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Si Vienes / Se Vieni (Poesia Español / Italiano)

Si vienes
Si vienes
Lloraré un poco
Reiremos más que poco
Si vienes, eres tú
Te espero, no para siempre
Para casi siempre, si vienes
Buscamos el mar en los caracoles
Sus zumbidos de placer
Son tuyos, si vienes
La senda se alumbra
Mece horas la esperanza
Desatamos el nudo gris
Allanamos asperezas
En un chasquido sonríes
Si vienes, así
Abrazo el universo
Abrazas mi pecho
Ceñimos sueños
Cabalgamos las muertes
Chiquitas, si vienes
Estás, estoy, porvenir
La noche amanece
Espléndida, si vienes
Se parte este cielo
Lo cosemos con parches
Con tu tela, si vienes
Tus colores de cara al sol
Sonrojando felina la mejilla
Si vienes, vengo, no me voy
La lluvia, mira, se detiene
Nos cae, si lo deseas
Catando el amor
Pero si vienes, así
Quiero acabar la botella
Hablar de ti, sólo contigo
Si vienes, no es tarde
Crece el día y te cantarán
Gallos, jaibas y leones
Mi palabra que si vienes
No hay un porqué
Sino es porque
Si no vienes
Todo esto será
Sólo otro poema.Se vieni
Se vieni
Piangerò un po’
Rideremo più di un po’
Se vieni, sei tu
Ti aspetto, non per sempre
Ma quasi sempre, se vieni
Cerchiamo il mare nelle conchiglie
I suoi mormorii di piacere
Sono tuoi, se vieni
Il sentiero s’illumina
Culla ore la speranza
Sciogliamo il nodo grigio
Appianiamo asperità
In uno schiocco sorridi
Se vieni, così
Abbraccio l’universo
Abbracci il mio petto
Cingiamo sogni
Cavalchiamo le morti
Di piacere, se vieni
Ci sei, ci sono, avvenire
La notte albeggia
Splendida, se vieni
Si spacca questo cielo
Lo ricuciamo con una pezza
Con la tua tela, se vieni
I tuoi colori in faccia al sole
Arrossendo felina la guancia
Se vieni, vengo, non me ne vado
La pioggia, guarda, si ferma
Ci cade addosso, se lo vuoi
Degustando l’amore
Però se vieni, così
Voglio finire la bottiglia
Parlare di te, solo con te
Se vieni, non è tardi
Cresce il giorno e ti canteranno
Galli, granchi e leoni
La mia parola che se vieni
Non c’è un perché
Ma è perché
Se non vieni
Tutto questo sarà
Solo un altro poema.Poesia de Fabrizio Lorusso
Quadro/Pintura iniziale: Caspar David Friedrich – Mujer al sol de la mañana
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Foto-Video Marcha Anti EPN y YoSoy132 @México DF

10 de junio de 2012. Marcha Anti EPN + 10 de junio no se olvida + YoSoy132 Mexico City. Soundtrack: Resiste de Akil Ammar y Mentira de Manu Chao. Twitter! @FabrizioLorusso
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Genova G8 2001: non è finita…

Mentre l’ex capo della polizia ai tempi del G8 del luglio 2001, Giovanni De Gennaro, viene promosso da Monti e diventa uno dei massimi responsabili dei nostri servizi segreti, il processo per i fatti della scuola Diaz continua e l’11 luglio è attesa la sentenza in Cassazione che, però, rischia di essere “esemplare” per 10 manifestanti (che rischiano fino a 100 anni totali di prigione per il reato di “devastazione e saccheggio”) e un po’ meno “esemplare” certamente per i 25 poliziotti imputati per i quali è quasi certa la prescrizione del delitto di “lesioni”, non è previsto il reato di “tortura”(mai inserito nel nostro ordinamento nonostante sia contemplato nella Convenzione europea per i diritti dell’uomo) e quindi resta solamente una possibile condanna per “falso in atto pubblico”, una beffa. Così come lo è il repentino cambiamento del presidente del collegio di Cassazione (è appena arrivata Giuliana Ferrua) che avrà poco tempo per studiare le carte. Bene, sta circolando un appello che riprendo, già firmato da molti cittadini, intellettuali, giornalisti. Ricordo a questo link un post-documentario che ho inserito qualche tempo fa, da vedere. Così come questo documentario “Genova Senza Risposte” (sotto si può vedere in video la prima parte).
GENOVA NON È FINITA.
DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA
La gestione dell’ordine pubblico nei giorni del G8 genovese del luglio del 2001, rappresenta una ferita ancora oggi aperta nella storia recente della repubblica italiana.
