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  • Articolo “L’America Latina davanti allo specchio…” su Refundación Revista Latinoamericana !

    Articolo “L’America Latina davanti allo specchio…” su Refundación Revista Latinoamericana !

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    De México a Chile, América Latina se luce frente al espejo: una historia de lentes sucios

    Dal Messico al Cile, l’America Latina davanti allo specchio: una storia di lenti sporche

    Abstract
    El ensayo propone una visión crítica de algunas posturas y planteamientos sobre la manera en que la región latinoamericana se ha mirado y se ha analizado a si misma a lo largo del siglo XX y, en especial, durante el florecimiento de la teoría social y crítica latinoamericana.

    Desde la teoría estructuralista de la CEPAL hasta el enfoque de la dependencia y las propuestas socialistas, se discuten las formas más notas históricamente de interpretar el vínculo externo y la inserción internacional de América Latina, caracterizadas, entre otras cosas, por la presencia de caracteres populistas y retóricas anti-imperialistas. Se profundiza en algunos ejemplos traídos de la historia chilena y mexicana, con un enfoque que trata de enmarcar el debate para toda América Latina.

    El caso del experimento cibernético de Salvador Allende en Chile, los sistemas de gestión integrada de las empresas, la teoría del mercado perfecto, el populismo del sexenio de Echeverría y las visiones neoclásicas del desarrollo son ejemplos que evidencian los límites que unos lentes sucios plantean al análisis social y a las interpretaciones que proponen soluciones abarcadoras y totalizadoras a los problemas de control social y político.

    Asimismo, los conceptos de “occidentalismo” y populismo se utilizan como ejemplos para destacar la recurrencia de ciertos procesos y fenómenos políticos y sociales, así como de las maneras para interpretarlos: se establece, entonces, una comparación entre distintos “mundos” como son el Oriente medio actual, la Europa de la década de los treinta y América Latina en distintas etapas de su historia.

    Introducción
    El artículo analiza las formas en que desde América Latina se han planteado e interpretado la relación externa, la colocación de la región en el mundo y el problema/reto del desarrollo, pasando por unas evidencias significativas en los casos chileno y el mexicano.

    Centro-periferia, dependencia, estructuralismo, populismo y occidentalismo constituyen los términos de referencia que ejemplifican posturas e interpretaciones recurrentes. Se plantea un desafío para las ciencias sociales latinoamericanas con el fin de que pueda mejorarse y abrirse cada vez más el sistema de “lentes” con que se forjan las visiones y los enfoques sobre la realidad social, política y económica

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  • Le 37 norme fatte approvare da Berlusconi in questi anni…

    Le 37 norme fatte approvare da Berlusconi in questi anni…
    • 1. Decreto Biondi (1994). Approvato il 13 luglio 1994 dal governo Berlusconi I, vieta la custodia cautelare in carcere (trasformata al massimo in arresti domiciliari) per i reati contro la Pubblica amministrazione e quelli finanziari, comprese la corruzione e la concussione, proprio mentre alcuni ufficiali della Guardia di Finanza confessano di essere stati corrotti da quattro società del gruppo Fininvest (Mediolanum, Videotime, Mondadori e Tele+) e sono pronte le richieste di arresto per i manager che hanno pagato le tangenti.

    ( FONTE: http://www.destradipopolo.net/?p=2268#more-2268  )

