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    Cile, Messico, Italia: Camila Vallejo, #YoSoy132, il declino

    Parlerò di Italia e di Messico, ma comincio dal Cile. Camila Vallejo, la studentessa militante della Gioventù Comunista del Cile che dal 2010 ha rappresentato la Federazione degli Studenti dell’Università del Cile (FECH), organizzazione in prima linea nei movimenti studenteschi che hanno scosso il governo di destra di Sebastián Piñera nell’ultimo anno e mezzo, è stata in Messico per qualche giorno con un’agenda fittissima di appuntamenti: università, scuole, piazze, strade, conferenze stampa, aule e mass media. Oggi Piñera è in caduta libera negli indici di gradimento e nella legittimità politica, mentre il movimento studentesco è vivo, trasmette il suo esempio e si diffonde internazionalmente, dalle Ande al Rio Bravo e alla vecchia e stanca Europa. C’era stato un precedente importante del movimento attuale nel 2006-2007, quando gli studenti secondari protestarono contro il governo della “sinistra” di Michelle Bachelet che rispose con accenni di negoziazione e tanti carabineros pronti a manganellare i giovanissimi e accaniti contestatari. Oggi molti di loro sono all’università o ci entreranno a breve, e si sono risvegliati, anzi, non si sono mai lasciati cullare dall’apatia e hanno continuato a lottare.

    L’attenzione risvegliata nelle Americhe e nel resto del mondo dal movimento degli universitari cileni, supportato ormai da tanti altri settori della società, e i primi risultati che questi hanno ottenuto, in termini di popolarità, agenda politica e riforme, è stata straordinaria e ha cominciato ad aprire una breccia importante nelle strutture autoritarie dello stato cileno post-Pinochet/post-dittatura che non era stato intaccato dai governi del centro-sinistra, la Concertación, e tanto meno dalla destra di Piñera.

    In Messico Camila ha incontrato i militanti del movimento studentesco sorto a metà maggionella capitale e diramatosi in tutti gli angoli della repubblica messicana, il #YoSoy132, come l’hashtag di Twitter che lo rilancia in rete da 6 settimane. Mentre molti giornali occidentali continuano a guardare all’America Latina in modo, direi, accondiscendente, paternalista e quasi folclorico, ecco che proprio lì cominciano a generarsi alcune alternative interessanti, che non dipendono dalla bellezza di una portavoce attivista (quando si parla di Camila Vallejo gli aggettivi bella, carina, affascinante, seducente e tanti altri abbondano senza pietà, sminuendo la portata di quel che dichiara e del suo portato politico e sociale) o dai colori nei vestiti di qualche famigeratajefa d’etnia indigena o dalle pittoresche rivoluzioni di popoli sconosciuti che entrano nelle cronache solo se sono strani, esotici e fanno notizia.

    Il movimento YoSoy132 nasce come reazione alla visita del candidato presidenziale messicano per il PRI (Partito Revolucionario Institucional, ex “partito di regime”, egemonico e autoritario per 71 anni) da mesi in testa nei sondaggi preelettorali, Enrique Peña Nieto, all’università privata IberoAmericana di Mexico City. Dopo la conferenza i membri del suo partito hanno accusato gli studenti che lo avevano contestato di essere degli estremisti, dei cooptati appartenenti ad altri partiti e hanno minacciato di denunciarli, fedeli al loro pedigree di dinosauri autoritari della vecchia politica repressiva del PRI. L’idea che i cittadini si organizzino spontaneamente senza un comando dall’alto o senza i partiti deve ancora sdoganarsi in Messico e gli studenti stanno riuscendo laddove molti altri gruppi avevano fallito. 131 studenti indignati hanno quindi girato un video visto un milione di volte in pochi giorni su YouTube mostrando la loro tessera di universitari. Da allora migliaia di studenti e di persone in generale hanno girato altri video e inviato fotografie per diventare idealmente lo “studente 132”, gridando Io Sono 132.

