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  • Petizione per legalizzazione dell'aborto in Messico

    Petizione per legalizzazione dell'aborto in Messico

    En México cada año ocurren hasta casi 1 millón de abortos clandestinos, en los que se mueren cientos de mujeres por las condiciones insalubres en que son practicados. El aborto resulta ser la tercera causa de defunción materna.
    La única entidad federativa que permite la interrupción voluntaria del embarazo (ILE) es el Distrito Federal, mientras que en el resto del país las circunstancias en que está permitido son limitadas. Sin embargo, en los últimos meses hemos asistido a una embestida reaccionaria por parte de varios congresos estatales que ha culminado en la prohibición absoluta del aborto (aun en los escasos casos normalmente permitidos: violación, grave malformación del feto y peligro de vida para la gestante) en 17 estados de la República:
    El aborto es un problema de salud pública y no se puede eliminar con prohibiciones y endurecimientos legales.
    Ahora es más que nunca preciso sostener la necesidad de una ley federal de despenalización del aborto. Por eso Nosotr@s en Red organizó una petición de firmas para entregarlas al Congreso de la Unión, solicitando dicha iniciativa de ley y l@s invita a firmarla: PETICIÓN
    Si no reciben el correo de confirmación después de llenar el formulario, controlen su correo no deseado o spam, puede ser que la confirmación de su firma esté ahí.
    Les rogamos adherirse y difundir esta convocatoria por todos los medios a su alcance.
    Nosotr@s en Red
    www.nosotrasenred.org

  • La farsa elettorale in Honduras

    La farsa elettorale in Honduras


    Domani 4 milioni di honduregni sono chiamati a votare per il rinnovo del parlamento e del presidente, eletto direttamente dal popolo, e finora solamente 5 paesi hanno preannunciato che riconosceranno le elezioni come legittime indipendentemente dal risultato: gli Stati Uniti, Panama, il Perù, la Colombia e il Costa Rica, il cui presidente Oscar Arias era stato incaricato di mediare nel conflitto che dal 28 giugno ha alterato le regole civili e democratiche nel paese con l’espulsione illegale del presidente Manuel Zelaya manu militari e l’instaurazione di un regime de facto capeggiato da Roberto Micheletti. Circa un milione di votanti risiedono negli Stati Uniti e quindi la posizione adottata così come l’informazione diffusa negli USA potrebbe risultare un fattore chiave per orientare l’opinione pubblica di questi emigranti.
    Il Fronte di resistenza contro il colpo di stato in Honduras ha chiesto alla gente di non andare a votare dato che la speranza del governo de facto è che vi sia un’affluenza di massa che possa in qualche modo legittimare le elezioni di fronte alla scettica comunità internazione. Ci sarà quindi una scommessa con relativa partita anche sui numeri.
    I partiti che hanno deciso di prendere parte alla sfida elettorale sono il Partido Nacional con il favorito Porfirio Lobo (arrivato secondo dietro Zelaya nel 2005), il Partido Liberal di Elvin Santo (cui appartengono anche Micheletti e Zelaya), il Partido Democrata Cristiano di Felicito Avila, il Partido Union Democratica, più “a sinistra” col candidato Cesar Ham e infine il Partido Innovacion y Unidad Social Democrata con Bernard Martines, detto “l’Obama dell’Honduras”. Ad ogni modo bisogna chiedersi soprattutto che rilevanza abbia parlare di candidati e proposte elettorali nel contesto attuale in Honduras. Maggiori dettagli sui candidati:
    http://www.bbc.co.uk/mundo/america_latina/2009/11/091125_honduras_candidatos.shtml

    Per un riassunto della crisi da giugno a ottobre e alcuni aggiornamenti in seguito al non adempimento degli accordi per la restituzione di Zelaya:
    https://lamericalatina.net/2009/10/14/per-capire-il-golpe-in-honduras-tutta-la-storia-della-crisi/
    https://lamericalatina.net/2009/11/14/appello-del-presidente-legittimo-dellhonduras-alla-comunita-internazionale-dopo-il-fallimento-dellaccordi-con-i-golpisti/

    Altri paesi latino americani come il Brasile, il Venezuela, l’Argentina, il Paraguay, il Cile, la Bolivia, l’Equador, la Guayana, il Suriname, invece, configurano un altro blocco che non esita a rinnegare il risultato della “farsa elettorale” orchestrata in Honduras quale che sia il risultato finale. Sul quotidiano inglese The Guardian è uscita una lettera firmata da 76 personalità britanniche che esortano i governi del mondo a non riconoscere le elezioni programmate per domenica 29 novembre.
    A questo link potete leggerla integralmente:
    http://selvasorg.blogspot.com/2009/11/honduras-inminente-fracaso-electoral.html

    Segnalo inoltre il bell’articolo di Martin Iglesias che considera il trattamento e le “verità”” che la stampa italiana ha gestito riguardo l’Honduras, il golpe e le elezioni, fatto che mi sembra emblematico di una realtà più ampia ed esemplifica la portata e le interpretazioni che più o meno coscientemente vengono date sui temi latino americani.
    http://redinfoamerica.ning.com/profiles/blogs/sventato-golpe-in-honduras-la

    Cito alcune conclusioni dell’autore:
    “Non è vero, insomma, che l’Honduras “non merita attenzione” sui media italiani, anzi come dimostrano le inchieste esclusive e le occasioni d’interviste i riflettori sono accesi sulla piccola nazione centroamericana. Ma è la qualità e non la quantità d’informazione che merita una discussione, aperta, leale e franca sulle capacità di offrire informazioni che tengano conto di fonti, documenti e testimonianze a supporto del fruitore di notizie e della capacità di analisi e critica individuale di ogni singolo lettore. Forse in Italia, nel nostro mondo di giornalismo e informatori, crediamo ancora poco alla maturità della pubblica opinione, che deve essere “istruita alla verità” dei fatti, piuttosto che dare loro gli elementi della notizia e gli strumenti affinché si crei un opinione il più personale possibile. Ma è un discorso complesso e che va oltre le minute ed esili notizie di diritti umani e diritti democratici calpestati nel piccolo Paese dell’Honduras”.