    Il decreto impedisce cioè di arrestare i responsabili e provoca la scarcerazione immediata di 2764 detenuti, dei quali 350 sono colletti bianchi coinvolti in Tangentopoli (compresi la signora Poggiolini, l’ex ministro Francesco De Lorenzo e Antonino Cinà, il medico di Totò Riina).
    Il pool di Milano si autoscioglie. Le proteste di piazza contro il “Salvaladri” inducono la Lega e An a ritirare il consenso al decreto e a costringere Berlusconi a lasciarlo decadere in Parlamento per manifesta incostituzionalità.
    Subito dopo vengono arrestati Paolo Berlusconi, il capo dei servizi fiscali della Fininvest Salvatore Sciascia e il consulente del gruppo Massimo Maria Berruti, accusato di aver depistato le indagini subito dopo un colloquio con Berlusconi.
    2. Legge Tremonti (1994). Il decreto n.357 approvato dal Berlusconi I il 10 giugno 1994 detassa del 50% gli utili reinvestiti dalle imprese, purchè riguardino l’acquisto di “beni strumentali nuovi”.
    La neonata società Mediaset (che contiene le tv Fininvest scorporate dal resto del gruppo in vista della quotazione in Borsa) utilizza la legge per risparmiare 243 miliardi di lire di imposte sull’acquisto di diritti cinematografici per film d’annata: che non sono beni strumentali, ma immateriali, e non sono nuovi, ma vecchi. A sanare l’illegalità interviene il 27 ottobre 1994 una circolare “interpretativa” Tremonti che fa dire alla legge Tremonti il contrario di ciò che diceva, estendendo il concetto di beni strumentali a quelli immateriali e il concetto di beni nuovi a quelli vecchi già usati all’estero.
    3. Legge Maccanico (1997). In base alla sentenza della Consulta del 7 dicembre 1994, la legge Mammì che consente alla Fininvest di possedere tre reti tv sull’analogico terrestre è incostituzionale: la terza, presumibilmente Rete4, dev’essere spenta ed eventualmente passare sul satellite, entro il 28 agosto 1996.
    Ma il ministro delle Poste e telecomunicazioni del governo Prodi I, Antonio Maccanico, concede una proroga fino al 31 dicembre 1996 in attesa della legge “di sistema”.
    A fine anno, nulla di fatto per la riforma e nuova proroga di altri sei mesi. Il 24 luglio 1997, ecco finalmente la legge Maccanico: gli editori di tv, come stabilito dalla Consulta, non potranno detenere più del 20% delle frequenze nazionali disponibili, dunque una rete Mediaset è di troppo.
    Ma a far rispettare il tetto dovrà provvedere la nuova Authority per le comunicazioni (Agcom), che potrà entrare in azione solo quando esisterà in Italia “un congruo sviluppo dell’utenza dei programmi televisivi via satellite o via cavo”. Che significhi “congruo sviluppo” nessuno lo sa, così Rete4 potrà seguitare a trasmettere sine die in barba alla Consulta.
    4. D’Alema salva-Rete4 (1999). La neonata Agcom si mette all’opera solo nel 1998, presenta il nuovo piano per le frequenze tv e bandisce la gara per rilasciare le 8 concessioni televisive nazionali. Rete4, essendo “eccedente” rispetto alla Maccanico, perde la concessione; al suo posto la vince Europa7 di Francesco Di Stefano. Ma il governo D’Alema, nel 1999, concede a Rete4 una “abilitazione provvisoria” a seguitare a trasmettere senza concessione, così per dieci anni Europa7 si vedrà negare le frequenze a cui ha diritto per legge.
    5. Gip-Gup (1999). Berlusconi e Previti, imputati per corruzione di giudici romani (processi Mondadori, Sme-Ariosto e Imi-Sir), vogliono liberarsi del gip milanese Alessandro Rossa-to, che ha firmato gli arresti dei magistrati corrotti e degli avvocati Fininvest Pacifico e Acampora, ma ha pure disposto l’arresto di Previti (arresto bloccato dalla Camera, a maggioranza Ulivo).
    Ora spetta a Rossato, in veste di Gup, condurre le udienze preliminari dei tre processi e decidere sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla procura di Milano. Udienze che iniziano nel 1999.
    Su proposta dell’on. avv. Guido Calvi, legale di Massimo D’Alema, il centrosinistra approva una legge che rende incompatibile la figura del gip con quella del gup: il giudice che ha seguito le indagini preliminari non potrà più seguire l’udienza preliminare e dovrà passarla a un collega, che ovviamente non conosce la carte e perderà un sacco di tempo.
    Così le udienze preliminari Imi-Sir e Sme, già iniziate dinanzi a Rossato, proseguono sotto la sua gestione e si chiuderanno a fine anno con i rinvii a giudizio degli imputati. Invece quella per Mondadori, non ancora iniziata, passa subito a un altro giudice, Rosario Lupo, che proscioglie tutti gli imputati per insufficienza di prove (poi, su ricorso della Procura, la Corte d’appello li rinvierà a giudizio tutti, tranne uno: Silvio Berlusconi, dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche).
    6. Rogatorie (2001). Nel 2001 Berlusconi torna a Palazzo Chigi e fa subito approvare una legge che cancella le prove giunte dall’estero per rogatoria ai magistrati italiani, comprese ovviamente quelle che dimostrano le corruzioni dei giudici romani da parte di Previti & C.
    Da mesi i legali suoi e di Previti chiedono al tribunale di Milano di cestinare quei bonifici bancari svizzeri perché mancano i numeri di pagina, o perché si tratta di fotocopie senza timbro di conformità,o perchè sono stati inoltrati direttamente dai giudici elvetici a quelli italiani senza passare per il ministero della Giustizia. Il Tribunale ha sempre respinto quelle istanze. Che ora diventano legge dello Stato. Con la scusa di ratificare la convenzione italo-svizzera del 1998 per la reciproca assistenza giudiziaria (dimenticata dal centrosinistra per tre anni), il 3 ottobre 2001 la Cdl vara la legge 367 che stabilisce l’inutilizzabilità di tutti gli atti trasmessi da giudici stranieri che non siano “in originale” o “autenticati” con apposito timbro, che siano giunti via fax, o via mail o brevi manu o in fotocopia o con qualche vizio di forma. Anche se l’imputato non ha mai eccepito sulla loro autenticità, vanno cestinati. Poi, per fortuna, i tribunali scoprono che la legge contraddice tutte le convenzioni internazionali ratificate dall’Italia e tutte le prassi seguite da decenni in tutta Europa. E, siccome quelle prevalgono sulle leggi nazionali, disapplicano la legge sulle rogatorie, che resterà lettera morta.
    7. Falso in bilancio (2002). Siccome Berlusconi ha cinque processi in corso per falso in bilancio, il 28 settembre 2001 la sua maggioranza approva la legge-delega numero 61 che incarica il governo di riformare i reati societari. Il che avverrà all’inizio del 2002 con i decreti delegati che: abbassano le pene da 5 a 4 anni per le società quotate e addirittura a 3 per le non quotate (prescrizione più breve, massimo 7 anni e mezzo per le quotate e 4 e mezzo per le non quotate; e niente più custodia cautelare né intercettazioni); rendono il falso per le non quotate perseguibile solo a querela del socio o del creditore; depenalizzano alcune fattispecie di reato (come il falso nel bilancio presentato alle banche); fissano amplissime soglie di non punibilità (per essere reato, il falso in bilancio dovrà superare il 5% del risultato d’esercizio, l’1% del patrimonio netto, il 10% delle valutazioni. Così tutti i processi al Cavaliere per falso in bilancio vengono cancellati: o perché manca la querela dell’azionista (B. non ha denunciato B.), o perché i falsi non superano le soglie (“il fatto non è più previsto dalla legge come reato), o perché il reato è ormai estinto grazie alla nuova prescrizione-lampo.
    8. Mandato di cattura europeo (2001). Unico fra quelli dell’Unione europea, il governo Berlusconi II rifiuta di ratificare il “mandato di cattura europeo”, ma solo relativamente ai reati finanziari e contro la Pubblica amministrazione . Secondo “Newsweek”, Berlusconi “teme di essere arrestato dai giudici spagnoli” per l’inchiesta su Telecinco. L’Italia otterrà di poter recepire la norma comunitaria soltanto dal 2004.
    9. Il governo sposta il giudice (2001). Il 31 dicembre, mentre gli italiani festeggiano il Capodanno, il ministro della Giustizia Roberto Castelli, su richiesta dei difensori di Previti, nega contro ogni prassi la proroga in Tribunale al giudice Guido Brambilla, membro del collegio che conduce il processo Sme-Ariosto, e dispone la sua “immediata presa di possesso” presso il Tribunale di sorveglianza dov’è stato trasferito da qualche mese, senza poter completare i dibattimenti già avviati. Così il processo Sme dovrebbe ripartire da zero dinanzi a un nuovo collegio. Ma poi interviene il presidente della Corte d’appello con una nuova “applicazione” di Brambilla in Tribunale fino a fine anno.
    10. Cirami (2002). I difensori di Previti e Berlusconi chiedono alla Cassazione di spostare i loro processi a Brescia perché, sostengono, a Milano l’intero Tribunale è viziato da inguaribile prevenzione contro di loro. E, per oliare meglio il meccanismo, reintroducono il vecchio concetto di “legittima suspicione” per motivi di ordine pubblico , vigente un tempo, quando i processi scomodi traslocavano nei “porti delle nebbie” per riposarvi in pace. E’ la legge Ci-rami n. 248, approvata definitivamente il 5 novembre 2002. Ma nemmeno questa funziona: la Cassazione, nel gennaio 2003, respinge la richiesta di trasloco: il Tribunale di Milano è sereno e imparziale.
    11. Lodo Maccanico-Schifani (2003). Le sentenze Sme e Mondadori si avvicinano. Su proposta del senatore della Margherita Antonio Maccanico, il 18 giugno 2003 la Cdl approva la legge 140, primo firmatario Renato Schifani, che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del senato, del Consiglio e della Corte costituzionale. I processi a Berlusconi si bloccano in attesa che la Consulta esamini le eccezioni di incostituzionalità sollevate dal Tribunale di Milano. E ripartono nel gennaio 2004, quando la Corte boccia il “lodo”.
    12. Ex Cirielli (2005). Il 29 novembre 2005 la Cdl vara la legge ex Cirielli (misconosciuta dal suo stesso proponente), che riduce la prescrizione per gli in-censurati e trasforma in arresti domiciliari la detenzione per gli ultrasettantenni (Previti ha appena compiuto 70 anni, Berlusconi sta per compierli). La legge porta i reati prescritti da 100 a 150 mila all’anno, decima i capi di imputazione del processo Mediaset (la frode fiscale passa da 15 a 7 anni e mezzo) e annienta il processo Mills (la corruzione anche giudiziaria si prescrive non più in 15, ma in 10 anni).
    13. Condono fiscale (2002). La legge finanziaria 2003 varata nel dicembre 2002 contiene il condono tombale. Berlusconi giura che non ne faranno uso né lui né le sue aziende. Invece Mediaset ne approfitta subito per sanare le evasioni di 197 milioni di euro contestate dall’Agenzia delle entrate pagandone appena 35. Anche Berlusconi usa il condono per cancellare con appena 1800 euro un’evasione di 301 miliardi di lire contestata dai pm di Milano.
    14. Condono per i coimputati (2003). Col decreto 143 del 24 giugno 2003, presunta “interpretazione autentica” del condono, il governo ci infila anche coloro che hanno “concorso a commettere i reati”, anche se non hanno firmato la dichiarazione fraudolenta. Cioè il governo Berlusconi salva anche i 9 coimputati del premier, accusati nel processo Mediaset di averlo aiutato a evadere con fatture false o gonfiate.
    15. Pecorella (2006). Salvato dalla prescrizione nel processo Sme, grazie alle attenuanti generiche, Berlusconi teme che in appello gli vengano revocate, con conseguente condanna. Così il suo avvocato Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, fa approvare nel dicembre 2005 la legge che abolisce l’appello, ma solo quando lo interpone il pm contro assoluzioni o prescrizioni. In caso di condanna in primo grado, invece, l’imputato potrà ancora appellare. Il presidente Ciampi respinge la Pecorella in quanto incostituzionale. Berlusconi allunga di un mese la scadenza della legislatura per ripresentarla uguale e la fa riapprovare (legge n.46) nel gennaio 2006. Ciampi stavolta è costretto a firmarla. Ma poi la Consulta la boccia in quanto incostituzionale.
    16. Frattini (2002). Il 28 febbraio 2002 la Cdl approva la legge Frattini sul conflitto d’interessi: chi possiede aziende e va al governo, ma di quelle aziende è soltanto il “mero proprietario”, non è in conflitto d’interessi e non è costretto a cederle. Unica conseguenza per il premier:deve lasciare la presidenza del Milan
    17.Gasparri-1(2003). In base alla nuova sentenza della Consulta del 2002, entro il 31 dicembre 2003 Rete4 deve essere spenta e passare sul satellite. Il 5 dicembre la Cdl approva la legge Gasparri sulle tv: Rete4 può seguitare a trasmettere “ancorchè priva di titolo abilitativo”, cioè anche se non ha più la concessione dal 1999; il tetto antitrust del 20% sul totale delle reti non va più calcolato sulle 10 emittenti nazionali, ma su 15 (compresa Telemarket). Dunque Mediaset può tenersi le sue tre tv. Quanto al tetto pubblicitario del 20%, viene addirittura alzato grazie al trucco del “Sic”, che include un panel talmente ampio di situazioni da sfiorare l’infinito. Confalonieri calcola che Mediaset potrà espandere i ricavi di 1-2 miliardi di euro l’anno. Ma il 16 dicembre Ciampi rispedisce la legge al mittente: è incostituzionale.
    18. Berlusconi salva-Rete4 (2003). Mancano due settimane allo spegnimento di Rete4. Alla vigilia di Natale, Berlusconi firma un decreto salva-Rete4 (n.352) che concede alla sua tv l’ennesima proroga semestrale, in attesa della nuova Gasparri.
    19. Gasparri-2 (2004). La nuova legge approvata il 29 aprile 2004, molto simile a quella bocciata dal Quirinale, assicura che Rete4 non sfora il tetto antitrust perché entro il 30 aprile il 50% degli italiani capteranno il segnale del digitale terrestre, che garantirà loro centinaia di nuovi canali. Poi però si scopre che, a quella data, solo il 18% della popolazione riceve il segnale digitale. Ma poi l’Agcom dà un’interpretazione estensiva della norma: basta che in un certo luogo arrivi il segnale digitale di una sola emittente, per considerare quel luogo totalmente digitalizzato. Rete4 è salva, Europa 7 è ancora senza frequenze.
    20. Decoder di Stato (2004). Per gonfiare l’area del digitale, la finnaziaria per il 2005 varata nel dicembre 2004 prevede un contributo pubblico di 150 euro nel 2004 e di 70 nel 2005 per chi acquista il decoder per la nuova tecnologia televisiva. Fra i principali distributori di decoder c’è Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, titolare di Solaris (che commercializza decoder Amstrad).
    21. Salva-decoder (2003). Il digitale terrestre è un affarone per Mediaset, che vi trasmette partite di calcio a pagamento, ma teme il mercato nero delle tassere taroccate: prontamente, il 15 gennaio 2003, il governo che ha depenalizzato il falso in bilancio porta fino a 3 anni con 30 milioni di multa la pena massima per smart card fasulle per le pay tv.
    22. Salva-Milan (2002). Col decreto 282/2002, convertito in legge il 18 febbraio, il governo Berlusconi consente alle società di calcio, quasi tutte indebitatissime, diammortizzare sui bilanci 2002 e spalmare nei dieci anni successivi la svalutazione dei cartellini dei giocatori. Il Milan risparmia 242 milioni di euro.
    23. Salva-diritti tv (2006). Forza Italia blocca il ddl, appoggiato da tutti gli altri partiti di destra e di sinistra, per modificare il sistema di vendita dei diritti tv del calcio in senso “collettivo” per non penalizzare le società minori privilegiando le maggiori. Il sistema resta dunque “soggettivo” , a tutto vantaggio dei maggiori club: Juventus, Inter e naturalmente Milan.
    24. Tassa di successione (2001). Il 28 giugno 2001 il governo Berlusconi abolisce la tassa di successione per i patrimoni superiori ai 350 milioni di lire (fino a quella cifra l’imposta era già stata abrogata dall’Ulivo). Per combinazione, il premier ha cinque figli e beni stimati in 25mila miliardi di lire.
    25. Autoriduzione fiscale (2004). Nel 2003, secondo “Forbes”, Berlusconi è il 45° uomo più ricco del mondo con un patrimonio personale di 5,9 miliardi di dollari. Nel 2005 balza al 25° posto con 12 miliardi. Così, quando a fine 2004 il suo governo abbassa le aliquote fiscali per i redditi dei più abbienti, “L’espresso” calcola che Berlusconi risparmierà 764.154 euro all’anno.
    26. Plusvalenze esentasse (2003). Nel 2003 Tremonti vara una riforma fiscale che detassa le plusvalenze da partecipazione. La riforma viene subito utilizzata dal premier nell’aprile 2005 quando cede il 16,88% di Mediaset detenuto da Fininvest per 2,2 miliardi di euro, risparmiando 340 milioni di tasse.

