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  • Santa muerte, nel Messico dei narcos la morte diventa santa

    Santa muerte, nel Messico dei narcos la morte diventa santa

    Reportage. Fabrizio Lorusso. «Oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai nelle mie. Vivi la tua vita, ti aspetto. Saluti, La Morte». Cosa spinge milioni di persone in Messico a venerare la “Santa Muerte”? A Città del Messico ci sono 1.500 altari con un’immagine inquietante: lo scheletro, coperto da un saio francescano, impugna una falce in una mano e, nell’altra, sostiene il globo terracqueo. Ed è venerata da tutti quelli che fanno una vita pericolosa come i poliziotti o violenta come i narcos. L’anno scorso l’Arcivescovo di Città del Messico, Norberto Rivera, annunciò l’arrivo di un gruppo di esorcisti per combattere “l’idolatria pagana”. Ciononostante nella notte del 31 ottobre erano migliaia le persone riunite intorno all’altare per celebrarla. Leggi il resto qui sotto oppure: http://www.linkiesta.it/santa-muerte#ixzz1l6mrFMFv

    Santa Muerte (Foto f.l.)
    Santa Muerte (Foto f.l.) – 29 gennaio 2012 – 13:20

    CITTA’ DEL MESSICO – In Messico c’è un culto che sembra inarrestabile, il culto alla Santa Muerte. La sua figura è l’immagine medievale della morte scarnificata. Lo scheletro, coperto da un saio francescano, impugna a mo’ di scettro una falce in una mano e, nell’altra, sostiene il globo terracqueo su cui regna incontrastata la sua legge democratica e spietata. In tutti i mercati messicani si vendono statue, poster e amuleti che la rappresentano e troneggiano sugli altari, sui cruscotti delle auto e sulla pelle dei devoti che se la tatuano con orgoglio. La Santa Muerte è vestita con tutti i colori: dorata per chiedere favori economici, nera per la protezione totale o rossa per l’amore.

    La Chiesa non la riconosce, quindi la gente la venera in casa, per le strade, in cappelle improvvisate, nei cortili o negli altari pubblici costruiti in suo onore lontano da occhi indiscreti, nelle periferie cittadine o lungo le autostrade. La Santa Muerte non ha cardinali né cattedrali e i tentativi di imporre liturgie e gerarchie sono risultati vani fino ad ora. Gli altari della capitale sono 1500 secondo la stampa locale che riporta un numero stimato di fedeli tra i 5 e i 10 milioni. Il culto è arrivato in Argentina, in tutto il Centro America, negli Stati Uniti e persino in Giappone, Spagna, Danimarca e in Italia. La devozione alla Santa cresce perché è libera, spontanea, destrutturata. Basta la fede di ciascuno e qualche offerta: sigarette, frutta, incenso, candele, birra, tequila. Negli eventi pubblici e privati a lei dedicati non si fanno discriminazioni, si accettano tutti, anche quelli che la Chiesa non riesce più a trattenere o, di fatto, rifiuta: travestiti, transessuali, ex galeotti, prostitute, drogati, alcolisti e tutti quelli che si sentono ai margini della società e della religione “ufficiale”.

    Anche le persone “a rischio”, coloro che svolgono attività pericolose come i poliziotti, i tassisti, i commercianti e – possono rientrare nella categoria – i delinquenti della gran metropoli, si sentono accolti da questa devozione e chiedono protezione, lavoro, salute e, in certi casi, semplicemente una fine degna e non violenta. Quando la morte si fa presente nella società, ecco che la sua versione santificata riemerge dalla clandestinità in cui era stata relegata per decenni, forse per secoli. Proprio questo sta accadendo in Messico negli ultimi anni con la “guerra al narcotraffico” che ha provocato oltre 50mila morti e 16mila desaparecidos dal 2006. Il culto messicano alla Morte Santa risale al 1600 ed è stato tramandato dalle famiglie indigene e rurali del Messico profondo. Queste riciclavano le figure degli scheletri, importate dai conquistatori e dalle confraternite della “buona morte”, trasformandole in divinità.

    In Italia la Parca domina le volte e gli ingressi di moltissimi ossari e di templi come la Chiesa della Morte a Molfetta e Sta Maria dell’Orazione e Morte a Roma, ma nessuno s’era mai sognato di farla santa. L’Inquisizione castigò severamente queste pratiche e bandì tutte le raffigurazioni della morte che la Chiesa stessa aveva portato in America sperando di evangelizzare gli indios. «La morte è democratica, perché in fin dei conti biondi, scuri, ricchi e poveri, tutti finiamo per diventare scheletri». È una frase di José Guadalupe Posada, l’incisore messicano che cent’anni fa plasmò l’iconografia della morte nelle sue figurine scheletriche, le famose Catrinas, che ritraggono sarcasticamente le dame della borghesia d’inizio novecento, l’epoca del dittatore Porfirio Díaz.

    Dopo la sua cacciata e la Revolución nacque uno strano sincretismo religioso tra la Commemorazione dei defunti cattolica e alcune tradizioni indigene: il Día de muertos, tra l’uno e il due novembre, è oggi un “patrimonio immateriale dell’umanità” dell’Unesco e un’attrazione turistica. Le Catrinas di ceramica e i teschi di cioccolato s’usano come offerte per adornare gli altari e i cimiteri. Però questa è “una morte addomesticata dallo Stato e dalla Chiesa, le due grandi istituzioni che hanno retto le nostre vite dai tempi del conquistador Hernán Cortés, quando la spada arrivò con la croce”, commenta Alfonso Hernández, presidente dell’associazione dei cronisti messicani.

