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Independencia Mexicana y Grito del Silencio

“Ogni anno, il 15 settembre alle undici di sera, in tutte le piazze del Messico celebriamo la festa del Grido; e una moltitudine infiammata effettivamente grida durante una ora, forse per stare zitta meglio nel resto dell’anno”. Octavio Paz – Il labirinto della solitudine, 1950.
Lo zocalo di Città del Messico, la piazza più importante del paese, è rimasto vuoto e in silenzio dopo lo sgombero degli insegnanti in lotta attuato dalla polizia il 13 settembre. Le feste patrie e la parata militare del 15-16 settembre sono “salve”, però mai come adesso torna ad essere attuale questa frase di Octavio Paz. Chi continuerà a gridare dopo queste “feste patrie”?
«Cada año, el 15 de septiembre a las once de la noche, en todas las plazas de México celebramos la fiesta del Grito; y una multitud enardecida efectivamente grita por espacio de una hora, quizá para callar mejor el resto del año». Octavio Paz Lozano (1914 – 1998) «El laberinto de la soledad», 1950.
El zocalo de la Ciudad de México, la plaza más importante del país, quedó vacía y silente tras el desalojo de los maestros en lucha realizado por la policia el 13 de septiembre. Las fiestas patrias y el desfile militar del 15-16 de septiembre están “a salvo”, pero nunca como ahora vuelve a ser actual esta frase de Octavio Paz. ¿Quién continuará a gritar después de estas “fiestas patrias”? @FabrizioLorusso
Lecturas para las fiestas patrias:
Sanjuana Martínez LINK (A cazar Maestros)
Alejandro Páez LINK (¿Cuáles fiestas?)
Tryno Maldonado LINK (Motivos para no celebrar)
F. L. – Caso Patishtán…
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La polizia sgombera gli insegnanti a Città del Messico