    Infine riporto qui l’appello in italiano che riassume i fatti delle ultime settimane e avanza alcune richieste che mi sembrano legittime e giustificate alla luce del chiaro fallimento degli accordi tra Zelaya, MIcheletti e i rispettivi gruppi di sostegno che avrebbero dovuto portare a un governo di unità nazionale vero in honduras per poi traghettare il paese a delle elezioni libere e competitive. Mi sembra un appello condivisibile. A voi i commenti.


    Le organizzazioni sociali, politiche e solidali e le persone che firmano a titolo personale dichiarano:

    1. Il colpo di Stato in Honduras, con la partecipazione complice degli Stati Uniti d’America, materializzato da Micheletti e dal suo regime di fatto, ha portato l’assassinio di 21 persone, 4.234 denuncie per violazioni delle libertà fondamentali, 7 attentati, 95 minacce di morte, 133 casi di tortura, 394 persone con lesioni e 211 ferite a causa della repressione, 1.987 arresti illegali, 2 tentativi di sequestro e 114 prigionieri politici accusati di sedizione. E ogni giorno questi numeri continuano ad aumentare.

    2. I golpisti si mantengono al potere dimostrando con questo gesto il loro profondo disprezzo per la democrazia e di non riconoscere il diritto sovrano dei popoli di esprimere la propria volontà attraverso del voto. Il tempo ha dimostrato che le manovre del governo statunitense e quelle dell’Organizzazione degli Stati americani, sottomessa agli interessi del primo,
    non pretendevano di difendere la democrazia, bensì semplicemente dilatare, istruire ed infine appoggiare coloro che pretendono di portare a termine una farsa elettorale.


    3. Dopo il 30 ottobre, gli Stati Uniti d’America hanno manovrato e reso possibile l’accordo tra il governo presidiato da Manuel Zelaya Rosales e i golpisti, il cosiddetto Accordo Tegucigalpa/San José, che legittimerebbe le elezioni del 29 novembre evitando che il movimento popolare arrivi a partecipare a queste con i propri candidati.


    I golpisti non hanno rispettato l’accordo. Il presidente costituzionale è ancora inchiuso nell’ambasciata di Brasile, la repressione continua. In un gesto di cinismo senza limiti, gli Stati Uniti si sono affrettati a dichiarare il loro irconoscimento delle elezioni. Il presidente Manuel Zelaya Rosales ha denunciato il clima di totale impunità all’interno del quale si realizzeranno le elezioni del 29 novembre. Allo stesso tempo il Fronte nazionale di resistenza assieme ad altre forze democratiche ha annunciato che non andrà alle urne e che boicotterà la farsa elettorale.

    4. La maggioranza dei mezzi di comunicazione, al servizio dell’oligarchia, degli imperialismi e delle imprese trans-nazionali, ha già dato per terminata a crisi e vogliono legittimare le elezioni del 29 de novembre del 2009.

    Nonostante questo sforzo coordinato e mediatico di annunciare la fine della crisi, la lotta del popolo honduregno continua e reitera le sue petizioni:


    1) Il ritorno incondizionato del presidente Manuel Zelaya Rosales alla residenza della Repubblica dell’Honduras, ripristinando la situazione esistente prima del 28 giugno 2009.


    2) Disconoscimento del processo elettorale del 29 novembre 2009.


    3) La convocazione di un’Assemblea costituente, ancora di più dopo la rottura el ordine costituzionale da parte della casta politica oligarca.


    4) La condanna e punizione per i golpisti ed i loro complici.

    Inoltre, sommandoci a queste petizioni legittime del popolo honduregno, chiediamo ai governi e alle istituzioni internazionali di non riconoscere le lezioni del 29 novembre, di non inviare nessun tipo di commissione o missione di osservatori internazionali e di mantenere la pressione politica, economica e finanziaria contro la dittatura civica-militare imposta dall’oligarchia e dall’imperialismo, di disconoscere le autorità false che pretendono di presentarsi come rappresentanti del popolo honduregno.
    Libertà per il popolo honduregno

    Barcellona, novembre del 2009

    Firmanti:

    Assemblea de Solidaritat amb el Poble Hondureny de Catalunya
    Collettivo Italia-Centro America

    Associazione Italia Nicaragua

    Per aderire: asp.hondureny@gmail.com
    http://redinfoamerica.ning.com/profiles/blogs/appello-internazionale-per

  • 16 giorni di attivismo per la non violenza sulle donne in Messico

    16 giorni di attivismo per la non violenza sulle donne in Messico

    Iniziative a Città del Messico per la Giornata Internazionale per la Non Violenza Contro le Donne

    16 días de activismo a favor de la no violencia hacia las mujeres en el D.F.

    Del 25 de noviembre al 10 de diciembre de 2009 la Ciudad de México será el escenario de numerosas actividades (mesas redondas, obras teatrales, conferencias, asesorías juídicas y psicológicas) para celebrar el Día Internacional de la No Violencia contra las Mujeres, que se celebra en toda América Latina y el Caribe desde hace 19 años.
    En México la violencia hacia las mujeres es pan de todos los días, tanto en el hogar, como en la escuela y en el trabajo. Según la más reciente Encuesta Nacional sobre la Dinámica de las Relaciones en los Hogares (2006), 6 de cada 10 mujeres mexicanas sufren una violencia durante su vida.
    A continuación aparecerá la lista de dichas actividades:
    PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’:
    http://www.nosotrasenred.org/eventos/008.html

     

