Inicio

  • Gli Scrittori Precari e la Santa

    Gli Scrittori Precari e la Santa

    santa savages_cult_of_the_dead

    Esperienze. Scrittori Precari. Blog. Santa popolare. Racconto. Saggio. Parto con i tag, ormai contagiato da una chiara distorsione professionale tipica dei blogger. Il titolo inganna perché non si parla qui di vati e scrittori aspiranti alla santità né  di santi specificamente dedicati al precariato letterario o a quello ordinario. Invece, freddamente, riporto un estratto dal blog Scrittori Precari dal libro Santa Muerte Patrona. Se piace, si può continuare a leggere al link indicato in fondo. E se no, pace:

    La mia conoscenza con la Santa Muerte, Patrona dell’Umanità e santa popolare messicana, è avvenuta passo dopo passo, proprio perché la sua presenza cominciava a diventare insistente e inevitabile anche per un osservatore distratto dei fenomeni religiosi e sociali. Molti la incrociano per le strade o su un altarino, la guardano, ma poi la schivano dopo aver emesso sentenze e giudizi perentori di condanna.

    Io ho sempre percepito la sua carica emotiva. Al principio ne avevo rispetto e addirittura timore, dato che non la conoscevo e nessuno me l’aveva saputa presentare senza legarla ai luoghi comuni, al satanismo, alle cronache della narco-guerra o alle malefatte di sequestratori e serial killer.

    Oltre ai miti creati negli ultimi quindici anni e alla forte presenza virtuale in migliaia di pagine web, il culto della Santissima Muerte rappresenta una porta formidabile per accedere alle manifestazioni della religiosità popolare messicana. È un’entrata angusta che apre una prospettiva unica da attraversare giorno dopo giorno, per poi scoprirne tutti gli angoli nuovi e le interpretazioni alternative. Magari si possono scorgere le entrate adiacenti e i dettagli più inattesi, a patto che si mantengano cuore e occhi aperti, senza pregiudizi.

    Sovente i santi cattolici compiono questa funzione dal carattere miracoloso o “sovrannaturale”, ma forse i santi popolari, compresi quelli non ammessi dalla Chiesa, sono i destinatari privilegiati delle richieste più problematiche, là dove sfuma il confine tra bene e male, tra volontà legittima di beneficiarsi e influenza indebita sull’altrui esistenza. In genere i fedeli pagano un tributo, detto manda, sotto forma di oblazioni, azioni, preghiere, offerte in natura e persino promesse di cambiamento personale, come corrispettivo di un favore, un miracolo o una grazia ricevuta dalla Santissima Muerte. Proprio come accade con i santi “ordinari” e i fioretti.

    Il racconto continua a questo link…          Ringrazio Scrittori Precari !

    Quanto sopra trattasi di un estratto del I capitolo di Santa Muerte patrona dell’umanità (Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri 2013), saggio di Fabrizio Lorusso dedicato al culto messicano di santificazione della morte. Al libro è dedicato anche un blog.

  • Licenziati e imprese 2012: il disfattismo mediatico

    Licenziati e imprese 2012: il disfattismo mediatico

    blob

    2012: Oltre un milione di licenziamenti! 1000 imprese chiudono ogni giorno! Ma è esattamente o solo così? Da un paio di settimane i TG, i talk show, i giornali e i portali web italiani stanno rilanciando a cascata questi dati. Se li incrociamo con una discesa del PIL italiano di oltre il 2% e con i moniti costanti sul famigerato “andamento dello spread”, ecco che la macro e la microeconomia s’uniscono in un cocktail esplosivo di crisi nera e disperazione.

    E dall’estero ammetto che se vedo un paio di Tg di troppo, anche in me si rinnova la PAURA (o per lo meno mi arrabbio con qualcuno o qualcosa). Obiettivo centrato: il giusto realismo e la sana preoccupazione vengono sostituiti da un pessimismo cosmico leopardiano versione 2.0 e da una sensazione mista da fine del mondo, della storia e dell’ottimismo. In che senso?

    Senza nulla togliere alla difficoltà profonde della situazione attuale e all’impasse dell’Italia a vari (o tutti?) livelli (politico, economico, sociale, culturale…), bisognerebbe, però, ritrovare serenità e precisione e cominciare a evitare il terrore mediatico: un fenomeno che da sempre ci fulmina catodicamente il cervello ed è orientato da fini politici e/o commerciali più o meno latenti. E affoga le speranze residue nell’incazzatura generale.

    Secondo UnionCamere sono 383.883 le imprese nate nel 2012 e sono 364.972 quelle che hanno chiuso i battenti*. Dalla prima “impressionante” cifra escono le famose “mille imprese morte ogni giorno”, un dato straripetuto ovunque in questi giorni. Alla fine, però, c’è un saldo positivo di oltre 19mila imprese create rispetto a quelle scomparse. Non saranno poi tante, lo so, e forse sono comunque cifre da “paese stanco” (non mi metto ora a fare i paragoni tipici Italia-Eurolandia), ma non se ne parla correttamente.