    Alfonso gestisce da anni un centro di ricerca che valorizza le meraviglie del famigerato quartiere di Tepito, nel centro storico di Città del Messico. I luoghi comuni su Tepito sono spesso negativi: un ghetto, covo di delinquenti e contraffattori, si dice. Ma le sue espressioni culturali, l’artigianato, i balli afrocaraibici, i famosi pugili e gli artisti del barrio sono ormai parte integrante della cultura messicana. Il quartiere ha una patrona indiscussa: la chiamano con affetto Niña Blanca, Bambina Bianca, ma è sempre la Santa Muerte. «In náhuatl, lingua parlata dagli aztechi e, ancora oggi, da quasi 3 milioni di messicani, Tepito significa luogo in cui cominciò la schiavitù, dato che proprio qui fu catturato l’ultimo tlatoani, Cuauhtemoc, che era il sovrano azteco nel centro dell’attuale territorio messicano», racconta Hernández.

    Durante i rosari succede spesso che i devoti contrattino i concheros, dei ballerini abbigliati come gli antichi aztechi che danzano al suono dei tamburi, o magari una banda di mariachi, tipici suonatori di chitarra e trombe, per ripagare alla Santa un favore ricevuto. Per compiacerla si fa questo ed altro. C’è chi percorre in ginocchio, pregando, con la sua statua tra le mani e il volto contrito, di isolati per arrivare sanguinando a toccare la sua immagine.

    L’anno scorso l’Arcivescovo di Città del Messico, Norberto Rivera, annunciò l’arrivo di un gruppo di esorcisti per combattere “l’idolatria pagana” del nuovo millennio e riconquistare anime al cattolicesimo. Ciononostante nella notte del 31 ottobre erano migliaia le persone riunite intorno all’altare più importante del Messico, nel cuore di Tepito, per celebrarne il decennale: la Santa di un metro e 80 che lo domina è custodita da Donna Enriqueta, la guardiana che ha iniziato la pratica dei rosari di massa per la strada.

    L’Ufficio Studi Esteri dell’esercito statunitense ha pubblicato una ricerca sulla Santa Muerte, Il culto alla morte dei boss mafiosi messicani, la Santa Patrona dei criminali e i reietti, che la considera la “Madonna dei narcos”, quindi un tassello importante per capire le logiche mafiose e per la sicurezza nazionale. Lo studio si basa su versioni giornalistiche del culto alla Niña Blanca secondo cui questa, dalla fine degli anni ‘90, è vista come la protettrice dei criminali in seguito al ritrovamento di alcune sue statue nelle abitazioni di noti sequestratori e trafficanti del Cartello del Golfo. Dunque la Santa è parte dell’immaginario legato al narcotraffico, insieme ai fucili cuerno de chivo AK-47 e ai corridos, un genere musicale simile alla mazurka con canzoni che celebrano le gesta dei narcos. D’altro canto è vero che la dama con la falce resta comunque seconda alla Madonna di Guadalupe, icona nazionale messicana, e a San Giuda Taddeo, santo delle cause disperate, tanto nelle preferenze dei narcos come in quelle della popolazione in generale. «Gli attacchi mediatici etichettano i devoti della Santa Muerte come delinquenti, mentre sono solo poveri o vulnerabili e – spiega Hernández – ormai anche la classe media e i politici la venerano».

    In Messico il cattolicesimo ha perso terreno rispetto al protestantesimo e ai gruppi neopentecostali: i cattolici sono passati dal 98% della popolazione negli anni ‘50 all’83,9% nel 2010. È logico che a Roma qualcosa si cominci a muovere. Nel gennaio 2011 una nota di Radio Vaticana citava l’invito del portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, Hugo Valdemar, «a distruggere tutte le immagini di Santa Muerte e a non temere nessuna vendetta perché il potere di Dio è più grande del male». Aggiungeva che il culto va abbandonato perché «ha radici superstiziose e soprattutto una connotazione diabolica» e i devoti «sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure».

    I seguaci della Santa non la pensano così. «Non odio il clero e credo in Dio, ma dopo tutti gli scandali che sono usciti, con che coraggio ci vengono a dire che siamo noi i diabolici?», inveisce Donna Enriqueta. Forse i cartelli affissi su case e negozi di Tepito ci mostrano la verità. «Oggi sei tra le braccia della vita, domani sarai nelle mie. Vivi la tua vita, ti aspetto. Saluti, La Morte». In effetti la morte è così sicura di sé che ci lascia tutta una vita di vantaggio. E in America è già Santa.

    La sua pagina in italiano: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

  • Messico e Pace: En los zapatos del Otro – Nelle scarpe degli Altri

    Messico e Pace: En los zapatos del Otro – Nelle scarpe degli Altri

    Iniziativa del Movimento per la Pace insieme agli artisti del Messico – Video diffusione totale! – LINK

    México D.F., 31 de enero de 2012 (Cencos).– Con un espectáculo de hora y media, el colectivo El Grito Más Fuerte, en conjunto con el Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad, realizaron el lanzamiento de la Campaña “En Los Zapatos del Otro”, que tiene el propósito de aumentar la sesibilidad que tenemos los y las mexicanas frente a la emergencia nacional que se enfrenta en el país debido al incremento de la violencia.

    Campaña ponte En Los Zapatos del Otro, iniciativa del Colectivo El Grito Más Fuerte, dicho colectivo se une al Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad.

