Archivi del mese: luglio 2012

YoSoy132 Swinging Rola y Video

Por los de Pasta de Conchos
por la guardería ABC
por una monja que amé
antes del siglo XVIII
por los fandangos jarochos
por mi chile y tus tortillas
por que nunca de rodillas
tengas que pedir empleo
por el nieto de Ireneo
por Zapata y Pancho Villa

Por Atenco y por Acteal
por el grito de Dolores
porque quiero llevar flores
a mi propio funeral
porque me parece mal
que gobierne la avaricia
porque el odio y la codicia
no maten nuestra raíz
porque vivo en el país
de Don Quijote y de Alicia

Porque tengo en la memoria
también a López Velarde
porque nunca será tarde
para reescribir la historia
por la línea divisoria
que del dólar nos separa
Por los Zetas, por La Mara,
por las putas de Castaños
por Peña Nieto en los baños
de las escuelas más caras

Porque se haga Televisa
la región más transparente
por la reforma en el SNTE
por don José Gorostiza
por el llanto y por la risa
por el demonio y por dios
porque regrese mi voz
y nunca regrese el PRI
hoy vengo a decir aquí
¡Yo soy 132!

Messico, la rivolta anti-corrotti assedia la TV

[Da L'Unità del 29 luglio 2012, p. 16. By Twitter @FabrizioLorusso] Dopo le presidenziali del primo luglio il Messico non ha ancora ufficialmente un Presidente della Repubblica ed è immerso in un conflitto che mette in discussione la legittimità del suo sistema democratico.

In mezzo a scandali per il superamento dei tetti di spesa, i finanziamenti illeciti, i favori ricevuti dalle TV e la compravendita dei voti, Enrique Peña del Partido Revolucionario Institucional (Pri), partito di governo per 71 anni fino al 2000, ha vinto con il 38% dei suffragi. Secondo, il leader della coalizione progressista López Obrador, con il 31,5%.

Il Presidente in carica Calderón, del conservatore Acción Nacional (Pan) si affrettò a celebrare la riuscita delle elezioni complimentandosi col “nuovo presidente” la sera stessa del voto, ancor prima dei conteggi provvisori. Le televisioni gli fecero eco e chiusero la questione, ma non fu così per milioni di messicani.

Mentre il vero saldo del primo luglio – 9 morti, 7 feriti, 66 arresti, 2 autobombe, atti di squadrismo e furti di urne – spariva dalla cronache, arrivavano le testimonianze della gente e degli osservatori internazionali sul caos prevalso in tante zone del paese.

La gravità della situazione era evidente soprattutto nel bastione di Peña, l’Estado de México, regione da 16 milioni di abitanti da lui governata fino al 2011.

Migliaia di cittadini hanno denunciato irregolarità come la compravendita di voti con carte prepagate del supermercato Soriana e della banca Monex. La stampa ha rivelato i presunti nessi, oggetto di indagini giudiziarie, tra queste imprese e persone legate al partito.

Il risultato è in sospeso. Il Tribunale Elettorale sta valutando le migliaia di impugnazioni e di irregolarità segnalate sia dalla coalizione progressista, che ha chiesto l’annullamento del voto, che dal governativo Pan.

La legge prevede l’annullamento nel caso in cui si riscontrino anomalie nel 25% dei seggi e il Tribunale deve decidere entro il 6 settembre se è stato violato il principio costituzionale delle elezioni “libere e autentiche”.

“Che il tribunale stabilisca da dove vengono le risorse che hanno usato il Pri, l’alleato Partido Verde, Peña e i loro collegati, imprenditori, costruttori e prestanome, e le aziende fantasma che son venute fuori”, spiega Camerino Márquez, rappresentante legale dei progressisti.

Furi dai partiti il risveglio civico e la protesta sono stati rilanciati dai social network, internet e dal movimento studentesco, nato a maggio e battezzato YoSoy132 (IoSono132) dopo un video in cui 131 universitari rivendicavano la loro scelta di opporsi a Peña e al Pri che li aveva sbeffeggiati in un evento pubblico.

Convocate da FaceBook e Twitter, il 7 luglio 150.000 persone sono scese in piazza per la democrazia, contro la “dittatura mediatica” delle TV, TeleVisa e Azteca, e l’imposizione di un presidente “telegenico ma illegittimo a suon di voti comprati”.

Il sabato seguente c’è stato il bis e il 22 s’è svolta una marcia globale anti-Peña in 87 città del mondo al grido di “fuera Peña” sulle note de La Bamba e “Peña non ha vinto”.