    IN ITALIA:
    Soy Monica Livoni Larco, mañana 21 de noviembre 2009 presentaremos a Udine – Italia el espectaculo “Donne di Sabbia” testimonios de mujeres de Ciudad Juarez de Humberto Robles (en español “Mujeres de Arena”). La manifestacion ha sido organizada por las Mujeres de Negro de Udine y queriamos manifestarles que nosotros desde el viejo continente queremos unirnos al “Exodo por la vida de las mujeres”.
    Son 3 años y medio que presentamos el espeectaculo por toda Italia para divulgar el feminicidio de Ciudad Juarez y mañana estaremos presentando nuestra 41° funcion.
    Grazias por la atencion y un abrazo desde Italia
    Monica Livoni larco en nombre de Donne di Sabbia

  • Colombia e Venezuela, anni difficili

    Venti di guerra?
    Le relazioni tra la Colombia e il Venezuela stanno vivendo in questi giorni momenti di forte tensione con la chiusura delle frontiere, le accuse reciproche di spionaggio, l’apparizione di morti e una specie di guerra fredda che rischia di trasformarsi in guerra calda. Infatti il presidente venezuelano Hugo Chavez ha spinto militari e civili a “prepararsi per una guerra” con la vicina Colombia e ha inviato 15-20mila soldati a proteggere la frontiera mentre il presidente colombiano Alvaro Uribe da Bogotà annuncia il ricorso alla OSA, l’Organizzazione degli Stati Americani, e al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

    Dopo una serie di incidenti in cui due membri della Guardia Nazionale venezuelana sono stati assassinati da gruppi di paramilitari colombiani e dieci colombiani sono stati sequestrati e uccisi in Venezuela l’ottobre scorso nei pressi della frontiera di Cucuta, i due paesi si sono rivolti accuse reciproche di spionaggio e di violazioni della sovranità. Sembra che i responsabili del massacro dei dieci colombiani appartengano all’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale, la seconda guerriglia della Colombia) anche se altre fonti parlano di una mattanza causata da gruppi paramilitari.
    La polizia venezuelana ha arrestato alcuni agenti del DAS (Departamento Administrativo de Seguridad) colombiano sospettati di spionaggio. Questi incidenti avvengono nel contesto di una “frontiera difficile” di 2.219 chilometri per metà occupati da una foresta tropicale e in cui operano circa 650 uomini delle guerriglie colombiane, tre bande di paramilitari che mantengono attivi oltre 100 accessi per il commercio di droga, circa 1500 contrabbandieri di benzina e alcuni gruppi di delinquenti comuni e narcotrafficanti. Una complicazione ulteriore è che già dall’estate il Venezuela aveva manifestato la sua opposizione all’accordo militare tra gli USA e la Colombia che viene considerato una vera e propria burla verso tutti i paesi del Sudamerica e i sistemi d’integrazione latino americani.

    La popolazione della zona di frontiera, dotata di un certo pragmatismo e calata nella vita quotidiana fatta di lavoro, commercio, relazioni familiari e sociali a livello locale, sembra più disposta a evitare conflitti e a mantenere il proprio stile di vita che ha creato una connessione culturale ed economica peculiare in un territorio inteso come patrimonio comune dei due paesi.
    Gli analisti non vedono ancora l’imminenza di una guerra quanto piuttosto una escalation nei toni e nelle ritorsioni commerciali e diplomatiche prese dai due paesi a causa dell’ennesimo incidente di frontiera in cui il conflitto interno colombiano sconfina nel territorio vicino. Simili tensioni interessano con frequenza la frontiera sud tra l’Ecuador, governato dall’alleato di Chavez Rafael Correa, e la Colombia, provocando crisi diplomatiche endemiche e pregiudicando l’economia colombiana che invia a questi due paesi il 22% delle sue esportazioni.
    Invece s’identifica l’inasprimento delle relazioni bilaterali e dei toni da guerrafondai dei due mandatari con l’erosione relativa del consenso interno dei due presidenti che dovranno affrontare l’anno prossimo il test delle elezioni politiche in una situazione di razionamento energetico e crisi economica eccezionale in cui è gioco forza spostare l’asse della discussione verso nemici e minacce esterne che in qualche modo unificano l’opinione pubblica nazionale. Inoltre Uribe è anche in attesa di una risoluzione della Corte Suprema che gli permetta di aspirare a governare il paese per la terza volta consecutiva in caso di rielezione, possibilità che è attualmente vietata dalla Costituzione colombiana.

    D’altro canto Chavez potrebbe desiderare il raffreddamento delle relazioni commerciali con la Colombia data la forte asimmetria che le caratterizza: il 2008 è stato un anno record per il commercio bilaterale ma il Venezuela presenta un deficit commerciale con la Colombia di circa 5700 milioni di dollari, conto da pagarsi anche tramite l’esportazione di gas e petrolio attualmente deprezzati sui mercati internazionali. A Caracas il parlamento ha ratificato il suo sostengo alla posizione del governo contro l’accordo di cooperazione militare USA-Colombia anche se dall’opposizione si sono levate voci critiche contro il discorso di Chavez sulla “sovranità nazionale” che viene difesa a oltranza con minacce di guerra se si tratta degli Stati Uniti o della Colombia mentre viene rinegoziata e allentata quando riguarda paesi come la Russia o Cuba.
    Uguali e diversi
    Non è la prima volta che assistiamo ai litigi e alle grandi manovre tra queste due nazioni andine (ma anche caraibiche), anzi, negli ultimi anni sono volate minacce, screzi diplomatici, ritorsioni commerciali e accuse tra i due “uomini forti” e ideologicamente lontani che le governano: Hugo Chavez, promotore del socialismo del secolo XXI d’ispirazione “bolivariana”, favorevole all’unità latino americana e allo statalismo, difensore del nazionalismo e dell’antimperialismo; e Alvaro Uribe, fedele alleato di Washington, sostenitore del libero mercato e degli investimenti stranieri tout court, indirettamente coinvolto in scandali di corruzione e para-politica (legame tra politici e gruppi di paramilitari), noto per la politica di “mano dura” contro guerriglie e narcotraffico.

