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Memorias del Mañana, libro on-line e recensione+diari di viaggio

DUE COSE (forse irrilevanti ma belle).
PRIMA. HO APERTO DUE NUOVE PAGINE IN QUESTO BLOG IN CUI POTETE TROVARE IL LIBRO MEMORIAS DEL MAÑANA COMPLETO (POESIE, PROLOGO E DATI COPYRIGHT) E UNA “I DIARI” IN CUI HO RIPRODOTTO TUTTI I MIEI DIARI DI VIAGGIO (2002-2003 & 2005-2006) DEL MESSICO, GUATEMALA, HONDURAS, EL SALVADOR, COSTA RICA, PANAMA, COLOMBIA, PERU’, BOLIVIA, ARGENTINA.
SECONDA COSA. RIPRODUCO LA BELLA E QUASI COMMOUVENTE RECENSIONE DEL LIBRO MEMORIAS DEL MAÑANA, PER L’APPUNTO, FATTA DA ALEX GIACO SUL SUO BLOG.
CHI VOLESSE IL LIBRO IN VERSIONE CARTACEA LO PUO’ TROVARE CONTATTANDOMI O MEGLIO ALLA LIBRERIA MORGANA, COLONIA ROMA NORTE, CALLE COLIMA 143, Tel./Fax: +52-55-52075843 O ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA DI CITTA’ DEL MESSICO, CALLE F. SOSA 77, COYOACAN. INVITO A LEGGERE E RIPRODURRE IL TUTTO (SE PER CASO VE N’E’ UN QUALCHE INTERESSE SENZA PERO’ DIMENTICARE DI CITARE LA PATERNITA’ DEL SOTTOSCRITTO CHE SOLO HA GENERATO QUESTI SCEMPI E CI TIENE…)
Avere memoria del domani significa immaginare e sognare partendo dal proprio passato: Fabrizio Lorusso presenta “Memorias del mañana”Alla Universidad Nacional Autónoma de México ha fatto un master. Ora è alla fine dell’omonimo dottorato in Studi Latino Americani presso la Facoltà di Filosofia e di Scienze Politiche. Si dedica a traduzioni e all’insegnamento dell’italiano all’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico E’ Fabrizio Lorusso, milanese di nascita, del quartiere Bovisa-Varesina, da 8 anni messicano per scelta. Dopo la laurea in economia alla Bocconi, si trasferisce nel Distrito Federal. Gestisce tre blogs: America Latina, altri occhi, altre parole Latinoamerica Express e l’Osservatorio America Latina sulla rivista Carmilla.….…la niebla inflamada de ira oscurecía al arco iris
y la amenaza del alba la ataviaba de púrpura
mientras velábamos el nacimiento de dos cielos
recortados por el vuelo de un avión.….
Ha recentemente pubblicato un libro di poesie. Introdotte dal prologo di Valerio Evangelisti intitolato “Los latidos del mar y del corazón…”, e seguite da una conclusione dello stesso Fabrizio, sono esperienze e idee accumulate in molti anni, tutte espresse in spagnolo, con forte influenza della varietà messicana. L’ho invitato, mediante posta elettronica, a illustrarmi questo libro, e lo ringrazio pubblicamente per avermene inviata una copia.
“Memorias del mañana“, mi spiega lo stesso Fabrizio in una e-mail, si ispira a una lettera che scrisse al liceo e alla risposta che lui stesso si diede. La prima si chiamava “Lettera al futuro” e la seconda “Risposta al passato”. Nei due scritti, immaginava un dialogo tra i tempi presenti nella vita di un individuo, e tra due sè stessi in epoche diverse. Il risultato del dialogo è molto simile alle poesie del libro, che definisce ricordi sospesi tra il passato e il futuro, quasi dei deja vu: fenomeno di cui confessa di essere stato spesso “vittima”, subendone il fascino.….Hálitos de repentina adolescencia
abren las puertas al flashback urbano
el muro del llanto en el metro
vaciar de rabia otra botella de tinto
en vilo sobre el borde de la banqueta
el lamento de los esclavos que jamás se liberan
el olor a opio que calienta el paso subterráneo
y en otoño desfila un cortejo de hojas muertas.….
Possiamo già ricordarci il futuro e il domani, si chiede poi Fabrizio, aggiungendo che avere una memoria del domani significa immaginare, sognare, creare a partire dal proprio passato e dal presente che mai esiste e sempre fugge via. E le poesie viaggiano sospese tra due mondi geograficamente lontani, tra diversi periodi della vita, tra molte esperienze vissute, e tra persone incontrate e lasciate.
Alcuni poemi sono nati in italiano, tradotti poi in spagnolo, altri sono stati scritti solo in spagnolo e si riferiscono alla realtà messicana degli ultimi tre o quattro anni. Riguardano il vissuto di quella parte del mondo. Altri ancora sono più vecchi e riprendono scritti in italiano dell’adolescenza o della prima epoca messicana.….De repente, selectas palabras clandestinas
se destiñen en un zumbido vacío
se manchan con el cloro de la indolencia
si hay multitud insípida a su alrededor.….
“Memorias del Mañana“, Ediciones Quinto Sol, ha settantasei pagine e quattro anime, continua Fabrizio: una politica, riferita soprattutto alla regione di Oaxaca, alla TV e i media; la seconda amorosa; una malinconica e romantica, legata al passato “postmoderno” delle periferie milanesi e messicane; una quarta sarcastica, o meglio delusa.La presentazione ufficiale di “Memorias del Mañana” è programmata per mercoledì 9 dicembre alle 19, presso l’Auditorium dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, in Calle Francisco Sosa, 77.
Per ora, in Italia non sarà presentato, ma l’autore sta pensando a una versione italiana (ri)tradotta. Sarebbe interessante, conclude, come esperimento di ritorno alle origini. -
Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – II

Continuo con le note del viaggio permanente a Città del Messico. Siamo a 7 giorni dalle elezioni presidenziali più “democratiche” della storia del paese visto che, in pratica, si prevede un pareggio “tecnico” nelle inchieste tra il candidato della sinistra Andres Manuel Lopez Obrador e quello della destra Felipe Calderon. Hanno entrambi circa il 30-35% delle preferenze contro il 25-30% di Roberto Madrazo, candidato del PRI, il partito unico che ha governato per 71 anni il destino dei messicani. Screditare l’avversario spudoratamente e’ la tattica preferita per generare terrore e scompiglio nell’elettorato.
