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  • Libri: Guatemala 1954-1996. Il genocidio dimenticato

    Libri: Guatemala 1954-1996. Il genocidio dimenticato

    Un libro che riassume la lunga stagione di sangue del Guatemala. Un breve saggio per conoscere la cruda realtà di un Paese e della sua guerra civile.

    Con la lucidità e la puntualità del saggista, unita alla passionalità dell’uomo-scrittore-indigeno, l’autore traccia un sunto preciso dei crimini orrendi consumatisi in Guatemala tra il 1960 e il 1996, nel corso di una sanguinosa guerra civile che ha visto la popolazione opporsi a un regime di stampo militare. Uno dei tantissimi genocidi dimenticati, occultati, in un mondo in cui ciò che non “interessa” ai media, perché non strumentalizzabile, non fa notizia, e quindi “non esiste”. Ma i numeri parlano chiaro e non sono ignorabili: oltre 200.000 morti e 40.000 desaparecidos, su una popolazione di dieci milioni d’abitanti. Con coraggio, l’autore tenta di svegliare le coscienze assopite da un’informazione asservita e costringe ad aprire gli occhi su un’intollerabile realtà.

    Erick Daniel Beltracchini è nato il 16 giugno del 1984 a Città del Guatemala. Vive a Pianello del Lario (CO). Ha conseguito la laurea specialistica in Scienze Storiche. Ha collaborato con Mario Marzi alla stesura de Il saxofono, Zecchini editore, 2009.

    In copertina: Allegoria della Morte (Vanitas Vanitatum), Pinacoteca de la Profesa, Città del Messico.

    Per info contattate l’autore all’indirizzo: erickbeltracchini@yahoo.it
    Per ordinarlo alla casa editrice: ordini@ilfiloonline.it

  • Il Triangolo delle Bermude messicano

    Il Triangolo delle Bermude messicano

    [Una versione tascabile di questo pezzo è uscita sul quotidiano L’Unità del 9 ottobre 2011, F. L.]

    Il Messico ai tempi della guerra al narcotraffico, lanciata dal Presidente Felipe Calderón nel 2007 contro i cartelli della droga, sta sperimentando una triste serie di “effetti collaterali” legati all’esplosione della violenza e alla militarizzazione. Non si tratta né dei cinquantamila morti in cinque anni, attribuibili alle faide tra i narcos e alle operazioni speciali dell’esercito, della marina e della polizia federale, né delle duecentotrentamila persone costrette a fuggire dal Nord del paese in cerca di un’esistenza pacifica. Siamo di fronte a un fenomeno meno conosciuto ma dirompente: le statistiche fornite dalle procure e dal Governo parlano, infatti, di quasi sedicimila desaparecidos in tutto il paese dalla fine del 2006, vale a dire una media di 8 o 9 persone al giorno di cui si perdono completamente le tracce. Quasi un terzo di queste sparizioni, per la precisione 4.832, si concentrano in due stati settentrionali, il Nuevo León e il Tamaulipas, sconvolti dalla guerra tra il cartello del Golfo e quello degli Zetas, suo antico alleato e braccio armato.

