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  • La Santa Muerte IV – Documenti e link

    La Santa Muerte IV – Documenti e link


    Un video realizzato da una “compagna di scuola”, studentessa del master in studi latino americani della Unam in Messico, sul Santo laico di Sinaloa Jesùs Malverde. BY STEPHANIE CORTES et YOLOXOCHITL MANCILLAS, ORIGINARIAS DE CULIACAN SINALOA…


    Alcune risorse e articoli scaricabili e anche consigliabili…
    0) La Santa Muerte e la stampa italiana  –  I Parte QUI –  II Parte QUI
    1) Transformismos y transculturación de un culto novomestizo: la Santa Muerte mexicana di Juan Antonio Flores Martos   QUI
    2) La Santa Muerte, articolo pro-cattolico del Church Forum; sulla stessa linea e molto dettagliato anche questi segnalati da Biblia y Tradición (chiaramente sono tutti contro il culto alla Niña Blanca di cui “tralasciano” molti elementi)  QUI
    3) Crónicas de la Buena Muerte a la Santa Muerte di Elsa Malvido     QUI
    4) La Santa muerte y la cultura de los derechos humanos di Pilar Castells  QUI
    5) Santa entre los malditos, Felipe Gaytán Alcalá  QUI
    6) Santa Muerte y Niño de las Suertes, Katia Perdigón   QUI
    7) The Meaning of Death. Semiotica della Santa Muerte by Michalik  QUI

    8) Primo capitolo in Pdf del libro La Santa Muerte di José Gil Olmos  QUI
    9) Univ. di Londra, Santa Muerte un culto descrittivo, in spagnolo  QUI
    10) In inglese un articolo con la visione mistificata dagli Stati Uniti: The Death cult of drug lords Mexico   QUI
    11) Recensione del libro di Katia Perdigón, La Santa Muerte, protectora de los hombres  QUI
    12) Reportage “Troubled Spirits” del National Geographic QUIfoto QUI
    13) Fotogalleria del Times  QUI
    14) Il culto raccontato da una ricerca web di un blogger QUI
    15) Fotogalleria de La Stampa  QUI
    A seguire, per spezzare un attimo la serie interminabile di link, due video trailer del film “El último refugio” sul santo popolare argentino, Gauchito Gil, che ha alcune analogie con il messicano Jesús Malverde e la stessa Santa Muerte. Quest’ultima ha un cugino argentino di primo grado, molto simile a lei, che si chiama San La Muerte, molto popolare nella provincia di Corrientes, proprio come il Gaucho Antonio Gil.


    Continuo coi link…
    16) Reportage di Opificio Ciclope, Bologna   QUI e   QUI
    17) La Madonna che ama la Morte sulla Rivista InStoria     QUI
    18) WikiPedia in Italiano Santa Morte    QUI
    19) Chiesa Santa Maria dell’Orazione e Morte a Roma (QUI) e confraternita(QUI)
    20) Foto galleria con oltre 5000 immagini della Santa Muerte e relativi accessori, tatuaggi, oggetti vari, eccetera a Los Angeles e in Messico    QUI
    21) Un articolo in italiano con riflessioni antropologiche di Andrea Bocchi Modrone   QUI
    21) La Stampa, quotidiano italiano: foto con didascalie (un po’ datate)    QUI
    22) Contro il culto: Libro “Condenación Eterna”  QUI
    23) Indice di una tesi esemplificativo sulla Santa Muerte nella capitale dello stato messicano di San Luís Potosí        QUI
    24) Harta Calaca, articolo di Guillermo Sheridan sulla rivista messicana Letras Libres del maggio 2005          QUI
    …chiudo (per ora) con il trailer del documentario di opificio Ciclope sottotitolato in italiano…


    Prossimamente altri aggiornamenti su questo blog se Lei non ci porta via prima…Amen.
    LISTA LINK AGGIORNATA:
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  • Incredibile Ma Vero

    Incredibile Ma Vero

    Manifesto del PDL per votare SI ai referendum del 12 e 13 giugno. Iniziativa IO VOTO SI Dappertutto! (Link Qui)

  • La Santa Muerte III – Storia

    La Santa Muerte III – Storia
    Origini e sincretismi del culto alla Niña Blanca (Bambina Bianca)

    Per farla breve. Non esiste un accordo  circa le origini del culto alla Santa Morte ma solo alcune possibili piste che confluiscono nella versione attuale di questo fenomeno culturale e religioso.

    Uno. Culto precolombiano ai padroni del regno dei morti Mictlàn che possiamo assimilare all’Ade (chiaramente è una semplificazione leggermente etnocentrica ma è per capirci). I popoli mesoamericani, tra cui i Mexicas o Aztechi, adoravano Miclantecuhtli e Mictecacihuatl, signore e signora della morte.