Dieci anni dopo l’omicidio di Carlo Giuliani, la “macelleria messicana” avvenuta nella scuola Diaz, le torture nella caserma di Bolzaneto e dalle violenze e dai pestaggi nelle strade genovesi, non solo non sono stati individuati i responsabili, ma chi gestì l’ordine pubblico a Genova ha condotto una brillante carriera, come Gianni De Gennaro, da poco nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
Mentre lo Stato assolve se stesso da quella che Amnesty International ha definito “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”, il prossimo 13 luglio dieci persone rischiano di diventare i capri espiatori e vedersi confermare, in Cassazione, una condanna a cento anni di carcere complessivi, in nome di un reato, “devastazione e saccheggio”, che rappresenta uno dei tanti detriti giuridici, figli del codice penale fascista, il cosiddetto Codice Rocco.
Un reato concepito nel chiaro intento, tutto politico, di perseguire chi si opponeva al regime fascista. Oggi viene utilizzato ipotizzando una “compartecipazione psichica”, anche quando non sussiste associazione vera e propria tra le persone imputate. In questo modo si lascia alla completa discrezionalità politica degli inquirenti e dei giudici il compito di decidere se applicarlo o meno.
E’ inaccettabile che, a ottant’anni di distanza, questa aberrazione giuridica rimanga nel nostro ordinamento e venga usata per condannare eventi di piazza così importanti, che hanno coinvolto centinaia di migliaia di persone, come le mobilitazioni contro il G8 a Genova nel 2001.
Non possiamo permettere che dopo dieci anni Genova finisca così, per questo facciamo appello al mondo della cultura, dello spettacolo, ai cittadini e alla società civile a far sentire la propria voce firmando questo appello che chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio per tutti gli imputati e le imputate.
Per una battaglia che riguarda la libertà di tutte e tutti. PER FIRMARE CLICCA QUI
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Camminante, Matteo (Poesia Italiano Spagnolo)

Ho scritto queste parole, questa poesia, per ricordare un caro amico e, da lontano, salutarlo insieme ai suoi compagni da entrambi i lati del charco (la pozzanghera, cioè come in Messico spesso chiamiamo l’oceano). Matteo Dean era attivista, autonomo, professore, giornalista – collaboratore tra gli altri di La Jornada, Desinfórmemonos, GlobalProject, L’Espresso, il Manifesto, i sindacati CILAS in Messico – e migrante (ma nessuna definizione sarebbe adeguata in sé e chiedo scusa) ed è scomparso l’11 giugno 2011, un anno fa, in un assurdo incidente al caselloautostradale Città del Messico-Toluca di cui si stanno ancora oggi chiarendo dinamiche e responsabilità. Veniva da Trieste, dall’Italia, da Città del Messico e dal Chiapas, per lo meno. Volevo anche parlare della nostra condizione di precari del mondo, migranti della vita e delle lotte quotidiane che sono parte di un desiderio più grande, incontenibile, di cambiamento e realizzazione, di correzione delle storture e di rifiuto dell’orrore, a partire dal microcosmo del quartiere, della casa, dei mille “posti di lavoro”, fino all’universo più ampio della società e dellapolitica intesa come base, comunità, democrazia dal basso, costruita quotidianamente e nei fatti, autonomia e cultura diffusa. Il testo è bilingue, in italiano e in spagnolo, le due lingue e culture (anzi, lingueculture come concetto unitario, inscindibile, nonostante il correttore di word lo segni in rosso) che qui in Messico tutti noi espatriati viviamo, creiamo e assimiliamo costantamente, volenti o nolenti, con entusiasmo nelle difficoltà e nei sobbalzi estremi che l’America Latina da sempre riserva ai suoi camminanti. Un abrazo hermano, sempre in viaggio.Camminante Matteo
È stato un altro anno di guerre, di quelle che odiavi
è stato un altro anno di lotte, di quelle che amavi
e nella quotidianità che è ricordarti, ti vediamo
affianco a tutti e a ciascuno, sorridendo sul serio,
ascoltando ascoltare e spingendo
spingendoci con lacrime e silenzi
con scintille del passato conservate per il domani.
Fratello, tutto cambiò, niente è cambiato
qui nei tuoi tanti mondi sconosciuti
in quello che hai condiviso
come in quello che hai lasciato al mistero
in quello che hai creato e calcato come nell’immaginario
sinceramente, manchi tu per slegare voci
per spazzar via tirannie, per lavorare la dignità
per piangere d’incertezza e leggerti di nuovo
per veder crescere la venatura del futuro buono
per infondere ribellione nei nostri,
per formare comunità e non patrie,
per discutere bene e a volte male
e bruciare le infami frontiere perché il mondo
solo uno dev’essere, ricordato e costruito con anelito
è linguacultura, è parola, strada, suono, portatori di pace.