Trenta persone sono state arrestate senza alcun motivo, come testimoniato dai video su YouTube, veri garanti della trasparenza e dei diritti umani, e poi liberate il giorno dopo nelle città di Oaxaca e León, nel sud e nel centro del Messico. “E’ l’intolleranza del governo che criminalizza la protesta sociale”, recita il comunicato degli studenti in merito.

C’è chi va oltre e s’unisce alle voci che vedono il Pri come il partito dei patti coi narcos. “Se non si chiarisce, se quei soldi son venuti dalla criminalità, non abbiamo motivi per sopportare una narco-squadra di politici nei prossimi sei anni”, sostiene il vescovo di Saltillo, Raúl Vera.

Il 15 luglio sono iniziati i lavori della Convenzione Nazionale contro l’Imposizione, la quale riunisce 500 organizzazioni sociali, tra cui il sindacato degli elettricisti, il coordinamento dei professori e YoSoy132 contro il ritorno del Pri, visto come un pericolo per una fragile democrazia.

Nell’agenda di mobilitazioni accordata spicca l’occupazione simbolica della sede di TeleVisa a Mexico City. Giovedì, proprio nel giorno d’inaugurazione delle Olimpiadi, in 10.000, tra studenti YoSoy132 e cittadini, hanno accampato per una notte con uno slogan su tutti: “non vogliamo Olimpiadi ma rivoluzione”. Concerti ed eventi culturali hanno accompagnato la protesta che cerca di “democratizzare il paese cominciando dai mezzi di comunicazione”.

Pedro Penagos, membro del Tribunale Elettorale, ha ribadito che “le manifestazioni non influiranno sui magistrati”, ma il nervosismo affiora nel Pri che ha capito che dovrà affrontare una società più informata ed eterogenea rispetto all’epoca della sua “dittatura perfetta”, come definì lo scrittore Vargas Llosa l’ancien régime messicano.

Travel Songs III: Mama Africa et Respeitem (Arna’ Prete vs Chico Cesar)+A Luz de Tieta feat Caetano

Todo dia é o mesmo dia
A vida é tão tacanha
Nada novo sob o sol
Tem que se esconder no escuro
Quem na luz se banha
Por debaixo do lençol…

Nessa terra a dor é grande
A ambição pequena
Carnaval e futebol
Quem não finge
Quem não mente
Quem mais goza e pena
É que serve de farol…

Existe alguém em nós
Em muitos dentre nós
Esse alguém
Que brilha mais do que
Milhões de sóis
E que a escuridão
Conhece também…

Existe alguém aqui
Fundo no fundo de você
De mim
Que grita para quem quiser ouvir
Quando canta assim…

Toda noite é a mesma noite
A vida é tão estreita
Nada de novo ao luar
Todo mundo quer saber
Com quem você se deita
Nada pode prosperar…

É domingo, é fevereiro
É sete de setembro
Futebol e carnaval
Nada muda, é tudo escuro
Até onde eu me lembro
Uma dor que é sempre igual…

Existe alguém em nós
Em muitos dentre nós
Esse alguém
Que brilha mais do que
Milhões de sóis
E que a escuridão
Conhece também…

Existe alguém aqui
Fundo no fundo de você
De mim
Que grita para quem quiser ouvir
Quando canta assim…

Êta!
Êta, êta, êta
É a lua, é o sol é a luz de tiêta
Êta, êta!…(2x)

Existe alguém em nós
Em muitos dentre nós
Esse alguém
Que brilha mais do que
Milhões de sóis
E que a escuridão
Conhece também…

Existe alguém aqui
Fundo no fundo de você
De mim
Que grita para quem quiser ouvir
Quando canta assim…

Toda noite é a mesma noite
A vida é tão estreita
Nada de novo ao luar
Todo mundo quer saber
Com quem você se deita
Nada pode prosperar…

É domingo, é fevereiro
É sete de setembro
Futebol e carnaval
Nada muda, é tudo escuro
Até onde eu me lembro
Uma dor que é sempre igual…

Existe alguém em nós
Em muitos dentre nós
Esse alguém
Que brilha mais do que
Milhões de sóis
E que a escuridão
Conhece também…

Existe alguém aqui
Fundo no fundo de você
De mim
Que grita para quem quiser ouvir
Quando canta assim…

Êta
Êta, êta, êta
É a lua, é o sol é a luz de tiêta
Êta, êta!…(4x)

Pic: Chico Cesar’s Guitar in Vatapa’s Hands!

