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Le strade della vita (o della morte)


Intitolo il post come una famosa canzone di vallenato colombiano che è un must per gli appassionati di America Latina e ci porta a una rapida riflessione sulle strade della vita e, nel caso dei migranti messicani e centroamericani, della morte, del sequestro, del pericolo, dell’espulsione e dell’umiliazione. Ecco la cartina dei percorsi che seguono i migranti centroamericani dal Guatemala agli Stati Uniti attraverso il Messico. La Commissione Nazionale per i Diritti Umani (CNDH) ha raccomandato al governo messicano, presieduto da Felipe Calderòn, di “implementare strategie che aiutino a prevenire e, se è il caso, a perseguitare e sanzionare coloro i quali commettano delitti contro questo gruppo di persone vulnerabili” e ha segnalato i 71 comuni ad alto rischio (coi quali è stata elaborata una mappa dei percorsi più pericolosi che indica in legenda i comuni stato per stato) per gli stranieri in cammino verso il “sogno americano”. Nel 2010 i migranti vittime di sequestro in Messico sono stati ben 11.300 secondo la CNDH. Non immagino a quanto possa arrivare la cifra estra-ufficiale o stimata. Intanto cresce in modo preoccupante il fenomeno delle fosse comuni in cui vengono nascosti e seppelliti a centinaia i migranti tanto in territorio statunitense come in Messico e così è anche tristemente per le mattanze che a caso colpiscono alcuni dei milioni di “nessuno” che costantemente cercano di risalire da sud a nord. -
Guerre di religione

Città del Messico, nel mezzo della calura primaverile a 30 e passa gradi C. Di passaggio in moto nella via o calle Soledad, solitudine. Strapiena di gente e bancarelle a dir la verità. Il dedalo di strade è fatale per chi non ha un ottimo senso dell’orientamento e tanta fortuna. In molte vie del centro storico come questa, in particolare nel settore orientale, è pieno di altari semovibili della Santissima Muerte ma quelli di San Giuda Taddeo sono ancora più numerosi e fanno pensare a una strategia di lotta da parte della Chiesa cattolica che cerca d’imporre il suo “Santo delle cause disperate” contro la Santa dei dimenticati scarnificata e “bonita”. Il dicembre scorso la diocesi di Città del Messico aveva assunto degli esorcisti per cercare di limitare l’espansione grandiosa del culto alla Santa Muerte, una devozione popolare messicana che avrebbe tra i 2 e i 10 milioni di seguaci in molte parti del mondo, soprattutto negli Usa, in Messico e America centrale. Come se si trattasse di gente posseduta da qualche demonio! Non ci siamo. La gente è semplicemente stufa dei santi tradizionali e della distanza sociale e l’esclusione che la religione istituzionale ormai rappresenta a queste latitudini. La Santa Muerte invece non discrimina.
I due altari sono posizionati uno di fronte all’altro come in un’epica sfida per la conquista delle anime, una specie di guerra di religione. In realtà i devoti della Santa Muerte non smettono di definirsi cattolici e in generale sono anche affezionati alle Vergine di Guadalupe, la Madonna messicana per eccellenza. Perché tanto accanimento allora? Perché sfuggono all’autorità e reinventano forme di convivenza e credenza che la Chiesa pensava di poter controllare totalmente mentre invece non è più così (o non lo è mai stato, dato che il culto ha forse due o tre secoli di vita). Il controllo della vita e della morte, delle cerimonie e delle liturgie viene ripreso dalla gente comune che lo fa proprio al di fuori dello stato e della chiesa.Non per fare il partigiano ma vorrei ricordare che San Judas o San Giuda Taddeo è stato sovrapposto negli ultimi 20-30 anni al patrono della capitale messicana che è San Ippolito ed è stato scelto come protettore della città nel 1528, a soli 7 anni dalla fine dell’impero azteca provocata dagli spagnoli che erano capeggiati dal sanguinario Hernàn Cortès. I templi del popolo sconfitto vennero distrutti e al loro posto si eressero chiese e ville ad uso e consumo dei nuovi potenti. San Judas è molto amato nelle classi popolari così come la Santa Muerte. Ciononostante San Judas rappresenta il continuatore della conquista spirituale cominciata oltre 500 anni fa in terra americana ed è il Santo prescelto dalle gerarchie ecclesiastiche per riguadagnarsi i fedeli perduti. Ogni 28 del mese migliaia di devoti portano nel metro e per le strade le immagini e le statue del Santo e vanno in pellegrinaggio fino al tempio di San Ippolito presso la fermata della Metro” Hidalgo”.
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Il Perù tra l’Aids e il Cancro?