    In realtà i due presidenti hanno anche numerosi aspetti in comune come la forte presenza mediatica, carismatica e comunicativa nella loro relazione con le masse popolari e i mezzi di comunicazione, sono molto vicini alle rispettive forze armate nazionali e spesso ricevono critiche per i loro eccessi di autoritarismo nonostante si dichiarino profondamente democratici.
    Inoltre sono noti per le loro capacità oratorie e per l’aurea di populismo che circonderebbe il loro operato e la loro retorica. Sembra anche che entrambi amino il potere e vogliano restare indefinitamente in carica grazie a modifiche costituzionali che permettono due o più rielezioni del capo di Stato, il che lascia intravedere un’alta autostima e un’idea di imprescindibilità e necessità presente nei due personaggi.

     
    Storiche tensioni
    Una piccola rassegna storica delle relazioni tra Colombia e Venezuela può aiutare a chiarire la portata della crisi attuale che sembra stia lentamente rientrando con le ultime dichiarazioni di Chavez che dice di non aver voluto istigare alla guerra ma solo “alla difesa del paese da un eventuale attacco”.

     
    Nel maggio 2004 Chavez denuncia un complotto ordito da gruppi di colombiani e statunitensi e informa della cattura di oltre 50 presunti mercenari colombiani nelle montagne a sud di Caracas. Dopo le denunce del presidente venezuelano e la rottura diplomatica conseguente, i toni s’ammorbidiscono e il Venezuela nega il coinvolgimento del governo colombiano in quegli incidenti.
    Nel settembre dello stesso anno appaiono 6 o più cadaveri in seguito a un “incidente” causato da un attacco di un gruppo irregolare colombiano alla frontiera tra i due paesi. Ad oggi non si conoscono gli autori dei delitti ma vengono attribuiti tanto alla guerriglia come ai paramilitari colombiani che trasferiscono la loro guerra interna in territorio venezuelano e causano le veementi reazioni di Chavez che sottolinea come la guerriglia colombiana “non sia una nemica ma che lo diventa nel momento in cui persevera coi suoi sconfinamenti in Venezuela”. Di nuovo due mesi dopo al vertice di Cartagena Chavez ricuce le relazioni con Uribe sostenendo che non aiuterà mai la guerriglia. Nel gennaio 2005 Hugo Chavez richiama l’ambasciatore colombiano e sospende temporaneamente i rapporti commerciali con la Colombia in seguito alla cattura del guerrigliero Rodrigo Granda in territorio venezuelano, atto considerato come violazione della sovranità. La Colombia nega e ribadisce il suo diritto a liberarsi del “terrorismo” accusando il Venezuela di proteggere i guerriglieri. La crisi rientra dopo poche settimane, una volta superato il fuoco retorico appiccato dai due presidenti che in una riunione a Caracas dichiarano la loro “fratellanza e stima reciproca”.

    Nel novembre 2007, dopo il fallimento della negoziazione del presidente venezuelano che aveva cercato di ottenere un accordo umanitario con le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) ed era stato poi estromesso dal suo omologo colombiano, Chavez descrive come “congelate” le relazioni bilaterali e come “menzognero” Alvaro Uribe che a sua volta lo accusa di voler “incendiare tutta l’America Latina” ed espandere la sua influenza nella regione.
    Nel marzo del 2008 la morte del comandante guerrigliero Raul Reyes, il numero due delle FARC, durante un attacco illegale realizzato dalla forza aerea colombiana in territorio ecuadoriano provoca la reazione di Chavez che rompe le relazioni diplomatiche, chiude le frontiere nel mezzo di un’aspra polemica che sfocia nell’invio di truppe colombiane e venezuelane sui rispettivi confini.
    Stranamente il Messico del presidente Felipe Calderon, vicino a Uribe politicamente, non adotta una posizione forte e decisa contro la Colombia riguardo al bombardamento in Ecuador, nonostante nell’operazione siano morti anche 4 studenti messicani della Universidad Nacional Autonoma de Mexico che si trovavano nell’accampamento delle FARC.
    Hugo Chavez definisce Uribe questa volta come un “criminale, paramilitare, narcotrafficante e servo dell’impero” e rende omaggio a Reyes con un minuto di silenzio. Uribe reagisce con la minaccia di denunciare Chavez dinnanzi alla Corte Penale Internazionale per “patrocinio e finanziamento di genocidi”. Dopo il vertice del Gruppo di Rio a Santo Domingo scoppiano ancora la pace e le dimostrazioni d’affetto tra i due, vengono ritirate le truppe dalla frontiera e si ristabiliscono le relazioni diplomatiche. Uribe ritira quindi le sue minacce di denuncia formale a livello internazionale e Chavez chiede a Uribe di rinunciare alla “dottrina Bush” che prevede la lotta al terrorismo in qualunque luogo si trovi “per non far cadere nel baratro l’America Latina”.
    Nel luglio 2008 Uribe ottiene una vittoria morale importante con l’operazione militare che porta alla liberazione della famosa ex candidata presidenziale di nazionalità franco-colombiana Ingrid Betancourt rapita sei anni prima dalle FARC.
    Nel marzo 2009 Chavez definisce il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos, come “il pupillo della destra americana”, “una minaccia per il continente” e rappresentante “della corrente più fascista dell’oligarchia USA” in seguito alle dichiarazioni di quest’ultimo sugli atti di persecuzione dei “terroristi” fuori dal territorio nazionale da lui interpretati come “legittima difesa accettata dal diritto internazionale”. Anche in questo caso il conflitto viene risolto con una serie di incontri bilaterali e la stipula di accordi economici e lo scambio di battute scherzose.
    Nel maggio 2009 Chavez dichiara che si terrà lontano dal conflitto colombiano dato che si tratta “della loro guerra” ma poi nel luglio 2009 durante le negoziazioni dell’accordo militare tra la Colombia e gli Stati Uniti, che prevede l’arrivo di soldati USA per operare in 7 basi militari colombiane, la tensione cresce di nuovo e Chavez sostiene che si dovranno rivedere le relazioni con la Colombia in caso di firma degli accordi. In risposta Uribe chiede maggiore cooperazione e l’interruzione della vendita di armi ai terroristi, pratica di cui accusa direttamente il Venezuela.