    Due. Iconografia medievale e barocca europea, soprattutto italiana, caldea e spagnola, della morte come figura femminile con falce, bilancia e clessidra. Presente in alcuni cimiteri, chiese e ossari costruiti dei secoli XVII e XVIII, viene anche associata alle immagini della Buona Morte o Morte Santa e della Danza Macabra. Sulle origini dell’immagine della Santa Muerte in Italia con una nota speciale su Teglio, piccolo paese della Valtellina e il suo ossario: Link all’articolo specifico… e anche al suo seguito versione 2011

    Tre. Culto del giorno dei morti cattolico rivisitato in Messico in base a un mix di tradizioni indigene preesistenti ed elementi del nazionalismo messicano post-rivoluzionario (soprattutto a partire dalla presidenza di Lazaro Cardenas dal 1934 al 1940). Un processo di assimilazione e addomesticamento della morte basato anche sull’opera grafica dell’illustratore Josè Guadalupe Posada. Dai teschi e dalle figure collocati sugli altari delle offerte (ofrendas) per l’1-2 novembre all’immagine odierna della Santa Muerte il passo è breve, anche se non vanno confuse le due tradizioni.

    Tipiche ofrendas del dìa de muertos

    Quattro. Elementi della Santeria, del Palo Mayombe e della religione Yoruba di origine africana importate a Cuba e nei Caraibi dagli schiavi di colore strappati all’Africa dalle potenze coloniali dell’epoca (Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo, ecc…). Sotto: una statua di Yemayà in Brasile.

    Cinque. Culti popolari ai Santi cattolici e non, a personaggi carismatici come Pancho Villa, Jesùs Malverde, il Niño Fidencio, Diego Duende e altri. Tra questi si potrebbe annoverare la figura della Santa Muerte ripresa dalla tradizione barocca imposta dagli spagnoli durante la conquista e nell’epoca coloniale e sopravvissuta alle successive persecuzioni dell’Inquisizione. Sebbene la Chiesa utilizzò la morte per creare cofradìas o confraternite per garantire una buona morte ai fedeli facoltosi, poi perseguitò la sua immagine e il culto “deviato” che le rendevano gli indigeni, accusati di idolatria e paganesimo. Le immagini e le devozioni legate alla morte sono quindi sopravvissute nella clandestinità fino a pochi anni fa, anche grazie al ruolo delle guardiane e delle famiglie dei settori rurali e marginali delle metropoli che le hanno sapute conservare e mantenere in vita come figure Sante. Solo un esempio tra i tanti: immagine del Niño de las Suertes, venerata a Tacubaya, Città del Messico; rappresenta per molti devoti la Santa Muerte sotto mentite spoglie (probabilmente per la presenza del teschio su cui dorme Gesù bambino).

    Sei. Postmodernismo e Internet. La versione attuale del culto alla Santa Morte è venuta alla luce negli ultimi 15 anni ed è stata ripetutamente strumentalizzata e mistificata dai mass media e da tutte le Chiese, quella cattolica in primis. Si nutre oggi di un postmodernismo iconografico e culturale per cui ognuno aggrega elementi fantasiosi all’immagine e alle pratiche del culto ricreandolo continuamente. I precetti “da seguire” non esistono ma vi sono delle tendenze comuni che stanno conformando una “convergenza liturgica” e iconografica notevoli. Il popolo, la gente, crea e ricrea la fede e le sue forme e le diffonde per la strada ma anche e soprattutto su Internet rendendole mediatiche, globali e digitali. Anche il marketing di massa, gli apporti della cinematografia e la contaminazione con l’iconografia heavy metal, gotica e death stanno modificando alcuni aspetti del culto. Ecco una Santa Muerte di nome Ruby dipinta su una maglietta.

    Sette. Carcere. Narcotraffico. Mercati. Barrios: Merced e Tepito. Alcuni attribuiscono al mondo delle prigioni e della delinquenza, soprattutto il mondo del narcotraffico, l’origine del culto alla Santa Morte. Sebbene sia assodato che nella popolazione carceraria attualmente la Santa abbia molto successo, non vi sono studi seri circa la sua nascita effettiva nei reclusori. Stesso discorso per il Mercado de Sonora, un grande mercato coperto, vicino alla zona popolare della Merced nel centro di Città del Messico, che è il punto di riferimento per la vendita di prodotti e immagini varie legate al culto e dove lavorano alcuni tra i più longevi e ferventi devoti. Invece nei quartieri della Merced, nella colonia Morelos, a Tepito e dintorni, cioè nella zona centro nord e centro est della capitale, s’identifica la possibile origine del culto nella sua versione moderna (intendo a partire dalla metà del XX secolo). Su Tepito ci sono testimonianze chiare e univoche in opere letterarie come Los Hijos de Sànchez de Oscar Lewisin cui si parla della Santa morte nel 1961.
    Sul calcio della pistola un’immagine di San Judas Tadeo, Santo delle cause disperate.