    Invece sul fronte lavoro ci sono dei dati ministeriali abastanza chiari (li ho trovati  a questo link dove si scarica un file XL pieno di numeri e tabelline). La crisi c’è, ma non c’entra molto con quella cifra di un “milione” (1.027.462) di licenziamenti avvenuti l’anno scorso e diffusa senza tregua dai media. Bisogna pure chiedersi quante assunzioni ci sono state e, più precisamente, se i posti di lavoro persi globalmente (pensionamenti, scadenze contrattuali, dimissioni, licenziamenti) superano i posti “attivati” nello stesso periodo. Allora i numeri cambiano.

    Persi meno Attivati fa: 10.374.010 – 10.211.317  = 162.693 che è la perdita netta. Non che sia poco. Ed è anche una perdita, quindi non si gioisce affatto, anzi. Però nel 2009 (secondo anno della crisi finanziaria mondiale) la perdita era stata di 364.239 posti di lavoro. Invece nel 2010 e 2011 avevamo ripreso una mezza boccata d’aria “creando” 272.160 e 145.749 rispettivamente. Morale: con un passo avanti e due mezzi all’indietro non si va lontano, è vero, ma TV e giornali non aiutano molto a capire quest’Italia-gambero.

    *Questi i dati ufficiali sulla natalità e mortalità  delle imprese risultante dal Registro delle imprese diffusi oggi da Unioncamere sulla base di Movimprese, la rilevazione trimestrale condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane. Tutti i dati sono disponibili su www.infocamere.it.

  • Fabbrica dei colpevoli in Messico: libertà per Alberto Patishtán

    Fabbrica dei colpevoli in Messico: libertà per Alberto Patishtán

     AlbertoPatishtan[Qualche tempo fa mi sono occupato della spietata e famigerata “Fabbrica dei colpevoli” messicana con il caso molto mediatico della francese Florence Cassez, condannata a 60 anni di prigione (ne ha scontati 7) in Messico e ora rimandata in Francia dopo una sentenza storica della Corte Suprema che le ha concesso una revisione o “amparo” (una figura giuridica messicana traducibile come “tutela dei diritti/appello”) e l’ha liberata per il mancato rispetto del “dovuto proceso” da parte delle autorità. Ora riproduco un articolo di Andrea Spotti da Contropiano.Org su un caso simile, quello del prof. Alberto Patishtàn che è uno dei tantissimi casi, noti e meno noti, che fanno emergere le carenze e gli abusi del sistema di giustizia penale in questo paese. 12 anni d’ingiusta reclusione non sono pochi. Ma questa volta la Corte Suprema ha voltato le spalle alla giustizia.  Alcuni hanno la fortuna di salvarsi, altri no. Magari perché indigeni o perché sono attivisti politici come ha scritto l’attivista e fondatore del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità Javier Sicilia in questa lettera-link. F. L.]

    Una figura simbolo delle lotte contadine e dei dei detenuti politici in Messico, arrestato senza mandato di cattura e condannato a 60 anni di carcere. Condannato a scontare una pena di sessant’anni per un delitto che non ha commesso, Alberto Patishtán, maestro rurale di orgine tzotzil aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, rappresenta senz’altro uno dei casi piú emblematici di malagiustizia messicana, nonché una figura-simbolo della lotta dei detenuti politici e delle tante vittime di abusi giudiziari che popolano le carceri del Paese.

    Nel corso degli oltre dodici anni di reclusione, un variegato movimento dentro e fuori i confini nazionali si é piú volte mobilitato contro la sua ingiusta detenzione. A partire dallo scorso 20 marzo, in seguito al rifiuto da parte della Suprema Corte di Giustizia della Nazione di invalidare il proccesso pieno di irregolaritá che ha portato alla condanna, familiari e compagni di Patishtán, insieme a decine di organizzazioni sociali e per la difesa dei diritti umani hanno lanciato una campagna nazionale e internazionale per chiederne l’immediata liberazione e per fare pressione sul Primo Tribunale Collegiale di Tuxla Gutierrez, Chiapas, il quale, nelle prossime settimane, deciderá in maniera definitiva la sorte dell’attivista.

    L’odissea giudiziaria di Patishtán inizia il 19 giugno del 2000, quando viene arrestato senza mandato di cattura da quattro uomini in borghese nel suo municipio di residenza, El Bosque, a meno di cento chilometri di distanza da San Cristobal de Las Casas. L’accusa é di essere il responsabile morale e materiale della strage di Simojovel che una settimana prima aveva provocato la morte di sette poliziotti federali.

