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Libri: Guatemala 1954-1996. Il genocidio dimenticato

Un libro che riassume la lunga stagione di sangue del Guatemala. Un breve saggio per conoscere la cruda realtà di un Paese e della sua guerra civile.

Con la lucidità e la puntualità del saggista, unita alla passionalità dell’uomo-scrittore-indigeno, l’autore traccia un sunto preciso dei crimini orrendi consumatisi in Guatemala tra il 1960 e il 1996, nel corso di una sanguinosa guerra civile che ha visto la popolazione opporsi a un regime di stampo militare. Uno dei tantissimi genocidi dimenticati, occultati, in un mondo in cui ciò che non “interessa” ai media, perché non strumentalizzabile, non fa notizia, e quindi “non esiste”. Ma i numeri parlano chiaro e non sono ignorabili: oltre 200.000 morti e 40.000 desaparecidos, su una popolazione di dieci milioni d’abitanti. Con coraggio, l’autore tenta di svegliare le coscienze assopite da un’informazione asservita e costringe ad aprire gli occhi su un’intollerabile realtà.
Erick Daniel Beltracchini è nato il 16 giugno del 1984 a Città del Guatemala. Vive a Pianello del Lario (CO). Ha conseguito la laurea specialistica in Scienze Storiche. Ha collaborato con Mario Marzi alla stesura de Il saxofono, Zecchini editore, 2009.
In copertina: Allegoria della Morte (Vanitas Vanitatum), Pinacoteca de la Profesa, Città del Messico.
Per info contattate l’autore all’indirizzo: erickbeltracchini@yahoo.it
Per ordinarlo alla casa editrice: ordini@ilfiloonline.it -
Il Triangolo delle Bermude messicano