    Mercato…

    Come ulteriore testimonianza inserisco un video che riprende i devoti e le offerte di strada proprio a Tepito.


    Esistono anche altri punti di riferimento importanti fuori da Città del Messico per determinare le origini del culto che non espongo qui ora…e allora lascio giù un video notturno dei cori e della pratica del pureo (cioè la purificazione della statua con un sigaro cubano o puro) girato a Tepito.

    Propongo di seguito una descrizione deliziosa e forse inquietante di un’antica confraternita italiana e cattolica che si occupava della Buona Morte (vedi punti Cinque e Due di cui sopra).
    La Confraternita della Buona Morte
    Uomini “onesti” di ogni ceto, religiosi ma anche laici: ecco il requisito essenziale per essere ammessi nella Confraternita della Buona Morte, fondata dal sacerdote durantino Giulio Timotei. Una delle otto confraternite che contribuivano al buon governo di Urbania, come la Compagnia della Misericordia e la Confraternita del Buon Gesù.
    11 giugno 1567: prima riunione dei confratelli, dodici come gli apostoli. San Giovanni decollato è il loro patrono. Lo stesso giorno è anche occasione per promulgare lo statuto, che il cardinale Giulio Feltrio Della Rovere (fratello del duca Guidobaldo II) sanziona l’11 aprile 1571.
    Così comincia la vita della Confraternita. I fratelli trasportano gratuitamente i cadaveri, assistono moribondi e condannati a morte, visitano ogni settimana ammalati e carcerati e distribuiscono elemosine ai poveri. Un’opera sociale importante, non menzionata negli statuti ma documentata da atti ufficiali d’archivio, è la distribuzione del seme di grano ai contadini rimasti senza riserve. Ma è l’organizzazione dei funerali l’attività che li consacra alla storia. Funerali carichi di suggestione per noi che ne leggiamo i dettagli oggi, dopo più di due secoli, su documenti dell’epoca. Immaginiamo la folla riunita in chiesa per dare l’ultimo saluto a un concittadino. Il corpo arriva in una sorta di processione, trasportato dai confratelli. Lo adagiavano su una “scaletta”, una tavola di legno. E il corpo, avvolto in un sudario, arriva coperto da teli neri con simboli della morte.
    I confratelli indossavano il rocchetto, la veste ecclesiastica di lino bianco, sormontato da un mantello nero su cui spiccava una placca di rame argentato sbalzata con il teschio e le tibie incrociate. Prima di uscire si calavano il cappuccio sul volto. Un modo di vestire che valse loro l’appellativo di “guercini”: per non cadere erano costretti a guardare in tralice, attraverso i fori del cappuccio. Il priore portava una mazza lignea scolpita ed era preceduto da uno stendardo di raso nero. In filo d’argento era damascata la, che il popolo chiamava “La Lucia”. La morte porta una corona, “perché è la vera regina dell’umanità”. Accanto a lei una serie di simboli: la falce che taglia la vita, la clessidra che ricorda quanto scorre veloce il tempo e le fiaccole della vita, rovesciate perché la vita si è spenta.
    Il manoscritto degli statuti originali del 1567 è conservato nell’archivio della Curia Vescovile di Urbania. È rilegato in cuoio e consta di 19 carte recto-verso con filigrana (stemma della famiglie senese Piccolomini, croce caricata da cinque lune), di dimensione 27,5 x 20,5 cm. Alla carta 9 si legge l’approvazione autentica di Giulio Feltrio Della Rovere con il sigillo personale. Dalla carta 10 ci sono i “Nomi delli Fratelli della Morte”. Articolo Originale Link.

    Chiesa della Morte a Molfetta Link a Wikipedia Molfetta e foto chiesa.

    Tornando in Messico…video…


    Se ve, se siente, la Santa está presente. Si vede, si sente, la Santa è presente.