    Siamo nel Chiapas (para)militarizzato degli anni immediatamente successivi all’insurrezione zapatista e in diverse localitá i municipi dichiaratisi autonomi si contrappongono alle autoritá ufficiali, spesso al governo grazie a brogli elettorali. In generale, la tensione politica (siamo a poche settimane dalla elezioni) e militare nella regione é alta, ed anche ad El Bosque é in corso un conflitto tra buona parte della popolazione locale e il sindacoManuel Gómez Ruiz, priista accusato di corruzione, nepotismo e di abuso di potere.

    Come succede spesso ai maestri rurali – in molte occasioni veri e propri intellettuali organici delle loro comunitá -, Patishtán diventa il portavoce della protesta. Il movimento, che chiede con azioni pacifiche e attraverso vie legali la destituzione del sindaco, preoccupa il governo, il quale, timoroso che la situazione possa provocare nuove sollevazioni popolari, invia elementi della polizia federale sul posto. Durante uno dei pattugliamenti della zona, nei pressi del villaggio di Las Limas, avviene il violento assalto, effettuato da una decina di uomini a volto coperto armati di AK-47 e di R-15.

    Nei giorni successivi all’imboscata, il governo statale e quello federale puntano il dito contro l’Ezln, sospettato di volersi vendicare del massacro di Unión Progreso in cui, due anni prima, erano stati uccisi otto zapatisti; e contro l’Epr (Esercito Popolare Rivoluzionario), il quale peró non é mai stato presente nella zona. Da parte sua, la Comandancia zapatista, attraverso le parole del Subcomandante Marcos, indica nei gruppi paramilitari legati al Pri i probabili colpevoli, e denuncia la strumentalizzazione della strage da parte di governo e mass media, i quali la usano con l’obbiettivo di intensificare la militarizzazione della zona.

    A una settimana di distanza dai fatti, l’arresto di Patishtán provoca la risposta della comunitá di El Bosque, che arriverá ad occupare il municipio per protestare contro la sua detenzione. In seguito, vengono accusati dell’imboscata anche due indigeni basi d’appoggio dell’Ezln, uno dei quali, Salvador López González, sará arrestato. Oltre a fornire un capro espiatorio all’opinione pubblica, le detenzioni servono ad eliminare degli oppositori politici; cosa assai comune in Messico, soprattutto in provincia, dove chi fa opposizione alle autoritá locali puó rischiare di finire in carcere con condanne per reati comuni.

    Fondamentali per la condanna di Patishtán, che arriva nel giugno del 2003, sono le dichiarazioni di uno dei due sopravvissuti, l’autista Rosenberg Gómez, figlio del sindaco di El Bosque, che sostiene di aver riconosciuto il maestro rurale mentre impugnava un Ak-47 durante l’assalto. Questa versione, tuttavia, non coincide con quella resa dall’altro sopravvissuto, l’agente federale, il quale dichiara che gli aggressori indossavano il passamontagna. Le affermazioni del figlio del sindaco, inoltre, si contraddicono e cambiano nel corso del tempo, tanto che, sulla base delle stesse, López González verrá assolto. Con queste tutt’altro che granitiche prove, al contrario, l’aderente alla Sexta viene condannato, senza che vengano prese in considerazione le molte testimonianze che davano Patishtán lontano dal luogo dei fatti nel momento dell’imboscata.

    Le violazioni al giusto processo e ai diritti della difesa, come sostiene l’attuale avvocato Leonel Rivero, sono molteplici, si va dalla detenzione illegale in un hotel di Tuxtla, alla mancanza di un avvocato durante gli interrogatori e di una difesa adueguata durante il processo, passando per l’uso di prove illegali e il tentativo da parte del sindaco di influenzare le indagini inviando foto di Patishtán agli investigatori. Insomma, ce n’é abbastanza da mettere in discussione l’intero castello accusatorio, fondato solamente sulle ricostruzioni farraginose e non confermate del Gomez.

    Durante la prigionia nelle carceri del sud-est messicano, Patishtán diventa un punto di riferimento per i detenuti. Come maestro bilingue si rende utile insegnando a leggere e a scrivere agli analfebeti e fungendo da traduttore per i reclusi di origine indigena che in questo modo possono conoscere la loro condizione giuridica e, dunque, difendersi. In questo processo, il Profe, come viene soprannominato, si lega ai detenuti zapatisti e partecipa alle mobilitazioni per il miglioramento delle condizioni carcerarie, diventando uno dei portavoce dei prigionieri in lotta.

    Nel 2006, recluso nel carcere di El Amate, entra a far parte de La Otra Campaña lanciata dall’Ezln e fonda, insieme agli altri detenuti aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, il collettivo La Voz del Amate, che nel corso degli anni riuscirá a connettere le lotte nelle prigioni chiapaneche con la mobilitazione delle realtá politiche e sociali che, da fuori spingono per la liberazione dei detenuti. D’altra parte vengono intensificate le iniziative di protesta da parte dei reclusi che praticano, fra le altre cose, digiuni, scioperi della fame, presidi e cortei interni e, nel giro di qualche anno, riescono ad ottenere la liberazione di ben 137 prigionieri.