    Decine di migliaia di YoSoy132 si ritrovano nelle piazze praticamente ogni settimana, quasi ogni giorno, con iniziative diverse (concerti, flash mob, sit in, manifestazioni, dibattiti, picchetti culturali, volantinaggio e tante camminate presso le sedi delle due TV che monopolizzano l’informazione: tv azteca e televisa) per esigere la democratizzazione dei media e della vita politica, la rottura del duopolio TV, per rifiutare le candidature imposte dalla videocrazia e proporre un rinnovamento dal basso che trascenda questo periodo elettorale per andare oltre e ottenere un cambiamento di fondo. Una parte sostanziosa del movimento s’è unita alle manifestazioni contro Peña Nieto, anch’esse convocate dai social media, Facebook e Twitter in testa, e contro il ritorno al governo del PRI (inserisco un video alla fine dell’articolo) in maggio e in giugno hanno riempito le piazze di Città del Messico e di altre grandi città, anche se un’altra parte, forse minoritaria, del 132 preferisce mantenere un carattere totalmente apartitico. Queste due anime del movimento potrebbero condurre in futuro a una spaccatura, ma ritengo che, dopo il momento elettorale, in realtà ci potrà essere una convergenza sugli obiettivi validissimi dell’agenda democratizzatrice e antiautoritaria indipendentemente da chi sarà il vincitore il primo luglio alle presidenziali.CamilaVallejoEscNacMusicaUnam010(Small).JPGNe avevo parlato in dettaglio qui spiegando come lo slogan in voga, forse un po’ consumato ma efficace, della “Primavera Messicana” sia solo un modo d’esprimere entusiasmo, al di fuori delle analogie con le eterogenee “Primavere Arabe”, per una delle grandi novità e spinte sociali creative nel panorama americano dei movimenti studenteschi nati dalla rete che, quasi da subito, hanno interagito e si sono riconosciuti nei predecessori del 15-M spagnolo, gli Indignados e anche Occupy Wall Street. E quasi da subito hanno lanciato la sfida verso l’alto, verso il potere politico e mediatico, allargando la portata delle azioni e delle rivendicazioni, uscendo dalla logica prettamente elettorale di questi mesi (in Messico si vota il primo luglio per le presidenziali, ma anche per il parlamento e molte amministrazioni locali) per invitare alla partecipazione tutta la società che risponde dichiarando “YoSoy132”, frase di adesione alla causa dei giovani messicani che ha fatto il giro del mondo.

    Esiste un 132 per tutte le età, anche se non si è più studenti, perché la causa che si porta avanti ha saputo trascendere questi limiti iniziali. La fase è ancora creativa, pioneristica, i ruoli sono poco chiari ma le prassi stabilite in queste settimane e l’interazione sul web promettono buoni sviluppi e consentono di mettere ordine, per quel che si può: ricordiamo che il movimento è dinamico, l’istituzione può attendere ancora un po’. Recentemente ci sono state delle accuse contro i 132, alcuni studenti dissidenti ritengono sia uno strumento nelle mani dei partiti di sinistra, specialmente il più importante, il Partido Revolución Democratica o PRD, ma la reazione e la smentita del movimento sono state categoriche e immediate. E’ stata anche ribaltata l’accusa verso coloro i quali hanno cercato di danneggiare la reputazione del YoSoy132: pare, infatti, ci sia un interesse esplicito del PRI nel creare correnti e personaggi dissidenti già da queste primissime fasi di viluppo per debilitarne la legittimità.

    Era successa la stessa cosa anche al Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità (MPJD)del poeta militante Javier Sicilia, l’altra grande novità creata dal basso, ma non attraverso le reti sociali come il 132, ch’era esplosa nel 2011 con manifestazioni enormi e l’apertura dei dialoghi con la classe politica che ha portato all’approvazione delle prime misure in favore delle vittime della narcoguerra intrapresa dal presidente Calderón nel 2007 (60mila morti, 16mila desaparecidos, 230mila persone trasferite forzosamente e distruzione del tessuto sociale e del controllo statale in ampie regioni del paese). Malgrado tutto l’MPJD s’è mantenuto vivo e vegeto e ha celebrato la rinascita universitaria e civile di queste ultime settimane.

    Il 17 maggio scorso ho potuto seguire una conferenza di Camilla presso la scuola di musica dell’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) nel quartiere coloniale di Coyoacán. Al centro del discorso di Camila Vellejo, rappresentativo del pensiero degli studenti medi inferiori e superiori e degli universitari del Cile, ma affine sicuramente a quello di tanti altri coetanei in America Latina e in parte anche in Europa, c’è l’attacco alla privatizzazione selvaggia dell’educazione a tutti i livelli che, malgrado sia visto come un modello da molti settori dell’élite, ha portato inevitabilmente (nel senso che forse il piano era proprio quello) alla ghettizzazione dei settori marginali della popolazione e al consolidamento della struttura classista ed esclusivista dell’istituzione universitaria e quindi dell’intera società, bloccata e diseguale all’estremo.

    Il “miracolo neoliberista” cileno che starebbe portando il paese alle soglie o già dentro l’agognato “primo mondo” si basa in realtà su una superstruttura depurata della critica, del pensiero discordante (ed ecco l’opposizione all’apertura dell’educazione libera alle masse) e della mobilità sociale, e su di una struttura di sfruttamento ancestrale-coloniale, poi repubblicana, poi dittatoriale e infine protodemocratica, affermatasi dopo l’uscita di scena di Pinochet nel 1990. Questa propizia lo sfruttamento selvaggio ed eterodiretto delle risorse naturali come il rame e l’acqua, l’espropriazione costante dei territori indigeni dei Mapuche e l’aumento delle disparità economico-sociali in favore di una crescita assai poco “redistribuita”. Si lucra con i diritti e le risorse, non si creano spazi alternativi per la vita sociale, ridotta all’osso e riflessa dallo stesso sistema universitario, asettico e acritico.