OSTRUZIONE VISIVA PRE-ELETTORALE
La città è invasa in ogni angolo (e vi assicuro che sono tanti) da manifesti e propaganda. Ormai ogni candidato offre di tutto e di più. Sconti, aumenti salariali, istruzione, salute, welfare e tra un po’
macchine di lusso, sicurezza su tutti i fronti e “Più Pilo Pè Tutti”…come direbbe il comico Albanese. Sul palo della luce sotto casa mia ci sono le facce di almeno 8 personaggi sorridenti che si arrampicano fino al punto più alto come sull’albero della cuccagna. Il loro destino sarà quello di rovinare a terra tra pochi giorni per la fine delle ostilità elettorali o, se c’è vento, di finire schiacciati sotto il peso del palo su cui sono appesi dato che più della metà di questi sono pericolanti, inclinati di 30 gradi e oltre oppure tenuti su miracolosamente da cavi d’acciaio che sgorgano da chissà dove.
In questo periodo, mese di giugno, fa un caldo torrido e di sera escono le zanzare a passeggiare dopo la classica ora di pioggia straziante e puntualissima che le rifocilla.
BISOGNA PARLARE DELLA METRO…
Premetto e prometto che in generale la Metro di Città del Messico è un buon mezzo di trasporto che copre distanze immense, è economico, esteso nel suo tracciato e abbastanza rapido…
La città del Messico sotterranea è una delle reti metropolitane e fognarie più lunghe del mondo. Le linee sono “solamente” 12 (due o tre in più nel 2010), ma la distanza tra le fermate e’ spettacolare. A volte puoi leggere un articolo di giornale intero tra due fermate o anche delle poesie abbastanza impegnative.
La quantità di vita brulicante nel sottosuolo è altrettanto impressionante. Nelle stazioni della metro si vende di tutto, dalle forbicine per le unghie all’ultimo DVD di Benigni o Jackie Chan. Il Messico è il terzo paese del mondo per i prodotti pirata e, quindi, la metro è uno dei market place più esclusivi.
AMBULANTI
La mafia dei venditori ambulanti, instancabili pellegrini che passano di vagone in vagone durante almeno 12 ore al giorno, fornisce ai propri “impiegati” dei materiali da vendere a meno di un euro tra cui spiccano i ricettari, le penne e pennarelli, l’incenso, i dischi pirata, i DVD, i quaderni, il codice della strada, la Costituzione politica degli Stati Uniti Messicani, i testi d’esoterismo spicciolo e quanto più d’altro vi possa venire in mente. I preservativi nelle carrozze non li vendono ancora, ecco.
TECNICA
Con la diffusione della tecnologia i metodi di vendita dei CD e dei DVD si sono perfezionati all’estremo: il venditore passa con uno schermo o uno stereo potentissimo da 600 watt e schiaccia PLAY sull’INTROMIX, un file o una canzone fatto da DJ espertissimi che raccoglie 20 secondi di ogni canzone o un riassunto del film o il video musicale. Il trailer insomma.
La parlantina, il tono e le frasi del venditore sono studiate nei dettagli. “Una volta ancora, vi porto alla vendita…” o “Spettabili e stimati usuari…ecco qua il disco compatto…con gli ultimi successi…150 canzoni in formato MP3…” e così via senza pietà per le decine di utenti che dormicchiano appoggiati al vetro con la gocciolina di sudare colante dalla fronte fino a terra. Il tono dello strillone venditore è simile a quello che usano nei supermercati per chiamare col microfono qualche cliente o responsabile di reparto, cioè è insopportabile e ridondante.
I venditori sono obbligati a rispettare certe tempistiche e modalità di vendita per non trovarsi in due o tre nello stesso vagone gridando e facendo sentire spezzoni musicali in contemporanea. Quindi ciascuno aspetta il suo turno per entrare. In definitiva una buona parte degli affari (“las gangas”) nell’acquisto di piccole cose si può realizzare nella metro sapendo, però, che si tratta di alimentare un circolo vizioso o una spirale delinquenziale bella e buona.
GLI INDIPENDENTI
I personaggi più disperati e realmente bisognosi (ma non sempre) sono quelli che chiamo “venditori indipendenti” i quali, sembra, non appartengono a nessuna “organizzazione” e cercano di commercializzare qualche prodotto “casereccio” (come libretti, stoffe, bracciali o dischi) oppure cantano, suonano, fanno (e a volte lo sono) i ciechi o semplicemente mostrano a tutti un certificato medico che dimostra la loro inabilitazione al lavoro. Elemosina insomma.
La prima volta che sono venuto in Messico, nel 2000, c’era un signore che chiedeva soldi alla fermata del metro Barranca del Muerto (“Crepaccio del morto”) e stava fermo in cima ai mille gradini che conducono negli inferi intonando un “por favor, por favor” e facendo vedere la gamba ingessata. 5 anni dopo l’ho ritrovato con la sua inconfondibile cantilena e la gamba sempre rotta col gesso un po’ più logoro e grigio di prima.
MINACCE
I più minacciosi comunque sono dei ragazzi che entrano a petto nudo nel vagone e, dove c’è un po’ di spazio, gettano dei vetri rotti per terra e uno si sdraia sopra al comodo giaciglio per poi farsi passare sopra dal compagno di merende che lo calpesta e lo schiaccia sul comodo letto di vetri. Ah, se lo spazio non c’è i vetri per terra li lanciano lo stesso coprendo le scarpe degli avvenenti che a quel punto s’allontanano e creano il tanto agognato spazio libero.
Poi costoro passano tra i passeggeri e chiedono la monetina guardandoti in cagnesco.
Altri simpaticoni usano una retorica fatta di minacce implicite del tipo “signori e signore, POTREI STARE PER LA STRADA RUBANDO E ASSALTANDO LA GENTE, però ho deciso che era meglio trovare un metodo più onesto…vi chiedo una moneta che non comprometterà la vostra economia familiare…”. Bien.
Le donne non se la passano al meglio sui vagoni affollati. In generale abbondano i fumi balsamici provocati dai litri di profumo che utilizza il messicano medio per mantenere vive le sue relazioni
pubbliche. Inoltre l’inevitabile promiscuità in certi orari della giornata può scatenare la ricerca maniacale di alcuni gentiluomini che s’appropinquano alle donne per toccarle (“manosearlas”), sfiorarle, sfregarsi e, in definitiva, molestarle sessualmente.