Ollanta Humala e Keiko Fujimori (figlia di Alberto Fujimori) andranno al ballottaggio per diventare presidente del Perù 2011-2016 e rilevare l’attuale mandatario Alan Garcia. Il Nobel Mario Vargas Llosa ha definito questa elezione come una scelta tra l’AIDS e il Cancro…quasi a dire, di cosa vuoi morire?
Domanda. Chi scegliereste tra la giovane figlia di un ex-presidente neoliberista e populista dalla marcata vena autoritaria, oggi in carcere per violazioni gravi ai diritti umani e corruzione, e un leader nazionalista (identificato dalla stampa come “di sinistra” ma che non si definisce propriamente tale), ex militare, con un fratello golpista (Antauro Humala) e ideologicamente vicino a Hugo Chavez, il controverso presidente del Venezuela?
Si tratta solo, come spesso sentiamo dire, di capire chi è il “meno peggio” (vedi frase di Vargas Llosa, sconfitto proprio alle presidenziali nel 1990 dal padre di Keiko Fujimori) o esistono altre coordinate?
Mi rivolgo un po’ a tutti ma soprattutto ai peruviani e anche ai cittadini della Comunità Andina in Italia che probabilmente conoscono bene e più di me i personaggi politici che competeranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali nel bel Perù tra un paio di mesi.
Con il 70% delle urne scrutinate possiamo già dire che il voto di ieri ha espresso circa il 30% dei consensi per il 48enne Ollanta Humala e il 23% a Keiko Fujimori, figlia trentacinquenne di Alberto Fujimori, un presidente tristemente noto (e da alcuni chiamato a ragione dittatore) per i suoi abusi e la deriva autoritaria in cui spinse il Perù negli anni 90.
Dopo alcuni anni d’esilio in Giappone (Alberto Fujimori ha anche la nazionalità di quel paese) venne arrestato in Cile ed estradato per essere processato nel suo paese ed ora è in prigione. I più maliziosi dicono che la figlia Keiko potrebbe concedergli la grazia una volta eletta come presidentessa.
La Fujimori rappresenta, ad ogni modo, i settori di centro e di destra che sostengono il modello attuale di sviluppo peruviano, definito neoliberale o liberista, quindi è possibile che i voti di tutti gli altri candidati esclusi dal secondo turno convergano su di lei portandola alla vittoria.
Tra questi c’era anche l’ex presidente Alejandro Toledo, il candidato del premio Nobel Mario Vargas Llosa che era favorito fino a due settimane fa ma ha perso progressivamente consensi tra i giovani e le classi popolari in favore rispettivamente di Fujimori e Humala.Mentre Keiko è sostenuta da una parte dell’elite conservatrice e probabilmente non farà grossi cambiamenti al modello esistente (che comunque ha ridotto la povertà estrema dal 50% al 32% della popolazione in un decennio), Humala parteggia per il riscatto dei settori più poveri della popolazione, che nemmeno intravede i benefici dell’aperturismo economico e del fantomatico sviluppo, attraverso il rafforzamento dello Stato e una politica nazionalista.
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Il Perù tra l'Aids e il Cancro?

Ollanta Humala e Keiko Fujimori (figlia di Alberto Fujimori) andranno al ballottaggio per diventare presidente del Perù 2011-2016 e rilevare l’attuale mandatario Alan Garcia. Il Nobel Mario Vargas Llosa ha definito questa elezione come una scelta tra l’AIDS e il Cancro…quasi a dire, di cosa vuoi morire?
Domanda. Chi scegliereste tra la giovane figlia di un ex-presidente neoliberista e populista dalla marcata vena autoritaria, oggi in carcere per violazioni gravi ai diritti umani e corruzione, e un leader nazionalista (identificato dalla stampa come “di sinistra” ma che non si definisce propriamente tale), ex militare, con un fratello golpista (Antauro Humala) e ideologicamente vicino a Hugo Chavez, il controverso presidente del Venezuela?
Si tratta solo, come spesso sentiamo dire, di capire chi è il “meno peggio” (vedi frase di Vargas Llosa, sconfitto proprio alle presidenziali nel 1990 dal padre di Keiko Fujimori) o esistono altre coordinate?
Mi rivolgo un po’ a tutti ma soprattutto ai peruviani e anche ai cittadini della Comunità Andina in Italia che probabilmente conoscono bene e più di me i personaggi politici che competeranno al ballottaggio delle elezioni presidenziali nel bel Perù tra un paio di mesi.
Con il 70% delle urne scrutinate possiamo già dire che il voto di ieri ha espresso circa il 30% dei consensi per il 48enne Ollanta Humala e il 23% a Keiko Fujimori, figlia trentacinquenne di Alberto Fujimori, un presidente tristemente noto (e da alcuni chiamato a ragione dittatore) per i suoi abusi e la deriva autoritaria in cui spinse il Perù negli anni 90.
Dopo alcuni anni d’esilio in Giappone (Alberto Fujimori ha anche la nazionalità di quel paese) venne arrestato in Cile ed estradato per essere processato nel suo paese ed ora è in prigione. I più maliziosi dicono che la figlia Keiko potrebbe concedergli la grazia una volta eletta come presidentessa.
La Fujimori rappresenta, ad ogni modo, i settori di centro e di destra che sostengono il modello attuale di sviluppo peruviano, definito neoliberale o liberista, quindi è possibile che i voti di tutti gli altri candidati esclusi dal secondo turno convergano su di lei portandola alla vittoria.
Tra questi c’era anche l’ex presidente Alejandro Toledo, il candidato del premio Nobel Mario Vargas Llosa che era favorito fino a due settimane fa ma ha perso progressivamente consensi tra i giovani e le classi popolari in favore rispettivamente di Fujimori e Humala.
Mentre Keiko è sostenuta da una parte dell’elite conservatrice e probabilmente non farà grossi cambiamenti al modello esistente (che comunque ha ridotto la povertà estrema dal 50% al 32% della popolazione in un decennio), Humala parteggia per il riscatto dei settori più poveri della popolazione, che nemmeno intravede i benefici dell’aperturismo economico e del fantomatico sviluppo, attraverso il rafforzamento dello Stato e una politica nazionalista. -
Intervista su violenza, narco e femminicidio in Messico