    Calderón ha dichiarato il 2011 “anno del turismo in Messico” e le cifre sulle visite dall’estero e le entrate di valuta straniera sembrerebbero dargli ragione. In effetti alcune aree vivono ancora in un relativo “stato di grazia”, ma la realtà per la popolazione di molte altre regioni del paese – e purtroppo sono sempre di più, dalla frontiera con gli USA a Guerrero nel Sud e Michoacán nel centro – stride con l’immagine della propaganda ufficiale.
    Nella speranza che Wikipedia non venga distrutta dalle politiche liberticide annunciate dal nostro governo, mi permetto di citarne una voce che ci introduce al cosiddetto Triangolo delle Bermude o delle Bermuda contenuto nel titolo di questo articolo. “E’ una zona di mare di forma per l’appunto triangolare, i cui vertici sono a nord, il punto più meridionale della costa dell’arcipelago delle Bermude, a sud, l’estremo occidentale dell’isola di Porto Rico, e a ovest, la punta meridionale della penisola della Florida”. E ancora. “S’estende per circa 1.100.000 km2. La cultura popolare ha fatto sì che nascesse la convinzione che si fossero verificati dal 1800 in poi numerosi episodi di sparizioni di navi e aeromobili, motivo per cui alcuni autori hanno soprannominato la zona “Triangolo maledetto” o “Triangolo del diavolo”. Il triangolo ha vissuto particolare popolarità nei media soprattutto a partire dal libro bestseller Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) del 1974 di Charles Berlitz, secondo il quale nella zona avverrebbero misteriosi fenomeni che sono stati accostati al paranormale e agli UFO”.
    Triangolo.jpgLungo il confine nordorientale del Messico con il Texas la realtà riesce quasi a superare l’immaginazione e le leggende. Esiste una regione ben precisa, oggi ribattezzata da alcuni quotidiani (vedi articoli del Excelsior) come il Triangolo delle Bermude messicano, in cui lo Stato federale ha perso buona parte delle sue prerogative. La sicurezza, l’uso della forza e la riscossione delle tasse sono passati, di fatto, in mano alle bande armate degli Zetas. Da una storpiatura del loro nome l’intero Nord-Est messicano è anche conosciuto con il nome di “Repubblica criminale di Zetania”, un territorio di trecentomila chilometri quadrati che s’estende a nord del ventunesimo parallelo e a est del meridiano 101, da San Luis Potosí al Golfo del Messico fino agli Stati Uniti. Il triangolo, invece, è una zona più limitata nel cuore di Zetania e si trova a ridosso della frontiera nella zona compresa tra le città di Reynosa, Monterrey e Nuevo Laredo. Questi due centri urbani sono collegati dall’autostrada 85D che viene sistematicamente evitata dai più abbienti e dai politici i quali preferiscono noleggiare costosi aerei privati anche per brevi spostamenti.

    Riporto alcuni estratti da un intervista (che uscirà su Carmilla integralmente la prossima settimana) all’ingegnere messicano Alfonso Moreno, che vive con la sua famiglia nella capitale e ha percorso e ripercorso quella strada decine di volte fino al chilometro 113 alla ricerca di suo figlio che è scomparso 8 mesi fa. “Il 27 gennaio Alejandro è partito da Città del Messico per Laredo, è uscito alle 7, ha fatto scala a Monterrey dove ha pranzato con un amico. Verso sera ha passato il casello di Sabinas Hidalgo e dopo ha trovato un falso posto di blocco, quindi ha mandato via Facebook un messaggio ma poi basta, è stato risucchiato dalla terra con la sua auto”.