Faremo scioperi però mai della memoria,
non smetteremo mai di migrare
non abdichiamo alla via del sogno
con te in marcia, nel dubbio, nell’amicizia.
Anche se ci incalzano, non smetteremo di pulsare
perché prima o poi dovrà cadere ogni caporale
se il suo comando è ridicolo come la parola caporale
disperato come la tristezza, a digiuno di semplicità,
se non sa cosa significa essere vivi pur senza respirare.
Dice don Mario Benedetti di “non salvarti” e ti ringrazio
perché abbiamo cercato di non salvarci mai
di sciogliere il cappio delle parole nella libertà dell’aria
di infiammare l’anima, motore che girando scandisce
il sole, il sudore, la fronte, il movimento, l’incidente.
Tenace resiste la pioggia, vola punge cade riposa
le piace tornare al monte, sfumare rivivendo in vapore.
Restiamo umani, fratello, siamo piogge di stagione
acque gelate, atterrite dalla Bora di Trieste
che non è un semplice vento, è un tornado di stupori
e credo ti piacesse perché a nessun altro piaceva.
Compagna, senti, non ci vogliono strade per camminare insieme
ci vuole il camminante, la camminante
compagno, senti, non è per il destino che uno muore
è per oblio e apatia, dimentichiamo l’apatia, cominciamo a camminare.Caminante Matteo
Fue un año más de guerras, de las que odiabas
fue un año más de luchas, de las que amabas
y en lo cotidiano que es recordarte, te vemos
a lado de todos y cada uno, sonriendo en serio,
escuchando escuchar y empujando
empujándonos con lágrimas y silencios
con destellos del pasado guardados para el mañana.
Hermano, todo cambió, nada ha cambiado
aquí en tus muchos mundos desconocidos
en el que compartiste
como en el que dejaste al misterio
en el que tú creaste y pisaste, como en el imaginario
sinceramente, haces falta para desamarrar voces
para barrer tiranías, para trabajar la dignidad
para llorar de incertidumbre y leerte de nuevo
para ver crecer la veta del futuro bueno
para fincar rebeldía en los nuestros,
para forjar comunidades y no patrias,
para discutir bien, y a veces mal
y quemar las méndigas fronteras porque el mundo
sólo uno debe ser, recordado y construido con anhelo
es lenguacultura, es palabra, calle, sonido, vehículos de paz.
Haremos huelgas pero jamás de la memoria,
jamás dejaremos de migrar
no abdicamos la vía del sueño
contigo en la marcha, en la duda, en la amistad.
Aunque nos apremien, no dejaremos de latir
porque tarde o temprano ha de caer todo capataz,
si su mando es ridículo como la palabra capataz
desesperado como la tristeza, en ayuno de sencillez,
si no sabe qué significa estar vivo aun sin respirar.
Dice don Mario Benedetti que “no te salves” y te agradezco
porque tratamos de no salvarnos nunca
de soltar la soga de las palabras en la libertad del aire
de enardecer el alma, motor que rolando deletrea
el sol, el sudor, la frente, el movimiento, el accidente.
Tenaz resiste la lluvia, vuela pica cae reposa
gusta retornar al monte, esfumarse reviviendo en vapor.
Seamos humanos, carnal, seamos lluvias de temporada
aguas heladas, amedrentadas por el Bora de Trieste
que no es un simple viento, es un tornado de asombros
y creo te encantaba porque a nadie más le encantaba.
Compañera, oiga, no hace falta camino para caminar juntos
hace falta el caminante, la caminante
compañero, oiga, no es por el destino que uno muere
es por olvido y apatía, olvidemos la apatía, empecemos a caminar. -
¿Valdrá la pena hablar de Marx? Evento – Domingo 10 de junio 2012

Autor: Compañía ItaliaDirector: Adalberto Rossetti
Participa: Fabrizio Lorusso
Estado: Distrito Federal
Categoría: Obras
¡Este domingo los y las esperamos para ver si de México a Italia valdrá la pena hablar de Marx y todo eso!
10 de junio 2012 a las 17 horas
Información general
Con Alonso Galvez, Beatriz Sedeño y Jorge Nuñez.
Teatro 15 de Mayo de la Secc. 9 SNTE.
Belisario Dominguez No. 32, Centro Histórico.
(Metro Allende/ Metrobus Chile).