    DA: http://movimientoporlapaz.mx/

  • Brasile, polizia e brutalità

    Brasile, polizia e brutalità

    LEGENDA|LEYENDA|SUBTITLES – clic “CC” en la misma barra donde esta “play” | click “CC” on the same bar of the “play”

    SOTTOTITOLI in Inglese, Francese, Spagnolo: Clicca su CC
    Un video che rivela i giochi di interessi riguardanti l’espulsione di 9000 abitanti del terreno occupato da 8 anni a Pinheirinho, in Brasile, tra Rio e San Paolo. Sono state raccolte anche le immagini truculente della brutalità della polizia durante lo sgombero contro le famiglie povere occupanti (22 gennaio 2012)

    Este vídeo revela os jogos de interesses na expulsão dos 9.000 moradores da ocupação Pinheirinho, de 8 anos, em São José dos Campos. Traz, também, imagens do dia da desocupação (22/01) e depoimentos sobre a truculência policial.

    Reportage Completo Desinformemonos QUI LINK

    LA VITA DEGLI ABITANTI UN GIORNO PRIMA DEL MASSACRO:

    ASSISTA TAMBÉM: “ONDE ESTARÃO OS NOBRES? UMA FAMÍLIA DE PINHEIRINHO 1 DIA ANTES DO MASSACRE” http://youtu.be/YHUiFYtwXOA

    Coletivo de Comunicadores Populares
    www.comunicadorespopulares.org

    Filmagem e entrevistas: Cristina Beskow, Yan Caramel, Gabriel de Barcellos
    Edição: Jefferson Vasques

    Errata: No vídeo se fala em 6.000 moradores, quando o certo seria 9.000.

  • L’Anima Stinta (In Una Poesia)

    L’Anima Stinta (In Una Poesia)

    L’Anima Stinta

    Istanti di gioia

    nitida splende

    l’anima stinta

    dagli anni e poi

    nel buio vaga

    l’ultima luce

    (sua supplente).

    Contorni spaccati

    fraseggi spumosi

    fumi di seta

    occhi di nebbia:

    chiusi dal sogno

    mi cantano neri

    rossi ti piangono

    aperti ridono in coro.

    Seguendoli perdo

    la bussola rompo

    gli spazi intorno

    all’anima stinta

    di vento mi copro

    le membra riscaldo

    nel panico freddo

    brucio il silenzio

    calmo l’inverno.

    Manco da giorni

    finiscono i mesi

    (bambini rapiti)

    dall’ansia, l’attesa

    al bivio del sonno

    cercando colori

    che tingano il peso

    di pace, di sera 

    la luna paziente

    leggera sorvola

    l’anima nuova.

    Canzone Associata.

    Under The Cherry Moon (Prince) interpretata da anonima chitarra.

  • II Festival Nuevos Públicos México DF – Memorias del Mañana

    II Festival Nuevos Públicos México DF – Memorias del Mañana

    Ecco le foto dell’evento Festival Nuevos Públicos 2012 – Diálogos entre Rock y Poesía in cui abbiamo presentato il poemario Memorías del Mañana. Info qui:

    Los esperamos el 13-14-15 de enero en el Museo de la Cd de México, metro Pino Suárez! Descarga el Programa festival nuevos públicos o Haz clic en la foto. Señalo:

    – los 3 días, banco de libros selectos de la Librería Morgana, librería italiana en México y otro de BravO Cubiertas Inteligentes para proteger sus libros con estilo inimitable :)

    – el sábado a las 17, conferencia magistral de la Doctora Mariapía Lamberti, Letras Italianas UNAM, sobre Umberto Eco

    – el domingo a las 13, presento el poemario Memorias del Mañana con lectura de la actriz MariaTeresa (Trentin Picasa Foto album link).

    Link evento Gobierno del Distrito Federal

    Link evento en Trajineros.BlogSpot

  • La Lega. L’idiota in Politica. La Censura.

    La Lega. L’idiota in Politica. La Censura.

    Ai leghisti leggere, dibattere, tollerare e ragionare proprio non va giù, e lo sappiamo da tempo. Il sindaco di Sesto Calende (Va), Marco Colombo (noto anche per la “rottura della corda del tiro alla fune“, primo a sinistra nella foto) ha escogitato un sistema legale ma deplorevole per censurare di fatto e far sparire dagli scaffali della biblioteca comunale un libro non gradito: si tratta de L’idiota in politica. Antropologia della Lega Nord dell’antropologa francese Lynda Dematteo che è uno studio profondo e (vedi breve video) critico del fenomeno leghista e dei suoi militanti. E il titolo è azzeccatissimo, vediamo.

    L’idea del sindaco è stata questa: far prendere in prestito il libro dai suoi fedeli seguaci per far sì che resti sempre fuori dalla biblioteca comunale, introvabile. La prima a tenere “L’idiota in politica” per 3-4 mesi sarebbe stata Silvia Fantino, assessore alla Cultura (!), che l’ha anche letto. Poi lo ha spiegato per sommi capi al sindaco che probabilmente non ha avuto tempo nemmeno di sfogliarlo. La Fantino avrebbe confermato a Colombo che il testo è fazioso.

    Riporta il sito del Corriere: «L’assessore lo dovrà restituire, ma io non mi arrendo – dice il sindaco –lo faremo prendere in prestito da un militante leghista ogni mese, a turno, così manifesteremo il nostro dissenso verso quell’acquisto». Colombo ha anche strigliato la bibliotecaria del paese. «È vero, le ho urlato dietro – conferma il primo cittadino – esiste una commissione che sceglie i libri e non mi risulta che la scelta sia stata condivisa. E poi, diciamolo, la bibliotecaria è di sinistra». E poi il gran finale su L’Idiota in politica: «Alla fine lo farò ritirare – sbotta -. Naturalmente mi rendo conto che non posso vietare un libro, però posso chiedere alla biblioteca di prestare il consenso alla vendita definitiva, per toglierlo dagli scaffali». Così magari lo potrà comprare a sezione della Lega di Sesto Calende e bruciarlo, no? Prove tecniche di fascismo, anche basta no?