     
    Chavez sostiene che gli USA vogliono trasformare la Colombia in uno stato simile a Israele in America Latina e annuncia l’acquisto di carri armati e navi da guerra per arrivare a duplicare la sua flotta e rafforzare la presenza militare sulle frontiere.
    Il 27 luglio la Svezia chiede spiegazioni al governo venezuelano per verificare che le armi da questa vendute a Caracas non siano state trasferite alle FARC. Il Venezuela ritira il proprio personale diplomatico dalla Colombia e Chavez denuncia una campagna internazionale “sporca e volgare” per giustificare la presenza militare americana nel paese vicino, stabilendo un parallelo con la questione delle armi di distruzione di massa in Iraq. Dopo le stragi di ottobre a 400km dalla frontiera di Cucuta e le relative battaglie verbali bilaterali ci si chiede se i venti di guerra tra Venezuela e Colombia siano solo carichi di retorica o se arrivino fino alla rottura definitiva. Malgrado i pur legittimi allarmismi, pragmatismo e buon senso indicherebbero che il vento potrebbe affievolirsi di nuovo sfumando in una brezza carica di tarallucci e vino che riempiano le tasche dei consensi elettorali dei due presidenti. Vedremo.
    Un Commento Finale Con Le Lettere Iniziali Maiuscole
    Trattando in termini teorici il caso di questi due presidenti e anche di molti altri personaggi del mondo e dell’America Latina, i quali si trasformano spesso in bandiere di una o più ideologie gemelle e simultaneamente in nemici di quelle opposte, credo sia profondamente sbagliato parlare di fascismo, nazionalsocialismo, comunismo e di etichette storicamente determinate e circoscritte per descrivere i regimi di Uribe e di Chavez in Sudamerica, così come trovo approssimativo parlare nettamente di destra e sinistra tout court per avere sempre in mano una falsa bussola e così orientarsi in cinque minuti quando si conosce per la prima volta un paese o una realtà politica. Inoltre bisogna ammettere che il tema “Chavez e il Venezuela”, così come il tema “Fidel o il Che e Cuba”, insieme a pochi altri, suscitano fin troppi dibattiti accesi e prolissi spingendo alla radicalizzazione delle posizioni che spesso restano parziali, intransigenti e accecate da troppe lenti esposte al sole tropicale.

    Certamente alcune categorie servono per comunicare concetti, per abbreviare tempi e per costruire riferimenti comuni tra i dialoganti ma il loro uso deve essere oculato e calato nella dinamica sociale, culturale e storica della comunità umana cui ci riferiamo.
     
    Mi pare che questo sia un dilemma difficile da risolvere in un post o in un articolo dato che la logica della notizia e della contemporaneità ci impone di essere diretti e immediati senza troppi “giri di parole” ed eccessi di contestualizzazione. Fatta questa premessa intendo che termini come conservatore, progressista, liberale, liberista, democratico, statalista, centrista, fascista, comunista, eccetera stanno spesso su piani diversi e vengono confusi e adulterati frequentemente da volontà deliberate ed esigenze distorte del mezzo e del comunicatore.
    Per quanto riguarda l’America Latina i concetti di destra e sinistra e tutti quelli della lista citata pocanzi vengono ad assumere altri significati storici e politici che sono difficili da contestualizzare e spiegare in poche righe e che provocano probabilmente un buon 80% dei dibattiti tra giornalisti, blogger e latino americanisti in generale.

    Anche su: http://latinoamericaexpress.blog.unita.it//

  • PUNTO E A CAPO. Dal 18 novembre l'intervista al Sub Marcos nelle librerie italiane

    PUNTO E A CAPO. Dal 18 novembre l'intervista al Sub Marcos nelle librerie italiane

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    PUNTO E A CAPO. Presente, passato e
    futuro del movimento zapatista.
    Laura Castellanos dialoga col Subcomandante
    Marcos.
    Fotografie di Ricardo Trabulsi
    Traduzione all’italiano di Fabrizio Lorusso
    Edizioni Alegre – Collana Tempi Moderni
    Recensione di Matteo Dean