    Quasi tutti, insomma, tranne Patishtán, che, nell’ottobre del 2011 viene invece punito con il trasferimento nel carcere di massima sicurezza di Sonora, a quasi duemila chilometri di distanza dal Chiapas. Quí, vive in condizioni di torutra permanente che il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de las Casas documenta e denuncia costantemente. Un anno dopo, in seguito all’ondata di protesta scatenatasi, torna in Chiapas dove viene operato per un tumore all’ipofisi che rischia di compromettergli la vista a causa della nulla attenzione medica ricevuta.

    Dopo la delusione prodotta dalla sentenza della Suprema Corte, l’ultima parola, almeno dal punto di vista giudiziario, sulla libertá del maestro indigeno é nelle mani del Tribunale Collegiale di Tuxla Gutierrez che deciderá entro il mese se invalidare o meno il processo. Da questo punto di vista le azioni promosse dalla campagna “Lottando per la #LibertadPatishtan, festeggiamo il suo compleanno” sono assai importanti, infatti, come dimostrato in altre occasioni (Atenco docet) la pressione politica e sociale puó produrre risultati significativi.
    Patishtán3
    La campagna, che finirá il prossimo 19 aprile, giorno del compleanno di Patishtán, invita uomini e donne solidali con la sua causa ad inviare lettere al Tribunale Collegiale con l’obbiettivo di raggiungere quota 4686, cioé una lettera per ogni giorno che Patishtán ha trascorso in galera. Altre azioni solidali, si possono compiere sui social network, mettendo la foto del maestro sul proprio profilo di facebook (quí le immagini) e retwtittando #LibertadPatishtan ogni venerdí, per tutta la durata della campagna.

    Fino al 15 aprile, é possibile anche inviare messaggi all’indirizzo
    presoschiapas@gmail.com

    Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
    per celebrare i 42 anni del Profe. Lo stesso Patishtán, inoltre, dal carcere numero cinque in cui si trova attualmente rinchiuso, ha convocato a “una nuova tappa di mobilitazioni” davanti ad ambasciate e consolati messicani nel mondo, mettendo in evidenza l’impotanza della solidarietá dei movimenti globali.Per il giorno di chiusura, infine, si invitano i movimenti a portare avanti “azioni di mobilitazione pacifica, in forma simultanea a livello nazionale e internazionale” per chiedere la sua liberazione.

    In attesa della sentenza, il maestro non perde la speranza e, insieme ai suoi compagni, continua a mobilitarsi all’interno del penitenziario. Fuori dalle mura, intanto, la campagna #LibertadPatishtan cresce, guadagnando spazio nei media e raccogliendo adesioni in diverse parti del mondo. Sebbene sia difficile prevedere quale sará la decisione dei giudici, possiamo dire che, vada come vada, la battaglia esemplare di Patishtán e degli altri detenuti chiapanechi per riconquistare la loro libertá andrá comunque avanti, perché, per cosí dire, dove non si arriva con il diritto si puó giungere con la lotta.
    Patishtán2

  • Mappa interattiva dei cervelli in fuga – Il Fatto Quotidiano

    Mappa interattiva dei cervelli in fuga – Il Fatto Quotidiano

    MapaCervelli

    Qualche giorno fa è uscito un articolo di Mariangela Maturi nella sezione Cervelli in fuga de Il Fatto Quotidiano con il mio caso di “fuga” o “espatrio” messicano, felice e drammatico allo stesso tempo! Ora la sezione s’è arricchita con una sezione interattiva dotata di cartina del mondo e tanti cervelletti posizionati sui vari continente di cui potete leggere i casi umani e professionali. Eccola a questo link.

    Dall’Ecuador alla Cina, passando per gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Molti dei ‘cervelli in fuga‘ italiani sono ricercatori e accademici. Ma non solo. C’è anche chi ha deciso di lasciare l’Italia semplicemente per trovare migliori opportunità di lavoro e stipendi più alti. Quello che li accomuna, però, è l’esigenza di vivere dove merito e competenze sono valorizzati, a scapito di raccomandazioni e burocrazia. In questi mesi abbiamo raccontato le storie di decine di loro. Studenti, imprenditori, freelance che hanno scelto di trasferirsi all’estero.

    Alcuni vorrebbero tornare per riavvicinarsi ai propri affetti e alla qualità della vita italiana, ma l’offerta altrove è spesso più allettante. Altri, invece, sono tornati, consapevoli degli ostacoli e delle difficoltà. Tutte le loro esperienze, suddivise per Paese di arrivo, sono state raccolte nella mappa realizzata dal nostro grafico e web designer Pierpaolo Balani.

