Archivio delle Categorie: Influenza e influenze

Pablo Neruda – Antología Popular – Download – Prima che sia troppo tardi…

Pablo Neruda nel 1972 lasciò la Antologia Popolare al suo popolo chiedendo al presidente Salvador Allende che venisse consegnata gratis nelle scuole di tutti i livelli e alle Forze armate. Un anno dopo, l’11 settembre 1973, sappiamo che ci fu il golpe. Anni dopo, però, Don Pablo fu tradito di nuovo quando una casa editrice spagnola la pubblicò e non sappiamo quanto tempo ancora sarà disponibile gratis on-line, quindi scaricatela prima che sia troppo tardi… Se un giorno viene eliminato il contenuto dal sito indicato, avvisatemi e vi mando un altro link per il download.

Per poter vedere il contenuto scaricato bisogna aprirlo con un Browser come Internet Explorer e si visualizza un contenito multimediale completo e interessantissimo!  LINK DOWNLOAD clicca DESCARGAR (200 Mb circa dimensione).

Pablo Neruda dejó en 1972 la Antología Popular a su pueblo pidiendo al Presidende Salvador Allende que fuera entregada gratuitamente a las escuelas, universidades, liceos, y Fuerzas Armadas (sic). Su finalidad era que llegara en forma gratuita al pueblo chileno. 

Un año más tarde en Chile pasó lo que todos conocemos, pero mucho más tarde Don Pablo sería traicionado una vez más con la publicación de su Antología por una editorial española, la Edaf que hizo un verdadero fraude editorial. Por el momento les recominedo esta pagína donde el editor Raúl Valdivia permite la descarga gratuita de la Antología, con aportes importantes como artículos sobre la Fundacíon Neruda (otro traidor más) del periodista (y hermano)  Mario Casasús.

El enlace es este:
http://www.pablonerudaantologiapopular.cl/

descargar antes que estos criminales que lucran con todo,  hasta con los sueños de los pueblos la hagan desaparecer de la red.
Gracias por difundir, sigue articulo en unos días.

Para ver el contenido descargado, de aprox 200 Mb, hay que elegir que se abra con un Browser como Internet explorer y se abre un contenido multimedial muy interesante!

Segnalato da: Annalisa Melandri Gracias!

Il caso Battisti e Lula, aggiornamenti dal Brasile: asilo o estradizione?

Riporto da Ansa. Non ci sono ancora decisioni ufficiali ma mi sembrano più che altro indiscrezioni (in parte smentite dall’ufficio della presidenza brasiliana che comunque ha confermato una decisione entro fino anno) che confermerebbero, però, la concessione da parte di Lula, presidente brasiliano, dell’asilo politico a Cesare Battisti. Attendiamo una decisione prima della fine dell’anno e intanto vi rimando a “studiare” gli elementi e la storia del caso a questi link che a mio parere sono i migliori per capirci qualcosa. Inoltre, siccome in Italia, ogni volta che si parla di Battisti, partono le speculazioni e le posizioni ideologiche in pole position, si crea ancora più confusione soprattutto per chi, come me, è nato dagli anni settanta in poi…comunque eccoli qui: LINK UNOLINK DUELINK TRE

ROMA -  Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva annuncerà la sua decisione in merito alla concessione dell’asilo politico a Cesare Battisti, l’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo (Pac) condannato all’ergastolo in Italia per quattro omicidi, in carcere in Brasile dal 2007.

Secondo il quotidiano brasiliano Folhia de S.Paulo, la decisione di Lula, dopo aver ascoltato il parere dell’Avvocatura generale dello Stato, sarà quella di concedere lo status di rifugiato a Battisti, bloccando così l’estradizione verso l’Italia. La decisione di Lula sarebbe motivata – secondo quanto anticipato dal sito di Globo News – dal fatto che “il governo brasiliano teme che esista un rischio di morte” dell’ex terrorista se “tornerà in Italia”.

Una motivazione già emersa quando nel gennaio 2009 l’allora ministro della giustizia Tarso Genro decise di concedere lo status di rifugiato a Battisti. E che fece infuriare le autorità italiane, tanto da spingere il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a scrivere una lettera al collega brasiliano per esprimere “profondo stupore e rammarico” a nome suo e di tutte le forze politiche italiane. Dopo il ricorso presentato dall’Italia, nel novembre 2009 il Supremo tribunale federale brasiliano autorizzò l’estradizione di Battisti ma lasciò l’ultima parola a Lula. Oggi, a due giorni dalla fine del suo mandato presidenziale, l’atteso annuncio.

“Mi aspettavo una decisione simile. Vorrà dire che ci muoveremo in modo molto più deciso”, sono state le prime parole di Alberto Torreggiani, figlio del gioielliere ucciso nel 1979 dai Pac in un conflitto a fuoco in cui lui stesso fu ferito rimanendo paralizzato. “Sarei stato sorpreso se fosse stato il contrario – ha aggiunto amareggiato Torreggiani – ma non sono deluso perché ero preparato. Non è tanto una questione personale ma la scelta apre un precedente molto pericoloso. Qualsiasi delinquente saprà di poter contare su una scappatoia, e questo non è giusto”. E anche se l’annuncio ancora non è stato ufficializzato, anche la politica italiana sta già reagendo. “L’atto di mancata estradizione e la liberazione di Battisti verrebbe vissuto dal nostro paese come un affronto politico e di giustizia davvero grave”, ha commentato il senatore Idv Stefano Pedica.