    “L’EZLN si trova in uno stato d’indeterminazione,
    siamo abituati a questo
    ed è così che ci vengono meglio le cose”.
    Sub Marcos.
    Esce finalmente in Italia la traduzione del libro CORTE DE CAJA. Entrevista al Subcomandante Marcos, arrivato alla sua quarta ristampa in Messico e già tradotto in tedesco, che comprende una lunga intervista realizzata in due sessioni alla più nota figura e portavoce dell’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale), il Subcomandante Insurgente Marcos a 7 anni dall’inizio dell’esperimento autonomo delle Juntas de Buen Gobierno e a 4 anni dal lancio dell’iniziativa politica della Otra Campaña, proposta come alternativa dal basso al sistema politico fondato sulla rappresentanza partitica.
    Dal 18 novembre è infatti nelle librerie PUNTO E A CAPO. Presente, passato e futuro del movimento zapatista, edito da Edizioni Alegre con oltre cento pagine di dialoghi realizzati dalla giornalista messicana Laura Castellanos con Marcos, alias Delegado Cero, e alcune foto inedite del Subcomandante sullo sfondo del caracol de La Garrucha in Chiapas. L’ottima traduzione dallo spagnolo all’italiano è curata da Fabrizio Lorusso, accademico e poeta italiano da otto anni a Città del Messico.
    In questa intervista Marcos fa un corte de caja, un bilancio, di quanto s’è perduto e quanto è stato conquistato a partire dalle origini del movimento (in realtà dalla sua preistoria) fino alla data dell’intervista e oltre parlando dei dilemmi che decideranno il suo futuro. Non si tratta solo di quelli riguardanti l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ma anche di quelli sulla sua persona e la sua leadership. “Se pensassi di cambiare qualcosa sarebbe questo: non essere stato così protagonista nei media”, afferma.
    L’origine del libro si risale a un reportage apparso sulla rivista messicana Gatopardo all’inizio del 2008, intitolato “Ritratto radicale”, di Laura Castellanos. Punto e a capo raccoglie due interviste rilasciate nella capitale messicana e nella località La Garrucha, Chiapas, nell’autunno del 2007. In queste Marcos riflette sulle ragioni dell’isolamento del movimento, della sua rottura con la classe politica e l’intellighenzia progressista del paese e sull’avanzata della strategia controinsurrezionale nei confronti delle comunità zapatiste.
    Marcos rivisita la sua storia personale e quella dell’EZLN rispondendo qui alle critiche che gli sono state rivolte da più parti negli ultimi anni. Parla anche, per la prima volta, di alcuni presidenti latinoamericani come Fidel Castro, Hugo Chávez, Evo Morales, Cristina Fernández de Kirchner, delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), la più antica guerriglia del continente, e colloca il movimento del Chiapas nelle coordinate della politica continentale, prendendo posizione rispetto a temi capitali, come la relazione dell’EZLN con atre organizzazioni armate. Inoltre apre uno spiraglio per parlare di se stesso, della sua persona, in un tono quasi confidenziale, con l’ironia e lo humour che da sempre lo caratterizzano.
    L’intervista rappresenta anche un modo per avvisare i lettori: “l’EZLN si trova isolato e vulnerabile, mentre sta avanzando la strategia antinsurrezionale contro le comunità zapatiste”. Sullo sfondo della ricostruzione storica del movimento zapatista, che ha fissato la difesa dei diritti indigeni nell’agenda politica del mondo, è questo il messaggio che il Subcomandante Marcos ha voluto comunicare al lettore. Un avvertimento che assume oggi speciale rilevanza, soprattutto alla luce degli avvenimenti di questi mesi: la scarcerazione di buona parte dei colpevoli della strage di Acteal (22 dicembre 1997) e la pubblicazione dei documenti ufficiali che coinvolgono il governo federale della strategia paramilitare contro la ribellione indigena.
    Certo, sentir parlare Marcos attraverso la pagine di Punto e a capo sembra strano, proprio oggi che l’EZLN tace. Ma forse, in realtà, è un ottimo spunto per riprendere un discorso mai concluso e che, probabilmente, ripartirà in modo acceso il prossimo anno, quel 2010 che sarà il centesimo anniversario della Rivoluzione messicana.
    Da segnalare, infine, che i ricavi ottenuti dalla vendita del libro serviranno per sostenere economicamente il movimento zapatista.

  • Appello del Presidente legittimo dell'Honduras alla comunità internazionale dopo il fallimento dell'accordo con i golpisti

    Appello del Presidente legittimo dell'Honduras alla comunità internazionale dopo il fallimento dell'accordo con i golpisti


    Comunicado del Presidente Jose Manuel Zelaya Rosales
    Centroamerica, 9 de Noviembre 2009
    LLAMADO URGENTE A LA COMUNIDAD INTERNACIONAL
    El Gobierno Constitucional de la República de Honduras, ante la flagrante violación por parte del régimen de facto de los compromisos pactados en elAcuerdo Tegucigalpa/San José del pasado 30 de octubre, condena la pretensión de instalar unilateralmente un «Gobierno de Unidad yReconciliación Nacional», presidido por el propio jefe de facto RobertoMicheletti, burlando así la buena fe de la actuación del Presidente Zelaya y de la Comunidad internacional.
    El régimen golpista, en una clara estrategia de sistemáticas dilatorias y subterfugios, en connivencia con la Junta Directiva del Congreso Nacional se han negado a convocar al pleno del Congreso Nacional, que debía reunirse con el fin de emitir un decreto legislativo retrotrayendo la titularidad del Poder Ejecutivo a su estado previo al 28 de junio de 2009, que da comoresultado el restablecimiento del orden democrático y la restitución inmediata del Presidente José Manuel Zelaya (Numeral 5 del Acuerdo), y así allanar el camino para la organización de un Gobierno de Unidad y Reconciliación Nacional (numeral 1) que, en el marco de lo que dispone nuestra Constitución y las leyes de Honduras, corresponde instalarlo y presidirlo al Presidente Constitucional Electo por el Pueblo.
    El incumplimiento del régimen de facto, es la expresión manifiesta del desconocimiento de las resoluciones previas de las Naciones Unidas, laOrganización de Estados Americanos y de otros organismos multilateralesde la región, y amenaza con profundizar aún más la crisis política y derepresión contra el pueblo hondureño que continúa en forma pacífica exigiendo el respeto a su democracia.
    En tales circunstancias, el proceso electoral se vuelve inviable e ilegítimo,ya que no existen las condiciones mínimas que aseguren a los ciudadanos el ejercicio del derecho universal al sufragio en forma directa,secreta y libre de coacción o amenaza alguna. De igual manera no existen garantías para la participación de las diversas fuerzas políticas en igualdad de oportunidades, debido a la ausencia de libertades públicas y de garantías democráticas; el clima de violencia e inseguridad; la violación constante y sistemática de los derechos humanos y la represión ejercida por militares,policías y demás miembros del régimen golpista.
    El Presidente Zelaya aceptó de buena fe firmar el Acuerdo deTgucigalpa/San José para que, en el espíritu de los puntos de la propuestadel Acuerdo de San José, se restablezca la convivencia ciudadana y seasegure un clima apropiado para la gobernabilidad y sostenimiento del sistema democrático en nuestro país.
    En consecuencia, el Gobierno Constitucional de la República de Honduras hace un llamado urgente a la Comunidad Internacional, para que mediante los diversos espacios regionales y subregionales, nos apoye en:
    1. Condenar esta nueva acción arbitraria emprendida por el régimen defacto en contra de la restitución del Presidente Constitucional deHonduras, José Manuel Zelaya, el restablecimiento de la democracia, de la unidad y reconciliación entre hondureños, y la reincorporación deHonduras al lugar que le pertenece en el concierto de la comunidad internacional.
    2. Desconocer bajo estas circunstancias el proceso electoral y sus resultados, y suspender todo apoyo técnico y financiero a dicho proceso,mediante el cual el régimen de facto pretende legitimar el golpe deEstado, la violación masiva de los Derechos Humanos del pueblo hondureño y de los instrumentos de derecho internacional que hemos ratificado.
    3. Ampliar las medidas de presión y sanciones diplomáticas, migratorias, económicas, comerciales y militares, según corresponda, contra el régimen de facto y los responsables del Golpe de Estado Militar enHonduras.
    4. Implementar los instrumentos que el Derecho Internacional dispone, con el fin de garantizar el respeto de los Derechos Humanos, el restablecimiento de las garantías constitucionales y de las libertades públicas, el cese de los actos de violencia contra el personal diplomáticode la Embajada de Brasil en Tegucigalpa, así como también el respeto a la seguridad e integridad del Presidente Constitucional de Honduras, José Manuel Zelaya Rosales, su esposa Doña Xiomara Castro de Zelaya y todas las personas que le acompañan en la sede diplomáticade la hermana República de Brasil.
    5. Dar seguimiento a la grave crisis en Honduras, y respaldar las propuestas e iniciativas planteadas por el Presidente Constitucional deHonduras, José Manuel Zelaya Rosales, para lograr por medios pacíficos y democráticos la restauración del orden constitucional y el Estado de Derecho en Honduras. El Gobierno Constitucional de Honduras, reconoce y reitera su profundo agradecimiento a la Comunidad Internacional por la firmeza y dignidad de sus esfuerzos a favor de la paz y la democracia en nuestro país, y por las manifestaciones de solidaridad que quedarán inscritas en la noble historia de nuestro Pueblo.