    Come si distribuisce la ricchezza al meglio in un sistema iniquo come quello in cui viviamo? Almeno un po’, almeno fino ad oggi, qualcosa di questo sappiamo. Per esempio: salute, educazione e pensione universali, accessibili e in espansione; servizi e programmi sociali mirati, infrastruttura, etica pubblica. Si chiamava welfare, quella parola forse inglese forse chissà di dove che ci raccontava di un futuro indefinito e felice, senza stress né problemi di sorta. Ebbene è indubbio che lo smantellamento dello stato sociale in Europa stia sacrificando proprio tutti questi elementi, collanti essenziali della convivenza civile, intergenerazionale e umana, pilastri che rendevano l’accettazione del sistema un’opzione, direi, percorribile o sopportabile come parte di un discorso egemonico coerente.

    In America Latina la maggior parte di tutti questi “pilastri” è stata subordinata storicamente alla volontà di un padre-Stato saltimbanco, di partiti politici corrotti (che ricordano i nostri…), del cacicco di turno, locale o nazionale, oppure delle convenienze di potenze esterne e di gruppi dominanti interni, del corporativismo statico e del capitalismo frammentato, ed è per questo che l’universalità, almeno teorica, di certi diritti è sempre stata limitata, negoziata, svenduta e mai ottenuta. E’ stata dunque parziale e inefficace, salvo rare eccezioni, salvo per alcune categorie, epoche o regioni specifiche.
    CamilaVallejoEscNacMusicaUnam013(Small).JPGIn Europa e in Italia si stanno perdendo inesorabilmente la memoria e l’identità del nostro “sogno di benessere”, accarezzato per qualche anno fino al declino attuale, e così ci stiamo ispirando profondamente ad alcuni controversi esempi latino americani di precarietà, di liberalizzazione selvaggia e selvatica di ogni campo della vita sociale ed economica, di privatismo inefficiente e ideologico, di ipersfruttamento delle risorse, fuori da ogni spirito lungimirante ma dentro a una logica strumentale e coerente dettata dalla bibbia economica monoteorica e monolitica. Ma, paradossalmente, questo avviene proprio quando lo stesso continente latino americano, o almeno molti settori, territori e governi importanti nella regione, sta ormai invertendo la rotta per cercare di costruire politiche di sviluppo più compatibili con la sostenibilità sociale e ambientale, oltre che con la propria diversità storica e culturale seppur inserita in un contesto globalizzato.

    Dovremo toccare il fondo della narcoguerra messicana o della repressione cilena o della neocolonizzazione internazionale ad Haiti o della disgregazione colombiana per muovere umanità e pensiero verso la sovversione della decadenza? O forse già ci siamo? Cosa sono stati Genova 2001, il G8, la Diaz e Bolzaneto (vedi video dell’appello Genova10x100) se non una serie di giornate e notti “cilene”, anzi tristemente italiane e terribili? E sappiamo che non sono finite. Guardiamo bene cosa succede nei non luoghi ripudiati e rifugiati, nelle prigioni, nei lager CIE ex CPT, nelle piazze d’autunno, nella FIAT che esclude la Fiom, nelle caste e negli apparati burocratico-istituzionali. Sovvertire significa agire, non lasciarsi morire. Agire negli spazi aperti e in quelli che potrebbero aprirsi, non in astratto, ma sperimentando e inventando uscite. In Messico, ma anche in Cile, forse è in gestazione un’uscita, un risveglio democratico dal basso che prova a non scendere a patti, ma continua a promuovere iniziative e cambiamento, forte della convinzione, dell’interazione di massa e della pluralità che aggiustano il tiro quando la strategia non funziona, elaborano la tattica che va a comporre quella strategia e la spostano in avanti, un po’ alla volta.

    Una nota finale che era poi il fatto che mi aveva spinto a scrivere di getto quest’articolo. Poi si sa, le strade della scrittura spesso ti riportano a Roma, passando dalle Ande e dal vulcano Popocatepetl: capita ed è meglio così. Bene, dopo un paio di conferenze e all’ultimo giorno della sua permanenza in Messico, Camila Vallejo ha ricevuto delle minacce. Da parte di chi? Dei narcos? Da apparati deviati o ufficiali del governo? Dagli studenti crumiri? Dai partiti? No. Da un’associazione registrata per la difesa dei diritti dell’uomo, la associazione civile Comisión Mexicana de Derechos Humanos, che ha chiesto per Vallejo l’applicazione del famigerato articolo 33 della Costituzione che prevede l’espulsione immediata degli stranieri “non grati” dal paese, senza processo, senza appelli, senza consultazioni, senza farti nemmeno prendere le tue cose.