Nel pomeriggio del 13 settembre 3600 elementi della Polizia Federale, la PF, in tenuta antisommossa hanno sgomberato in pochi minuti la piazza centrale di Città del Messico che dal 19 agosto era occupata da oltre 10mila docenti messicani che, in alcuni momenti della protesta, hanno raggiunto la cifra di 40mila persone (leggi l’antefatto e la storia della lotta degli insegnanti). La maggior parte dei maestri, in lotta contro la riforma educativa del governo del presidente Enrique Peña Nieto, approvata e promulgata fast track la prima settimana di settembre, aveva liberato la piazza e smantellato l’enorme tendopoli che vi era allestita la sera prima e la mattina del 13, ma all’alba restavano ancora circa 2mila docenti, lo zoccolo duro della sezione XXII di Oaxaca, a presidiare il zocalo, la piazza più importante ed emblematica del paese. (foto di Andrea Spotti, album foto finale Fabrizio Lorusso).
L’operazione della polizia è cominciata già dalla mattinata, migliaia di poliziotti hanno occupato militarmente il centro storico mentre la CNTE, la Coordinadora Nacional Trabajadores de la Educacion, si trovava ancora in riunione per decidere sul da farsi. Il governo della città aveva offerto agli insegnanti lo spazio del Monumento a la Revolucion, sempre nel centro storico, in modo che spostassero la loro tendopoli in quella zona. Nella serata del 12 settembre l’assemblea della CNTE aveva deciso di liberare la piazza, ma la mattina dopo la stessa assemblea s’è divisa sul da farsi, alcuni gruppi preferivano mantenere l’occupazione e la riunione non s’è potuta concludere, interrotta bruscamente dall’arrivo della polizia.
Dalle 11 in poi la tensione sale, donne e bambini abbandonano la piazza, le sezioni della CNTE del Distretto Federale (la capitale) e di Michoacan decidono di ripiegare, mentre la sezione 22 di Oaxaca resta in piazza, almeno con un’avanguardia in resistenza che costruisce barricate, sposta delle gru e si prepara a difendere quel che resta della tendopoli.
La autorità federali e cittadine, prese dalla fretta di sgomberare il centro storico in vista della parata militare e della festa dell’indipendenza prevista per la notte del 15 settembre e per domenica 16, si riuniscono alle 14 con i maestri trincerati nel zocalo e danno loro un ultimatum: entro due ore tutti via, altrimenti ci penserà la polizia. Sono ore di tensione e i media ufficiali, televisioni in testa, si dedicano a creare il panico nella popolazione, come quando sta per succedere qualcosa di terribile, qualcosa che nessuno deve vedere. Intanto il presidente Peña fa un discorso in diretta, una vera e propria distrazione di massa, in cui annuncia che il Messico è un paese di pace e armonia e che si trova in un momento di trasformazione in cui bisogna sconfiggere le inerzie e gli ostacoli.
Alcuni free lance con delle telecamere precarie riescono a trasmettere le immagini del zocalo restando appollaiati su qualche finestra di case, uffici e ristoranti. 7 poliziotti salgono sul campanile della cattedrale e osservano dall’alto i maestri. 4 elicotteri sorvolano la zona e dalle barricate della CNTE cominciano a salire delle cortine di fumo per impedire la vista ai sorvolatori. Circa 1500 persone presidiano la piazza, accerchiati dalle forze dell’ordine che alle 16.20 iniziano l’avanzata dal lato nord mettendo in fuga i docenti.
Salvo alcuni casi in cui gruppi di 8-10 professori hanno opposto resistenza all’invasione, non c’è molta resistenza fisica, ma si preferisce un ripiegamento verso il lato sud e le stradine laterali. L’idea è raggiungere la Alameda Central, un parco situato a poche centinaia di metri dal zocalo, di fronte al Palazzo delle Belle Arti, e da lì unirsi ai manifestanti e agli altri maestri che hanno abbandonato la piazza ore prima e li aspettano. L’obiettivo è uscire sani e salvi dal dedalo di strade del centro e allestire una nuova tendopoli nella spianata del Monumento a la Revolucion, lontano dalla zona del zocalo e della cattedrale.
In questo venerdì 13S messicano non si sono ripetute le stragi di Atenco e di Oaxaca del 2006, anche se il saldo della guerriglia urbana e del fuggi fuggi che è venuto dopo è comunque di una quarantina di feriti e di 32 detenuti (lista qui). Nessun professore è stato trattenuto, quindi gli arresti si sono rivolti contro alcuni gruppi di incappucciati, manifestanti non appartenenti alla CNTE. Nel lungo cammino dal zocalo a Belle Arti e poi al Monumento alla Revolucion sono stati numerosi gli scontri dei manifestanti, arrivati in centro nel frattempo per solidarizzare con gli insegnanti, con la polizia. C’è stato un momento di particolare tensione quando 250 professori, inclusi i portavoce Núñez Ginés di Oaxaca, Juan José Ortega del Michoacán e Francisco Bravo della capitale, sono stati chiusi, “incapsulati” dalla PF che stava serrando la strada e reprimendo un gruppo di manifestanti col passamontagna. In questi scontri la polizia ha fatto uso di lacrimogeni e manganelli, mentre i manifestanti lanciavano molotov, pietre e petardi. I tre dirigenti della CNTE sono stati portati via in una camionetta per incontrare un funzionario del ministero degli interni e negoziare una riapertura dei dialoghi e delle negoziazioni dopo “le feste”, cioè da martedì prossimo.
In realtà, purtroppo, c’è poco da negoziare: il governo ha già ribadito più volte che non farà nessun passo indietro sulle riforme approvate e c’è quindi il rischio che la protesta sfoci in una lunga serie di battaglie per le strade della città, promosse dalla base, e in un’altrettanto lunga serie di incontri dei portavoce col ministero che non portano a niente o che, nel migliore dei casi, potrebbero portare alcuni vantaggi per i professori a livello locale e nelle successive fasi dell’applicazione delle leggi sull’educazione. Per ora la situazione sembra non avere vie d’uscita. Gli insegnanti della CNTE presenti a Città del Messico, ad oggi, sono ancora 14mila, anche se molti non hanno dormito presso il Monumento alla Revolucion e hanno pernottato nella Facoltà di Filosofia e lettere della UNAM (Univ. Nacional Autonoma del Messico) e della Scuola Nazionale di Antropologia e Storia (ENAH) che hanno messo a disposizione degli spazi occupati per l’occasione da ieri sera.
La CNTE, nonostante tutto, non si dà per sconfitta, e già dalla mattina del 14S ha ripreso a riunirsi e deliberare, valutando le azioni per questi giorni e per il futuro tra le quali non è da scartare la “riconquista” della piazza centrale dopo il 16 settembre e il ritorno di migliaia di docenti che sono temporaneamente tornati alle loro regioni d’origine. Il conflitto e la resistenza continuano dopo una giornata campale.
In serata c’è stata anche una protesta per la liberazione del professore tzotzil Alberto Patishtán, ingiustamente imprigionato da 13 anni per un omicidio che non ha commesso, il quale ha appena ricevuto dal tribunale del Chiapas che si occupa del suo caso una risposta negativa al suo ricorso e dovrà restare in carcere ancora 47 anni. Gli restano solo tre strade: indulto, amnistia (ma ha già dichiarato di non volersene servire) e la Corte Interamericana dei Diritti Umani.
Si fa strada un’ipotesi credibile che lega il caso Patishtán con gli eventi degli ultimi giorni, inclusa l’escalation della violenza e della tensione nella lotta degli insegnanti: la non concessione della libertà al professore-attivista chiapaneco potrebbe essere un segnale politico-giudiziario di “tolleranza zero” rivolto ai maestri di Oaxaca e degli altri 22 stati che si sono uniti alla ribellione. Vedi articolo completo a questo LINK. Di seguito: foto album del nuovo accampamento dei maestri a Città del Messico. Twt @FabrizioLorusso

