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  • Italia-Cuba: Poesia di Pedro Juán Gutiérrez

    Italia-Cuba: Poesia di Pedro Juán Gutiérrez

    pedro.jpg(di Marilù Oliva) Habanero di adozione, antillano per nascita e per costumi, carnalmente spirituale, Gutierrez è orgogliosamente cubano e, attraverso l’esaltazione del suo spirito caribeño, trascina il lettore negli archetipi delle situazioni più insolite. Pedro Juan è nato a Matanzas, la città della rumba, e risente delle sue origini fin nel midollo: non solo perché ha fatto della musica – rumba, salsa, cha cha cha, guaguancon – cornice ai suoi scritti, ma anche perché è uno di quei personaggi che sanno rendere barocca la propria biografia, arricchendola di mestieri strabilianti: è stato strillone, gelataio, bracciante di canna da zucchero, tecnico delle costruzioni e professore di disegno, autore di documentari, attore e animatore alla radio e in televisione, viaggiatore, è poeta visual-sperimentale, scultore, istruttore di kajak, e poi giornalista e professore universitario.
    Dal 1950, anno in cui è nato, ha imparato a convivere con quell’abilità d’improvvisazione che richiede la povertà, mescolandola con la sua capacità di iniziativa. Delle lunghissime letture, scaturite dall’incontro con protagonisti assoluti della letteratura, conserva pochi nomi: Capote, Hemingway, Salinger, Dos Passos, Faulkner, per non citare i suoi conterranei Alejo Carpentier, Lezama Lima e Eliseo Diego. Quando nelle interviste gli si accenna ch’è stato definito il Bukowsky delle Antille, contesta storcendo il naso: «Bukowoski non mi piace, è un autore ripetitivo e molto superficiale, a differenza di Raymond Carver».

    Leggi tutta la presentazione e l’intervista di Marilù Oliva a P. J. Gutiérrez  QUI LINK (carmillaonline.com)

    Una poesia dal suo ultimo libro, “El limite del vacio” (Il limite del vuoto):
    LOS DADOS SIGUEN RODANDO
    El impulso del rayo.
    El látigo en mi mano.
    Se hace de noche.
    Ya casi no veo mi letra pequeña
    que insiste en el silencio
    y la lejanía.
    El vacío junto a la cascada.
    Intento alejarme.
    Trabajar en el huerto.
    Mi mujer escucha una ópera.
    No imagina que de nuevo
    organizo una conspiración.
    Envidio a los tiburones,
    inesperados y sutiles.
    Reptiles. Avispas. Patos de Canadá que emigran.
    La niebla borra algo en mi corazón.
    Aunque ya poco puedo hacer.
    Los dados siguen rodando
    sobre el tapete verde.
    I DADI CONTINUANO A ROTOLARE
    L’impeto del fulmine.
    La sferza nella mano.
    Si fa notte.
    Quasi non vedo più
    la mia grafia piccola
    che insiste con il silenzio
    e la lontananza.
    Il vuoto accanto alla cascata.
    Cerco di allontanarmi.
    Lavorare nell’orto.
    La mia compagna ascolta un’opera.
    Non immagina che di nuovo
    organizzo una cospirazione.
    Invidio gli squali,
    imprevedibili e astuti.
    Rettili. Vespe. Anitre del Canada che migrano.
    La nebbia cancella
    qualcosa nel mio cuore.
    Anche se ormai posso fare poco.
    I dadi continuano a rotolare
    sul tappeto verde.
    (trad. di Fabrizio Lorusso)

  • Amenazas de desalojo contra el SME

    Amenazas de desalojo contra el SME

    Reenvío en este post la info acerca de las preocupaciones de los manifestantes y ocupantes del movimiento del Sindicato Mexicano de Electricistas desde su plantón en el Zocalo de la Ciudad de México. Hay evento en Facebook para seguir los acontecimientos:

    Hola, amigos de toma la calle (take the square) y mexicanos, les mandamos la primera información sobre el miedo de un posible desalojo,  vea periodico:

    Temen electricistas violento desalojo del plantón en el Zócalo. Piden medidas cautelares a la CNDH (Comisión Nacional Derechosos) y diálogo abierto a la SG (Secretaría de Gobernación).
    http://www.jornada.unam.mx/2011/08/26/sociedad/044n1soc

    Así que para empezar a difundir la invitacion al zocalo creamos el evento en facebook http://www.facebook.com/event.php?eid=206252876101043

    Cordialmente,
    desde la carpa de subestaciones SME (Sindicato Mexicano de Electricistas) en el Zocalo

    Comunicato Su KaosEnLaRed (haz clic).