    Vieni sbattuto in una guardiola nel quartiere slum di Iztapalapa @MexicoCity e se non interviene immediatamente qualche “potente” giudice santo con un ricorso ad hoc, nel giro di qualche ora sei fuori, accompagnato da un poliziotto a Roma, a Santiago, a Madrid, in Cina o a Bamako. Il procedimento è una violazione palese (e legale secondo la Costituzione messicana del 1917) dei diritti umani in un paese che aspira a stare negli alti ranghi dell’ordine economico internazionale, dove il discorso sui diritti umani è uno specchio per le allodole. Per questo la legislazione messicana è paradossalmente coerente con questo deprecabile stato di cose a livello globale e, sebbene in origine fosse stata pensata per sfuggire alle ingerenze nordamericane e straniere in genere negli affari politici di uno stato in costruzione, oggi risulta uno strumento utile e immediato per rivendicare una falsa sovranità nazionalista e discriminatoria.MarchaAntiEPNy132jun12260(Small).JPG L’associazione “pro-diritti umani” chiedeva ridicolamente l’espulsione di Camila per “essersi immischiata negli affari politici interni del paese”, un’espressione spesso utilizzata per giustificare questi abusi contro persone ritenute scomode da qualche capetto o funzionario o magari contro qualcuno che semplicemente partecipa a una manifestazione. E’ una via rapida per sbarazzarsi di persone indesiderate. Secondo l’associazione messicana Camila avrebbe influito sul processo elettorale interno per le presidenziali avendo lei espresso solidarietà al movimento degli studenti YoSoy132 che, sempre secondo l’associazione, sarebbe favorevole al candidato delle sinistre Andrés Manuel López Obrador, il quale secondo alcuni sondaggi pare stia rimontando rispetto a Peña Nieto e potrebbe contendere seriamente per la presidenza. Speculazioni elettorali a parte, da questo sillogismo non verificato studenti=sinistre=Obrador=#YoSoy132=Camila Vallejo (si possono invertire i fattori) deriva la richiesta ufficiale dell’associazione, non da atti espliciti della cittadina cilena che, se fosse stata espulsa, avrebbe messo in ridicolo e in problemi seri tutto il Messico di fronte al mondo intero e alla comunità internazionale che, tra l’altro, ha gli occhi puntati sul paese per la riunione del G20 che s’è tenuta dal 18 al 20 di giugno. Era una provocazione, stupida e inconcludente.

    E’ vero, Camila ha stretto la mano a un importante e storico leader contadino attivista, già più volte incarcerato ingiustamente (poi liberato grazie a decisioni della Corte Suprema) nello stato che governava proprio il signor Peña Nieto per gli scontri di Atenco nel 2006 e per aver vinto una battaglia contro la costruzione di un aeroporto, Ignacio del Valle. E’ vero, Camila durante delle conferenza stampa e accademiche ha criticato il modello neoliberista e ha offerto il sostegno dei cileni e la sua adesione al Mov 132. E quindi? Lo fanno tutti, stranieri e messicani. Sono queste provocazioni che poi giustificano la discriminazione e gli abusi in altri casi, forse meno noti ma altrettanto beceri e assurdi (ricordiamo per esempio il caso del giornalista e accademico Gianni Proiettis, emblematico delle numerose espulsioni che avvengono contro chi da anni lavora a progetti sociali in Chiapas, e pure quello degli stranieri espulsi durante le operazioni di vera “macelleria messicana” – 2 morti e centinaia di feriti, violazioni ai diritti umani, violenze sessuali e psicologiche tra le altre – condotte dalla polizia, su ordine dell’attuale candidato del PRI Peña Nieto,contro la gente ad Atenco nel 2006).

    Proprio dai fatti di Atenco nasce il gran ripudio che questo candidato suscita in buona parte del movimento studentesco messicano e nella popolazione memore. Il timore per il ritorno della repressione del dissenso e per un nuovo periodo di regime del PRI stanno scuotendo le coscienze. Il movimento YoSoy132 ha convocato a un dibattito speciale i candidati alla presidenza il 19 giugno (Andrés Manuel López Obrador per le sinistre-PRD, Josefina Vázquez Mota del conservatore Partido Acción Nacional e Gabriel Quadri di Nueva Alianza). Sarà il primo dibattito in cui i candidati non riceveranno prima le domande, sorpresa totale. Solo Peña Nieto ha declinato l’invito sostenendo che parte del movimento è esplicitamente contro la sua persona e quindi non ha niente da dire. Questa è l’attitudine che dovremo aspettarci in futuro da parte dell’ex partito dominante, oggi lanciatissimo alla reconquista del potere, e ancor di più se Peña vince le elezioni il primo luglio.

    Di seguito, il video con le foto della manifestazione del 10 giugno 2012 anti Peña Nieto + #YoSoy132 + 10 de junio no se olvida (10 giugno non si dimenticata, in ricordo degli studenti caduti il 10 giugno 1971 nella repressione ordinata dal PRI dell’ex presidente Luis Echeverría). SoundTrack: Resiste de Akil Ammar y Mentira de Manu Chao. Fabrizio Lorusso (Carmilla)

    Album foto marcia anti Peña: LINK

    Camila Vallejo en México: LINK

  • Video Appello Urgente Genova10x100

    Video Appello Urgente Genova10x100

    Post: Genova G8 2001, non è finita…. Nasce la campagna 10×100 per la liberazione dei compagni e della compagne accusate di devastazione e saccheggio per i fatti del G8 di Genova 2001. Firma l’appello. http://www.10×100.it/?page_id=19

  • Si Vienes / Se Vieni (Poesia Español / Italiano)

    Si Vienes / Se Vieni (Poesia Español / Italiano)