Foto qui sopra: Andrea Spotti @Mex_DF
Album fotografico qui sotto: tendopoli Monumento a la Revolucion e lo zocalo di Città del Messico rioccupato dalla polizia, di Fabrizio Lorusso. CLICCA QUI per andare all’album. Altre foto a questo link.
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Entrevista con Alberto Patishtán, preso político en Chiapas

Ieri il portale messicano Desinformémonos ha pubblicato questa breve intervista al detenuto politico Alberto Patishtán, un professore indigeno d’etnia tzotzil rinchiuso da 13 anni in una prigione dello stato del Chiapas pur non avendo commesso alcun reato. Ingiustamente. La sua storia è ormai un caso internazionale ed è rappresentativa di una realtà giudiziaria molto preoccupante che in Messico è nota come “la fabbrica dei colpevoli”, una macchina burocratica, politica e repressiva che per motivi politici, per incapacità o anche semplicemente per fare numero e mostrare risultati mette in carcere decine di innocenti. Patishtán è uno di questi e proprio in questi giorni, ormai è questione di ore, ci sarà la risoluzione del caso e sapremo se “el profe”, come viene chiamato, potrà uscire o se dovrà ricorrere alle corti internazionali come la Interamericana per i Diritti Umani. A questo link una breve spiegazione del caso del professore Patishtan. Il video è tratto da : Link 1 Desinf. e da Link 2 Vimeo. Sotto la foto e il testo dell’articolo di Desinformemonos.
México. En un video desde la cárcel de San Cristóbal de las Casas, Chiapas, en la que vive los que pueden ser sus últimos dos días tras las rejas, el preso tzotzil Alberto Patishtán declara que su lucha es porque “no puedo aceptar que me echen la bronca de un montón de delitos, cuando mi conciencia está limpia. No puedo aceptar ni dos días estar preso al no cometer algo”.
Patishtán relata en entrevista concedida en julio de 2013, que el problema político que lo llevó a ser acusado del homicidio de siete policías en el año 2000, inició con la petición de destitución del entonces presidente municipal de El Bosque, en el estado de Chiapas, y por “reclamar las necesidades de la gente”. Afirma que se encuentra tranquilo ante la próxima decisión del Primer Tribunal Colegiado de Circuito con residencia en Tuxtla Gutiérrez, programada para el jueves 12 de septiembre.
El considerado por la comunidad nacional e internacional como preso político señala que, aunque “sufrió mucho” y perdió familia, “a veces tiene que pasar eso para que otra gente se dé cuenta de lo que vivimos nosotros”. Patishtán se define como “uno de los muchos que estamos presos injustamente en cualquier cárcel, muchas veces por no saber hablar el español, por no tener dinero, por no saber leer y escribir”.
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Santa Muerte Patrona dell’Umanità alla Libreria Azalai di Milano