FONTE PRESIDENZA BRASILE SMENTISCE ANNUNCIO OGGI MA CONFERMA CHE DECISIONE ARRIVERA’ ENTRO DOPODOMANI – Una fonte della Presidenza della Repubblica a Brasilia ha smentito all’ANSA che il presidente Luiz Inacio Lula da Silva annuncerà oggi la sua decisione sull’asilo politico a Cesare Battisti, pur confermando che l’annuncio sarà dato entro dopodomani. Contatti, a diversi livelli, sono comunque in corso tra Roma e Brasilia.

BRASILIA, 28 DIC – Lula ha ricevuto l’Avvocato generale dello Stato Luiz Inacio Lucena.Nulla e’ trapelato dall’incontro, ma tutto indica che il tema debba essere stato il caso Battisti.

La stampa brasiliana aveva annunciato per giovedi’ scorso il rilascio dell’ex terrorista rosso. Il presidente brasiliano non sarebbe rimasto soddisfatto del documento redatto da Lucena che dovra’ giustificare l’eventuale conferma di asilo politico ed e’ possibile che oggi Lucena abbia presentato a Lula una nuova versione.

Battisti  (ANSA). NNNN   BRASILIA, 29 dic – El presidente brasileño, Luiz Lula da Silva, puede anunciar este miércoles el asilo al ex militante italiano de ultraizquierda Césare Battisti, cuya extradición es reclamada por Roma, informó hoy el sitio del diario Folha de Sao Paulo.
Battisti perteneció a la organización Proletarios Armados por el Comunismo en los años 70, huyó de Italia en la década del 80 y en 2004 ingresó ilegalmente a Brasil, donde está preso desde 2007.
“Lula anuncia hoy la concesión de refugio al italiano” Césare Battisti, publicó este miércoles el sitio del diario Folha de Sao Paulo.
Lula da Silva “ya tomó la decisión política” y en estos momentos está “ajustando detalles” sobre la argumentación con que va a sustentar su decisión, consignó en la noche del martes el canal de noticias Globonews.
Para analizar el fundamento jurídico del asilo a Battiti el presidente se reunió el lunes con al abogado general de la Unión, Luis Inácio Lucena Adams.
El caso Battisti originó roces diplomáticos entre Brasil e Italia, que en enero de 2009 llamó a consultas a su embajador en Brasilia.
Lula y el jefe del gobierno italiano Silvio Berlusconi analizaron el caso Battisti en diversas reuniones realizadas en Italia y Estados Unidos.
Según el canal Globonews, el gobierno brasileño está analizando el texto de su decisión tomando en cuenta sus consecuencias “diplomáticas” y es posible que Brasil exprese su intención de garantizar la “integridad física” de Battisti.

 

Video: attività di Evel Fanfan e Aumohd ad Haiti

Les premières interventions faite par AUMOHD en Haïti pour l’épidémie de Choléra

1) La sensibilisation sur le danger du choléra dans la capitale Port-au-Prince, par des prospectus, l’approche directe, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.
2) Rencontre avec un groupe de femmes activistes, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.
3) Distribution de l’eau potable et du savon dans une école primaire à Port-au-Prince, des leçons en matière d’hygiène et de la distribution de savon.

Info e Aiuti utili: http://www.haitiemergency.org

Reportage. Haití: elecciones y la ONU, antes y después del cólera (2/2)

Fabrizio Lorusso para http://desinformemonos.org/

Para Ayudar: http://www.haitiemergency.org/

 

Ayuda selectiva, tiendas de campaña y geopolítica

En los últimos meses, se han multiplicado las manifestaciones populares de los desplazados que protestan por la insuficiencia de ayuda humanitaria y la falta casi absoluta de oportunidades dignas de trabajo debido al estancamiento de la actividad económica, sobre todo en la ciudad, y a la poca eficiencia en la utilización de 10, 194 millones de dólares asignados por la comunidad internacional,  que no han sido completamente pagados, ni empleados (se estima en un 10% el uso concreto de esos recursos y, en muchos casos, sin efectos concretos sobre las prioridades de la población).

Se anuncia una verdadera guerra entre los países donadores, Estados Unidos, Canadá y Francia (potencia históricamente involucrada con la región del Caribe y particularmente en su ex colonia Haití), y diversas empresas multinacionales para acaparar los millonarios contratos públicos para la reconstrucción del país  y para utilizar, cuando llegue el momento, la enorme cantidad de mano de obra barata que podrá ser reclutada de una larga fila de desempleados y desesperados provenientes de los campos provisionales.

La culpa parece ser del organismo que gestiona la mayor parte de los fondos donados por la comunidad internacional, la Comisión Interina para la Reconstrucción de Haití (CIRH), presidida por el ex presidente de los Estados Unidos, Bill Clinton, y por el primer ministro haitiano, Jean-Max Bellerive, quienes han sido acusados por el retraso y el incumplimiento de las promesas hechas la primavera pasada.  La CIRH fue creada por un decreto presidencial el pasado mes de abril con la misión de organizar rápidamente la planificación,  coordinación y aplicación de un proyecto de desarrollo financiero de instituciones nacionales y extranjeras, privadas y no gubernamentales, después del terremoto del 12 de enero de 2010. La composición de su consejo administrativo es mixta, en el sentido de que está conformado por consejeros haitianos (14 con derecho a voto) y extranjeros (13, incluido el ex presidente Clinton) (http://www.cirh.ht/).

