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  • L'Aquila incontra Haiti

    L'Aquila incontra Haiti
    L’AQUILA INCONTRA HAITI
    Ultima tappa del viaggio in Italia della delegazione della società civile haitiana.

    Evel Fanfan (presidente di AUMOHD – Action des Unités Motivées puor une Haiti de Droit) e Gaelle Celestin (presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO – L’OCCHIO DELLE DONNE”), accompagnati da Italo Cassa della Scuola di Pace di Roma, incontreranno i cittadini dell’Aquila, martedì 15 Febbraio alle h. 16.00, prima di far ritorno ad Haiti.
    L’incontro si tiene a Case Matte di Collemaggio ed è organizzato in collaborazione con il Comitato 3 e 32 (info: http://www.3e32.com/ ).
    E’ stata invitata Stefania Pezzopane, Assessore del Comune dell’Aquila.
    La Scuola di Pace – Roma
    Progetto Haiti Emergency
  • La Santa Muerte e la stampa italiana (Seconda parte)

    La Santa Muerte e la stampa italiana (Seconda parte)

    di Fabrizio Lorusso ::::::::::::::::www.carmillaonline.com

    SantaCumple.jpgLa nota del Corriere della Sera, sezione esteri, di cui parlavo nella prima parte di quest’articolo è stata ripresa da altri siti che la citano, la riassumono e ne mettono in evidenza ulteriori dettagli interessanti. Vediamone alcuni estratti per approfondire la rassegna.

    A dire il vero – come è ovvio che sia – non si tratta di una santa riconosciuta dalla Chiesa (benché i suoi seguaci si dichiarino cattolici), ma di un rito legato per alcuni ai Maya, per altri risalente al XVIII secolo.
    Non so chi abbia legato specificamente al popolo Maya l’origine del culto alla Santa Muerte ma sarei curioso di scoprirlo. Spesso si diffondono evidenti confusioni tra popoli e epoche diverse della storia di quest’angolo di mondo. C’è da dire che effettivamente alcuni “etno-nazionalisti” messicani fanno risalire la nascita del culto alla Santa Muerte al Messico precolombiano dei Mexicas (o Aztechi) e, ancora prima, alle popolazioni dell’area culturale e geografica che Paul Kirchhoff chiamò Mesoamerica e che includerebbe anche la regione dei Maya, cioè il sud est messicano, il Guatemala, El Salvador e l’Honduras.
    In realtà restano alcuni tratti di una peculiare visione del mondo e alcune tradizioni in certe zone ma numerose pratiche rituali, religiose e funerarie si sono evolute radicalmente, si sono perdute o si sono fuse con altre a partire da un’eredità precolombiana eterogenea fino ad arrivare al Messico moderno. Il tema è complesso e dibattuto e non può certo esaurirsi qui. Basti sapere che una buona parte di quello che oggi ci viene propinato come “precolombiano” originale o “tradizionale” indigeno, dai rituali al cibo, dai vestiti a certe manifestazioni culturali, è in realtà una rielaborazione posteriore spesso promossa da statisti del secolo XX (come l’ex presidente Làzaro Càrdenas) e partidari del cosiddetto indigenismo.

    Il concetto della morte e gli dei dell’oltretomba di quei popoli possono senza dubbio costituire un terreno fertile e generare immaginario. Alcuni riferimenti sono vivi anche oggi, ma non è provata una continuità lineare tra le antiche pratiche e credenze e quelle attuali, ancor di più se parliamo proprio della Santa Muerte.
    Nel XVIII secolo, all’epoca della dominazione spagnola, giunsero in Messico le immagini barocche e medievali della “buona o santa morte” appartenenti alla tradizione cattolica che in effetti sono indicate come un’attendibile iconografia di riferimento per la versione attuale (al riguardo segnalo due post UNODUE). Insomma in Messico c’era e c’è un sottofondo culturale tradizionale che potrebbe aver propiziato il radicamento di versioni coloniali, moderne e post moderne del culto alla Morte nel corso dei secoli. Ciò non significa che i messicani siano massivamente adoratori della morte o che facciano sacrifici umani per ripetere le gesta dei loro ancestri…

    La santa recluta adepti tra gli strati più poveri della popolazione, criminali, narcotrafficanti e banditi che sovente uccidono delle persone in suo onore.Mi sembra davvero un’esagerazione identificare gli strati più poveri della popolazione in modo così diretto, quasi come se ci fosse una corrispondenza biunivoca con le categorie di “criminali, narcotrafficanti e banditi” dato che, come visto, è quasi sicuro che il culto sia nato, si sia mantenuto per decenni, forse per secoli, e si sia diffuso tra i primi mentre è stato invece adottato dai secondi come simbolo di protezione ed elemento d’identità in seguito alla sua propagazione mediatica negli ultimi 15 anni. Anche il fatto che “sovente” si uccide proprio in suo onore è tutto da dimostrare.

    DirettaNews riporta una nota Ansa del 5 gennaio 2011 che prova a spiegare che “l’antico culto della Morte, di origine precolombiana ma con elementi della liturgia cattolica – la Chiesa cattolica lo condanna -, emerge nella tradizione popolare messicana nel Giorno di morti (Dia de los Muertos) e nell’iconografia tipica degli scheletri (calaveras) in abiti civili, con cui gli antenati morti ricordano ai vivi dei loro doveri morali. La setta della Santa Muerte venera come sacra l’immagine della morte nelle fattezze di uno scheletro coronato e vestito di seta e con la falce in mano, alla quale i devoti, diffusi nelle classi popolari e nel mondo della criminalità, fanno offerte di fiori, denaro, tequila, birra o sigarette”.
    Passi pure che il vestitino della Santa possa essere sempre di seta, roba da ricchi o per chi la sta ringraziando per un grosso favore ricevuto, ma la svista più evidente è sulla sua nascita che viene palesemente associata al giorno dei morti e alle divinità precolombiane come origini del culto mentre eventualmente sarebbero degli elementi collaterali che favoriscono un certo sincretismo e non di più. Tanto che poi si parla di “una setta che affonda le sue radici in antichi culti pagani precolombiani” tout court.
    Setta: insieme di persone che seguono una dottrina filosofica, religiosa o politica che si distacca e dissente da una dottrina già diffusa e affermata. Non credo che per il culto alla Santa Muerte si configuri questa definizione dato che non c’è una dottrina alternativa a quella della religione cattolica ma solo l’aggiunta di un Santo riconosciuto solo dai suoi devoti. L’altro dettaglio è che ormai la diffusione di questa “Santa dei dimenticati” o “dei disperati” sta superando le differenze di classe e di razza coinvolgendo anche politici, artisti, impresari e molte persone di classe media.

    Radio Vaticana ci mette del suo denunciando un presunto Allarme “sette” in Messico. I vescovi: no alla venerazione di Santa Muerte.
    L’allarme sette e l’adorazione “idolatra” della figura della morte, attraverso l’azione instancabile del clero, va avanti da secoli e non è perciò una notizia dell’ultim’ora come sembrerebbe dal comunicato del 10 gennaio 2011. Vediamo. SantaCumple2.jpg
    “Un appello a tutti i messicani ad abbandonare la pratica della venerazione di “Santa Muerte” è stato lanciato con preoccupazione dal portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico, padre Hugo Valdemar.
    Il sacerdote – riferisce L’Osservatore Romano – ha rilevato che la fede in “Santa Muerte”, rappresentata da uno scheletro con una falce in mano, è contraria al cristianesimo. “La sua venerazione – ha spiegato il portavoce dell’arcidiocesi – è oramai diventata un rituale preferito dagli esponenti della criminalità organizzata messicana e dai narcotrafficanti”.

    Troviamo un’impressionante somiglianza tra questa visione e quella dei giornalisti mainstream che a mio parere potrebbero spiegarci meglio il fenomeno in termini sociali e storici invece di disquisire sulle corrispondenze del culto con la fede cristiana, col satanismo o con la magia bianca o nera.