    [México] Comunicado: ¡Ya basta de represión contra el SME
    Al despido arbitrario de 44 mil trabajadores electricistas, la ocupación de sus centros de trabajo con el ejército y la policía, la confiscación de las cuentas del sindicato y el encarcelamiento de…
  • Messico: mattanza in un casinò di Monterrey

    Messico: mattanza in un casinò di Monterrey

    Sparatoria, lancio di granate, fuoco. Si contano più di 50 morti nel casinò Royale della città settentrionale di Monterrey, la capitale dell’imprenditoria nazionale che lche anno fa era nota per il suo livello di benessere e sicurezza e aveva ospitato il Forum internazionale delle culture del 2007.

    Alle 15 e 50 di ieri un commando armato formato da sei individui è entrato indisturbato nel casinò sparando, appiccando il fuoco e scatenando il panico per poi fuggire a bordo di due auto. Quello che non hanno fatto le fiamme lo ha fatto la folla in preda al panico. Molte persone sono morte schiacciate dalla calca, calpestate dalla furia di scappare alla follia omicida dell’ennessimo gruppo armato che si accanisce contro la popolazione civile.

    Non è ancora stata resa nota la natura dell’attentato che è stato semplicemente definito come “terrorista” anche se, appunto, non è confermato se si tratta di una mattanza attuate da bande di narcotrafficanti o di altro tipo. I cartelli di narcos in lotta sono tanti, le ipotesi sui colpevoli sono per ora poche. L’intervento dei pompieri, dell’esercito, della protezione civile, dei media, dei familiari delle vittime e dei sopravvissuti è stato repentino e continua tuttora nella speranza di ritrovare persone vive tra fumi e macerie.

    Cosa fanno però le autorità politiche locali? Le prime dichiarazioni del governatore dello stato del Nuevo Leon e del sindaco di Monterrey non riguardano nemmeno la strage, non spiegano né rassicurano, ma sviano sfacciatamente l’attenzione dei media e della gente parlando solo di burocrazia, di permessi e di regole in vigore per il funzionamento delle case da gioco. Trattano 50 o 60 morti, una sparatoria e un incendio come se si trattasse di un incidente.

    Giustificazioni, scuse, responsabilità da scaricare, code di paglia. Intanto il Messico resta ancora una volta costernato e impotente di fronte alla violenza che dilaga nonostante il governo federale e il presidente Felipe Calderòn millantino risultati tangibili nellalotta contro la delinquenza organizzata. La cifra spaventosa di oltre 40mila morti in nemmeno 5 anni di “guerra al narcotraffico” e la crescita di una massiccia opposizione civile, fatta di milioni di cittadini indignati uniti nel Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad, non li hanno ancora convinti che la strategia della militarizzazione e della violenza senza quartiere non sta funzionando… Mentre la società reagisce, chiede la pace e avanza proposte concrete di dialogo e uscita dalla crisi, il governo federale manda in onda degli spot sbrigativi e semplicistici in cui si lodano le gesta dell’esercito e la bontà di una strategia discutibile se non del tutto fallimentare contro i cartelli del narcotraffico.

  • Ritorno e Realtà. Tutto Vero.

    Ritorno e Realtà. Tutto Vero.

    Tornano i Post Inutili. Dal Messico all’Italia e poi il Drammatico e Dispendioso Viceversa (tuttora in corso). Tutto Vero. Adesso paga.

    Retorno y realidad, la pura verdad.  Regresan los post inútiles. De México a Italia y luego el dramático y costoso viceversa (aún en ejecución). Todo es verdad. Ahora paga.

  • Carmen Aristegui y el Ombudsman sobre el caso Almohadazo, Matteo y Federico Dean

    “El humor negro no es una licencia para transgredir el honor de otros”. 