    Una volta era normale attraversare la frontiera tra Messico e Usa per fermarsi solo alcuni giorni a fare shopping nei mall o a cercare offerte di elettronica e prodotti informatici. “Ora quelle strade sono abbandonate e la gente ha paura, non ci va come prima. Era emozionato per quel viaggio con gli amici in Texas. Non sapevamo quanto fosse pericoloso il Nord”. Alejandro è ingegnere informatico e quel giorno era in macchina da solo, aveva comprato dei computer a Laredo per portarli a casa dopo le vacanze. Circola l’ipotesi per cui alcune cellule dei narcos rapiscono e impiegano gli informatici obbligandoli a lavorare per loro nelle telecomunicazioni e in attività di spionaggio. “Se Dio vuole, lo stanno facendo lavorare, speriamo che non ce l’abbiano ammazzato”.
    carteles-droga-mexico.jpgIl fenomeno è diventato particolarmente preoccupante dall’inizio del 2010. Infatti, ben l’80% del totale delle sparizioni di viaggiatori e residenti è avvenuto negli ultimi due anni. Né gli inquirenti, né i familiari possono sapere con certezza se queste persone siano state sequestrate, uccise o assoldate dal crimine organizzato, da gruppi di tipo paramilitare o dagli elementi deviati delle forze dell’ordine che, nei territori del Messico profondo, sono spesso accusate di agire in connivenza con i criminali. L’autostrada 85D da Monterrey a Nuevo Laredo è dove maggiormente spariscono le persone, una vera e propria autopista de los desaparecidos.
    Tre settimane fa la banda di tipo paramilitare dei mata-Zetas, che si presentano come protettori del popolo, ha rivendicato su Youtube l’uccisione e l’abbandono in mezzo a una strada di 35 presunti Zetas nel sobborgo di Bocas del Río, vicino a Veracruz. Venerdì scorso, a soli due giorni dall’avvio dell’operazione militare del Governo “Veracruz sicura”, la città è stata scossa dalla notizia di un altro ritrovamento da parte delle forze armate: 32 corpi senza vita nascosti in tre case di un quartiere altolocato e altri 4 gettati nella via pubblica di una zona popolare. Per finire (?) sabato scorso altri dieci cadaveri sono stati scoperti in altri spazi pubblici dei quartieri Laguna Verde e Boca del Río, a Veracruz.
    Ci sono state alcune catture di presunti mata-Zetas, ma la situazione nell’ultimo mese sembra essere sfuggita di mano e la violenza scatenata dagli scontri tra i cartelli degli Zetas, del Golfo e della Familia Michoacana sulla costa atlantica s’è spostata dal settentrionale Tamaulipas, blindato da una massiccia presenza di militari e polizia federale, a Veracruz.
    MapaMex.jpgIl procuratore dello stato, Reynaldo Escobar, s’è dimesso la settimana scorsa e ci si prepara a scenari simili a quelli già visti nelle regioni settentrionali come Chihuahua e Nuevo León (ricordo solamente l’eccidio di 52 civili ad opera degli Zetas nel Casinò Royale di Monterrey lo scorso 25 agosto) . Il pericolo è che anche qui si normalizzino le mattanze, gli attentati, i sequestri di massa e le fosse comuni – o narco-fosse – usate per far sparire le vittime di questi crimini.
    E’ probabile che la maggior parte dei desaparecidos finiscano in fosse comuni come quella scoperta nell’agosto 2010 a San Fernando, nel Tamaulipas, dov’erano interrati 72 migranti centroamericani. Altri vengono stipati in case utilizzate dai narcos per occultare armi, droga, persone sotto sequestro e cadaveri note come casas de seguridad. Altri ancora, forse, sono impiegati per alcuni mesi come tecnici.
    “I ragazzi che scompaiono hanno un’età media tra i 20 e i 40 anni, tutta la gente che abbiamo incontrato nei nostri viaggi è giovane. Il governo deve intervenire subito”, ribadisce Alfonso Moreno. Se continua a crescere ai ritmi attuali, il numero dei narco-desaparecidos potrebbe lasciare un’eredità di vittime e sofferenze paragonabili a quelle dei periodi bui delle dittature nel Cono sud. “Chiediamo alle persone che hanno preso nostro figlio che ce lo restituiscano, con tutto il cuore è l’unica cosa che posso dire”: questo l’ultimo appello di Alfonso ai narcos e alle autorità.

  • Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo

    Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo

    Nel 1936, la 205esima squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. Da lì “Ti faccio vedere i sorci verdi” significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi” all’Italia. Le sue campagne, i suoi motti, la sua propaganda hanno permeato il sentire popolare affermando una vera e propria egemonia culturale.
    Quando le amministrazioni leghiste del Nordest hanno cercato di mettere al bando libri di autori italiani che in parte sono presenti in questo volume, è scattata una reazione collettiva che ha prodotto iniziative e dibattiti: “Scrittori contro il rogo”, attorno all’idea che i “roghi” costituiscano un colpo pesante alla democrazia. Sempre, a prescindere dal motivo che li ispira.
    Ne è nata un’impresa collettiva e “militante”, questa, che ci restituisce con mirabile precisione quella cultura quotidiana, spesso metodica e paziente, che ha imbarbarito le relazioni sociali e umane e modificato il tessuto civile di questo paese.
    “Sorci verdi” è un libro di racconti, non un saggio politico.
    Uno spaccato di (dis)umanità, a volte descritto con ironia e leggerezza, come se una cinepresa fosse piantata negli occhi dei protagonisti, per raccontare un mondo di ordinario razzismo. Un libro che colpisce allo stomaco e spesso lo oltrepassa. E che, nonostante la fantasia e l’invenzione dei suoi personaggi, racconta un’Italia vera.

    Autori:
    Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.