Il Libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità segnalato tra le novità della libreria AZALAI di Milano che ha costruito un progetto molto interessante specializzandosi in “Sud del mondo”. E allora approfitto per segnalarla insieme al libro!
DOVE ? Libreria Azalai Milano – www.libreriaazalai.it
La libreria Azalai nasce nel 1994 nello storico quartiere del Ticinese a Milano, proponendosi come la prima ed unica libreria in Italia specializzata nelle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina, e dell’area del Pacifico. Ciò che premeva era diffondere la conoscenza di altri modi di vivere, di pensare. Altre civiltà, punti di vista diversi da cui guardare il mondo. - La libreria contiene tutta la produzione editoriale relativa a questi paesi, dalla narrativa alla saggistica, dalle guide di viaggio ai libri illustrati d’arte e fotografia. I libri sono suddivisi per aree geografiche e, all’interno di queste, per singoli paesi.
- Alcune sezioni particolari sono invece organizzate per argomento, come la medicina alternativa, l’immigrazione e il razzismo, l’antropologia, l’alimentazione e la letteratura per l’infanzia.
- Una particolare attenzione è rivolta alle piccole case editrici di qualità.
- La libreria offre un efficiente servizio di ricerca bibliografica per tutti gli interessati e, in particolare, per istituzioni, professionisti e studenti.
- Un altro accurato servizio concerne la prenotazione di libri di difficile reperibilità.
- Un piccolo ma qualificato settore di artigianato è dedicato al sostegno di progetti di sviluppo per i paesi terzi.
Azalai è stata fin dall’inizio un luogo d’incontro fra persone, idee e culture diverse: vi si organizzano regolarmente presentazioni di libri, incontri, dibattiti su tematiche letterarie e di attualità.





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Il libro Santa Muerte Patrona sul Web Magazine Mi Caribe

Da Mi Caribe: La “chiesa” della Santa Morte è un fenomeno di religione popolare molto diffuso in Messico, ma ha seguaci anche in Centro America, Argentina e negli Stati Uniti, per un totale stimabile attorno a circa 10 milioni di persone.
Questo culto in Europa è conosciuto solo da una ristretta cerchia di addetti ai lavori e da pochi iniziati presenti soprattutto nel nordEuropa. Stiamo parlando di un rituale che è un mix di tradizioni antiche dell’America latina, di folclore afrocubano, di sincretismi come vodù e candomblè e del cattolicesimo imposto dai conquistatori spagnoli.
Un frullato di mistero, magia, miti, simboli, ribellione alla chiesa ufficiale, musica corrido, cumbia, scheletri, carretti della morte, altari macabri. Questo e altro ancora, una realtà piena di contraddizioni come lo sono il Messico, i pensieri dei vari sincretismi religiosi imperanti nel continente sudamericano, il tutto sempre molto difficile da decodificare.
Ecco allora che Fabrizio Lorusso, milanese, giornalista, ricercatore, in esilio volontario a Città del Messico da una dozzina di anni, ci viene in aiuto e ci accompagna alla scoperta di questa religione popolare messicana (che qualche voce importante del Vaticano ha definito un culto blasfemo) attraverso le 180 pagine del libro SANTA MUERTE – PATRONA DELL’UMANITA’ di Fabrizio Lorusso (Stampa Alternativa).
Recensione/segnalazione del libro Santa Muerte Patrona dell’Umanità nel Web Magazine Mi Caribe – Ass. Italiana Rapporti Culturali con Cuba e Caraibi: http://www.micaribe.it/2013/07/libri-nuovi-e-ripescati/










Dunque è meglio affondare la lama e scavare, punire chi alza la voce, beffarsi degli scioperi della fame e del mondo che ti osserva, incredulo. Patishtán è un detenuto politico, discriminato per la sua appartenenza a un gruppo etnico indigeno e per la sua militanza politica nella comunità de El Bosque, Chiapas, di cui è originario.




