    Si vienes

    Si vienes
    Lloraré un poco
    Reiremos más que poco
    Si vienes, eres tú
    Te espero, no para siempre
    Para casi siempre, si vienes
    Buscamos el mar en los caracoles
    Sus zumbidos de placer
    Son tuyos, si vienes
    La senda se alumbra
    Mece horas la esperanza
    Desatamos el nudo gris
    Allanamos asperezas
    En un chasquido sonríes
    Si vienes, así
    Abrazo el universo
    Abrazas mi pecho
    Ceñimos sueños
    Cabalgamos las muertes
    Chiquitas, si vienes
    Estás, estoy, porvenir
    La noche amanece
    Espléndida, si vienes
    Se parte este cielo
    Lo cosemos con parches
    Con tu tela, si vienes
    Tus colores de cara al sol
    Sonrojando felina la mejilla
    Si vienes, vengo, no me voy
    La lluvia, mira, se detiene
    Nos cae, si lo deseas
    Catando el amor
    Pero si vienes, así
    Quiero acabar la botella
    Hablar de ti, sólo contigo
    Si vienes, no es tarde
    Crece el día y te cantarán
    Gallos, jaibas y leones
    Mi palabra que si vienes
    No hay un porqué
    Sino es porque
    Si no vienes
    Todo esto será
    Sólo otro poema.

    Se vieni

    Se vieni
    Piangerò un po’
    Rideremo più di un po’
    Se vieni, sei tu
    Ti aspetto, non per sempre
    Ma quasi sempre, se vieni
    Cerchiamo il mare nelle conchiglie
    I suoi mormorii di piacere
    Sono tuoi, se vieni
    Il sentiero s’illumina
    Culla ore la speranza
    Sciogliamo il nodo grigio
    Appianiamo asperità
    In uno schiocco sorridi
    Se vieni, così
    Abbraccio l’universo
    Abbracci il mio petto
    Cingiamo sogni
    Cavalchiamo le morti
    Di piacere, se vieni
    Ci sei, ci sono, avvenire
    La notte albeggia
    Splendida, se vieni
    Si spacca questo cielo
    Lo ricuciamo con una pezza
    Con la tua tela, se vieni
    I tuoi colori in faccia al sole
    Arrossendo felina la guancia
    Se vieni, vengo, non me ne vado
    La pioggia, guarda, si ferma
    Ci cade addosso, se lo vuoi
    Degustando l’amore
    Però se vieni, così
    Voglio finire la bottiglia
    Parlare di te, solo con te
    Se vieni, non è tardi
    Cresce il giorno e ti canteranno
    Galli, granchi e leoni
    La mia parola che se vieni
    Non c’è un perché
    Ma è perché
    Se non vieni
    Tutto questo sarà
    Solo un altro poema.

    Poesia de Fabrizio Lorusso

    Quadro/Pintura iniziale: Caspar David Friedrich – Mujer al sol de la mañana

  • Foto-Video Marcha Anti EPN y YoSoy132 @México DF

    Foto-Video Marcha Anti EPN y YoSoy132 @México DF

    10 de junio de 2012. Marcha Anti EPN + 10 de junio no se olvida + YoSoy132 Mexico City. Soundtrack: Resiste de Akil Ammar y Mentira de Manu Chao. Twitter! @FabrizioLorusso

  • Genova G8 2001: non è finita…

    Genova G8 2001: non è finita…

    Mentre l’ex capo della polizia ai tempi del G8 del luglio 2001, Giovanni De Gennaro, viene promosso da Monti e diventa uno dei massimi responsabili dei nostri servizi segreti, il processo per i fatti della scuola Diaz continua e l’11 luglio è attesa la sentenza in Cassazione che, però, rischia di essere “esemplare” per 10 manifestanti (che rischiano fino a 100 anni totali di prigione per il reato di “devastazione e saccheggio”) e un po’ meno “esemplare” certamente per i 25 poliziotti imputati per i quali è quasi certa la prescrizione del delitto di “lesioni”, non è previsto il reato di “tortura”(mai inserito nel nostro ordinamento nonostante sia contemplato nella Convenzione europea per i diritti dell’uomo) e quindi resta solamente una possibile condanna per “falso in atto pubblico”, una beffa. Così come lo è il repentino cambiamento del presidente del collegio di Cassazione (è appena arrivata Giuliana Ferrua) che avrà poco tempo per studiare le carte. Bene, sta circolando un appello che riprendo, già firmato da molti cittadini, intellettuali, giornalisti. Ricordo a questo link un post-documentario che ho inserito qualche tempo fa, da vedere. Così come questo documentario “Genova Senza Risposte” (sotto si può vedere in video la prima parte).

    GENOVA NON È FINITA.
    DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…

    APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA

    La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.

    Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.

    Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”,  il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.

    Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In  questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.

    E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.

    Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.

    Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti. PER FIRMARE CLICCA QUI 

  • Camminante, Matteo (Poesia Italiano Spagnolo)

    Camminante, Matteo (Poesia Italiano Spagnolo)

    Ho scritto queste parole, questa poesia, per ricordare un caro amico e, da lontano, salutarlo insieme ai suoi compagni da entrambi i lati del charco (la pozzanghera, cioè come in Messico spesso chiamiamo l’oceano). Matteo Dean era attivista, autonomo, professore, giornalista – collaboratore tra gli altri di La Jornada, Desinfórmemonos, GlobalProject, L’Espresso, il Manifesto, i sindacati CILAS in Messico – e migrante (ma nessuna definizione sarebbe adeguata in sé e chiedo scusa) ed è scomparso l’11 giugno 2011, un anno fa, in un assurdo incidente al caselloautostradale Città del Messico-Toluca di cui si stanno ancora oggi chiarendo dinamiche e responsabilità. Veniva da Trieste, dall’Italia, da Città del Messico e dal Chiapas, per lo meno. Volevo anche parlare della nostra condizione di precari del mondo, migranti della vita e delle lotte quotidiane che sono parte di un desiderio più grande, incontenibile, di cambiamento e realizzazione, di correzione delle storture e di rifiuto dell’orrore, a partire dal microcosmo del quartiere, della casa, dei mille “posti di lavoro”, fino all’universo più ampio della società e dellapolitica intesa come base, comunità, democrazia dal basso, costruita quotidianamente e nei fatti, autonomia e cultura diffusa. Il testo è bilingue, in italiano e in spagnolo, le due lingue e culture (anzi, lingueculture come concetto unitario, inscindibile, nonostante il correttore di word lo segni in rosso) che qui in Messico tutti noi espatriati viviamo, creiamo e assimiliamo costantamente, volenti o nolenti, con entusiasmo nelle difficoltà e nei sobbalzi estremi che l’America Latina da sempre riserva ai suoi camminanti. Un abrazo hermano, sempre in viaggio.

    Camminante Matteo

    È stato un altro anno di guerre, di quelle che odiavi
    è stato un altro anno di lotte, di quelle che amavi
    e nella quotidianità che è ricordarti, ti vediamo
    affianco a tutti e a ciascuno, sorridendo sul serio,
    ascoltando ascoltare e spingendo
    spingendoci con lacrime e silenzi
    con scintille del passato conservate per il domani.
    Fratello, tutto cambiò, niente è cambiato
    qui nei tuoi tanti mondi sconosciuti
    in quello che hai condiviso
    come in quello che hai lasciato al mistero
    in quello che hai creato e calcato come nell’immaginario
    sinceramente, manchi tu per slegare voci
    per spazzar via tirannie, per lavorare la dignità
    per piangere d’incertezza e leggerti di nuovo
    per veder crescere la venatura del futuro buono
    per infondere ribellione nei nostri,
    per formare comunità e non patrie,
    per discutere bene e a volte male
    e bruciare le infami frontiere perché il mondo
    solo uno dev’essere, ricordato e costruito con anelito
    è linguacultura, è parola, strada, suono, portatori di pace.
    Faremo scioperi però mai della memoria,
    non smetteremo mai di migrare
    non abdichiamo alla via del sogno
    con te in marcia, nel dubbio, nell’amicizia.
    Anche se ci incalzano, non smetteremo di pulsare
    perché prima o poi dovrà cadere ogni caporale
    se il suo comando è ridicolo come la parola caporale
    disperato come la tristezza, a digiuno di semplicità,
    se non sa cosa significa essere vivi pur senza respirare.
    Dice don Mario Benedetti di “non salvarti” e ti ringrazio
    perché abbiamo cercato di non salvarci mai
    di sciogliere il cappio delle parole nella libertà dell’aria
    di infiammare l’anima, motore che girando scandisce
    il sole, il sudore, la fronte, il movimento, l’incidente.
    Tenace resiste la pioggia, vola punge cade riposa
    le piace tornare al monte, sfumare rivivendo in vapore.
    Restiamo umani, fratello, siamo piogge di stagione
    acque gelate, atterrite dalla Bora di Trieste
    che non è un semplice vento, è un tornado di stupori
    e credo ti piacesse perché a nessun altro piaceva.
    Compagna, senti, non ci vogliono strade per camminare insieme
    ci vuole il camminante, la camminante
    compagno, senti, non è per il destino che uno muore
    è per oblio e apatia, dimentichiamo l’apatia, cominciamo a camminare.