Vi segnalo un’intervista che ho realizzato con gli amici di Bucanero, Radio Popolare Roma, il 23 gennaio 2011 sul tema della violenza, il narcotraffico e il femminicidio (a Ciudad Juarez ma non solo) in Messico. Riporto l’introduzione e i link all’intera trasmissione di quella domenica. Sul loro sito potete trovare i podcast e scaricare gli Mp3 delle altre puntate di questo bel programma di approfondimento sull’America Latina. Ecco il Link oppure ascoltatela facendo partire il video di YouTube qui sotto.
Intro alla puntataIn collegamento da Città del Messico il giornalista Fabrizio Lorusso, suo il blog Latino America Express, per raccontarci la situazione nel paese: il 2010 è stato uno degli anni più violenti. Con un focus sui femminici. In Italia si sono tenute delle manifestazioni per denunciare le violenze e i femminicidi in Messico.
Danila Cotroneo di Da Sud ci racconta dell’assassinio dell’attivista messicana Susana Chavez e le iniziative a Roma della campagna. Scarica il File Audio Mp3.Bucanero è realizzata in collaborazione con Terre Madri, organizzazione di cooperazione internazionale che realizza e sostiene progetti di sviluppo e di informazione con l’America latina e l’Africa www.terremadri.it -
MBA e business school in America Latina

Presente, pasado y futuro del sistema MBA: discusiones sobre enseñanza y relevancia desde América Latina
(Presente, passato e futuro del sistema MBA: discussioni su insegnamento e rilevanza dall’America Latina)
Posgrado en Estudios Latinoamericanos
Universidad Nacional Autónoma de México
Articolo in spagnolo pubblicato sulla rivista accademica Confluenze dell’Università di Bologna scaricabile a questo LINK IN PDF
(CONFLUENZE Vol. 2, No. 2, pp. 319-333, ISSN 2036-0967, 2010, Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere Moderne, Università di Bologna)
ABSTRACT
This article considers the main reviews and criticisms that have been posed, mainly during the last two decades, to the attention of the experts in the field of teaching systems in the graduate schools of business administration. The main statement is that we can outline the features that will be relevant for a substantial part of the future ruling and business class in Latin America and its own historical, social and economic context. This is possible by taking into account and making a synthesis of the outstanding criticisms and debates posed by different schools of thought, paying special attention to the essential relation of the academic world with the business sector – that is to say with the “practice” of business administration that has been constantly stemming away from the corresponding theory and academic background.
Keywords: Business administration, MBA system, teaching, theory, Latin America.
RESUMEN
El presente artículo considera las principales críticas que, en las últimas dos décadas principalmente, se han impuesto a la atención de los expertos en sistemas de enseñanza de los posgrados en administración de empresas. El planteamiento principal es que, al tener en cuenta y hacer una síntesis de las principales críticas y debates avanzados por diferentes escuelas de pensamiento y al considerar fundamental la relación de la misma academia con el sector empresarial, es decir con “la práctica” de la administración cada vez más alejada de la teoría, se pueden esbozar los rasgos que, en el peculiar contexto histórico, social y económico de América Latina, resultarán relevantes para una parte sustancial de la futura clase dirigente del subcontinente.
Palabras Clave: Administración de negocios, sistema MBA, enseñanza, teoría, América Latina.
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