    27. Villa abusiva con condono (2004). Il 6 maggio 2004, mentre «La Nuova Sardegna» svela gli abusi edilizi a Villa Certosa, Berlusconi fa approvare due decreti. Il primo stabilisce l’approvazione del piano nazionale anti-terrorismo e contiene anche un piano (segretato) per la sicurezza di Villa La Certosa. Il secondo individua la residenza di Berlusconi in Sardegna come «sede alternativa di massima sicurezza per l’incolumità del presidente del Consiglio e per la continuità dell’azione di governo». Ed estende il beneficio anche a tutte le altre residenze del premier e famiglia sparse per l’Italia. Così si bloccano le indagini sugli abusi edilizi nella sua villa in Costa Smeralda. Poi nel 2005 il ministro dell’Interno Pisanu toglie il segreto. Ma ormai è tardi. La legge n. 208 del 2004, varata in tutta fretta dal governo Berlusconi, estende il condono edilizio del 2003 anche alle zone pro-tette: come quella in cui sorge la sua villa. Prontamente la Idra Immobiliare, proprietaria delle residenze private del Cavaliere, presenta dieci diverse richieste di condono edilizio. E riesce a sanare tutto per la modica cifra di 300mila euro. Nel 2008 il Tribunale di Tempio Pausania chiude il procedimento per gli abusi edilizi perchè in gran parte condonati grazie a un decreto voluto dal mero proprietario della villa.

    28. Ad Mediolanum (2005). Nonostante le resistenze del ministro del Welfare, Roberto Maroni, Forza Italia impone una serie di norme favorevoli alle compagnie assicurative nella riforma della previdenza integrativa e complementare (dl 252/2005), fra cui lo spostamento di 14 miliardi di euro verso le assicurazioni, alcune norme che forniscono fiscalmente la previdenza integrativa individuale (a beneficio anche di Mediolanum, di proprietà di Berlusconi e Doris) e soprattutto lo slittamento della normativa al 2008 per assecondare gli interessi della potente lobby degli assicuratori (di cui Mediolanum è una delle capofila). Intanto, nel gennaio del 2004, le Poste Italiane con un appalto senza gara hanno concesso a Mediolanum l’utilizzo dei 16mila sportelli postali sparsi in tutta Italia.

    29. Ad Mondadori-1 (2005). Il 9 giugno 2005 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti stipula un accordo con le Poste Spa per il servizio «Postescuola»: consegna e ordinazione – per telefono e on line – dei libri di testo destinati agli alunni della scuola secondaria. Le case editrici non consegneranno i loro volumi direttamente, ma tramite la Mondolibri Bol, una società posseduta al 50 per cento da Arnoldo Mondadori Editore Spa, di cui è mero proprietario Berlusconi. L’Antitrust esamina il caso, ma pur accertando l’indubbio vantaggio per le casse Mondadori, non può censurare l’iniziativa perché a firmare l’accordo non è stato il premier, ma la Moratti.

    30. Ad Mondadori-2 (2005). L’8 febbraio 2005 scatta l’operazione “E-book”, per il cui avvio il governo stanzia 3 milioni. E a chi affidano la sperimentazione i ministri Moratti (Istruzione) e Stanca (Innovazione)? A Mondadori e Ibm: la prima è di Berlusconi, la seconda ha avuto come vicepresidente Stanca fino al 2001.

    31. Indulto (2006). Nel luglio 2006 centrosinistra e centrodestra approvano l’indulto Mastella (contrari Idv, An, Lega, astenuto il Pdci): 3 anni di sconto di pena a chi ha commesso reati prima del 2 maggio di quell’anno. Lo sconto vale anche per i reati contro la Pubblica amministrazione (che sul sovraffollamento della carceri non incidono per nulla), compresa la corruzione giudiziaria, altrimenti Previti resterebbe agli arresti domiciliari. Una nuova legge ad personam che regala anche al Cavaliere un “bonus” di tre anni da spendere nel caso in cui fosse condannato in via definitiva.