Alcuni vagoni isolati di certe linee diventano, nelle ultime corse verso mezzanotte, un territorio di caccia per alcune categorie che cercano avventure. Per esempio un amico nordamericano, omosessuale, ci ha rivelato delle sue avventure nella metro semivuota dove ha rimorchiato spesso qualcuno per passarci la serata e magari la nottata insieme. Ci ha detto che non è molto comune però che era un modo di fare “amicizie” per alcuni gay della capitale più progressista dell’America Latina (ricordo che dal 2010 le coppie gay possono sposarsi in sede civile mentre prima potevano solo creare una società di convivenza; l’aborto per ragioni legate alle scelte di vita della donna è permesso nel Distrito Federal; c’è un sussidio di disoccupazione e sono stati allargati i servizi ospedalieri per chi non è assicurato; la morte terapeutica è in alcuni casi permessa ma non si parla di eutanasia).
PERIFERIA
Alcune stazioni periferiche ti portano nel mezzo del nulla e soprattutto la sera le uscite al capolinea hanno un fascino postmoderno suburbano che raccomando di evitare se non resistete ai cattivi odori d’olio fritto e tacos di carne, al rumore, ai mendicanti, al buio pesto di certe vie limitrofe, ai cani randagi, agli scarafaggi e all’invadenza degli autobus che raccolgono e smistano per le periferie (ancora più periferiche rispetto al capolinea della metro in cui si fermano) l’orda stanca di quotidiani avventori metropolitani.
Ogni tanto si scoprono delle meraviglie nel sottosuolo. Per esempio il Metro Copilco della linea tre è decoratissimo da murales splendidi e la fermata La Raza ha un sottopassaggio di oltre un chilometro con quadri illustrativi di tipo scientifico e astronomico. Il metro Auditorio ha un’esposizione permanente sulle metropolitane più famose del mondo.
Bene, ciao e continua…Fabrizio Lorusso
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Intervista scandalosa sul Paraguay

Traduzione all’italiano di Annalisa Melandri.
Riassunto situazione e contesto: CLICCA QUI
Quest’intervista realizzata da tre giornalisti argentini della Radio Nacional di Buenos Aires il 17 dicembre 2009 al senatore del Partito Liberale Alfredo Luís Jaeggli, conferma in modo inequivocabile le voci di un processo di impeachment al quale il Parlamento del Paraguay sta cercando di sottoporre il presidente Fernando Lugo per permettere al vicepresidente Federico Franco di assumere il mandato. Un “golpe istituzionale” come quello realizzato in Honduras. L’intervista è sconcertante. Si legittima il golpe (perché tale sarebbe) in nome della libertà di applicare nel paese quelle politiche neoliberali che a detta di Luís Jaeggli hanno per esempio fatto il Cile di Pinochet un paese dal quale trarre esempio. Scavalcare la volontà popolare in nome di un “noi” ripetuto varie volte nel corso dell’intervista. Un “noi” che sarebbe stato interessante chiedere al senatore a che percentuale della popolazione del paese si riferisce … (AM)
Programma “Carbono 14” , Radio Nacional, Buenos Aires Argentina, 17 dicembre 2009
Intervista realizzata dai giornalisti Pedro Brieger (PB), Eduardo Anguita (EA) e Miriam Lewin (ML)
PB – A proposito della situazione complicata in Paraguay e per capire qualcosa di più di quello che sta succedendo, abbiamo deciso di intervistare il senatore liberale Alfredo Luís Jaeggli, presidente della commissione finanze e della bicamerale sulla legge finanziaria. Lo salutano da Radio Nacional Pedro Brieger, Eduardo Anguita y Miriam Lewin.
ALJ – Buona sera, come stanno gli amici argentini? Sono Alfredo Luis Jaeggli, senatore liberale presidente della commissione finanze e della bicamerale sulla legge finanziaria di quest’anno.
PB – Senatore ci spiega quello che sta succedendo in Paraguay. Si sta parlando molto di un possibile impeachment al presidente Lugo. Di cosa si tratta?
ALJ – Guardi, si sta parlando veramente di impeachment. La discussione non è ancora ad un livello formale all’interno del partito liberale e dico “ non ancora” perché c’è un gruppo di senatori, tra i quali il sottoscritto, che è a favore di un giudizio politico del presidente. Non si stanno realizzando quelle promesse e quei cambiamenti che il Partito Liberale si era impegnato ad attuare e quindi c’è una divisione all’interno dello stesso rispetto al giudizio politico al presidente Lugo. In tal caso il vicepresidente Federico Franco assumerebbe la presidenza.
PB – Dal momento in cui il Parlamento avvia l’impeachment deve assumere la presidenza il vicepresidente? Qual’ è l’iter giuridico?
ALJ – L’accusa formulata dalla Camera dei Deputati deve essere trasmessa ai senatori, c’è bisogno di 30 voti e noi siamo 45 e quindi va avanti il giudizio politico, come ben sapete. Questo ovviamente comporta instabilità e turbamento ma …
EA – Durante l’epoca di Stroessner si viveva meglio in Paraguay?
ALJ – No, no, no, sotto nessun punto di vista.
EA – Allora perché la necessità di forzare una situazione per impedire che un presidente termini il suo mandato?
ALJ – Io vi dico che il Paraguay è l’unico paese insieme ad Haiti e Cuba che non ha ancora fatto riforme di modernizzazione. Voi avete avuto la vostra modernizzazione, lo sapete bene, con il governo di Menem. Sapete a cosa mi riferisco. Anche il Brasile e anche che l’Uruguay, anche la Bolivia che purtroppo ha avuto un ritorno involuzione. Il Paraguay sta ancora come negli anni ’50, le istituzioni sono completamente obsolete, c’è bisogno di riforme moderne e questo è uno dei problemi che ha il Presidente Lugo…
ML – Scusi, che intende lei per riforme moderne?
ALJ – Le spiego rapidamente, lei sa che il Paraguay è ancora produttore di canna. Le sembra possibile che uno Stato possa produrre canna? Lei sa cosa è la canna vero? Bene, c’è una produzione di canna che è in perdita. Le sembra che questo possa essere uno stato moderno?
PB – Il Presidente Lugo quindi rappresenta un ostacolo per questa modernizzazione?
ALJ – Si, si si, infatti, come le sto dicendo …
PB- Quindi la cosa migliore è metterlo da parte e che assuma la presidenza Franco il quale potrebbe dare impulso alla modernizzazione.
ALJ – Per lo meno questa è la mia idea e quella di molti altri. Non possiamo tornare indietro, dobbiamo avviare una rivoluzione. Abbiamo avuto 60 anni di dittatura! Di vandalismo, di sofferenza. Dobbiamo democratizzare, dobbiamo rendere attraente questo paese agli investimenti.