Narcos e nuvole (nere): Messico post-elettorale e veri business

Nella seconda metà di una recente intervista allo storico “messicanista” James Cockcroft a RealNews Network viene avanzata un’ipotesi interessante. Provo a riassumerla e ampliare alcuni punti che lì sono solo suggeriti. Le banche statunitensi, in fallimento o quasi dopo l’esplosione della bolla immobiliare del 2008 e in piena crisi mondiale, avevano e hanno bisogno dei flussi finanziari provenienti dal narcotraffico (il secondo o terzo maggior generatore mondiale di movimenti monetari), detenuti in gran parte dai cartelli messicani e dagli operatori statunitensi degli stessi. Quindi in Messico la lotta alle fonti di finanziamento e la chiusura dei rubinetti del denaro dei narcos è stata debolissima, ma s’è privilegiata la politica di militarizzazione della guerra ai narcos, spinta dal presidente messicano Felipe Calderón del PAN (Partido Acción Nacional, destra) anche per recuperare la scarsa legittimità (solo mezzo punto di scarto e brogli elettorali) con cui aveva vinto le presidenziali del 2006 contro le sinistre e il loro candidato, Andrés Manuel López Obrador. La cosiddetta narcoguerra degli ultimi 6 anni ha causato 60mila morti, ma ha significato un’epoca di vacche grasse per il traffico, lecito e illecito, di armi oltreché per i piani (tipo Plan Merida) di “aiuto” militare statunitense in Messico e per operazioni illegali come Fast and Furious (passaggio di armi USA-Messico) che hanno mostrato (di nuovo) come il narco-business sia ormai diversificato, vantaggioso da entrambi i lati della frontiera e come si sia ampliato e collegato al commercio di armi (oltre che a quello di persone, veri e propri schiavi contemporanei, per la prostituzione o la vendita degli organi). Anche i 16mila desaparecidos di questa amministrazione militarista stanno lì a testimoniare questi nessi terribili tra narcos, stato (a vari livelli di governo), sparizioni, commerci illeciti e riduzione in schiavitù. Ora pare che il PRI, il partito egemonico per 71 anni al potere dal 1929 al 2000, abbia vinto le elezioni e il suo candidato Enrique Peña Nieto si appresta a diventare presidente in mezzo a scandali, manifestazioni popolari di massa, denunce e polemiche per la compravendita dei voti, gli eccessi enormi (da 10 a 13 volte del budget previsto) delle spese di campagna e il trattamento mediatico di gran favore ricevuto per anni da TeleVisa, la principale catena TV nazionale. Il 1 luglio scorso s’è votato per eleggere presidente e parlamento, 6 governatori locali e migliaia di altre cariche di tipo amministrativo. Pochi media ne hanno parlato ma ci sono stati 9 morti, 7 feriti, 66 arresti e migliaia di altre anomalie. L’eventuale arrivo alla presidenza del leader della coalizione progressista, López Obrador, che s’è ricandidato nel 2012 con un programma di austerità, onestà, tagli alla politica e alla corruzione e ora ha impugnato le elezioni presso il tribunale elettorale per le irregolarità verificatesi di tutto il processo, avrebbe rappresentato un ostacolo evidente per i business illeciti che, in qualche modo, sostengono i flussi monetari Messico-Usa e in particolare per i gruppi d’interesse che da Washington a Mexico City, da El Paso a Sinaloa, manovrano i meccanismi della criminalità organizzata e le interazioni tra l’economia illegale, quella semisommersa e l’illegale attraverso i business del sequestro e commercio di persone, droga, armi. Obrador è osteggiato, in Messico (e si sa), ma probabilmente anche negli USA. E’ stato l’unico candidato a proporre un cambiamento netto di strategia rispetto all’ultimo sessennio, mentre Peña Nieta viene visto da molti come il candidato dei “patti con i narcos”, in quanto erede della corrente più retrograda e antidemocratica del PRI, quella del ritorno al passato: è il cosiddetto gruppo dei “gobernadores”, cioé i governatori degli stati (21 su 32) in cui il PRI mantiene il potere locale e che rischiano di diventare i bastioni di un nuovo regime autoritario, vera nube nera sulla fragile e debole democrazia messicana.

Paco Ignacio Taibo II sui movimenti studenteschi in Messico ’68-2012

Lo scrittore messicano Paco Ignacio Taibo II parla agli studenti della Universidad Autonoma Metropolitana di Xochimilco o UAM-X (22 maggio 2012) sul movimento studentesco, in quella data appena rinato, e sulla situazione del Messico, dalla ribellione del ’68 a quella del 2012.

El movimiento Yo Soy 132 esta llegando a los mexicanos, dicen que el conocimiento es poder y los estudiantes de esta organización están en busca de que toda la sociedad mexicana despierte y encuentre el cambio que la nación necesita. Sitio: http://1001razonesantipri.com/

Travel Songs II: Bertè Funk In Alto Mare+70s Reggae+StreetLife @JackieBrown

Splendida Loredana Bertè in Botta. SuperFunky Delirium di Lunghi Minuti To Dance Free Style. Power. Respirare in Alto Mare, alla Fine.