    Carmen Aristegui, MVS noticias, y el Ombudsman (garantía y defensa de la audiencia) sobre el caso del programa de Fernanda Tapia, El Almohadazo, y Matteo y Federico Dean. Entrevista de Carmen Aristegui a Paolo Pagliai, presidente de los Comites (Comités de los Italianos en México). La defensa de Fernanda Tapia, su falta de reconocimiento de los errores cometidos, y las interrogaciones del Ombudsman con sus conclusiones. Programa radio completo. Duración: 26 minutos en el video de arriba.

    Por segunda ocasión Fernanda Tapia hizo comentarios ofensivos para la audiencia, en particular a la comunidad italiana en México, ahora en su programa ‘El Almohadazo’, esta vez en torno a la muerte de dos personas. Comprometidos con la información responsable la conductora pidió una disculpa pública e hizo un reconocimiento a la memoria de los caídos.

    Escúchelo también: fuente del Podcast: AQUI

    Nel video sopra. La giornalista Carmen Aristegui ha dedicato un servizio del suo notiziario e ha intervistato Paolo Pagliai, presidente dei Comites in Messico, per trattare il caso del programma El Almohadazo e la conduttrice Fernanda Tapia che ha diffamato la memoria dei fratelli Matteo e Federico Dean il 4 agosto scorso. La protesta di amici italiani e messicani in Italia e in Messico non s’è fatta attendere e, in seguito alle lettere e all’appelo circolato sui media, c’è stato un programma di “riparazione” e infine questo intervento del garante e difensore dei diritti degli ascoltatori. Ascoltalo anche QUI

     

     

  • Tarjetas mexicanas / Schede messicane

    Tarjetas mexicanas / Schede messicane

    Ecco i vecchi ricordi delle cabine telefoniche messicane dell’inizio del nuovo millennio e anche dopo. L’affermarsi del cellulare in terra azteca mi portò ad abbandonare le care schede telefoniche alla metà del 2003. In Italia le avevo già lasciate tempo addietro, alla fine degli anni novanta. Dei gettoni non parliamo nemmeno. Le cabine resistono ma sempre meno. Come annunciato dal cartello qui sotto sono una specie in via d’estinzione. Il post è nostalgico, non posso farne a meno. Bruciamo i cellulari.

    Arriba: colección de tarjetas telefónicas mexicanas 2000-2003. Abajo: aviso de cierre definitivo de una cabina telefónica de Milán, 2011.

  • Napoli, barrio latino

    Napoli, barrio latino

    [Recensione di Fabrizio Lorusso del libro: Napoli, barrio latino. Migrazioni latinoamericane a Napoli di Maria Rossi, Edizioni Arcoiris, Salerno, 2011, Qui] Anni di ricerca e di studio sul campo si condensano in Napoli, barrio latino, un testo che apre uno scorcio doveroso, ormai urgente, sulla migrazione latinoamericana in Italia e, in particolare, nel napoletano. Sebbene le regioni maggiormente interessate dal fenomeno migratorio, dall’America Latina e dagli altri paesi, restino la Lombardia, il Lazio, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto, anche la Campania, le Marche e la Sicilia mostrano, in termini assoluti e relativi, cioè in percentuale rispetto alla loro popolazione, un’importanza notevole e crescente della popolazione migrante. Questa non assume solo un significato a livello meramente numerico ma anche e soprattutto in termini economici, sociali e culturali. Maria Rossi ci offre una panoramica completa sulla migrazione e sui migranti, intesi come protagonisti dell’alterità e soggetti identitari e culturali in continua evoluzione che si devono destreggiare tra l’etnocentrismo discriminatorio della comunità ricevente e le spinte all’integrazione e all’appartenenza ad essa, oltre che a quella d’origine. La riformulazione costante dell’identità mista e della loro comunità di riferimento passa dal dialogo con la terra d’origine e con il nuovo insediamento, quindi l’Italia, quindi Napoli e il barrio latino.

    A partire dai primi anni settanta, precisamente dal 1973, l’Italia ha sperimentato l’inversione dei flussi migratori diventando un paese che comincia a espellere meno persone di quante non ne riceva: tecnicamente si chiama “saldo migratorio positivo”. La portata di questa rivoluzione, che forse a molti oggi appare come un fatto in qualche modo scontato, si sarebbe compresa solo decenni dopo e rappresenta tuttora una “questione” decifrata muovendo da prospettive sghembe e parziali.