    Gli autori e le autrici di questo libro non hanno voluto alcun compenso. Gli eventuali utili di questo lavoro saranno destinati a sostenere la biblioteca del carcere di Padova. Ordinalo a questo  Link

  • Encuentro para los amantes de Chilangolandia

    Encuentro para los amantes de Chilangolandia

    Para los amantes del DF y su historia, el evento.  12-13 octubre

    Per gli appassionati di Città del Messico e la sua storia, l’evento.

    + Info Evento: LINK

     

     

     

     

  • Narco attacco ai social network in Messico?

    Narco attacco ai social network in Messico?

    NenaLaredoMSG.jpg

    A Nuevo Laredo, città di frontiera tra Messico e Stati Uniti, nella mattinata di sabato 24 settembre i genitori che accompagnavano i figli a scuola hanno fatto una macabra scoperta. Sul prato intorno al monumento a Cristoforo Colombo giaceva il corpo senza vita della giornalista María Elizabeth Macías, caporedattrice del quotidiano localePrimera Hora. La donna, di 39 anni, usava il nicknameNena de Laredo, Ragazza o Bambina di Laredo, per diffondere notizie in tempo reale tramite i social network e i blog dedicati al narcotraffico. “Ok. Nuevo Laredo dal vivo e i social network. Sono la Ragazza di Laredo e sono qui per i miei report e i vostri. Per chi ancora non ci crede, m’è successo questo per aver creduto nell’esercito e nella marina”, dice il messaggio redatto dai sicari degli Zetas, il cártel che controlla la zona del confine con il Texas e del Golfo del Messico e che sta allargando la sua sfera d’influenza sempre più a sud e a ovest, da Guadalajara a San Luis Potosì e Veracruz.

    Gli 80 omicidi di giornalisti tra il 2000 e il 2011 fanno del Messico uno dei paesi più pericolosi per l’esercizio di questa professione. In particolare la situazione della frontiera nordorientale, negli stati del Tamaulipas e il Nuevo León, è drammatica a causa della militarizzazione, dell’insicurezza sulle autostrade (4832 desaparecidos in 20 mesi) e della guerra tra il cartello dei narcos del Golfo e quello degli Zetas per il dominio dei territori che fanno da corridoio per la cocaina e la marijuana dirette negli Usa. La minaccia sembra riguardare specialmente chi diffonde su Internet le foto, i tweet e i video sui narcos che sono censurati dagli altri media per paura di rappresaglie. I blog pubblicano tutto il materiale che gli viene inviato, compresi i dettagli sui centri di stoccaggio e smercio della droga e altri dati utili per le autorità, mentre spesso i giornali, soprattutto se sono piccoli e di rilevanza locale, non osano tanto e rischiano davvero grosso.

    Non è facile tracciare le origini dei siti internet che si occupano di narcos né si riesce a capire se sono gestiti dalla polizia, da giornalisti o da semplici cittadini, ma le immagini truculente e inedite presenti su questi portali fanno pensare che gli stessi narcos li usino per trasmettere avvertimenti e messaggi di terrore al governo, alla popolazione e ai rivali. Le scene di decapitazioni e torture videoregistrate abbondano e l’origine esatta dei video resta sconosciuta. E’ innegabile, comunque, che siano un canale di comunicazione privilegiato tra bande e cartelli rivali oltre che un mezzo d’informazione e scambio per gli internauti che possono interagire in chat, coi commenti o postando video. Per esempio il gruppo paramilitare dei Mata-Zetas (=gli ammazza-Zetas), probabilmente legato al potente cartello di Sinaloa, è finito su tutti i giornali e in TV in seguito all’invio, via blog del narco, di un comunicato video in cui dichiara di aver ucciso e gettato per strada 35 pesone a Veracruz perché erano membri o complici del cartello degli Zetas di cui sono i più acerrimi nemici. Si fa riferimento a una terribile mattanza avvenuta il 20 settembre scorso in un sobborgo “per bene”, Boca del Río, situato a pochi chilometri da Veracruz, sulla costa atlantica. La stampa italiana ha riportato i fatti in alcune note anche se, come spesso accade quando si parla di paesi ritenuti “lontani o esotici”, lo ha fatto in modo fuorviante e pittoresco come sottolinea il giornalista Federico Mastrogiovanni in un post critico e doveroso (intitolato “Se non ci sono trans e mignotte”) sul suo blog.
    I cosiddetti narco-blog più visitati sono il Blog del NarcoAl rojo vivoMundo Narco Nuevo Laredo en vivo. Sulla home page di questo portale è comparso un fiocco nero in segno di lutto dedicato alla scomparsa María, La Nena. La testata per cui lavorava è di proprietà del sindaco di Nuevo Laredo, Benjamín Galván, del Partido Revolucionario Institucional (il partito che per oltre 70 anni ha dominato in Messico e che, dopo le sconfitte alle presidenziali del 2000 e del 2006, sembra poter tornare al potere nel 2012), per cui, oltre alla pista della vendetta personale ai danni della redattrice, si ipotizzano eventuali ragioni politiche o economiche.