Los donantes individuales que más han contribuido con capital que no ha sido totalmente desembolsado son  Venezuela, Estados Unidos, España, Canadá, Francia y Brasil, lo cual reflejan los intereses políticos que están en juego en la región del Caribe y ,en general, en América Latina. Si por un lado no sorprende la presencia de las actuales e históricas potencias coloniales y económicas del área como los Estados Unidos, Canadá, España y Francia, por el otro parecen ir también avanzando las potencias emergentes como Venezuela y Brasil, que está a cargo de la misión de la ONU, la MINUSTAH.

Recordemos que Venezuela participa hace una década en un gran número de proyectos de cooperación y, junto a Cuba, fue el país más generoso en cuanto al envío de medicinas y elementos de la protección civil un día después del terremoto, pero es también el primer acreedor (el segundo es Taiwán) de Haití, ya que proporciona gas y petróleo en el marco del acuerdo Petrocaribe (la deuda de Haití con Petrocaribe fue condonada, pero permanece la deuda con Venezuela).

En varias ocasiones, la sociedad civil, a través de la prensa, las manifestaciones pacíficas y  las peticiones a los parlamentarios en cargo ha denunciado la falta de respeto al derecho constitucional a la vivienda y la falta de transparencia de la Comisión para la Reconstrucción, cuyas reuniones y procesos de toma de decisiones son estructuralmente inaccesibles a la mayoría, incluidos los medios de comunicación.

A los supuestos beneficiarios de los fondos asignados por la CIRH para una buena parte de los 49 proyectos aprobados hasta ahora, se les dice que existen retrasos y errores graves en la erogación de los financiamientos que bloquean su realización. (http://www.haitianalysis.com/2010/10/18/donor-money-still-bypassing-haiti-s-homeless-and-jobless).

Otro punto crítico en los reportes de la comunidad internacional, el Estado haitiano y la sociedad civil está representado sin duda por estructuras paralelas creadas a través de los años por las cerca de diez mil organizaciones gubernamentales y no gubernamentales presentes en el territorio nacional.  Éstas han ido formando una especie de “República de las ONG”, visto que, por un lado, han suplido providencialmente la falta de una serie de aparatos gubernamentales, operados por casi dos décadas según los principios más ortodoxos del estado mínimo y del Consenso de Washington en prácticamente todos las áreas del bienestar social, sobre todo educación, seguridad y salud. Pero, por otro lado, han generado una espiral de inercia, paternalismo e irresponsabilidad que a la larga ha resultado deletérea para la sociedad y para los gobernantes haitianos, ahora habituados a depender del exterior para resolver cualquier problema.

En este sentido, la pérdida de soberanía política, militar y económica, así como la escasa presencia institucional en el territorio, son factores innegables para explicar la relación externa e incluso la compleja evolución histórica de un país al cual,  también con base en estos elementos, se le puede aplicar la categoría politológica de “estado fallido”. Pero el examen de conciencia de las causas y motivos del fracaso debería partir de cuestionamientos “externos” y análisis de la elite nacional de Haití, con la que la mayor parte del pueblo haitiano tiene muy poco que compartir.

Sin embargo, las voces más vehementes de la propuesta se levantan, paradójicamente, de la ciudadela de tiendas de campaña más grande, más organizada y más visitada por los medios de comunicación, la cual se encuentra actualmente bajo la “protección”  y patrocinio del actor Sean Penn, del ejército americano y de la ONG estadounidense Catholic Relief Service. A pesar de estos factores de “relativo alivio”, las condiciones de vida en el campo, el ex Club Petion Ville, son pésimas sobre todo desde el punto de vista de la higiene y de la seguridad para la mujeres y niños, criminalidad, disposición de agua potable, tiendas de campaña, estructura médica y escolar, sistema de alcantarillado y de drenaje de aguas de lluvia, salubridad para la conservación y preparación de alimentos y bebidas.

El tifo, el cólera, la diarrea, la salmonella y todas las patologías ligadas al consumo de alimentos contaminados constituyen peligros latentes, prontos a surgir en ambientes de este tipo.  Las enfermedades y las epidemias están siempre a la orden del día en Haití, pero la atención que se les presta aumenta y disminuye cíclicamente. Este campamento es un enclave en el antiguo barrio exclusivo Petion-Ville reducido a escombros tras el terremoto, que alberga a 60 mil personas hacinadas en un ex campo de golf construido por infantes de la marina durante la primera ocupación estadounidense de 1915 a 1934.

La Minustah en Haití

El 15 de octubre pasado, en virtud del capitulo VII de la Carta de las Naciones Unidas, los 15 miembros del Consejo de Seguridad, han decidido renovar por un año el mandato de la Misión ONU en Haití. El Consejo es un órgano que toma las decisiones más relevantes con la mayoría calificada por nueve de los 15 miembros, y a condición de que haya un común acuerdo de voto unánime entre los cinco miembros permanentes, es decir, China, Estados Unidos, Rusia, Francia y Reino Unido. La Misión actualmente se compone de 8 mil 940 soldados, y 4 mil 391 policías bajo el mando del General brasileño Luiz Guilherme Paul Cruz y del General argentino Geraldo Chaumont. El contingente brasileño es el más importante debido a que Brasil provee un total de 2 mil 600 hombres a la misión, los que cuestan al erario público más de 70 millones de dólares al año. Por otro lado, según el sitio oficial de la ONU, el presupuesto total de las Naciones Unidas para las operaciones de la MINUSTAH, en el periodo que va del primero de julio de 2010 al 30 de junio del 2011, es de 380 millones de dólares, lo que equivale al 5,2% de los gastos totales por las operaciones de peacekeeping. Algunas fuentes periodísticas reportan la cifra de 600 millones de dólares anuales, probablemente con base en una posible corrección más reciente aportada al presupuesto, originariamente aprobado en el junio pasado. El hecho es que los fondos han crecido a causa del envío de un creciente número de soldados por las complicaciones post-terremoto, para el monitoreo de las elecciones y por la lucha contra las bandas del crimen organizado que se van reconstituyendo después de los meses más complicados de la crisis humanitaria.