    In Latino America le tradizionali mete dell’emigrazione italiana come l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay e il Venezuela sono diventate espulsori di persone le quali, spesso facilitate dalla vicinanza culturale o dalle origini italiane, tentano il ritorno in Europa via Italia o via Spagna in attesa di una scelta definitiva. D’altro canto non sono questi i flussi che più hanno inciso sull’immigrazione latinoamericana in Italia e in Campania: le comunità più grandi sono, infatti, quelle provenienti dal Perù, dall’Ecuador, dal Brasile, dalla Repubblica Dominicana e dalla Colombia.

    Dopo aver definito il quadro teorico e storico dei movimenti migratori e aver definito con precisione i termini della ricerca, quali il gruppo d’indagine e i suoi limiti geografici e temporali, il saggio di Maria Rossi si addentra nel cuore della Napoli delle mille identità. Esplora le interazioni dinamiche tra etnie e nazionalità diverse con l’analisi di tutti gli elementi necessari alla comprensione di quella parte d’umanità che dall’America Latina giunge fino ai nostri quartieri: le strategie d’identificazione, il sistema delle motivazioni, l’ambito della famiglia migrante che evolve al modello transnazionale, il mondo del lavoro con la prevalenza delle donne impiegate e degli “uomini che si arrangiano”, le aspirazioni e il futuro, l’idea del ritorno e il fascino dei progetti di vita nella nuova realtà abitata e vissuta in Italia.

    Si aprono anche delle parentesi importanti sulle forme dell’associazionismo latinoamericano a Napoli, sul dislocamento e le forme di vita nei singoli quartieri “latini”, sulla religione e sui fenomeni linguistici. I processi di gerarchizzazione, creazione di status e “italianizzazione” del migrante si legano alla cambiante proporzione e contestualizzazione nell’uso dell’italiano e dello spagnolo (tra i migranti de habla hispana, di lingua materna spagnola) in un gioco dinamico di esclusioni e inclusioni dei membri della comunità più “integrati” rispetto agli altri. E’ più o meno quello che succedeva agli “italiani d’America”. NapoliLibro.JPGTendevano a non usare più la loro lingua materna in pubblico, distorcevano i loro cognomi (o se li vedevano cambiare dalla gente o da qualche burocrate) e, se volevano vantare un buon livello d’integrazione (reale o presunto) nella società locale, dovevano sfoggiare un inglese accettabile, anche di fronte ai propri connazionali. Non importava se questi potevano percepirlo come una forzatura o un atteggiamento un po’ snob. Avrebbero poi compreso perché risultava a volte proficuo nella società d’accoglienza bistrattare l’italiano alla stregua di un dialetto in disuso, un vecchio arnese da dimenticare dinnanzi all’idioma dominante.
    Nel barrio latino si raccontano storie, testimonianze di vita e speranza, si raccolgono la fede e le tradizioni, il sincretismo e l’associazionismo vitale dei migranti latini che, come ci racconta una delle voci raccolte e riportate da Maria, “dal punto di vista culturale” non sono tanto diversi. “Il napoletano possiede un po’ della nostra cultura ed è questo che mi spinge a rimanere qui”. Una delle ricchezze del testo è l’aver integrato testimonianze che avvalorano passo a passo l’esperienza e la teoria, il vissuto e la scrittura in esso contenuti. Dagli spaccati di vita in emersione allo stesso linguaggio, con quello spagnolo (o portoghese nel caso dei brasiliani) intercalato nell’italiano che non è la lingua predominante della quotidianità, i racconti degli informanti ci proiettano nel cuore dei problemi.

    “Un problema perché acá i documenti…stanno un sacco di ragazzi e ragazze senza documenti che ya son persona che tienen 10, 15 años acá. Hanno perso il documento per motivo che hanno perso il lavoro e la persona che le ha dato il lavoro molte volte le retira il lavoro e il documento non lo fanno più…però son personas che si arrangiano, vendono ropa, fanno pranzi, insomma guadagnano qualcosa. Io suppongo che debieran darle documenti…Perché pagano un affitto e non le possono dare il documento?”.