    “E’ troppo presto per sapere se il crimine è motivato da presunte attività della giornalista su Internet o se il messaggio dei criminali è un depistaggio”, ha dichiarato il rappresentante del Comitato per la Protezione dei Giornalisti, Mike O’Connor. Sebbene sia piuttosto attraente a livello mediatico l’idea di denunciare un narco-attacco ai blogger e ai social network e vi siano alcune tracce, tra cui i messaggi lasciati dagli assassini vicino alle vittime, di questa intenzione repressiva da parte del crimine organizzato, non ci sono ancora delle prove o indagini concluse sul caso. texas_mexico.jpgSono nati gli stessi dubbi sulla stampa messicana anche il 13 settembre scorso in seguito al ritrovamento di due persone mutilate e uccise, definite come “blogger” o utenti di “twitter” (il che non ci dice molto sulle loro attività e sul perché i narcos li volessero morti; la vera tragedia è che forse vengono uccisi solo per scopi dimostrativi…): si trattava di un uomo di 28 anni e una donna di 25, assassinati e poi appesi da un ponte sempre a Nuevo Laredo, e sempre con dei messaggi di minaccia contro chi osa parlare degli affari delle mafie locali.
    In realtà le vittime erano semplicemente degli utenti di Twitter, ma sono diventate “l’esempio di ciò che potrà succedere a tutti gli internauti”, dice il monito dei narcos affisso sul cavalcavia. Insieme ai giornalisti anche il popolo dei social network potrebbe essere vittima di una persecuzione, un po’ com’era già successo con un altro gruppo a rischio, i cantanti di musica ranchera e corrido che nelle canzoni celebrano le gesta dei narcos e spesso hanno la loro approvazione prima della registrazione dei brani. Nel 2008 il Messico pianse la morte violenta di Sergio Gómez, anima della band K-Paz de la sierra, e la scomparsa dell’idolo Valentín Elizalde, ucciso dopo un concerto. Allora si parlò della “maledizione dei cantanti” cercando di sviare l’attenzione dal problema della violenza che ora sta colpendo duramente anche Internet e la libertà di espressione.

    [Una versione ridotta di questo articolo è apparsa sul quotidiano L’Unità del 29 settembre scorso, Fabrizio Lorusso]

  • Sorci Verdi. Presentazione in anteprima a Roma

    Sorci Verdi. Presentazione in anteprima a Roma

    Dal 19 ottobre sarà in libreria Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo (Ed. Alegre), raccolta di racconti di 17 brillanti scrittori. Domenica 9 ottobre presentazione in anteprima a Roma. Si tratta di diciassette racconti per sprofondare negli abissi padani  di: Giulia Blasi, Annalisa Bruni, Giuseppe Ciarallo, Giovanna Cracco, Alessandra Daniele, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Angelo Ferracuti, Fabrizio Lorusso, Davide Malesi, Stefania Nardini, Valeria Parrella, Walter G. Pozzi, Alberto Prunetti, Stefano Tassinari, Massimo Vaggi, Lello Voce.

    Nel 1936, la 205° squadriglia della Regia aeronautica adottò come stemma tre sorci verdi. “Ti faccio vedere i sorci verdi” da allora significa dare filo da torcere, sconfiggere, umiliare. Negli ultimi venti anni la Lega Nord ha certamente fatto vedere “i sorci verdi” all’Italia. Le sue campagne, i suoi motti, la sua propaganda hanno permeato il sentire popolare affermando una vera e propria egemonia culturale.