El origen

La participación de las Naciones Unidas en Haití comenzó en febrero de 1993 con una operación conjunta junto a la OEA (Organización de Estados Americanos), la cual fue, luego, reconfirmada por el Consejo de Seguridad en el mes de septiembre bajo el acrónimo de UNMIH (Misión de las Naciones Unidas en Haití). Ésta no se desarrolló plenamente sino hasta finales de 1995 por la ausencia de cooperación de las autoridades militares haitianas que, en aquella fase, estaban respaldando el golpe realizado el 29 de septiembre de 1991 por el general Raoul Cèdras contra el presidente Jean-Bertrand Aristide, el vencedor en las elecciones de diciembre de 1990.

En julio de 1994, el Consejo de Seguridad autorizó el envío de una fuerza multinacional de 20 mil soldados para permitir el retorno de Aristide y mantener un clima de estabilidad y relativa legalidad. Entre 1994 y 2001, se instrumentaron diversas iniciativas militares por parte de Naciones Unidas además de UNMIH: la UNSMIH (Misión de apoyo de las Naciones Unidas en Haití), la UNTMIH (Misión de Transición de Naciones Unidas en Haití), y la MIPONUH (Misión de policías de Naciones Unidas en Haití). A fines de febrero de 2004 arriba la MIF (Fuerza Multinacional Provisoria) que después fue sustituida, desde el primero de junio de aquel año, por la MINUSTAH.

Según la resolución 1542, ésta tiene, entre otras, las funciones de mantener el orden constitucional y la seguridad de la ciudadanía, apoyar los procesos democráticos y las organizaciones de defensa de los derechos humanos, favorecer los procesos de desarme de la población y la reforma de la policía haitiana. Con las sucesivas renovaciones de su mandato, la Misión vino a encargarse de más funciones legales, por la cambiante coyuntura socio-política del país, y en particular, después del sismo en el cual 159 cascos azules han perdido la vida, les han dado tareas de protección a la ciudadanía, de ayuda a la reconstrucción y de apoyo al gobierno haitiano para el desarrollo de las elecciones del 28 de noviembre.

Presencia controvertida

En la práctica, como sucede cada vez que hay una contraposición entre los ciudadanos comunes y los órganos (y más, si no son reconocidos del todo como legítimos) que detentan el uso de la fuerza, ya sean la policía, el ejército, o la fuerzas extranjeras, las violaciones por parte de las diversas autoridades que operan en el territorio, sin gran coordinación, están patentes y presentes. Por desgracia, es un tema recurrente a la hora de juzgar, ya sea al gobierno, al presidente o a los militares nacionales y los de la ONU que, en síntesis, han llegado a asumir funciones de policía y defensa militar en coparticipación, (algunas veces en contraposición), con los correspondientes aparatos nacionales. Así que no faltan sectores importantes de la sociedad civil de Haití que reniegan categóricamente la presencia de tropas extranjeras definida como “el brazo armado de la democracia”. Representan además un síntoma de la falta de ideas concretas y ambiciones claras para el país y es por eso que los movimientos sociales de base manifiestan su disidencia después de cada renovación a las Misiones. Existe también un “Comité Anti-Ocupación”, formado por decenas de grupos, partidos o sindicatos que han documentado en una muestra fotográfica, expuesta el pasado octubre en la capitalina Escuela Universitaria de Etnología, los abusos y los crímenes que se atribuyen a la MINUSTAH. El presidente Prèval, conciente de la falta de soberanía y legitimidad de su gobierno, había prometido que, antes del fin de su mandato, firmaría el acta de conclusión de las Misiones de la ONU, sin embargo, la emergencia constante de una tierra y de un pueblo privados del control de sus recursos y de una ruta para encontrar un liderazgo creíble le han hecho dar algunos pasos atrás…

El contexto histórico cuando llegó la MINUSTAH

El dúo formado por el presidente interino Boniface Alexandre y por su primer ministro Gerard Latortue se mantuvo por dos años en el poder, después de que el presidente Jean-Bertrand Aristide, a la mitad de su segundo mandato, fue deportado a Sudáfrica el 29 de febrero de 2004. Una versión propagada por el gobierno haitiano, y por fuentes oficiales estadounidenses, acerca de esa caótica semana de golpes y exilios, sostiene que Aristide había renunciado después de una crisis institucional, además de haberse declarado impotente de frente a una serie de rebeliones en el norte del país y en Puerto Príncipe. En realidad, la operación se llevó a cabo por agentes de la CIA y fue propiciada por los meses de desestabilización y crisis causada por las bandas de paramilitares y varios elementos de la oposición extraparlamentaria vinculados a la misma CIA, como el IRI (International Republican Institute) y los sectores conservadores de Europa, cercanos al presidente Jacques Chirac de Francia y Nicolas Sarkozy (en ese momento ministro del Interior). El principal grupo fue el 184 o G184, organización ambigua para la defensa “de los derechos humanos” que ha trabajado, en cambio, como un organismo de acción política y desestabilización gracias a los fondos aprobados en el pasado por la Comisión Europea. El IRI es una extensión del gobierno de EE.UU. y fue creado por Ronald Reagan en los años ochenta con el objetivo de exportar la democracia al resto del mundo, y sigue siendo financiado con fondos públicos de Estados Unidos. Es una agencia que siempre ha hecho un trabajo cuestionable y polémico en contra del frágil orden democrático de Haití, especialmente durante el periodo de mando de Stanley Lucas, su representante en la isla en ese entonces. La contraparte del IRI, vinculada al Partido Demócrata de Estados Unidos, es el NDI (National Democratic Institute): al menos en el caso de Haití, fue considerado un interlocutor más imparcial, ya que ha trabajado con diversos partidos políticos, incluido el Fanmi Lavalas de Aristide. Ambos programas están financiados por el programa conocido como el National Endowment for Democracy o NED.