    32. Lodo Alfano (2008). Nel luglio 2008, alla vigilia della sentenza nel processo Berlusconi-Mills, il Pdl tornato al governo approva il lodo Alfano che sospende sine die i processi ai presidenti della Repubblica, della Camera, del Senato e del Consiglio. Soprattutto del Consiglio. Nell’ottobre 2009 la Consulta boccerà anche quello in quanto incostituzionale.

    33. Più Iva per Sky (2008). Il 28 novembre 2008 il governo raddoppia l’Iva a Sky, la pay-tv di Rupert Murdoch, principale concorrente di Mediaset, portandola dal 10 al 20%.

    34. Meno spot per Sky (2009). Il 17 dicembre 2009 il governo Berlusconi vara il decreto Romani che obbliga Sky a scendere entro il 2013 dal 18 al 12% di affollamento orario di spot.

    35. Più azioni proprie (2009). La maggioranza aumento dal 10 al 20% la quota di azioni proprie che ogni società può acquistare e detenere in portafoglio. La norma viene subito utilizzata dalla Fininvest per aumentare il controllo su Mediaset.

    36. Ad listam (2010). Visto che le liste del Pdl sono state presentate fuori tempo massimo nel Lazio e senza timbri di autenticazione a Milano, il governo vara un decreto “interpretativo” che stravolge la legge elettorale, sanando ex post le illegalità commesse per costringere il Tar a riammetterle. Ma non si accorge che, nel Lazio, la legge elettorale è regionale e non può essere modificata da un decreto del governo centrale. Così il Tar ribadisce che la lista è fuorilegge, dunque esclusa.

    37. Il legittimo impedimento (2010). Non sapendo più come bloccare i processi Mediaset e Mills, Berlusconi fa approvare il 10 marzo 2010 una legge che rende automatico il “legittimo impedimento” a comparire nelle udienze per sé stesso e per i suoi ministri, il tutto per una durata di 6 mesi, prorogabili fino a 18. Basterà una certificazione della Presidenza del Consiglio e i giudici dovranno fermarsi, senza poter controllare se l’impedimento sia effettivo e legittimo. Il tutto in attesa della soluzione finale, cioè delle nuove leggi ad personam che porteranno il totale a quota 40: “processo breve”, anti-intercettazioni e lodo Alfano-bis costituzionale. Cioè incostituzionale.

  • Recensione di Marilù Oliva a “Memorie del domani” (Memorias del mañana)

    Recensione di Marilù Oliva a “Memorie del domani” (Memorias del mañana)

    Recensione di Marilù Oliva presa QUI: LINK DIRETTO
    Fabrizio Lorusso è nato a Milano 33 anni fa e vive da quasi 9 anni a Città del Messico dove si dedica a diverse attività ludiche e culturali tra cui un dottorato in Studi sull’America Latina, l’insegnamento dell’italiano, la traduzione di testi e l’interpretariato, i viaggi di ricerca e d’esplorazione oltre a collaborare con alcuni media e web-zine come Carmilla On Line, Carta, Latino America, Peacereporter, Globalproject, Rebelion, Kaos en la Red, Revista Isla Negra, Radio Popolare e L’Unità.
    I suoi temi d’interesse prediletto sono il culto alla Santissima Muerte, la poesia in tutte le salse, la politica, la storia e l’economia dei paesi latino americani, i movimenti e i fenomeni sociali (specialmente) in Messico, il (sotto o sovra)sviluppo economico.
    lorusso
    Cura un blog personale chiamato L’AmericaLatina.Net (https://lamericalatina.net/) che è fonte d’ispirazione e consigli, ma anche inquietudini, per numerosi italiani in partenza per la gran urbe, Mexico City, (anche fosse solo col pensiero) o per gli altri territori centro e sudamericani.

    Ha presentato il prestigioso premio internazionale di poesia Nosside edizione 2008, (premio spesso assegnato a un poeta del paese in cui l’organizzatore ama di più viaggiare in quel momento) e ha pubblicato in Messico nel 2009 la sua prima raccolta di poesie in spagnolo chiamata Memorias del Mañana (Memorie del domani) con la Editorial Quinto Sol.
    Dal 2008 una mostra di fotografie di Edoardo Mora e poesie di Fabrizio chiamata “Altri occhi e parole per Roma e Venezia” sta circolando per il Messico in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Perde pezzi e didascalie ad ogni viaggio ma tutte le poesie si trovano sul suo blog!
    Con un prologo di Valerio Evangelisti, “Los latidos del mar y del corazón…”, e una conclusione dell’autore, i cinquantasette componimenti di “Memorias del mañana“, nascono molto prima del 2009 (anno di pubblicazione per Ediciones Quinto Sol). La loro origine, anche solo a livello embrionale, è  da far risalire a una lettera che Lorusso scrisse al liceo (“Lettera al futuro” ) e alla risposta che lui stesso si diede (“Risposta al passato”). Un dialogo immaginario tra quello che è stato e quello che è ora, tra vite parallele ma mutate nel tempo. Ci sono diversi elementi che rendono prezioso questo gioiello letterario di 76 pagine. In memorias-azulito-media-resolprimis la peculiarità della lingua, ovvero l’utilizzo dell’idioma spagnolo come lingua eletta (cfr bio di cui sopra). Al lettore finale questa lingua – per via della sua dolcezza, della sua musicalità, della chiusura evanescente di alcune parole – si presenta come mezzo idoneo di comunicazione di una materia anche astratta, ma non solo. Il tempo è il grande leitmotiv che scorre attraverso le poesie, ma ciascuna racchiude un senso più intimo legato alla politica, alla comunicazione, al dubbio e, perché no? anche all’amore.
    Momenti intensamente lirici sono alternati a toni ironici (meravigliosa la pagina di letteratura comparata e la rivisitazione dell’ungarettiano “M’illumino d’immenso” in “M’affumico d’incenso), immagini potenti (la Solitudine personificata, nuda e disperata, sempre avvinghiata a qualcuno e la sua ombra sorride da lontano), colori in blanco e nigro che si alternano alle luci (luz è parola ricorrente) in un rimando di ombre e di chiaroscuri che il poeta proietta oltre i versi.
    Le sovrapposizioni di epoche vengono evocate attraverso l’utilizzo di una terminologia ricca di rimandi temporali: questa la funzione degli aggettivi e dei sostantivi riferiti alle suddivisioni del giorno (nocturno, crepuscolares, vespertina, medianoche, alba mexicana, etc) e questa la funzione di verbi di percezione (e non percezione, primo tra tutti i verbi per eccellenza incatenati al tempo e al suo fluire irreparabile che implica una cancellazione: dimenticare, perder, olvidar). Significativa l’opzione di un lessico legato alla dimensione in cui il tempo si può concentrare o si sottrae al conteggio: dormir, oscuridad, adormecido, las oníricas incociencias.
    Un bellissimo libro, “Memorias del mañana“: qui ogni pagina è un momento prezioso, piacevole, libero. Leggendolo vi verrà voglia di rileggerlo, sottolinearlo, copiare qualche verso, vi verranno in mente delle domande. E qualche risposta l’autore ce la svela in “Dudas temporales”, con cui chiudiamo questa recensione:
    Siempre jugamos a perder el momento justo
    y el pasado está echo de momentos injustos
    caídos como perlitas entre dedos distraídos
    mientras que el presente de ahora es ficcion
    que se admira en una vida frente al espejo
    y nos hace creer que el futuro también existe
    aunque el vago tiempo humilde no sabe
    de relojes.
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  • Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani in Messsico

    Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani in Messsico

    Comitato Cerezo: 9 anni di lotta per la difesa dei diritti umani, 9 anni di denuncia

    Il Comitato Cerezo compie 9 anni dalla sua fondazione. Nasce in seguito alla detenzione di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras il 13 Agosto 2001. Oggi è un gruppo per la difesa dei diritti umani che è un quadro di riferimento nella lotta per la libertà di altri prigionieri politici, di coscienza e catturati ingiustamente.

    La Storia

    Il 13 agosto 2001 furono incarcerati Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max, accusati di aver attaccato con degli esplosivi (petardi) tre succursali bancarie. Pur non avendo prove, è stata imposta loro la prigione formalmente per i delitti seguenti: criminalità organizzata, possesso di armi e proiettili, detenzione di fuochi artificiali ed esplosivi e danno alla proprietà altrui.