    Uno strumento in più, oltre alla pagina facebook, per creare una community anche grazie ai vostri suggerimenti (che potete inviare via mail a fattocervelli@gmail.com) per raccontare quegli aspetti della vita da expat che troppo spesso rimangono nell’ombra.

  • Film sul caso Aldrovandi gratis on line: E’ stato morto un ragazzo

    Film sul caso Aldrovandi gratis on line: E’ stato morto un ragazzo

    “E’ stato morto un ragazzo”  – Guarda il film gratis on line – Gli autori del film dedicato al caso di Federico Aldrovandi, Filippo Vendemmiati e Marino Cancellari, hanno deciso di renderlo disponibile gratis on line.

    Articolo sui fatti di settimana scorsa e la provocazione del sindicato di polizia COISP contro la memoria a Ferrara.

    In questi giorni, dopo la vicenda del presidio organizzato dal Coisp e la risposta degli amici di Federico Aldrovandi in una manifestazione di protesta e di solidarietà molti ci chiedono come poter vedere il film dedicato al caso di Federico “E’ stato morto un ragazzo” di Filippo Vendemmiati e Marino Cancellari, già vincitore del David di Donatello 2011. Gli autori hanno deciso di renderlo disponibile on line.

    Al contempo l’associazione Articolo 21 rinnova la richiesta alle televisioni nazionali di ritrasmettere il film dedicando una serata ai casi oscurati e ancora irrisolti di abuso di potere. Ricordiamo che il film fu trasmesso da Rai3 nel maggio del 2011, ottenendo per altro alti indici di ascolto, nonostante un giorno e un orario poco favorevoli, sabato dopo la mezzanotte. L’anno scorso, all’indomani della sentenza definitiva della cassazione, “E’ stato morto un ragazzo” andò in onda su Rai News diviso in due parti.

    Da alcuni giorni è disponibile su Internet anche la mostra fotografica di Claudia Guido ‘Licenza di Tortura’, patrocinata da Articolo 21 e presentata per la prima volta al Festival Internazionale di Ferrara nell’ottobre dell’anno scorso. La mostra ritrae i volti di sopravvissuti e dei famigliari delle vittime (20 ritratti, 11 casi) e ci ricorda che i reati di tortura hanno colpito persone normali e potrebbero accadere a chiunque.  Da sito Rai.

    E__stato_morto_un_ragazzo

  • Italia y el cómico que ya no provoca risa

    Italia y el cómico que ya no provoca risa

    Beppe-Grillo-predica bene e razzola male

    [Este artículo salió el día 1 de abril en el diario mexicano 24HorasMx] El Movimiento Cinco Estrellas (M5S) de Beppe Grillo, hombre de teatro convertido a la política, fue la gran sorpresa de las elecciones italianas del 24/25 de febrero e interceptó el voto de protesta y las ganas de cambio de los más afectados por la crisis económica, social y moral del país. En su exordio electoral nacional, con el 25% de los sufragios, es el segundo partido en la Cámara.

     También el abstencionismo llegó al 25%, como nunca antes. Las preferencias divididas de los votantes no indican una mayoría congresual clara que respalde un gobierno estable.

     En 2012, las recetas del gobierno tecnocrático de Mario Monti estabilizaron el cuadro macroeconómico, pero con grandes costos: desempleo general al 12%, juvenil al 38%, el PIB al –2.4% y la relación deuda/PIB al 127%, la segunda más alta en la Eurozona después de Grecia. Los viejos partidos, identificados como responsables, pagan la cuenta.

     Grillo fue tachado de populista por su campaña electoral basada en el antieuropeísmo y la lucha contra las castas de los políticos, de las corporaciones y los sindicatos. “Si Grecia está mal, es culpa de hombres como ellos”, dijo el cómico a sus seguidores, los grillini.

     El M5S defiende salud, educación, agua, web y medio ambiente como bienes públicos, propone reducir los impuestos, los costos de la máquina política, los privilegios y la corrupción, aunque no siempre define los medios para lograr todo eso.

     ¡Qué se vayan todos! ¡Ya están muertos! Son las consignas más repetidas, a gritos, del Tsunami Tour que el actor llevó a las plazas del Bel Paese. Los otros líderes privilegiaron los debates televisados con los periodistas, Grillo fue a las calles y ganó la batalla en internet.

     Su idea de participación masiva se funda en la “democracia líquida”, un sistema “científico” y “algorítmico” para la toma de decisiones colectivas cuya plataforma web está por inaugurarse.

    Grillo nace como figura pública en los escenarios y en la TV hace tres décadas, gracias a su teatro satírico y de sensibilización social-ambiental, pero el fenómeno político explota en la web, con la página beppegrillo.it, un foro que está entre los diez blogs más influyentes del mundo.