Después de los Marinos, la MINUSTAH

Después de varios meses de ocupación militar por la Fuerza Interina de Naciones Unidas, compuesta de miles de infantes de marina estadounidenses y de tropas francesas, canadienses y chilenas, en junio de 2004 se pusieron en marcha los primeros siete mil cascos azules de la ONU dentro de la misión MINUSTAH. Aunque ésta se encuentra bajo el mando militar de Brasil, debe obtener la financiación y los mandatos para la operación en el Consejo de Seguridad de Naciones Unidas y es manejada por un Consejo de Administración que incluye, para la coordinación estratégica y la organización, el guatemalteco Edmond Mulet, el estadounidense Kevin Kennedy y el canadiense Nigel Fisher y, para los aspectos militares y la policía, el general Luiz Guilherme Paul Cruz (Brasil) y el general Gerardo Chaumont (Argentina). Así que, desde un principio, la aprobación del comando de Brasil en las operaciones de las Naciones Unidas en Haití parecía responder más a las necesidades de imagen y presencia de la potencia emergente de América del Sur y a cierto reconocimiento de su papel internacional en ascenso que a un cuestionamiento efectivo a la tradicional hegemonía de Estados Unidos en la región.

War by proxy y matanzas de Grand Ravine

En este contexto, a partir del golpe contra Aristide, se comenzó a implementar una guerra de proximidad (o “war by proxy”), que consiste en golpear y reprimir a las zonas y personas cercanas a los objetivos reales para desarticular su entorno social y físico. Se ejecutaron una serie de asesinatos, conocidos como Gran masacre en contra de inocentes partidarios de Aristide y ciudadanos comunes por la policía haitiana que estaba bajo el mando de Carlo Lochard e influida por los grupos paramilitares conocidos como Lame Timanchet (“ejército del pequeño machete”). Estos grupos podían actuar sin obstáculos gracias a las autoridades en el poder después del golpe de 2004 y, según muchos observadores, incluso gracias a la indiferencia y la apatía inicial de la MINUSTAH. El 20 de agosto 2005 cincuenta personas sospechadas de pertenecer a los militantes del partido Fanmi Lavalas fueron masacrados en el estadio Martissant de Port-au-Prince durante un espectáculo al que asistían cerca de 50 mil espectadores. Muchas víctimas fueron asesinadas sólo porque trataban de escapar sin que se conociera su afiliación política: era una advertencia terrible y generalizada dirigida a todos. Al día siguiente, también cinco pobladores del barrio capitalino de Grand Ravine fueron quemadas en sus hogares (http://www.haitianalysis.com/human-rights/the-proxy-war-in-martissant-and-gran-ravine).

En las semanas siguientes, a raíz de los informes y contactos directos con los dirigentes de la MINUSTAH, establecidos por parte de las organizaciones que, contrariamente a lo que ocurre con la mayoría de las instituciones oficiales del estado haitiano, tienen altos niveles de autonomía en el área, tales como el AUMOHD Haití (Asociación de Unidades Motivadas por una Haití de los Derechos) y Hurah-Inc (Acompañamiento para los Derechos Humanos en Haití), un destacamento de cascos azules comenzó a patrullar el barrio y las casas de militantes. Se defendieron, en especial, los considerados como “de alto riesgo de agresión”. Mientras tanto, los abogados de AUMOHD organizaban reuniones en el distrito entre las facciones rivales de los grupos armados para proponer un diálogo pacífico y una reconciliación (http://aumohddwamoun.blogspot.com/ y http://hurah.org/). Todo esto evitó, por unos meses, nuevas matanzas, pero el 7 de julio de 2006, los miembros del grupo paramilitar Lame Timanchet rompieron la tregua con una tercera masacre que dejó un saldo de 26 víctimas, 300 casas incendiadas y 2 mil personas desplazadas. AUMOHD fue la única asociación que defendió a las víctimas de estas matanzas y ha logrado encarcelar a quince policías culpables de esos hechos.

La MINUSTAH en Cité Soleil y las tropas extranjeras en Haití

Los cascos azules han tenido un papel contradictorio desde el principio y han sido acusados de numerosos asesinatos y violaciones de los derechos humanos que fueron, en gran medida, admitidos por el ex comandante brasileño en cargo en Haití, el general Augusto Heleno Ribeiro Pereira, en 2005, cuando declaró que la MINUSTAH recibió la presión de países como Francia, Estados Unidos y Canadá para hacer un mayor uso de la violencia contra algunos supuestos grupos de delincuentes que, según sus informaciones, dominaban completamente los suburbios de la capital como, por ejemplo, el más pobre de todos, Cité Soleil.

