul territorio messicano, dalle sedi delle Dante Alighieri, alle scuole private di vario tipo e meno legate all’Italia fino ad arrivare all’Istituto Italiano di Cultura dell’Ambasciata, aveva lasciato i professori e le stesse scuole in una situazione di relativo isolamento senza possibilità di connessioni stabili e intercambi fruttuosi al di là degli incontri formali e di etichetta che sempre vengono organizzati in ogni gruppo di emigranti.

    Questa situazione ha portato ad avere pratiche di gestione, diritti lavorativi e livelli di qualità profondamente diversi e spesso non comparabili tra le diverse istituzioni, fatto che ha condotto a disparità di trattamento ed anche ad abusi nei confronti di talune categorie, soprattutto i docenti, che erano legati alle scuole da rapporti di lavoro poco chiari e dalla dipendenza istituzionale per le pratiche relative ai permessi di soggiorno. Non esisteva un quadro comune di riferimento in un paese caratterizzato da una dannosa “flessibilità contrattuale” de facto e dalla precarietà del lavoro, da pratiche sociali e imprenditoriali di stampo autoritario a tutti i livelli.
    Le tentazioni di adottare la “cultura locale” anche in istituzioni che sono storicamente legate all’Italia e che tuttora ricevono finanziamenti da Roma sono sempre state forti e, vista la dispersione e lo scarso interesse politico dei soggetti interessati come per esempio i docenti o il personale di supporto, non sono mai esistiti veri e propri organi di controllo salvo quelli previsti dalla legislazione messicana che, partendo da basi garantiste, arriva a incentivare pratiche poco favorevoli al “prestatore” e, a maggior ragione, se questi è straniero e precario.
    Il panorama generale di relativa indifferenza e scarsa aggregazione politica dei docenti d’italiano in Messico è stato in parte cambiato dall’attivismo di alcuni gruppi di professori a Città del Messico che, durante il 2007, hanno portato avanti, con risultati diversi a seconda dell’istituzione, iniziative per rendere più accettabili ed eque le condizioni di lavoro a livello salariale, assicurativo e della formazione oltre a spingere per una maggiore partecipazione alle decisioni dell’istituzione in cui lavorano, indipendentemente dalla forma giuridica che adottano in Messico. In seguito alle mobilitazioni e ai relativi dialoghi avviati tra i docenti delle scuole e le dirigenze, s’è creata una rete informale di contatti e attivismo oltre ad una coscienza politica più forte che ha in parte spezzato la routine fatta di free riding, discriminazioni e favori personali negli ambienti di lavoro. Tale fervore in questa parte della comunità ha indotto i deputati Narducci e Bucchino (eletti in Nord America ed Europa nella legislatura appena giunta al termine) e lo stesso ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, a partecipare attivamente ad una conferenza nazionale in cui s’è discusso e approvato un “Accordo Etico” per i docenti che aspira ad essere un riferimento per tutte le comunità italiane all’estero (http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/04/i-deputati-dell-ulivo-gino-bucchino-e-franco-narducci-in-messico-per-un-accordo-etico-dei-professori-ditalian ).
    In questo contesto va vista la nascita e l’azione politica, per esempio, del collettivo AlterIta e del “corpo docente” dell’Istituto Italiano di Cultura della capitale, così come il ruolo di promotore della formazione e della doverosa (e in precedenza insufficiente) circolazione delle informazioni e delle notizie svolto dalla Associazione Messicana Italianistica, dallo stesso Istituto di Cultura, dalla Dante di Tlaxcala, dal COMITES (organo eletto dagli italiani all’estero) e da pochi altri gruppi come lo stesso AlterIta. La politicizzazione e le prese di posizione riguardo ad alcuni temi d’interesse generale per la comunità italiana e per il paese che ci ospita (come il caso di Oaxaca, http://www.itanica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=371, gli spot pubblicitari che usano senza ritegno la canzone Bella Ciao! qui in vari paesi e la visita degli imprenditori italiani in Messico di cui allego il comunicato che sta attualmente circolando in Messico) si sono quindi aggregate al lavoro interno alle istituzioni e alle scuole che, invece, s’adopera per rendere più partecipativa la formulazione della didattica, orientata alla trasmissione di valori quali la pace, l’interculturalità e la partecipazione democratica, ed anche per sviluppare una collettività e una rete interistituzionale dal basso, che possa, in qualche modo, integrare le classiche reti diplomatiche tra istituzioni italiane all’estero create dall’alto.
    Allego il messaggio rivolto alla comunità di imprenditori italiani in Messico e pensato inizialmente per la “missione” in visita in Messico dal 25 al 29 febbraio 2008.

    Messaggio del collettivo AlterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico
    (In vista della visita da parte della missione di imprenditori italiani in Messico, dal 25 al 29 febbraio 2008)

    Attraverso questo breve comunicato, il gruppo di italiani in Messico, AlterIta (*), insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.

    Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.

    L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.

    In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata. Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
    Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
    Gruppo AlterIta, Città del Messico (contatto alterita@gmail.com e http://alteritamessico.blogspot.com/ )

    Riportiamo di seguito anche il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.