[Una versione tascabile di questo pezzo è uscita sul quotidiano L’Unità del 9 ottobre 2011, F. L.]Il Messico ai tempi della guerra al narcotraffico, lanciata dal Presidente Felipe Calderón nel 2007 contro i cartelli della droga, sta sperimentando una triste serie di “effetti collaterali” legati all’esplosione della violenza e alla militarizzazione. Non si tratta né dei cinquantamila morti in cinque anni, attribuibili alle faide tra i narcos e alle operazioni speciali dell’esercito, della marina e della polizia federale, né delle duecentotrentamila persone costrette a fuggire dal Nord del paese in cerca di un’esistenza pacifica. Siamo di fronte a un fenomeno meno conosciuto ma dirompente: le statistiche fornite dalle procure e dal Governo parlano, infatti, di quasi sedicimila desaparecidos in tutto il paese dalla fine del 2006, vale a dire una media di 8 o 9 persone al giorno di cui si perdono completamente le tracce. Quasi un terzo di queste sparizioni, per la precisione 4.832, si concentrano in due stati settentrionali, il Nuevo León e il Tamaulipas, sconvolti dalla guerra tra il cartello del Golfo e quello degli Zetas, suo antico alleato e braccio armato.
Calderón ha dichiarato il 2011 “anno del turismo in Messico” e le cifre sulle visite dall’estero e le entrate di valuta straniera sembrerebbero dargli ragione. In effetti alcune aree vivono ancora in un relativo “stato di grazia”, ma la realtà per la popolazione di molte altre regioni del paese – e purtroppo sono sempre di più, dalla frontiera con gli USA a Guerrero nel Sud e Michoacán nel centro – stride con l’immagine della propaganda ufficiale.
Nella speranza che Wikipedia non venga distrutta dalle politiche liberticide annunciate dal nostro governo, mi permetto di citarne una voce che ci introduce al cosiddetto Triangolo delle Bermude o delle Bermuda contenuto nel titolo di questo articolo. “E’ una zona di mare di forma per l’appunto triangolare, i cui vertici sono a nord, il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude, a sud, l’estremo occidentale dell’isola di Porto Rico, e a ovest, la punta meridionale della penisola della Florida”. E ancora. “S’estende per circa 1.100.000 km2. La cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”. Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro bestseller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli UFO”.
Lungo il confine nordorientale del Messico con il Texas la realtà riesce quasi a superare l’immaginazione e le leggende. Esiste una regione ben precisa, oggi ribattezzata da alcuni quotidiani (vedi articoli del Excelsior) come il Triangolo delle Bermude messicano, in cui lo Stato federale ha perso buona parte delle sue prerogative. La sicurezza, l’uso della forza e la riscossione delle tasse sono passati, di fatto, in mano alle bande armate degli Zetas. Da una storpiatura del loro nome l’intero Nord-Est messicano è anche conosciuto con il nome di “Repubblica criminale di Zetania”, un territorio di trecentomila chilometri quadrati che s’estende a nord del ventunesimo parallelo e a est del meridiano 101, da San Luis Potosí al Golfo del Messico fino agli Stati Uniti. Il triangolo, invece, è una zona più limitata nel cuore di Zetania e si trova a ridosso della frontiera nella zona compresa tra le città di Reynosa, Monterrey e Nuevo Laredo. Questi due centri urbani sono collegati dall’autostrada 85D che viene sistematicamente evitata dai più abbienti e dai politici i quali preferiscono noleggiare costosi aerei privati anche per brevi spostamenti.Riporto alcuni estratti da un intervista (che uscirà su Carmilla integralmente la prossima settimana) all’ingegnere messicano Alfonso Moreno, che vive con la sua famiglia nella capitale e ha percorso e ripercorso quella strada decine di volte fino al chilometro 113 alla ricerca di suo figlio che è scomparso 8 mesi fa. “Il 27 gennaio Alejandro è partito da Città del Messico per Laredo, è uscito alle 7, ha fatto scala a Monterrey dove ha pranzato con un amico. Verso sera ha passato il casello di Sabinas Hidalgo e dopo ha trovato un falso posto di blocco, quindi ha mandato via Facebook un messaggio ma poi basta, è stato risucchiato dalla terra con la sua auto”.
Una volta era normale attraversare la frontiera tra Messico e Usa per fermarsi solo alcuni giorni a fare shopping nei mall o a cercare offerte di elettronica e prodotti informatici. “Ora quelle strade sono abbandonate e la gente ha paura, non ci va come prima. Era emozionato per quel viaggio con gli amici in Texas. Non sapevamo quanto fosse pericoloso il Nord”. Alejandro è ingegnere informatico e quel giorno era in macchina da solo, aveva comprato dei computer a Laredo per portarli a casa dopo le vacanze. Circola l’ipotesi per cui alcune cellule dei narcos rapiscono e impiegano gli informatici obbligandoli a lavorare per loro nelle telecomunicazioni e in attività di spionaggio. “Se Dio vuole, lo stanno facendo lavorare, speriamo che non ce l’abbiano ammazzato”.
Il fenomeno è diventato particolarmente preoccupante dall’inizio del 2010. Infatti, ben l’80% del totale delle sparizioni di viaggiatori e residenti è avvenuto negli ultimi due anni. Né gli inquirenti, né i familiari possono sapere con certezza se queste persone siano state sequestrate, uccise o assoldate dal crimine organizzato, da gruppi di tipo paramilitare o dagli elementi deviati delle forze dell’ordine che, nei territori del Messico profondo, sono spesso accusate di agire in connivenza con i criminali. L’autostrada 85D da Monterrey a Nuevo Laredo è dove maggiormente spariscono le persone, una vera e propria autopista de los desaparecidos.
Tre settimane fa la banda di tipo paramilitare dei mata-Zetas, che si presentano come protettori del popolo, ha rivendicato su Youtube l’uccisione e l’abbandono in mezzo a una strada di 35 presunti Zetas nel sobborgo di Bocas del Río, vicino a Veracruz. Venerdì scorso, a soli due giorni dall’avvio dell’operazione militare del Governo “Veracruz sicura”, la città è stata scossa dalla notizia di un altro ritrovamento da parte delle forze armate: 32 corpi senza vita nascosti in tre case di un quartiere altolocato e altri 4 gettati nella via pubblica di una zona popolare. Per finire (?) sabato scorso altri dieci cadaveri sono stati scoperti in altri spazi pubblici dei quartieri Laguna Verde e Boca del Río, a Veracruz.
Ci sono state alcune catture di presunti mata-Zetas, ma la situazione nell’ultimo mese sembra essere sfuggita di mano e la violenza scatenata dagli scontri tra i cartelli degli Zetas, del Golfo e della Familia Michoacana sulla costa atlantica s’è spostata dal settentrionale Tamaulipas, blindato da una massiccia presenza di militari e polizia federale, a Veracruz.
Il procuratore dello stato, Reynaldo Escobar, s’è dimesso la settimana scorsa e ci si prepara a scenari simili a quelli già visti nelle regioni settentrionali come Chihuahua e Nuevo León (ricordo solamente l’eccidio di 52 civili ad opera degli Zetas nel Casinò Royale di Monterrey lo scorso 25 agosto) . Il pericolo è che anche qui si normalizzino le mattanze, gli attentati, i sequestri di massa e le fosse comuni – o narco-fosse – usate per far sparire le vittime di questi crimini.
E’ probabile che la maggior parte dei desaparecidos finiscano in fosse comuni come quella scoperta nell’agosto 2010 a San Fernando, nel Tamaulipas, dov’erano interrati 72 migranti centroamericani. Altri vengono stipati in case utilizzate dai narcos per occultare armi, droga, persone sotto sequestro e cadaveri note come casas de seguridad. Altri ancora, forse, sono impiegati per alcuni mesi come tecnici.
“I ragazzi che scompaiono hanno un’età media tra i 20 e i 40 anni, tutta la gente che abbiamo incontrato nei nostri viaggi è giovane. Il governo deve intervenire subito”, ribadisce Alfonso Moreno. Se continua a crescere ai ritmi attuali, il numero dei narco-desaparecidos potrebbe lasciare un’eredità di vittime e sofferenze paragonabili a quelle dei periodi bui delle dittature nel Cono sud. “Chiediamo alle persone che hanno preso nostro figlio che ce lo restituiscano, con tutto il cuore è l’unica cosa che posso dire”: questo l’ultimo appello di Alfonso ai narcos e alle autorità. -
Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo

Nel 1936, la 205esima squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. Da lì “Ti faccio vedere i sorci verdi” significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi” all’Italia. Le sue campagne, i suoi motti, la sua propaganda hanno permeato il sentire popolare affermando una vera e propria egemonia culturale.
Quando le amministrazioni leghiste del Nordest hanno cercato di mettere al bando libri di autori italiani che in parte sono presenti in questo volume, è scattata una reazione collettiva che ha prodotto iniziative e dibattiti: “Scrittori contro il rogo”, attorno all’idea che i “roghi” costituiscano un colpo pesante alla democrazia. Sempre, a prescindere dal motivo che li ispira.
Ne è nata un’impresa collettiva e “militante”, questa, che ci restituisce con mirabile precisione quella cultura quotidiana, spesso metodica e paziente, che ha imbarbarito le relazioni sociali e umane e modificato il tessuto civile di questo paese.
“Sorci verdi” è un libro di racconti, non un saggio politico.
Uno spaccato di (dis)umanità, a volte descritto con ironia e leggerezza, come se una cinepresa fosse piantata negli occhi dei protagonisti, per raccontare un mondo di ordinario razzismo. Un libro che colpisce allo stomaco e spesso lo oltrepassa. E che, nonostante la fantasia e l’invenzione dei suoi personaggi, racconta un’Italia vera.Autori:
Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.Gli autori e le autrici di questo libro non hanno voluto alcun compenso. Gli eventuali utili di questo lavoro saranno destinati a sostenere la biblioteca del carcere di Padova. Ordinalo a questo Link
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LATINOAMERICA (La Canzone)