    El Tsunami canalizó la rabia de la gente y evitó, quizás, tensiones sociales y brotes neonazis como en Hungría y Grecia. “No tengan miedo, Europa debe estar con nosotros, pues miren lo que pasa en Grecia con Alba Dorada. Le hacemos un favor a la democracia”, declaró Grillo al diario alemán Handelsblatt. “Somos revolución, sin guillotina”, agregó.

    La idea interclasista y orgánica de la representación popular y la lucha anti-Euro del M5S recuerdan la derecha política, pero sus propuestas de justicia social y transparencia se acercan a la izquierda.

    De nueva cuenta, el cavalier Berlusconi aglutinó entorno al Partido de la Libertad (PDL) y a su figura mediática y pícara los destinos del centroderecha, logrando el 30% de las preferencias y una recuperación de 10 puntos en un mes.

    La coalición progresista, liderada por el Partido Democrático (PD), “llegó primera pero no ganó”, como dijo su secretario general, Pierluigi Bersani, en el day after. En efecto, el centroizquierda no cuenta con una mayoría en las dos Cámaras y necesita aliados que no aparecen.

    La lista centrista y conservadora del ex Premier Monti consiguió menos del 10% de los escaños y no puede hacer la diferencia. Una alianza entre Berlusconi y Bersani sería vista como una traición a la voluntad del electorado y una solución contraria al cambio.

    Grillo, quien no se postuló para cargos, dirige la obra desde fuera y anuncia que no respaldará a ningún gobierno, pues sus huestes sólo evaluarán las propuestas compatibles con su programa.

    Hace casi dos semanas, el Presidente Napolitano encargó a Bersani la tarea de formar un gobierno con una mayoría sólida en el Congreso: algo casi imposible. De hecho, el líder progresista no logró construir un gobierno y conquistar al M5S.

    Este viernes dejó el paso a un comité de sabios nombrados por el Presidente quienes van a elaborar una serie de propuestas de reforma que puedan aglutinar el consenso de todos los partidos para un gobierno de transición.

    Sin acuerdos, habría nuevas elecciones, pero la inestabilidad comprometería aún más la economía. En este escenario, Grillo y el M5S podrían llegar primeros y gobernar solos, sin compromisos.

    Hace un par de semanas, los grillini llegaron con abrelatas en la mano a la primera sesión del Congreso. “Queremos abrir los secretos de los palacios del poder, ser guardianes de los presupuestos de las Cámaras”, escriben en Twitter.

    Las bases y los representantes del M5S han tenido diferencias con su líder, ya que muchos apoyarían un gobierno reformador con la izquierda, pero las críticas al mando del cómico se pueden pagar con la expulsión. Es el lado autoritario y centralista del movimiento, contrario a la horizontalidad y a la red que lo originó.

    Por otro lado, los congresistas grillini aún están en busca de coordinación y líneas comunes, así que su falta de experiencia y unidad podría llevar a estas “Estrellas” a ser muy fugaces.

    De todos modos, el viento del cambio empieza a soplar gracias a las caras nuevas de este Congreso que, aunque incierto y fragmentado, es el más “rosa y joven” de la historia italiana. Arriba el telón.  @FabrizioLorusso

  • Polizia ancora contro Aldro

    Polizia ancora contro Aldro

    Aldro

    Provocazioni. Poliziotti in piazza a manifestare. Una madre di fronte a loro con coraggio, e con la foto del figlio diciottenne massacrato, steso all’obitorio, insanguinato.

    Siamo a Ferrara, fuori dal Comune non c’è pace. Ma c’è un paese civile (?). Poi arriva un sindaco che cerca di fare da paciere e parla di provocazioni da parte dei manifestanti-poliziotti. Perché? Il COISP, sindacato di polizia, scende in piazza proprio sotto l’ufficio in cui lavora Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, il giovane ucciso  da 4 poliziotti a Bologna la notte del 25 settembre 2005. Fondamentalmente il gruppo protesta perché alcuni colleghi sono stati condannati dopo aver picchiato e soffocato il ragazzo.

    Perché insultare anche la memoria? Perché ancora, anche dopo aver ricevuto una sentenza tutto sommato lieve? Il sindaco Tagliani, per evitare problemi, chiede di spostarsi di qualche metro ai manifestanti che erano comunque stati autorizzati a realizzare quella protesta. Maccari del COISP si oppone e poi l’europarlamentare PDL (FLI) Potito Salatto dice al Sindaco che è un maleducato dopo che questo gli ha ribadito che la protesta è una provocazione bella e buona.

    I poliziotti si trovavano lì per un congresso indetto contro la carcerazione dei loro 4 colleghi, condannati per omicidio colposo in seguito alla conferma della sentenza definitiva. La condanna è stata di 3 anni e mezzo, ma grazie all’indulto hanno preso sei mesi.