    I promotori della devozione – ha dichiarato il portavoce dell’arcidiocesi di Città del Messico – approfittano dell’ignoranza della gente e della loro debolezza psicologica. Cristo è venuto sulla terra per vincere il peccato, la morte, i segni del potere del male e la sua distruzione. Il leader della setta – ha aggiunto il religioso — esprime un’energia e un sentimento negativi che sono molto pericolosi. Riferisce le sue azioni all’aiuto del maligno, agisce e parla in nome del diavolo.
    Addirittura! Anche qui la strategia d’identificazione di un leader unico, malvagio e crudele, per screditare un culto popolare che in realtà non ha un capo e annovera tra i 2 e i 5 (forse 10) milioni di devoti in Messico, Centro e Sudamerica, Stati Uniti e perfino in Giappone ed Europa. Credo che la Chiesa stia cominciando a preoccuparsi per questa “setta” che setta non è così come faceva ai tempi dell’Inquisizione nella Nuova Spagna. Che poi esistano dei falsi santoni e delle persone che tentano di creare una “chiesa” o una struttura gerarchica di altro tipo (le unioni tra altari, per esempio) è un altro discorso e solo le evoluzioni future del culto potranno dirci che pieghe prenderà a livello istituzionale e liturgico.

    “Molti di coloro che credono in “Santa Muerte” – ha concluso padre Valdemar – sono convinti che si tratti di un santo come tutti gli altri, quando invece non esiste neppure”. L’arcidiocesi di Città del Messico invita i seguaci a distruggere tutte le immagini di “Santa Muerte” e di non temere nessuna vendetta o ritorsione “perché il potere di Dio è più grande del male”.
    Ricordiamo che la Santa Inquisizione (quella sì era pericolosa per davvero), ha perseguito per secoli le immagini della morte che essa stessa aveva importato nella Nuova Spagna. Potevano pensarci prima. Quando il popolo rielabora e fa propria una cultura è difficile controllarne gli sviluppi dall’alto. Poi si sa, hecha la ley, hecha la trampa, fatta la legge, trovato l’inganno e quindi la gente tende a fare esattamente quello che l’autorità le proibisce. Soprattutto quando è schiava e conquistata col ferro di spada e croce.

    Infine nella nota prevale la visione classica paternalista del popolino ignorante e in balia della moda e del demonio. Non sanno quello che fanno!
    Invece lo sanno eccome e sono proprio stufi di vedere morire migliaia di donne per colpa del bigottismo imperante nel loro paese, per il maschilismo e il paternalismo che strozzano il Messico e le sue energie vitali, per le reiterate leggi che criminalizzano l’aborto per cui solo pagano le donne che sono costrette a farlo in condizioni estreme e vanno a scontare anni di prigione (vedi caso delle donne di Guanajuato).
    Sono stufi della pederastia magari. Non considerano il clero corrotto nella sua totalità ma hanno perso rispetto per istituzioni escludenti ed eterodirette. Sono stanchi che tutti i soldi che vengono elargiti alle gerarchie cattoliche e ai sacerdoti delle centinaia di sette e chiese di tipo pentecostale e protestante vadano a rimpinguare strutture lontane e giudicate inutili. Non sono deduzioni mie, sia chiaro. Sono dichiarazioni dei devoti cattolici e della Santa Muerte, perché quella Santa non li esclude e la Chiesa sì. Ci pensino sopra i responsabili della fede.

    Ultima chicca di rapida disinformazione dalla stessa fonte vaticana: il culto di “Santa Muerte” è vietato dal ministero dell’Interno perché non rispetta gli scopi indicati nello statuto della legge messicana sulle associazioni religiose e di culto.
    Il culto non è affatto proibito dalla legge altrimenti si configurerebbe una violazione dei principi costituzionali e dei diritti dell’uomo (la cara vecchia libertà di culto) ma comprendo che è gioco forza scrivere in questi termini.
    E’ vero che l’associazione religiosa fondata da Romo, la Iglesia Católica Apostólica Tradicional Mèxico-Estados Unidos, ha perso nel 2005 il permesso di operare sul territorio perché aveva violato i termini stabiliti dalla legge introducendo anche la figura della Santa Muerte nella liturgia e mescolando rituali della santeria e del vudù con le messe tradizionali. Il Ministero degli Interni messicani gli aveva quindi ritirato l’iscrizione all’albo delle associazioni religiose registrate. Non s’è proibita nessuna fede e nessun santo.

    In un post dell’aprile 2009 Alessandro Grandi su PeaceReporter, pur senza trattare a fondo il tema del culto alla Niña Bonita dato il formato delle notizie sul sito, non si lascia condurre da facili tentazioni scandalistiche e resta più in linea con la stampa messicana “illuminata”, resta un po’ di condimento speziato ma comunque c’è attenzione ai fatti e si menziona anche il tema del rispetto per la libertà di culto valido per ogni fede.
    SantaCumple3.jpg
    Un altro post del 10/01/11, quello di Paolo Manzo sul blog di Panorama.It intitolato “Messico, contro i narcos scendono in campo gli esorcisti”, tende all’ambiguità e si colloca forse a metà strada: relaziona indirettamente la Santa Muerte alla magia nera, all’esorcismo e al narcotraffico collocando le notizie in un ordine particolare ma senza stabilire esplicitamente un nesso tra queste.
    Si comincia a parlare di un tema, l’esorcismo messo in campo dalla Chiesa contro la violenza in Messico, e si passa subito dopo a un altro che poco ha da spartire con il primo: l’arresto di David Romo, un falso leader del culto alla Santa Muerte per giustificare la sentenza conclusiva “il confine insomma tra culto e criminalità è sempre più labile”.

    Per chiudere questa rassegna propongo due articoli dallo stesso sito, Giornalettismo.It. Nel primo pezzo di Donato De Sena (“Prete, santone o criminale? Dal culto della Santa Muerte a sequestri e droga” del 05/01/11) leggiamo che “la polizia messicana ha arrestato la guida spirituale del culto di Santa Muerte, culto della chiesa tradizionale messicana, che si oppone alla chiesa romana cattolica. Si tratta di David Romo un controverso leader che può vantare un seguito di qualche milione di persone”.
    Quest’ultima cifra si riferisce forse ai seguaci che Romo stesso attribuisce al culto alla Santa Muerte e non alla sua persona. E’ un matto ma non così tanto.
    Il resto della notizia è verissima e il signor Romo effettivamente è conosciuto per i suoi affari loschi da anni come s’è già visto. Peccato che lui non rappresenti il culto alla Santa Muerte e non sia LA guida spirituale sebbene abbia ancora oggi un gran seguito di simpatizzanti. Come già detto è stato scelto dalla stampa come leader per semplificare la realtà e ottenere un’impatto mediatico più facile.
    Inoltre il culto non s’oppone alla Chiesa, anzi, i devoti normalmente credono in Dio e Gesù Cristo senza ripudiare la fede cattolica. Semmai avviene il contrario e giorno dopo giorno Chiesa e Stato mettono a rischio la libertà dei cittadini professare liberamente la propria fede in molte regioni del Messico.

    I suoi fedeli sono per lo più considerati criminali di vario tipo, come gli spacciatori di droga, ladri, persone di basso ceto sociale. Di questo punto ho già parlato ma volevo ribadire il concetto con una frase che palesa un sottofondo piuttosto discriminatorio. Non è sbagliato affermare che molti messicani considerano (erroneamente) i devoti della Santa Muerte come malfattori, ma fare informazione non dovrebbe coincidere solamente con “riportare l’opinione comune”, si dovrebbe creare un mix critico e innovativo quando si analizza un fenomeno complesso. Al contrario sembra spesso che si stia parlando di masse indistinte di imbecilli, poveracci e delinquenti, un po’ narcos e un po’ banditi dei tempi di zorro con in mano dei teschietti arrugginiti rubati al mercato.