Efectivamente, a finales de 2006, el presidente René Preval concedió expresamente a los militares de las Naciones Unidas la libertad de llevar a cabo tareas policiales y de inteligencia en los barrios pobres, sobre todo en Cité Soleil, uno de los bastiones políticos de Aristide, en contra de bandas y grupos no del todo identificados. En estos operativos, se cometieron muchos errores y confusiones entre los delincuentes comunes, los activistas políticos y los simples habitantes de los barrios, debido a la aproximativa y rápida elaboración de “listas negras” que se utilizaron como guía para las operaciones. Unos elementos de estas “bandas” o presuntas mafias, fueron identificados, de hecho, como parte de los grupos de ciudadanos auto-organizados vinculados al ex presidente en el exilio, Aristide. Aunque fue clara también la presencia de ciertos grupos de delincuentes “reales” en los distritos, los métodos represivos utilizados por la MINUSTAH, cuyos soldados avanzaban con armas pesadas, cañonazos y tanques como en verdaderas operaciones de guerra, cobraron la vida de decenas de inocentes, conmocionaron a toda la población aniquilando cualquier capacidad futura de organización civil. Además, siguieron alimentando el mito de una ciudad y de un pueblo violento, incivil y salvaje que necesitan a los ejércitos extranjeros para sobrevivir.

El mito de la violencia y conclusiones

Este mito ha sido reelaborado después del terremoto por los medios de comunicación y los líderes militares extranjeros, especialmente estadounidenses, para justificar el envío de cantidades masivas de vehículos pesados y hombres armados, mientras que, en realidad, Puerto Príncipe no es más peligrosa que otras grandes ciudades de América Latina; al contrario, la gente ha sabido vivir y operar en un modo relativamente pacífico y ordenado, a pesar de la inmensa tragedia que le ha caído encima. Y es que muchas veces la violencia política y social arranca por la acción de grupos fomentados desde el exterior, o bien, por intereses particulares de grupos de poder que, en el país más pobre del hemisferio occidental, compran con poco el consenso y la voluntad de los millones de “nadie” que, en Haití, sobreviven en su trágico día a día. A la luz de todo eso, los haitianos se han preguntado durante meses y meses por qué la ayuda humanitaria fue acompañada por un gran número de efectivos de los marinos y del ejército de Estados Unidos (veintidós mil soldados enviados en enero, cifra que se redujo a 13 mil unidades en abril de 2010), por la policía francesa, e incluso por los carabineros y militares italianos y de muchas naciones más. Todo eso cuando ya existe una fuerza internacional de policía que se llama MINUSTAH.

Es notable como, en el momento en que se deben tomar las decisiones económicas y políticas verdaderamente relevantes para el destino del país y se deben enfrentar las cuestiones estratégicas sobre el uso de los recursos proporcionados por actores y gobiernos externos, involucrados en el tablero haitiano desde hace décadas o siglos, además que por los organismos internacionales que ellos mismos controlan, entran en juego otras lógicas de poder. Éstas van más allá de la presencia, del control y de las funciones asignadas oficialmente a los organismos multilaterales como la ONU y su “brazo armado”, la MINUSTAH, y en los hechos se circunscribe la esfera de decisiones sólo a los interlocutores más influyentes por su hard power (poder duro de tipo militar y económico) desplegado sobre el territorio.

Por último destacamos una iniciativa muy importante y efectiva para poder apoyar al pueblo haitiano a través de la asociación italiana Scuola di Pace (http://www.lascuoladipace.org/)  y la haitiana Aumohd; sin pasar por las grandes “multinacionales de la solidaridad”, se puede contribuir de manera más directa y concreta: http://www.haitiemergency.org/ o para infos el blog del autor http://lamericalatina.net

 

L’iniziativa Haiti Emergency e come aiutare Haiti

bannerhaiti.jpgCon questo post voglio presentarvi un progetto a cui collaboro dal mio remoto rifugio di Città del Messico e che si realizza grazie a tante persone, vicine e lontane, che s’interessano alla drammatica situazione di Haiti ai tempi del colera, a quasi un anno dal terremoto devastante che, solo per un po’, ha suscitato l’attenzione del mondo e dei media. Il progetto, curato dalla Scuola di Pace di Roma, è agli inizi e ha bisogno di diffusione e sostegno. Si basa sulla solida esperienza dei volontari e delle organizzazioni coinvolte e sull’azione congiunta di haitiani e persone volenterose di tutto il mondo che amano Haiti e il suo popolo. Nasce dall’idea che è necessario aiutare e portare solidarietà, ma ogni aiuto deve favorire le possibilità di ripresa e autogestione degli haitiani, per poter uscire dall’impoverimento in cui il mondo li ha messi.

Cicloni, terremoto e ora il colera…1700 morti e oltre 20mila contagi in poco più di un mese. Una tempesta di sventure sembra accanirsi contro Haiti ma i motivi del disastro non sono da ricercare semplicemente nella sfortuna, nell’arretratezza o, come si insinuava in alcuni TG italiani, nella presunta “inciviltà” (sì, in un servizio del Tg3 hanno usato proprio questa parola dalle reminiscenze positiviste e coloniali) del popolo haitiano. Bisogna piuttosto guardare alla storia, alle vicende coloniali e postcoloniali ed anche alle depredazioni patite da questo paese. Insieme possiamo cambiare questa realtà e far trionfare la verità, la giustizia e i diritti per una nuova Haiti.