    Una provocazione? Perché a volte la polizia si dedica a depistare indagini, come è risultato da altre condanne su questo caso? Quelli del COISP (alcuni membri del sindacato) sono gli stessi che tre anni fa, in Veneto, sostennero e aiutarono a stilare la lista degli scrittori da “mettere al rogo” (vedi breve documentario sul caso Rogo di Libri) di cui si servirono alcuni funzionari locali per farsi pubblicità come “buoni censori” e magari mettersi in mostra con i capi di PDL e Lega Nord che da Roma li guardavano. Un altro atto che non saprei come definire, anzi sì. Autoritario? Repressivo? Fascista?

    Sono germi di una cultura durissima a morire, mai spenta, che si rinnova nelle menti, nelle azioni, nella pubblica amministrazione e nei gangli vitali dei paesi stanchi. Una cultura che si rafforza in rigurgiti corporativisti e incivili. Abbiamo assistito tutti alle beffe “Diaz” e  ”G8 di Genova”. La storia continua, ma fa vari passi indietro in certi angoli sfortunati del mondo. Immagino e sento la beffa, il dolore di Patrizia, in piazza da sola con la foto e il ricordo del figlio. Da lontano provo a stare con lei.

    Il commento di estense.com (vedi anche link all’articolo di cronaca e ai video): Non ci sono parole. Non ci sono parole perché, nel corso di quella che era presentata come una manifestazione pacifica di un sindacato di polizia, un sindaco si è sentito dire di andarsene dalla sua piazza e una madre è stata costretta a mostrare la foto del figlio morto per colpa di coloro in solidarietà ai quali era stata indetta una manifestazione. 

    Ecco il comunicato di Comitato “verità e giustizia per Aldro”Bologna.

    Stamattina c’è stata l’ennesima e ancora più grave provocazione contro la mamma di Federico.

    Un manipolo di poliziotti facenti capo al Coisp hanno svolto una manifestazione in difesa dei quattroresponsabili della morte di Aldro e per questo condannati a espiare il residuo di pena (sei mesi) in carcere.La cosa è ancora più grave di quanto si possa immaginare, perché la manifestazione si è svolta sotto le finestre dell’ufficio comunale dove, come tutti sanno, Patrizia Moretti lavora.

    Le intimidazioni che le varie iniziative svolte da questo sindacatucolo di polizia hanno assunto un chiaro intento provocatorio, nella città di Ferrara e nella dignità di ogni persona sensibile a quanto accaduto, l’uccisione di Federico Aldrovandi, ed hanno raggiunto un livello di guardia che deve immediatamente cessare. Ancor più se l’oggetto di tali intimidazioni sono Patrizia, Lino e Stefano Aldrovandi.

    E’ nostra ferma intenzione organizzare al più presto, una forte e risoluta risposta  a questa sbirraglia, incapace di accettare o semplicemente capire che la blanda condanna inflitta ai quattro agenti responsabili della morte di Federico è poca cosa e se sentenza c’è stata loro devono essere i primi a rispettarla.

    Infine permettetemi solo una piccola nota da Wikipedia da rileggere. Il caso Aldrovandi è la vicenda giudiziaria e di cronaca che ruota intorno all’assassinio dello studente ferrarese diciottenne Federico Aldrovandi. Il 6 luglio 2009 quattro poliziotti vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per “eccesso colposo in omicidio colposo“. Il 21 giugno 2012, dopo l’iter giudiziario, la corte di cassazione ha confermato la condanna.

    Mi son bloccato qua: Eccesso colposo in omicidio colposo.

    @FabrizioLorusso

  • BookTrailer di Santa Muerte Patrona dell’Umanità

    BookTrailer di Santa Muerte Patrona dell’Umanità

    “La morte è così sicura di sé stessa che ci dà tutta una vita di vantaggio”

    BookTrailer del libro Santa Muerte. Patrona dell’Umanità, Fabrizio Lorusso, Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, 2013 pp. 192. – Libro 

    Blog santamuertepatrona.wordpress.com/

    Autore del libro: Blog

    Musica di Beto Quintanilla – “La Santísima Muerte”