    Si prova a livello locale, si fa la marachella, si diventa famosi (tristemente), ci si fa conoscere e poi si prova a fare il grande salto, a entrare nelle grazie di qualche Maroni o Bossi di turno e alla fine ci ritroviamo pacchetti sicurezza (?), leggi e leggine liberticide anche a livello nazionale. Pure in Veneto si segue questa strada, si usa la regione come laboratorio sperimentale per provvedimenti nazionali.

    Quindi torna il rogo di libri (breve documentario su tutta la vicenda, da vedere!), non in Veneto com’era successo l’anno scorso proprio in gennaio, ma nel varesotto, a Sesto Calende, che semprePadania profonda è. Un anno fa nasceva un collettivo di scrittori e giornalisti, attento e militante, contro i tentativi gravissimi di censura messi in atto da alcuni funzionari leghisti e Pdl del Venetocontro una lista di proscritti (si chiedeva alle biblioteche di ritirarli, ai presidi delle scuole di non ospitarli e a tutte le strutture di comuni e province di ostacolare le iniziative degli scrittori messi al bando – leggi la mozione, che fu solo uno dei tentativi di censura, qui).

    Poi a Preganziol, provincia di Treviso, vi fu anche una manifestazione per rivendicare il diritto alla libertà di pensiero dopo che anche Gomorra di Saviano era sparito inspiegabilmente dagli scaffali. I giornali di tutto il mondo ne parlarono, forse meno in Italia che all’estero, ma comunque l’impatto fu grande e oggi è in circolazione un libro, l’oggetto probabilmente più odiato dai leghisti, che si chiamaSorci Verdi. Storie di ordinario leghismo e racconta gli abissi padani con i testi di 17 scrittori. Nonostante tutto…il lupo padano, verde erbaceo, insalata scondita, perde il pelo ma non il vizio.

  • Messico: Liberal Farmacia+Banca+Todo

    Messico: Liberal Farmacia+Banca+Todo

    Com’è vivere in un paese che ha le banche, le assicurazioni e le farmacie iper liberalizzate? Devo dire che in Messico c’è un capitalismo piuttosto selvaggio, sicuramente “all’americana”, anche se imbrigliato (o moderato?) da una burocrazia asfissiante e “piccole” imperfezioni come la corruzione, l’opacità della funzione pubblica (trasparency+accountability) e l’autoritarismo (mentalità, pratiche, logiche), quindi si tratta di uno strano mix, contraddittorio e non proprio o non sempre vantaggioso per il cittadino. O meglio, occorre distinguere: quando il cittadino è consumatore, qualche vantaggio ce l’ha eccome, ma quando è nel suo ruolo di lavoratore, salariato insomma, le cose cambiano.

    Ad ogni modo quando arrivai qui nel 2000 – e ancor di più oggi – notai subito le differenze rispetto al nostro paese e, come tanti, pensai “beh, non è che il Messico, almeno nelle sue parti “moderne”, la capitale e le grandi città, si debba considerare come un paese del terzo mondo, come spesso sentiamo dire, anzi, è pure più avanti di noi in tante cose“. Dopo Seul, Mexico City è la seconda città del mondo per ore lavorate pro-capite. Non che ciò voglia dire nulla (l’efficienza, la qualità e quantità di “prodotto finale” sono un’altra cosa), però ci si fa un discreto mazzo. Con “avanti” mi riferivo al fatto che i negozi erano sempre aperti, puoi trovare di tutto a tutti gli orari e ti stressi di meno, puoi gestire la tua giornata con una flessibilità e un dinamismo impensabili nella bella (e lenta) Italia.

    C’è una concorrenza spietata in tanti settori: questo porta alla vigenza della legge del più forte che non è certo il meglio nell’evoluzione delle società moderne. Tanta storia e tante lotte per tornare indietro? Alcuni benefici si vedono, o almeno alcuni li vedono, ma se non s’arriva a toccarli con mano, se non c’è lavoro, sviluppo, pensione, comunità, futuro, che ci fanno 50 milioni di poveri coi benefici di un mercato liberale o presunto tale? Consideriamolo. Ah e poi, ci sono taxi ovunque e sono super-economici. Peccato che, senza controlli statali, molti di questi siano pericolosi e abusivi. Giusto aprire, giusto sbloccare, ma senza eccessi. Chi e come decide fino a che punto arrivare?

    Un problema è che ci sono ancora immensi monopoli nei settori che contano, quei settori che influenzano la vita di tutti molto più del commercio al dettaglio, sono stati privatizzati tutti dopo le crisi e i default degli anni 80, ma non sono significativamente liberalizzati né aperti al mercato e dunque questi settori (energia e telecomunicazioni in primis, ma anche lo stesso mondo della politica…) costituiscono rendite succose per pochi eletti ma poco compatibili con il credo economico neoliberista-neoclassico.

    S’è svenduto tutto e si sono arricchiti in pochi. Le tasse si pagano poco, 12,5% del PIL contro il 46-48% italiano o giù di lì.  Scuole e ospedali, educazione e sanità, sono molto “liberi” ma diciamolo chiaro: salvo rare eccezioni come l’istruzione universitaria (solo alcuni casi) e gli ospedali d’eccellenza nelle grosse città, il resto è un disastro. Quasi chiunque apre la sua scuolina e spuntano università come funghi in settembre, con orari e offerte personalizzate, tutto come vuoi ma poi magari in classe siete in 2 e per finire l’uni devi fare un mutuo.