    Un altro elemento d’interesse riguarda il trasferimento delle pratiche religiose del migrante e la sua integrazione nella città di accoglienza che, nel caso delle comunità latinoamericane a Napoli, è favorita dall’associazionismo e dalla relativa compatibilità con le espressioni della religiosità locale. Per esempio il culto al Señor de los milagros, una devozione popolare verso un Cristo particolarmente miracoloso e guaritore molto diffusa in Perù, ha trovato un luogo privilegiato nella Chiesa dei Sette Dolori a Napoli.

    La spinta verso l’interculturalità, intesa come fase successiva al multiculturalismo, è una via per l’integrazione e il riconoscimento dei gruppi latinoamericani (e in generale di ogni comunità migrante) e costituisce una delle proposte concrete del saggio. Si auspica il superamento della perniciosa cappa d’indifferenza e frammentazione che, nella maggior parte dei casi, caratterizza la convivenza di etnie e culture diverse, soprattutto in un territorio già carico di criticità e tensioni pregresse. Vincere la paura dell’altro, apprezzare la diversità come patrimonio e non come minaccia, riuscire a “far parte di più culture senza tradire la propria” sono le sfide da raccogliere dentro e fuori dalle ristrette comunità di stranieri, dentro e fuori dai sistemi educativi e dalle istituzioni.

    Maria Rossi è dottore di ricerca in Culture dei Paesi di Lingue Iberiche e Iberoamericane e docente a contratto di Letterature Ispanoamericane presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Courtesy of www.carmillaonline.com

  • Le scuse di Almohadazo a Matteo e Federico Dean

    In seguito alle proteste (Link sulla vicenda) su Facebook, sui blog, per mail e sui media italiani e messicani contro il programma Almohadazo, trasmesso in Messico dal canale 52 di Mvs Tv, la conduttrice Fernanda Tapia ha mandato in onda una nota di scuse pubbliche alla famiglia (in particolare ai genitori dei fratelli Dean, Andrea ed Elisabetta), agli amici e alla memoria di Matteo Dean e suo fratello Federico, denigrati in un paio di puntate precedenti del programma. Ho incluso sopra il video (disponibile solo in spagnolo ma abbastanza comprensibile) in cui si dà spazio a un servizio sulle attività che realizzava Matteo e sulla disgrazia accaduta a Federico. E’ dedicato alla moglie di Matteo, Sol Patricia Rojo Borrego, e a Federica, la moglie di Federico Dean.

    C’è però un’imprecisione importante che va segnalata. Nel video si dice che Matteo trattava tematiche scomode e che “por eso”, cioè per quelle tematiche, s’è aperta un’indagine contro il conducente del tir per omicidio colposo. Diciamo pure, per precisare, che l’indagine s’è aperta e basta in quanto il fatto è avvenuto e ci sono responsabilità di questa persona, bisogna solo capirne l’entità e il tipo. Allo stesso modo ancora non sono chiarissime le dinamiche dell’incidente che possono condurre a speculazioni di ogni tipo. Tutto è possibile, come si dice in Messico, e i dubbi ci sono sempre quando una morte è inspiegabile, improvvisa e durissima da accettare ma arriverei fino a questo punto e stop, soprattutto con le ipotesi di complotto. Per rispetto è giusto attendere il lavoro degli inquirenti.

  • Matteo e Federico Dean. Appello in difesa della memoria

    Matteo e Federico Dean. Appello in difesa della memoria

    Immag0006.jpg[Riporto, invitando alla diffusione, un appello che inizierà a circolare nei media messicani e italiani in difesa della memoria e dignità di Matteo Dean e suo fratello Federico, due amici scomparsi recentemente a distanza di meno di due mesi in due tragici incidenti. Contro la monnezza televisiva. L’appello denuncia un pessimo e criminale “giornalismo” televisivo (se così si può chiamare), incarnato dalla volgare conduttrice Fernanda Tapia e dal suo staff del programma El Almohadazo (la cuscinata) trasmesso in Messico dal canale 52 di Mvs TV, i quali hanno portato avanti per ben due puntate un’opera di scherno e denigrazione completamente gratuita che va denunciata con decisione e rabbia. Parole come “tonti” o battutacce che preferisco non tradurre in questo momento sono state alla base della trasmissione. Tutti i firmatari dal Messico all’Italia dubitano fortemente della serietà e della buona fede del gruppo Mvs Tv e di tutti i collaboratori del programma che potete guardare aprendo il link al video indicato nell’appello. C’è anche una pagina Facebook (qui) del canale in cui è possibile lasciare commenti e condividere l’appello, grazie dell’ascolto. F. L. da Carmilla]