    Foto: http://www.haisentito.it/wp-galleryo/manuel-zelaya/manuel-zelaya-colpo-di-stato.jpg
  • Poesia e poeti: Memorias del mañana di Fabrizio Lorusso in vendita in Messico

    Poesia e poeti: Memorias del mañana di Fabrizio Lorusso in vendita in Messico

    Memorias rojizo media resol Título: Memorias del mañana (POESÍA)
    Autor: Fabrizio Lorusso
    Ediciones Quinto Sol
    Patrocinio de Istituto Italiano di Cultura Messico
    Distrito Federal
    Año 2009
    ISBN: 978-607-7750-02-4
    ………..

    Ciego
    …leeré con los dedos tu rostro adormecido
    entre dos almohadas que son nubes de la memoria
    y aprenderé del ciego que ama rozando
    la intensidad de un fragmento de tu voz…

    Cieco

    …leggerò con le dita il tuo viso addormentato

    tra due cuscini che sono nuvole della memoria

    e imparerò dal cieco che ama sfiorando

    l’intensità di un frammento della tua voce…

    ……….

    Recensione/Reseña: http://alexgiaco.blogspot.com/2009/11/avere-memoria-del-domani-significa.html
    Para pedidos y ventas directas:
    1) Ediciones Quinto Sol SA de CV
    Melchor Ocampo, 39  Col. Tlaxpana cp 11370
    México DF
    TEL/FAX 5566 3561 / 5566 3784
    edicionesqs@yahoo.com.mx
    2) Librería Morgana
    Colima # 143-A
    (entre Córdoba e Mérida)
    Col. Roma Norte
    C.P. 06700 México, D.F.
    Tel. (0052) 55 52075843
    info@libreria-morgana.com
    3) Istituto Italiano di Cultura
    Av. Francisco Sosa 77
    Col. Villa Coyoacán
    04000 México, D.F.
    Tel: (55) 5554-0044
    Fax:(55) 5554-6662
    iicmessico@esteri.it
    DESCRIPCION DE AUTOR Y OBRA
    Viajero incansable del continente americano, académico latinoamericanista en el territorio autónomo universitario y poeta romántico posmoderno, Fabrizio está felizmente desubicado en la Ciudad de México con sus miles de horizontes inconclusos y sus varillas hacia lo alto, anhelantes de infinito.
    Así fue que, aún a los 22 años, se enamoró de la urbana vanidad y de la efímera contradicción que mueven a este gigante metropolitano con los pies encharcados en una laguna de pasados gloriosos. Admirador de la América Latina por vocación estudiantil y curiosidad devoradora, nos lleva por itinerarios personales y sociales hechos poesía, los que son vistos e imaginados hasta llegar a difuminarse en unas “memorias del mañana”.
    Son poéticas mentiras y visiones dibujadas en un entresueño que cuenta e inventa dos mundos compenetrados, de Milán a Coyoacán, del barrio Bovisa a Tepito. Aunque acaba de cumplir su séptimo cumpleaños como mexicano de adopción, no ha olvidado sus orígenes imborrables que hacen de su obra poética una mezcla de dos universos emocionales entre recuerdos, tensiones políticas y un dejo sarcástico hacia las sociedades italiana y mexicana.
    ¡SIGAN EL BLOG PARA INFORMES SOBRE LAS PRESENTACIONES DE ESTA SUPER OBRA (!) EN MEXICO DF Y PROVINCIAS!