    Questo libro, attraverso diciassette racconti, rappresenta una narrazione collettiva di umori, pensieri profondi, desideri e speranze di una parte del nostro paese che ha coltivato ansie xenofobe, sogni di secessione ma che si è anche radicata nel potere politico locale e nazionale.

    Gli autori e le autrici, firme importanti della narrativa contemporanea, si sono ritrovati insieme quando le amministrazioni leghiste del Nordest hanno cercato di mettere al bando i libri di diversi autori italiani. Nacque allora “Scrittori contro il rogo”, all’interno del quale è scaturita l’idea di questo libro.
    Un’impresa collettiva e “militante” che, nonostante i personaggi di fantasia, racconta un’Italia vera.

    Gli autori e le autrici non hanno voluto alcun compenso. Gli eventuali utili di questo lavoro saranno destinati a sostenere la biblioteca del carcere di Padova.

    Il libro sarà presentato in anteprima a Roma domenica 9 ottobre alle ore 19.00 al Festival “Mal di Libri”, presso il Circolo Arci Forte Fanfulla, a via Fanfulla 5 (Pigneto).

    Interverranno: Giulia Blasi, Davide Malesi, Stefania Nardini e Massimo Vaggi.   

    Guarda la scheda del libro

  • LATINOAMERICA (La Canzone)

    LATINOAMERICA (La Canzone)

    Per chi ama l’America Latina, mille motivi per viverla in un video

    Di: Calle 13     Titolo: Latinoamérica  (testo in spagnolo e italiano)

    Guardalo anche qui a schermo intero dal sito ufficiale: LINK

    Testo
    Soy,
    Soy lo que dejaron,
    soy toda la sobra de lo que se robaron.
    Un pueblo escondido en la cima,
    mi piel es de cuero por eso aguanta cualquier clima.
    Soy una fábrica de humo,
    mano de obra campesina para tu consumo
    Frente de frio en el medio del verano,
    el amor en los tiempos del cólera, mi hermano.
    El sol que nace y el día que muere,
    con los mejores atardeceres.
    Soy el desarrollo en carne viva,
    un discurso político sin saliva.
    Las caras más bonitas que he conocido,
    soy la fotografía de un desaparecido.
    Soy la sangre dentro de tus venas,
    soy un pedazo de tierra que vale la pena.
    soy una canasta con frijoles ,
    soy Maradona contra Inglaterra anotándote dos goles.
    Soy lo que sostiene mi bandera,
    la espina dorsal del planeta es mi cordillera.
    Soy lo que me enseño mi padre,
    el que no quiere a su patria no quiere a su madre.
    Soy América latina,
    un pueblo sin piernas pero que camina.
    
    Tú no puedes comprar al viento.
    Tú no puedes comprar al sol.
    Tú no puedes comprar la lluvia.
    Tú no puedes comprar el calor.
    Tú no puedes comprar las nubes.
    Tú no puedes comprar los colores.
    Tú no puedes comprar mi alegría.
    Tú no puedes comprar mis dolores.
    
    Tengo los lagos, tengo los ríos.
    Tengo mis dientes pa` cuando me sonrío.
    La nieve que maquilla mis montañas.
    Tengo el sol que me seca  y la lluvia que me baña.
    Un desierto embriagado con peyote un trago de pulque.
    Para cantar con los coyotes, todo lo que necesito.
    Tengo mis pulmones respirando azul clarito.
    La altura que sofoca.
    Soy las muelas de mi boca mascando coca.
    El otoño con sus hojas desmalladas.
    Los versos escritos bajo la noche estrellada.
    Una viña repleta de uvas.
    Un cañaveral bajo el sol en cuba.
    Soy el mar Caribe que vigila las casitas,
    Haciendo rituales de agua bendita.
    El viento que peina mi cabello.
    Soy todos los santos que cuelgan de mi cuello.
    El jugo de mi lucha no es artificial,
    Porque el abono de mi tierra es natural.
    
    Tú no puedes comprar al viento.
    Tú no puedes comprar al sol.
    Tú no puedes comprar la lluvia.
    Tú no puedes comprar el calor.
    Tú no puedes comprar las nubes.
    Tú no puedes comprar los colores.
    Tú no puedes comprar mi alegría.
    Tú no puedes comprar mis dolores.
    