    L’ultimo articolo ha un titolo che potrebbe ricordare alla lontana un terrificante B-movie di Sam Raimi, “I sacrifici umani della Santa Muerte: religione e droga in un intreccio letale. I narcotrafficanti messicani sono decimati da faide sanguinose e sempre di più si rivolgono a un rito macabro”.
    E’ una specie di sequel più splatter del precedente reportage ed esce il 13 gennaio 2011. Racconta Martina Chiarei di una vittima di omicidio a Ciudad Juàrez sul cui “busto c’era il tatuaggio distintivo di uno scheletro vestito da femme fatale. La polizia lo ha riconosciuto come la “Santa Muerte”, una macabra icona femminile che ha sostituito la Vergine Maria come un’improbabile sorgente di conforto profano alle legioni di gangster e picchiatori messicani”.
    Il soprannome di “femme fatale” per la Santa Muerte è nuovo e accattivante. Certo che la morte doveva essere fatale se no che morte è. Nulla da dire. Il resto appare invece come uno dei tanti luoghi comuni che non spiegano la natura della devozione ma “suonano bene”.

    Ancora: “nei processi o nelle retate contro i cartelli, la Santa Muerte è spesso coinvolta come un’indicazione di colpa. Al processo di Gabriel Cardona, accusato di aver sequestrato e ucciso a nome del cartello del Golfo, gli investigatori hanno spiegato che raccoglieva il sangue delle sue vittime in un bicchiere e brindava alla Santa Muerte. Quando la polizia ha fatto irruzione in una casa occupata da un leader del cartello di Sinaloa, ha trovato un’intera stanza trasformata in una cappella della Santa Muerte”.

    Premesso che gli altari nella case messicane sono praticamente un must e sono milioni, anche quelli alla Santa Muerte sono tantissimi, colorati e rappresentano una forma d’espressione popolare importantissima. E’ quindi normale scoprire nelle case intere stanze adibite a santuario per una Madonna miracolosa, per il Santo Niño de Atocha, per Gesù misericordioso o per la Santissima Muerte del corazòn.
    Che un narcotrafficante abbia il suo piccolo santuario in casa non è più (o non è stato mai) un motivo di scandalo, forse lo sarebbe se non ce l’avesse. Tutti i dettagli, veri, falsi e comunque da verificare, sulle nefandezze che commettono o no i personaggi arrestati dalla polizia lasciano il tempo che trovano e impressionano la gente per rendere appetibile l’articolo, ma in fondo che c’entra? Vogliamo dimostrare che è un culto macabro? Nessuna persona normale si beve il sangue di un nemico che ha appena strangolato e sgozzato, siamo d’accordo. Anzi, di solito non strangola né sgozza ma tralasciamo.
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    Il punto è che dovremmo dire che il suddetto delinquente non è molto normale di suo o fa parte di un gruppo pericolosissimo mentre invece si racconta che è devoto di una qualche santa demoniaca che gli “comanda” o predica di trasformarsi in Hannibal Lecter. Io non me lo spiego così, non so voi. Con questa logica potremmo sostenere che le torture degli inquisitori cattolici erano dei rituali satanici di sacrificio di esseri umani immolati in onore di un Dio punitivo che obbligava le sue pecorelle a diventare lupi contro gli infedeli più rumorosi. Effettivamente non è nemmeno troppo azzardato!

    Perfino se poi vengono alla luce offerte sacre di resti umani per la Santa Muerte, come pare sia successo recentemente, questo non snatura le sue origini e le sue tradizioni ben diverse e radicate nella società messicana dai tempi della dominazione spagnola. E nemmeno toglie che gli squilibrati assassini restino dei mentecatti, religiosi, credenti o atei che siano. Quando negli anni novanta Ciudad Juàrez divenne famosa per le donne uccise brutalmente, s’inventarono mostri, serial killer e meravigliosi misteri per nascondere un fenomeno molto più grave che persiste tuttora. Non facciamoci distrarre di nuovo come per anni è successo credendo a versioni facili su quella violenza che oggi pare inarrestabile.

    Una perla finale di mexican fiction “Per gli abitanti di Ciudad Juarez, il trambusto scatenato da una figurina di cartone che sembra di più una macabra prostituta della truce mietitrice, sarebbe divertente se non fosse così disperato”.
    Non c’è nessun trambusto scatenato da una figurina che assomiglia a una “macabra prostituta” a Ciudad Juàrez.
    Il casino lo fanno i politici alleati coi narcotrafficanti, i corrotti agenti statunitensi e messicani delle dogane, i polleros che ricattano i migranti al confine, le bande di poliziotti disonesti e pubblici ministeri intimoriti, l’inesistenza della legge, l’impunità al 97%, il maschilismo e le gang giovanili. Si attribuisce alla Santa Muerte un’apparenza da prostituta macabra piuttosto visionaria in questo caso. Sarebbe divertente se non avesse un retrogusto misogino ma serve adesso per porre fine a questa fatale disquisizione…
    Link Alla Prima Parte

    Dopo la lettura di quest’incauta e appassionata speculazione vi invito nuovamente a visitare tre siti in italiano sul culto alla Niña Blanca:

    https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/
    http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

  • La Santa Muerte e la stampa italiana (Prima parte)

    La Santa Muerte e la stampa italiana (Prima parte)

    di Fabrizio Lorusso :::::::::::::::::::::::::: www.carmillaonline.com

    santamuertevelas.JPGVorrei scagliare nel www una critica costruttiva per evitare che anche in Italia la figura e il culto messicano della Santa Muerte vengano mistificati. La speranza è che non diventino un’esca succosa e stereotipata per pigri giornalisti che riportano fonti di terza mano e cercano la notizia facile anziché indagare sulle origini dei fenomeni sociali e dei loro relativi problemi. Infatti dall’inizio di quest’anno si sono moltiplicati in rete i post e le note in italiano sulla devozione alla Santa secondo una linea “sensazionalista” che molto probabilmente si rifà ad analoghi articoli tendenziosi usciti su vari siti e giornali in inglese e spagnolo. Spesso ci si occupa della frontiera Messico-Usa come fosse un immenso teatrino di marionette sataniche e narcos tatuati.
    Il problema generale è la cornice di esotismo e superficialità con cui ancora oggi vengono trattati molti temi latino americani e messicani, in particolare la violenza, il narcotraffico, la migrazione, l’emarginazione e la povertà nelle metropoli, la storia e la cultura popolare, indigena o meticcia che sia. E se poi nei racconti e nelle immagini, nel contenuto del quadro, si piazzano un po’ di rosso sangue a macchie, qualche luogo comune e un mix al gusto di astratti misteri, ben venga per stampa e Tv. E pure per Internet, chiaro. Al tutto gli si dà un bel titolo che menzioni dei sacrifici umani, una santa mortale e oscura, un po’ di vittime, droga e sparatorie. L’espediente fa molta scena e genera visite (o vendite sul cartaceo).

    L’arte astratta e surrealista applicata al giornalismo è una pratica ancestrale, non la scopro io, ma serve a trasmettere un’informazione correttamente? Non penso proprio e spesso non è nemmeno questo l’interesse di chi scrive, purtroppo.
    Dato che il culto alla Santa Muerte è ancora poco conosciuto e relativamente giovane, provo a evidenziarne alcuni tratti qui prima che sia tardi e che continui ad essere usato per dare spiegazioni facili ai problemi del Messico. Userò una rassegna stampa per ragionarci su, visto che nell’ultimo mese sono usciti alcuni articoli sulla scia dell’arresto di un personaggio noto come “l’arcivescovo della Santa Muerte”, David Romo, e in seguito ad alcuni casi di omicidio nella settentrionale Ciudad Juarez che la polizia ha definito come sacrifici umani alla Santa Morte.
    E’ un modo grossolano di sviare l’attenzione. I morti per le faide tra narcotrafficanti non mancano mai (oltre 3000 a Juàrez nel 2010), perciò in tanti si sono cimentati nell’arte di mischiare eventi e guerre diverse per cuocere un minestrone di news con chili jalapeño dentro. Ci si concentra su un paio di casi senza spiegare nulla, dimenticando il quadro.
    Intanto vi invito a visitare tre siti in italiano per capire meglio i punti nodali e la storia del culto e poi continuo col soliloquio: https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/ & http://www.opificiociclope.com/OC/index.php/2010/07/santa-muerte/ & http://www.instoria.it/home/santa_muerte.htm

    L’immagine della Santa Muerte, uno scheletro con falce e bilancia ricoperto da una tunica di uno o più colori, attira certamente l’attenzione e rischia di perturbare le placide giornate di sole tanto a chi vive in Messico quanto a chi sta in Italia. I motivi e i modi sono diversi. Diapositiva85.JPGPer i messicani la visione di uno scheletro in una casa o per la strada non rappresenta di per sé un’esperienza terrificante, anzi.