    I fratelli Cerezo furono condannati a 13 anni e sei mesi di carcere. Pablo Alvarado Flores a 10 anni. Grazie a una serie di mobilitazioni e alla lotta sul piano giuridico queste sentenze furono ridotte a 7 anni e mezzo di prigione.

    Sergio Galicia Max venne rimesso in libertà nel marzo 2002, Alejandro Cerezo fu liberato il primo marzo 2005 e Pablo Alvarado il 13 agosto 2006. Il 16 febbraio 2009 furono messi in libertà Héctor e Antonio Cerezo.

    La violazione dei diritti umani, nuova fase nella criminalizzazione della protesta sociale

    L’incarcerazione dei fratelli Cerezo Contreras si verifica nel contesto della criminalizzazione della gioventù. Due anni prima, nel 1999, era stata realizzata l’occupazione più lunga della storia della massima casa di studi, la Universidad Nacional Autònoma de Mèxico (UNAM), la quale finì con mille detenzioni nell’anno 2000. Gli studenti che difendevano l’educazione pubblica e gratuita furono stigmatizzati come pericolosi criminali.

    I fratelli Cerezo Contreras erano studenti della Facoltà di Filosofia e Lettere e della Facoltà di Economia al momento della loro cattura arbitraria e furono i loro libri le “prove” che il pubblico ministero trovò per dichiarare che questi ragazzi erano dei pericoli per la società e, quindi, vincolarli in modo “ideologico” con gruppi terrorista. Questo fatto avrebbe segnato l’inizio Della strategia di criminalizzazione degli studenti della UNAM.

    Il clima politico in Messico e a livello internazionale nel 2001 contribuirà a rendere più difficile la situazione dei fratelli Cerezo Contreras. In Messico c’era una transizione accordata tra i due partiti politici PRI (ex partito egemonico di regime, Partido Revolucionario Institucional) e PAN (di destra, Partido Accion Nacional) con la destra estrema al potere a livello federale con il presidente Vicente Fox che viene eletto nel 2000 in mezzo a speranze e aspettative di cambiamento. La realtà fu poi ben diversa. L’ascesa della destra al potere segna una nuova tappa di guerra sporca contro le organizzazioni sociali e, quindi, una fase grigia per i movimenti e le lotte sociali. Ciò viene spalleggiato dal contesto internazionale in seguito agli attentati alle Torri Gemelle di New York contro gli Stati Uniti e alla dichiarata “nuova” guerra al terrorismo e alla crimine organizzato. Chiunque risultasse fuori dalle “norme” di legge sarebbe stato punito come un terrorista. Nemico della libertà e della democrazia.

    Fu così che inizialmente il Comitato Cerezo nacque solo con la partecipazione di Francisco ed Emiliana Cerezo e di alcuni amici solidali per mettere insieme una squadra che lottasse per l’ottenimento della libertà in favore dei fratelli Cerezo in carcere e degli altri loro compagni ingiustamente coinvolti.

    La difesa dei diritti umani nel sistema penitenziario messicano

    I fratelli Cerezo Contreras, così come Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galicia Max, furono vittime di torture fisiche e psicologiche al momento dell’arresto. Fatti che sono stati denunciati in quei momenti e che, in seguito, vennero constatati grazie alle loro testimonianze anche da organi incaricati del monitoraggio dei diritti umani, nazionali e internazionali. Le pratiche di tortura fisica e psicologica sembrano costituire il “marchio” della transizione democratica del Messico, non solo per i Cerezo e gli altri detenuti insieme a loro, ma anche per altri casi importanti come quelli di Atenco e del movimento popolare di Oaxaca.

    Attraverso le loro lettere, Héctor, Antonio e Alejandro hanno fornito un resoconto sul sistema carcerario messicano, sulle prigioni di massima sicurezza che, lungi dall’essere dei centri di riabilitazione, sono invece dei centri di sterminio in cui l’integrità dei detenuti risulta annullata. Così si cominciò un compito arduo: denunciare il sistema penitenziario messicano e difendere i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente

    Il Comitato Cerezo oggi

    Con l’esperienza accumulata in 8 anni di lotta per esigere la libertà di Héctor, Antonio e Alejandro Cerezo Contreras, Pablo Alvarado Gómez e Sergio Galia Max il Comitato Cerezo oggi costituisce un riferimento nel campo della difesa dei diritti umani. Impartendo seminari per la sicurezza delle organizzazioni sociali. Aiutando a livello psicologico le organizzazioni e le famiglie con prigionieri politici, di coscienza o detenuti ingiustamente. Denunciando la tortura e il sistema carcerario messicano. Difendendo i diritti umani dei prigionieri politici, di coscienza e detenuti ingiustamente.

    Per i 9 anni della sua nascita realizzeranno un evento il prossimo 25 agosto alle ore 16:00, presso il salone dell’università “Adolfo Sánchez Vásquez” Facultad de Filosofía y Letras (UNAM) Città del Messico.

    Dallo spazio “Abajo los Muros de las Prisiones” (“Giù i muri delle prigioni”) mandiamo un saluto e i nostri auguri per il duro lavoro da loro svolto a tutti i membro del Comitato Cerezo.

    Traduzione all’italiano di LamericaLatina.Net

    Consulta: http://www.comitecerezo.org/

    http://www.vientodelibertad.org/
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  • Documentario: Juárez la città dove le donne sono usa e getta (sott. italiano)

    Documentario: Juárez la città dove le donne sono usa e getta (sott. italiano)

    Documental: Juárez, la ciudad donde las mujeres son desechables (con subtítulos al italiano de Clara Ferri).

    Lungometraggio di Alex Flores e Lorena Vassolo che documenta il fenomeno del femminicidio a Ciudad Juárez e di alcuni casi di violenza sulle donne di risonanza nazionale e internazionale

    Largometraje de Alex Flores y lorena Vassolo que documenta el fenómeno del feminicidio en Ciudad Juáre, México, y de algunos casos de violencia sobre las mujeres que tuvieron resonancia nacional e internacional.

    http://www.nosotrasenred.org/index.html

    Articolo “Messico Violento”

    Articolo “Da Juárez alla guerra sucia: storiche condanne contro il Messico…”

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  • Back In Town. Bovisa City Milano

    Back In Town. Bovisa City Milano

    di Fabrizio Lorusso ……… www.carmillaonline.com

    1.Immag0018(Large).jpgOggi niente America Latina. Le luci dell’Osservatorio americano esaltano uno sguardo straniero e un po’ stranito su un barrio nostrano, asfalto e cemento del bel paese. Un cellulare in mano e 37 gradi Celsius nell’aria umida del primo pomeriggio milanese, quando tutto è chiuso, anche il cervello, e nessuno penserebbe mai di farsi una passeggiata di (mala)salute improvvisata. Auto parcheggiate, silenzio stazionario, afa e vino del pranzo che risale.
    Questo è un foto post con didascalie febbrili che resterà come testimonianza del breve ritorno in patria dell’autore, esiliato volontario a Città del Messico da 8 anni e 1/2, felliniani ma anche abbastanza fantozziani, dipende sempre dal punto di vista.
    Quest’anno saranno 49 i giorni passati in Italia, per la precisione nel caro e vecchio focolare di Piazza Prealpi e vie limitrofe, un’enclave incastonata come una perla-barrio tra le mitiche zone Bovisa, Quarto Oggiaro e Villapizzone a Milano, periferia ovest dal retrogusto post industriale.

    4.Immag0019(Large).jpgQuesta fu una terra promessa per l’immigrazione dal nostro meridione a partire dagli anni quaranta del secolo scorso e s’è oggi trasformata in una zona multicolore e multilingue, con i suoi pregi e le sue contraddizioni, grazie alle folte comunità equatoriane, peruviane, cinesi, albanesi, marocchine, rumene, pachistane, cingalesi, senegalesi e mi scuso se ne dimentico alcune! Presenti.

    Ecco la fermata Villapizzone del passante ferroviario, un mezzo che, quando nacque, venne spacciato per una nuovissima metropolitana sotterranea “classica”, la famosa Linea 4 del metro di Milano, ma è più simile a un treno che passa ogni tanto, gli è simile nel bene e nel male.