    Momenti di culto dopo una lunga attesa. Ricaricare le batterie dell’anima (vedi foto sopra anche…).
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  • Cesare Battisti: no all’estradizione, liberato in Brasile

    Cesare Battisti: no all’estradizione, liberato in Brasile

    Cesare Battisti resta in Brasile, libero. Il notiziario brasiliano Jornal Nacional e l’Agencia Brasil hanno comunicato la decisione del STF, Supremo Tribunale Brasiliano, presa con 6 voti contro 3 nel pomeriggio dell’8 giugno di respingere il ricorso del governo italiano contro la decisione dell’ex presidente Lula che il 31 dicembre scorso non aveva concesso l’estradizione di Cesare Battisti. E’ prevalsa in seno alla Corte la linea di rispetto della sovranità nazionale brasiliana. Questa decisione è stata il preludio della successiva, presa in serata, che conferma la non estradizione di Battisti considerando il trattato italo-brasiliano che disciplina la materia. Poco dopo la mezzanotte è avvenuta la liberazione di Cesare Battisti per ordine del presidente della Corte Suprema, Cesar Peluso. L’italiano si trovava da 4 anni in carcere nel reclusorio Papuda di Brasilia. Il suo avvocato, Luis Eduardo Barroso, procederà al più presto a inoltrare in suo favore la richiesta di un visto permanente presso il Ministero della Giustizia affinché possa restare legalmente nel paese e continuare con lasua attività di scrittore. “Sempre una parola di rispetto e solidarietà per le vittime degli anni di piombo, nessuno è felice di quello che è successo. E’ importante capire che il Brasile è un paese con una tradizione di umanità e l’idea di punire 32 anni dopo qualcuno che era parte di uno scontro ideologico è un po’ distante dalla sensibilità politica del Brasile” ha dichiarato Barroso. Si tratta di un paese che ha anche concesso l’amnistia ai militanti e ai membri dei governi coinvolti con la dittatura militare e quindi non è una società punitiva. “E’ giusto che l’Italia comprenda la situazione brasiliana, la situazione della Suprema Corte, e che volti pagina. Sono convinto che  in poco tempo questo sarà superato”. Informati sul caso QUI. Una rassegna recente QUI.

  • Cesare Battisti: no all'estradizione, liberato in Brasile

    Cesare Battisti: no all'estradizione, liberato in Brasile

    Cesare Battisti resta in Brasile, libero. Il notiziario brasiliano Jornal Nacional e l’Agencia Brasil hanno comunicato la decisione del STF, Supremo Tribunale Brasiliano, presa con 6 voti contro 3 nel pomeriggio dell’8 giugno di respingere il ricorso del governo italiano contro la decisione dell’ex presidente Lula che il 31 dicembre scorso non aveva concesso l’estradizione di Cesare Battisti. E’ prevalsa in seno alla Corte la linea di rispetto della sovranità nazionale brasiliana. Questa decisione è stata il preludio della successiva, presa in serata, che conferma la non estradizione di Battisti considerando il trattato italo-brasiliano che disciplina la materia. Poco dopo la mezzanotte è avvenuta la liberazione di Cesare Battisti per ordine del presidente della Corte Suprema, Cesar Peluso. L’italiano si trovava da 4 anni in carcere nel reclusorio Papuda di Brasilia. Il suo avvocato, Luis Eduardo Barroso, procederà al più presto a inoltrare in suo favore la richiesta di un visto permanente presso il Ministero della Giustizia affinché possa restare legalmente nel paese e continuare con lasua attività di scrittore. “Sempre una parola di rispetto e solidarietà per le vittime degli anni di piombo, nessuno è felice di quello che è successo. E’ importante capire che il Brasile è un paese con una tradizione di umanità e l’idea di punire 32 anni dopo qualcuno che era parte di uno scontro ideologico è un po’ distante dalla sensibilità politica del Brasile” ha dichiarato Barroso. Si tratta di un paese che ha anche concesso l’amnistia ai militanti e ai membri dei governi coinvolti con la dittatura militare e quindi non è una società punitiva. “E’ giusto che l’Italia comprenda la situazione brasiliana, la situazione della Suprema Corte, e che volti pagina. Sono convinto che  in poco tempo questo sarà superato”. Informati sul caso QUI. Una rassegna recente QUI.

  • La Santa Muerte II – Video

    La Santa Muerte II – Video


    Altare da strada con simpatizzanti. Lo scambio di piccoli doni, dolci, fiori, figurine, tequila, birra, sigarette e qualunque altro oggetto la gente voglia e senta di poter condividere costituisce uno degli elementi che creano nessi di solidarietà e formano un’identità peculiare tra chi partecipa al rosario della Santissima Morte.