    I teschi e le catrinas – le famose raffigurazioni degli scheletri vestiti da donne borghesi (vedi le foto del teschio coperto di fiori gialli e il disegno dello scheletro col cappello da signora borghese) – sono dappertutto e sono legate al culto cattolico del giorno dei morti riadattato secondo il canovaccio di un folclore nazionalista dalle origini precolombiane, almeno nelle intenzioni. L’idea del mix tra le razze viene qui declinata in un ambito squisitamente religioso e popolare. Questa, però, è la morte addomesticata dalla chiesa e dallo stato.

    Nelle zone in cui, invece, la tradizione indigena s’è relativamente conservata esiste una familiarità col tema della morte che non si collega più di tanto alle immagini, alle statuine e ai dolci a forma di cranio e alle ofrendas colorate che si vedono in documentari e cartoline. Queste cose piacciono assai ai bambini e ai turisti. Piuttosto si riferisce alla concezione della fatalità, del ciclo vita-morte e delle relative cerimonie che sono ancora molto diverse tra loro nei territori lontani dalla capitale, il centro uniformante dell’identità nazionale.

    Per quanto riguarda la Santa Muerte, che è un’altra cosa ancora, chi vive in Messico è stato abituato dalla stampa scandalistica, da alcuni scrittori modaioli e pure dai mass media “seri”, nazionali ed esteri, ad associarla semplicemente al mondo del narcotraffico e della delinquenza, ai quartieri più poveri e pericolosi o a qualche setta satanica e ai rituali cubani della santeria, nel migliore dei casi. In America, Stati Uniti compresi, la tendenza sta però cambiando e da alcuni anni a questa parte i reportage e i documentari stanno reinterpretando e ricollocando il culto alla Santa Muerte in un ambito più vicino alla realtà storica e antropologica di questa devozione popolare che nasce nei quartieri poveri, dove il rischio e la morte sono il pane quotidiano, e nel mondo agricolo tradizionale.
    calaveracatrina.JPG
    E’ un culto diffuso da decenni, forse da secoli, all’interno delle famiglie e custodito gelosamente dai patriarchi e dalle matriarche. Per questo è avvolto da una nube di miti e misteri che solo i guardiani degli altari privati e pubblici riescono a far sfumare.

    Agli italiani probabilmente la morte scarnificata evocherà sentimenti ancestrali di rifiuto e il ricordo di qualche affresco in un ossario o in una chiesa di provincia. Oppure rievocherà dei thriller-film statunitensi, le magliette degli Iron o la giacca di qualche motociclista. Questo è pop, è memoria collettiva e fotografica ma non c’entra con l’essenza del culto messicano se non marginalmente e comunque solo negli ultimi anni. Son fattori che vendono e fanno vendere, iniziano a legarsi al culto e al merchandising ma le due iconografie non vanno confuse. Dunque la Santa Muerte da una parte, i vecchi film dell’orrore e le copertine dei Cd, dall’altra. La Santa Muerte da una parte, le catrinas, i teschi e gli scheletri del giorno dei morti, dall’altra.

    Ultimamente anche in Italia il giornalismo sta cominciando a fare uso delle foto e dell’iconografia della morte santificata messicana scoprendone con dieci anni di ritardo le virtù scandalistiche e promozionali. Chiaramente la sua presenza negli articoli serve solo a creare un’equazione sul Messico che è immediatamente vera per il lettore ma fuorviante perché basata su presupposti fallaci: VIOLENZA = NARCOS = MORTE = RELIGIONE, SUPERSTIZIONE = SANTA MUERTE = MADONNA DEI NARCOS.
    L’escamotage di associare la violenza solo ai narcos e questi alla morte sembra funzionare. Peccato che passare dalla morte vera, quella delle sparatorie col cuerno de chivo, quella dei clandestini in cerca del sogno oltre il Rio Bravo, quella dei conflitti agrari e familiari o dei femminicidi lungo la frontiera con gli Usa, al culto alla Santa Muerte come forma d’espressione e credenza popolare sia un atto di malafede o d’ignoranza.

    La falce della morte comincia a servire per pubblicare articoli riguardo a un paese e una regione dimenticati che non si vogliono capire fino in fondo. Dato che non si riesce ad avere una copertura decente degli esteri nei media mainstream, allora “il resto del mondo”, sfuma e si rimpicciolisce fino a diventare un racconto mitologico: oltre le Colonne d’Ercole appena si nota il Medio Oriente, a volte ci sono la Libia, l’Egitto o la Russia, appaiono (s)fumati un po’ gli Usa, pezzetti d’Europa e forse la Cina. Il resto è barbarie, terzo mondo, e son miliardi di persone buone per il folclore, le epidemie, la falsa solidarietà e le guerre, tanto quelle ci sono sempre.

    Smetto di sparare sulla Croce Rossa e cito qualche articolo sul fenomeno della Niña Blanca, uno dei soprannomi della Santissima Morte. Prima di cominciare appunto qui un incipit molto rispettato e propiziatorio per le preghiere che a Lei vengono elevate a Città del Messico e dintorni, cioè dal Texas alla Pampa, senza pretese. Santa Muerte de mi corazòn, no me desampares con tu protecciòn. (Santa Morte del mio cuore, non mi lasciar senza la tua protezione).Santa1sep10.jpg

    E’ sintomatico delle tendenze appena illustrate un contributo di Guido Olimpio sul Corriere Esteri dal titolo: Messico.. Delitti e rituali a Ciudad Juàrez. Il sacrificio umano per «Santa Muerte». Omicidi commessi in onore della «signora delle ombre», la protettrice dei criminali.
    E poi l’inizio… In Messico non si uccide solo per la droga, ma anche in onore di Santa Muerte, la protettrice dei criminali. Vittime sacrificali offerte alla “Signora delle ombre”. Almeno due delitti, avvenuti in questi giorni nell’area di Ciudad Juarez, sarebbero stati compiuti secondo un rituale legato a Santa Muerte. Quale sarà mai questo rituale non si sa.

    Raccontare alla Repubblica dei lettori che tra i 30mila morti provocati in 4 anni dalla cosiddetta “guerra al narcotraffico” in Messico ce ne sono un paio che vengono “dedicati” alla Santa Muerte non è che aiuti a capire poi molto. Soprattutto perché se sono avvenuti omicidi a Ciudad Juarez secondo queste modalità, ebbene sarebbe più che altro utile spiegare perché a Juàrez muore tanta gente (nel 2010 è stata la città più violenta del mondo per numero assoluto di assassinii) e perché i membri delle gang cittadine (sono circa 500 le bande giovanili) al soldo dei cartelli della droga avevano eventualmente qualche connessione con quel culto.

    Infatti la Santissima Muerte non è necessariamente la protettrice dei criminali e non è legata a rituali che coinvolgono “vittime” sacrificali. Chi solo dà adito a queste versioni dei fatti e a interpetazioni parziali del culto, magari ricalcando qualche testata straniera, non ha molto chiara la tematica oppure opera da qualche lontana scrivania. La critica vale anche per i giornali messicani che per anni hanno sfornato articoli e falsi scoop su qualche setta satanica che usava l’immagine dello scheletro con la falce.