    Caminante Matteo

    Fue un año más de guerras, de las que odiabas
    fue un año más de luchas, de las que amabas
    y en lo cotidiano que es recordarte, te vemos
    a lado de todos y cada uno, sonriendo en serio,
    escuchando escuchar y empujando
    empujándonos con lágrimas y silencios
    con destellos del pasado guardados para el mañana.
    Hermano, todo cambió, nada ha cambiado
    aquí en tus muchos mundos desconocidos
    en el que compartiste
    como en el que dejaste al misterio
    en el que tú creaste y pisaste, como en el imaginario
    sinceramente, haces falta para desamarrar voces
    para barrer tiranías, para trabajar la dignidad
    para llorar de incertidumbre y leerte de nuevo
    para ver crecer la veta del futuro bueno
    para fincar rebeldía en los nuestros,
    para forjar comunidades y no patrias,
    para discutir bien, y a veces mal
    y quemar las méndigas fronteras porque el mundo
    sólo uno debe ser, recordado y construido con anhelo
    es lenguacultura, es palabra, calle, sonido, vehículos de paz.
    Haremos huelgas pero jamás de la memoria,
    jamás dejaremos de migrar
    no abdicamos la vía del sueño
    contigo en la marcha, en la duda, en la amistad.
    Aunque nos apremien, no dejaremos de latir
    porque tarde o temprano ha de caer todo capataz,
    si su mando es ridículo como la palabra capataz
    desesperado como la tristeza, en ayuno de sencillez,
    si no sabe qué significa estar vivo aun sin respirar.
    Dice don Mario Benedetti que “no te salves” y te agradezco
    porque tratamos de no salvarnos nunca
    de soltar la soga de las palabras en la libertad del aire
    de enardecer el alma, motor que rolando deletrea
    el sol, el sudor, la frente, el movimiento, el accidente.
    Tenaz resiste la lluvia, vuela pica cae reposa
    gusta retornar al monte, esfumarse reviviendo en vapor.
    Seamos humanos, carnal, seamos lluvias de temporada
    aguas heladas, amedrentadas por el Bora de Trieste
    que no es un simple viento, es un tornado de asombros
    y creo te encantaba porque a nadie más le encantaba.
    Compañera, oiga, no hace falta camino para caminar juntos
    hace falta el caminante, la caminante
    compañero, oiga, no es por el destino que uno muere
    es por olvido y apatía, olvidemos la apatía, empecemos a caminar.

  • ¿Valdrá la pena hablar de Marx? Evento – Domingo 10 de junio 2012

    ¿Valdrá la pena hablar de Marx? Evento – Domingo 10 de junio 2012

    Autor: Compañía Italia

    Director: Adalberto Rossetti

    Participa: Fabrizio Lorusso

    Estado: Distrito Federal

    Categoría: Obras

    ¡Este domingo los y las esperamos para ver si de México a Italia valdrá la pena hablar de Marx y todo eso!

    10 de junio 2012 a las 17 horas

    Información general

    Con Alonso Galvez, Beatriz Sedeño y Jorge Nuñez.
    Teatro 15 de Mayo de la Secc. 9 SNTE.
    Belisario Dominguez No. 32, Centro Histórico.
    (Metro Allende/ Metrobus Chile).
    Funciones:
    Jueves y Viernes 7 pm.
    Sábados y Domingos 5 pm.
    ENTRADA LIBRE.

    Facebook: Valdrá la Pena Hablar de Marx.

    Twitter Fabrizio @FabrizioLorusso

  • Decalogo del Terremotato Consapevole (!)

    Decalogo del Terremotato Consapevole (!)

    Sta circolando in rete, su canali alternativi rispetto ai siti informativi di testate, quotidiani e televisioni, un comunicato che il Comitato 3.32 dell’Aquila inoltra ai terremotati dell’Emilia, ma più che un semplice decalogo si tratta di una vera e fraterna lista di consigli che si discosta da quanto normalmente ascoltiamo al Tiggì in TV. Anzi, rileggendola bene, sembra proprio l’opposto di quanto ci viene propinato ogni giorno, non è un elenco preventivo né una raccomandazione a caldo di mass media e autorità, ma una visione differente, un avvertimento sofferto per una situazione già vissuta che è meglio evitare che si ripeta. Il tono è quasi quello di un amico che cerca di salvarti prima che tu cada nel baratro che hai di fronte ma non riesci a vedere. C’è una patina di tristezza, quasi un rammarico insieme a molta forza, in questi consigli, forse per non averli potuti conoscere e seguire del tutto quando la tragedia colpì proprio L’Aquila. Ci vedo anche un rimprovero allo Stato e alla politica che promisero e  millantarono senza grossi risultati: lo sfacelo (edilizio e sociale) persiste. Sono pratici e precisi, serve volontà per comprenderli e assimilarli, ancor di più per metterli in atto, ma sicuramente mantenere viva la “comunità” e il tessuto sociale, trasmettere affetto, informazione, risorse, sorrisi, forze e tenere presente anche questo, oltre ai tanti decaloghi e prontuari “ordinari”, può essere una buona base per ricominciare. Vediamolo.

    1) Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri;

    2) Restate in sicurezza, ma non lasciatevi allontanare dalle vostre case e dalle vostre proprietà;

    3) Non fatevi rinchiudere in campi recintati con la scusa di essere protetti;

    4) Mantenete la vostra consapevolezza e autonomia;

    5) Vi convinceranno che non siete autosufficienti e proveranno a ospedalizzarvi: non lo permette! Ogni gesto quotidiano deve restare vostro;

    6) Non fatevi raccontare dai media quello che vi succede, siate protagonisti dell’informazione e diffondetela voi, i mezzi non mancano;

    7) Chiedete da subito controllo e trasparenza sulla gestione di tutto quello che vi riguarda: solidarietà, aiuti, fondi ecc.