    IN ITALIANO:
    Noi firmatari del presente appello vogliamo esprimere la nostra più profonda indignazione e rabbia per il modo in cui Fernanda Tapia, conduttrice del programma televisivo messicano “El Almohadazo” della rete MVS TV, ha utilizzato a scopo di macabro intrattenimento la tragica fatalità che ha colpito i fratelli Matteo e Federico Dean in due terribili incidenti mortali. Per la sua mancanza di professionalità, la Tapia non si è nemmeno premurata di verificare che Matteo era un giornalista italiano indipendiente e viveva in Messico da circa dieci anni. Suo fratello ha portato in Italia le sue ceneri ed ha voluto disperderle sul Montasio, luogo amato dai due, ma è stato colpito da un fulmine che l’ha ucciso. La sedicente “conduttrice”, con una volgarità e un cinismo del tutto gratuito, li ha insultati nel programma dello scorso 4 agosto e derisi pubblicamente per le circostanze in cui i due fratelli hanno perso la vita (Video, dal minuto 31:40 a questo Link). Al di là di qualunque valutazione sul tenore scadente del programma, è inammissibile che MVS TV, pur di mantenere alto il rating, strumentalizzi una tale tragedia per “divertire” il pubblico e metta in onda contenuti di cattivo gusto che infangano la viva memoria dei due fratelli e rappresentano un’offesa all’intelligenza e alla sensibilità dei telespettatori.

    EN ESPAÑOL:
    Los abajo firmantes queremos expresar nuestra más profunda indignación y coraje por la manera en que Fernanda Tapia, conductora del programa televisivo “El Almohadazo” de MVS TV, utilizó como macabro entretenimiento la trágica fatalidad que se abatió sobre los hermanos Matteo y Federico Dean en dos terribles accidentes mortales. Por su falta de profesionalismo, ni siquiera se enteró de que Matteo era un periodista independiente, de nacionalidad italiana y residente en México desde aproximadamente diez años. Su hermano se llevó sus cenizas a Italia, quiso esparcirlas en un lugar que ambos amaban, en los Alpes italianos, y fue alcanzado por un rayo.La dizque “comunicadora”, con una vulgaridad y un cinismo totalmente gratuito, los insultó en su programa del 4 de agosto pasado y se mofó de ellos por las circunstancias en que los dos hermanos perdieron la vida, (http://www.youtube.com/watch?v=QDtKXnEwaFo). Más allá de cualquier consideración sobre el discutible tenor del programa, es inadmisible que MVS TV, con tal de mantener alto el rating, utilice semejante tragedia para “entretener” a su público y transmita contenidos de mal gusto que pisotean la viva memoria de los fallecidos y representan una ofensa a la inteligencia y a la sensibilidad de los televidentes.