    Come già detto, è molto facile associare la Santa Muerte alla magia nera, alle sette che sacrificano animali, al sangue e alla morte tout court ma si cade in un banale inganno. Non è escluso che alcuni sciamani e maghi a pagamento usino effettivamente anche la statua della Muerte per i loro rituali, così come hanno fatto alcuni famosi delinquenti arrestati in passato (Il mozza orecchie, Mochaorejas, e Osiel Càrdenas, capo del Cartello del Golfo, tra gli altri), ma questo non c’entra molto con il culto popolare che le viene reso. Il nesso serve solo a condire la notizia, ancor di più se questa arriva in Italia dove poco si scrive e si comprende riguardo ai narcotrafficanti e a la violenza del Messico. Leggi e vedi l’intervista a uno studioso del culto, Alfonso Hernández, su Carmilla e…in Video.

    Molte persone, tra cui anche i criminali, in Messico hanno tatuaggi di santi e professano una fede religiosa come anche i camorristi e i mafiosi in Italia. Come la gente comune, ecco. Le immagini e le credenze più popolari tra i trafficanti sono sicuramente quelle cattoliche della Virgen de Guadalupe e di San Judas Tadeo e dopo, forse al terzo posto, la Santa Muerte e poi più lontano anche Jesús Malverde, un altro personaggio considerato santo e spesso citato dai giornali con una storia diversa rispetto agli altri. Malverde è infatti una specie di bandito che toglie ai ricchi per dare ai poveri, un Robin Hood del settentrionale stato di Sinaloa che viene venerato dall’inizio del secolo scorso. E’ amato dalla gente comune così come dai delinquenti di ogni livello e dai capi del narcotraffico messicano.

    Comunque sia, perché se ho un tatuaggio di San Ippolito sulla spalla e uccido qualcuno, non faccio notizia, ma se ho la Santa Muerte o qualche altro santo proibito (e sono tantissimi in queste terre ma nessuno pare tanto inquietante come la Muerte…), allora la morbosità del pubblico e dei giornali è subito soddisfatta?

    Un altro dettaglio: non c’è traccia o uso comune in Messico del termine “signora delle ombre” per parlare della Niña Blanca, alias La Patrona, La Señora, La Hermosa, la Niña Bonita, La Jefa e tantissimi altri. “La signora delle ombre” è il titolo di un romanzo di Philippa Gregory del 1997 che racconta di una suora con poteri soprannaturali nell’Inghilterra del XVI secolo e quindi ci porta decisamente fuori strada. Spero di ottenere smentite per aggiungere eventualmente un altro epiteto alla già lunga lista di quelli più usati.

    Ci sono santuari – il più importante è a Ciudad Juarez – e piccoli templi dove sono sistemate delle statuine che raffigurano la Grande Mietitrice con la falce in mano. I fedeli depongono bottiglie di tequila (che vuol significare il calice), mele (simbolo del peccato), denaro, dolciumi, collane e sigarette. Poi si raccolgono in preghiera, a volte recitando il rosario. Esiste anche un piccolo manuale con i 26 rituali “per conseguire salute, denaro e amore”. Pochi giorni fa, la polizia ha arrestato David Romo, un ex ufficiale, sposato con cinque figli, autoproclamatosi “vescovo” della setta. Per anni, il predicatore ha cercato di sfruttare il seguito popolare per Santa Muerte. Ne traeva vantaggi economici e supporto.
    La “grande mietitrice” è un termine poco usato in Messico e probabilmente è un mezzo calco dall’inglese “grim reaper” (come una band britannica di heavy metal nata nel 1979) che però significa “inesorabile, lugubre mietitrice”, cioè la Parca o morte. Nessuna ricerca etnografica (ma chiaramente se ne può discutere!) associa l’offerta di tequila al “calice”, né le mele al peccato originale come descrive il testo in corsivo.
    Questi sono elementi più legati alla tradizione santera e Yoruba cubana, in cui si offre del rum, con un pizzico di nazionalismo alcolico. Per saperne di più, vale davvero la pena lggersi il romanzo Tù la pagaràs di Marilù Oliva e chiudiamo il discorso. La mela s’interpreta soprattutto come nutrimento e vita e non tanto come peccato originale. I manuali coi rituali sono decine e vanno presi per quello che sono: tentativi di stabilire delle regole formali per un culto ancora molto spontaneo. A volte fungono da testimonianze scritte delle pratiche più comuni. Alcuni fanno anche guadagnare dei pesos alle case editrici.
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    Ci sono tantissimi altari pubblici per le strade, nelle nicchie di vicoli e case di ringhiera, dentro a delle chiesette o cappelle che sono dedicate alla Santa Muerte in Messico, soprattutto nella capitale dove si contano oltre 700 altari. Sono diffusi anche nel centro del paese (zona del Bajìo, Zacatecas, Hidalgo), a Veracruz, nel nord e in alcune città statunitensi.
    Che il più importante del paese e quindi del mondo sia un “santuario” a Juàrez, non è effettivamente dimostrabile. Forse il riferimento era a un altare molto speciale che sarà eretto in un penitenziario di Ciudad Juàrez con 13mila pesos (circa 1000 dollari) di finanziamento statale: sarebbe il primo costruito con denaro pubblico. Oppure si trattava del santuario della famiglia Salazar aperto il 15 agosto 2010 che è il primo che apre le sue porte al pubblico in città. Comunque il più noto centro di preghiera e diffusione del culto è a Tepito, nel centro di Città del Messico.

    Chiaramente il titolo di altare “supremo” è arbitrario ma i ricercatori e gli esperti, oltre alle gente che è il riferimento per verificare l’ipotesi, indicano quello di Tepito come il più importante per affluenza, storia e notorietà. Gli seguono probabilmente l’oratorio di Doña Blanca e il santuario nazionale fondato da David Romo che si trovano a pochi isolati dal centro storico. Gli altri altari e immagini della Señora “famosi” si trovano a Zacatecas e Hidalgo dove si adora la figura scarnificata di San Bernardo che rappresenta la Morte Santificata. Certo. L’uso strumentale di Juàrez e dell’immaginario legato al femminicidio e alla morte violenta prevale quando si deve dare notizia di questa “religione nera” come la si definisce nell’articolo vagheggiando un po’.
    Sul caso di David Romo, nulla da eccepire.

    Ormai non è un personaggio rappresentativo ma è piuttosto “mediatico” e per anni è stato intervistato da tutti. Ha influito sulla storia recente della devozione, ha organizzato manifestazioni di piazza e ha seminato altari e diaconi per mezzo Messico. Si è autoproclamato leader di una cosa che non esiste, la chiesa, intesa come istituzione centralizzata, della Santa Muerte in Messico e per ora le sue torbide vicende giudiziarie confermano un detto sulla Santa, cioè che Lei non “protegge la gente cogliona, né porta in alto la gente stronza” (No solapa pendejos ni enaltece a cabrones). Anche nel caso di Romo, la notizia d’impatto cerca sempre un capo da sputtanare e su cui fare un po’ di gossip, eccolo.

    Continua presto…

  • Due giorni con Haiti e la rivista Loop

    Due giorni con Haiti e la rivista Loop


    Carissimi, vi raccomando questi appuntamenti e ribadisco l’incontro con due haitiani rappresentanti della società civile in visita da Porto Principe a un anno dal terremoto. Grazie.