Chi siamo? Come già accennato, il progetto prende forma per iniziativa della Scuola di Pace di Roma. Già nel 2009 eravamo stati per 6 mesi all’Aquila, gestendo una ludoteca per i bambini del terremoto, nella tendopoli di Piazza D’armi, la più grande tra quelle allestite per l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
All’indomani del terribile terremoto ad Haiti del 12 Gennaio 2010 ci siamo attivati con il progetto “Una scuola della gioia per i bambini di Haiti” che ci ha permesso di poter svolgere una prima missione umanitaria ad Aprile. La missione si è potuta attuare grazie ai primi contributi inviati daalcune scuole italiane.

Nel corso della missione abbiamo realizzato un primo intervento di “terapia della gioia” per i bambini di Port au Prince in Haiti. Inoltre è stato stabilito un rapporto di partenariato con l’organizzazione AUMOHD di cui è presidente il Sig. Evel Fanfan. AUMOHD si batte per difendere i diritti civili degli haitiani, delle donne e dei bambini.
Si sono poi stabiliti altri collegamenti con l’Ecole de Théâtre di Delmas a PaP, l’associazione “Adozioni Senza Frontiere” che, insieme a SOS bambini International Adoption Onlus, all’associazione “Lo Scoiattolo ONLUS” e alla “Missione delle Suore Salesiane di Don Bosco – Figlie di Maria Ausiliatrice”, stanno portando avanti un progetto per la ricostruzione di una scuola a Cité Militaire in Haiti, e altre organizzazioni e giornalisti già da tempo impegnati per Haiti. Tra questiFabrizio LorussoMartin Iglesias Silvestro Montanaro.

Abbiamo così potuto inviare altri aiuti ad Haiti per i progetti di scolarizzazione dei bambini, ed è stato stabilito un rapporto di collaborazione tra AUMOHD e Adozioni senza Frontiere, per il progetto di ricostruzione dell’edificio scolastico a Cité Militaire.
Ad Ottobre 2010 altre sciagure incombono su Haiti… Il Colera ha attaccato l’isola delle Antille provocando finora migliaia di morti e più di 50.000 contagi.
In questi mesi, da gennaio ad ora, sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme… ancor’oggi un milione di persone, solo nella capitale Port au Prince, vive nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango. L’epidemia di colera è come lo spettro dell’apocalisse su di una popolazione già duramente provata.
La Scuola di Pace, in collaborazione con gli amici e le amiche di Haiti, le scuole e tutti i sostenitori, in Italia e nel Mondo, si sta dando da fare per cercare di cambiare questa realtà. Questo può avvenire nella pratica, sviluppando tutta una serie di microprogetti ad Haiti, con l’aiuto di tutti i sottoscrittori, e può avvenire anche attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica, facendo uscire Haiti dal silenzio dei Media.

Progetto 2011 Haiti è un paese non povero ma impoverito. Impoverito da tutte le nazioni che, nel corso della storia, si sono impossessate delle sue risorse.
Un intervento nell’isola delle Antille deve tener conto di ciò e muoversi perché ogni aiuto sia una opportunità per recuperare le risorse che le sono state sottratte.
Ci muoviamo partendo dall’Emergenza e dalla Solidarietà, perché Haiti è in una continua emergenza. Vorremmo realizzare una prospettiva di liberazione dalle logiche dell’emergenza, perché gli haitiani possano ritornare ad essere gli attori del loro futuro.bimbo_haiti.jpg
Per far ciò è necessario AIUTARE, stimolando tutte le azioni che realizzano non solo attività nel presente ma costruiscano le fondamenta della casa del futuro.
L’educazione è il primo passo, soprattutto ad Haiti, dove il sistema educativo è disastroso e, data la ritirata pressocchè completa dello Stato, resta in balia di centinaia di istituzioni private, per lo più di origine confessionale e straniero, e inaccessibili per buona parte della popolazione. Per esempio, è attraverso la scolarizzazione dei bambini e la sensibilizzazione all’igiene che si può ottenere una migliore prevenzione del colera.

L’informazione è altrettanto o anche più importante degli aiuti materiali. Non ci sono solo le televisioni e la carta stampata. Nell’epoca della globalizzazione basta diffondere e comprendere le tante verità alternative e le prospettive rinnovate che ci si presentano di fronte quotidianamente affinchè queste pian piano si facciano strada per poter cambiare la realtà.
Ognuno può collaborare come crede: inviando una donazione, diffondendo le notizie, realizzando eventi, partendo come volontario, ecc.
Per l’aspetto culturale Haiti ha molto da dare, e noi possiamo unirci dando del nostro… Con le scuole realizzeremo gemellaggi culturali. Per il Carnevale 2011 faremo in modo che i ritmi e i colori di Haiti siano in tutto il mondo. Lo potremo fare con l’aiuto di tutti e anche con il tuo.

Leggi l’articolo sul nostro blog: Haiti al tempo del Colera

Ascolta l’intervista su Haiti, il colera e i problemi nella gestione degli aiuti: LINK


Il Link alla pagina delle Donazioni:
http://www.haitiemergency.org/dona.htm

PROMOTORE: La Scuola di Pace – C.P. 4096, 00182 Roma
www.lascuoladipace.orgTel.: 0039 + 0695558064 – 0039 + 3400585167
lascuoladipace@gmail.com
emergencyhaiti@gmail.com

AUMOHD – justice pour les pauvresaussi:  http://aumohddwamoun.blogspot.com/

SELVAS.org Osservatorio Informativo indipendente sulle Americhe: http://www.selvas.eu/

Pro haiti 2010: http://prohaiti2010.blogspot.com/

America Latina – Altri occhi e parole: http://lamericalatina.net/

Ecole de théâtre “Petit Conservatoire” Port au Prince: Daniel Marcelin a Radio Bobo
http://www.youtube.com/watch?v=1fJWiXe5-WU

Grazie per l’attenzione e per qualunque opera di diffusione e sostegno che vogliate realizzare!