EA – Ah ecco, quindi per far arrivare investimenti stranieri mettereste da parte Lugo per quella che voi chiamate sicurezza giuridica
ALJ- Non solo investimenti stranieri, ma anche fantastici, formidabili investimenti nazionali. Quelli nazionali! Sappiamo che ci sono ingenti somme di denaro ma per l’insicurezza giuridica e politica che abbiamo nel paese, nessuno investe i suoi soldi …
EA- É qualcosa di simile a quanto accaduto in Honduras, cacciare Zelaya affinché sia più sicuro il capitale da investire.
ALJ- Guardi, ho idee diverse da quelle che ha lei rispetto a quanto accaduto in Honduras , me ne rendo conto. Faccio parte della Fundación Libertad e la Fundación Libertad fa parte della Fundación Naumann. Il presidente honduregno aveva assunto il mandato secondo un modello neoliberale ma poi lo ha tradito e si é dato al socialismo del secolo XXI. Scusatemi ma quello che é successo in Honduras per me é assolutamente legale.
EA- Assolutamente legale?
ALJ- dal mio punto di vista.
PB- Per questo potrebbe accadere qualcosa di simile in Paraguay come lei segnala, per questo sarebbe legale un impeachment per far assumere la presidenza al vicepresidente Franco. Non stiamo parlando di uno strappo alla Costituzione in nessun momento…
ALJ- In nessun momento e sotto nessun punto di vista. Qui il giudizio politico é costituzionale, é totalmente regolamentato e lo decidono i voti …
ML- Quali sarebbero i crimini di cui è accusato il presidente? Quali sarebbero le omissioni commesse da Lugo nell’esercizio dei suoi doveri secondo il suo punto di vista? Perché fino a questo momento quello che lei sta dicendo è soltanto che si tratta di un ostacolo per l’applicazione delle politiche neoliberali che lei invece sostiene … In nessun momento ha indicato però secondo il suo punto di vista cosa è che giustifica un giudizio politico …
ALJ- Lei sa che cosa é un giudizio politico? Sa qual’é la differenza tra giudizio politico e giudiziario? Nel giudiziario uno deve essere un delinquente, un assassino, in un giudizio politico ci sono 30 senatori e 43 deputati che affermano che questo non va più bene, che non funziona. È semplice, mi perdoni…
ML- Ma ci devono essere dei motivi. Lei ci può dire quali sono?
ALJ- Il primo é che questo povero paese non ha nessuna possibilità di cambiamento e con questo signore avremo un’involuzione invece di una rivoluzione, questo signore quello che vuole é cancellare i partiti e dare denaro alle organizzazioni sociali. Quello che vuole é presentare come una panacea il socialismo del XXI secolo e per la maggior parte nella Camera dei Deputati e in quella dei Senatori, che siamo rappresentanti eletti, non é così. Noi dobbiamo fare il contrario di tutto ciò. A noi non piace quello che sta succedendo in Bolivia , in Venezuela e nemmeno in Argentina, dobbiamo essere onesti. E meno che meno in Nicaragua. Forse ci stiamo sbagliando, ma gli indici economici di Bolivia e Venezuela sono molto peggio che in passato e allora quello che vogliamo evitare è questo, perché qui la povertà è estrema e dobbiamo mandare avanti questo paese. Dobbiamo far sì che ci siano industrie, investimenti che l’economia cresca, dobbiamo democratizzare, aprire il paese e questo signore vuole fare tutto il contrario …
ML- In quali paesi dell’America latina questi piani economici di orientamento neoliberale hanno diminuito la povertà?
ALJ- In Cile. Non le sembra? Non é d’accordo con me? O lei crede che i socialisti in Cile sono quelli che hanno fatto crescere l’economia, non hanno cambiato nemmeno il diritto del lavoro. Il diritto del lavoro è ancora quello di Pinochet, che crede!
ML- E a lei sembra positivo questo?
ALJ- Che crede! Il Cile é l’esempio del progresso. Perché ci sono meno poveri, la gente lavora, c’è benessere e democrazia.
ML- Mi sembra strano senatore che lei non abbia ancora fatto riferimento alle abitudini personali del presidente Lugo e glielo domando come donna.
ALJ- Guardi, in tutta onestà le dico che sono pratico e molto sincero. Se Lugo avesse avuto la condotta morale che ha avuto ma avesse fatto delle riforme che avessero portato benefici come li hanno portati in Cile…
ML- Ah! Non ho più domande grazie.
EA- Buona sera senatore.
ALJ- Grazie, arrivederci.
PB- Abbiamo parlato con Alfredo Luis Jaeggli, senatore liberale presidente della Commissione Finanze e della bicamerale sulla legge finanziaria, che in qualche modo conferma le voci che stanno circolando rispetto a un giudizio politico contro il presidente Fernando Lugo e di una destituzione alla maniera honduregna- come si sta iniziando a utilizzare adesso – pensando in un colpo di Stato non guidato da militari ma condotto dai propri parlamentari. Dargli un volto di costituzionalità per discutere dopo sulla sua legittimità o meno, ma da lontano, prendendo esempio dall’Honduras. Il golpe si mantiene e il destituito non può tornare al potere. -
Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – I

Vorrei condividere coi gentili visitatori e lettori di questo blog la versione rivisitata di Vita, viaggio e delirio, diario permanente da Città del Messico, già pubblicato su altri siti ma oggi più splendente e attuale che mai.Partiva così, con l’astio per la situazione pesantissima che il paese stava viendo nel 2005-2006, anno delle elezioni presidenziali in cui Calderon vinse anche grazie a una campagna sporca sui mezzi di comunicazione e a dei probabili brogli elettorali ai danni del candidato oppositore Andres Manuel Lopez Obrador. Fu anche l’anno del risveglio della Otra Campaña dell’EZLN e del Subcomandante Marcos e delle repressioni di Atenco e Oaxaca, tra le altre cose.
Invasioni italiche dal Messico risvegliato dalla spietata campagna presidenziale all’ultimo scandalo e dalla violenza autoritaria dello Stato che certe volte andrebbe scritto con una super minuscola -s anche nei dizionari. Non odio nessuno di solito e durante la vita, ma qui le repressioni e le violenze vengono spesso buttate sotto il divano come le briciole di chi non vuol pulire e perciò qualcosa bisogna pur scrivere.