    Presentazione Power point musicata e editata della conferenza tenuta alla Universidad Autonoma Metropolitana sede Xochimilco, Uam-X, il giorno 24 febbraio 2011 nel seminario Jueves de Sociologia sulla Santa Muerte e altri culti metropolitani.
    Fotos de las diapositivas / Foto di ogni singola slide
    https://picasaweb.google.com/UAMX Presentacion

    La Santita, Niña blanca, Niña bonita, La Patrona, La Jefa (=capo, madre), La Comadre, La Hermosa, Hermana blanca, La Señora. Sono solo alcuni soprannomi e vezzeggiativi con cui viene chiamata la Santissima Morte.
    C’è chi percorre centinaia di metri in ginocchio e ha la precedenza nella lunga fila di devoti che si dirigono quotidianamente all’altare principale di Città del Messico, a Tepito. Per saperne di più sul quartiere visita questo LINK. Sotto un video dei mariachi, musicisti tradizionali messicani, che vengono inviati presso l’altare della Santa per ripagarla di qualche favore ricevuto.

    Fino a qui hai visto le splendide foto di Giuseppe Spina. Seguono le “un po’ meno meravigliose” riprese di Fabrizio Lorusso…

    Ritratto della bellissima Yemayà multicolore o dei sette poteri con scapolario della Santa Morte al collo e cero bianco propiziatorio. Yemayà è una orisha, divinità cubana della santeria o “regla de Osha Ifà” e della tradizione africana Yoruba, e in alcuni casi viene a sostituire l’immagine della Santa Muerte. Yemayà è la padrona del mare e della luna e rappresenta la dea della maternità universale e delle acque salubri. Il sincretismo con la religione cattolica l’ha identificata come la Madonna della Regla o Virgen de la Regla.
    Album fotografici di Fabrizio Lorusso nel macabro barrio de Tepito. A questi link.
    (1) Anniversario / compleanno della Santissima Morte di Alfarerìa 12 (30 novembre 2010)

    (2) Selezione di foto 2009-2010 con intrusi (cioè alcuni teschi ocalaveras del Dìa de Muertos, il giorno dei morti “cattolico” e turistico).

    Ora un video con l’inizio del rosario alla Santa Muerte recitato da Jesùs Romero in Calle Alfarerìa 12 alle 5 del pomeriggio. Il rosario è un gran momento di convivenza e catarsi collettiva che, senza negare la tradizione cattolica di preghiera alla Madonna, a Dio e a Gesù Cristo, include la Santa Muerte come intercessore di fronte a Dio (con un rango pari a quello di Gesù) e la rende oggetto di venerazione come succede con altri Santi riconosciuti, per esempio San Giuda Taddeo.

    Invece adesso aggiungo anche queste due letture d’obbligo intitolate “La Morte al Tuo Fianco 1″ e “La Morte al Tuo Fianco 2″:
    UNA lettura bella LINK ————- DUE lettura molto bella LINK

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  • Italiani in Messico, attivi ma non radioattivi

    Italiani in Messico, attivi ma non radioattivi

    Saranno stati i tentativi di scippo dei referendum del 12-13 giugno, le notizie dalla Spagna degli indignados e anche quelle dall’Italia degli ultimi mesi. Sarà stato forse l’eco del berlusconismo decadente che arriva oltreoceano insieme all’inquietudine su ciò che verrà dopo la “fine della bestia”. Comunque era da tanto che non si vedeva un risveglio così creativo e dinamico della comunità italiana in Messico o almeno di alcune sue parti attive e coese. A queste latitudini – anche se non credo fosse troppo diverso in Europa e in Italia, almeno prima del risveglio autunnale culminato il 14 dicembre – sembravano affievolite la voglia di cambiamento, l’idea di riunirsi per uno scopo comune (soprattutto politico ma anche sociale), la lotta per informarsi e informare, cominciando fuori dai circuiti ufficiali per poi utilizzarli come cassa di risonanza, e la volontà di formare spazi nuovi per partecipare e immaginare una comunità. Si parte da una semplice e fredda mailing list per recuperare interessi e attività, per tornare a lavorare dentro e fuori dalla virtualità per uno scopo comune. Non si tratta di grandi numeri, delle famose “masse”, ma il coinvolgimento è comunque grande, soprattutto rispetto al numero ufficiale di residenti in terra azteca che sono solo alcune migliaia, e scava in profondità nel reale, non più solo in rete.