    I gradini spuntano in mezzo al nulla nei pressi della sede Bovisa del Politecnico, dove fino a 10 anni fa regnavano solo baracconi e industrie dismesse e ci si andava per sfidare il destino: probabilità di rapina oltre il 70%, sequestro fifty-fifty, caduta in un tombino scoperchiato, 30%, cedimento strutturale di un edificio antistante, 55%, pestaggio o rissa, un bel 40%; essere investiti da guidatori ubriachi col foglio rosa o da macchine della scuola guida, 90%. Siamo qui, ancora. Ce l’abbiamo fatta!

    Tutte le stime delle percentuali sono dell’autore su dati comuni.

    Un cunicolo buio, orripilante e masochisticamente affascinante s’interrava sotto i binari per una ventina di metri eterni e permetteva l’accesso al quartiere abbandonato dopo la crisi del fordismo e della grande fabbrica, stile Seveso o Sesto San Giovanni (Stalingrado d’Italia). Di recente è stato coperto e sostituito da degli eleganti sottopassaggi e ponti pedonali.
    2.Immag0045(Large).jpg

    Fontana pubblica con acqua pubblica sgorgante al sapore di pesce amaro, detta Drago Verde, vicino a cestino, anch’esso verde ma quasi fosforescente, stracolmo di putridume e sovrastato dai proibizioni statali e comunali su cartello.

    Qui s’appostava sempre la bancarella del pescivendolo nei giorni di mercato, il lunedì e il giovedì, dunque l’acqua della fontanella, sebbene fosse pulita e potabile, lasciava un retrogusto di orata e polipo all’aglio e prezzemolo che penetrava dalle narici fino agli angoli più reconditi dello stomaco assetato. 2.Immag0055(Large).jpg

    Oggigiorno la celebre gang latina dei Latin Kings (il nome non inganna) sovrappongono tag su tag a quelle dei writer più storici miscelando hip-hop, identità latina o quel che ne rimane e disagio.
    Messaggio murale: minaccia comprensibilissima anche a chi non bazzica lo spagnolo. Siete morti! Están muertos. Voi che leggete il muro.

    Un po’ come faceva il prete che inveiva contro Troisi in “Non ci resta che piangere”, quando gridava “ricordati che devi morire” e Troisi diceva “sì, si, mo me lo segno”. Segnatevelo anche voi sul muro sotto casa (nel condominio del vicino). 3.Immag0027(Large).jpg

    Ormai in zona si vende di tutto, anche i Marziani, come da annuncio affisso! I bolos so più o meno cosa cosa sono, a un euro è un buon affare per quel tipo di pane soffice e rotondo. Ok.
    Ma i Marcianos in vendita da questa signora non so proprio cosa siano. Lo spagnolo messicano non mi aiuta e nessuno m’informa.

    Da domani, domenica 4 luglio (quando scattai la foto), forse lo sapremo.

    E poi, scherzi a parte, consiglio agli abitanti della mia zona di cominciare a studiare lo spagnolo nella variante andina (lo dico come osservatore e insegnante interessato a trovare un lavoro nella didattica dello spagnolo a italiani prima o poi, chissà).6.Immag0006(Large).jpg

    Alla fine di Via Negrotto c’è sempre stato quello che chiamavamo “l’accampamento degli zingari”, un campo d’accoglienza o di segregazione, a seconda, per la popolazione rom che era l’angolo più precario e temuto dalla popolazione del quartiere.

    Vietato passare, vietato spiare, vietato giocare da quelle parti.
    E’, però, permesso disfarsi delle televisioni offrendole in dono al passante, ce ne sono anche di vari colori e dimensioni, per tutti i gusti e tutti i giusti insomma.

    Catodiche liberazioni. Televisive aberrazioni sul marciapiede.

    In effetti la convivenza è sempre stata difficile. La loro fama è sempre stata pessima, a torto e, un po’, anche a ragione, non discuto. Basta che non prevalgano i luoghi comuni.

    Mentre faccio le foto una famiglia di rom, stipata in una vecchia ford escort che procede a 5km/ora, mi squadrano da capo a piedi come fossi uno sbirro attrezzatto per lo sgombero o un esattore del racket, fenomeno molto comune qui.

    Da piccoli sapevamo di default che tutti i negozianti pagavano il pizzo, ci mancava che facessero pagare anche noi “innocenti” studentelli per poter andare a scuola con la cartella superiore ai 15 kg, come al check in dell’areoporto.

    Azzardo un cenno con la mano per salutarli e un mezzo sorriso per rassicurarli del fatto che non cercherò di violare il loro spazio vitale.
    Fatto, son tranquilli, ma come spesso succede l’impressione è diversa. E sbagliamo. Preconcetti.

    Rispetto ad alcuni anni fa la strada mi sembra di lusso, per lo meno non vivono più nelle tende e nelle roulotte ma nei prefabbricati e l’asfalto ha coperto una specie di mulattiera antica.
    Continuo con le foto e poi sciacquo via.9.Immag0038(Large).jpg

    Nell’anno del mondiale in Sudafrica, i colori di quel continente, presente più che mai nelle città della penisola, splendono anche sui pali della luce per la festa africana ispirata all’evento sportivo dell’anno e chiamata “Le Grande Balun”, echi francesi che assomigliano più al dialetto milanese.

    Credo che grazie (o a causa?) al francese o al creolo parlato in molti paesi dell’Africa come prima o seconda lingua, moltissimi migranti hanno in realtà meno problemi a comunicare con chi parla il dialetto milanese o con un famigerato padano Doc di quanto possiamo immaginarci.

    Passerebbero tranquillamente anche i test linguistici che dovremmo, invece, imporre a buona parte della nostra classe politica padana e prealpina. Ma non facciamo populismo anche qui, por favor. 10.Immag0046(Large).jpg

    In un quartiere dove il graffito e la tag tirano, giustamente anche i messaggi sociali passano sopra e attraverso i muri per giungere alle orecchie della moltitudine silenziosa pronta alla lettura degli urbani ornamenti.

    Le saracinesce chiuse ci parlano da vicino e c’intristiscono da lontano, è il ricordo del rifiuto, la fine del consumismo o semplicemente l’ora sbagliata. Alla una e mezza non si apre.

    No al razzismo, e sì all’Esperanto, la lingua universale creata a tavolino e pensata come strumento di comunicazione globale ai tempi in cui di globalizzazione non si parlava ancora.

    Che poi non sia servito a molto nell’umana storia (ma parlo da miscrednte), siamo d’accordo, ma in fondo il tentativo fu fatto e questa zona ne è testimone grazie al suo centro esperantista ritratto orgogliosamente nella foto, sempre con saracinesca chiusa ma animo aperto.
    La lingua internazionale, altro che american english, español o mandarino…11.Immag0048(Large).jpg

    Oltre al centro per la diffusione dell’Esperanto abbiamo sulla stessa strada, Jacopino St. e Bramantino St., una chiesa evangelica e una macelleria equina profumatissime.

    Accanto ad esse un’altra saracinesca chiusa, ma ripeto, spesso si deve solo all’ora, al giorno, al momento insomma, non alla mancanza di buona volontà.

    Il vecchio circolo “E. Colombani” del Partito Comunista Italiano, oggi Rifondazione, e la sua insegna esistono e resistono ancora alla ruggine del tempo e delle finte seconde e terze repubbliche che ci passano davanti. Todo respeto.
    Ma a volte anche no, sono posmoderno, non credo più.

    A pochi metri da qui, proprio nel primo pomeriggio di oltre vent’anni fa, assistemmo alla prima rapina, o meglio uno furto con scasso, della nostra vita.

    Io e Frankino, oggi affermato house-tech DJ, uscivamo dalla scuola media C. Colombo e con fare scoglionato ci dirigevamo verso un pasto sicuro nelle nostre rispettive dimore quando, ormai a pochi metri da casa, un figuro (l’aggettivo losco non lo volevo scrivere, è scontato) svuotava un negozio di pellicce del suo contenuto di scorze di animali morti e peli incurante dell’allarme sonante.