  • Uscita in Italia del libro FAVOLE E FIABE

    Uscita in Italia del libro FAVOLE E FIABE


    E’ appena comparso sul mercato il libro FAVOLE E FIABE,  che raccoglie le favole e le fiabe premiate, finaliste e selezionate, che hanno partecipato al Concorso FAVOLE E FIABE 2009, organizzato dall’Associazione Culturale ROSSO VENEXIANO. Tra i lavori selezionati raccolti nel libro, si trova LA PREMIER ED IL RE, i cui autori sono CESAR BRUNO e ROCIO LARRAHONDO. CESAR BRUNO,  cittadino italiano residente all’estero nella cittá colombiana di Villavicencio ed anche cittadino colombiano, fa il medico e novelle sue scritte in spagnolo sono state pubblicate in passato su riviste e giornali della Colombia, il Messico e l’Argentina. ROCIO LARRAHONDO, colombiana, anche lei residente a Villavicencio, e’ maestra elementare e di scuola materna, insegnante e ballerina di balli tipici colombiani, e studentessa di psicología.

    Se volete saperne di piu’, cliccate su: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=293481, e su http://rossovenexiano.splinder.com/post/21023152/Favole+Fiabe+il+libro.




     

    VERSION EN ESPAÑOL
    Acaba de ser editado en Italia el libro FAVOLE E FIABE, que recoge las fábulas y cuentos de hadas ganadores, finalistas y seleccionados,  que participaron en el Concurso FAVOLE E FIABE 2009 organizado por la Asociación Cultural ROSSO VENEXIANO. Entre las obras seleccionadas incluidas en el libro, se encuentra LA PREMIER ED IL RE, escrita por CESAR BRUNO y ROCIO LARRAHONDO. CESAR BRUNO, ciudadano colombiano e italiano, bogotano, residente en Villavicencio, capital del Departamento del Meta desde hace catorce años, es médico y cuentos suyos escritos en español han sido publicados en LA PALABRA Y EL HOMBRE, revista de la Universidad Veracruzana de Xalapa, México, en la Página Literaria del diario VANGUARDIA LIBERAL de Bucaramanga, Colombia, y en el BOLETIN EL FOGON DE LOS ARRIEROS de Resistencia del Chaco, Argentina. ROCIO LARRAHONDO, colombiana, quien nació y reside en Villavicencio, es docente de pre-escolar, bailadora y profesora de danzas folclóricas colombianas y estudiante de psicología.
    Mayor información se puede encontrar  en
    http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=293481, y en http://rossovenexiano.splinder.com/post/21023152/Favole+Fiabe+il+libro.

  • Libro: L'altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell'estremo occidente

    Libro: L'altra America. Tra Messico e Venezuela storie dell'estremo occidente

    L’altra America, tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente,cover


    Grazie all’aiuto di una giovane casa editrice, Arcoiris Multimedia s.r.l. , è nato il libro “L’altra America, tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”, una raccolta di articoli del blog, Verosudamerica.com e del famoso NotizieDaCaracas.it di Piero Armenti, con in più un saggio inedito sul Venezuela di Chávez. Un esperimento di portare i blog su carta stampata, un tentativo, forse pioneristico, né abbiamo grandi ambizioni.

     

    Il risultato è un minestrone, ci sono venezuelane siliconate e la messicana che piange in aeroporto: la cacciano via dagli Stati Uniti. C’è dentro Chávez che vuole creare l’uomo nuovo, e il presidente Calderón che lotta contro il narcotraffico, la febbre porcina, e il colpo di stato in Honduras.
    Abbiamo voluto farlo, sapendo che ci saremmo esposti alle critiche di chi considera un blog un prodotto troppo approssimativo per esser reso libro. A noi andava di provarci, e in fondo ci sembra un prodotto unico nel panorama editoriale italiano. A voi il giudizio.
    Il prezzo è di 12 euro. Lo potete comprare su internet attraverso il sito della casa editrice Arcoiris Multimedia s.r.l., e riceverlo in soli 5 giorni con la spesa di 1,50€ per la spedizione, oppure anche attraverso le solite biblioteche on line (Ibs, libreria universitaria, etc). Altrimenti chiedete di ordinarlo alla vostra libreria di fiducia, il codice ISBN è: 978-88-96583-06-7.–

    Antonio Pagliula
    http://www.verosudamerica.com

  • Campagna "Non una di più" per i femminicidi di Ciudad Juarez Messico

    Campagna "Non una di più" per i femminicidi di Ciudad Juarez Messico

    Feminicidio RUTA DE LA CAMPANA   “NI UNA MAS”EXODO POR LA VIDA DE LAS MUJERES DEL D.F. A CD. JUÁREZ.
    Las Mujeres de Negro “Campaña Ni una mas”, las organizaciones sociales y de mujeres del Estado de Chihuahua realizaremos la RUTA DE LA CAMPANA “NI UNA MÀS” con el objetivo de hacer conciencia y visibilizar la violencia que se ejerce contra las mujeres en nuestro país. Traeremos la campana “Ni una más”, desde la ciudad de México hasta Ciudad Juárez.

     

    Es una campana de 85 kilos de metal, que fue fabricada con llaves colectadas por organizaciones de mujeres del Distrito Federal que realizaron exitosamente la campaña “Ni una muerta más en Ciudad Juárez”. Partirá del Distrito Federal el día 10 de noviembre después de un acto político-cultural en el zócalo en donde se hará la entrega de la campana de manos de las Mujeres de Negro del D.F. a Mujeres de Negro del Estado de Chihuahua.
    La CARAVANA saldrá del Hemicilo a Juárez el 10 de noviembre a las 4 pm y llegará a Cd Juárez el 23; pasará por las ciudades y poblados aledaños a la carretera panamericana, en los cuales se realizan marchas al centro de la ciudad, mítines de protesta y demandas locales, así como eventos culturales, según organice cada sede.
    Nosotr@s en Red
    www.nosotrasenred.org