    Tento quindi di lanciare una prima riflessione sulle attività realizzate da un gruppo di italiani in Messico accomunati dalla voglia di sconfiggere – almeno per un po’ – il mostro, cioè la frammentazione sociale e le difficoltà cui la vita in una metropoli caotica e gigantesca come Città del Messico porta inevitabilmente. Ma anche la atomizzazione e la solitudine, a volte ricercate, a volte sofferte, di un immenso paese che può fagocitarti amabilmente o catapultarti in qualcosa più grande di te in un attimo. La definizione di un movimento sociale, piccolo o grande che sia, così come le eventuali etichette che un gruppo sceglie di darsi o che gli vengono attribuite è sempre oggetto di dibattiti accesi.
    Considerarsi “italiani in Messico” o in un altro paese costituisce una possibilità di caratterizzazione sociale e una scelta di vita e identità comune per tantissime persone che vivono fuori dall’Italia. Spesso non è possibile parlare di una vera e propria comunità italiana all’estero ma solo di frammenti e gruppi uniti da interessi lavorativi o vicinanze territoriali e affinità di altro tipo che possono definirsi come “più o meno simili” o almeno temporaneamente coincidenti. Per alcuni forse lo status di migrante ha a che vedere semplicemente con un certificato di registrazione all’AIRE (Associazione Italiani Residenti all’Estero) con cui si cambia la residenza dalla città italiana di provenienza a quella estera d’accoglienza.
    D’altra parte l’idea ampia e un po’ fumosa di “italiani all’estero” può confondere fino a perdere ogni rilevanza dato che si tratta di milioni di migranti, mani e cervelli in fuga che di solito vengono ricordati quando c’è qualche momento elettorale o in poche altre occasioni. E poi ci sono altri milioni di “clandestini”, quelli che sono fuori dall’Italia anche da molti anni ma che non si sono mai registrati all’estero e continuano ad apparire magicamente in tutte le statistiche come se continuassero a risiedere nella loro città d’origine della penisola. Referendumnucleare.jpg
    E ancora. Le statistiche parlano di centinaia di migliaia di “italiani” che hanno il passaporto e possono votare ma per gli affari interni del bel paese hanno solo un interesse marginale o nullo, anzi spesso non ci hanno mai messo piede ma hanno il diritto di voto acquisito grazie a un lontano parente emigrato magari oltre un secolo fa. All’estero è facile e possibile, anche se illegale, fare incetta di questi voti chiedendo le schede che arrivano a casa per posta ad amici e conoscenti che sono in possesso del passaporto e sono regolarmente registrati ma che non sanno nemmeno cosa sia il voto all’estero o su che cosa sono chiamati a decidere di volta in volta. Quindi ad oggi le modalità per il voto all’estero e l’estensione massiccia dell’accesso alla cittadinanza dei discendenti degli ex migranti italiani sono abbastanza assurde.

    In questo contesto un vero e proprio nocciolo duro di italiani in Messico, con opinioni politiche anche molto diverse al proprio interno, ha deciso d’intraprendere una serie di azioni che esprimono la rabbia e l’indignazione per quanto accade in un’Italia che entra in guerra e disinveste brutalmente sul futuro privilegiando piani nucleari e privatizzazioni di risorse pubbliche vitali sull’istruzione e la ricerca. Nella lettera inviata ai media si denuncia tale involuzione e si legge infatti: “Ci indignano l’esercizio di un potere vincolato alla finzione mediatica, l’intolleranza verso la libertà di pensiero, l’operato di una maggioranza parlamentare che dimentica le reali urgenze del paese e calpesta la solidità della nostra Costituzione con una gestione del potere corrotta e personalizzata”.
    L’adesione e la partecipazione attiva non coinvolgono allo stesso modo tutte le persone interessate alle diverse iniziative che vengono realizzate nei mesi di aprile e maggio ma la “nebulosa dei sostenitori”, sfumata intorno a un centro fisso, e la diffusione della conoscenza e delle informazioni continuano a crescere rompendo l’isolamento di chi vuole pensare, dire, agire. Si pensa da subito a dei momenti costruttivi per sfidare l’apatia degli elementi dispersi nella Gran Ciudad capitale del Messico e nel paese. Così nasce anche l’idea di un incontro pubblico sul tema dei referendum e la creazione di un blog fotografico e informativo. Infine sorge l’iniziativa Io Voto Sì, Dappertuttoche, indipendentemente dalle opinioni politiche di ciascuno e dalle inevitabili discussioni, rappresenta la voglia di coinvolgere sempre più gente per uscire dall’individualismo in una realtà che lo eleva a principale padrone della vita pubblica e privata.
    La campagna finisce su alcuni quotidiani nazionali (italiani) e il Messico diventa per qualche giorno “l’ombelico degli italiani nel mondo”, se così li e ci possiamo chiamare, ma poco importa. Gente che se ne va e che magari torna, chiamiamoli così. Lo stesso blog racconta un po’ questa storia.Mentre i media messicani impazzano col gossip sul bunga bunga, le notizie che arrivano dall’Italia si fanno sempre più pesanti e assurde. Frustrazione, senso d’impotenza, tanta rabbia. ARANCE-SI.jpgQuando, a partire da un appello mail, decidiamo di ritrovarci insieme per un confronto. Come esprimere dal Messico il nostro dissenso? Come far arrivare il nostro appoggio a quanti in Italia non si rassegnano ad una democrazia telecomandata? Il primo passo che riusciamo a immaginare è una lettera di denuncia, ai media italiani e messicani. E l’impegno solenne a promuovere tra gli italiani residenti in Messico il voto di giugno nei referendum. Cominciamo a trovarci, ad organizzarci con flyer e cartoline informative… e ci prendiamo anche gusto. Ma subito arriva l’ennesima doccia fredda: ci vogliono scippare anche i referendum. E’ allora che scatta la campagna: Io voto sì, dappertutto!
    Il 2 giugno 2011 si ricordano i 65 anni del referendum che fece dell’Italia una Repubblica. La Festa della Repubblica si celebra ogni anno con un grande cocktail e una passerella di sponsor e prodotti tipici italiani nel giardino dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico e sarebbe una grande occasione di riunione e partecipazione se non venisse appunto trasformata in un carosello diplomatico e asettico privo di colori ed emozioni. Privo di storia e di futuro. Allora si beve e basta. La cultura, la musica, la parola sono ferme agli anni cinquanta, The Classics. Ci si “diverte” e non si parla né si pensa minimamente all’occasione per cui la festa è stata creaa o alla congiuntura italiana. Lo spumante è buono e basta così. Poco male. I discorsi ufficiali riproducono gli stessi burocratici sermoni di sempre e perdono il senso della realtà, sono astorici.