VITA, VIAGGIO & DELIRIO
In realtà questa mail sarebbe l’inizio di un altro diario di viaggio, ovvero la continuazione delle solite Note sull’America Latina che a tappe hanno invaso le schermate iniziali del sito di Michele, viaggiareliberi.it, e che s’erano concluse a Buenos Aires. Visto che vivo a Città del Messico, non mi considererei più in viaggio se prendessi come riferimento il Messico mentre se il mio punto fisso diventasse di nuovo l’Italia, allora cambierebbe tutto. E preferisco vedermi così: viaggiare stando fermo (come il titolo di un ormai vecchio e celebre album di Jamiroquai “Travelling without moving” il quale era, forse più ispirato al viaggio causato da stupefacenti ingestioni).
Gli occhi della vergine di Guadalupe, stampati su un cero mezzo consumato dopo una nottata in una spiaggia vergine del Pacifico, mi squadrano di fronte al portatile a 2400 metri d’inquinamento mentre ripulisco i polmoni con una “Romeo y Julieta” a sorpresa, l’acidissima sigaretta cubana. Mi piacerebbe continuare qui come se fossi in viaggio, disegnare cronache dell’assurda quotidianità messicana e vedere che succede a sputarle nella quotidiana assurdità italiana.
¡Y a ver qué onda!
IL TETTO O “AZOTEA”, FORME DI VITA
L’arrivo a febbraio, dopo tre mesi di viaggio, e stato tutto in salita. Fatiche respiratorie e riadattamento digestivo qui in città ma anche voglia di fare e ricostruire. Ho vissuto tre settimane sul tetto del palazzo. I condomini della “Urbe más grande del mundo” (come dicono qui) hanno sempre delle stanze “di servizio” all’ultimissimo piano che erano originariamente riservate alla “muchacha”, la donna delle pulizie, ma che oggi si affittano e s’abitano senza ritegno pur violando la legge.
Non hanno il bagno ma, dato che il nostro appartamento è all’ultimo piano, non è difficile scendere un piano per orinare. La situazione si complica durante la stagione delle piogge (da giugno ad ottobre), cioè quando la discesa al paradiso WC passa da un’obbligata e sgradita doccia gelata nella parte di corridoio che rimane all’aperto prima di consumare l’atto di svuotamento. Ma son dettagli.
Il tetto ha i suoi perché. Sole puntato fisso tutto il giorno. Clima continentale con estremi dai 5 ai 35 gradi in un giorno. E poi i vicini di sventura. Una famiglia col cane che vive in una stanza di 3 metri per 3. E il cane non lo portano mica giù ai giardinetti a fare la pipì. Va beh. Il vicino più vicino è un militare trentenne, un ragazzo simpatico con tutti i modellini di aeroplani sulle mensole. Spero non abbia già ucciso decine di narcotrafficanti e che la sua vita scorra pacifica, ma è un delirio dato che è un soldato. Solo lui ha le chiavi del bagno comune che, per fortuna, io non devo usare visto che posso scendere (comodamente?) nell’appartamento.
IL PETTEGOLEZZO
All’ultimo piano dell’edificio di fronte, sempre in queste stanze sul tetto, vive una procace avventuriera messicana, anche lei con la famiglia, che, nei momenti di solitudine, invita frequentatori e mezzi fidanzati su in stanza per delle sessioni di yoga con dessert. Direte, ma a te che te frega? Mah, poco devo dire. Pur conoscendola di vista, non ero al corrente dei suoi interessanti e frequenti avvicinamenti corporali con svariati fortunati e non me ne curavo nemmeno. Fortuna.
Un giorno è passata lei mentre stavo discorrendo con un custode del palazzo circa le disgrazie calcistiche della locale squadra universitaria dei PUMAS ed è scattata la vena polemica del suddetto che mi ha avvisato di non farmi assolutamente prendere dalla tentazione di conoscerla “meglio”. I suoi motivi: un amico del portinaio, ossia il portiere o più elegantemente “il consierge” (sono quattro i vigilanti notturni che fanno turni da 24 ore consecutive ciascuno e son poagatii 200 euro al mese!) è stato anche lui “invitato” dalla giovane e ha riferito i di lei commenti sui predecessori che non erano certo benevoli e riguardavano dimensioni, prestazioni, condizioni familiari, tipi di rapporti e sputtanamenti clamorosi. L’amico del custode ha quindi temuto il peggio: essere vittima dello stesso trattamento in futuro, quando non la vedrà più.
Perciò il premuroso guardiano mi ha sconsigliato di avvicinarla, se per caso mi fosse passato per la testa. Gli ho risposto che forse le storie sulle persone del palazzo vengono leggerissimamente amplificate da questi passaparola e che magari, visto che è una ragazza sola e libera in un paese piccantemente maschilista, si parla male di lei. Se fosse un ragazzo, nessuno diffonderebbe storie con tanta malizia, vere o false che siano. Scuote la testa e allora smetto di fare il paladino della verità o il falso redentore. Probabilmente il ragazzo vuole solo difenderla da altri pretendenti e s’inventa storie improbabili su di lei. Stai a vede’.
L’AFFITTO
Ogni mese passa Joaquin, soprannominato “giacchino”, il ragioniere galoppino che s’incarica di riscuotere gli affitti. Caratteristiche: se chiama per fissare un orario per la riscossione, non viene. Se chiama per fissare un giorno della settimana (almeno!) per la riscossione, viene due giorni dopo senza preavviso e a qualunque orario. Include le domeniche e le feste natalizie. Se promette di riportare qualche nostra onesta lamentela o notizia al padrone, l’informazione arriverà con almeno due mesi di ritardo e l’emergenza sarà ormai stata risolta da noi con “mezzi propri”.
Ha sempre una piccola scorta di giornaletti sadici che spuntano dall’elegante borsa di pelle consunta. Si tratta dei famosi libretti “vaqueros”, dei fumetti a colori a sfondo sadico-sessuale con le storie più impensate sulla falsa riga della “commedia sexy all’italiana” tanto pubblicizzata e riabilitata “a genere” dai nostri canali commerciali. Una storia che m’era capitata a tiro (anzi, diciamo la verità, l’ho proprio comprata per curiosità) si chiamava “fornicala, o te mato” e c’era un avvoltoio che divorava il fegato di un uomo vestito da Cow Boy che, povero lui, era colpevole del tradimento perpetrato da una donna del “pueblo”. Tanto per far capire. Sono popolarissimi tra alcuni tassisti, quelli con le targhe non in regola, tra i guidatori di autobus urbani detti micros o peseros e, per l’appunto, tra i ragionieri galoppini detti cobradores (in italiano riscossori? Ho dimenticato tutto della mia lingua?).