    Comunque. Altro che messicani pigri e poco lavoratori o poco svelti, al contrario, qua il gran mostro di metropoli da 25 milioni di abitanti ci mangia tutti “a noi italiani” in un sol boccone. Le banche aprono alle 8 e chiudono alle 18 e altre aprono il sabato, cambiando orario quando vogliono o quando viene percepita l’esigenza dei clienti. Anche in banca tutto è rapidissimo, internet banking, offerte, operazioni, fare una carta di credito o un bancomat, cambiarlo, buttarlo o mangiarlo. Cose dell’altro mondo, un supermarket di prodotti finanziari; chiaro, coi pericoli cosmici che comporta.

    Infatti, anche l’offerta di opzioni incomprensibili e investimenti fast track è selvaggia e bisogna resistere strenuamente all’invasione telefonica e postale di nuovi prodotti. L’informazione non è chiara e l’importante è vendere. Va molto la cultura del credito e dell’indebitamento, tutti a fare debiti e comprare, consumare, tanto poi l’importante non è pagare ma starci con gli interessi oppure sparire per un po’. Da noi s’è resistito alla tentazione in confronto ai paesi anglosassoni, ma per quanto durerà? E comunque lo Stato di debiti ne ha fatti eccome.

    Anche in farmacia sembra di stare in un gran supermercato, vendono sigarette, cibo, biciclette e giornali. Ci sono feste, balli, salsa e merengue, casse acustiche tipo disco, donne ignude e pupazzi simili a Babbo Natale. E va beh, niente di veramente malvagio fin qui. Dico, a parte la contraddizione logica tra le sigarette esposte vicino all’aspirina o al Broncolin. I commessi ti vogliono proporre di tutto, ti squadrano e in 4 minuti hanno la proposta adatta a te e son peggio dei venditori televisivi.Le farmacie sono aperte praticamente sempre e ovunque e questo è un vantaggio. Fino a poco tempo fa ti davano davvero tutto senza ricetta, dagli antibiotici alla pillola del giorno dopo, altro che narcotraffico! Ma, mi pare di capire nella mia ingenuità, che questo non è sempre e completamente “un vantaggio”. Hanno sospeso la vendita libera di antibiotici dato che la popolazione ne abusava ed nuovi batteri intestinali fortissimi e resistenti alle medicine si stavano diffondendo a macchia d’olio. Se il mercato non lo regoli mai, poi son dolori.

    Come concludo? Difficile ma direi che, nel sistema attuale e finché dura, liberalizzare e aprire dovrebbe servire. E’ importante capire come.  Non per niente sono economista, uscito dalla uni di cui l’On. Monti è presidente, e sempre ci insegnano a rispondere “dipende” a qualunque domanda sull’economia.

    Ma il lato messicano e la mia formazione ed esperienza qui mi dicono anche altro. Le formule e ricette standard, di per sé, non funzionano. La pratica e la società contano di più e bisogna capire le loro reazioni. Alcune politiche neoliberali, applicate per trent’anni nelle Americhe, hanno fatto danni enormi. Stiamo attenti a non ripeterli, l’America Latina ha molto da insegnare. S’è “liberalizzato” solo verso il basso e non si sono toccati i poteri forti.

    Banche e farmacie sono sempre aperte ma i lavoratori prendono una miseria, ci sono decine di commessi e gente del front office, ovunque, in ogni negozio o attività, ma in 5, sommando, guadagnano forse un salario degno. Il ricatto della disoccupazione e del precariato è sempre esistito, come lo stiamo vedendo da noi negli ultimi anni o anche peggio, e non ci sono tutele, la solitudine è estrema. Molti compiti dello Stato, la solidarietà, la salute, le pensioni, la cura dell’infanzia e tante altre sono affidate alla carità, agli arrotondamenti concessi dai clienti al super sul totale della spesa, alle mance onnipresenti e sempre richieste o, infine, alle fondazioni che ci scaricano le tasse. Infine, magari sembra uno slogan banale ma ci sta: libertà e apertura con garanzie e welfare, se no non vale proprio la pena.

  • Entrevista con Javier Sicilia – Movimiento por la Paz – México

    Entrevista con Javier Sicilia – Movimiento por la Paz – México

    “Los zapatistas, gran ejemplo de cómo hacer tejido social y proteger la vida humana”: Javier Sicilia

    En entrevista con Desinformémonos, el poeta afirma que “el zapatismo y los indignados son propuestas que se gestan frente a la inoperancia del Estado”.

    FOTO:  ZOE VINCENTI     ENTREVISTA DE FABRIZIO LORUSSO – VERSION EN ITALIANO AQUI


    FOTO: RICARDO TRABULSI

    México DF.  Tras el asesinato de su hijo Juan Francisco Sicilia, el 28 de marzo de 2011, el poeta Javier Sicilia comenzó una cruzada contra la guerra que Felipe Calderón declaró desde 2006 al narcotráfico y al crimen organizado, la cual hasta la fecha ha causado la muerte de más de 50 mil personas en el país.

     En los últimos meses Javier Sicilia ha encabezado diversas caravanas, actos y manifestaciones, lo que lo convirtió en el principal portavoz del recientemente conformado Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad, al que se han sumado organizaciones civiles y miles de ciudadanos quienes bajo las consignas de “No más sangre” y “Estamos hasta la madre” exigen justicia para los familiares de las víctimas, la presentación con vida de los desaparecidos y la restitución del tejido social.