    GIOVEDI’ 10 FEBBRAIO ORE 18.30
    – PRESSO OFFICINE FOTOGRAFICHE VIA LIBETTA 1

    LA MAFIA, LO STATO E LA POLITICA. DA NORD A SUD.
    Presentazione del nuovo numero della rivista Loop

    Dialogo con:

    + Francesco Forgione – Ex Presidente Commissione Antimafia e autore di Mafia Export

    MAFIA EXPORT
    i principali progetti di «colonizzazione» economica mafiosa, chi li ha portati avanti e come sono andati a finire. E grazie alla mappatura completa della dislocazione globale delle «famiglie», fotografa lo stato attuale della «globalizzazione occulta» delle tre mafie italiane. Uno strumento unico per capire le dimensioni di quell’«economia canaglia» che intossica il mondo, più di quanto possiamo immaginare.
    «…non è che la globalizzazione si susieru (si sono alzati, ndr) gli americani ’na matina e la ficiru… e gli altri stanno a taliari (guardare, ndr)… la globalizzazione puru l’avutri la guardano, signor Procuratore, e si scambiano le cortesie nell’ambito imprenditoriale… perché altrettanto quando noi parliamo di pacchetti azionari… ci sunnu puru in Germania e in Belgio e vui trovati dei gruppi che ’un sunnu chiù quelli di una volta, gli emigrati con la cosiddetta valigetta di cartone… no… chisti sunnu cu a valigetta, ma cu a ventiquattrore piena di dollari…»
    Interrogatorio in carcere del pentito Antonino Giuffrè, Milano, 27 novembre 2002.

    + Fabio Abati – Giornalista  autore di Polo Nord La nuova terra dei “padrini” del Sud

    POLO NORD
    Si incontrano a Varese, nel Bergamasco, in una pizzeria sul lago di Garda o lungo la via Emilia. E mentre in televisione trasmettono le fiction su Riina e Provenzano, i boss di Cosa Nostra, camorra e ’ndrangheta, da anni, hanno attaccato anche la “famosa” Padania. Quelli del nord, poi, quando c’è da far girare soldi non hanno scrupoli. Banchieri e bancari “ci stanno”, così come imprenditori e professionisti. E per i “padrini del sud” diventa tutto molto facile…
    L’indagine di due giornalisti per smitizzare, chiarire, denunciare che questo Paese, che in molti vogliono diviso, è nella realtà unificato dal denaro e dalle organizzazioni criminali, con la compiacenza di molte persone “per bene”.

    IL NUOVO NUMERO DI LOOP. IL GIORNO DOPO, Cosa sarà dell’Italia dopo l’uscita di scena di S Berlusconi?
    PER LEGGERE IL SOMMARIO CLICCA QUI
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    VENERDI’ 11 FEBBRAIO ORE 17.30 – PRESSO OFFICINE FOTOGRAFICHE VIA LIBETTA 1

    Haiti, un anno dopo


    A un anno dal terremoto potremo incontrare direttamente Haiti, sapere qual’è la situazione reale nell’isola, dopo il terremoto del Gennaio 2010 e l’epidemia di Colera iniziata a Ottobre.
    Potremo farlo attraverso l’incontro con due rappresentanti della SOCIETÀ CIVILE HAITIANA in questi giorni in Italia
    :

    L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’associazione AUMOHD, un’organizzazione di avvocati che si occupa della difesa dei diritti umani e civili degli haitiani.
    Gaelle Celestin, rappresentante dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO” (L’occhio delle donne) che assiste le donne vittime degli abusi, diventati purtroppo sempre più diffusi nella situazione di promiscuità e violenza in cui si vive nelle tendopoli.
    Evel Fanfan e Gaelle Celestin ci parleranno della realtà di Haiti, direttamente con le loro parole, senza i filtri della censura mediatica.
    L’incontro vuole anche realizzare forme di gemellaggio tra la Società Civile d’Italia e quella di Haiti, al fine di portare una solidarietà diretta.

    INTERVERRANNO:
    Evel Fanfan – Presidente dell’organizzazione AUMOHD di Haiti
    Gaelle Celestin – Presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO”
    Luciano Unmarino – della rivista Loop
    Italo Cassa – Presidente della Scuola di Pace di Roma – Progetto Haiti Emergency
    E’ stato invitato: Silvestro Montanaro – Giornalista RAI e autore di diversi servizi da Haiti
    Promuovono: Loop e La Scuola di Pace – Progetto Haiti Emergency

  • Appello contro il licenziamento della giornalista messicana Carmen Aristegui

    SOPRA: il video del programma radiofonico di Carmen Aristegui, una delle più note giornaliste messicane che lavora in radio e in Tv (Cnn in spagnolo), che sembra aver provocato la reazione dell’azienda che ha sospeso il programma accusandola di aver violato il “codice etico” dell’impresa. La giornalista ha riportato e commentato alcune voci sui presunti problemi di alcolismo del Presidente della Repubblica Felipe Calderòn in seguito alle polemiche scoppiate per una una singolare protesta in parlamento. I rappresentanti del PT, Partito del Lavoro, avevano infatti esposto uno striscione che diceva: “Faresti condurre la tua auto da un ubriaco? No, vero? E allora perché lasci che conduca il tuo paese.
    Riporto sotto in spagnolo il comunicato dell’Associazione Messicana per il Diritto all’Informazione che denuncia un grave abuso contro la libertà d’espressione:
    ….
    Llamado público ante la suspensión del programa radiofónico de la periodista Carmen Aristegui

    La salida de la periodista Carmen Aristegui de MVS Radio es una pésima noticia para la sociedad mexicana. La voz crítica que Carmen Aristegui ha construido a lo largo de una sólida carrera profesional se ha convertido en una de las más relevantes en la vida pública mexicana. La decisión que cancela ese espacio radiofónico es desafortunada para todos. Pierde la empresa MVS, cuya independencia editorial queda en cuestión debido a la supresión de ese espacio crítico. Pierden la periodista y su amplia audiencia. Pierde la Presidencia de la República, de donde surgieron las exigencias para que Carmen Aristegui se disculpara por un comentario que hizo el viernes 4 de febrero.

    MVS ha manifestado que la periodista transgredió el “código ético” de dicha empresa. Sin embargo ese código no es conocido por los radioescuchas. De existir, se trata de un código de eficacia endeble porque se ha mantenido en secreto. En todo caso, los instrumentos éticos no sirven para motivar disculpas sino para evitar errores en el manejo de la información. Si la periodista difundió una información errónea, la persona o la institución afectadas podrían haber solicitado una rectificación. Si se trata de una opinión personal, tiene derecho a difundirla aunque fuese equivocada.

    La opinión que Carmen Aristegui dio a conocer acerca de la salud del presidente de la República no estaba sustentada en hechos sino en apreciaciones subjetivas –a partir de una fuente de muy cuestionada verosimilitud–. Puede ser una opinión debatible, pero fue manifestada en ejercicio de la libertad de expresión.

    La Presidencia de la República tenía derecho a difundir una aclaración. Pero ni el gobierno, ni la empresa, lo tenían para obligar a la periodista a ofrecer una disculpa. Al preferir la vía de las presiones privadas, en vez de las aclaraciones públicas, el gobierno reedita los peores tiempos de las relaciones autoritarias entre el poder político y los medios de radiodifusión. Exigimos a la Presidencia de la República que, con hechos y específicamente en este caso, garantice el derecho a la libertad de expresión así como el derecho de los ciudadanos a la información.

    En tanto los costos de esa medida son muy altos para la empresa, la periodista y la sociedad mexicana, quienes se beneficien de ella serán los intereses que suelen ser exhibidos por Carmen Aristegui. Dicho saldo, nos permite hacer un llamado público a MVS para que reconsidere la cancelación del programa de Carmen Aristegui y a la periodista y a su equipo de trabajo para que estén dispuestos a una solución que, sin demérito de sus convicciones profesionales, propicien la permanencia del espacio que han ocupado con tanto provecho para sus radioescuchas.