    Quest’anno l’onere della promozione dell’appuntamento referendario è stato scaricato sui cittadini nonostante il referendum sia un istituto previsto dalla costituzione e realizzato con soldi pubblici. La sua riuscita non importa molto al sistema politico (o a buona parte di esso), non è una novità, e tantomeno al governo che ha promosso le leggi oggetto dei quesiti e che lo combatte fino a scadere nel ridicolo. All’estero si riproduce una situazione analoga e amplificata di apatia e resistenza burocratica. Nessun cenno ai referendum viene fatto dai relatori presenti all’evento del 2 giugno a Città del Messico. Allora ci pensa un flash mob. La nebulosa della comunità attiva si ricompone seguendo un nuovo schema e intona una canzone. Poi alza uno striscione, “…un referendum li seppellirà…”, alludendo a chi? Al governo? Alla cosiddetta casta? Alle mentalità bloccate? All’apatia? A Berlusconi e i suoi “legittimamente impediti”? All’Italia che si crede vecchia e stanca? All’opposizione? A chi si ferma? Forse a nessuno di questi. Decidete voi. 
    Una trentina di persone si tolgono la camicia e mostrano la maglietta con la scritta Io Voto Sì tra le facce attonite di molti invitati incravattati. Altri ospiti invece si avvicinano allo striscione per chiedere informazioni sul voto all’estero, sui quesiti, sull’esistenza stessa di persone che ogni tanto “fanno qualcosa” e per lamentarsi dell’insufficienza di informazioni aderendo di fatto all’azione collettiva. Alcuni intolleranti provano a strappare lo striscione che intanto è stato fatto ondeggiare in alto come un aquilone fino alla caffetteria, la zona più elevata del giardino, ed è stato fissato lì. Giungono voci di minacce ufficiali più o meno velate da parte delle “autorità diplomatiche” contro i “manifestanti” che semplicemente svolgono a modo loro quel lavoro che non interessa alle istituzioni. Ma soprattutto rendono la festa un’occasione vera d’incontro e confronto, si appropriano di uno spazio pacificamente, anche solo per poco, ma con la volontà di trasformare la routine e lo status quo in fantasia e cambiamento, per tutti.

    da www.carmillaonline.com

  • Ollanta Humala presidente del Perù

    Ollanta Humala presidente del Perù

    Con oltre l’80% delle schede scrutinate alla 1:10 am ora di Lima l’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali del Perù ha attribuito il 50,7% dei voti al candidato della sinistra nazionalista Ollanta Humala contro il 49,2% della conservatrice Keyko Fujimori, figlia dell’ex presidente, da molti a ragione definito dittatore, Alberto Fujimori che è in carcere per corruzione e violazione dei diritti umani durante i suoi due mandati dal 1990 al 2000. Durante la nottata il vantaggio di Humala è aumentato di un altro punto percentuale.

    Ollanta Humala s’è già dichiarato vincitore delle elezioni e, secondo i dati preliminari, è virtualmente il nuovo presidente del Perù sostenuto dalla coalizione Gana Perù che ha ottenuto 47 seggi su 130 in parlamento e sarà dunque costretta a costruire un’ampia alleanza di partiti per poter governare.