    Niente di che, abbiamo preso la targa per sentirci un po’ eroi ma siccome il negozio era una copertura per qualcuno, non so chi, non ha mai riaperto comunque. Nessuno ci teneva più di tanto. Meglio un bel salumiere, per esempio. E infatti c’è. 13.Immag0054(Large).jpg

    Chiesa e oratorio erano luoghi ambigui. Rifugi delle relazioni sociali per pargoli e adolescenti in un quartiere “movimentato”, tane e nascondigli per i morigerati, spazi aperti per fare sport e indottrinarsi, erano anche un’ottima palestra per menarsi con i coetanei, imparare le prime bestemmie, prendere i primi due di picche prima dei 15 anni e apprendere l’arte amorosa (solo baci e limonate per gli sfortunati, qualcosa di più se avevi il motorino, ancora di più se eri un ripetente di 20 anni in mezzo alle liceali del biennio e stop) qualche tempo dopo.
    Scene di adolescenza imberbe.
    Mi spiace, la realtà è dura.15.Immag0030(Large).jpg

    Paradossalmente l’oratorio a volte era davvero il miglior posto dove andare, stare, parlare, sparlare e conoscere una fetta di mondo, ma due o tre volte al mese bisognava prepararsi all’assedio delle bande organizzate di sbandati affamati di radioline, braccialetti, scudi (5000 lire), anelli e botte giusto all’uscita della Chiesa, quando faceva buio, oppure bisognava presenziare ai tentativi di spaccio dei fratelli maggiori di alcuni tuoi compagni di gioco o al noto lancio della siringa sul ciglio della strada.

    I fratelli maggiori, tra l’altro, erano sempre pronti a difendere il loro consanguineo minore e minorato se non gli concedevi di fare alcuni gol (io giocavo quasi sempre in porta o come terzino, quindi lo so).
    E a volte il gol non lo meritavano davvero. Perciò niente.
    Non che l’ambiente oratoriale si riducesse del tutto e solamente a questo, ma così era e così sia. 17.Immag0043(Large).jpg

    Davanti alla Chiesa del barrio, a meno di trenta metri di affanno, c’è da qualche anno un apprezzato distributore di preservativi, affianco alla farmacia. Merita la foto, coloratissimo, richiama l’avventore e l’avventuriero all’ordine e al progresso civile. Oratorio sì, ma poi usa anche questo. Bien!

    L’amore ai tempi del muralismo messicano era fatto di trasgressioni e passioni inconfessabili, Frida e Diego Rivera, nazionalisti amati dal popolo e comunisti attivi erano scrutati dall’internazionalista globale Leon Trotsky, poi sedotto a sua volta dalla stessa Frida prima di essere raggiunto dagli sgherri del sadico Stalin, messicanissimo per il suo look baffuto ma poco avvezzo alla negoziazione e al sorriso.

    Questo cuore rosa, invece, è patrimonio culturale dell’umanità secondo l’UNESCO e la CIA, ed è stato collocato sulla parete laterale di un condominio per bene, anche se modesto. Possibile.
    Allegro. Però sprizza anatemi melensi e frasi subliminali “stile Bacio Perugina” da tutti i suoi milioni di pixel. Al gusto.18.Muraltiamo(Large).jpg

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  • ¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva

    ¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva





    Vi presento qui e vi invito a cercare il nuovo splendido romanzo di Marilù Oliva ¡Tú la pagarás!, Elliot Edizioni – Scatti

    “Questa sono io. Elisa Guerra, detta La Guerrera. Pubblicista per un giornalaccio locale, fidanzata della vittima. Movente: la gelosia per i continui tradimenti”.

    Basilica la guarda con aria molto professionale: “Altezza: un metro e cinquantasette, ha detto? Quindi non rientra tra i sospettati?”.
    Lei ricambia con uno sguardo di sfida: “Uno e cinquantasette senza i tacchi, ispettore. Ma io non esco mai senza i tacchi. Potete inserirmi nella rosa dei sospetti”.
    Il romanzo si svolge per i tre quarti nella Bologna notturna del mondo dei balli latino-americani. Una realtà molto forte in città, ma che presenta segni di cedevolezza come gli intrighi dimostreranno. Dentro danza, orchestra, trama, tradisce, si maschera, si perde e uccide un mondo pittoresco fatto di DJ dai nomi variopinti, animatori che si spacciano per cubani, appassionate del ballo in attesa di un invito, ballerine trasgressive.
    Ognuno si muove col suo carico di boria o di accidia, tenta di nascondere accuratamente i propri vizi segreti che tanto sono sulla bocca di tutti, perché il popolo della salsa è chismoso, impiccione, ficcanaso, pettegolo.
    Quando viene trovato Thomas, il barista cubano, ucciso nei bagni degli uomini, è proprio il popolo salsero ad additare per prima la sua fidanzata, Elisa Guerra detta La Guerrera, che porta nel soprannome (ma già solo nel cognome) tutta la sua attitudine alla lotta. Di fatto è guerriera di capoeira e la danza marziale brasiliana, quando viene praticata, diventa trampolino di lancio per speculazioni filosofiche.
    Le indagini vengono portate avanti dall’ispettore capo Basilica (già comparso in Repetita, il primo romanzo di Marilù, ma in trasversale) anche se la parte investigativa viene scalzata da quella umana e in questo senso il romanzo può accreditarsi nella schiera dei noir e non dei gialli puri.
    La protagonista esisteva già, insieme all’amica Catalina, in un precedente manoscritto scritto più di una decina d’anni fa. Mentre Catalina è un personaggio reale, presa e adattata tale quale è nella vita quotidiana, La Guerrera rappresenta il modello di una donna giovane, con dei desideri a livello di realizzazione professionale e un forte senso d’insofferenza nei confronti delle ingiustizie. Una donna che lotta con determinazione ma sente anche sulle spalle il peso della sconfitta che si traduce nell’accidia che la caratterizza. Un personaggio calato nella vita reale, fatta più di imperfezioni che di eroi e star patinati, e quindi vicino allo spirito e alle esperienze dell’autrice per le sue inquietudini, precarietà, difficoltà ed emozioni.
    Poi ci sono gli orishas, le divinità della santeria della Regla de Ocha, il meraviglioso pantheon cubano sorto dall’incontro tra i cattolicissimi spagnoli, gli schiavi africani yoruba e gli autoctoni lucumì.
    La santeria, a livello metaforico, rappresenta la conferma che l’integrazione – di ogni tipo, perfino quella religiosa – quando riesce bene produce risultati mirabili. Gli dei si muovono con tratti e comportamenti umani, proprio come gli dei della mitologia greca, mettono il naso nelle questioni umane, gli dei ballano, si agitano e soprattutto si vendicano. Il tema della vendetta, la canzone de Los Titanes da cui prende titolo il romanzo, è per la santeria un semplice riassestamento di un ordine scardinato, ordine dove il fine ultimo è la ricerca della felicità E così anche il castigo, seppur macchiato di sangue, si alleggerisce di intenti epicurei.
    Buona lettura!

    Un paio di recensioni del romanzo:

    http://www.thrillermagazine.it/libri/9957/
    http://liberidiscrivere.splinder.com/post/22967014/recensione-di-%25C2%25A1tu-la-pagaras-di-marilu-oliva-a-cura-di-giulia-guida

    Video trailer http://www.youtube.com/watch?v=50xM8pRk99s

    Libri: ¡Tú la pagarás! di Marilù Oliva

  • Buonanotte nuvolosa – Poesia per il mio compleanno (oggi)

    Buonanotte nuvolosa

    Marcito di sonno
    m’assordo
    d’immagini che fuggono dai binari
    son ruote che girano fuori strada
    sotto e sopra l’asfalto senza fiato
    e si stinge l’anima indolente
    macchie
    ansia dipinta a terra
    strisce di noi.
    Sornione e dogmatico sbatto
    contro la porta dei sogni
    chiusi
    come occhi al sole.
    Entro in respirazione di coppia
    con le pupille aperte accoltellate
    dal gemito delle luci al neon.
    Un cervello trasandato e sciatto
    non sa risolvere problemi
    non va
    i tuoi, i miei
    immobili da sempre
    sono dubbi che si odiano a vicenda
    ghiacciati come un sorso d’inverno.
    Al cuore hanno dato due ergastoli
    che in totale fanno cent’anni di guai
    quindi batte botte di campana
    storto e lento si ribella e pensa
    imbratta di lumi e follia
    le pareti buie e deserte
    nella cella d’isolamento
    “la suite”.
    Ma nemmeno così
    con fantasia
    s’aprono spiragli di luna nuova
    per lui che vive d’inerzia e riflessi
    e sbotta fiotti di dolore al cielo
    dalla sua prigione toracica.


    di Fabrizio Lorusso (sostengono)

    Oggi questa poesia me la dedico, in attesa di una versione in spagnolo che prima o poi farò. Il testo è vecchio ma esce oggi, così sia.