     El escritor y periodista italiano Fabrizio Lorusso entrevista al poeta y activista sobre los logros hasta ahora obtenidos; el diálogo que ha mantenido con el gobierno; el significado de la autonomía en las ciudades y sobre los siguientes pasos del Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad de cara al 2012, año electoral.

     ¿Es posible hacer un balance del Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad (MPJD) hasta el día de hoy? ¿Cuáles son los logros principales y los retos o derrotas?

     El logro principal fue la visibilización de las víctimas y hacerle conciencia al Estado de que las víctimas no son cifras, estadísticas o bajas colaterales, son seres humanos con nombre, apellido, familias rotas, dolor, y que es necesario hacer justicia. La respuesta ha sido la creación de una Procuraduría de atención a las víctimas, la Províctimas (que tiene serias fallas pero, bueno, se pueden corregir), y una Ley de Víctimas. Esperemos que no rasuren esta ley, que no la vuelvan una cosa que no responda al drama que viven el país y las víctimas. Allí están los grandes logros del Movimiento. Entre los fracasos,  no hemos podido convencer a Felipe Calderón y a las Cámaras de la necesidad de hacer una Ley de Seguridad Nacional con enfoque humano, ciudadano, es decir, que abone a la paz, no a la militarización, al autoritarismo y a la violencia. Creo que allí no hemos logrado sensibilizar, ni que se oigan las propuestas que tenemos, creo que eso hace falta porque, si no,la Províctimas será simplemente la acumulación del horror.

     ¿Qué pasó exactamente con respecto a la Comisión de la Verdad, que era una de las seis demandas del Movimiento, tras su primera caravana y marcha hacia el zócalo de la Ciudad de México el 8 de mayo pasado?

    Creo quela Comisióndela Verdades necesaria, indudablemente, porque en medio de la fractura del Estado, es necesario hacer un deslinde de qué víctimas pertenecen a quienes, ¿no? Y es que el Estado está cooptado también en muchos sentidos, ya que la delincuencia está presente en los órganos de gobierno y en los partidos, en estas instancias o en partes de ellas; en parte de las procuradurías, de la policía, del Ejército y dela Marina.Evidentemente, la mayoría de la gente piensa que las víctimas las produce el crimen organizado, pero el crimen organizado también está dentro del sistema y amparado en la ley.

     Entonces, deslindar responsabilidades es importante a través una comisión para llegar claramente a la verdad de esta guerra, a la reconciliación y a la paz. Sólo a través de un órgano de ese tipo se puede llegar a dominar esa verdad. Pero, hay una reacción negativa del Gobierno a esas comisiones y no sabemos por qué, si realmente estamos buscando la paz y la justicia ante la impunidad, tan humillante en este país, pues tenemos que llegar a convencerlos de esa necesidad.

    Al rechazar la instalación de una Comisión de la Verdad, el presidente dijo que esas comisiones se aplican a países con dictaduras militares o regimenes autoritarios. ¿Su creación no sería como poner en tela de juicio toda la estrategia militar de combate al narco implementada hasta ahora?

     Sí, pero también se tendría que aplicar a Estados fracturados como México. Estoy de acuerdo, es para gobiernos altamente autoritarios o militarizados, pero en un Estado tan fracturado como el nuestro, también es necesario. Eso es lo que no entiende (Felipe Calderón), su problema es que ve en blanco y negro, ve que los delincuentes están fuera y el Estado está sólido, están los buenos en el Estado, y no se ha dado cuenta del lodo, de la fractura de ese Estado que implica y exige también una Comisión de la Verdad.

     Ya hubo un primer encuentro con el presidente en el Castillo de Chapultepec el pasado 23 de junio, el 14 de octubre fue el segundo, ¿qué balance puede hacer de estos encuentros? ¿Va a haber otro más?

     Vamos a ver, yo creo que no. Podría ser éste el cierre de un primer ciclo que se abrió el 23 de junio y se cerró en este último diálogo de octubre. Creo que, hacia el final del diálogo, cuando habló Clara Jusidman sobre el tejido social, el presidente comprendió algo que para nosotros es fundamental en la ley y en la estrategia de seguridad. Es decir, poner el énfasis en la reconstrucción de ese tejido social, pero con la gente, no a partir de las instituciones como ha sidola Leyde Seguridad, por la que se adquiere infraestructura acríticamente, sin saber si hay una necesidad y cómo es esa necesidad, sin consultar a la gente, a los barrios, a los pueblos; además, hay una violencia por parte del Estado al proteger a las instituciones, pero no a la gente. Creo que si entendemos y ponemos como prioridad el tejido social y la seguridad ciudadana a partir del tejido social, podemos caminar hacia una estrategia de seguridad ciudadana y humana, por la que estamos pugnando nosotros, y no a una Ley de Seguridad que nada más se base en la violencia reactiva a la delincuencia y una violencia que sólo protege instituciones.

    ¿Cómo influyó y qué función tuvo la presencia en la reunión de Chapultepec de otros invitados en representación de víctimas, como Alejandro Martí (México SOS), Isabel Miranda de Wallace (Alto al secuestro) y María Elena Morera (México contra la delincuencia)?

    Ellos tienen una función muy importante por lo que han hecho con sus organizaciones. Han logrado cosas importantes dentro de sus propias agendas, y todo eso se une también a las demandas del Movimiento. Tanto las señoras Wallace y Morera como el señor Martí son víctimas, y están tratando de luchar por construir un estado de justicia para las víctimas y de seguridad ciudadana, como nosotros. Tenemos diferencias, pero en la sustancia estamos de acuerdo con que fue muy importante que estuvieran allí.