    Tra le prime dichiarazioni di Humala l’annuncio di una “politica per il ritorno” dei milioni di peruviani residenti all’estero e la lotta alla corruzione a tutti i livelli. S’è schierato in favore di una economia aperta di mercato che negli ultimi anni ha portato il Perù a crescere come mai prima ma in un quadro di solidarietà con i popoli “fratelli” della regione latino americana e pensando alla redistribuzione della ricchezza soprattutto in quelle zone dove la povertà ancora interessa oltre il 60% della popolazione.
    Il neoeletto presidente ha chiuso il suo discorso nel centro della capitale Lima alla una di notte con queste parole “Non ho vincoli con nessun gruppo economico ma solo con il popolo peruviano. Voi siete i miei capi. Viva Gana Perù e Viva il Perù”.

    Nonostante le perplessità iniziali di molti politici e intellettuali peruviani sulla candidatura di Humala nelle ultime settimane l’ex militare era riuscito a ottenere il sostegno attivo dell’ex presidente di area socialdemocratica Alejandro Toledo e del premio nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa che, in un primo momento, aveva definito la scelta tra la Fujimori e Humala come una decisione di morte di Aids o di cancro. Le sue ultime dichiarazioni invece parlano di una “sconfitta del fascismo” in Perù che è rappresentato dai Fujimori e i loro gruppi d’interesse e d’appoggio.
    Una realtà difficile da contestare…

  • La Santa Muerte I – Foto

    La Santa Muerte I – Foto


    Oggi sei tra le braccia della vita, ma domani sarai nelle mie. Quindi, vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo)

    Nasce la Sua pagina in italiano. Comincia e come tutto finirà…

    Per ora basterà cominciare a leggere questo articolo: LINK Articolo

    Dorata. Per i soldi e la prosperità. Ma l’importante è crederci, il colore viene dopo la fede.

    Nera con Pit Bull di cartone rigido al seguito, doppia protezione.

    Un devoto ricarica la batteria dello spirito toccando il vetro dell’altare principale di Tepito, Città del Messico.

    Un devoto con tre tatuaggi (che sintetizzano molto bene l’iconografia più comune!) della Santisima Muerte che le sta chiedendo qualcosa con affetto minaccioso…

    Video con diapositive presentazione presso l’università L’Orientale – Napoli


    Per chi volesse prendere visione delle slide con calma, a questo LINK
    E poi…Tutto sta qui: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/
    Todo está aquí: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/

  • Festa del 2 giugno. Flash Mob all’Istituto Italiano in Messico

    Festa del 2 giugno. Flash Mob all’Istituto Italiano in Messico

    Città del Messico, 2 giugno 2011, sera.Flash Mob realizzato da un gruppo di italiani in Messico e dal Comitato per il Sì al Referendum all’Istituto Italiano di Cultura, ufficio culturale dell’Ambasciata d’Italia in Messico. Una canzone, uno striscione, volantini informativi e tante magliette colorate tra la gente con la scritta Io Voto Sì e Referendum 12-13 giugno. Tutto ricominciò con un referendum il 2 giugno 1946… E oggi? Partecipa! (link nota info)

    Trascrizione Testo della Canzone

    Vi ricordate quel 2 di giugno?
    al referendum si va a votare:

    s’ha da pensare all’indomani,
    dare un futuro alla gioventù

    Concittadini dell’Italia
    se non votate vi pentirete:

    i vostri figli ancor vedrete
    abbandonare il lor casolar.

    Ma cosa fa quel presidente?
    Ci invita tutti ad andare al mare

    ma i cittadini vanno a votare,
    difenderanno la libertà.

    Lo striscione. …Un Referendum Li Seppellirà… Ma chi? Il governo? La casta? Le mentalità bloccate? L’apatia? Berlusconi e i suoi “legittimamente impediti”? L’Italia che si crede vecchia e stanca? L’opposizione? Chi si ferma? Decidete voi.

    Il flash mob e la comunicazione hanno funzionato tanto che varie persone si sono avvicinate al gruppo che lo sosteneva per mostrare solidarietà e informarsi sul voto all’estero e in Italia. Fuori dalle comunicazioni via mail dei Comites la promozione dell’appuntamento referendario è praticamente inesistente qui a livello ufficiale e si sono quindi mossi i cittadini e i comitati con varie iniziative. Lo striscione di sensibilizzazione sul referendum e sulla situazione italiana è stato difeso per almeno un’ora da alcune persone mentre altri invitati “altamente intolleranti” cercavano di toglierlo e ne strappavano alcune parti forzando il piccolo “cordone” di protezione, spingendo e aggredendo una manifestante…seguiremo il caso…