    8) Fate che l’emergenza non diventi lungodegenza: ai commissari fa comodo, alla vostra comunità no;

    9) Pretendete di partecipare da subito a ogni scelta sul vostro futuro;

    10) Non lasciate devastare il vostro territorio con la scusa della ricostruzione.

    Insomma, nonostante tutto quello che vi diranno sulla solidarietà, ricordatevi che per qualcuno il terremotato è da spolpare: occhio a sciacalli e avvoltoi!

    Fonte del decalogo: NoTav.Info 
  • Canzoni in Movimento Messico 2012 – Resiste by Akil Ammar (MeloKarma)

    Canzoni in Movimento Messico 2012 – Resiste by Akil Ammar (MeloKarma)

    Two Words to Remember: Governments Lie

    El Decimo Cuarto Tema Del Segundo Disco De Akil Ammar “Melokarma” En El 2005. Una de las grandes excluidas de las rolas (ver 15 canciones para marchar, Mex 2012) del movimiento estudiantil, juvenil y, desde luego, de todos los mexicanos #YoSoy132. Ya ganó Molotov con Gimme tha power. Buon Ascolto.

    Letra sin acento. Ejercicio: ponerlos en otra página.
    (CORO)

    Resiste
    yo se que tal vez esta vida no es como quisiste,
    pero resiste
    no confies en un sistema que te ofrece mil promesas que no existen,
    Resiste
    solo resiste
    yo se que tal vez esta vida no es como quisiste,
    pero resiste
    no confies en un sistema que te ofrece mil promesas que no existen,
    resiste solo resiste…

    Amo mi pais
    pero repudio su sistema
    muchos finjen que no escuchan cuando toco el tema,
    tal vez por que ellos el problema
    caminan con el simbolo de pesos como emblema
    abaricia extrama
    quieren mas y mas mas y mas mas
    y nada los llena …
    han tomado cada metro de terreno disponible
    propiedad de la nacion dicen,
    pero luego te lo vende al triple,la regla es simple,
    tienen mas los que menos tienen que tener
    y si poco tienes es por que ya fuiste victima de los que tienen el poder,
    tu sabes quienes son
    los que deciden lo que escuchas en la radio
    y miras en television,
    los que controlan las escuelas y la educacion de nuestros hijos
    y sus libros de texto,
    los que te roban anualmente con un nuevo impuesto
    aquellos que han escrito en nuestra histori
    vidas con final fonesto…

    (Coro x2)

    Resiste la ponsonia de la critica,
    no hagas caso a la ipocrecia polotica somos mas y nos quieren divididos
    ignoran las mentiras de sus partidos vendidos,
    ya los conoces
    mataron estudianstes,luegola guerra sucia
    40 años despues siguen libres y presumen de su astucia,
    privatizan los recuerdos del pais
    venden el capital
    la impunidad se a convertido en natural,
    normal que pierdas tu salario gracias a la delincuencia
    mientras que el cuerpo policiaco,
    rateros con licencia
    cuidadanos que pagamos por su incopetencia,
    pero te piden que reacciones con prudencia
    no somos tontos cuanto mas cargamos la cadena,
    vale le pena
    pelear por todo aquello que nos pertenece
    soberania la lucha del dia con dia
    recuerda que no somos minoria
    (Coro x2)

  • Canzoni o Canciones – Gente – Presuntos implicados

    Una rola lenta y algo cursi quizás, pero hoy aprecié, Yo digo…

    LETRA

    Gente, que se despierta cuando aun es de noche
    y cocina cuando cae el sol
    Gente, que acompaña a gente en hospitales, parques
    Gente, que despide, que recibe a gente
    En los andenes
    Gente que va de frente
    Que no esquiva tu mirada
    Y que percibe en el viento
    ¿Cómo será el verano?
    ¿Cómo será el invierno?

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Un pasaje en la más bella historia de amor
    Dos, tres, horas para contemplarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Me acomodo en un rincón de tu corazón

    Gente, que pide por la gente en los altares
    En las romerías
    Gente, que da la vida
    Que infunde fe
    Que crece y que merece paz
    Gente, que se funde en un abrazo en el horror
    Que comparte el oleaje de su alma
    Gente que no renueva la pequeña esperanza
    De un día
    Vivir en paz

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Un pasaje en la más bella historia de amor
    Dos, tres, horas para contemplarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Te acomodo en un rincón de mi corazón

    Para vivir así (así)
    En miradas transparentes
    Recibir su luz
    Definitivamente
    Nubes van (y van y van y van)
    Y van pasando
    Pero aquella luz
    Nos sigue iluminando

    Que fresca es la sombra que ofrecen
    Que limpia el agua dulce de sus miradas
    Es por ti que empiezo un nuevo día
    Hay Ángeles entre nosotros
    Ángeles entre nosotros
    Ángeles entre nosotros

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Un pasaje en la más bella historia de amor
    Dos, tres, horas para contemplarte
    Y dos de cada siete días para darte
    Me acomodo en un rincón de tu corazón

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada siete días para darte…

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada siete días…

    Dos, tres, horas para disfrutarte
    Y dos de cada…

    Dos, tres, horas para disfrutarte y…