     ¿Cuáles serían las principales divergencias de visión o estrategia con ellos?

     Ellos siguen la línea del Gobierno de que la única manera de salir del problema es preparando a buenos policías. Estamos de acuerdo, pero lo vemos desde otro punto de vista, eso es muy parcial. Nosotros ponemos el énfasis en que esta Ley de Seguridad sea mucho más social, mucho más amplia, que abone a la paz y que rompa la brecha que ha existido cada vez más entre el Estado y los ciudadanos. Yo digo que allí estaría la diferencia nada más, son diferencias de profundidad frente al problema de la inseguridad, de la justicia y de las formas de encararlos.

    El 2012 es año electoral en México, se votará por el nuevo presidente de la república y muchos otros cargos. ¿Cómo influye la cercanía de las elecciones en las respuestas que el Movimiento está obteniendo?

     Bueno, creo que en algunos funcionarios hay un cambio de discurso, empiezan a vislumbrar algo de la emergencia nacional y la necesidad de buscar alguna salida mucho más profunda a esta emergencia. Pero es muy tenue esta influencia allí, creo que los partidos siguen siendo muy ciegos a la problemática profunda y no están dando una propuesta.

     

    ¿No hay ninguna fuerza política que esté proponiendo una estrategia por lo menos afín a la del Movimiento?

     No, porque creo que no se han dado cuenta de la emergencia nacional y eso es muy grave. Gane quien gane, en las condiciones en que está el país, lo único  que van a hacer es ahondar más la desgracia y administrarla. No hay una intención de las coaliciones de partidos para partir del problema que está viviendo la nación y hacer una propuesta para una agenda de unidad nacional para encararlo. Eso habla de la ceguera y de la problemática que nos aguarda en las elecciones

     

    Entonces, aún no es un punto importante para la agenda de los partidos y la democracia en México.

     Sí, y es algo fundamental, porque sin un país en paz,  la democracia se pierde. Un país tan balcanizado por el crimen organizado y con un Estado tan fracturado, sin una propuesta de renacimiento de la nación, simplemente se va a ahondar más en la desgracia.

     Usted tuvo un encuentro con Andrés Manuel López Obrador, líder Movimiento de Renovación Nacional (MORENA) y ex candidato presidencial del PRD en 2006, quien incluso le propuso un cargo de elección popular, ¿cuál fue su impresión?

     Ellos creen que la llegada de López Obrador al poder va a resolver el problema, pero él tampoco está mirando el problema. Hay una lógica allí por la cual parece que el presidente es un ser omnipotente como para transformar y unificar al país. Creo que no es así, que no están viendo el meollo de la cuestión y ya no estamos en los tiempos en que la figura presidencial podía transformar o controlar al país. Hubo una transición democrática y, sin embargo, los gobernadores del cada estado siguen como virreyes, de alguna manera, y ni siquiera pueden ser controlados por sus partidos. Entonces, no están viendo la cuestión en su conjunto y creen que simplemente es un asunto de cambio de poder, de cambio de política por una más social, cuando esa es una de las partes, pero el problema es mucho más hondo y no lo están viendo. Yo creo que esa también es una ceguera histórica.

     ¿Cómo se puede abordar este problema de visión de la clase política?

    No sé. Creo que tienen compromisos entre ellos, en los partidos. El presidente habló con mucha fuerza en Estados Unidos de los vínculos de ciertos priístas con el narcotráfico y esa es una realidad, aunque es parcial. También los tienen en el PAN, también los tiene el PRD. Mientras no haya una voluntad de imponer castigos ejemplares a los funcionarios y miembros de partidos corruptos, pues es muy difícil que podamos entender el problema y rehacer el Estado.

     

     ¿Qué le queda entonces por hacer a la gente y al Movimiento?

     Presionar mucho para su transformar al Estado y a los partidos para que hagan esta limpieza y así se fortalezcan. Por otro lado, trabajar horizontalmente para componer el tejido social, entre nosotros, y juntarse como vecinos en los barrios, haciendo asambleas, digamos, “constituyentes” y “reconstituyentes” a nivel micro para protegernos y crear un tejido social y humano que nos permita cuidarnos a nosotros mismos, por lo menos.

     Con el fin de que el poder o la política favorezcan, o al menos no impidan, estos procesos, ¿Ustedes han pensado en alguna forma de involucramiento directo en cargos políticos?

     No en el sentido tradicional con que el se entienden la participación y los partidos, no. Nosotros le vamos más a la vida ciudadana, a la vida de la polis como vida ciudadana. Yo, en lo personal, soy crítico de las instituciones y de esas estructuras burocráticas, aunque hay gente que puede caminar por allí y es importante porque hay que renovar el Estado. En general no hay postulaciones dentro del Movimiento para cargos políticos en 2012 y si alguien lo hace, sería de manera independiente.

     

     ¿Hay una cercanía entre su posición sobre el papel de los partidos y, en general, de las instituciones y las de la Otra Campaña y del EZLN?

     Sí, creo que yo converjo mucho en cierta crítica y en cierta postura de los zapatistas, más que dela Otra Campañaen sí. Creo que los zapatistas son, a nivel de zonas agrarias y de pueblos, un gran ejemplo de cómo hacer tejido social y como proteger la vida humana y su historia, dentro de lo que son esos pueblos. Habría que repensar cómo hacerlo en otros contextos, como las ciudades y los barrios.

     ¿Se podrían plantear intentos para crear “caracoles de ciudad”, comunidades autónomas urbanas que provean lo que el Estado ya no está dando? 