    Você não pode comprar o vento
    Você não pode comprar o sol
    Você não pode comprar chuva
    Você não pode comprar o calor
    Você não pode comprar as nuvens
    Você não pode comprar as cores
    Você não pode comprar minha felicidade
    Você não pode comprar minha tristeza
    
    Tú no puedes comprar al sol.
    Tú no puedes comprar la lluvia.
    (Vamos dibujando el camino,
    vamos caminando)
    No puedes comprar mi vida.
    MI TIERRA NO SE VENDE.
    
    Trabajo en bruto pero con orgullo,
    Aquí se comparte, lo mío es tuyo.
    Este pueblo no se ahoga con marullos,
    Y si se derrumba yo lo reconstruyo.
    Tampoco pestañeo cuando te miro,
    Para q te acuerdes de mi apellido.
    La operación cóndor invadiendo mi nido,
    ¡Perdono pero nunca olvido!
    
    (Vamos caminando)
    Aquí se respira lucha.
    (Vamos caminando)
    Yo canto porque se escucha.
    
    Aquí estamos de pie
    ¡Que viva Latinoamérica!
    
    No puedes comprar mi vida.

    Directores Jorge Carmona y Milovan Radovic

    Calle 13 – Latinoamerica ft. Totó La Momposina, Susana Baca & María Rita

    Sono, sono quel che han lasciato / sono tutti gli avanzi di ciò che hanno rubato / Un popolo nascosto sulla cima / la mia pelle è di cuoio / per questo resiste a qualunque clima / Sono una fabbrica di fumo / manodopera contadina per il tuo consumo

    Fronte freddo nel mezzo dell’estate / l’amore ai tempi del colera, fratello mio / Il sole che nasce e il giorno che muore / con i migliori tramonti / Sono lo sviluppo in carne viva / un discorso politico senza saliva / I visi più belli che abbia mai visto / sono la fotografia di un desaparecido / Sono il sangue dentro alle tue vene / sono un pezzo di terra che vale la pena / Sono un cestino di fagioli /

    Sono Maradona contro l’Inghilterra che fa due gol / Sono ciò che tiene su la mia bandiera / la spina dorsale del pianeta è la mia cordigliera / Sono ciò che m’ha insegnato mio padre / quello che non ama la sua patria e non ama sua madre / Sono l’America Latina / un popolo senza gambe ma che cammina

    Tu non puoi comprare il vento / Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / Tu non puoi comprare il calore / Tu non puoi comprare le nuvole / Tu non puoi comprare i colori / Tu non puoi comprare la mia allegria / Tu non puoi comprare i miei dolori.

    Ho i laghi, ho i fiumi / ho i miei denti per quando sorrido / La neve che trucca le mie montagne / Ho il sole che mi asciuga e la pioggia che mi bagna / Un deserto ubriaco di peyote un sorso di pulque / per cantare con i coyotes / tutto ciò di cui ho bisogno / Ho i polmoni che respirano l’azzurro chiaro /

    L’altitudine che soffoca / Sono i molari della mia bocca che masticano coca / L’autunno con le sue foglie sfilacciate / Una vigna strapiena d’uva / un canneto sotto il sole di Cuba / Sono il Mar dei Caraibi che vigila sulle casette / facendo rituali con l’acqua benedetta / il vento che mi pettina i capelli / Sono tutti i santi che che mi tengo appesi al collo / Il succo della mia lotta non è artificiale / perché il concime della mia terra è naturale /

    Tu non puoi comprare il vento / Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / Tu non puoi comprare il calore / Tu non puoi comprare le nuvole / Tu non puoi comprare i colori / Tu non puoi comprare la mia allegria / Tu non puoi comprare i miei dolori.

    Tu non puoi comprare il sole / Tu non puoi comprare la pioggia / (Tracciamo il cammino, continuiamo a camminare) / Non puoi comprare la mia vita / La mia terra non si vende

    Lavoro duro ma con orgoglio/ qui si condivide, ciò che è mio è tuo / Questo popolo non affoga con una mareggiata / e se crolla io lo ricostruisco / E non ammicco quando ti guardo / per farti ricordare il mio cognome / L’Operazione Condor, invadendo il mio nido / Perdono ma non dimentico mai!