Aiutare Haiti con Haiti Emergency – Giornata elettorale minacciata dal colera e dalle frodi

Vi voglio segnalare qui un’importante iniziativa umanitaria a cui collaboro e che ha bisogno del supporto e della diffusione da parte di tutti. Viene realizzata dalla Scuola di Pace di Roma in collaborazione con scuole, persone e associazioni della società civile ad Haiti e in Italia.

La situazione Oggi ad Haiti 4,7 milioni di cittadini sono chiamati a votare per uno dei 19 candidati alla carica di Presidente della Repubblica e per 110 parlamentari che li rappresenteranno nei prossimi 5 anni. Ci sono stati 3 morti per violenze durante i comizi elettorali e altri 2 la settimana scorsa  e si parla di ormai oltre 1600 decessi e 20mila ricoveri in ospedali per i contagi del colera che non smettono di aumentare. Nonostante tutto le elezioni si terranno anche se le minacce di violenze, irregolarità e vere e proprie frodi elettorali sono costanti e concrete.

Dalle 6 am alle 16 la gente andrà a votare sperando di poter cambiare qualcosa a quasi un anno dal terremoto che ha distrutto la capitale facendo 250mila morti e un milione e mezzo di senza tetto. Mirlande Manigate, ex first lady alla fine degli anni ottanta, costituzionalista di orientamento politico socialdemocratico, e Jude Celestine, il candidato dell’attuale establishment politico sostenuto dal governo del presidente in carica Renè Preval, sono i due principali contendenti che probabilmente andranno al ballottaggio il prossimo 16 gennaio.

Haiti Emergency

Il progetto prende forma per iniziativa della Scuola di Pace di Roma. Già nel 2009 eravamo stati per 6 mesi all’Aquila, gestendo una ludoteca per i bambini del terremoto, nella tendopoli di Piazza D’armi, la più grande tra quelle allestite per l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
All’indomani del terribile terremoto ad Haiti del 12 Gennaio 2010 ci siamo attivati con il progetto “Una scuola della gioia per i bambini di Haiti” che ci ha permesso di poter svolgere una prima missione umanitaria ad Aprile. La missione si è potuta attuare grazie ai primi contributi inviati da alcune scuole italiane.

Nel corso della missione abbiamo realizzato un primo intervento di “terapia della gioia” per i bambini di Port au Prince in Haiti. Inoltre è stato stabilito  un rapporto di partenariato con l’organizzazione AUMOHD di cui è presidente il Sig. Evel Fanfan.  AUMOHD si batte per difendere i diritti civili degli haitiani, delle donne e dei bambini.

Si sono poi stabiliti altri collegamenti con l’Ecole de Théâtre di  Delmas a PaP, l’associazione “Adozioni Senza Frontiere” che, insieme a SOS bambini International Adoption Onlus, all’associazione “Lo Scoiattolo ONLUS” e alla “Missione delle Suore Salesiane di Don Bosco – Figlie di Maria Ausiliatrice“, stanno portando avanti un progetto per la ricostruzione di una scuola a Cité Militaire in Haiti, e altre organizzazioni e giornalisti già da tempo impegnati per Haiti. Tra questi Fabrizio Lorusso, Martin Iglesias e Silvestro Montanaro.

Abbiamo così potuto inviare altri aiuti ad Haiti per i progetti di scolarizzazione dei bambini, ed è stato stabilito un rapporto di collaborazione tra AUMOHD e Adozioni senza Frontiere, per il progetto di ricostruzione dell’edificio scolastico a Cité Militaire.
Ad Ottobre 2010 altre sciagure incombono su Haiti… Il Colera ha attaccato l’isola delle Antille provocando finora migliaia di morti e più di 50000 contagi.
In questi mesi, da Gennaio a ora, sono stati tantissimi gli interventi a favore della popolazione haitiana, ma il divario tra la quantità degli aiuti e l’enormità di quanto accaduto è enorme… ancor’oggi un milione di persone, solo nella capitale Port au Prince, vive nelle tendopoli più o meno, o per niente, attrezzate, in mezzo a sporcizia, acqua e fango. L’epidemia di colera è come lo spettro dell’apocalisse su di una popolazione già duramente provata.

La Scuola di Pace, in collaborazione con gli amici e le amiche di Haiti, le scuole e tutti i sostenitori, in Italia e nel Mondo, si sta dando da fare per cercare di cambiare questa realtà. Questo può avvenire nella pratica, sviluppando tutta una serie di microprogetti ad Haiti, con l’aiuto di tutti i sottoscrittori, e può avvenire anche attraverso la comunicazione e la sensibilizzazione pubblica, facendo uscire Haiti dal silenzio dei Media.

Leggi l’articolo sul nostro blog: Haiti al tempo del Colera

DONAZIONI: http://www.haitiemergency.org/dona.htm

Grazie per l’attenzione.

Haiti senza aiuti – Video/Intervista Bucanero Radio Popolare Roma

Haiti senza aiuti RADIO POPOLARE ROMA: A 9 mesi dal terribile terremoto di Haiti e dalle tante promesse mediatiche internazionali siamo ancora in piena emergenza ed è sopraggiunta un’epidemia di colera. Ne parliamo con Fabrizio Lorusso (intervista del 31 ottobre 2010)