    México D.F., lunes 7 de febrero de 2011

    Asociación Mexicana de Derecho a la Información

    Por el Consejo Directivo: Raúl Trejo Delarbre, presidente

     

  • Le poesie di Memorias del Mañana sbarcano a Puerto Escondido

    Le poesie di Memorias del Mañana sbarcano a Puerto Escondido


    Ecco il manifesto della presentazione del libro di poesie di Fabrizio Lorusso, il sottoscritto e scrivente. Ormai un classico, Memorias del mañana, Memorie del domani sbarca sulla costa pacifica messicana e si mostra per quello che è presso la Universidad del Mar di Puerto Escondido, Oaxaca. Per chi lo volesse, le copie sono alla Libreria Morgana Sud e Colonia Roma: http://www.libreria-morgana.com/ oppure le chiedete all’autore via blog e mail, come sempre no?
    L’autore aderisce a: http://rogodilibri.blogspot.com/

  • Haiti a Milano, Roma e Torino: gli eventi

    Haiti a Milano, Roma e Torino: gli eventi

    LA SOCIETÀ CIVILE DI HAITI È IN ITALIA DAL 1° AL 16 FEBBRAIO 2011

    L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’organizzazione “AUMOHD” di Haiti, e Gaelle Celestin, presidente dell’associazione di donne haitiane GFANM AYISYEN YO“, sono in Italia dal 1° al 16 Febbraio 2011, in rappresentanza della Società Civile di Haiti, per svolgere una serie incontri e conferenze indirizzate a far conoscere la reale situazione ad Haiti ad un anno dal terremoto.
    Sono già previste date a Terni, Vicenza Udine, con le ONLUS Lo Scoiattolo ed “SOS Bambino“, e successivamente altri incontri a TorinoMilano con Selvas.Org, e in Val di Susa con i Comitati NO TAV.
    Dal 9 Febbraio Evel Fanfan e Gaelle Celestin saranno a Roma, dove verranno organizzate conferenze e incontri pubblici.
    Il viaggio è stato organizzato per dare la possibilità alla Società Civile haitiana e alla Società Civile italiana di potersi incontrare e sapere come i bambini, le donne e la popolazione di Haiti, stanno vivendo il post-terremoto e ora l’epidemia di colera.
    Dal 10 al 15 Febbraio saranno organizzati una serie di incontri a Roma.

    scarica il documento con le info utili scarica il documento con le info utili

    TORINO 7 FEBBRAIO

    Lunedì  7  febbraio 2011 alle ore 21,00
    Caffè Basaglia
    Via Mantova 34, Torino

    Evel Fanfan
    avvocato di Haiti dell’associazione AUMOHD
    Gaelle M Celestin
    presidente de Oeil des femmesHaitiennes” ( Gfanm Ayisyen yo)

    Info:  Martin Enrico Iglesias
    +39 339 5834637
    mister.iglesias@gmail.com
    www.comunicatorevisivo.com


    MILANO

    HAITI: la Società Civile invisibile
    Incontro con l’avvocato Evel Fanfan e Gaelle Celestin

    Milano, Martedì 8 febbraio alle ore 14.00
    presso CISL di Via Tadino, 23 – 20124 Milano – Sala Emma

    scarica il documento HAITI: la Società Civile invisibile scarica il volantino


    ROMA

    INCONTRA HAITI a un anno dal terremoto

    11 Febbraio h. 17.30
    presso “Officine Fotografiche”
    via Libetta 1 – Roma

    A un anno dal terremoto potremo incontrare direttamente Haiti, sapere qual’è la situazione reale nell’isola, dopo il terremoto del Gennaio 2010 e l’epidemia di Colera iniziata a Ottobre.
    Potremo farlo attraverso l’incontro con due rappresentanti della SOCIETÀ CIVILE HAITIANA in questi giorni in Italia:

    L’avvocato Evel Fanfan, presidente dell’associazione AUMOHD, un’organizzazione di avvocati che si occupa della difesa dei diritti umani e civili degli haitiani.

    Gaelle Celestin, rappresentante dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO” (L’occhio delle donne) che assiste le donne vittime degli abusi, diventati purtroppo sempre più diffusi nella situazione di promiscuità e violenza in cui si vive nelle tendopoli.
    Evel Fanfan e Gaelle Celestin ci parleranno della realtà di Haiti, direttamente con le loro parole, senza i filtri della censura mediatica.
    L’incontro vuole anche realizzare forme di gemellaggio tra la Società Civile d’Italia e quella di Haiti, al fine di portare una solidarietà diretta.

    Appuntamento il giorno 11 Febbraio 2011 – h. 17.30
    presso “Officine Fotografiche” in via Libetta 1 – Roma


    Interverranno:
    Evel Fanfan – Presidente dell’organizzazione AUMOHD di Haiti
    Gaelle Celestin – Presidente dell’associazione di donne “GFANM AYISYEN YO”
    Luciano Unmarino – della rivista Loop
    Italo Cassa – Presidente della Scuola di Pace di Roma – Progetto Haiti Emergency
    E’ stato invitato: Silvestro Montanaro – Giornalista RAI e autore di diversi servizi da Haiti

    Per Info:
    La Scuola di Pace – Progetto Haiti Emergency
    www.haitiemergency.org
    tel.: 3400585167
    Rivista Loop – Luciano Unmarino
    www.looponline.info
    Progetto Haiti Emergency www.haitiemergency.org

  • Sito Non Raggiungibile (Petizione: No Censura)

    Sito Non Raggiungibile (Petizione: No Censura)

    Sito Non raggiungibile

    X firmare la petizione: http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

    Per una moratoria alle nuove regole per la Rete, finché il Parlamento non  deciderà  in maniera esplicita  sull’equilibrio tra diritto d’autore, accesso alla conoscenza e pericolo di nuove censure.

    Immaginate che un giorno intere sezioni della vostra biblioteca vengano rese inaccessibili. Non vi verrà mai detto quali specifici libri, e per quale ragione sono stati rimossi, ma troverete solo un cartello che vi informa che qualcuno, da qualche parte, per qualche ragione, ha segnalato che i libri di quella sezione violano i diritti di qualcun’altro. Immaginate che anche dagli scaffali accessibili della biblioteca qualcuno rimuova costantemente libri senza che voi o gli altri altri utenti della biblioteca, possiate sapere quali volumi sono stati rimossi, e senza che vi sia data la possibilità di valutare se la rimozione di tali libri viola alcuni dei vostri diritti fondamentali.

    Credete che questo non possa accadere in una democrazia?

    Se il diritto d’autore non sarà regolamentato in modo da garantire che anche nella sfera digitale ci sia il giusto equilibrio tra i diversi interessi presenti nella società, da strumento di emancipazione dei produttori di contenuti, esso diverrà inevitabilmente un sistema di controllo e censura pervasivo.

    L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni con la Delibera 668/2010 del dicembre 2010 ha posto in consultazione un testo che mira ad introdurre un meccanismo che le consentirà di inibire completamente l’accessibilità ai siti posti fuori dal territorio italiano e di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore in modo automatico e prescindendo da qualsiasi requisito di colpevolezza accertato dell’Autorità giudiziaria.

    Le sezioni della “biblioteca” Internet a cui non potrete più accedere includeranno portali informativi esteri sospettati di violare il diritto d’autore senza che ciò sia in qualche modo accertato, gran parte dei sistemi comunemente utilizzati per avere accesso alle informazioni necessarie  per lo scambio di software libero e per conoscere   le opere disponibili nel pubblico dominio e distribuite con licenze aperte.

    I singoli “libri” rimossi includeranno articoli pubblicati da giornali,  banche dati di pubbliche amministrazioni e di privati, documenti riservati finiti in rete ed utili per conoscere fatti che l’opinione pubblica potrebbe non conoscere diversamente,  video amatoriali e fotografie con sottofondo musicale  caricate dagli utenti nelle piattaforme di condivisione, singole pagine di blog amatoriali contenenti anche un solo file in violazione del diritto d’autore.

    Per scongiurare che tutto ciò avvenga in modo silenzioso, ci appelliamo all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni affinché effettui una moratoria sulla nuova regolamentazione sul diritto d’autore.

    Nessuna nuova regolamentazione dovrà essere adottata finché il Parlamento non riuscirà ad essere sede di un grande dibattito pubblico alla ricerca di nuovi equilibri tra diritto d’autore e il pericolo di nuove censure e che porti ad introdurre misure che consentano la tutela del diritto alla conoscenza che la stessa Autorità Garante auspica.

    Chiediamo questa moratoria perché sappiamo bene quanto regolamentazioni introdotte senza una corretta valutazione del loro impatto possano avere effetti molto diversi da quelli ipotizzati.