    FIRMAS
    Andrea Dean, Gigetta Dean, Sol Patricia Rojo, Julia Ortega L., Edoardo Mora, Manuela Derosas, Carlo Almeyra, Fabrizio Lorusso, Diego Lucifreddi, Brando Torri, Corina Giacomello, César M. Torralva, Fulvio Filipponi, Lilia Zueck, Brando Torri, Andrea Cirelli, Alma Mireles de P., Raffaele Cesana, Donatella Di Benedetto, Hector Rodriguez de la O, Diego Barboni, Maria Cristina Secci, Enrique Quintana, Liliana Acevedo Badillo, Federico Mastrogiovanni, Guillermo Almeyra, Maria Teresa Trentin, Luisa Montoni, Giuliano Rossi, Elisa Barboni, Esperanza Pita L., Paola Ceresetti, Paolo Pagliai, Luciano Valentinotti, Clara Ferri, Manuela Loi, Franco Grasso, Alessandro Carlini, Ignacio Vázquez Rámirez, Alexandre De Pomposo, Lucila Gutiérrez, Francesca Gargallo, Jaime Aldaraca, Valentina Giorgi, Agustina Gutierrez, Davide Piddu, Stella Capa, Lorena Freire, Laura Lascialfare, Roberta Derosas,Rita Parro, Lorella Bortolamai, Simone Morgante, Giovanni Primavera, Natalia Mandelli, Daniela Ricchezza, Antonio Vigoritto, Sandro Valentinotti, Inés Breyter, Gloria Estrada, Ana Teresa Cattaneo, Eleonora Garosi, Gilda Eissa Barroso, Lara Longhino, Mara Marelli, Teresa Scolamacchia, Rossella Bergamaschi, Nancy Contreras Guerrero, Rossella M. Bergamaschi, Anna Maria Satta, Sabina Longhitano, Alessandra Masserotti, Emiliano Pesce, Stefania Zoccatelli, Ariella Aureli, Rosalba Piazza, Andrea Alì, Mara Girardi, Marinella Miano, Regina Casalini, Penelope Olmos, Mariapia Lamberti, Helena Scully Gargallo, Andrea Spotti, Annunziata Rossi, Paola Giovine, Larrier Hayes, Donald Niedermayer, Pablo Moya Rossi, Simone Danna, Sandra Galván Reyes, Franca Bizzoni, Andrea Mutolo, Giuditta Cavalletti, María Teresa Santillán Urtiaga, Rosalba Piazza, Gianni Proiettis, Maribel Rotondo, Marco Turra, Nadia Chichiarelli, Marisol Camarena, Adazahira Chávez, Italia Méndez Moreno, Víctor Martínez Pizano, Alejandra Torales, Everardo Pérez Manjarrez, Ita Reyes, Rosaura Jaime, Ada Zahira Chávez, Jaime Aguilar Marroquín, Lenin González Téllez, Mónica Monroy Jurado, Multiforo Alicia, Aaron Pollack, Claudio Albertani, Daniel Sánchez de la Barquera Gutiérrez, Patricia Benítez Muro, Patricia Benítez Muro, Rocío Ramírez Bolaños, Laura Martínez Díaz, Gerardo Vargas Gómez, Barbara Bertoni, Erica Berra, Dixie Montiel López, Roberto Castelli, Francesca Merighi, Andrea Frustaci, Raffaella de Antonellis, Juan Cristóbal Popoca Guerrero, Patrixia Lara, Chiara Donà, Franco Avicolli, Antonella Carletto, Alessandro Lanzetta, Luisa Rossi, Dianora Zagato, Gabriele Ciapparella, Stefano Milano, Paolo Malfitano, Cristina Forti, Nina Caldarella, Anne Casterman, Francesca Caregnato, Raffaella de Antonellis, Paola de Antonellis, Luca Cico, Giacomo de Antonellis, Giulia Collenea Isernia, Antonella Carletto, Isabella Spagnuolo Borgia, Bruna Scannone, Cinzia Battista, Gabriela Hdz Valdez, Liliana E. Segura, Juan W. Gutiérrez Cruz, Lilia Mónica López Benítez, Rodrigo Cortés A., Belinda Frías, Octavio Méndez J., Juán Job T., José Luís Badillo Hdz, Aleida Sánchez Fernandez, Iván Sánchez Fernández, Vladimir Sánchez Fernández, Haydee Sánchez Fernández, Zoia Eliethj Fernández Mejía, Adriana Guerrero Sedano, Ahide Bermejo Mendoza, Marisa Lara Zarate, Elisa Bucio Huacuz, Maria del Carmen Silva, Bruna Ghidoni, Jorge Loría Padilla, Fausto Loría Bizzoni, Marina Piazzi, Maria Silvia Emanuelli, Roberto e Marco Demaria, Edgar Israel Valencia Perdomo, Iván Torres Urbina, Maria Regina Piazza, Adriana Mello, Giovanna Bruno, Sandro Moiso, Sergio Pallares, Alma Ruby Villareal Reyes, Fernando Herrera, Verónica Patiño Olvera, Dannia Collin C., Lorena Portillo, Adolfo García Videla, Luisanna Nicotra…

    NOTA FACEBOOK pe DIffusione: QUI

  • Gerentes del futuro y MBA

    Gerentes del futuro y MBA

    De América Economía (Taak). ¿Qué tipo de background necesita un gerente, entendido como líder y organizador de personas, recursos y estrategias, frente a un futuro cada vez más incierto? Atrapados en una realidad económica y social, cada vez más cambiante y dinámica, tanto el sector educativo como el empresarial tienen que plantearse el problema de los valores y de los rasgos que se requerirán a los gerentes para que mantengan sus conocimientos y sus acciones, por ende, sus negocios competitivos en el mercado. En esta fase de cambios extremos y rápidos, especialmente en América Latina con la apertura de las economías y la revolución de las comunicaciones, lo que queda bastante claro es que nos estamos moviendo hacia un entorno determinado más por las soft skills, las capacidades blandas, que no son representables matemáticamente ni son codificables al 100%.