AUTOBUS: LA VERA CONCORRENZA PERFETTA
Gli autobus di città del Messico sono tanti. Troppi. Ogni venti secondi ne passa uno e per l’utente sembrerebbe una pacchia. Però fanno le gare (a cui partecipano i taxi come piloti indipendenti fuori concorso). Le strade piccole hanno tre-quattro corsie (come fossero la nostrana Autostrada del Sole) e quelle grandi anche 7-8 per senso di marcia. Perciò, in un paese dove la patente si compra al supermercato, la competizione viaria diventa legge. La gara tra i bus crea un darwinismo stradale pericolosissimo ma si giustifica perché molti piloti sono anche proprietari (o ancora peggio affittuari) del mezzo e vogliono superare gli altri per caricare in carrozza più sventurati passeggeri possibile.
In ordine di grandezza ci sono: i filobus o trolleybus, i bus o autobus, i peseros, i micro, le combi, i colectivos e vari ibridi nati dall’accoppiamento selvaggio di questi al semaforo o dalla rottamazione prematura in seguito a incidenti di transito.
Alcuni si specializzano per generi musicali anche. E così si creano curiose categorie miste: la combi metallara, il micro salsero o cumbiancero (da salsa e cumbia, musica tropicale insegna), l’autobus grande rockettaro o il pesero tamarro discotecaro. Non male.
I prezzi si fissano in base ai chilometri di percorrenza che onestamente ciascuno dichiara al conducente una volta che sale su annunciando la sua destinazione e paga cash meglio se con monetine o biglietti di taglio infimo (quello da 20 pesos, un euro, è bene accetto) altrimenti s’incazzano e ti borbottano anatemi in faccia oppure, nei casi più estremi d’antipatia, non ti fanno salire. Spesso vicino al conducente ci sono diverse figure: il “chalán”, che e’ un ragazzino o un amico del conducente che non si può permettere il bus tutto suo e si fa le ossa guardando il capo. Poi a volte c’è la famiglia intera (5 figli in media più moglie e amante) che si sollazza e si gode l’aria fresca della Urbe e gli scorci d’urbanità, per l’appunto, dal finestrino: tutta una vacanza.
La sera alcuni autisti ti ricattano. O paghi circa il doppio della tariffa normale o rimani a piedi alle 11 o 12 di sera in una qualche piazzola abbandonata e piena di rifiuti lasciati lì dopo il maestoso mercato del giorno prima. Chiaramente orde di cani randagi stanno cercando prede e aprendo sacchetti pieni di salsicce e cipolle marce tutt’intorno. Che fare? Tutti pagano, qualcuno protesta ma alla fine si parte. Luci azzurre, rosse o viola, tendine nere chiuse, crocifisso illuminato e via. Non tutti gli autobus sono così ma con un po’ di fortuna e conoscendo le linee e i conducenti giusti, si trovano…
Continua… -
Venti di golpe in Paraguay?

Sono sempre più insistenti in Paraguay le voci di un probabile colpo di Stato che dovrebbe attuarsi secondo le modalità di quello messo in atto il 28 giugno scorso in Honduras. Come si vocifera anche tra gli alti vertici dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani), preoccupati per la crescente tensione nel paese, “nessuno pensa che in Paraguay ci sarà un golpe, ma tutti ne parlano”.
Il presidente Fernando Lugo (esponente di spicco della Teologia della Liberazione ed ex vescovo della diocesi di San Pedro, la più povera del paese, prima della sospensione del Vaticano) ha denunciato che da quando ha assunto la presidenza, nell’aprile del 2008, ci sono stati vari tentativi di destabilizzarlo messi in atto da esponenti del Partido Colorado che è stato al potere nel paese per 60 anni, includendo gli oltre 40 anni di dittatura di Alfredo Stroessner, e che è uscito sconfitto nelle ultime elezioni presidenziali. “Dopo decenni di dominio assoluto di uno stesso gruppo politico, non deve sorprendere che fin dal principio di questo governo alcuni settori e personaggi abbiano avuto la tentazione di fermare il processo politico” ha dichiarato Lugo, mentre per sgomberare il campo da sospette alleanze tra politica e Forze Armate ne ha riformato tutti i vertici appena un mese fa.
A dirigere il tentativo di golpe è il vicepresidente Federico Franco, leader del Partido Liberal Radical Auténtico, che guida l’ala conservatrice e più reazionaria della coalizione in cui si trova anche Lugo (Alianza Patriótica para el Cambio). Franco ha in vaie occasioni accusato pubblicamente il presidente di essere un “traditore” e ha detto di “essere pronto ad assumere la presidenza del paese”, nel caso Lugo venga sottoposto a impeachment.
La svolta a sinistra presa dal governo dopo l’elezione del “vescovo rosso” gli ha fatto progressivamente perdere l’appoggio politico di cui godeva in Parlamento e che era stato soltanto funzionale a liberare il paese da decenni di dominazione del Partido Colorado. Alleati strategici di Franco, in quest’opposizione che potrebbe scaturire, come avvenuto in Honduras in un “golpe istituzionale”, sono il presidente del Senato Miguel Carrizosa e il politico ed ex generale Lino Oviedo, controverso personaggio accusato di aver realizzato in passato due colpi di stato, massacri contro alcuni civili e l’omicidio di un vicepresidente, attualmente alla testa del partito di destra UNACE.
Come già avvenuto in Honduras, anche in Paraguay i settori più conservatori della società, rappresentati dai latifondisti, da una classe politica e dirigenziale corrotta e spesso legata al narcotraffico, dal settore imprenditoriale, sono preoccupati per la decisione del presidente Lugo di aderire all’Alba, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe. Ma non solo. Sono tante le riforme che il governo sta cercando di realizzare con non poche difficoltà, come rendere gratuite sanità ed educazione, attuare una Riforma Agraria, liberarsi progressivamente della presenza delle forze militari statunitensi e programmare una riforma costituzionale che renda possibile la realizzazione in tempi brevi del progetto sociale riformista in favore dei più deboli ed emarginati.
Gli Stati Uniti dal canto loro non possono che vedere con preoccupazione crescente il nuovo scenario che si profila all’orizzonte: un paese strategicamente importante (anche per le immense risorse idriche di cui è ricco) come il Paraguay, nel cuore dell’America latina, che lentamente sfugge al loro controllo e che ha intenzione di “restare un paese sovrano” come ha dichiarato in una recente intervista il ministro degli Esteri Héctor Lacognata, che ha respinto la proposta statunitense di inviare nel paese 500 soldati in cambio di 2,5 milioni di dollari da destinarsi per la costruzione di infrastrutture e per attrezzature e spese mediche per le comunità più isolate de paese, nell’ambito di un progetto di cooperazione che prende il nome di Nuevos Horizontes 2010.