     Sí, sería un fenómeno interesante. Evidentemente es algo que se está gestando, el Estado – nación, tal y como se concibió como construcción histórica, está en crisis no sólo en México sino en el mundo entero. Ya no funciona y, entonces, frente al resquebrajamiento del Estado e incluso del modelo económico, este tipo de movimientos son los que van a hacer que emerja lo nuevo. Son construcciones históricas en crisis, estamos asistiendo a su decrepitud, mientras surge algo nuevo como los movimientos de barrios, el mismo zapatismo, o por ejemplo los indignados, pues son algo, algo nuevo que tiene que gestarse frente a la inoperancia de un Estado que, por lo menos en este país, ya no está cumpliendo con lo mínimo que es la seguridad ciudadana.

     ¿A quién, tanto aquí como en el exterior, le conviene mantener el estatus quo con respecto a la violencia y al narcotráfico? 

     Creo que sí, pues, porque eso deja mucho dinero y hay mucha corrupción en el modelo económico y de vida, siempre se quiere tener más. A mucha gente le conviene mantener situaciones de esa naturaleza porque no están pensando en el bien común o en el ser humano, sino que en su propio beneficio o en intereses de grupúsculos que lamentablemente le están haciendo mucho daño al país. La delincuencia es parte de eso.

     Hay también un interés de Estados Unidos en el asunto, sobre todo con respecto al comercio de armas, al mantenimiento de su consumo de drogas que tampoco se ha reducido. Además, no están atacando, tampoco en México, uno de los ejes fundamentales que sostiene el crimen organizado que es el dinero, hay empresas y bancos que lavan dinero; no están atacando eso. Sin embargo están generando una terrible guerra en nombre del mercado que deja mucho dinero en ambos lados de la frontera y el consumo de la droga no baja. Creo que tenemos puras muertes y miedo y ésta es una irresponsabilidad tanto del Estado norteamericano como del mexicano, y dejarlo así es una irresponsabilidad de los ciudadanos tanto dentro del país vecino como en el nuestro.

     ¿Qué va a pasar con el Movimiento en el mediano plazo, digamos, este año y el próximo?

     No sabemos ahora, personalmente no soy un hombre de perspectivas, en el sentido de que trato de vivir mi día y de hacerlo plenamente. Juntos, tratamos de mantenernos dentro de una ética que nos permita señalar y llenar de contenidos una política que está ajena a esa ética. Generalmente vamos bajo el espectro de la no violencia, inventándolo cada día, no tendríamos ahora una hoja de ruta de largo plazo, pero sabemos cual es la línea que tendremos que seguir.

  • Bucanero e Radio Popolare Roma per l’America Latina

    Bucanero e Radio Popolare Roma per l’America Latina

    Sfrutto l’occasione dell’uscita di questo articolo su repubblica.it per parlare del programma radiofonico latinoamericanista “bucanero”  e dell’intervento che faro’ domenica 22 gennaio alle 12.30 sulla giustizia messicana e il caso emblematico della francese florence cassez.

     Radio Popolare Roma apre uno spazio tutto dedicato al continente latino-americano. Un quarto d’ora di interviste, suoni, approfondimenti e punti di vista da quel pezzo di mondo spesso ignorato. tutto in collaborazione con Terre Madri, Ong che realizza progetti in quei territori

    ROMA – Radio Popolare Roma 1accende i suoi microfoni anche sull’America Latina con Bucanero 2, una trasmissione settimanale a cura di Rachele Masci, Nadia Angelucci, Gianni Tarquini e Manfredo Pavoni. Quindici minuti di interviste, suoni, approfondimenti, punti di vista da quel pezzo del continente americano molto poco raccontato dai media italiani. Un argomento a puntata, dell’America Latina si racconterà la cultura, i movimenti, la politica, l’ambiente. Con uno sguardo anche alla rassegna stampa dei giornali, delle radio e delle televisioni latino-americane. Bucanero è un programma realizzato in collaborazione con Terre Madri 3, organizzazione di cooperazione internazionale che realizza e sostiene progetti di sviluppo e di informazione con l’America latina e l’Africa.

    Il programma. Bucanero, dunque, ogni domenica alle 12.30 si parla – ad esempio – di Messico, della  violenza e dei femminicidi. In collegamento da Città del Messico, il giornalista Fabrizio Lorusso (è suo il blog Latino America Express) per raccontare la situazione nel paese: gli ultimi anni sono stati anni violenti, tra contese sanguinose che hanno coinvolto bande rivali e vere e proprie battaglie con le forze dell’ordine, con decine e decine di morti. A tutto ciò si aggiunge l’orribile fenomeno dei femminici, per i quali in Italia si sono tenute manifestazioni per denunciare le violenze contro le donne in Messico.

    da Repubblica.It

  • La Patagonia Rebelde – Film Completo

    La Patagonia Rebelde – Film Completo

    Da non perdere questo film. E nemmeno… L’omonimo libro di Osvaldo Bayer tradotto in italiano da Alberto Prunetti: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=257

    Recensione:

    http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003327.html

    Con Patagonia Rebelde si intende definire l’ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia (Argentina). L’epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz, nel corso delle quali morirono più di mille lavoratori.

    Film di Hector Oliveira, Argentina, su soggetto di Osvaldo Bayer col., 107 mm.

    • La pellicola ricorda il massacro, ad opera delle forze dell’ordine, dei sindacalisti e degli abitanti di Santa Cruz (Argentina). Il film fu censurato per ben due volte, prima che nel 1984 venisse definitivamente tolta la censura.

    http://ita.anarchopedia.org/Patagonia_Rebelde_del_1921/1922