    (continuiamo a camminare) Qui si respira la lotta (continuiamo a camminare) Io canto perché di sente / Qui stiamo in piedi / Viva Latinoamerica! / Non puoi comprare la mia vita.

  • Città del Messico: meno inquinata di Milano e Torino?

    Città del Messico: meno inquinata di Milano e Torino?

    Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità possiamo dare per sfatato il mito che Città del Messico si portava dietro dagli anni ottanta: non è la più inquinata del mondo, anzi. La quantità, misurata in microgrammi, di particelle solide e liquide ultrasottili, note come PM2,5 (cioè di diametro inferiore ai 2,5 micrometri), mostra un valore migliore di quello che registrano Torino (34,7 microgrammi di particelle per metro cubo) e Milano (31,7), per esempio. Mexico City registra, infatti, “solo” 24,5 particelle per metro cubo. In questa stessa categoria le due città più inquinate d’Italia hanno un’aria comparabile a quella di Lima (34,4) in Perù e di Santiago del Cile (31,7); sono peggiori della brasiliana San Paolo (15) e di Quito (19,4), capitale dell’Ecuador. Le particelle più grandi, le PM 10 (inferiori ai 10 micrometri), sono invece piuttosto elevate nella capitale messicana, 52 microgrammi per metro cubo, ma non superano più le altre megalopoli latino americane come le colombiane Bogotà (77 parti per metro cubo) e Medellín (68), Santiago (69) o Lima (78). Fa un po’ meglio Buenos Aires con un PM10 di 38 che si avvicina alle medie elevate e pericolose di Milano (44), Napoli (44) e Torino (47). Considerando che Città del Messico, coi suoi 25 milioni di abitanti e 6 milioni di autoveicoli, resta l’agglomerato urbano più grande del mondo per estensione e il secondo più popoloso dopo Tokio (che ha circa 30 milioni di abitanti) il risultato non è così disdicevole! A questo link un po’ di pagine utili della OMS coi dati e le mappe sull’inquinamento per ogni paese e città.

  • 1 Ottobre: Messico in Italia, evento a L’Aquila

    1 Ottobre: Messico in Italia, evento a L’Aquila

  • Penalizzazione dell’aborto in Messico

    Penalizzazione dell’aborto in Messico

    Proprio nella Giornata Internazionale per la Depenalizzazione dell’Aborto, il 28 settembre, la Corte Suprema messicana, il massimo tribunale del paese, ha annullato le speranze di milioni di attivisti e attiviste che da anni lottano per il riconoscimento dei diritti delle donne in America Latina. La Corte ha infatti sancito la costituzionalità della riforma che lo Stato della Bassa California aveva approvato per garantire il diritto alla vita a partire dal momento della concezione. In questo modo diventa un reato perseguibile penalmente qualunque tipo di interruzione della gravidanza e non importano le cause e le condizioni di ogni singolo caso.

    Ci volevano 8 voti ma i giudici a favore dell’abrogazione della riforma erano solo 7. Amnisty International ha definito la decisione come un passo indietro per i diritti delle donne e delle ragazze in Messico. Ieri la Corte s’è espressa anche su un’analoga riforma approvata nello stato centrale del San Luis Potosí mantenendola in vigore: si apre quindi la porta a riforme simili che la Corte non potrà mai invalidare dato che non ha una maggioranza di membri a favore e quindi, stato per stato, si potrebbe arrivare alla penalizzazione dell’aborto in tutto il paese. Il voto decisivo è stato emesso dal giudice Jorge Mario Pardo che nel febbraio scorso era stato nominato  dal Presidente della Repubblica Felipe Calderón e sostenuto dal suo partito, il conservatore PAN (Partido Acción Nacional).

    Ogni governo locale potrà stabilire con il placet della Corte quando si deve fissare l’inizio della vita e quando cominciano ad esistere i diritti costituzionali. Solo a Città del Messico è possibile praticare legalmente l’interruzione di gravidanza che è stata depenalizzata nell’aprile del 2007: la maggiore trasparenza e il diritto all’assistenza medica, seguiti alla legalizzazione, ha avvicinato la capitale del Messico ai tassi di mortalità (quasi nulli) dei paesi che hanno normato e permesso questa pratica.