L’ambasciatrice statunitense ad Asunción, Liliana Ayalde ha detto che si è trattato di un “duro colpo” se si pensa che si sta parlando “dell’educazione di circa 600 bambini, di assistenza medica per 19mila persone delle comunità povere e di assistenza odontoiatrica per altre 3600.”
Il Paraguay di Lugo, che aderisce all’Unasur, l’Unione delle Nazioni Sudamericane, non può non far proprie le inquietudini dell’America latina integrazionista rispetto alla crescente presenza militare degli Stati Uniti nella regione, testimoniata anche dal recente accordo statunitense con la Colombia per la costruzione di 7 nuove basi militari nel paese andino. La presenza di 500 militari americani è stata pertanto giudicata inopportuna da Palacio de López, la sede del governo ad Asunción e Lacognata ha tenuto a ribadire a coloro che lo accusano di essere portatore di posizioni estremamente ideologizzate, che il suo ruolo è quello di mantenere l’autonomia di un paese che deve restare sovrano. “Non possono venire medici civili a realizzare gli interventi? Non possono venire civili a costruire le scuole?” si chiede il ministro. “Quello che vogliono fare gli Stati Uniti nel nostro paese non è una politica sociale, nel migliore dei casi è carità” ha detto. A voler essere buoni. Perchè quello che gli Stati Uniti vogliono fare in Paraguay è quello che fanno molto più sfacciatamente in paesi zerbino quali ad esempio la Colombia. Si chiama tattica o strategia in una regione nella quale trovano sempre minori spazi all’interno della sempre maggiore coesione e integrazione economica e politica, ma soprattutto strategica (e in un prossimo futuro probabilmente anche militare) che si sta organizzando in America Latina.
Salvo la Colombia, il Perú e in parte il Cile, in America del Sud sembra veramente che il “cortile” non abbia più intenzione di rimanere tale.
Segnali preoccupanti fanno tuttavia pensare che i “falchi” del Nord stiano riorganizzando forze e mezzi. Le fragili democrazie come quella del Paraguay farebbero bene a stringere alleanze più solide ma soprattutto a rafforzare gli appoggi interni che, come il caso dell’Honduras ha insegnato, non possono essere più soltanto quelli realizzabili sul piano istituzionale e politico, con alleati dell’ultima ora inaffidabili e corrotti o corruttibili, ma devono necessariamente partire da un ampio consenso della base e dei movimenti sociali del paese, dei movimenti indigeni e delle donne. Quelli che come è avvenuto in Honduras hanno anche, e non è solo enfasi, veramente dato la vita per il ritorno del loro presidente legittimamente eletto.
Per completare il quadro della situazione, aggiungo un link all’interessante intervista realizzata per il programma “Carbono 14” della Radio Nacional Argentina di Buenos Aires dai giornalisti Pedro Brieger (PB), Eduardo Anguita (EA) e Miriam Lewin (ML) al senatore paraguaiano del Partito Liberale Radicale Autentico (partito della coalizione di governo che è però diviso internamente sul tema della possibile destituzione di Lugo) Alfredo Luis Jaeggli, presidente della commissione finanze e della bicamerale sulla legge finanziaria, sul giudizio politico cui potrebbe essere sottoposto il Presidente. Tale processo viene indicato come un golpe velato per delegittimare la linea politica e bloccare le iniziative del capo di Stato dopo solo un anno e mezzo dalla sua elezione, ottenuta con la maggioranza relativa del 41% dei voti, il 10% in più rispetto alla candidata del Partido Colorado, Blanca Ovelar. Nonostante il giudizio politico sia previsto dalla costituzione, risulta essere una prassi piuttosto inusuale nelle repubbliche presidenziali e fortemente soggetta a interpretazioni strumentali oltre che all’umore cambiante delle coalizioni di partiti: http://pedrobrieger.blogspot.com/2009/12/entrevista-al-senador-del-partido.htm
Nell’intervista il senatore sostiene che in Paraguay con questo presidente non sarà possibile attuare la modernizzazione che, secondo lui, Menem attuò in Argentina e altri governi hanno realizzato in tutti gli altri paesi dell’America Latina, mentre giudica il processo boliviano come un’involuzione della modernità. Inoltre il senatore Jaeggli reputa legale il golpe perpetrato in Honduras il giugno scorso dato che il presidente Zelaya, cacciato dal paese in pigiama dai militari sostenuti da una fazione del suo partito e da associazioni di imprenditori,avrebbe tradito lo spirito liberale del suo mandato per aderire al Socialismo del Secolo XXI di Chavez. Per il caso paraguaiano si adducono ragioni soggettive e strettamente politiche per poter iniziare un giudizio politico e non giuridico contro un presidente che non starebbe modernizzando il paese come alcuni parlamentari vorrebbero e che quindi potrebbe essere defenestrato in base a una qualche interpretazione della costituzione, da verificarsi, come sempre, a posteriori.
Audio disponibile qui: http://www.radionacional.com.ar/audios/el-senador-del-partido-liberal-habla-sobre-fernando-lugo-y-los-presuntos-planes-de-derrocamiento-en-paraguay.html
Su: http://www.carmillaonline.com & http://www.annalisamelandri.it/dblog/ -
LyFC o CFE. La luce, Messico: dalla bolletta rossa alla verde

Ecco le foto delle due diverse bollette della luce a confronto. Come ben sapete dai post di un paio di mesi fa, la compagnia che operava nel centro del Messico, la Luz y Fuerza del Centro (LyFC), storica azienda elettrica messicana i cui oltre 40.000 dipendenti formavano (e virtualmente ancora formano) il sindacato storico SME (Sindicato Mexicano de Electricistas), è stata sgomberata e chiusa per decreto presidenziale e con l’uso dell’esercito annullando di fatto il potere del sindacato e licenziando praticamente tutti i lavoratori. Qui un paio di articoli: http://selvasorg.blogspot.com/2009/10/guerra-al-sindacato-in-messico.html & http://latinoamericaexpress.blog.unita.it//Messico__si_spegne_la_luce__s_accende_la_speranza_680.shtml
Ai dipendenti sono state offerte delle indennizzazioni e alcuni sono stati riassunti nella CFE (Comision Federal de Electricidad) che è la compagnia statale nazionale più importante e ha rilevato le attività di Luz y Fuerza. Girano molte mail e volantini che come forma di resistenza civile invitano a non pagare la nuova bolletta di colore verde visto il sopruso perpetrato nei confronti degli impiegati (ex impiegati!) dell’estinta LyFC. Per contrastare la protesta il governo sta bombardando radio e TV con degli spot alquanto tendenziosi che evidenziano l’inefficienza della vecchia compagnia e i pregi di quella “nuova”, gli sprechi dei sindacati e le virtù dell’efficienza, mentre la verità è un po’ più complicata e sfumata rispetto al bianconero mediatico di queste settimane.