    Chiediamo questa moratoria perché temiamo che i compiti che la regolamentazione affiderebbe all’Autorità Garante assumeranno dimensioni difficilmente gestibili dalla stessa Autorità e porteranno presto ad una congestione a cui seguirà probabilmente approssimazione o mera discrezionalità.

    Riteniamo inoltre pericoloso che l’Autorità Garante si spinga a regolamentare direttamente ambiti che la Costituzione affida al potere legislativo e al potere giudiziario e che negli altri paesi sono stati oggetto di lunghe discussioni parlamentari o, come spesso è accaduto per la rete, di un’autoregolamentazione all’interno dei perimetri che le leggi tradizionali consentivano.

    Ci appelliamo ai Parlamentari di tutti gli schieramenti affinché il Parlamento possa essere sede di un dibattito che coinvolga tutti gli attori della Rete e i maggiori esperti internazionali del settore.

    In questo modo si otterrà il risultato di ridare al Parlamento il ruolo di interlocutore ineliminabile  con la società civile, e di rispettare il principio di separazione dei poteri dello Stato.

    DA   http://sitononraggiungibile.e-policy.it/

  • L'antifascismo non è un valore…

    L'antifascismo non è un valore…

    Riporto una lettera di protesta inviata da una lettrice al blog Salva la Scuola Pubblica che si lamenta giustamente di quanto sta accadendo a Vicenza con la diffusione della rivista dei giovani Pdl (gruppo Giovane Italia) Stile italiano nelle scuole e con le iniziative inquietanti di alcuni politici locali.
    Un esempio è rappresentato proprio dall’autrice dell’articolo “L’antifascismo non è un valore”(se vuoi leggerlo  scaricalo qui, dal numero di dicembre 2010) di cui si parla nella lettera, cioè l’assessore all’istruzione, formazione e lavoro della regione Veneto, Elena Donazzan (Leggi il dossier su di lei), già nota per la proposta di distribuire Bibbie gratis (o meglio a spese dei contribuenti) in tutte le scuole primarie e anche per i tentativi di censura di queste ultime settimane contro alcuni autori italiani e stranieri.
    Mi riferisco alla minaccia d’inviare una lettera ai presidi sconsigliando alcuni libri che riprende la scandalosa proposta, trasformata in una vera e propria mozione di Raffaele Speranzon, consigliere comunale a Venezia che l’ha presentata il 25 gennaio scorso. Leggi la rassegna stampa e di interviste sul caso “rogo di libri” in Veneto.
    Ecco il post:
    Postiamo una lettera che ci è arrivata ieri.
    Mette un altro tassello nel quadro di un’Italia, e di molti personaggi, che vanno proprio in direzione opposta a quella che sembra giusta a noi e per la quale noi, caparbiamente, vogliamo continuare a lavorare.
    Vi scrivo perché l’indignazione che provo ormai risulta insopportabile: questa mattina la mia scuola (di Vicenza) era intasata da centinaia di fascicoli della rivista “Stile Italiano” della Giovane Italia; l’editoriale è firmato dall’assessore regionale veneto Elena Donazzan e il titolo è “L’antifascismo non è un valore”.
    Questa volta non ho letto l’articolo, ho fatto per una volta come milioni di italiani che si fermano al titolo e ho pensato che il messaggio in fondo è semplicemente questo, al di là delle argomentazioni proposte.
    Non ho parole che esprimano il senso di rabbia e di impotenza che provo e che proviamo noi che cerchiamo di trasmettere i valori costitutivi della nostra nazione. Ormai la misura è colma, dopo che sono stati messi all’indice gli autori che io amo oppure ammiro o semplicemente sono contenta che esistano! Non sarà l’ora di chiedere le dimissioni di questa signora?
    Beatrice Peruffo

  • Entrevista a Michela Murgia y Roberto Saviano sobre censura de libros en Italia

    Entrevista a Michela Murgia y Roberto Saviano sobre censura de libros en Italia

    De AAVV
    La fase de la decadencia de un régimen puede ser breve o larga, trágica o grotesca (o ambas cosas); seguramente siempre es la fase más peligrosa. A la sombra de un régimen declinante a nivel nacional, localmente se registran las peores “fugas hacia adelante” y recrudecimientos.
    Recrudecimientos que se cruzan –y a veces se confunden– con las tentativas cada vez más marcadas y extremas de distraer la atención, levantar cortinas de humo, indicar falsas dianas y chivos expiatorios. El grito Achtung banditen! se alza cada vez más alto y estridente, junto a los instrumentales llamamientos por el honor nacional.
    En las últimas semanas, el caso Battisti ha sido la digresión perfecta.
    Añadamos que, históricamente, los fascistas (la palabra no se emplea al azar: los consejeros de los que hablamos tienen un conocido recorrido de extrema derecha a sus espaldas, o mejor: sobre sus hombros) siempre tuvieron una relación “conflictiva” con la cultura y los libros. Se podría decir precisamente que odian el pensamiento, prefieren los atajos y las simplificaciones típicas del discurso “visceral”. Basta pensar en el célebre slogan de los fascistas españoles: “¡Viva la muerte, muera la inteligencia!”, nacido como grito de desprecio dirigido al filósofo Miguel de Unamuno.
    Póngase todo esto junto y se obtendrá lo que está sucediendo en la región Véneto:
    1) A la sombra del “puterío” de Arcore se registran, localmente, recrudecimientos autoritarios.
    2) Para estos recrudecimientos se recurre a la más actualizada y al mismo tiempo verificada “arma de distracción masiva”: el caso Battisti.
    [Una observación: Battisti es solamente uno de los numerosos antiguos miembros de la lucha armada italiana (incluso mucho más importantes que él) a los cuales gobiernos extranjeros no concedieron la extradición. Es más, ni siquiera es el primero al cual Brasil no concede la extradición. Es por un juego de motivaciones instrumentales sobre los cuales aquí no tengo intención de detenerme que Battisti, figura muy marginal en la lucha armada de aquellos años, se encontró en el centro de semejante confusión general. Solo por él se levantó una campaña mediática muy fuerte, con intensa “monstrificación” del personaje. Digamos que Battisti “llegó en el momento justo”, cuando el poder tenía gran necesidad de él.]
    3) Dos pájaros con una piedra:el arma es usada por los fascistas contra los enemigos históricos: los muy odiados “intelectuales”, supuestos privilegiados, tertulianos imaginarios, perfectos enemigos que hay que señalar a la propia “base” electrizada y preñada de resentimientos revelados y oscuros.
    4) Todo esto para imponer lo inaceptable: ajustar viejas cuentas contra la cultura y los libros. Después de todo, ¿no existe solo un Libro que vale la pena leer? En efecto, el consejero regional Donazzan regala la Biblia a todos los estudiantes.
    5) Todo esto en una región muy importante, entre las más ricas de Italia y desde hace muchos años un laboratorio de políticas reaccionarias que luego son reajustadas y exportadas al resto del país.
    Volvamos al régimen declinante.
    Por “régimen” se entiende sobre todo un poder personal, con sátrapas, lacayos y eunucos de corte. El hecho de que este sea declinante, para nosotros, significa relativamente poco. Habrá un “berlusconismo sin Berlusconi”. Ya tendríamos que preocuparnos del después.
    Bien, ese después lo construirán los recrudecimientos que nosotros no seremos capaces de contrastar, o que no consideraremos lo suficientemente importantes como para tener que contrastarlos.
    Ese después lo construye también lo que está sucediendo en Véneto.
    (Wu Ming 1, “La quema de libros y la subestimación del peligro. Un análisis”,
    http://www.wumingfoundation.com/engli… )

    Lee el Comunicado de los ESCRITORES CONTRA EL ROGO de los libros
    Lee Artículo en Desinformémonos
    Más Info:
    http://www.wumingfoundation.com/engli…
    Ver video: http://www.youtube.com/watch?v=xJfKYrDaBjw