Per chi ama l’America Latina, mille motivi per viverla in un video
Di: Calle 13 Titolo: Latinoamérica (testo in spagnolo e italiano)
Guardalo anche qui a schermo intero dal sito ufficiale: LINK
Testo Soy, Soy lo que dejaron, soy toda la sobra de lo que se robaron. Un pueblo escondido en la cima, mi piel es de cuero por eso aguanta cualquier clima. Soy una fábrica de humo, mano de obra campesina para tu consumo Frente de frio en el medio del verano, el amor en los tiempos del cólera, mi hermano. El sol que nace y el día que muere, con los mejores atardeceres. Soy el desarrollo en carne viva, un discurso político sin saliva. Las caras más bonitas que he conocido, soy la fotografía de un desaparecido. Soy la sangre dentro de tus venas, soy un pedazo de tierra que vale la pena. soy una canasta con frijoles , soy Maradona contra Inglaterra anotándote dos goles. Soy lo que sostiene mi bandera, la espina dorsal del planeta es mi cordillera. Soy lo que me enseño mi padre, el que no quiere a su patria no quiere a su madre. Soy América latina, un pueblo sin piernas pero que camina. Tú no puedes comprar al viento. Tú no puedes comprar al sol. Tú no puedes comprar la lluvia. Tú no puedes comprar el calor. Tú no puedes comprar las nubes. Tú no puedes comprar los colores. Tú no puedes comprar mi alegría. Tú no puedes comprar mis dolores. Tengo los lagos, tengo los ríos. Tengo mis dientes pa` cuando me sonrío. La nieve que maquilla mis montañas. Tengo el sol que me seca y la lluvia que me baña. Un desierto embriagado con peyote un trago de pulque. Para cantar con los coyotes, todo lo que necesito. Tengo mis pulmones respirando azul clarito. La altura que sofoca. Soy las muelas de mi boca mascando coca. El otoño con sus hojas desmalladas. Los versos escritos bajo la noche estrellada. Una viña repleta de uvas. Un cañaveral bajo el sol en cuba. Soy el mar Caribe que vigila las casitas, Haciendo rituales de agua bendita. El viento que peina mi cabello. Soy todos los santos que cuelgan de mi cuello. El jugo de mi lucha no es artificial, Porque el abono de mi tierra es natural. Tú no puedes comprar al viento. Tú no puedes comprar al sol. Tú no puedes comprar la lluvia. Tú no puedes comprar el calor. Tú no puedes comprar las nubes. Tú no puedes comprar los colores. Tú no puedes comprar mi alegría. Tú no puedes comprar mis dolores. Você não pode comprar o vento Você não pode comprar o sol Você não pode comprar chuva Você não pode comprar o calor Você não pode comprar as nuvens Você não pode comprar as cores Você não pode comprar minha felicidade Você não pode comprar minha tristeza Tú no puedes comprar al sol. Tú no puedes comprar la lluvia. (Vamos dibujando el camino, vamos caminando) No puedes comprar mi vida. MI TIERRA NO SE VENDE. Trabajo en bruto pero con orgullo, Aquí se comparte, lo mío es tuyo. Este pueblo no se ahoga con marullos, Y si se derrumba yo lo reconstruyo. Tampoco pestañeo cuando te miro, Para q te acuerdes de mi apellido. La operación cóndor invadiendo mi nido, ¡Perdono pero nunca olvido! (Vamos caminando) Aquí se respira lucha. (Vamos caminando) Yo canto porque se escucha. Aquí estamos de pie ¡Que viva Latinoamérica! No puedes comprar mi vida.Directores Jorge Carmona y Milovan Radovic
Calle 13 – Latinoamerica ft. Totó La Momposina, Susana Baca & María Rita
Sono, sono quel che han lasciato / sono tutti gli avanzi di ciò che hanno rubato / Un popolo nascosto sulla cima / la mia pelle è di cuoio / per questo resiste a qualunque clima / Sono una fabbrica di fumo / manodopera contadina per il tuo consumoFronte freddo nel mezzo dell’estate / l’amore ai tempi del colera, fratello mio / Il sole che nasce e il giorno che muore / con i migliori tramonti / Sono lo sviluppo in carne viva / un discorso politico senza saliva / I visi più belli che abbia mai visto / sono la fotografia di un desaparecido / Sono il sangue dentro alle tue vene / sono un pezzo di terra che vale la pena / Sono un cestino di fagioli /
Sono Maradona contro l’Inghilterra che fa due gol / Sono ciò che tiene su la mia bandiera / la spina dorsale del pianeta è la mia cordigliera / Sono ciò che m’ha insegnato mio padre / quello che non ama la sua patria e non ama sua madre / Sono l’America Latina / un popolo senza gambe ma che cammina
Tu non puoi comprare il vento / Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / Tu non puoi comprare il calore / Tu non puoi comprare le nuvole / Tu non puoi comprare i colori / Tu non puoi comprare la mia allegria / Tu non puoi comprare i miei dolori.
Ho i laghi, ho i fiumi / ho i miei denti per quando sorrido / La neve che trucca le mie montagne / Ho il sole che mi asciuga e la pioggia che mi bagna / Un deserto ubriaco di peyote un sorso di pulque / per cantare con i coyotes / tutto ciò di cui ho bisogno / Ho i polmoni che respirano l’azzurro chiaro /
L’altitudine che soffoca / Sono i molari della mia bocca che masticano coca / L’autunno con le sue foglie sfilacciate / Una vigna strapiena d’uva / un canneto sotto il sole di Cuba / Sono il Mar dei Caraibi che vigila sulle casette / facendo rituali con l’acqua benedetta / il vento che mi pettina i capelli / Sono tutti i santi che che mi tengo appesi al collo / Il succo della mia lotta non è artificiale / perché il concime della mia terra è naturale /
Tu non puoi comprare il vento / Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / Tu non puoi comprare il calore / Tu non puoi comprare le nuvole / Tu non puoi comprare i colori / Tu non puoi comprare la mia allegria / Tu non puoi comprare i miei dolori.
Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / (Tracciamo il cammino, continuiamo a camminare) / Non puoi comprare la mia vita / La mia terra non si vende
Lavoro duro ma con orgoglio/ qui si condivide, ciò che è mio è tuo / Questo popolo non affoga con una mareggiata / e se crolla io lo ricostruisco / E non ammicco quando ti guardo / per farti ricordare il mio cognome / L’Operazione Condor, invadendo il mio nido / Perdono ma non dimentico mai!
(continuiamo a camminare) Qui si respira la lotta (continuiamo a camminare) Io canto perché di sente / Qui stiamo in piedi / Viva Latinoamerica! / Non puoi comprare la mia vita.
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Città del Messico: meno inquinata di Milano e Torino?

Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità possiamo dare per sfatato il mito che Città del Messico si portava dietro dagli anni ottanta: non è la più inquinata del mondo, anzi. La quantità, misurata in microgrammi, di particelle solide e liquide ultrasottili, note come PM2,5 (cioè di diametro inferiore ai 2,5 micrometri), mostra un valore migliore di quello che registrano Torino (34,7 microgrammi di particelle per metro cubo) e Milano (31,7), per esempio. Mexico City registra, infatti, “solo” 24,5 particelle per metro cubo. In questa stessa categoria le due città più inquinate d’Italia hanno un’aria comparabile a quella di Lima (34,4) in Perù e di Santiago del Cile (31,7); sono peggiori della brasiliana San Paolo (15) e di Quito (19,4), capitale dell’Ecuador.
Le particelle più grandi, le PM 10 (inferiori ai 10 micrometri), sono invece piuttosto elevate nella capitale messicana, 52 microgrammi per metro cubo, ma non superano più le altre megalopoli latino americane come le colombiane Bogotà (77 parti per metro cubo) e Medellín (68), Santiago (69) o Lima (78). Fa un po’ meglio Buenos Aires con un PM10 di 38 che si avvicina alle medie elevate e pericolose di Milano (44), Napoli (44) e Torino (47). Considerando che Città del Messico, coi suoi 25 milioni di abitanti e 6 milioni di autoveicoli, resta l’agglomerato urbano più grande del mondo per estensione e il secondo più popoloso dopo Tokio (che ha circa 30 milioni di abitanti) il risultato non è così disdicevole! A questo link un po’ di pagine utili della OMS coi dati e le mappe sull’inquinamento per ogni paese e città. -
1 Ottobre: Messico in Italia, evento a L’Aquila

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Penalizzazione dell’aborto in Messico

Proprio nella Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, il 28 settembre, la Corte Suprema messicana, il massimo tribunale del paese, ha annullato le speranze di milioni di attivisti e attiviste che da anni lottano per il riconoscimento dei diritti delle donne in America Latina. La Corte ha infatti sancito la costituzionalità della riforma che lo Stato della Bassa California aveva approvato per garantire il diritto alla vita a partire dal momento della concezione. In questo modo diventa un reato perseguibile penalmente qualunque tipo di interruzione della gravidanza e non importano le cause e le condizioni di ogni singolo caso.
Ci volevano 8 voti ma i giudici a favore dell’abrogazione della riforma erano solo 7. Amnisty International ha definito la decisione come un passo indietro per i diritti delle donne e delle ragazze in Messico. Ieri la Corte s’è espressa anche su un’analoga riforma approvata nello stato centrale del San Luis Potosí mantenendola in vigore: si apre quindi la porta a riforme simili che la Corte non potrà mai invalidare dato che non ha una maggioranza di membri a favore e quindi, stato per stato, si potrebbe arrivare alla penalizzazione dell’aborto in tutto il paese. Il voto decisivo è stato emesso dal giudice Jorge Mario Pardo che nel febbraio scorso era stato nominato dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón e sostenuto dal suo partito, il conservatore PAN (Partido Acción Nacional).
Ogni governo locale potrà stabilire con il placet della Corte quando si deve fissare l’inizio della vita e quando cominciano ad esistere i diritti costituzionali. Solo a Città del Messico è possibile praticare legalmente l’interruzione di gravidanza che è stata depenalizzata nell’aprile del 2007: la maggiore trasparenza e il diritto all’assistenza medica, seguiti alla legalizzazione, ha avvicinato la capitale del Messico ai tassi di mortalità (quasi nulli) dei paesi che hanno normato e permesso questa pratica.





Sono nati gli stessi dubbi sulla stampa messicana anche il 13 settembre scorso in seguito al ritrovamento di due persone mutilate e uccise, definite come “blogger” o utenti di “twitter” (il che non ci dice molto sulle loro attività e sul perché i narcos li volessero morti; la vera tragedia è che forse vengono uccisi solo per scopi dimostrativi…): si trattava di un uomo di 28 anni e una donna di 25, assassinati e poi appesi da un ponte sempre a Nuevo Laredo, e sempre con dei messaggi di minaccia contro chi osa parlare degli affari delle mafie locali.