Intanto i lavoratori si dividono almeno in tre categorie: quelli che attendono ancora una risoluzione giuridica e che continuano con la pratica de “el amparo” (ossia un ricorso contro la decisione di espropriazione e chiusura della compagnia decretato da Felipe Calderon), quelli che già lavorano nella “nuova” CFE e quelli che ricevono mensilmente l’indennizzazione e sono alla ricerca di una nuova occupazione. Comunque sembra che l’interregno dei pagamenti sia ora finito e proprio alla vigilia di Natale è arrivata la prima bolletta verde che sostiuisce quella rossa. Nuovi padroni dell’energia (in teoria si tratta sempre dello Stato però con altri equilibri tra imprese pubbliche, sindacati e gruppi di lavoratori…), nuove sigle e colori. Intanto la vertenza degli elettricisti non è finita, anzi, l’agguerrito sindacato sta continuando con le manifestazioni e le negoziazioni anche se la sensazione è che i risultati siano stati fino ad ora deludenti e il governonon ha dimostrato sufficiente apertura. Si può seguire qui: http://www.sme1914.org/ On verà? -
Brasile: l'opinione di Lula sul caso Battisti

Il 22 dicembre (martedì scorso) il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha rilasciato una dichiarazione sull’estradizione di Cesare Battisti, condannato in Italia per 4 omicidi e rifugiato politico in Brasile dopo la sua fuga dalla Francia nel 2004, affermando “decido io, non mi importa delle decisioni del Supremo Tribunal Federal. Adesso la palla è sul mio campo, e sono io a decidere come calciare” secondo quanto ha pubblicato il Giornale e alcune testate brasiliane come che appunto riportano che “la settimana scorsa, la Corte suprema brasiliana aveva vincolato la decisione di Lula sull’estradizione in Italia dell’ex “terrorista rosso” al rispetto delle norme del trattato di estradizione in vigore tra i due Paesi, che in pratica non lascerebbe molto margine di manovra al presidente brasiliano per giustificare l’eventuale l’eventuale asilo politico”. Una lunga serie di approfondimenti critici sul caso: http://www.carmillaonline.com/archives/cat_il_caso_battisti.html e la vertente brasiliana http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091118_1906_battisti_brasil_jg.shtml
Anche se fino ad oggi il mandatario brasiliano non si era espresso sul caso di Cesare Battisti, dato che si è in attesa del testo integrale delle decisioni della Corte che verrà comunicato in gennaio, si possono cominciare forse a delucidare alcuni fattori determinanti della sua decisione che vanno oltre la posizione sua personale e quella del suo partito politico di riferimento, il Partito del Trabajo.
In Brasile così come in altri paesi dell’America Latina è molto forte e sentito da sinistra a destra, anche se con toni e strumentalizzazioni differenti, il discorso della sovranitá nazionale e l’idea di una politica di potenza passa anche da queste rivendicazioni, reali o retoriche che siano. Esistono trattati e accordi internazionali, esistono delle regole e la diplomazia, però esistono anche le facoltà sovrane e le decisioni unilaterali che alcune figure politiche e alcuni paesi da sempre esercitano, dosano, sfoderano e impongono a seconda dei casi, dei rapporti di potere in gioco e delle cirtcostanze interne ed internazionali.
Alcuni segnali chiari di questo atteggiamento sono stati evidenziati anche recentemente nel caso della crisi in Honduras durante la quale il presidente deposto illegalmente, Manuel Zelaya, s’è rifugiato nell’ambasciata brasiliana, o annche nella gestione delle relazioni con i vicini del Mercosur e del continente americano, oltre che con gli USA, potenza antagonista del nord…Il tutto viene sigillato dalla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi in acque territoriali brasiliane e dall’indipendenza energetica gia’ raggiunta dal paese che a novembre appariva sulla copertina della rivista The Economist con il titolo “Brasil takes off”, cioè il Brasile decolla (ma questi sono solo alcuni elementi, non voglio e non potrei esaurire qui la storia delle relazioni internazionali o dello sviluppo economico brasiliano!).
Il peso del Brasile e dell’Amazzonia a Copenaghen si è fatto sentire e quindi Lula potrá accumulare piu’ consensi col discorso e la pratica “nazionalista” oltre al fatto che, in genere, alcuni partiti a lui vicini potrebbero sostenerlo in caso venga formalmente “responsabilizzato” di una presa di posizione contraria a quella della Corte. Secondo alcune voci critiche la politica del governo e in particolare del presidente del Brasile in questo caso non sorprendono in quanto lo si accusa, con argomenti piuttosto tendenziosi a dir la verità, di oscillare tra la sua “vecchia ideologia marxista” e un falso realismo ed anche di avere ammesso nelle proprie file degli ex simpatizzanti della guerriglia brasiliana degli anni settanta: con queste affermazioni ci si dimentica comunque il contesto della spietata dittatura militare instaurata in Brasile dopo il 1964 e della rispettiva resistenza armata…
Resta aperta la questione circa quali probemi interni tra il presidente e la Corte possano scoppiare se le dichiarazioni di Lula dovessero portare l’anno prossimo a delle azioni concrete o a un conflitto istituzionale serio; e se esistano oltre ai motivi personali o ideologici delle rendite elettorali che possono ottenere Lula, i partiti della coalizione e il successore di Lula dalla contrapposizione con la Corte e dalle rivendicazioni sulla sovranità e il “bene per il paese” fatte dal presidente il quale è già stato avvertito del fatto che le responsabilita’ delle decisione ricadranno su di lui e che potrebbero esserci quindi implicazioni giuridiche. La velata minaccia della Corte sembra anche richiamare le implicazioni internazionali della vicenda dato che il Brasile resta ancora in attesa del famoso “posto fisso” nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe essere eventualmente pregiudicato dall’opposizione dell’Italia e di altri paesi in seguito alla presunta violazione delle norme stabilite dall’organo stesso in tema di “terrorismo”. Per ora mi fermo qui e aspetto notizie.