Funciones:
Jueves y Viernes 7 pm.
Sábados y Domingos 5 pm.
ENTRADA LIBRE.Facebook: Valdrá la Pena Hablar de Marx.
Twitter Fabrizio @FabrizioLorusso
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Decalogo del Terremotato Consapevole (!)

Sta circolando in rete, su canali alternativi rispetto ai siti informativi di testate, quotidiani e televisioni, un comunicato che il Comitato 3.32 dell’Aquila inoltra ai terremotati dell’Emilia, ma più che un semplice decalogo si tratta di una vera e fraterna lista di consigli che si discosta da quanto normalmente ascoltiamo al Tiggì in TV. Anzi, rileggendola bene, sembra proprio l’opposto di quanto ci viene propinato ogni giorno, non è un elenco preventivo né una raccomandazione a caldo di mass media e autorità, ma una visione differente, un avvertimento sofferto per una situazione già vissuta che è meglio evitare che si ripeta. Il tono è quasi quello di un amico che cerca di salvarti prima che tu cada nel baratro che hai di fronte ma non riesci a vedere. C’è una patina di tristezza, quasi un rammarico insieme a molta forza, in questi consigli, forse per non averli potuti conoscere e seguire del tutto quando la tragedia colpì proprio L’Aquila. Ci vedo anche un rimprovero allo Stato e alla politica che promisero e millantarono senza grossi risultati: lo sfacelo (edilizio e sociale) persiste. Sono pratici e precisi, serve volontà per comprenderli e assimilarli, ancor di più per metterli in atto, ma sicuramente mantenere viva la “comunità” e il tessuto sociale, trasmettere affetto, informazione, risorse, sorrisi, forze e tenere presente anche questo, oltre ai tanti decaloghi e prontuari “ordinari”, può essere una buona base per ricominciare. Vediamolo.
1) Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri;
2) Restate in sicurezza, ma non lasciatevi allontanare dalle vostre case e dalle vostre proprietà;
3) Non fatevi rinchiudere in campi recintati con la scusa di essere protetti;
4) Mantenete la vostra consapevolezza e autonomia;
5) Vi convinceranno che non siete autosufficienti e proveranno a ospedalizzarvi: non lo permette! Ogni gesto quotidiano deve restare vostro;
6) Non fatevi raccontare dai media quello che vi succede, siate protagonisti dell’informazione e diffondetela voi, i mezzi non mancano;
7) Chiedete da subito controllo e trasparenza sulla gestione di tutto quello che vi riguarda: solidarietà, aiuti, fondi ecc.
8) Fate che l’emergenza non diventi lungodegenza: ai commissari fa comodo, alla vostra comunità no;
9) Pretendete di partecipare da subito a ogni scelta sul vostro futuro;
10) Non lasciate devastare il vostro territorio con la scusa della ricostruzione.
Insomma, nonostante tutto quello che vi diranno sulla solidarietà, ricordatevi che per qualcuno il terremotato è da spolpare: occhio a sciacalli e avvoltoi!
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Canzoni o Canciones – Gente – Presuntos implicados
Una rola lenta y algo cursi quizás, pero hoy aprecié, Yo digo…
LETRA
Gente, que se despierta cuando aun es de noche
y cocina cuando cae el sol
Gente, que acompaña a gente en hospitales, parques
Gente, que despide, que recibe a gente
En los andenes
Gente que va de frente
Que no esquiva tu mirada
Y que percibe en el viento
¿Cómo será el verano?
¿Cómo será el invierno?Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazónGente, que pide por la gente en los altares
En las romerías
Gente, que da la vida
Que infunde fe
Que crece y que merece paz
Gente, que se funde en un abrazo en el horror
Que comparte el oleaje de su alma
Gente que no renueva la pequeña esperanza
De un día
Vivir en pazDos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Te acomodo en un rincón de mi corazónPara vivir así (así)
En miradas transparentes
Recibir su luz
Definitivamente
Nubes van (y van y van y van)
Y van pasando
Pero aquella luz
Nos sigue iluminandoQue fresca es la sombra que ofrecen
Que limpia el agua dulce de sus miradas
Es por ti que empiezo un nuevo día
Hay Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotros
Ángeles entre nosotrosDos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte
Un pasaje en la más bella historia de amor
Dos, tres, horas para contemplarte
Y dos de cada siete días para darte
Me acomodo en un rincón de tu corazónDos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días para darte…Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada siete días…Dos, tres, horas para disfrutarte
Y dos de cada…Dos, tres, horas para disfrutarte y…