  • Ridateci i servizi igienici (pubblici e gratuiti) in stazione!

    Ridateci i servizi igienici (pubblici e gratuiti) in stazione!

    Ancora un altro post dell’esiliato volontario a Città del Messico che ritorna al paesello (Milano) d’estate e si fa qualche giro nella bella Italia. L’avevo già notato l’anno scorso con sorpresa ma la conferma è arrivata per me quest’anno: l’espletamento del bisogno fisiologico più elementare, dicesi altresì “fare la pipì”, costa tra gli 80 centesimi e l’Euro tondo tondo  in  numerose stazioni dei treni della Repubblica italiana. Vi chiederete se dovevo arrivare io dal Messico a scoprire l’acqua calda e la toilette a pagamento e vi rispondo di no, certamente no.
    Ma non nascondo comunque una profonda vena nostalgica quando penso alla vecchia stazione dei treni di Varenna, Lago di Como, dove addirittura c’era una scritta ufficiale apposta su un’elegante targa di metallo che specificava “CESSI” con una frecciolina discreta, una vera e propria stella polare per il viaggiatore bisognoso di liberazione e flussi d’acqua rinfrescanti e sanamente gratuiti. Adesso invece costa un euro o, con un po’ di fortuna, 80 centesimi e la macchina (vedi foto) non dà nemmeno il resto, o meglio, No change given, che fa più figo. Inoltre per cambiare le banconote bisogna fare una fila alla macchinetta cambia-monete che, manco a dirlo, è presa d’assalto da plotoni di nervosi avventori in attesa di uno sfogo diuretico.

    Ad ogni modo segnalo quello che è per me un abuso servendomi di un altro aneddoto o magari due, a seconda dell’ispirazione. Proprio ieri chiedevo a dei controllori e ad altri addetti della stazione di Piacenza dove fosse il bagno pubblico, quello non a pagamento, por favor, e mi hanno risposto che non esiste proprio più. Anche le fontanelle con acqua potabile sono state decimate in favore dei distributori automatici di bibite e merendine. Basti pensare che nella mastodontica Stazione Centrale di Milano ce ne sono rimaste solo due che spruzzano verso l’alto un getto d’acqua singhiozzante e flebile, solo se sollecitate adeguatamente. I controllori si sono poi fatti prendere dal dibattito dicendomi che le Ferrovie sono ora un’impresa privata e che quindi tutto si paga.
    Falso. E’ vero che la gestione delle Ferrovie è cambiata in senso manageriale, sono stati inseriti alcuni elementi di concorrenza e di efficienza nell’ex baraccone statale, la rete è stata separata dal trasporto in senso stretto, ma non è stata privatizzata! Nella seconda foto: l’accesso elettronico al Paradiso, uno per le donne e uno per gli uomini. Paga e scarica.

    Oggi l’azienda non dà più un servizio in perdita nella maggior parte dei casi e da un paio d’anni, credo, ottiene degli utili, dopo dcirca un decennio di ristrutturazione delle tariffe, del personale e delle operazioni. Stop. Si tratta comunque di infrastrutture pubbliche e di un servizio pubblico di trasporto, quindi mi aspetto di trovare un bagno a pagamento ma anche un bagno gratuito, in quanto servizio di base necessario per la popolazione; mi aspetto di poter pagare l’acqua al bar ma anche di potermi rinfrescare con quella della fontana. Lo so, sono un ingenuo, ma che possiamo farci? …un altro aneddoto…
    Per le mie lezioni di “italiano come lingua straniera” in Messico utilizzo spesso dei divertenti role-play in cui simulo la trasmissione  televisiva forum e faccio interpretare agli studenti le parti del giudice di pace, del testimone e dei due litiganti. Uno dei casi reali che piace di più è quello che vede il cliente di un bar (che ancora non ha consumato nulla e nemmeno sa se lo farà) contro il padrone del bar che gli ha negato l’accesso al bagno.
    Bene, il vincitore è il (potenziale) cliente dato che l’esercizio dell’attività commerciale del bar viene concessa con una licenza che include anche il dovere di fornire alcuni servizi alla popolazione, tra cui un bagno  funzionante, anche senza previo consumo da parte del cliente. Nell’ultima splendida foto: il disagio giovanile italiano, europeo e forse mondiale tocca il suo punto più basso aspettando il treno per terra per la mancanza di sedie, panchine, sgabellini e altre strutture simili e utilissime (Staz. Centr. Milan).
    Alla luce di questo caso limite, perché mai una stazione dei treni, pubblica, non dovrebbe offrire gratuitamente almeno questo servizio quando anche un bar, di proprietà e gestione privata, lo deve fare?
    Anche fuori dal caso di forum o dagli aneddoti, possiamo stabilire un equilibrio più umano tra esigenze di mercato ed economicità e bisogni pubblici in spazi pubblici?

  • Dal Messico a Procida…

    Dal Messico a Procida…

    Spesso mi sono appioppato l’etichetta di “esiliato volontario” a Città del Messico per definire in qualche modo il mio status incerto di migrante non integrato, o meglio disintegrato (!), che è stato acquisito sin dagli albori di questo nuovo millennio. Ebbene, siccome il passaporto non mi è stato ancora tolto, riesco ancora a tornare in patria non solo con i post sui vari blog o con gli articoli ma anche con anima e corpo. Non ero mai salito su un isola nel mio paese. In America Latina son finito su diversi tipi di isole, lacustri o perse nel mezzo di un oceano ma in Italia mi mancava. Esterofilia? No. Occasioni, tempo, stranezze.

    Quindi, ormai ripulito dallo smog messicano, volevo dedicare un piccolo e rilassante post alla splendida isola di Procida, provincia di Napoli (o così si dice), e al Bar che ha meritato, senza dubbio, il galardone dell’ospitalità e del buon gusto musicale e alcolico. Da provare il Limoncello fatto coi celeberrimi, enormi e saporiti limoni procidani, un giallo che uccide proprio a pochi metri sulla destra rispetto al porto principale dove attraccano tutti i traghetti che partono da Napoli e Pozzuoli.

    Eccolo qui: http://www.gmbar.it/

    Ritornare dal messico per le vacanze e sbarcare su un isola ancora relativamente incontaminata e non toccata dalla massa incontrallabile di turisti che invece invadono Ischia e Capri è stata una grata esperienza. Ringrazio quindi i procdani che se da una parte possono avere un carattere difficile e schivo alle volte dall’altra, una volta capitii, sanno essere all’altezza della fama di persone aperte e gentili che caratterizzano tutte le regioni del nostro grande sud. Sembra quasi che Procida voglia resistere alla modernità ma in realtà si preserva e sopravvive in relativa armonia con l’intorno e si distingue tanto dalle sue sorelle maggiori (le “dive” Ischia e Capri) come dalla metropoli napoletana, dal continente insomma.

    Segnalo anche il pregiato Hotel Savoia, situato al centro dell’isola in ottima posizione per poter raggiungere le principali spiaggette e i porticcioli. Ah, quasi dimenticavo! Il proprietario del Bar GM, Leonardo, è uno dei migliori ballerini di salsa del napoletano e dunque le serate latine e la programmazione musicale del bar trasformano per alcune notti alla settimana la Via Roma e il porto di Procida in un mini-salsodromo estilo Puerto Rico (o La Havana, al gusto). Comincio a pensare che salsa y cumbia mi seguano ovunque vada, anche nelle mediterranee isolette nostrane. Bienvenidos.

    Notalo. Il qui presente post tocca tangenzialmente le problematiche latino americane per dedicarsi, una volta tanto, ai piaceri nostrani. Non è stato concepito e scritto su richiesta o pressione da parte della comunità procidana a meno che non si consideri  tale il convincimento sincero provocatomi da alcuni liquori e distillati a base di limone che mi sono stati stati somministrati in quelle terre. Non sono nemmeno socio o azionista degli esercizi citati nel post ma ci farei un pensierino se i pesos messicani avessero un qualche minimo valore nel resto del mondo. Grazie.

    Da Mexico City a Procida Island, Italy