    En ellas, juegan un papel relevante la persona y sus relaciones, pues, el elemento decisivo es la capacidad de interpretar la realidad de manera múltiple y compleja, relacionándose con lo material y lo inmaterial sin discontinuidad: no todo será técnica, el core será una mezcla de arte y profesión.

    Otra cuestión sería, entonces, cómo ese bagaje de experiencias, técnicas, intuiciones y sabidurías se pueden codificar y enseñar eficazmente. En este sentido, el MBA ha sido tradicionalmente una gran referencia, aunque no ha estado exento de críticas y rigideces que han comprometido su eficacia real y percibida.

    Un punto importante está en tratar de escalar la “torre de marfil” y la impermeabilidad de los programas y fomentar el pluralismo, la apertura y las interacciones, primero, dentro de la academia y, luego, entre la academia y los fenómenos objeto de estudio.

    Este “pluralismo académico” sería, por tanto, parte de la solución, aunque, por sí solo, no constituye una garantía para la ampliación de los confines del discurso de la administración y de su comunidad, las cuales pueden volver a caer en el error de crear y afirmar como verdad unos supuestos comúnmente aceptados y unas simplificaciones convenientes.

    Otro elemento es la difusión, entre los educadores de nivel superior, sobre todo los MBA, y sus instituciones de referencia, de la conciencia de que no son simplemente unos agentes transmisores de conocimientos y contenidos, sino que una función muy valorada por el mercado: la de ser mecanismos de selección social y, por este conducto, conformadores de las características del gerente del futuro y de una clase socio-profesional definida y en constante evolución.

    Bajo este esquema, la recepción e incorporación de los avances científicos y psicométricos en la medición de las prestaciones humanas, de las “potencialidades gerenciales” y de las distintas habilidades e inteligencias humanas, tanto las más útiles en la administración de hoy como las más estratégicas para el futuro, han sido desatendidas casi por completo por los MBA y también por la comunidad académica en su totalidad.

    Se han manejado, en cambio, criterios y parámetros fijados por tecnologías preexistentes y raramente cuestionadas. La discusión sobre los líderes del presente y del futuro pasa por el reconocimiento de que los mercados laborales y educativos no han sido mecanismos de juicio y selección adecuados y completos para las habilidades humanas y los resultados gerenciales deseables hoy y en las próximas décadas.

    Asimismo, cabe destacar que es importante que las escuelas de negocios consideren una doble perspectiva: tanto la del valor de desarrollo de sus programas como de su valor de selección, a partir de las capacidades (skills) y actitudes (proclivities) que el MBA del futuro aspira a cultivar y de cómo éstas influirán y agregarán valor en las organizaciones en que el nuevo “tomador de decisiones de alto valor agregado” operará.

    Normalmente se piensa en los mercados laborales y, en especial, en el mercado del trabajo y del talento para gerentes, como sistemas que, en su conjunto, serían el arbitro de lo que un “buen MBA” debe ser y de su valor (no sólo económico).

    Sin embargo, cabe distinguir entre el papel con que este paquete educativo cumple como arbitro y medidor – adjudicador de valor, con las imperfecciones y distorsiones típicas de todo mercado no perfecto – y otro importante papel que, quizás, no pueda cumplir cabalmente. Aludo a la tarea de diseñar y articular los nuevos conceptos y categorías que harán del gerente del futuro un tomador estratégico de decisiones: en este sentido, se trata comprender quelos mercados han sido falibles y meros receptores de conceptos, no forjadores y anticipadores de complejidades.

    Este papel lo cubren efectivamente otras categorías de operadores, a los que hace falta referirse para mejorar la educación empresarial, como son los empresarios intelectuales, los visionarios pedagógicos, los innovadores educativos, los académicos del sector y los personajes puente entre el mundo de los negocios, la sociedad y las escuelas.