    Book Trailer by Giuseppe Spina nomadica.eu SANTA-MUERTE-niño

  • Petizione Honduras: la Banca Mondiale finanzia la palma della morte

    Petizione Honduras: la Banca Mondiale finanzia la palma della morte
    banco-mundial-honduras
    Il Gruppo Dinant è l’impresa palmicultrice più grande dell’Honduras. Nel novembre 2009, la Corporazione Finanziaria Internazionale, parte del Gruppo della Banca Mondiale, ha pagato all’impresa la prima metà di un credito di 30 milioni di dollari statunitensi.
    L’anno scorso avevo trattato la difficile situazione nei latifondi dell’Honduras in questo articolo che riportava anche un documentario di Raffaella Mantegazza e Yukai Ebisuno in collaborazione con il Collettivo Italia Centro America CICA e un’intervista a Raffaella (vedi articolo “Honduras senza diritti”).
    Nel giugno del 2009 un colpo di stato rimosse il presidente honduregno democraticamente eletto, Manuel Zelaya. Il governo di fatto successivo al golpe nel paese centroamericano è stato appoggiato dal presidente del Gruppo Dinant, l’impresario Miguel Facussé.Il conflitto con le piantagioni di palma di Dinant risale agli anni 70. Dal colpo di stato, la regione del Bajo Aguán è stata militarizzata ed i contadini sgomberati violentemente dai loro insediamenti.
    Frattanto, l’espansione della palma e le attività di Dinant e di altre imprese palmicultrici è stata vincolata con la morte di 88 contadini nella Valle dell’Aguán. L’impunità è totale.Lo scorso mese, febbraio 2013, la Banca Mondiale ha aggiornato nella sua pagina web la descrizione del suo progetto di credito per la compagnia palmicultrice. La documentazione non dice niente sulla violenza e gli omicidi. Unicamente si legge “Dinant capisce l’importanza di avere buone relazioni con le comunità vicine ed è molto attiva in questo senso.”Con tutti questi antecedenti, l’ufficio reclami della Banca Mondiale (CAO) sta investigando.
    Ma le sue competenze sono molto limitate. C’è il timore che la Banca Mondiale presto conceda la seconda parte del credito,altri 15 milioni di dollari. La banca tedesca DEG ha investigato e reagito a seguito di una protesta di Salva la Selva nel 2011, ritirando un credito di 20 milioni di dollari alla stessa impresa.
    Leggi e firma a questo link qui
    — 
    Ascoltaci:

    web:  copinh.org
    blog:  copinhonduras.blogspot.com
    fb:     Copinh Intibucá
    twitter: @COPINHHONDURAS

  • Libri in Onda a Roma il 22-23 Marzo

    Libri in Onda a Roma il 22-23 Marzo

    LibriInOnda

    Le macerie di Haiti (di Romina Vinci e Fabrizio Lorusso, Ed. L’Erudita 2013) a Libri in onda, Roma. Alle ore 16 di sabato 23 marzo Romina Vinci partecipa ad un reading sul tema del viaggio, organizzato all’interno della manifestazione “Libri in onda” presso la Libreria Argonauta, una due giorni per l’editoria indipendente. Verranno letti brani de “Le Macerie di Haiti” e di altri romanzi pubblicati da L’Erudita.

    Cos’è libri in onda?

    Intento di Libri in onda (link evento su Facebook) -e della Libreria L’Argonauta- è la promozione alla lettura e la conoscenza di quegli editori indipendenti, per lo più del panorama editoriale romano, che a volte, purtroppo, sono penalizzati nella visibilità dalle politiche commerciali.

    Pertanto, per le giornate di Venerdì 22 e Sabato 23 i sei editori partecipanti alla manifestazione esporranno il loro catalogo editoriale, offrendo al pubblico uno sconto del 10% sui propri titoli e promuovendo reading, incontri con gli autori, coffee-break e firma copie.

    Ad aderire alla manifestazione di questa piccola ed indipendente libreria, sei case editrici dalla varia offerta di pubblicazioni.

    Innanzitutto editori romani da tempo apprezzati per i loro libri, come la Giulio Perrone Editore -fondata nel 2005 da Giulio Perrone e Mariacarmela Leto-, minimum fax -fondata nel 1993 con ad oggi circa 400 titoli pubblicati, fra letteratura italiana e straniera, saggistica, scrittura creativa, musica e cinema- e Voland, nata nel 1995 con una spiccata attenzione per il mondo letterario slavo.
    Insieme a loro, anche le Edizioni Ensemble, di recente nascita, che mirano a promuovere esordienti ed eccellenze nascoste e Sur, nata dall’esperienza di minimum fax, casa editrice dedicata alla letteratura latinoamericana di qualità, con autori di oggi e classici contemporanei da riscoprire. Ed infine L’Erudita, nata dalla volontà di creare una realtà “a misura d’esordiente”, ponendosi come valida alternativa al selfpublishing e all’editoria a pagamento.

    Micro presentazioni dei libri e dei cataloghi editoriali si alterneranno lungo l’intera manifestazione, offrendo al pubblico la possibilità di interagire con l’intera filiera editoriale, dall’autore all’editore al libraio, al fine di recuperare non solo un rapporto più sano e genuino con la lettura, ma anche per relazionarsi e conoscere meglio realtà la cui dimensione non equivale alla pochezza di spessore e qualità.

    Ad arricchire ulteriormente il week-end editoriale, infine, un aperitivo itinerante e colazioni, con prodotti tipici laziali e toscani, che verranno offerti nel corso della manifestazione.