70s (1977!) Reggae Funk by Althea+Donna with Uptown Top Ranking. Bellissime. What The Funk.

Street Life Funky Vibe @Quentin Tarantino’s Jackie Brown Soundtrack

Bartleby deve morire. Battaglia per la libera cultura

[A Bologna, gran parte della cultura nasce dal basso. Dai centri sociali, dalle osterie, dalle realtà autogestite. Tra queste si colloca Bartleby, un polo culturale indipendente che in tre anni ha prodotto una massa impressionante di eventi di alto livello, gestiti a titolo gratuito da un gruppo di giovani. Forse è a causa di questa autonomia dalle istituzioni che Comune e Università vogliono, in perfetto accordo, che Bartleby smetta di esistere. Pubblichiamo volentieri, e condividiamo, la loro protesta (original link)]. 

In questi ultimi giorni si è riaperto il dibattito sull’assegnazione di una sede per il progetto Bartleby. Lo ribadiamo ancora una volta: Bartleby non sono quattro mura in via San Petronio Vecchio, ma un progetto politico e culturale, che nasce all’interno delle lotte contro la dequalificazione dei saperi e vive all’interno di una composizione sociale fatta di studenti e precari, musicisti e lavoratori della cultura.
Tre anni fa occupammo con la scommessa che a Bologna ci fosse un potenziale inespresso. Che gli studenti della città non fossero solo spugne a cui spremere soldi, di cui farsi vanto nelle statistiche d’Ateneo, ma che, nella crisi dell’università, potessero spingere per creare un modo nuovo di immaginare l’università al di fuori dei vincoli e delle gerarchie che la prendono in ostaggio. Abbiamo visto moltiplicarsi gli esperimenti, abbiamo favorito il nascere di nuove collaborazioni che abbattessero le barriere fra le discipline.

La scommessa di Bartleby non riguarda solo l’università, ma la produzione di arte, cultura e saperi nello spazio cittadino: musicisti di diversa estrazione e formazione si sono incontrati nei nostri spazi e hanno cominciato a lavorare insieme. Scrittori, attori e studiosi hanno trovato nel nostro progetto una possibilità di sperimentazione. Esattamente quella capacità propulsiva di cui le istituzioni Bolognesi si fanno vanto (“Bologna città della cultura”, “Bologna patrimonio dell’Unesco per la musica”, “Bologna polo universitario”), salvo poi tarpare le ali a questi esperimenti. Tutto questo ci sembra assurdo.

Ancora più assurdo perchè, dal momento che la nostra volontà di dialogo non è mai venuta meno, una soluzione era stata trovata, nei locali di via San Felice 11. Soluzione che però è sfumata per volontà dell’amministrazione comunale. Forse perchè dietro al “caso Bartleby” si celano tensioni di una maggioranza che deve operare scelte in tempi di crisi e scopre le divisioni al proprio interno? Forse perchè l’università vede in Bartleby una minaccia piuttosto che una ricchezza? Forse perchè le idiozie securitarie dei comitati “antidegrado”, che considerano la socialità di studenti e precari una mera questione di ordine pubblico, stanno prendendo in ostaggio il dibattito cittadino?

Adesso l’amministrazione universitaria minaccia lo sgombero estivo con la città vuota: una mossa da cuor di leoni. L’amministrazione comunale sembra tentennare. Una soluzione per Bartleby era stata trovata e su questa si stava costruendo un accordo, qualcuno si è messo di traverso. A questo punto è il caso di chiederci: perché parte di chi governa questa città, tanto in comune come in università, vuole soffocare questa esperienza? Chi si oppone al fatto che studenti, artisti e precari si organizzino in autonomia e facciano liberamente (e gratuitamente!) circolare saperi, cultura, socialità? Invitiamo tutte le forze politiche, sociali, sindacali e culturali di Bologna ad esprimersi e a prendere posizione in merito. Bene che tutti prendano parola e dicano chiaramente a quale progetto di città stanno lavorando.

Noi le nostre scelte le abbiamo fatte e le portiamo avanti ogni giorno a viso aperto, senza nasconderci dietro paraventi. Centinaia di persone insieme a noi hanno sostenuto e sostengono ogni giorno quest’esperienza.

Bartleby sin dalla sua nascita lavora perchè si dispieghi quella forza trasformativa data dalla scommessa dell’incontro fra i tanti e diversi che Bologna la vivono e la rendono un luogo ancora capace di attrarre intelligenze e creatività. Bartleby è parte di una Bologna che vive il presente come possibilità, l’autogestione come ricchezza, la contaminazione come forza collettiva.